contatti:
![]() |
|
Ottobre 2005 |
Aspetta: sto caricando
| pagina 1 |
|
Dire, fare disfare Non so se cominciare dall’inizio o dalla fine. Tanto mi sa che è uguale. Fé e disfé a l’è sempre ’n bel travaijé. Un po’ come la sistemazione di questo paese. Vado a braccio. Ma circa 25 anni fa non ci avevano detto che il porfido nel centro storico non era più cosa? E com’è che adesso ce lo ridanno? Ricordo ancora una piccola battaglia che intraprendemmo come Pro Loco e come "Cose Nostre" ai tempi. Con un po’ di ritardo su Etruschi e Romani, questo va detto, avremmo avuto anche noi a Caselle le nostre belle fognature. Opera meritoria ed epocale, così tanto che venne modificata pure la pavimentazione di via Carlo Cravero e via Torino. Via i cubetti che tanti passi avevano sopportato, via i lastroni su cui erano passati i carri dei padri: giù una bella colata d’asfalto, tanto più moderna. Alle nostre domande del perché non fosse possibile rimettere quello che ora viene riconsiderato un nobile e prezioso arredo, ci venne risposto dagli esponenti della giunta comunale dell’epoca che, primo, era antieconomico e che, secondo, dove diavolo lo si poteva trovare nell’Italia d’allora qualcuno che sapesse rimpiazzare i "sampietrini" come dio comandava ? Mica c’erano ancora cinesi, moldavi e romeni, no? Proprio come capita a nostri cari estinti, i cubetti vennero portati giusto dietro al cimitero, dove per lungo tempo ebbero adeguata sepoltura coperti da rovi e quant’altro. Quando la misura fu colma e qualcuno segnalò il fatto, si trovò una mente illuminata che pensò bene di lastricare almeno la zona di "Moto" e per lo meno il nostro caro (in tutti i sensi) e stupendo porfido ritrovò una collocazione cittadina. Perché vi racconto questo? Perché entro poche settimane riavremo il porfido in una parte del centro e così uno un po’ se le chiede certe cose: ma com’è che qualcuno 25 anni fa ci omaggiava, noi della Pro Loco del titolo di vecchi sicofanti e "spaccamaroni" e ora ci ridanno quello che ci han tolto? Ma non era meglio già all’epoca rimettere tutto com’era? Di sicuro Caselle, come dire?, avrebbe continuato a presentar meglio. I nostri paesi, prima che un po’ di onta prendesse amministratori e urbanisti, sono stati spogliati d’ogni caratteristica e peculiarità. Vai nel centro d’Italia e capisci, dal tipo di pietra usato, dalle costruzioni, che nel corso dei decenni hanno continuato a tener conto del loro ambiente e delle loro radici, e che un posto così lo trovi solo lì e non altrove. Idem in Alto Adige dove persino gli alberghi ultramoderni e le beauty farm sono stati tirati su nel rispetto del circostante e delle tradizioni. Persino la Liguria, devastata da quarant’anni di follia cementizia, sta recuperando con intelligenza i suoi borghi ed è tornato un piacere andarci. Insomma, l’omologazione partita dagli anni ’60 – col "moderno" a farla da padrone – pare essersi arrestata in molti posti d’Italia, tanto che la caccia agli "eco-mostri" è iniziata da un bel po’. Da noi, Torino e dintorni, per lungo tempo c’è stata una corsa al ribasso: palazzi enormi, a trasformar tutto in periferia di città, ci hanno consegnato al brutto e una terra più stuprata della nostra l’ho vista solo in un certo piacentino, lontano dai colli e vicina a quello splendido assurdo che è Grazzano Visconti: a corredo water e materassi abbandonati accanto a carcasse di televisori e copertoni. Proprio come al "bosch dle mosche", o per la strada del Mappano o del "port dij gaij". Se siamo ciò che abitiamo, non siamo ancora messi molto bene. Rimpiango una Caselle che forse è solo nella memoria. A scatenarmi questa voglia di tornare ad essere ciò che eravamo, lontani dalle villette omogeneizzate e dai condomini degli anni ’60 e ’70, con una città con un vero centro storico e non a forma di ciambella col buco nel mezzo – vale a dire con un concentrico non popolato da ruderi e spopolato d’attività – ci ha pensato il bel libro che Domenico Musci, Tonino Gai e Guglielmo Favero ci hanno regalato. Il volume "Saluti da Caselle", fatto e raccontato attraverso le cartoline, è bello sino ad essere impietoso. Bello perché gli autori e l’editore hanno fatto una gran cosa; impietoso perché guardando e riguardando quelle immagini ci trovo ogni volta quello che avremmo potuto essere e invece non siamo. Ad un certo punto della nostra storia, piuttosto di salvaguardare il nostro spazio umano, storico e vitale, abbiamo abdicato in favore dell’auto e del traffico. Strade?, non più fatte per permettere agli uomini di incontrare altri uomini, ma per far scorrere più veloci le auto; piazze? (e meno male che abbiamo avuto il buon senso di salvare Piazza Boschiassi…), non più spazi fatti per gli incontri, ma sfoghi, parcheggi per poterci stivare le macchine che non si sapeva più dove metterle. Mentre torni da Treviso con gli occhi pieni del Cagnan, pensi a che cosa potrebbe essere oggi Via Carlo Cravero con la bealera, il mulino e la sua ruota: un posto da cartolina. Appunto. "Ma se tanto le cartoline non si usano più…" Lascia fare. Pensa a che cosa sarebbe Vicolo del Teatro con il lavatoio, la roggia, il mancorrente e i supporti in losa… Sempre a Treviso devi vedere come hanno salvato i Buranelli. Ma noi per troppo siamo stati altra cosa: proiettati verso un futuro inurbato, immemore e cancellatore ed è per questo che stentiamo oggi ad avere un’identità. Per cercare una fruibilità maggiore ci siamo spogliati di tutto e adesso arriviamo a non riconoscerci in nulla. D’accordo, nessuno dice "Allora era meglio": basta guardare due o tre di quelle cartoline per rendersi conto di quanto il castello fosse fatiscente, di come via Torino e l’ingresso in paese fossero trattati poco più d’un’aia. Ma adesso, se avessimo il paese d’allora, con le tecnologie e con quanto sappiamo attualmente, avremmo per le mani un gioiellino. Invece… Facciamo e disfiamo, disfiamo e facciamo per renderci conto solo a posteriori, ad esempio, che non erano poi tanto Cassandre coloro che dicevano nell’80 che quella specie di piramide di Montezuma che è la scuola di viale Bona ci sarebbe costata per la vita. Sarà così per lo spazio… agorafobico della nuova stazione? Ma la sede stradale non è troppo angusta? Basta un salame che parcheggi male che sei fregato e in coda: troppo spazio di là, troppo poco di qua. Mica tra un po’ ci ritroveremo a rimaneggiare anche questo o la rotonda via Audello? Via Audello. Se per anni è stata "la stazione" a marcare un confine, adesso c’è via Audello: da lì in avanti non trovi più manco una bacheca per le comunicazioni, per affiggere qualcosa. Mai notato come da quelle parti i "tilet" dei morti trovino albergo su un palo della luce più o meno compiacente perché non c’è altro posto per gli avvisi? Leggi "Cristianamente è mancato all’affetto…" e hai già fatto il giro del palo. Roba da "lap dance"… Posizionare lì la "Casa delle Associazioni" è stato il primo (riuscito e lodevole) tentativo di portare vita e aggregazioni anche fuori dal centro, adesso si tratterebbe di dare un segno ulteriore da parte dell’amministrazione cittadina per far capire che ha davvero capito il problema e "hic sunt leones" non appartiene più alle nostre mappe di Cantun Vernon. Bisognerà vigilare perché questo paese venga fatto, e non più disfatto e rifatto: perché fa male accorgersi a distanza di tempo quanto abbiamo sbagliato e speso. Se questo paese ci è caro dobbiamo davvero fare qualcosa per evitare di guardare alle cartoline di ieri con nostalgia e un po’ d’amarezza. Elis Calegari P.S. "Il Risveglio" dalla scorsa settimana ha un nuovo direttore: Ugo Vittone, l’uomo che ha marcato in modo profondo il cambiamento e la crescita del settimanale principe della nostra zona, ha lasciato l’incarico a Daniele Carli. Al primo va il grazie sentito d’un lettore che ha visto mutare in meglio uno dei "suoi" giornali; al secondo l’augurio di mantenere intatta la rotta: essere testimoni autorevoli e imparziali, continuare a battere la strada del giornalismo senza strilli e senza polemiche artate non può che confortarci. Settimana dopo settimana.
|
| pagina 2 |
|
Un asilo per Andersen C’è un ricordo che serbo tra quelli più cari: il mio asilo (allora si chiamava così) a Rubiana. Conservo dentro di me i colori dei banchi dell’unica classe che ci vedeva alle prese con i primi quaderni su cui tracciavamo pagine di aste e puntini, l’armadio che conteneva la scatola delle costruzioni in legno colorato (le mie preferite),il fruscio del vestito lungo e nero di suor Flavia, l’odore dell’eterno risotto che ci preparavano le suore in cucina, il senso di responsabilità che avevamo quando, a turno, ci veniva assegnato il compito di apparecchiare per tutti: piatti, scodelle e bicchieri di plastica rosa per le bambine, azzurra per i maschietti (come ci sentivamo grandi!); i giochi in cortile, le filastrocche, le conte che ho ritrovato ancora, insegnando, raccolti sotto l’etichetta di psicomotricità. Certo il mio asilo non avrebbe potuto competere con quelli di oggi, tanto meno con la nuova Scuola dell’Infanzia, intitolata allo scrittore Christian Andersen (che da sempre accompagna l’infanzia con le sue fiabe) e che da settembre accoglie circa duecento piccoli casellesi in via Salga, progettata seguendo criteri pedagogici e norme di sicurezza ben precisi. Entriamo nei locali in una dolce mattina qualsiasi di ottobre: sono quasi le dieci. Negli atrii luminosi e accoglienti, colorati di un pallido azzurro cielo e rallegrati da poster di Topolino e c., si muovono le operatrici scolastiche, impegnate nelle loro mansioni: tutti i piccoli scolari sono nelle rispettive aule intenti ad ascoltare le insegnanti, a disegnare e colorare, a discutere sull’argomento del giorno. "La cosa bella di questa scuola – dice un’operatrice – è che, pur essendo spaziosa, ha delle insegne chiare, sia per i genitori che per i bambini. Nessuno si è perso, anzi il giorno dopo l’inizio delle lezioni, tutti hanno trovato senza esitazione la classe di appartenenza". In effetti accanto ad ogni porta, tutte di un bel lilla, c’è esposto un cartellino con la scritta dell’ uso del locale, accompagnata dal disegno: i bagni hanno un bel tubetto di dentifricio con l’immancabile bicchiere pieno di spazzolini da denti; le aule il contrassegno della sezione, delfino, cerbiatto, mela, uva…; il laboratorio didattico, anche aula di pittura, il cavalletto con i pennelli; la sala riposo, tutta azzurra, un bimbo che dorme. C’è l’aula di psicomotricità con tutto il materiale occorrente e, incredibile, una parete con appigli colorati per l’arrampicata! C’è la sala medica, accanto all’aula destinata ad insegnanti e operatori; nei bagni potresti incontrare Pisolo, Brontolo o Cucciolo, perché tutto è mignon, adatto alle dimensioni dei piccoli utenti; colorato e pulito. Le aule sono ampie e ben illuminate, colorate di giallo chiaro: una parete è occupata dalle portefinestre che accedono al prato che circonda l’edificio, sul quale sta crescendo una fitta erba che farà da tappeto ai giochi dei bimbi la prossima primavera; c’è spazio per banchi, scaffali stracarichi di matite, colori, pennelli,pennarelli e giochi. "È proprio una bella scuola – afferma un’insegnante – spaziosa, accogliente, luminosa. Abbiamo gli spazi per allestire dei laboratori che sono in fase di organizzazione e che prenderanno il via a gennaio: pittura, manipolazione – cucina, logico-matematica, letto-scrittura. Attendiamo ancora l’arrivo di alcuni computer per attivare informatica, ma sappiamo che non tarderanno, perché da parte dell’Amministrazione Comunale c’è un’effettiva collaborazione". L’area esterna, ben protetta, è attrezzata con giochi coloratissimi, che aiutano a sviluppare nei piccoli quella abilità indispensabili per muoversi nello spazio circostante, lasciando però via libera alla loro fantasia… altro che la vetusta altalena, unico gioco presente nel mio asilo! Ai bimbi questa nuova scuola piace, me lo confidano in coro, tranne il più piccolino del gruppo, che in questo momento ha visto in me la sua mamma e piange disperato. Ma anche questo insegna a crescere. Patrizia Bertolo
|
| pagina 3 |
|
Intervista all'assessore alle politiche educative e cultura Abbiamo intervistato l’Assessore alle Politiche Educative e Culturali, Massimiliano Bertini Assessore, è stata da poco inaugurata la nuova scuola materna. Come sono andate le prime settimane? Queste settimane sono andate bene e ne siamo molto contenti, anche se la scuola non è ancora completata. Si è voluto dare un allestimento omogeneo sia come linea di arredamento, come colore, però c’è ancora spazio per fare alcune modifiche che stiamo valutando con le insegnanti. La scuola è strutturata in modo organico, i blocchi sono tutti e tre identici, hanno grandi spazi, i servizi igienici sono splendidi e rispetto a ciò che si può ipotizzare dall’esterno le aule sono molto più luminose. Ci sono ancora dei giochi che devono ancora arrivare, che sono stati prenotati in un secondo momento. È un progetto molto importante perché è il primo che abbiamo realizzato con quest’amministrazione ed è anche il progetto sul quale abbiamo fatto la scelta più dolorosa e rischiosa, perché abbiamo deciso di prendere il progetto precedente e cestinarlo e riavviare tutta la progettazione. Dal giorno dell’avvio della progettazione al giorno in cui è stata inaugurata la scuola sono passato solo tre anni e siamo felici che si sia raggiunto l’obbiettivo in tempi così brevi. Alle maestre e alle famiglie è piaciuta molto la scuola, in particolare le insegnanti ci hanno scritto una bellissima lettera e hanno preparato un elenco di materiale da acquistare per migliorare ulteriormente il servizio. Le sezioni sono state trasferite tutte nel nuovo edificio? Sono stata trasferite sette sezioni e ne è stata creata una nuova. La scuola è strutturata per ospitare nove sezioni, perché la legge prevede che la stessa struttura non ne possa ospitare più, quindi un’aula è rimasta vuota perché la Scuola ha deciso che due sezioni dovevano rimanere nell’edificio di via Caldano. Questo perchè non ci fosse solo una classe nel vecchio edificio e si sentisse isolata dal resto della struttura. Il fatto di avere delle aule vuote ci consente di poter accogliere nei prossimi anni ancora una cinquantina di ragazzi nel caso ci fosse necessità Da un po’ di tempo si sente parlare del nuovo progetto della scuola di Mappano. Ce lo può illustrare? A Caselle il mondo della scuola ha una serie di problematiche di tipo edilizio molto importanti. A Mappano c’è l’edificio della scuola elementare che è fortemente sotto pressione. Negli anni abbiamo dovuto eliminare spazi dedicati a laboratori per fare delle classi e questo progetto porta ad un ampliamento della scuola elementare e della scuola materna,visto che anche la scuola materna è al limite della sua capienza. Caselle è una città che oggi ha 17.000 abitanti, ma la popolazione aumenterà sia sul capoluogo che sulla frazione e con il Comune di Borgaro abbiamo fatto una scelta: Caselle si occupa della scuola elementare e materna e loro della scuola media, quindi progressivamente si dovrà aumentare il volume di questi edifici. E per quanto riguarda il badge per i buoni pasto dei ragazzi che frequentano la scuola elementare? A partire dall’inizio dell’anno scolastico è entrato in funzione il sistema informatizzato di rilevazione presenze e di prenotazione dei pasti che sostituisce il buono pasto nella scuola dell’obbligo e il bollettino postpagato nella scuola dell’infanzia. Il sistema ha assegnato a ciascun iscritto un codice a barre che contiene le informazioni essenziali e che consente agli addetti della mensa una rapida rilevazione delle presenze giornaliere e di prenotazione dei pasti. Con l’informatizzazione del sistema di prepagamento i buoni che possono essere facilmente smarriti sono stati sostituiti con una card ricaricabile capace di registrare i pagamenti e i pasti effettivamente consumati. La biblioteca nei prossimi giorni verrà informatizzata, cosa comporta questo cambiamento? Questo progetto di informatizzazione è realizzato grazie ad un contributo regionale di 30.000 euro che è finanziato al 50% della spesa. Con questi contributi sono stati rivisti una serie di spazi e di volumi per quanto riguarda il posizionamento dei libri e sono state acquistate delle scaffalature nuove. Inoltre è stato fatto un lavoro di informatizzazione e sono stati acquisiti una decina di computer, 6 di questi diventeranno delle postazioni per gli utenti per consultare i cataloghi dei nostri volumi. Bisogna tenere presente che ad oggi sono più di 5.000 gli iscritti alla biblioteca e l’impegno per l’apertura della biblioteca da un grosso carico di lavoro e la disposizione della biblioteca su due piani porta ulteriore lavoro in quanto deve esserci del personale su entrambi i piani durante l’orario di apertura, soprattutto il sabato quando c’è un notevole flusso di utenti. Con l’introduzione del catalogo dei libri informatizzato speriamo di avere dei vantaggi gestionali oltre che di ammodernamento. Con questa amministrazione sono raddoppiati i servizi bibliotecari (uno a Caselle e uno a Mappano) e i servizi dell’Informa Giovani. Come procedono questi servizi? La biblioteca di Mappano è una creazione del CIM e nasce per un’esigenza fondamentale di Mappano di avere una biblioteca civica fornita di libri, riviste e altri materiali consultabili visto che, anche se non è comune, ha 7.000 abitanti. Diverso è il discorso dell’Informagiovani che è un progetto che nasce a Caselle, dove e nato ed è cresciuto, e successivamente come amministrazione ci siamo sentiti di esportarlo a Mappano. Nella frazione vi è stato un anno di "tutoraggio" e finanziamento dell’amministrazione casellese e successivamente il progetto è passato in gestione all’amministrazione del CIM. L’Informa Giovani è gestito dalla stessa cooperativa e dalla stessa persona, Vanina. Il primo anno è stato collocato provvisoriamente dove c’è la biblioteca, in seguito si è liberato uno spazio sempre nello stesso piano della biblioteca nell’edificio del CIM e quindi è stato attrezzato questo locale in modo tale che anche l’Informa Giovani di Mappano abbia una sua sede autonoma. Tra qualche mese ci saranno le Olimpiadi e a Caselle sono stati arruolati molti volontari... Sono stati molti i ragazzi che hanno partecipato a quest’iniziativa di preparazione per il periodo olimpico che è ormai alle porte. L’esperienza che si è creata ha delineato un percorso con un gruppo di giovani e questa è un’esperienza che non deve perdersi, perché questo gruppo può ancora. È stata appena fatta una gara per appaltare ad una cooperativa la gestione di una saletta nella Casa delle Associazioni per la gestione di un Punto Aggregativo per Giovani con laboratori e momenti di aggregazione. L’obbiettivo è quello di creare un percorso che ci dia la possibilità di creare un bel gruppo giovani. E la nuova sala prove? La sala prove è una piccola perla sulla gestione delle iniziative per i giovani e le presenze nella sala prove sono state superiori alle aspettative. Sono partiti dei corsi gratuiti di musica, chitarra e batteria, che sono rivolti ai principianti e ai musicisti più esperti, inoltre è partito un corso di avvicinamento alla musica,alla quale non si sono iscritti solo giovani, ma anche adulti. Da qualche anno è approdata a Caselle l’esperienza del Consiglio Comunale dei Ragazzi. Quali sono i frutti di quest’iniziativa? Il Consiglio Comunale dei Ragazzi è un’iniziativa che è attiva in molte città di tutto il mondo, ma in Italia come esperienza è arrivata più tardi. Quando abbiamo fatto partire il progetto ci eravamo posti alcuni obbiettivi: coinvolgere i ragazzi in un esperienza progettuale e realizzativa di interventi pensati proprio da loro, far conoscere come funziona la macchina dell’amministrazione pubblica, rendere visibili agli adulti anche le esigenze dei più giovani e sensibilizzare l’amministrazione ai bisogni dei ragazzi. Questo progetto ha coinvolto un po’ tutti gli uffici comunali dove i ragazzi hanno lavorato per cercare i materiali per la presentazione dei progetti. Si sono create anche delle situazioni divertenti, perchè i ragazzi fanno delle domande e pongono dei quesiti che a volte mettono in difficoltà gli adulti e nello stesso tempo hanno portato dell’entusiasmo al punto che molti dipendenti comunali si sono appassionati a questi progetti. Il progetto che ha vinto riguarda la realizzazione di un area ludica e di ristoro lungo il fiume Stura, il quale ha colto il parere favorevole e l’entusiasmo dell’ufficio tecnico. Il progetto verrà realizzato per la prossima primavera. Il Consiglio Comunale dei Ragazzi, come l’Informa Giovani, è un’altro esempio di come l’amministrazione casellese ha lanciato un progetto sul capoluogo e sulla frazione indipendentemente dagli altri comuni. Quali altri progetti ha in cantiere il vostro assessorato? Nel mondo della scuola ci sono tre iniziative che stiamo per lanciare: la prima è il progetto della scuola di Mappano, la seconda, che è già partita, è la sistemazione del sottotetto della scuola di viale Bona, dove verranno creati spazi per dei laboratori. Il terzo riguarda l’ampliamento della scuola media di strada Salga, per adesso solamente concentrato sulla creazione di un refettorio. Mara Milanesio
|
| pagina 4 |
|
Davvero bello il nuovo libro sulla nostra città Seguendo un filone che recentemente ha avuto un notevole sviluppo, anche Caselle d’ora in poi potrà vantare un suo libro di cartoline che, guarda caso, si intitola "Saluti da Caselle". La nuova ed interessante pubblicazione che attraverso le cartoline prodotte nell’intero arco del secolo scorso illustra vie, piazze, chiese, edifici ed angoli caratteristici della nostra cittadina ed inoltre contiene una preziosa appendice sulla toponomastica casellese corredata di esaurienti note informative circa i nomi di interesse locale, è stata presentata nel pomeriggio di Sabato 24 settembre a Palazzo Mosca dal suo maggior promotore, il presidente della Forgia Luigi Manina, affiancato dal professor Massimo Centini, criminologo e critico letterario. Hanno fatto gli onori di casa l’assessore alla cultura Massimiliano Bertini e il consigliere incaricato all’associazionismo Luca Baracco, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale il cui contributo alla realizzazione del libro è stato fondamentale insieme a quello degli sponsor Pogliano della Baita, Martinetto della Filmar ed Esposito dello Studio di Ingegneria M E. Nel presentare l’opera il professor Centini si è soffermato sulla funzione della cartolina illustrata che, in auge da oltre un secolo, sta per entrare nella categoria dei reperti archeologici della comunicazione, in quanto soppiantata da nuovi e formidabili mezzi informatici, certamente più funzionali ed immediati, ma del tutto privi di fascino e personalità. Bertini e Baracco, confermando la particolare attenzione che l’Amministrazione comunale rivolge alle iniziative culturali che sorgono nell’ambito cittadino, hanno espresso il proprio apprezzamento per questa nuova iniziativa editoriale che si rivela un efficace strumento per la diffusione della buona immagine della città ed è indice della sua notevole vivacità intellettuale. Un particolare tributo è andato a coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera a cominciare da Domenico Musci che ha messo a disposizione la sua collezione di cartoline, ad Antonio Gai e Guglielmo Favero che hanno curato i testi ed infine ad Alessandro Anadone a cui si deve l’eccellente impostazione grafica (li vediamo tutti riuniti nella la fotografia ricordo con i rappresentanti dell’Amministrazione comunale, il professor Centini ed il presidente Manina). Al termine dei discorsi di rito i numerosi intervenuti si sono a lungo intrattenuti con gli autori e gli organizzatori della manifestazione dimostrando interesse e apprezzamento per la bella pubblicazione che è attualmente in distribuzione presso tutte le librerie cittadine.
|
| pagina 5 |
|
Enrietti: 120 anni di mobili Ci sono mestieri che più di altri connotano una famiglia, restano nel sangue, si tramandano da generazioni, come beni preziosi da custodire e da conservare, solidi e duraturi come solo il buon legno sa essere. Dal 1885 il mobilificio Giuseppe Enrietti porta avanti, con passione e tenacia, una tradizione di famiglia che è sinonimo di esperienza e qualità. 120 anni di vita, di storia familiare e della collettività, che il Comune di Caselle ha voluto premiare con una targa consegnata ad Eugenio Enrietti, attuale proprietario insieme al figlio Paolo. È con commozione che Eugenio oggi ricorda il nonno Giuseppe, per tutti "Pin d’ la Verna",che alla fine dell’800 arrivò a Caselle da Castellamonte e dette avvio all’attività. "Di mio nonno, con mio grande rammarico, non ho mobili o oggetti che lo ricordino, ma la sua figura è viva e il suo rigore professionale è stata l’eredità più preziosa che ci ha tramandato. La "verna" è un legno comune usato un tempo per fare le suole degli zoccoli, resistente e forte come mio nonno è stato". Pin faceva mobili su commissione, di quelli massicci, di una volta,in quella che fu la prima sede del mobilificio fino al 1956, in via Torino, all’angolo con via Mazzini. Poi toccò al padre, Giuseppe pure lui, continuare con passione quel lavoro di famiglia. Eugenio cresce tra i pezzi di legno accatastati e i trucioli della pialla e fin da piccolo non vede l’ora di diventare grande per aiutare suo padre, incantato com’era a veder tirar fuori dal legno informe un mobile massiccio, tanto che la scelta del mestiere è inevitabile: "Sono andato a Lanzo dai Salesiani ad imparare il lavoro e mi sono diplomato "falegname ebanista" che vuol dire che sapevo trattare anche i legni più pregiati come l’ebano". La conduzione dell’azienda è sempre stata familiare: papà Giuseppe, Eugenio, lo zio Domenico, il cugino e un paio di dipendenti. Si lavorava sodo fino a 10 ore al giorno, talvolta anche la domenica per le consegne urgenti, che se non era per la Messa domenicale, non si sapeva a volte che fosse festa. Eugenio ricorda come fosse diverso far mobili un tempo, le richieste erano sempre le stesse e le esigenze senz’altro minori: "In un anno si producevano 24 stanze da letto, nello stile Novecento, semplice e lineare, in legni diversi, dal pregiato noce nazionale al ciliegio, al rovere fino al più economico pioppo. Una stanza consisteva in un comò con specchiera, un letto a "gemelli" con la possibilità cioè di farne due singoli, un guardaroba a due o tre "corpi" con lo specchio in mezzo e due comodini. In media una camera costava sulle 3000 lire". Si iniziano a produrre i mobili in serie ma conservando sempre le tradizioni di famiglia: "Nelle case di allora chi poteva acquistava anche il "buffet" per la cucina e il tavolo, per le cascine facevamo i grandi tavoloni fissi, mentre per chi ce lo chiedeva c’era il tavolo a "libro", ne avevamo progettato uno nostro allungabile che ebbe molto successo. Oltre ai mobili capitava anche di dover fare cofani mortuari per i defunti con "misure" speciali e lì bisognava essere celeri e pronti nella consegna per cui spesso si facevano straordinari". Il legno veniva acquistato dai contadini e poi portato nelle segherie di allora, da "Castigliano" o da "Perino", più in là, con l’acquisto delle apposite macchine, venne tagliato presso il mobilificio. Un mobile, seppur di serie, veniva "curato" a lungo prima di essere consegnato: bisognava usare il "pialletto" per levigare, la "rasiera" per togliere le imperfezioni e la carta vetro, di varie granature, per rifinire. "Quando dovevamo fare un "buffet", per economizzare i tempi, ne lavoravamo due insieme, ci volevano circa due giorni per finirli entrambi. Poi dovevamo verniciarli "a stoppino" e questo richiedeva altro tempo. Sono sempre stato orgoglioso del mio lavoro e dei mobili che producevamo perché li facevamo con passione e soddisfazione". Oggi Eugenio fa il "commerciante" ma col cuore e l’esperienza dell’artigiano che il legno lo conosce e lo lavora: "Ho conservato il "rigore" di mio nonno nello scegliere solo mobili di qualità e nel garantire ciò che vendo. Privilegiamo il mobile "classico" che è sempre all’avanguardia e permette un miglior investimento anche per chi acquista. La mia clientela è di "vecchia data", e la miglior pubblicità è il passaparola di chi è rimasto soddisfatto del nostro servizio." Di certo le esigenze si sono moltiplicate come i cataloghi da consultare ma l’esperienza del "mobiliere"che accompagna il cliente nella scelta e sa far fronte alle varie richieste con meticolosa competenza è una dote ormai rara: "L’aver fatto tesoro dei "trucchi del mestiere", frutto dell’esperienza familiare, ci ha permesso di curare tutti i passaggi della vendita con particolare attenzione alla messa in opera, al montaggio corretto del mobile come ulteriore garanzia di durata e qualità". La soddisfazione più grande l’ha ricevuta qualche tempo fa quando ha potuto nuovamente farsi artigiano e ha progettato e realizzato l’altare per la Cappella della Madonnina "Non mi sembrava vero di poter creare con le mie mani, io ex allievo di Don Bosco, un altare, l’ho realizzato col legno più pregiato, il noce nazionale. È stato il mio grazie al Signore per il dono di questo mestiere fatto di fatica ma anche di tanta passione". Di sentir parlare di pensione Eugenio non ne vuol sapere, il profumo del legno è la sua vita. E mentre con un guizzo di malinconia si chiede: "Chissà se ci sarò a festeggiare i 150 anni del mobilificio?" già pensa a domani, ai mobili da montare e alle prossime consegne mentre dalla tasca dei pantaloni da lavoro spuntano il doppio metro e la matita, a ricordare il falegname che era e che nel cuore sempre resterà. Antonella Ruo Redda
|
| pagina 6 |
|
Mondo piccolo Bravi Elis Calegari e Domenico Musci! Hanno ricordato da par loro tanti piccoli fatti della festa di Caselle, alcuni dei quali erano stati messi nel dimenticatoio della nostra mente.Rimescolando i loro racconti con i nostri ricordi ecco che qualcosa è venuto fuori anche dal nostro cervello. Pasqua, Natale, Ognissanti e la festa diCaselle erano tappe importanti nel corso dell’anno per rinnovare il guardaroba. La "muda", giacca e pantaloni, camicia bianca e cravatta tutto pandan, per gli uomini, e il "tailleur", giacca e gonna della stessa stoffa per le donne. Un nostro amico più anziano, Paulin d’Cussatu, alla Messa delle 10 in S. Giovanni, ove vi è la statua della Vergine Addolorata, sfoggiava tutta la sua eleganza anche col cappello, con nel bordo una piccola colorata piuma di fagiano ed una dell’anatra "germano", anch’essa colorata. Lui, cacciatore, come tanti altri rinunciava alla battuta di caccia "per venire alla Messa in onore della Madonna". I fedeli, dopo la Messa, accolti dalla Banda Musicale che poi andava alla stazione ad accogliere gli ospiti con "il pacchetto delle bignole" in mano (Elis). Per il pranzo, nella nostra famiglia, non vi è mai stata la tradizione degli agnolotti, ma ci ricordiamo bene del brodo di bollito con la "Pasta Reale" che galleggiava sopra, perché molto soffice. Un piatto caratteristico della festa era la gelatina, dentro la quale venivano annegati pezzi di pollo ruspante. Ci è rimasto impresso come la nostra nonna colasse in un telo di canapa il brodo che poi si trasformava in gelatina. Metteva capovolta sul tavolo della cucina una sedia in modo che alle gambe potesse legare gli angoli del filtro, versava dentro il brodo e lo raccoglieva al di sotto. Inutile ricordare che il bollito era formato da un pezzo di "punta" o scaramela: intramesc si diceva, metà grasso e metà magro, con testina; sempre buono. Ancora oggi! Il colesterolo, allora, non si sapeva cosa fosse. L’antipasto lo procurava nostro padre che passava nella salumeria Rapelli in via Torino a comprare due etti o poco più di "giambun" (prosciutto) cotto, che unito "a na fetta d’salam d’casina" (Nino Costa) che ornato con gli immancabili riccioli di burro formavano un bel e gustoso piatto. Era tradizione, allora, alla festa diCaselle, affettare "l’salam del genner", insaccato nell’intestino cieco, molto grosso e facile, quindi, da conservare da gennaio a settembre. A casa nostra si facevano sì le cipolle ripiene, ma noi eravamo più ghiotti delle pesche ripiene, in barba alla glicemia. Il tutto innaffiato da barbera dell’anno precedente, pigiato con i piedi. Come dolce la panna montata, sbattuta in un piccolo secchio in rame che, gira ancora oggi, con i biscotti dei "canarin" (quelli lunghi e dolci) e un poco di Moscato, dolce. Domenico ha ricordato nei divertimenti "Giuanin a rampia". Ci eravamo dimenticati. Pensare che siamo stati per anni affezionati "clienti" di quello stand. I "mignin" frantumati con i proiettili di sughero.Siccome i premi si potevano accumulare, 5 mignin per... sovente i mignin erano di nuovo rimessi come bersaglio. E il foto-lampo. Un poco la nostra specialità che, a furia di provare, eravamo arrivati a far scattare il flash nei primi 3 colpi, poi sovente al primo colpo. L’autopista e l’immancabile "ballo a palchetto" dove, magari, venivano fatti i primi approcci sentimentali. Tre ballate per .... lire. Più vi era gente e più le ballate erano corte, come dicono i nostri nipoti ora, a proposito delle giostre. Gli organizzatori del ballo stendevano la corda per controllare i biglietti, tutto questo con un perentorio "Fuori!" che ci pare ancora di sentire. Per molti anni, attorno al palo, ha ballato, gratis, da solo "Ruata". Uomo tarchiato, non molto alto, con baffetti e cappello a tre-quarti in testa. Era stato chiamato così probabilmente perché abitava dalle parti della fabbrica Ruata in Strada Grangiotti, ora ex Metalchimica. Erano in molti, in quei tempi, i personaggi più o meno come "Ruata", figure pittoresche, inoffensive, che tiravano a campare con qualche lavoro saltuario e con un poco di beneficenza. La domenica, dopo la Messa delle 10 in San Giovanni, nel cortile della casa parrocchiale veniva distribuito un "barachin" di minestra calda, sostituita in seguito da una "biova" di pane. Questo è andato avanti per molti anni. Sono ricordi di persone che si accavallano nel tempo e nella memoria, ricordi neanche ben divisi per anni:"Legno" (Casalegno), il Bacio e la Bacina, Maria Blin, che passava con la cesta nelle case a vendere qualche piccolo capo di biancheria e pubblicizzava la lisciva e il sapone di Marsiglia, come ora in TV. "Steu Papagieul", "Giuanin Baldina", "Teresa delle caramelle", qualche maligno diceva "già succhiate!". La domenica pomeriggio le vendeva sul "Pra dla ..., era abbreviato, voleva dire sul Prato della Fiera, con il campo sportivo dedicato a Celestino Busso, dove si giocavano le partite di calcio. Lei si sedeva, a debita distanza, dietro ad una porta e quando tutto il pubblico di fede casellese era zitto perché il Caselle aveva preso un gol, si levava forte il suo grido:"Ca-ra-me-le... ca-ra-me-le!". La sera al cinema Italia (vi era solo quello), quando si accendevano le luci nell’intervallo si ripeteva lo stesso rito. Il calcio è fatto di ricordi di epiche battaglie e non solo sportive, con i Rossi del Lanzo. Erano i tempi di Lupano, Livio Carletto, Pierin Cat Genova, "Testina d’or": Cichin Gaudì, Aldo Monti, Aldo Pietrini, Roberto Marchi, Ezio Quaranta. Il campo delimitato da una striscia di calce bianca ed una seconda, ad un paio di metri, che delimitava le "tribune" per il pubblico, trattenuto da uno spago lungo tutto il perimetro. L’incasso? Le offerte degli spettatori che lo ponevano in una cassetta fatta girare tra il pubblico. Addetto alla strisca Michele Buri. Giravano nelle campagne due figure particolari:"Ghindu", che era diventato famoso perché nel rimescolare i "terò" (terriccio), non li girava completamente, lasciando intatta la parte interna, mentre l’esterno veniva sminuzzato e accatastato come si doveva, a cono, in modo che l’acqua non entrasse più dentro. Il motivo di questo "bidone" era che si faceva prima e con meno lavoro. La paga era a "bota", a cottimo. La seconda figura era"Pulentin" che, girando in cerca delle "famiole" (funghi chiodini) se vedeva una paratoia in buono stato, nottetempo toglieva l’incomodo... e la "bagnoira" ed andava a venderla a qualche agricoltore poco lontano. Un’altra persona che ci è rimasta impressa è "Cola Cadanza", Nicola Bonicatto, che arrivava dai campi di strada Leinì, fino in via Gonella, dove viveva: sul selciato con le pietre appuntite, era scalzo con gli zoccoli sotto le ascelle, per avere i piedi più liberi o, forse, per non consumare il legno delle suole. Cappello ad ala larga sempre in testa: alla messicana, di stoffa nel periodo freddo e di paglia nel periodo caldo. Suo fratello "Vigin"Bonicatto era il factotum del Comune: vigile urbano, guardia campestre. Operava a Caselle e nel circondario il rigattiere per eccellenza "Giacu Sciutti", Giacomo Sciutto, che in un cortile e sotto a due tettoie in via Cravero aveva un po’ di tutto, specie mobili da fallimenti. Come dimenticare "Cens Marchin", Vincenzo Marchino, unico portalettere in Caselle. Certo la posta non era quella che si riceve oggi! Con sul cappello il logo delle Poste, quello che abbiamo imparato a memoria come cartello stradale:"Obbligo d’arresto all’incrocio con le corriere su strade di montagna". Per non andare con la bici fino alle cascine, veniva fuori della scuola in via Guibert ad aspettare i ragazzini in modo da affidargli la posta. Troneggiava un po’ su tutta Caselle "Carlo il Messo", Carlo Angeli, dipendente comunale, col compito di Messo comunale. Uomo con una statura non comune, baffi alla Bismark e con una generosità pari alla statura. Scriveva in modo perfetto e quando qualche cittadino aveva bisogno di una domanda, di una denuncia, allungava il braccio destro (nessuno allora scriveva con la sinistra...!), prendeva carta, penna e calamaio e via a fare un favore. Negli uffici comunali, stato civile e anagrafe, la memoria storica di Caselle è la signora Lero. Siamo partiti dalla festa di Caselle e, dopo un lungo giro, vi ritorniamo per un triste ricordo. Non sempre la festa diCaselle per noi è stata festosa. Nella nostra mente è ben scolpita quella del 1953. Sabato 19 settembre, vigilia della festa, moriva nostro padre. Classe 1908, dopo sei mesi di malattia. Alla domenica mattina, accompagnati da un nipote del nonno, Gino Merlino, ex internato inGermania e vigile urbano a Torino, con la Fiat 500 C, svolgemmo tutte le pratiche inerenti al funerale: denuncia di morte, funzione liturgica, le torce di cera: si pagava tanto al chilo di consumo da "Nadin"Macario, droghiere davanti al Comune. Dio solo sa quante firme ha fatto "Nadin" su atti di morte, di nascita, di matrimonio, come testimone! La cassa era in legno, fatta da un falegname di Leinì, amico di famiglia e quella interna in zinco, opera di Vittorio Rostagno, lattoniere in Caselle. I manifesti di annuncio della morte li aveva fatti Paolo Cumino, da Borgaro, che ha gestito per tanti anni la tipografia a Caselle! Quando è andato in pensione ci ha detto di aver stampato oltre cinquemila manifesti di annuncio di morte. I manifesti li stampava componendo le parole con le sillabe in piombo messe assieme ad una ad una. Poiché il telefono era di pochissime persone, si mandava – tramite amici in bicicletta (ma vi erano già qualche Vespa o Lambretta) – il mortuario: una lunga busta listata a lutto con dentro scritto il nome del defunto e l’orario del Rosario e del funerale. Il Rosario, in casa si recitava due volte, alle 13 e alla sera. Il Comune di Caselle, allora aveva una vettura per il trasporto del feretro: l’autista era Giaculin Ferroglia, e fu lui a "portare" mio padre. A piedi dal "Gallo Grosso" arrivammo fino in S. Giovanni, con il "giro" in Caselle: via Torino, via Mazzini, via Guibert. Piazza Boschiassi era piena zeppa di "baracconi" lì per la festa. Era il lunedì pomeriggio, ma erano rigorosamente chiusi in segno di lutto. Il corteo funebre era aperto dalla Croce nera in legno della compagnia di Santa Croce, subito dopo le figlie di Maria. Le prime erano donne sposate, le seconde donne nubili. Tre chierichetti con la Croce venivano prima dell’Arciprete, Don Miniotti, compagno di leva di papà, con il cappello a tricorno, in testa. Le compagnie avevano atteso il corteo alla periferia di Caselle, mentre i chierichetti ed il sacerdote erano venuti fino a casa. Alla periferia di Caselle la bara era stata tolta dal furgone funebre e portata a spalla dai compagni di leva. Dietro a tutti stava un carro trainato da un cavallo, con sopra le biciclette delle persone che erano arrivate in cascina con la bici.Sarebbero state riconsegnate vicino alla porta del cimitero, dopo il funerale. Abbiamo ripetutamente scritto "funerale". Allora era chiamata "sepoltura" perché il funerale era la Messa diTrigesima, celebrata un mese dopo la morte, dopo la Messa di settima, detta una settimana dopo la morte. Il funerale ebbe tre sacerdoti celebranti, la Schola Cantorum accompagnata dall’organo. Nella navata centrale era montato, su di un grosso tappeto, un grande catafalco in legno con quattro candelabri laterali. Questo catafalco veniva benedetto con l’acqua e con l’incenso come la bara. Era il tempo che sugli annunci di morte iniziava ad essere scritto:"Per volontà dell’estinto/a la famiglia non prenderà il lutto". Voleva dire che senza questa dicitura la famiglia avrebbe vestito a lutto: rigorosamente in nero le donne ed il nastrino nero sul colletto della giacca oppure attorno alla manica per gli uomini. Bandendo i colori vivaci e le occasioni di festa. Il tempo del lutto stretto variava da sei mesi ad un anno a seconda del grado di parentela con il defunto. Altri tempi. Luigi Chiabotto P.S. Se qualche gentile lettore volesse aggiungere qualche fatto, qualche ricordo, qualche personaggio a quello che ha scritto Luigi, lo può liberamente fare mandando notizie in redazione. Sono sempre Cose Nostre. Elis Le foto sono tratte dal libro "Saluti da Caselle".Si ringraziano autori ed editori per la gentile concessione |
| pagina 7 |
|
Grande successo della festa delle associazioni Una continua corsa contro il tempo per far sì che tutti gli aspetti della giornata seguente fossero a posto: questa è la caratteristica principale di sabato 17 settembre, il giorno precedente la grande festa delle associazioni "camminiamo Insieme". La pioggia del pomeriggio e della sera non promettono nulla di buono e gli organizzatori si confidano timide, ma accalorate speranze circa le condizioni atmosferiche del giorno dopo. Si sta alzati fino a tardi sabato notte (anzi, fino a presto, considerando che è ormai iniziata da qualche ora la domenica!): gli ultimi dettagli devono ancora essere visti o rivisitati. Ed ecco finalmente il grande giorno della festa! Le telefonate tra gli organizzatori iniziano alle 6,30: piove! Poco, ma piove! Che fare? Dopo un rapido consulto svoltosi davanti alla Casa delle Associazioni "Silvio Passera" in via Madre Teresa di Calcutta (la sede designata della manifestazione) si decide che non è opportuno rischiare e, pertanto, si sposta tutto l’evento al prezioso e provvidenziale Palatenda del Prato della Fiera che con la sua ampia volta ci accoglie alle prime luci del mattino. Alla complessità della gestione dei gruppi che arrivano e della scaletta da modificare all’ultimo minuto, si aggiunge così anche la necessità di "traslocare" buona parte dell’attrezzatura necessaria: sedie, tavoli, impianto audio,.. Sono le ore 9,00: a mezz’ora dall’inizio è finalmente tutto a posto. Il Palatenda regala un bel colpo d’occhio: le centinaia di sedie ben ordinate, il palco pronto per la Santa Messa, le luci accese, le prime associazioni ed i cittadini più previdenti che iniziano a prendere posto,…Speriamo solo che la pioggia, che nel frattempo si è fatta più insistente, non scoraggi i casellesi ad uscire in questa mattina che sa già di autunno. Dopo tanta tensione (quello stato d’animo che caratterizza l’organizzazione di eventi importanti e che coinvolgono grandi numeri di persone), i minuti successivi infondono coraggio ed entusiasmo: il Palatenda si riempie, i labari delle associazioni iniziano a colorare l’assemblea, le prime note di prova dell’organo si diffondono nell’aria,…Ok: siamo pronti a partire! Tutto questo (e tanto altro!) il "pre-manifestazione", ricordato attraverso le sensazioni ed i sentimenti provati in quelle ore di lavoro frenetico e ansia per "limare" e controllare il programma della mattinata. "Camminiamo Insieme – Associazioni in Festa" ha voluto rappresentare un’importante occasione di incontro, di confronto e di festa nelle felicissime occasioni offerteci dalla Festa Patronale, dalla Festa delle Associazioni (in particolare di quelle che proprio in questo 2005 festeggiano anniversari di fondazione multipli di 5) e dal 20° anniversario di presenza a Caselle T.se del parroco don Claudio Giai Gischia e del 35° della sua ordinazione sacerdotale. Quanti bei motivi per ritrovarsi insieme! La celebrazione eucaristica inizia alle 9,30 e viene vissuta con grande partecipazione da tutti i presenti: una Santa Messa in un luogo non solito (ma di sicuro non "fuori luogo"), ma che ha reso bene il tema della giornata: "Camminiamo Insieme", nessuno escluso. Significativo il momento dell’Offertorio nel quale le associazioni "anniversarie" hanno aiutato l’assemblea nella meditazione portando all’altare degli oggetti segno della propria attività e richiamo all’impegno di tutti per la costruzione di una società migliore e maggiormente a dimensione di uomo. Al termine della Santa Messa, egregiamente accompagnata dai canti guidati dalla Corale di Mappano, si è data brevemente la parola alle associazioni festeggiate per un indirizzo di saluto alla numerosa platea presente e di presentazione della propria realtà: al termine di questo momento il Sindaco Giuseppe Marsaglia ha consegnato loro una pergamena-ricordo della giornata ed ha rivolto sentite parole di ringraziamento alle associazioni per il lavoro da loro svolto. Successivamente è stato il momento di tutti gli altri sodalizi presenti: anche in questo caso una pergamena consegnata dal primo cittadino ha suggellato il momento di festa. La ricca e complessa cerimonia ha proseguito con un altro significativo momento: il saluto ed il ringraziamento ufficiale, in occasione dei 20 anni di presenza presso la nostra Comunità e dei suoi 35 anni di sacerdozio, da parte del Sindaco nei confronti di don Claudio al quale ha regalato un libro sui viaggi apostolici del defunto Giovanni Paolo II e la spilla della Città di Caselle T.se (solitamente consegnata solo agli Amministratori Comunali). Come se non fossero stati già tanti e notevoli i motivi di festa in questa grande giornata, a tutto questo si è anche positivamente aggiunta la consegna di una targa alla famiglia Enrietti del Mobilificio "Giuseppe Enrietti di Eugenio & Figlio" che, nell’occasione del proprio 120° anno di attività, ha contribuito economicamente alla realizzazione della giornata. A causa della pioggia non si è potuto procedere all’inaugurazione della Casa delle Associazioni "Silvio Passera", ma ugualmente si è ricordata, con un intervento del Presidente dell’Associazione Turistica Pro Loco, la figura del compianto illustre concittadino fondatore di numerosi sodalizi locali, in presenza dei famigliari. Un saluto caloroso è andato anche alle associazioni consorelle presenti (Pro Loco e A.I.D.O.). A questo punto gli organizzatori hanno cominciato a "tirare un poco il fiato" avvicinandosi il termine della lunga ed articolata cerimonia: infatti, mentre i più si concedevano un piacevole rinfresco (nonostante la temperatura non propriamente estiva!), una delegazione composta dai rappresentanti delle associazioni e dalle autorità presenti si è recata in pullman (gentilmente inviato dall’Euro Service) al cimitero per commemorare tutti coloro che nella propria vita hanno messo a disposizione degli altri il proprio tempo, la propria esperienza e le proprie competenze attraverso l’associazionismo ed, in particolare, il già citato Silvio Passera. La giornata si è poi conclusa con un fraterno pranzo alla presenza di oltre 250 persone presso la sede della sezione casellese dell’Associazione Nazionale Alpini la quale ha accolto tutti con grande calore. Cosa dire d’altro? Sicuramente che è stata una giornata speciale, vissuta e sentita da tanti e tanti cittadini nonostante il mal tempo imperversante. È stato un tentativo (a nostro avviso riuscito) di ringiovanire e rinnovare il tradizionale appuntamento con le associazioni previsto nel "Settembre Casellese": ringrazio, a nome di tutta l’Amministrazione Comunale e di tutti gli organizzatori, le associazioni ed i cittadini che hanno creduto in questa idea. Un grazie sentito a coloro che, partendo da alcune settimane prima e giungendo alla domenica sera, hanno lavorato per la buona riuscita dell’evento: in particolare un grazie va all’Associazione Turistica Pro Loco ed al parroco don Claudio. Tante potranno essere le idee per il prossimo anno: alcune verranno da noi proposte, altre saremo felici di accogliere nei prossimi mesi. La giornata "Camminiamo Insieme – Associazioni in Festa" è stata un’ulteriore testimonianza e controprova dell’impegno di tante associazioni e di tanti cittadini i quali, attraverso la loro presenza, hanno accettato l’invito rivoltogli ed hanno testimoniato un legame forte con la propria comunità non cedendo alle tentazioni del "mugugno", dell’indifferenza e della freddezza. Per l’Amministrazione Comunale il Consigliere delegato alla Cultura ed all’Associazionismo Luca Baracco |
| pagina 8 |
|
Giovani in gol Nell’era dei reality show più disparati non poteva mancare anche quello legato al calcio giovanile. È partito da due settimane, in onda su Quadrifoglio Tv, il reality "Giovani in Gol" che si svolgerà quasi per intero sui campi sportivi della Mappanese Calcio. Ideatore del nostrano "Campioni", Antonio Petrone, figura di spicco della società sportiva di Mappano con, alle spalle, esperienze calcistiche e tecniche con Juventus primavera, Atalanta, Reggiana e Crotone. "Si tratta di un reality tecnico-tattico sul mondo del calcio giovanile – dice Petrone – filmando allenamenti e partite dei ragazzi costruiremo un archivio calcistico da utilizzare negli stage e nei corsi per allenatori. Non cerchiamo a tutti i costi di spettacolarizzare l’evento ma speriamo di riuscire a creare una base materiale per creare istruttori preparati". Intanto è cresciuta già in questi giorni la voglia di apparire in televisione: al reality partecipano ragazzini nati nel 1988 che, con la maglia della Mappanese, iscritti al campionato Juniores sperimentale Regionale, una nuova categoria varata dal comitato regionale Piemonte Valle D’Aosta proprio per questa stagione. Una volta alla settimana i calciatori della Mappanese sono in tv con allenamenti e partite commentate. "Le selezioni sono andate bene e ci hanno dato modo di creare una buona squadra – continua Petrone – abbiamo provato ragazzi di Torino e provincia. A valutarli ci hanno pensato venti tecnici qualificati provenienti da altri club giovanili della zona". I paragoni con "Campioni", il reality show che, su Italia Uno, ha visto nascere la stella del Cervia (passato dall’Eccellenza alla serie D sotto la guida di "Ciccio" Graziani), sono evidenti. "Ma sono molte anche le differenze – conclude Antonio Petrone – noi non facciamo un’attività che mira al pettegolezzo. Cerchiamo invece di portare all’attenzione degli addetti ai lavori un modo di fare sport molto sano e pulito. Il nostro scopo è diffondere una cultura tecnico-tattica che, attualmente, è poco sviluppata e, a livello locale, è spesso completamente assente". Il reality è stato ufficialmente presentato a Mappano in piazza Don Amerano: madrina della serata la valletta di Mediaste, Maddalena Corvaglia. Intanto, nella prima uscita ufficiale della stagione, la Mappanese di Petrone sotto gli occhi delle telecamere ha battuto il La Chivasso 2-0 fuori casa, confermando tutto il suo potenziale tecnico che, ovviamente, va al di là di ogni trasmissione televisiva. Alessandro Previati |
|
Comunicato stampa Come Sindaco della Città di Caselle T.se ritengo doveroso respingere gli attacchi che sono stati portati, a mezzo stampa, all’immagine dell’Assessore allo Sport Franco Zaccone e quindi del Municipio stesso, che quell’Amministratore rappresenta. Giudico sconvenienti sia i metodi prescelti per denunciare le mancanze dell’Assessore, che avrebbe dedicato scarsa attenzione all’esibizione di ginnastica artistica dello CSEN durante la manifestazione del 24 settembre scorso, sia, nella sostanza, talune dichiarazioni che mi paiono fuori luogo. L’operato dell’Assessore allo Sport, la sua presenza sul territorio e le molteplici iniziative intraprese mi sembrano palesi e difficili da disconoscere. Respingo dunque i malsani tentativi di linciaggio a mezzo stampa, per un atteggiamento che pare essere risultato "sconveniente" solo allo CSEN e non alle altre Associazioni ed ai numerosi cittadini intervenuti alla "Festa dello Sport". A questo proposito credo sia giusto mettermi a disposizione dei genitori coinvolti per incontrarli quanto prima, non solo per promuovere la risoluzione di quanto considero un malinteso, ma soprattutto per garantire loro che tutte le Associazioni casellesi e mappanesi beneficiano dello stesso atteggiamento da parte del Comune di Caselle. Mi domando tuttavia da dove nasca tanta acredine, che certo non celebra i più alti valori dello sport e non giova né al Paese, né tanto meno alle giovani atlete dello CSEN, alle quali rinnovo il mio personale plauso ed apprezzamento. Auspico dunque per il futuro una coscienza civile in grado di scongiurare simili atteggiamenti o siffatte dichiarazioni stampa, echeggianti forse per la cronaca locale, ma meno per promuovere l’interesse dei giovani verso quei rapporti di correttezza e di civiltà che sono alla base delle competizioni sportive più sane. Il Sindaco Giuseppe Marsaglia Cagnola |
| pagina 9 |
|
Mappano e il suo nuovo parroco Don Andrea Percivalle è ufficialmente il nuovo parroco di Mappano. Si è presentato ai fedeli della frazione domenica 25 settembre durante la cerimonia inaugurale. Simpatia ed esperienza sono sicuramente le sue carte vincenti. All’inizio della celebrazione la presidente del consiglio pastorale mappanese ha rivolto un breve saluto al neo parroco. "Siamo tutti raccolti attorno a lei, Don Andrea, per darle un festoso benvenuto che scaturisce direttamente dai nostri cuori le siamo riconoscenti per aver accettato di lasciare la bella e prestigiosa Torino, il confessionale al santuario di Santa Rita, dove tante persone rimpiangono il suo ministero di guida spirituale. Grazie per aver risposto Sì al Cardinale – ha proseguito – che le ha affidato la guida della parrocchia di una borgata che, ricca di storia e di talenti, spera di costituirsi in un unico comune". In una Chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore gremita all’inverosimile, e alla presenza di tutte le massime autorità cittadine (sindaci di Borgaro e Caselle in testa), il nuovo curato ha pronunziato le sue prime parole nella veste di parroco. "Per ben due volte il vescovo mi ha convocato per propormi un trasferimento – ha subito ammesso con franchezza – nelle prime due occasioni ho rifiutato, alla terza non ho potuto far altro che accettare. Evidentemente era nei piani di Dio". Nel corso della sua prima omelia Don Andrea ha anche annunziato le parole d’ordine che caratterizzeranno il suo ministero pastorale. "Conversione e umiltà sono i principi cardine dell’etica cristiana – ha proseguito – non sono uno che vuole sempre cambiare tutto, ma certi valori rimangono immutati in qualsiasi contesto". Non sono mancati nemmeno gli accenni al giovane Don Pierantonio Garbiglia suo predecessore. "In questi giorni ho avuto molti contatti con don Pier – ha confessato – grazie a lui sono riuscito ad avere un nitido quadro della realtà mappanese. Quando tornerà dal Brasile e passerà a trovarci dovremmo accoglierlo con entusiasmo e farlo sentire proprio nella sua parrocchia". "Saranno fortunati i fedeli di Belem ad avere un giovane pastore di anime come Don PierAntonio". La festa è poi proseguita in oratorio dove un lauto rinfresco ha rallegrato il grigio e piovigginoso pomeriggio della frazione. Don Andrea, 55 anni, ha sicuramente maggiore esperienza rispetto al suo predecessore. Gli anni difficili passati nella Parrocchia di San Remigio, nei pressi di via Artom a Mirafiori Sud, lo hanno profondamente segnato ma non gli hanno fatto perdere la serenità ed il buon umore. Un bagaglio di esperienze che sicuramente saprà far fruttare nella nuova comunità che gli è stata affidata. Sicuramente più tranquilla almeno nella forma. Dai toni dell’accoglienza sembra al momento che tutti siano ben disposti nei suoi confronti. Sappiamo però che la comunità mappanese non è stata aliena in passato da perniciose divisioni e rivalità personali. Speriamo che il nuovo pastore possa davvero incarnare un punto di riferimento per tutti i parrocchiani. |
| pagina 10 |
|
Storia dell'ufficio postale di Caselle Molte volte anche il collezionista di documenti di storia postale si trova di fronte a piccoli quesiti a cui vorrebbe dare una risposta. In questo caso l’enigma è rappresentato da una piccola lettera spedita da Caselle; oltre al timbro lineare di Caselle vi è un segno di tassa "1" cancellato e un secondo segno di tassa "2". I numeri uno e due indicano uno e due decimi di lira, ossia dieci e venti centesimi equivalenti a due e quattro soldi. Ma questa lettera presenta un’altra particolarità, sul lato dell’indirizzo, in basso a sinistra è riportato la qualifica di chi scrive e la sua firma: Il Vice sindaco di Caselle – Falletti. Questa indicazione non è da intendere come la intendiamo noi ai giorni nostri, ossia l’indicazione del mittente a cui può essere restituita la lettera in caso di mancato recapito: era una specifica norma da osservare per avere diritto alla franchigia postale. Secondo il Vollmeier,in questi anni la corrispondenza in franchigia copriva il 60-70% dell’intero traffico postale, e lo stato per avere un utile aveva elevato le tafiffe a quelli che pagavano. Per dare un’idea, possiamo calcolare che per inviare una lettera semplice (un foglio dal peso inferiore ai sei grammi), per esempio da Torino a Genova, un operaio o un impiegato avrebbe pagato oltre un terzo della sua paga giornaliera. Per questi motivi il diritto alla franchigia era regolamentata in modo preciso e il Regio Editto del 12 agosto 1818, contiene ben 22 articoli e una serie complessa di tabelle che definiscono tutti i tipi di relazione fra i diversi enti dell’amministrazione statale che avevano diritto a questa agevolazione. L’art. 128 dice che per poter usufruire di questo diritto chi spedisce deve dimostrare la sua qualifica apponendo sulla lettera un contassegno che può essere a bollo oppure a mano, "Il contrassegno a mano si opera scrivendo in un angolo dell’indirizzo della lettera o piego la qualità dello scrivente, colla successiva sottoscrizione dello scrivente stesso". Ma non era ancora finita, l’art.140 recita infatti: "Le lettere contrassegnate non debbono essere gettate nella buca delle lettere del Pubblico,ma devono consegnarsi agli Impiegati delle Poste destinati in ciaschedun Uffizio per riceverle.Tutte quelle gettate nella buca sono soggette ad essere tassate. Tutte quelle contrassegnate irregolarmente saranno pure tassate. Vi sono articoli che prevedono, in caso di sospetto di frode, la facoltà degli impiegati delle poste di tassare la lettera "a meno che il mittente voglia aprire il piego, affinchè l’Impiegato delle Poste verifichi se in detto piego, vi sono lettere o carte in frode". Ritornando alla nostra lettera dobbiamo supporre che se il vice sindaco di Caselle, il Geometra Falletti, ha contrassegnato e sottoscritto la lettera, è perché pensava di avere diritto alla franchigia. Svolta questa incombenza si presentano due ipotesi: o ignorando la legge ha messo la lettera nella buca per il Pubblico e il solerte impiegato, ligio al regolamento ha apposto il segno di tassa di un decimo di lira, oppure il vice sindaco si è effettivamente recato all’ufficio postale, ma l’impiegato per qualche cavillo burocratico non ha ritenuto che Falletti avesse diritto alla franchigia e quindi ha tassato la lettera apponendovi il segno uno. La storia di questa lettera non è però ancora finita. Lo stesso impiegato dell’ufficio di Caselle o un successivo verificatore, ha trovato la tariffa sbagliata ed ha provveduto a correggere la tassa, cancellando con alcuni tratti di penna la prima indicazione e apponendovi un due ossia due decimi di lira uguale a venti centesimi. Dall’interno della lettera si rileva che fu spedita il 9 ottobre 1824; erano perciò in vigore le tariffe stabilite dalle Regie Patenti del 25 settembre 1818, che prevedevano, all’articolo due, per una lettera semplice, cioè di peso non superiore ai sei grammi, una tassa di "soldi uno ossiano centesimi cinque" se dirette nel luogo in cui furono spedite, soldi due ossia 10 centesimi per una distanza da uno a 10 miglia, soldi 3 ossia 15 centesimi per una distanza da 10 a 14 miglia, soldi quattro, ossia 20 centesimi per una distanza da 14 a 24 miglia., e così via fino ad una distanza di oltre 250 miglia. L’articolo tre propone una tabella che definisce "la tassa delle lettere eccedenti in peso le gramme sei, sarà regolata sulla proporzione delle distanze… e nella proporzione di peso". Per una lettera di peso da sei a dieci grammi una volta e mezzo la tassa precedente, da dieci a 15 grammi due volte la tassa precedente e così via. Il raddoppio della tariffa inizialmente prevista può essere dovuto alla percorrenza o al peso della lettera. La distanza fra gli uffici di Caselle e Chieri, risulta un poco superiore a 10 miglia, considerando, come prevede la legge, la percorrenza stradale e utilizzando la strada diretta Torino Chieri, mentre sarebbe stata molto superiore, tanto da giustificare la tassa di 20 centesimi, seguendo fino a Moncalieri o Trofarello, la rotta della posta per Genova, e di qui la deviazione per Chieri. La lettera avrebbe anche potuto contenere un foglio aggiuntivo e rientrare nella classe da 10 a 15 grammi e far raddoppiare l’importo dovuto, ma in questo caso l’impiegato avrebbe dovuto riportare il peso della lettera in alto a sinistra. Antonio Gai |
| pagina 11 |
| http://www.merlo.org/caselle/pagina11.pdf |
| pagina 12 |
|
Memorie di un angelo granata Era una notte di gioia, era tempo di grandi trionfi rombavano forte i motori e il vento vibrava sulle ali della nostra aquila nell’aria il profumo delle vittorie, negli occhi chiusi della nostra pace. Ogni giovane, ogni uomo, aveva dato tutto, stremati dormivamo e la maglia granata intrisa di umori si cuciva al nostro cuore sognavamo, come tutti, la vita ci pagava in abbondanza dovere tutto a quella maglia era ciò che ci faceva giganti d’onore. La mia mamma mi aspettava, come ogni volta che varcavo le Alpi sulla porta, con il babbo e la torta che amavo tanto mentre io pensavo a Nina, al suo collo bianco e al suo profumo di panna avrei presto riabbracciato la mia vita di gregario, fuori e dentro al campo. Lo sentivo, eravamo ormai giunti, presto avremmo disceso la via di casa sorvolando Torino, l’amata città, del nostro mito taurino oltre il verde colle e la chiesa dei Savoia, fin giù nella piana a rasentare i tetti già, saremmo tornati al Filadelfia, nella nostra dimora. Ma l’aquila non scese giù in picchiata, una coltre bianca e dannata si avvinghiò il fiero uccello d’acciaio che ci portava al nostro nido, si schiantò a Superga, nella dimora di un Dio tutto finì, per sempre, gioie, amori, vittorie, tutto una palla di fuoco arse per lungo tempo, cancellandoci dal mondo. Da quassù si vede il mare, non pensavo che l’aldilà fosse tanto bello sono felice, sento tanto amore attorno a me e alla mia squadra perché noi non siamo mai morti, noi siamo solo partiti per la sfida dell’eterno trionfo e nel cuore dei nostri tifosi, noi siamo e saremo, per sempre, dei piccoli angeli con le ali granata. Franco Campora
|
| pagina 13 |
|
Casell...e musica 2005 Alla vigilia dell’edizione 2005 di Casell...e Musica, leggendo il programma dei vari appuntamenti musicali si possono notare alcune novità. La prima, salta subito all’occhio, la Lezione concerto per le scuole elementari; la seconda, l’ appuntamento con chitarra e soprano nella sala giunta del vecchio municipio. La necessità crescente di fare cultura, per contribuire concretamente all’educazione dei giovani ed offrire alla cittadinanza autentiche occasioni di ascolto, costituisce il punto di partenza di questa proposta, centrata sull’esecuzione in versione originale delle Stagioni di Antonio Vivaldi. L’idea dell’Insieme Strumentale "Intenzioni Sonore" è di portare a scuola i momenti più significativi di questi brani. L’esecuzione dal vivo e la successiva discussione con insegnanti e ragazzi apre alla scoperta della musica e degli strumenti, creando così un filo conduttore che porta all’ esecuzione integrale in forma di concerto, rispondendo alle concrete esigenze di far conoscere la bellezza della musica classica, quale linguaggio artistico portavoce del patrimonio culturale e umano. La proposta formulata si realizza attraverso una lezione concerto per le scuole elementari mentre domenica 16 alle ore 16 il concerto viene proposto a tutta la cittadinanza. Come dicevamo, l’altra novità riguarda luogo, cantante solista e musicista. vale a dire la Sala Giunta del nostro comune, un soprano e lo strumento impiegato: la chitarra. Ricordiamo anche il tradizionale concerto di Santa Cecilia della nostra banda "La Novella" il 12 novembre, mentre per gli altri appuntamenti rimandiamo al numero di novembre... altrimenti che scusa dovremmo inventarci per ricordarvi le date, gli orari e i luoghi degli appuntamenti musicali? Essepi
|
|
Casell...e Musica Calendario dei concerti Ottobre – dicembre Venerdì 14 ottobre Auditorium della scuola elementare Gianni Rodari "Incontro alla stagioni" Lezione concerto riservato alle scuole elementari del Circolo didattico G. Rodari di Caselle T.se Domenica 16 ottobre Chiesa di Santa Maria Assunta - ore 16.00 "Le quattro stagioni" di A. Vivaldi Insieme strumentale "Intenzioni Sonore" Paolo Bergamin violino solista Giuseppe Barone violino Teodora Gapik violino Magdalena Vasilescu viola Massimo Barrera violoncello Roberto Bevilacqua contrabbasso Francesco Cavaliere clavicembalo Gimmy Cetrulo conduttore progetto scuola Musiche di: Antonio Vivaldi Sabato 12 novembre Chiesa di Santa Maria Assunta - ore 21.00 "Concerto di Santa Cecilia" Filarmonica "La Novella" di Caselle M. Bruno Lampa direttore Musiche: Brani originali per orchestra a fiati e trascrizioni di colonne sonore e canzoni di successo. Domenica 20 novembre Chiesa di San Giovanni Ev. ore 21 "Organo e Ottoni" Gruppo Strumentale " San Massimo" Gianfranco Luca Organo - Guido Azeglio Tromba Luana Siracusa Tromba - Mauro Fornero Tromba prof. Andrea Barone Flauto Trasposizioni e elaborazioni del gruppo. Musiche di: J.S.Bach, J.Clarke, A.Vivaldi, Haendel Domenica 27 novembre Palazzo Comunale di piazza Europa Sala Giunta - ore 16.00 "Il recitar cantando in duo" Duo Colombatto Parecchini Elena Colombatto Soprano Diego Parecchini Chitarra Musiche di: Arie del 700 e dell’800 europeo. Sabato 3 dicembre Chiesa di Santa Maria Assunta - ore 21.00 "Profumo di Natale" Corale di Mappano Enrica Baldi Borsello direttore Sandro Frola Organo Musiche di: Brani corali sacri e canti della tradizione natalizia.
|
|
Banda in festa a Canelli La Novella ha affrontato un impegnativo settembre che l’ha vista coinvolta in numerose manifestazioni in ambito casellese. Ma non solo: a ottobre infatti è stata invitata dalla Provincia di Torino a esibirsi a Pessinetto in occasione di una manifestazione locale. Successivamente sarà impegnata nell’edizione di Santa Cecilia 2005 di cui più avanti parleremo. Si tratta quindi di un momento assai impegnativo per i nostri musici e per la nostra banda, che è pur sempre una piccola banda (guidata da un grande maestro: Bruno Lampa). Piccola banda con i suoi 30 elementi (alcuni dei quali provengono da alcune bande consorelle, ma lo scambio – sia chiaro – è reciproco). Ma fortunatamente in questo periodo sono entrati nelle file dei musici i giovani allievi del corso di orientamento musicale triennale, organizzato con il patrocinio della regione Piemonte e del comune di Caselle, che si è concluso a giugno. E un nuovo corso è appena iniziato, questa volta organizzato solo dalla Novella e dal maestro Lampa. Perché vi raccontiamo tutto questo? Perché gestire la banda è assai impegnativo (qualcuno del direttivo dice che è come un secondo lavoro, non retribuito) ma nonostante il grande impegno c’è la soddisfazione di poter far proseguire una tradizione musicale casellese che ormai è antica di secoli (243 anni!!) e che continua a dare ai nostri ragazzi la possibilità di accostarsi alla cultura musicale. La Novella intende chiudere degnamente il 2005 festeggiando in modo adeguato anche quest’anno la Santa Patrona della musica, Santa Cecilia. Per quanto riguarda l’edizione 2005 il programma della manifestazione, esposto a lato, prevede il classico Concerto di Santa Cecilia sabato 12 novembre che verrà tenuto nella Chiesa di Santa Maria con inizio alle ore 21,00. Il concerto, che sarà diretto come sempre dal Maestro Bruno Lampa non deluderà sicuramente gli amanti della musica bandistica ma tiene conto dell’introduzione fra le file dei musici dei ragazzi del corso. Il concerto verrà presentato da Paola Zanirato. Il programma per domenica 13 novembre prevede la gita sociale fra le suggestive colline astigiane vicino a Canelli dove è prevista la visita degli stabilimenti Fratelli Gancia. Dopo la visita è prevista la partecipazione alla Santa Messa nella Parrocchia di S.Ilario di Cassinasco celebrata dall’amico Don Alberto Rivera Infine dopo la Messa partenza verso il Ristorante Mangiaben di Cassinasco – località Caffi per il tradizionale pranzo di Santa Cecilia. Situato sul colle dei Caffi, a 504 metri sul livello del mare, offre al turista una sosta in un clima mite e salubre in un incantevole e riposante paesaggio dove peraltro è possibile visitare il Santuario di Nostra Signora dei Caffi dedicato alla Madonna delle Grazie e degli Alpini, recentemente ristrutturato. La cucina del ristorante si ispira alla tradizione Piemontese (e non poteva essere diversamente) con proposte che vanno dalle ricette classiche a quelle meno conosciute dalle consuetudini alimentari contadine. La direzione della Novella, con in testa il Presidente Giuseppe Grivet Brancot, coglie l’occasione per ringraziare tutti coloro che contribuiranno all’organizzazione della manifestazione ed in particolare Don Claudio per la rinnovata ospitalità. La direzione della Novella rinnova infine l’invito a tutti i sostenitori e gli appassionati della banda ad unirsi ai musici in questi giorni di festa e musica.
|
| pagina 14 |
|
Casellesi in Cina Il motivo trainante del nostro viaggio è stata l’inaugurazione della seconda edizione della Biennale Internazionale d’Arte di Pechino presieduta dal casellese Vincenzo Sanfo, Presidente del Centro Italiano per le Arti e la Cultura, che a Pechino si è praticamente costruito una seconda casa ed è stato affettuosamente "adottato" dai cinesi (solo il motore di ricerca Google in Cina dà 900 risultati cliccando il suo nome!). La Biennale si è svolta a Pechino in due spazi espositivi differenti: il Millennium Monument (vicino a piazza Tienanmen) e il Museo Nazionale di Belle Arti che ospitava il padiglione degli artisti italiani, una trentina circa tra nomi pluri-affermati come Sandro Chia e Piero Guccione e artisti emergenti di varia tendenza, dal realismo all’astrattismo. Non dimentichiamo la presenza dei due piemontesi Giacomo Soffiantino e Piero Ruggeri, rappresentati in Cina dalle rispettive figlie Carlotta e Chiara, oltre a Luigi Mainolfi, anch’egli presente. Ben oltre l’Italia si è spinto il sig. Sanfo, in qualità di International Curator, facendo esporre anche una ventina di artisti stranieri provenienti dalla Francia, dalla Spagna, dal Messico, dall’Argentina fino al Guatemala. Un trionfo di colori, di storie, di fili intrecciati, di figure misteriose. È la seconda Biennale d’Arte per la Cina, e sebbene ancora un po’ impreparati per certi aspetti tecnici e amministrativi, si può dire che è stato un successo. Tantissimi artisti di tutto il mondo hanno preso parte a questo emozionante evento, rilasciando autografi e interviste a cinesi veramente interessati al mondo dell’arte occidentale e ai meccanismi che regolano il mercato artistico. L’ente organizzatore della Biennale e del programma di viaggio a cui abbiamo partecipato è l’Associazione Artisti Cinesi, unica associazione legalmente riconosciuta in Cina e direttamente dipendente dal Governo Cinese. La Chinese Artists’Association ha dispiegato numerose forze di lavoro (che lì certo non mancano) per far fronte ai tanti aspetti relativi all’allestimento delle opere, alla pubblicità, all’organizzazione del viaggio e all’accoglienza e sistemazione degli ospiti. Una mole di lavoro in parte alleviata da una schiera di giovani volontari perlopiù studenti universitari dotati di una grandissima -direi indispensabile- qualità: la conoscenza di una lingua occidentale, quasi sempre l’inglese. Sembra incredibile, ma in una società così gerarchica e autoritaria i grandi capi, parlanti rigorosamente lingua cinese, spesso non si fanno neanche vedere in pubblico e delegano molti compiti a giovani ventenni che si trovano a gestire situazioni complesse dimostrando un’incredibile sopportazione e tenacia nel lavoro (che li occupa spesso più di 12 ore al giorno!). Peccato che qualcuno di loro non abbia mai sentito parlare di Manet o di Renoir e che non abbia la minima idea di come tradurlo in cinese, come è capitato al povero Daniel (nome fittizio in sostituzione del suo vero nome cinese) facendo da interprete durante un intervista al sig. Sanfo. Tornando alla Biennale non dimentichiamoci di altre due importanti mostre storiche organizzate dal Centro Italiano per le Arti e la Cultura: una sulla Grafica Impressionista con capolavori di Degas, Manet e Renoir e una dal titolo "Da Ingres a Warhol" che ripercorre i più importanti movimenti artistici dell’Ottocento e Novecento e si propone di "educare" il pubblico cinese all’arte occidentale e ad artisti per noi ultra conosciuti. Per un mese dunque – fino al 20ottobre – a Pechino si potranno ammirare capolavori d’arte italiana e mondiale insieme a bellissime opere di squisita fattura cinese, in un ricco mélange di civiltà che, pur solo sotto uno stesso tetto, sono idealmente unite dalla creatività umana. L.G.
|
| pagina 15 |
|
Dieci giorni in Cina Abbiamo accennato a inizio articolo ad un lungo viaggio che abbiamo intrapreso alla scoperta del mondo cinese, noi novelli Marco Polo del XXI secolo, nutrito gruppo di colleghi, amici, fidanzati e parenti vari a seguito del sig. Sanfo. Con noi il terzo casellese in Cina è Piero Ferroglia, artista tra gli artisti, che ha immortalato coi suoi scatti tutti i bambini cinesi che ha incontrato per strada. I primi giorni concitati si sono svolti a Pechino, non nel cuore della città come si potrebbe pensare, ma in un mega complesso di alberghi denominato Grand Epoch City, fedele ricostruzione di edifici in vecchio stile cinese con pagode, tetti a punta, colori sfavillanti e laghetti interni, a ben 70 km dal centro. A parte questo disagio, l’albergo era meraviglioso, pieno di enormi spazi con colonne dorate, di suite strepitose e dotato di tutti i comforts: dalla piscina al centro massaggi al campo da golf. Una vera e propria cittadella con altri alberghi di varie categorie e negozi, da girare in auto o in bici o in risciò. Di Pechino si è visto ben poco i primi giorni, a parte qualche scorcio dall’autobus dove si intuisce una metropoli dal traffico impazzito e dai grattacieli sempre più alti. Abbiamo però visitato la Città Proibita, storica residenza dell’Imperatore, composta da una successione di ingressi sempre più maestosi con troni sempre più ricchi e scritte che inneggiano alla pace, all’armonia, all’unione. Vengono i brividi a pensare a quanta gente lavorava per l’Imperatore e a quale rigida gerarchia fosse sottoposta. Suggestiva la visita, "guastata" all’uscita da una serie di mendicanti zoppi o ciechi che ti riportano bruscamente ad una triste realtà ancora ben presente in una così grande metropoli. Vi chiederete: e la Grande Muraglia? …ahimè, dovrete farvela raccontare da qualcun altro perché quel pomeriggio ero in camera d’albergo provata dal troppo stress dei primi giorni. Abbiamo da poco disfatto le valigie ed già è ora di ripartire: ci portano all’aeroporto, saliamo sull’aereo con destinazione Hefei. Distanza da Pechino: circa 1000 Km. Hefei è una bella cittadina della provincia di Anhui, situata a sud-est della Cina, non molto distante da Shanghai. Sin dalle prime occhiate si intuisce che è una città in via di sviluppo che sta puntando anche sul turismo per arricchirsi. In occasione della Biennale d’Arte Hefei ha vinto un terno al lotto (un po’ come Torino con le Olimpiadi del 2006): inaugura una cittadella dell’arte con grandi spazi espositivi e innumerevoli gallerie e ospita il simposio tra artisti e critici. Tutta la città si è preparata all’evento: hanno ripulito le strade e le case e affisso striscioni di benvenuto ovunque. Qui viviamo il momento più commuovente della nostra avventura: il traffico si ferma, la gente scende per strada o si affaccia dalle finestre, i bambini guardano incuriositi la fila di persone che con noi scende dai pullman accompagnata da musiche in festa e da bellissime ragazze in eleganti abiti rossi di seta. Qualcuno chiede di fare una foto con noi, qualcun altro chiede timidamente l’autografo. Noi rispondiamo di non essere artisti né critici, ma loro vogliono comunque immortalare un segno della nostra presenza e sorridendo ci dicono "Welcome to China". È gente comune, semplice e povera, che forse per la prima volta nella propria vita vede le fattezze di un occidentale, il cappello colorato di un jamaicano o i capelli lunghi e biondi di una ragazza italiana. Alloggiamo in un albergo della catena Novotel ed è curioso al mattino uscire dall’edificio e vedere che dietro c’è un villaggio dove le donne cucinano ai bordi della strada, i bambini giocano con niente e gli uomini guidano carretti improbabili. Al contempo, Hefei è dotata di palazzi moderni, di graziosi parchi con laghi, persino di una sorta di spiaggia. Tutto ciò fa parte delle innumerevoli contraddizioni che caratterizzano la Cina e che a mio avviso la contraddistinguono: da un lato l’arretratezza, a tratti la miseria, dall’altro l’ostentazione della modernità, la visibilità portata all’eccesso, la voglia di rinnovamento continuo. Trascorsi alcuni giorni ad Hefei un bel mattino riparte la carovana di autobus scortata dalla polizia, destinazione: Montagne Gialle, le più belle vette della Cina (ci dicono) e le più alte (1864 m, che a noi italiani fanno sorridere). Non ci è dato sapere la reale durata del viaggio, solo a fine giornata scopriremo di esser stati seduti sull’autobus ben 12 ore. Il viaggio però è decisamente folcloristico: si attraversano campagne verdissime dove contadini con il cappello di paglia lavorano sotto il sole e i buoi si sdraiano paciosamente in riva ai fiumi, creando scene bucoliche. Un’interessante tappa a metà strada ci conduce a visitare una fabbrica di carta di riso dove gli operai, uomini e donne, lavorano ininterrottamente a produrre quella carta sottile che gli artisti cinesi andranno a riempire con disegni di paesaggi e animali. Tutto il villaggio lavora nella fabbrica: i bambini che ci salutano e si mettono in posa per le foto già respirano quell’aria sin da piccoli e molto probabilmente lavoreranno lì per tutta la vita. A sera giungiamo in una località ai piedi delle montagne di cui si vede ben poco a causa del buio e della foschia: si intuisce che siamo circondati da una foresta di bambù. Solo il mattino dopo comprendiamo di essere ai piedi delle famose Montagne Gialle, così dette per volere di un Imperatore, ma non per il loro colore che in realtà è grigio scuro. Un’ovovia mozzafiato ci conduce a metà della montagna: da lì si inizia il percorso fatto a gradini che giunge alle vette, da cui si ammira un paesaggio fiabesco. Le rocce sono levigatissime, alcune hanno forma di pollice o di tartaruga, ma i lati sono a dir poco scoscesi e mettono a dura prova chi soffre di vertigini. La cima è affollatissima e noi ci chiediamo: "Ma come mai è piano di cinesi in un giorno feriale? Non lavorano sempre giorno e notte?!". La risposta è presto data: oltre ad essere una meta turistica anche per gli stessi cinesi, è settimana di vacanza per la festa nazionale. Svelato l’arcano. Anche qui non abbiamo tempo di disfare le valigie perchè è già ora di ripartire per un’altra città sempre più a sud: Huangshan. Durante il viaggio però ci fermiamo a Xidi, antichissimo villaggio rinomato per le decorazioni artistiche degli edifici e per la quantità di anticaglie (Buddha di varie dimensioni, lastre scolpite e decorate, souvenir vari). Pare che durante la Rivoluzione Culturale ci sia stato un falò delle vanità (a mo’ di Savonarola) e che abbiano bruciato innumerevoli opere d’arte che si trovavano lì. Quindi considerando quello che è rimasto, non possiamo fare altro che immaginare che cosa doveva essere prima quel villaggio. Sicuramente è stata fonte d’ispirazione per moltissimi artisti. La città che ci aspetta ora è Huangshan, delizioso paese vicino ad un fiume, attraversato da ponti colorati e illuminati a festa tutte le sere. Le vie centrali sono bellissime e pullulano negozi di tutti i generi; qui l’ansia da shopping diventa quasi maniacale, visto anche i ridottissimi costi della moneta locale. Non mancano catene occidentali e così, presi da una ventata di nostalgia, entriamo all’UBC cafè dove gustiamo un cappuccino con tanto di schiuma e polvere di cioccolato che neanche nelle migliori caffetterie di Torino... Qualcuno si fa fare un massaggio in un posto tipicamente cinese dove il cliente viene fatto sdraiare vestito e gli si pratica un intenso massaggio comprensivo di diagnosi di malattie precedenti e disturbi vari. Gli ultimi giorni a Huangshan trascorrono così all’insegna del riposo e dello shopping. Un altro aereo (il quarto per la precisione) ci riporta infine a Pechino, la grande metropoli che non avevamo ancora avuto il tempo di esplorare. Abbiamo solo un giorno a disposizione, ma questo basta per permetterci di visitare il suggestivo Tempio dei Lama, fervente luogo di preghiera popolato dai monaci oranti e da migliaia di visitatori di tutto il mondo e di tutte le religioni. È davvero un posto emozionante, pieno di Buddha di varie dimensioni, di cui uno gigante alto 26 metri, colmi di offerte di qualsiasi genere, dai soldi alla bottiglia di Coca Cola. Scrupolosi e intimoriti dalla sacralità del luogo spegniamo i nostri telefonini, ma con stupore poco dopo notiamo un monaco in tunica che parla con disinvoltura al cellulare (la tecnologia è arrivata fin qui!). Il pomeriggio trascorre invece in un luogo profano: un enorme mercato coperto di ben quattro piani che vende ogni genere di oggetti: dall’abbigliamento alle scarpe, dall’elettronica alle perle. Ebbene sì, un solo piano di perle dai colori più sgargianti messe ben in vista dai commercianti che cercano in tutti i modi di catturare il turista occidentale accettando qualsiasi prezzo dopo lunghe contrattazioni. Un paradiso per tutte le donne! L’ultima cena cinese in realtà è occidentale: mangiamo in un ristorante della catena Novotel dove cuochi con cappello bianco ci servono dell’ottima pasta al dente e preparano le crepes dolci al momento. La nostra lunga gita è giunta al termine, il giorno dopo si parte presto e si viaggia indietro nel tempo di sei ore, arrivando quindi un po’ frastornati dal jet-lag. Stanchi, ma pieni di ricordi, porteremo sempre con noi i paesaggi che abbiamo visto, il sorriso della gente, le tavole rotonde piene di cibo, la terra cinese. |
| pagina 16 |
|
I piccoli cuochi ritornano Ragazzi è iniziata la scuola... fare i compiti, studiare...! Finalmente sta iniziando il nuovo anno della Scuola Piccoli Cuochi di Caselle e siamo tutti pronti con le nostre nuove divise forniteci da "Bulli e Pupi". Spero che tutti vi siate accorti portando i bambini a scuola, andando a fare la spesa o passeggiando, della bellissima vetrina allestita, non solo con la nostra divisa, ma anche con oggetti che noi usiamo per cucinare. Per motivi di studio, come l’anno scorso il giorno che mi rende più disponibile è il venerdì, giorno in cui lavoro con i bambini più piccoli del corso di Giococando. Questo giorno mi dà la possibilità di vedere come siano piccoli questi bambini, ma come abbiano la capacità di imparare subito. Lavorando con loro dò anche il mio aiuto spiegandogli dove possono trovare gli oggetti che servono, facendogli qualche osservazione e, quando sbagliano che divertimento! Attenzione però, dagli sbagli saltan fuori sempre delle prelibatezze, vi ricordate il biscotto "Pastis ed caseli"? Non vi dico che sbagli... va bene così. Quindi attenzione, tutti pronti per partire con tante idee che abbiamo nei nostri tanti cassetti di cucina e non vediamo l’ora che saltino fuori! Penso proprio che vi stupiremo sempre più. Adesso ho finito, guardo fuori e, in questa giornata di pioggia autunnale, mi viene voglia di cucinare, cosa non so... vedo cosa la mia dispensa offre... fatto, sono prota per cucinare, saluto tutti e arrivederci a presto. Mi raccomando siate sempre presenti alle nostre manifestazioni, non vi deluderemo! Ah! Volevo farvi notare la presenza di un nuovo negozio molto importante per noi Piccoli Cuochi. Non sapete di chi sto parlando?! Sto parlando della Paper Dimension, fermatevi davanti alla vetrina e osservate attentamente... poi mi direte! Io penso che questo sia pane per i nostri denti. In occasione di questo freddo autunno abbiamo avuto un’abbondante raccolta di funghi. Quindi la ricetta che vi proponiamo questo mese è: Funghi in crosta di pane Ingredienti -400 g di pasta di pane -300 g di funghi porcini -200 g di speck -1 spicchio di aglio -200 g di stracchino -sale, pepe Procedimento Pulite i funghi e tagliateli a listarelle, quindi passateli in padella con 2 cucciaini di olio e l’aglio per 10 minuti. Stendete la pasta di pane su una teglia imburrata, mettete al centro le fette di speck, lo stracchino a fette e infine i funghi (senza l’aglio), quindi ripiegate la pasta su se stessa e sigillate i bordi. Cuocete in forno caldo a 200° per 30 minuti circa e poi servite a fette. Martina Colla |
|
1° Chapitre Mauro Pogliano, Gran Maestro della Confraternita del Salam ’d Turgia, e tutti i Confratelli porgono il loro beneaugurale saluto a tutti coloro che festeggeranno con noi il 1° Chapitre International della Confraternita del Salam ’d Turgia domenica 16 ottobre 2005. Il programma della manifestazione sarà il seguente: -ore 10,00: ritrovo delle Confraternite in Piazza Boschiassi-Caselle Torinese (si invita ad indossare i paludamenti) -ore 10,45: partenza con navetta per visita guidata degli stabilimenti Alenia Aeronautica Campo Volo di Caselle -ore 12,15: partenza per il Ristorante "La Filanda" - via Santa Lucia 14 - Mathi, in cui verrà servito l’aperitivo. -ore 12,30: chiamata delle Confraternite presenti e intronizzazione dei nuovi soci -ore 13,00: convivio Lieti di incontrarVi, porgiamo i migliori saluti Il Gran Maestro Mauro Pogliano |
| pagina 17 |
|
Ristorante del Calesse - Mappano Il Mappano era una minuscola frazione di Caselle caratterizzata dall’attività dei Lavandai, niente a che vedere con l’attuale agglomerato, una vera città che meriterebbe il riconoscimento della propria identità, anziché la dipendenza da quattro Comuni, Caselle, Borgaro, Leinì,Settimo. La sua evoluzione ha coinvolto la riqualificazione di nuclei abitativi, attività commerciali, esercizi pubblici, compreso il già noto ristorante "dei Cacciatori" situato sulla frequentatissima strada Cuorgnè. L’innovazione non esclude uno sguardo al passato, alle proprie radici e tradizioni e nel ricordo di un rosso calesse condotto da un dispensatore di genuini ortaggi e casalinghe carni, che sconfina nella fantasia, prende nome il rinnovato locale "del Calesse" per indicare l’attaccamento al cibo genuino. Lo conducono con successo dal maggio del 2002 un’affiatata coppia di giovani ed entusiasti ristoratori, Davide Damiano in cucina e Alessandro Castagneris in sala. Sono accomunati da quasi identico percorso, dalla Scuola Alberghiera Principi di Piemonte fino alla più recente Villa Somis, passando attraverso impegnative esperienze all’estero, da Bueno Ayres a Santiago delCile, fino alla fucina della professionalità di Francia, senza contare l’apporto in qualificati ristoranti diTorino. Una pratica che permette loro di gestire con sicurezza una sala da 60 coperti, una da 140, oltre a 12 camere. Il ristorante è animato da affezionati clienti sia a mezzogiorno con titolari e dipendenti di aziende, sia alla sera con menù alla carta e "settimane" a tema, ispirate dalla stagionalità, settimana del tartufo, del porcino, della selvaggina... È sufficiente scorrere le proposte dei menù, che variano settimanalmente, per comprendere la vitalità di una cucina ancorata ai prodotti del territorio ma elaborata al gusto moderno che è curioso ma bada alla sostanza. In questa stagione gli antipasti prevedono fungo porcino avvolto nel lardo d’Arnad, sformato di castagne con tuorlo d’uovo e tartufo bianco, gamberoni al pepe rosa e funghi pleurotus, scaloppa di tonno crudo con sale integrale e olio alla bottarga di muggine. Non da meno è la scelta dei primi di cui chiaramente si dà soltanto una selezione, come per il resto, per non incidere troppo sull’appetito dei lettori; si può scegliere tra una crema di zucca con orzo perlato e stigmi di zafferano, oppure maltagliati di grano saraceno con pancetta affumicata e carciofi, ma come rinunciare al raviolo del Calesse con i classici tre brasati l’arrosto di maiale, di manzo e una morbida carne bianca o di pollo o di coniglio, insieme alla base fissa di porcino, abbinata a bietola o spinaci, la pasta che la contiene è particolarmente sottile se si pensa che per un chilogrammo di farina lo chef usa 33 tuorli. Il pesce è protagonista nel condimento delle pappardelle allo zenzero, con pescatrice e fagiolini, mentre nei secondi è trancio di pesce spada con belga e frutti di bosco o trancio di storione con fondente di patate e porri. Nelle carni la scelta è ugualmente varia sia per qualità che per preparazione, dal filetto con funghi porcini e tartufo e patate alCastelmagno, al carrè di agnello della Nuova Zelanda con caramello di aceto balsamico o alla coda di vitello al forno con cavolo rosso e mele. La nota dolce non è meno creativa con il semifreddo al cioccolato extrafondente e peperoncino, il timballo di castagne con zabaglione e moscato, la bavarese all’uva con spuma di uva fragola e lascio immaginare quante alte composizioni avvengono nell’avvicendarsi dei tre o quattro giorni, rigorosamente preparate in "casa" come orgogliosamente annunciato "dal pane al dessert". Un principio che la dice lunga sulla capacità e la volontà di offrire ai propri clienti il massimo della professionalità, con una cucina che non perde mai di vista il sapore naturale di ciascun alimento, come già raccomandava Nicolas de Bonnefons nella sua"Lettera ai maestri di casa: La zuppa di cavolo deve sapere di cavolo, il porro di porro, la rapa di rapa", un discorso che non ha mai perso di attualità. Domenico Musci |
|
La piazza del Castello Un bar non è solo un locale pubblico, può essere molto di più, può dare colore e vita ad un luogo, diventarne parte integrante trasformandosi in un’utile bussola per orientarsi nella città. Piazza Boschiassi ha riscoperto la sua vocazione di "centro di aggregazione" da quando, tra il passeggio frettoloso del mattino e l’attardarsi lento della sera, è stato aperto il bar "La Piazza del Castello": un luogo d’incontro, un punto di riferimento, un modo piacevole per stare insieme tra un caffè, un aperitivo e un piatto veloce. Scommessa o promessa che sia, Ugo Carletto e Mauro Pogliano hanno senz’altro centrato l’obiettivo di ridare slancio e vitalità ad un luogo simbolo come Piazza Boschiassi, cambiandone in meglio il volto. "La scommessa è stata – dice Ugo Carletto – quella di trovare,con un pizzico di presunzione, qualcosa che a Caselle mancava: un locale per famiglie aperto la domenica e la sera, che offrisse oltre al classico caffè anche gli aperitivi". Un bar moderno ed informale, versatile ed aperto alle novità, ma attento alle tradizioni, a partire dal nome che ricorda come questa piazza, fino al 1878, si chiamasse "Piazza del Castello". Ma non solo. "È stato anche un ritorno alle origini – afferma Ugo Carletto – ho ripreso una tradizione di famiglia. Infatti mia nonna, detta "Pinota del Beuc", ha gestito negli anni ’20 e ’30, il "Bar Centrale" proprio nello stesso luogo. Il suo curioso soprannome lo si deve al fatto che fu proprietaria anche di una locanda in Strada Caldano dove era stato fatto un buco nel muro in cui infilare un bicchiere di vino da dare ai carrettieri di passaggio. Il "Bar Centrale" ha continuato a vivere fino agli anni 70, passando tra diverse proprietà "Il giorno dell’inaugurazione del nostro locale – prosegue Carletto – abbiamo voluto ripercorrere questo pezzo di storia, invitando tutti i vecchi proprietari: "Beppe d’la Corvì", Alaria, Petrini e Ansaldi". Il bar è frequentato da un pubblico variegato: ad ore diverse si possono incontrare le vecchiette uscite dalla Messa che passano per un saluto mattutino ed un caffè al volo, i colleghi d’ufficio che tra una discussione e l’altra gustano uno delle tante "soluzioni gastronomiche" per pranzo, le amiche che sorseggiano in relax il té delle cinque, le comitive che stuzzicano l’appetito con gli aperitivi e il buffet serale. E così si possono fare anche piacevoli sorprese come gustare un vecchio aperitivo, il "Vej Turin", che esisteva un tempo come liquore, ed è ora divenuto un cocktail alla moda. "Creare un locale con un’identità ben definita, riconoscibile per un’offerta di qualità che vada oltre il bar tradizionale e che sappia radicarsi nel territorio in cui vive. Questo è il progetto che a lungo termine intendiamo realizzare" afferma Ugo Carletto con l’entusiasmo e la convinzione di chi si è lanciato in un’avventura faticosa ma senza dubbio piacevole. E il bar del futuro? Sicuramente avrà un dehor estivo ed invernale che renderà ancora più accattivante "vivere" sulla piazza, sarà spazio aperto a serate a tema magari concordate con le varie associazioni presenti sul territorio e avrà un angolo dei vini, per intenditori, fini degustatori e principianti… Passando da Piazza Boschiassi la sera, le luci accese del "Bar della Piazza del Castello" sono un piccolo segno di una Caselle in trasformazione, una sfida sicuramente vincente che invita a uscire, ad incontrarsi, a rimuovere l’insegna polverosa di Caselle "paese spento" per sostituirla con una nuova e convincente "adesso a Caselle… c’è!" Antonella Ruo Redda
|
| pagina 18 |
|
Grande festa per l'addio al G. 222 Sabato 10 settembre, all’aeroporto di Pisa, sede della 46° Brigata Aerea dell’A.M.I., si è svolta una manifestazione aerea in occasione del "saluto di commiato" al velivolo da trasporto militare G.222. L’aereo è stato l’ultimo prodotto uscito dalla mente del grande progettista italiano Giuseppe Gabrielli, ed ha avuto origine nel 1963 da una specifica NATO per la realizzazione di un trasporto militare V/STOL, cui la FIAT rispose col progetto G.222 "Cervino", un bimotore ad ala alta potenziato da due turboeliche Rolls-Royce Dart e con sei reattori portanti Rolls-Royce RB 162 piazzati nelle gondole motrici per il decollo verticale. Il progetto, con il passare degli anni, è stato radicalmente rielaborato e nel 1966 il Ministero della Difesa ordinò due prototipi dell’aereo in versione a decollo tradizionale, in quanto l’A.M.I. aveva urgenza di sostituire gli anziani Fairchild C-119. Negli stabilimenti di Caselle vennero così costruiti i due prototipi, MM.582 e 583, che a differenza dei successivi aerei di serie montavano i motori General Electic CT-64-820 da 2.970 CV. Il prototipo NC.4001 si alzò per la prima volta dall’aeroporto di Caselle il 18 luglio 1970 con ai comandi i piloti collaudatori Vittorio Sanseverino e Pietro Paolo Trevisan. La valutazione del velivolo da parte dell’A.M.I. presso il Reparto Sperimentale di Pratica di Mare iniziò il 21 dicembre 1971 per concludersi con un ordine per l’acquisto di 44 G.222 (più i due prototipi) il 28 luglio 1972. Il primo aereo di serie compì il primo volo il 23 dicembre 1975, era pressurizzato e aveva migliori capacità di carico in quanto montava i nuovi motori General ElectricT64P4D da 3447 CV pari ad oltre il 14% di potenza in più rispetto ai vecchi propulsori, migliorando le capacità di carico conferendo al velivolo la possibilità di operare anche in zone equatoriali, come recentemente visto durante il maremoto in estremo oriente. La feroce concorrenza sui mercati mondiali e la mancanza di scarsi appoggi in sede politica non hanno certo agevolato il tenace lavoro della ditta costruttrice. L’Aeritalia, nata dalla fusione della FIAT aviazione con altre ditte italiane del settore aeronautico, riuscì comunque a vendere il G.222 ad alcune forze aeree come l’Argentina (3 esemplari), Congo (3), Dubai (l), Nigeria (5), Somalia (2), Thailandia (6), Venezuela (7). Alla Libia vennero venduti 20 esemplari rimotorizzati con i Rolls-Royce Tyne per via dell’embargo americano sui motori General Electric. Nel gennaio 1991 l’Aeritalia si fuse con la Selenia per dar vita alla Alenia, la quale assieme alla Chrysler Technologies offrì il G.222-710A all’USAF, per servire presso l’US Southern Command nella zona del Canale di Panama. Dieci esemplari vennero ordinati come C-27A "Spartan" (anche se l’ordinativo iniziale doveva essere di gran lunga superiore), ed ebbero una vita operativa assai breve nell’USAF che ben presto li parcheggiò sulla base di Davis-Monthan. A partire dal 1999 i velivoli hanno ripreso le attività in Sud America per conto del dipartimento di Stato americano. Il G.222 dotato di capacità operative superiori al semplice trasporto (è stato definito anche come "mini Hercules"), ha fornito prova di essere un aereo versatile durante il servizio con l’A.M.I. La 46° Brigata Aerea ha avuto in carico il G.222 a partire dal 21 aprile 1978 con la consegna dell’esemplare MM.62110, 46-81 (codice radio "Lupo 81"). L’A.M.I. ha ricevuto complessivamente 52 esemplari del velivolo, di cui 42TCM (Trasporto Convenzionale Militare), l per guerra elettronica (VS), 4 per radio misure (RM) e 5 in versione SAMA (Sistema Aeronautico Modulare Antincendio). Il G.222 può trasportare 32 paracadutisti, oppure 44 militari completi di equipaggiamento militare, carichi per oltre 5 tonnellate, compresi veicoli leggeri. Con la 46° Brigata Aerea il G.222 ha operato con il 2° e 98° Gruppo ed a effettuato oltre 160.000 ore di volo, lanciato quasi 700.000 paracadutisti, trasportato oltre 400.000 persone e 31.000 tonnellate di materiale. Nel ruolo antincendio le ore di volo sono state più di 12.000 in oltre 6.700 sganci di liquido estinguente. Un bel primato per questo polivalente bimotore italiano che uscendo di scena in sordina ma con onore lascerà il posto al suo erede C-27J "Spartan". La 46° Brigata Aerea La 46° Brigata Aerea "Silvio Angelucci" trae origine dal 46° Stormo Bombardamento Terrestre, costituito sull’aeroporto "Arturo Dall’Oro" di Pisa, il 15 febbraio 1940, munito dei trimotori S.79 nella versione aerosilurante, con i Gruppi 104° e 105°. Dopo l’armistizio, i velivoli superstiti sono raggruppati nella 253° Squadriglia, prendendo parte alla guerra di Liberazione, e viene costituito lo Stormo Trasporti (2° e 98° Gruppo). Finita la guerra, lo Stormo Trasporti, di base all’aeroporto di Roma-Centocelle, dà vita al 46° Stormo ricostituito a Pisa nel 1949. Con la consegna dei primi bimotori Fairchild C-119G e J, ribattezzati dagli equipaggi "vagoni volanti", lo Stormo si trasforma in 46° Aerobrigata Trasporti Medi. In tutti questi anni gli equipaggi della 46° sono stati impegnati un po’ ovunque in tutto il mondo. Con l’arrivo, nel 1972, del primo di 14 C-130H "Hercules" (assegnati al ricostituito 50° Gruppo) e la consegna sei anni dopo dei primi G.222, i vetusti C-119 usciranno definitivamente di scena. La denominazione attuale di 46° Brigata Aerea avviene nel 1985 ed oggi sull’aeroporto di Pisa-San Giusto operano i più moderni C-130J (2°, 50° Gruppo), ed i superstiti G.222 (98° Gr.). Sulla base è operativo anche l’NTC (National Training Center) che dispone dei simulatori di volo del C-130J ed è uno dei centri di addestramento per velivoli militari più grandi e moderni d’Europa. Al Comandante della 46° Brigata Aerea, Generale B.A. Francesco Latorre ed al personale della base rivolgiamo un ringraziamento per la calda accoglienza accordataci durante lo svolgimento della manifestazione. |
| pagina 19 |
|
Educazione ambientale Torino capitale dell’ambiente Due eventi di grande importanza Forse a qualcuno sarà sfuggito che, nei primi giorni di questo mese, Torino ha registrato due eventi di grande portata. Il più importante è senz’altro il terzo Congresso mondiale dell’educazione ambientale; il "World Enviromental Education Congress" si è tenuto al Lingotto dal 2 al 6 ottobre ed ha visto la partecipazione di 112 Paesi del mondo con la partecipazione di 1500 delegati. Il cuore dell’evento sono 12 sessioni tematiche in cui l’esperienze provenienti da tutti i continenti hanno avuto modo di confrontarsi. Docenti delle principali università mondiali, operatori delle numerose associazioni che lavorano per preservare (per quanto è possibile) il Pianeta, agenzie delle nazioni Unite, organizzazioni internazionali, centri di educazione ambientali si sono incontrati per riflettere sullo stato di salute della Terra, ma anche del possibile matrimonio tra ecologia e economia e del potenziamento della formazione ambientale, pilastro che sostiene questa iniziativa. Gli ospiti noti sono stati ovviamente molti, tra cui il nostro Carlo Petrini, presidente di Slow food che ha parlato di ambiente e cultura del cibo. Chiude il Congresso il presidente del Green Cross International, l’ex presidente dell’Unione Sovietica, Michail Gorbaciov. In parallelo è stato organizzato un altro evento culturale: l’ottava edizione di "Cinemambiente" che si è tenuta in due sedi: la multisala Massimo di Via Verdi 18 ed il circolo Amantes di Via principe Amedeo 38. Il festival in programma dal 30 settembre al 5 ottobre, è stato articolato in 10 sezioni: concorso internazionale documentari; concorso internazionale cortometraggi; Eco Kinds (film per le scuole); panorama internazionale (fuori concorso); eventi speciali; global vision (l’Africa); retrospettiva; documentari degli anni 50-60; festival diffuso; eventi collaterali. Si tratta di lavori che riflettono sullo stato dell’ambiente in un periodo flagellato da tifoni, tornadi, condizioni atmosferiche sempre più incontrollabili; ma descrivono anche la tragedia di chi ha sacrificato la propria vita ad es. coloro che coprirono il reattore 4 della centrale di Chernobyl con una cappa di acciaio e cemento, oppure l’odissea di chi per vivere ha lavorato e lavora ancora in ambienti malsani e pericolosi per la sua salute. In particolare, ha colpito la mia attenzione uno dei nove documentari partecipanti al concorso Italia: il regista Daniele Gaglianone ha voluto rappresentare un tema molto forte, che conosco bene e penso anche molti altri nella nostra zona: la tragedia dell’IPCA di Ciriè, cosiddetta fabbrica della morte, ove molti operai hanno protratto il cancro alla vescica per causa dei coloranti all’anilina che maneggiavano senza l’ausilio di alcuna protezione. Il film si intitola "Non si deve morire per vivere" ed è stato girato nell’azienda museo acquisita in tempi recenti dal Comune. Hanno collaborato nella realizzazione alcuni sopravvissuti ed alcuni figli degli scomparsi ritornando fra i barili arrugginiti e la squallida struttura dell’azienda. Il regista stesso stenta a credere che questa vicenda non sia avvenuta nell’ottocento, ma negli anni del progresso industriale seguito all’ultima guerra e si chiede in quanti Paesi tutt’oggi la tutela della salute dei lavoratori sia una priorità, pensando alle mostruose condizioni in cui lavorano le persone di quella parte del mondo "in via di sviluppo". Anche qui, in tempi di cococo e di flessibilità dell’impiego la sicurezza sul lavoro e la salute sono considerati dei freni allo sviluppo dell’impresa. L’IPCA non è soltanto la storia degli anni del boom economico ma di un’Italia indifferente: l’indifferenza rischia di inquinare quanto il veleno dei maledetti coloranti. Ernesto Scalco |
| pagina 20 |
| pagina 21 |
|
Grazie amici alpini Egregio direttore, le chiedo scusa per il tempo dedicatomi e lo spazio che vorrà riservarci ma è doveroso dire Grazie agli amici Alpini di Caselle per l’aiuto concreto che stanno portando al nostro progetto di adeguamento parco mezzi di soccorso, le assicuro che ho pensato alle parole da utilizzare per ringraziarli, ma ci vorrebbe il suo giornale per esprimerle, quindi noi pompieri, come è nostra abitudine, in silenzio, diciamo Grazie ma nel nostro cuore vi sono sentimenti di stima, amicizia, riconoscenza, infiniti. Come saprà, domenica 11/09/2005 hanno festeggiato l’82° anniversario di fondazione organizzando un pranzo ed una lotteria a premi il cui ricavato è stato devoluto a noi vigili del fuoco Volontari di Caselle T.se per il completamento dei due nuovi mezzi di soccorso: un Mitsubishi L200 dotato di modulo boschivo e motopompa d’aspirazione ed un Mercedes Sprinter 4x4 adibito a Polisoccorso polivalente, cioè completo di attrezzature idonee a varie tipologie d’intervento a cui siamo chiamati ogni giorno. Inoltre vorremo dire un Grazie particolare a tutta la cittadinanza, che in qualsiasi forma, anche morale ha partecipato al giorno di festa contribuendo in modo sostanzioso al nostro progetto. Vigili del Fuoco Volontari Caselle Torinese La invito, personalmente a venirci a trovare in sede, il Venerdì sera dopo le 21,00 siamo aperti al pubblico, così potremo illustrarle personalmente il nostro operato ed il nostro progetto di ampliamento e sostituzione mezzi di soccorso a cui tanti, ma veramente tanti, in qualsiasi forma stanno partecipando al nostro progetto, tutto per permetterci di essere sempre pronti a qualsiasi tipo di aiuto che possiamo dare. Distaccamento Francesco Aucone |
|
Avis: non siamo spariti Caro Direttore, No, non siamo spariti nei meandri della memoria, è solo che molte volte i casi della vita ti portano inesorabilmente a prendere una pausa per non risultare troppo seccanti. Sappiamo tutti che le battute d’arresto arrivano senza eccezione quando meno te l’aspetti.In questo caso il riferimento ci porta al nostro caro Giovanni, ma ciò non toglie che si guarda avanti e allora ci si rende conto del lavoro che piano piano porta frutto. Cambiando discorso, per la prima volta in tanti anni, per sopperire alla carenza di donazioni nel periodo estivo, si è pensato di inserire un prelievo nel mese di luglio. Per essere la prima volta non possiamo lamentarci, l’equipe medica e noi siamo soddisfatti, tant’è vero che anche il prossimo anno avremo una donazione durante l’estate. La giustificazione per fare il punto della situazione ci viene data dalla festa annuale che solitamente teniamo in autunno nel periodo compreso tra fine settembre e metà ottobre. La variabilità della data viene imposta solo per questioni logistiche visto che dobbiamo fare i conti con la data della donazione di ottobre. È sempre un piacere ritrovarsi tutti insieme, con i propri familiari e amici per trascorrere, come avvenuto il 2 ottobre scorso, una giornata in compagnia e servirsi di queste occasioni per parlare delle novità inerenti la vita associativa. D’altronde le novità non mancano, come il nuovo statuto approvato dalla direzione nazionale. Come sempre le novità sono tante e nel contempo nessuna, insomma un aggiornamento quasi necessario per mettersi al passo con i tempi, rispettando gli ideali, la tradizione intesa come gruppo di appartenenza e l’adeguamento alle varie leggi sul volontariato sulla privacy e sulle donazioni sanguigne. Altra bella notizia è l’arrivo di ben quattro nuove confortevoli poltrone per le donazioni con movimenti elettrici (utilizzate ufficialmente domenica 9 ottobre per i prelievi) e di una bilanca basculante che aggiunte alle tre precedenti fa in modo che la nostra sezione sia (perdonateci la modestia) come sempre al passo con le varie normative in materia. L’unico neo riguarda la gestione dei dati dei nostri volontari... ultimamente abbiamo avuto qualche defezione riguardo le comunicazioni e gli inviti. Molte volte ci si dimentica di comunicare la variazione di indirizzo e questo... crea qualche problema ai nostri "postini" Tonino, Matteo e Anna (i principali) che raggiungono tutti gli angoli (o quasi) della nostra città. Torneremo ancora su questi argomenti con la speranza di aumentare sempre più la fila dei donatori. essepi |
| pagina 22 |
|
A.N.P.I. Sessant’anni ben portati 60 anni non sono pochi, ma l’A.N.P.I. li porta bene e li ha festeggiati con altre otto associazioni e con Don Claudio nel corso della manifestazione promossa dal Comune di Caselle domenica 18 settembre "Camminiamo insieme – Associazioni in festa". Un grazie particolare a Massimiliano Bertini ed a Luca Baracco. Mercoledì 21 settembre, insieme alla Parrocchia S. Maria – S. Giovanni e con la collaborazione dell’agenzia Somewhere, a completamento dell’incontro "multiculto" del 2004, è stato proposto "Torino Cattolica – Torino Ebraica". Grande soddisfazione dei 35 casellesi partecipanti. Sabato 1° ottobre erano 81 i concittadini che hanno invaso la "Rocca di Angera" al mattino e, dopo un pranzo da "RE" (così è stato definito) hanno seguito le nostre guide per le vie di Borgomanero e poi all’interno del Battistero di Cureggio. Toccante l’incontro con l’A.N.P.I. locale che ci ha lasciato sicuramente qualcosa su cui meditare. Attendiamo tutti il 12 novembre "alla scoperta della miniera Paola" a Prali. Aldo
|
|
Dedicato agli ospiti del Baulino Domenica 9 ottobre, una stupenda giornata di sole è stata una degna cornice alle numerose (forse troppe…..) iniziative presenti a Caselle. Il nostro rifugio abituale ha giovato delle pioggie dei giorni precedenti e si è presentato nella sua forma migliore ai suoi visitatori durante la mattinata. La presenza dei "pittori dello scalo" capitanati da Stefano Rollero ha aggiunto altri colori, e l’insieme era assolutamente piacevole. Abbiamo voluto condividere questo momento con gli ospiti del Baulino, al termine dell’ottavo anno consecutivo delle attività del giardino e dei nostri primi dieci anni di associazione. Questo è stato un anno particolarmente difficile, non sono mancati imprevisti, problemi, fatti spiacevoli, ogni sorta di messa alla prova. Abbiamo comunque cercato di superare gli ostacoli, la nostra età media non è proprio "primaverile" ma un buon allenamento stimola e tonifica, e gli imprevisti, quando si crede in ciò che si fa, possono essere un ottimo incentivo. Ai nostri "nonni" abbiamo voluto dedicare le musiche e le voci dei Babemalà: Paolo, Giovanna, Laura, Ivan e Mauro, bravissimi, simpatici, coinvolgenti, come altro si potrebbe definire un gruppo che oltre alle mani ed alla voce ci mette anche il cuore!. Il loro repertorio, con canti della tradizione, ballate, ci auguriamo abbia fatto venire a galla solo i bei ricordi, anche se da qualche lacrimuccia qua e là si percepiva che affiorava anche la tristezza dei tempi andati, delle persone con le quali abbiamo condiviso le cose piacevoli, quelle che non ritornano, che non abbiamo vissuto appieno o come avremmo voluto e non sempre per colpa nostra. La loro gioventù è passata attraverso tragedie speriamo irripetibili, ed il nostro impegno e la nostra presenza presso il giardino servono soprattutto a ridare attraverso i colori qualcosa di "bello da vedere"! G. Vormola Associazione |
| pagina 23 |
|
La voce della Pro Loco Prendendo a prestito la frase del Presidente delle Pro Loco del Piemonte Nanni Vignolo, in occasione dei 20 anni di fondazione dell’Unpli Regionale, anch’io vi dico "Lo sapevo che sarebbe andata così". Non poteva che essere una grande domenica di festa all’interno di un Settembre Casellese ricco di grandi eventi. Mi piace pensare la nostra Pro Loco divisa in 4 dipartimenti. Il primo con a capo Elis Calegari e Aldo Merlo si occupa del Giornale; il secondo diretto da Ennio Pavanati realizza le manifestazioni; il terzo dipartimento, con a capo i fratelli Vittore e Francesco Campasso e Mario Demichelis, gestisce la Casa delle Associazioni; il quarto diretto da Giampiero Barra si occupa dell’enogastronomia. Mai tutti e 4 i dipartimenti avevano lavorato contemporaneamente, è successo in questo mese: 26 pagine di giornale a settembre; l’organizzazione della giornata di domenica 18 festa patronale, la festa per i vent’anni di presenza a Caselle del nostro parroco, la festa di tutte le associazioni (non solo di quelle che hanno ricordato il loro anniversario di fondazione multiplo di 5); l’inaugurazione della Casa delle Associazioni (rinviata per colpa del cattivo tempo); le serate danzanti al Palatenda e lo stand enogastronomico hanno messo a dura prova tutti gli uomini della Pro Loco. Il tempo si è schierato contro di noi, ma grazie al Palatenda del Prato Fiera abbiamo potuto realizzare quasi tutto ciò che avevamo organizzato. L’inaugurazione della Casa delle Associazioni, dedicata al compianto dott. Silvio Passera, la faremo domenica 18 dicembre festa della Pro Loco e assegnazione del premio "il Casellese dell’anno" giunto alla 5ª edizione; sul prossimo numero troverete il programma dettagliato della giornata; la cronaca di domenica 18 (giornata clou del Settembre Casellese) la trovate, a cura di Luca Baracco, a pagina 7 di questo giornale, mentre a pagina 24 trovate un articolo sul Costina Party e uno sul concerto gospel scritti da Giampiero Barra. Il settembre si è chiuso domenica 9 ottobre in una giornata di sole piena di iniziative tra cui il 1° raduno camper; non erano molti, era prevedibile dato il tempo incerto dei giorni precedenti e molti altri raduni in Piemonte. Il programma da noi studiato e realizzato per i camperisti e tutte le manifestazioni collaterali preparate dalle altre associazioni casellesi (tra cui gli sbandieratori e musici del Mappano) sono state molto apprezzate. Per il prossimo anno il raduno camper si farà in collaborazione con l’Associazione Campeggiatori della Val Susa e altre A.C.T.I. del Piemonte che sono rimaste entusiaste della nostra città e della nostra accoglienza. Organizzare e realizzare per noi è un hobby. Farlo bene è una priorità e una caratteristica degli uomini Pro Loco, ma se non ci fosse chi ci segue il tutto non avrebbe senso; ed ecco allora il nostro grazie a tutti voi che avete partecipato numerosissimi a tutte le manifestazioni organizzate. Permettetemi da queste colonne, un plauso ad Elis, ad Aldo e a tutta la redazione del Giornale per la completezza dell’informazione locale; ad Ennio che da sempre si occupa delle serate danzanti e della Siae; a Vittore, Francesco e Mario che in modo impeccabile hanno preparato la Casa delle Associazioni per l’inaugurazione; a Giampiero un ragazzone alto, magro, di non tante parole, ma capace di raccogliere attorno a se un gran numero di giovani e meno giovani che si sono improvvisati camerieri, baristi, etc e che hanno lavorato gratuitamente per ben 4 sere. Grazie agli amici della Pro Loco Mappano per il loro prezioso aiuto in cucina, all’infaticabile Beppe Alberti con cui abbiamo fatto un colpo grosso: abbiamo "rubato" i cuochi alla Don Bosco Caselle: Alessio Vasca e il papà Gino. Per questo ricco Settembre Casellese l’Amministrazione comunale ha fatto la sua parte mettendo a disposizione oltre alle risorse finanziarie tutte le attrezzature in suo possesso. È a Massimiliano Bertini, Assessore alle Politiche Culturali, a Luca Baracco, Consigliere Delegato alla Cultura e alle Associazioni, al geom. Giuseppe Roberti e ai suoi collaboratori che va un plauso e un grazie per la preziosa collaborazione. Vi aspettiamo numerosi al prossimo appuntamento sotto i portici di Palazzo Mosca lunedì 31 ottobre 2005 festa di Halloween. Gianni Frand Genisot |
| pagina 24 |
|
Aggiungi un posto al "pala" Dal 17 al 20 settembre 2005 si è tenuta presso il Palatenda del Prato Fiera di Caselle Torinese la seconda edizione del "Costina party". La manifestazione enogastronomica, organizzata dalla Pro Loco, ha ottenuto uno strepitoso successo, nonostante il tempo sia stato inclemente durante le prime due serate. Il numeroso pubblico presente ha particolarmente gradito la combinazione cena + orchestra, anche perché, grazie all’Amministrazione Comunale, è stato possibile far esibire a Caselle gruppi di altissimo livello. Sabato 17 settembre ha suonato per noi l’orchestra di Wilmer, domenica 18 settembre abbiamo avuto il piacere di ballare con Loris Gallo e, in un crescendo entusiasmante, lunedì 19 settembre ci siamo divertiti con la spettacolare orchestra di Luca Frencia. Infine martedì 20 settembre, accompagnati da straordinari fuochi pirotecnici, abbiamo chiuso in bellezza con la vivace serata di ballo latino-americano propostaci con grande professionalità dai maestri Francesco e Rita dell’associazione "Dance with me". Grande divertimento dunque ma anche qualche piccola sorpresa nel menù. Quest’anno infatti, oltre alla tradizionale cena a base di carne alla griglia, il nostro "chef" ha proposto per la serata di martedì un menu "tutto pesce", particolarmente apprezzato dai nostri numerosissimi ospiti. Dato il grande successo della serata abbiamo pensato di riproporre questo menù anche il prossimo anno. Durante le quattro serate il gruppo dei ragazzi (dai 15 ai 60 anni) che ci ha aiutati in cucina, in sala ed al bar, si è via via amalgamato, formando una squadra di persone che hanno lavorato in perfetta sintonia e, soprattutto, in grande allegria. Grazie a loro si è perfettamente realizzato l’obbiettivo di queste serate, cioè lo spirito di aggregazione e di lavoro collettivo per la cittadinanza, che è un punto fondamentale dello statuto della Pro Loco casellese. Come l’anno scorso, vorremmo ricordare che una parte del ricavato andrà devoluto in beneficenza ad una associazione del territorio. Infine passiamo ai ringraziamenti, più che doverosi per chi ci ha aiutato ad organizzare e a realizzare questa stupenda avventura. In primo luogo tutti i ragazzi che hanno messo a disposizione il loro tempo libero per lavorare con noi (e possiamo assicurare che hanno lavorato molto e fino a tarda notte), l’Amministrazione comunale, tutti coloro che ci hanno sostenuto con la loro presenza in queste serate e tutti gli sponsor che in un modo o nell’altro ci hanno aiutati. In particolare: Autofficina Barra Domenico - Autoricambi BBM - Vittone, stufe e caminetti - Concessionaria Autoingros - Concessionaria Molinar - Bar Garibaldi - Macelleria Mosca Elio - Ditta Marietta Mario, mobili per ufficio - Immobiliare Domus - Autoriparazioni Tasso Mario - Immobiliare Edilinvestimenti - Assicurazione Ina - Gommista Bottone - Carrozzeria Chessa - Biscottificio La Baita - Ditta Bergonzi, idraulica - Carrozzeria Grosseto - Autoscuola Furno - Immobiliare Nigris - Union car rent, carrelli elevatori - Parrucchiere Nico - Ditta Garlone, vendita prodotti per l’edilizia - Ditta Tonini, costruzioni edili - Ditta Geraci, serramenti. Giampiero Barra |
|
Circolo fotografico Settembre è passato, con i suoi affanni da last minute, le mani frenetiche su vetri, cartoncini e stampe, i muscoli tesi a spostare e sollevare griglie e cornici, gli sguardi trepidanti e protettivi, quasi materni, sulle creature di carta, le voci indaffarate degli amici tutt’intorno a riempire attimi che rimarranno a lungo impressi nella memoria, i volti, tanti, conosciuti e sconosciuti a riconoscimento dell’impegno profuso, la consapevolezza di non consumare banalmente il poco tempo libero che la frenesia del nostro modello sociale ci concede. Ma la pausa che avrebbe anche avuto ragion d’essere più che meritata, non è nel DNA del nostro Circolo, ed in questo mese, famoso per nordiche e colossali bevute, che ora pure noi inconsapevoli latini cerchiamo di scimmiottare, ci ritufferemo nei vortici di questa incontenibile e travolgente sequenza torrenziale di appuntamenti. Parafrasando il termine calcistico, saremo subito in campo con "Caselle città porte aperte" dove presenteremo due mostre fotografiche di opposte sensibilità. Delicata nelle sfumature dei colori e nelle suggestioni color pastello dei suoi paesaggi, la "Provenza" di Francesco Storniolo si contrapporrà con la vigorosa ed austera rappresentazione in bianco e nero degli ambienti montani di Giovanni Coizza. Innumerevoli gli altri appuntamenti del mese che ci permetteranno di spaziare su diversi argomenti fotografici; una Torino surreale ed esoterica, il primo game del nostro nuovo appuntamento di critica fotografica, la serata del Diapoincontri con gli altri circoli della provincia dal tema "2006… quasi olimpiadi", le atmosfere orientali interpretate da Antonio Sala che ci presenterà pure la forza e la potenza drammatica delle immagini che ritraggono piccoli uomini nella lotta contro enormi ammassi ferrosi armati solo dalla potenza devastante del fuoco. Le serate che presentiamo vogliono poter offrire un’altra valida alternativa a quelle stucchevoli e noiose passate davanti allo schermo televisivo aspettando lo scorrere delle ore, perché stimolare l’intelligenza e la curiosità è uno dei modi migliori per poter vivere intensamente. Dino De Vecchi Programma delle attività Lunedì 17 ottobre: Ospite della serata Sergio Biamino che ci presenterà due proiezioni dai titoli: "Omaggio a Mozart" e "Torino misteriosa". Lunedì 24 ottobre: Quarta serata del "Diapoincontri 2005" dal tema "2006 … quasi olimpiadi" presso la nostra sede. Lunedì 31 ottobre: Autore della serata Antonio Sala che ci presenterà due proiezioni dai seguenti titoli: "Da Hanoi a Saigon" e "Ferro e fuoco". Lunedì 7 novembre: PHOTOMATCH - 2° Game - i giocatori devono portare 3 diapositive sul tema assegnato. Lunedì 14 novembre: Serata di premiazione e proiezione delle migliori immagini del "Diapoincontri 2005" presso la nostra sede. |
| pagina 25 |
|
Lorenzo Berthod. Classe 1940. "Sportivo dell’anno 2005". Sì, è lui "Mister Renzo", il casellese premiato quest’anno dall’Amministrazione Comunale con questo premio che sta diventando sempre più, di anno in anno, uno dei premi più ambiti da cittadini casellesi che per i più svariati motivi sono saliti all’onore delle cronache, hanno acquisito particolari meriti sportivi o che hanno portato in giro per il mondo, con onore ed orgoglio, il nome di Caselle; il nome della città in cui viviamo. I primi due premiati con questo riconoscimento sono stati: Luigi Merlino e Stefano Bruno; due grandi personaggi dello sport casellese. Il primo per essere uno dei padri fondatori del calcio casellese, il secondo per essere l’anima del volley casellese. Quest’anno è toccato a lui, a Renzo. Ad uno che ha già dedicato 36 anni della sua vita al calcio, principalmente al calcio giovanile. In tutti questi anni (i quali s’integrano fino quasi a confondersi con i dodici anni da bidello nella scuola elementare diViale Alcide Bona) il nostro Renzo ha visto passare davanti ai suoi occhi migliaia di ragazzini. Centinaia e centinaia (ma tante, tantissime) di bambini ai quali Renzo ha cercato di trasmettere il suo credo, la sua sana passione per lo Sport; sì, Sport con la "S" maiuscola, perché il mio amico Renzo intende così la partecipazione all’attività sportiva e al calcio in particolare. Altri scriveranno belle e forse più appropriate parole su di lui, ma certamente non saranno sentite come le mie. Io ho vissuto e sofferto, per anni, sulle panchine di mezzo Piemonte, insieme con lui. Abbiamo gioito e sofferto insieme per le vicende delle nostre giovanili. Abbiamo stabilito insieme il record, che ritengo tuttora imbattuto dalle giovanili casellesi, della conquista di un campionato juniores senza sconfitte: 22 partite. Lui, io, Matteo e Tonino. Ci sarebbero dei bei e curiosi aneddoti da raccontare su questo poker d’appassionati, ma non è questo il contesto giusto. Questo è il momento di parlare di Lorenzo Berthod. Ha ottenuto il patentino d’Allenatore dilettante di terza categoria nel 1978 (ventisette anni fa), ma come dicevo all’inizio,Renzo ha sempre allenato squadre delCaselle, tranne una piccola parentesi mappanese (Mappanese Azzurro) dal 1995 al 1998. Ha allenato anche la "prima squadra" fino alla Promozione che ha dovuto lasciare, seppur a malincuore, per decisioni cervellotiche di qualche dirigente. Di campionati, nelle giovanili, ne ha vinti parecchi, ma Renzo non si è ancora stufato e quest’anno ci riprova con una squadra d’Esordienti (classe 1993). Ho chiesto a Renzo che progetti avesse per il futuro (calcistico ovviamente) e lui mi ha risposto:di progetti non ne faccio più, ma sognare non è proibito. A buon intenditor poche parole. Le leggi sportive imporrebbero a Renzo, che quest’anno ha compiuto 65 anni, di smettere, ma una deroga federale forse gli permetterà di continuare ancora per un po’ ad allenare, soltanto le giovanili, al massimo fino ai campionati provinciali. Perché è di questo che Renzo ha voglia. Ha voglia di continuare a divertirsi ed arrabbiarsi, di insegnare calcio a chi ha voglia di imparare, perché lui ha molto da insegnare, lui è uno che di pallone ne mastica parecchio. "L’Amministrazione Comunale allo sportivo dell’anno Lorenzo Berthod per aver dedicato un’intera vita al calcio giovanile, Settembre 2005". Questa è la dedica ufficiale. Nella foto di Aldo Merlo vediamo il momento della consegna del riconoscimento, da parte degli Assessori Franco Zaccone e MassimilianoBertini (a destra e a sinistra del premiato), Lorenzo Berthod. Con questa dedica ilComitato ha inteso riconoscere a Berthod l’impegno che lui ha profuso in questo suo impegno, in questo suo "hobby". Sì, perché appunto di hobby si deve trattare, altrimenti non si capirebbe il perché di tanto impegno, non sarebbe giustificata tanta testardaggine (in senso buono, ovviamente, s’intende), tanta rinuncia alla tranquillità di molti "sportivi" della domenica, del sabato e di tutti gli altri giorni della settimana. Nella stessa giornata sono stati premiati parecchi altri atleti o sportivi. Premi e riconosciementi sono stati consegnati a Giuseppe Lo Muscio, un "diversamente abile", che pratica la pallacanestro in carrozzina; a Vincenzo Maita, ballerino di latino-americano; a Lia Chillà per la pallavolo; ad Ilaria Chiesa delC.S.E.N.; ad Erik Di Carlo per il break dance, ad alcuni bambini e ragazzine della scuola di ballo"Dance with me" e a Lucia Marengo delRoller Skates. Forse sono riuscito a far capire che sono particolarmente contento che questo premio sia stato consegnato al mio amico Renzo, ed auguro a tutti quelli che mi leggeranno d’avere la mia stessa soddisfazione negli anni a venire. Si può vivere anche per queste "piccole" cose. E. Pavanati |
| pagina 26 |
|
Grandi appuntamenti al T. C. Caselle L’ultimo è stato davvero un mese importante per il T.C. Caselle. I campi del "C’entro" di via alle Fabbriche hanno ospitato, uno dopo l’altro, tre appuntamenti di notevole caratura. S’è iniziato, come preannunciato nel numero scorso, a ridosso della festa di Caselle con la chiusura del torneo "Open Città di Caselle". Un torneo che seppur tormentato dalla pioggia è stato in grado di offrire uno spettacolo degno. Purtroppo, convocato come sparring per il match di Davis che l’Italia ha poi perso a Torre del Greco con la Spagna, non è stato dei nostri Alberto Giraudo, attualmente il più talentuoso dei giocatori piemontesi, capace nel torneo internazionale di Genova di giocarsela coi migliori. Con lui sarebbe stato di certo un altro torneo, ma vedere comunque, nel singolare femminile, in finale la nostra Cristina Dolce ci ha riempito comunque l’animo di gioia. Cri-Cri nel match conclusivo s’è trovata di fronte Vittoria Maglio dell’A.S. Le Pleiadi, una, per dire, che nel 2002 è stata in grado di andare in finale nel 10.000$ di Cuneo. La nostra, perso in frettissima il primo set perché frenata dall’emozione, è tornata in gara quando sembrava che per lei non ci fossero più chances. La Dolce si aggiudicava la seconda frazione al dodicesimo gioco e nella partita decisiva giocava come meglio non poteva. Ne nasceva un incontro epico, tecnicamente e agonisticamente il più bel match della storia del club. Cri e la Maglio si sono date battaglia onorando il meglio del tennis e solo sul filo di lana e riuscita a prevalere la giocatrice delle Pleiadi: a Sweettina è toccato l’onore delle armi e con pieno merito. In campo maschile Emanuele Sapio, dopo un tris di ottime prestazioni – eccellenti le sue vittorie si Marchioretto e Bondaz – s’è arreso senza giocare nei quarti al cospetto di Ivano Rolando; Stefano Dolce ha invece dovuto ritirarsi, per guai muscolari, in semi opposto al giocatore del T.C. Alba Lorenzo Comollo. In finale sono così andati proprio Comollo, già finalista lo scorso anno qui da noi, e Rolando, il coach dello Sporting Borgaro desideroso di mostrarsi ancora competitivo di fronte al numeroso pubblico accorso ad applaudirlo. Sconfitto e bene Fabio Beraldo, primo favorito del seeding, Rolando nulla ha potuto in finale contro le sciabolate da fondo di Comollo, il quale con un doppio 6-2 in poco più d’un’ora ha intascato il Caselle Open. Chiuso il torneo, il T.C. Caselle s’è proiettato verso le settimane che avrebbero portato da noi gli atleti disabili, o per meglio dire, dopo averli visti giocare, davvero diversamente abili. Dapprima è toccato ai campionati piemontesi di tennis su carrozzina ed è stato piacevole constatare come il "C’entro" sia uno dei pochi siti sportivi in Italia in cui davvero siano state abbattute totalmente le barriere architettoniche e che sia fruibile in ogni zona anche a chi fa fatica a deambulare. Provenienti da ogni parte del Piemonte sono giunti a Caselle i più forti giocatori della regione, tra i quali spiccavano il numero 4 d’Italia Enzo Miele, il nazionale Luca Spano e la fortissima Stefania Galletti, già campionessa d’Italia e attuale n° 38 delle classifiche mondiali che se l’è giocata fino in fondo con i maschietti. Il titolo è andato a Luca Spano che ha sconfitto in due set facili Miele; a Mazzei e Santoro è andata la vittoria nel doppio. Al di là del risultato sportivo è stato importante quanto hanno lasciato a Caselle sul piano umano. In ultimo il Tennis Club Caselle ha ospitato sui campi del "C’entro" la manifestazione " Incontro: un tennis speciale". L’evento, il primo di questa natura in Italia, era riservato agli atleti diversamente abili e ai coach. La tre giorni casellese era rivolta, in modo particolare, a porre attenzione nei confronti delle persone con ritardo mentale, con l’intento di far capire come il tennis, inteso come disciplina ludica e sportiva, possa modificare la vita di questi individui aumentandone l’autostima, l’autonomia e la coordinazione motoria. "Incontro: un tennis speciale" era altresì rivolto agli insegnanti i quali hanno trovato le nozioni utili per poter favorire la sensibilizzazione, la socializzazione e l’integrazione degli individui svantaggiati. Grazie all’appoggio di Alenia Aeronautica, di Special Olimpics e con l’alto patrocinio della Città di Caselle è stato possibile portare al "C’entro" più 70 atleti diversamente abili provenienti dal Veneto, dalla Lombardia e dalle province piemontesi. Giovandosi della presenza del coordinatore tecnico italiano di Special Olimpics, l’ex pro Daniel Sampayo, e di Hermann Muller, coach della nazionale tedesca, l’evento casellese è risultato di notevole caratura e ha posto altresì le basi per creare un aiuto fattivo e importante alle famiglie del territorio. Elis Calegari
|
|
Calcio UISP La Filmar ricomincia È iniziata con una vittoria la nuova stagione calcistica UISP 2005/06 della AC Filmar; il 2 a 0 nei confronti del US S.Carlo oltre ad essere di buon auspicio per il campionato in corso, dimostra che alcuni innesti mirati hanno reso l’organico più competitivo e ci auguriamo all’altezza dei numerosi impegni che attendono la compagine casellese. Infatti, grazie al secondo piazzamento della passata stagione la Filmar sarà impegnata sia nella Coppa Piemonte dove si dovrà confrontare con le vincenti dei gironi provinciali UISP, sia nel campionato territoriale (Cirè-Settimo-Chivasso) che sarà disputato con la formula tradizionale "all’italiana" a 16 squadre. Le ambizioni della Società saranno messe a dura prova già alla seconda giornata, poiché il calendario prevede lo scontro con l’Edilbruna di Nole, sfida che ha il sapore di rivincita della finale persa lo scorso campionato. Una piacevole novità di quest’anno è rappresentata dalla sede che ospita le partite casalinghe, in quanto il "C’entro" di Caselle ha messo a disposizione il proprio campo, dove siamo sicuri che grazie all’ottima organizzazione della struttura la Filmar potrà essere valorizzata ulteriormente. Prossimi incontri casalinghi: -08/10/2005 Filmar - Edilbruna Nole -29/10/2005 Filmar - Villanova -12/11/2005 Filmar – Vietti Tecno Luca Mingrone |
|
C’entro Partiti i tornei di calcetto e calciotto Anche quest’anno sono partiti i Campionati di Calcio a 5 e di Calcio a 8! Le squadre partecipanti, dodici per ciascun torneo, gareggeranno in incontri di andata e ritorno, che ne definiranno la Classifica finale a punti. Tra le formazioni del campionato di calcetto spiccano le "storiche" Megadyne e Lampalex, pronte a sfidarsi per la conquista del titolo. Da non sottovalutare le vecchie conoscenze del nostro centro come Studiò Parrucchieri, Dream Office, Fasolada e Night Club. Neo iscritte Le Ratavoloire, Cool Running, Flinstones, New Carpo, Caffè Rossetti e Carrozzeria Caselle. Nella prima uscita stagionale vincono facile il Megadyne di Passera su Caffè Rossetti, Lampalex su Dream Office e Flinstones su Le Ratavoloire. Molto tirate invece gli incontri tra Cool Running e Carrozzeria Caselle dove la formazione di Marino & company l’ha spuntata di un solo gol. Vincono anche New Carpo su Night Club e Studio Parrucchieri su Fasolada. Da seguire nel prossimo turno la sfida tra New Carpo di bomber Badalucco e Lampalex allenata da Mister Lele Moni. Calcetto: Caffè Rossetti - Carrozzeria Caselle - Cool Running - Dream Office - Fasolada - Flinstones - Lampalex - Le Ratavoloire - Megadyne - New Carpo - Night Club - Studiò Parrucchieri Nel Campionato di calciotto over 30 l’equilibrio la fa da padrona. Pareggio tra La Fornarina e Mai Tai Bar e vittorie di misura di Stella, Longobarda, Sapore di Pane e Unicable Service su Lampalex, Caffè Garibaldi, Elimar.tex e Filmar. Vittoria decisamente più netta quella di Votozero su D.B. La prossima giornata offre una carrellata di incontri interessanti tra cui Longobarda contro Votozero e Unicable Service contro Mai Tai Bar. Calciotto: Caffè Garibaldi - D.B. - Elimar.Tex - Filmar - La Fornarina - Lampalex - Longobarda - Mai Tai Bar - Sapore di Pane - Stella - Unicable Service - Votozero Sotto la voce Calcio direttamente sul nostro sito www.centrosportemomenti.it, potrete seguire ogni settimna l’andamento della stagione, le classifiche e potrete scaricare il calendario completo degli incontri! …Buon Campionato a tutti!!! Manuel Desiderio
|
| pagina 27 |
|
I rossoneri vanno! L’avventura del Caselle Calcio in prima categoria è cominciata decisamente bene. I rossoneri, infatti, a conferma dell’ottimo organico messo in piedi dal presidente Pavanello e soci, è già nei piani alti della classifica. Eccezion fatta per il pareggio nella prima partita di campionato, ottenuto a Torino contro una signora squadra come il Pozzomaina, il Caselle ha sempre vinto. In casa e anche fuori, confermando non solo il valore tecnico e tattico della squadra, ma anche la forza del gruppo e la convinzione nei propri mezzi. Due "dettagli" non da poco che nell’arco di una stagione calcistica sono spesso determinanti per ottenere gli obiettivi prefissati. Archiviato quindi il precampionato molto teso, che ha vissuto di alcuni trambusti societari che sembravano poter minare l’avvio della stagione. I ragazzi in campo, invece, hanno dimostrato grande maturità, andando a superare in campo gli ostacoli che si sono via via presentati. Come detto il campionato è iniziato con un pareggio sul campo del Pozzomaina. Torinesi in vantaggio con Panizza nel primo tempo, raggiunti nel finale da un calcio di rigore provvidenziale trasformato da Frigerio. Alla fine il risultato di parità è sembrato il più giusto. Il Pozzomaina ha spinto soprattutto nel primo tempo, in cui Panizza ha sbloccato. Nella ripresa il Caselle non ha mai smesso di crederci e su rigore ha pareggiato meritatamente i conti. Sette giorni dopo i rossoneri si sono imposti nettamente contro un’altra torinese, il Pertusa: 2-0 secco il risultato. Assolutamente meritato con il vantaggio firmato ancora da Frigerio e il raddoppio, nella ripresa, siglato da Martire che, a due minuti dal termine, ha regalato la prima vittoria ai rossoneri. Ma la poule di vittorie del Caselle non si è fermata e altre due formazioni di Torino sono cadute contro la formazione di Virardi. La prima è stata il Carrara 90, superato nettamente per 4-2 fuori casa. Una prova di carattere per i rossoneri che hanno conquistato il primo successo fuori casa. Tre punti pesanti firmato dall’estro di Zingariello: sotto di un gol, il Caselle ha assistito al Zingariello show. L’attaccante, infatti, ha realizzato una rapida e micidiale quaterna. Quattro gol che avrebbero steso chiunque… e infatti il Carrara è stato costretto a sventolare la bandiera bianca. A conferma del buon momento complessivo della squadra è poi giunto il largo successo ai danni del La Salle, affondato in via Alle Fabbriche per 5-2. Il Caselle, quindi, ha cominciato alla grande: l’obiettivo di tornare in Promozione nel giro di una stagione pare davvero essere nelle potenzialità di questa squadra a cinque stelle. Alessandro Previati Risultati: Pozzomaina-Caselle 1-1 Caselle-Pertusa 2-0 Caselle-La Salle 5-2 Carrara-Caselle 2-4 Formazione tipo Caselle Calcio: Geraci, Saggia, Rinaldi, Bianco, Cirillo, Virardi, Catania, Masino, Frigerio, Martire, Facco. A disp. Lorusso, Ballarin, Lantean, Paolo Lima, Maragrinò, Zingariello. All. Virardi. Dir Berta. |
| pagina 28 |
|
Boccenotizie ottobre 2005 Questo mese inizio il mio piccolo resoconto boccistico riprendendo due informazioni che avevo dato il mese scorso. La prima, purtroppo, non è tanto buona poiché Vi devo affermare che la fase finale (nazionale) della Coppa Italia, a squadre per la categoria "B", ci ha visto eliminati nei recuperi. Pazienza ci sarà sicuramente modo e tempo i tornare a farci valere e rispettare. Eravamo ospiti della Bocciofila "La Nuova Lucciola" di Carignano e quella volta esordiva, come Commissario Tecnico, Graziano Marchino. Facciamo a lui un grande in bocca al lupo, per i prossimi impegni, perché lo sappiamo capace ed avrà sicuramente le soddisfazioni che tutti gli auguriamo. La seconda riguarda invece il Campionato Sociale Individuale. Era nelle intenzioni del Direttivo di disputarlo tra fine Settembre e inizio Ottobre ma che, forse, si disputerà nella prossima primavera causa i molti impegni che la nostra Bocciofila deve sostenere in questo periodo autunno/invernale. Adesso Vi rendo conto dei risultati delle gare disputate nell’ambito dei festeggiamenti del "Settembre Casellese 2005". Il 19 Settembre si è disputato il quarto Memorial "Adriano Fiorio". Anche quest’anno c’è stato un gran successo di pubblico. Anche quest’anno, se ce ne fosse stato bisogno, si è dimostrato che la formula è azzeccata e che il pubblico apprezza lo spettacolo che i giocatori di categoria superiore possono e sanno offrire. Era riservato a formazioni composte da giocatori di categoria A.B.C.C. Si sono divisi, però, la posta in palio la formazione della "Bocciofila Borgonese" (già vincitrice lo scorso anno) e la formazione della "Boccia d’oro" di Ciriè capeggiata dal nostro D.S. G. Marchino ben coadiuvato da Pignocchino, da G. Carrera e dal nazionale P. Carrera. Martedì 20, nella gara alla baraonda, (otto gironi) si sono classificati pari merito le coppie composte da: C. Novero – P. Da Ros, M.Mattioda – R. Candellone e da L. Torrini – M. Rostagno. Mercoledì 21 si è disputata la gara, alla Baraonda, riservata ai pensionati ed alla quale erano iscritti 40 partecipanti. Anche qui c’è stato un pari merito, per il primo e secondo posto, tra le coppie formate da A. Morra – E. Schiavon e A. Santamaria - F. Droetto. Porto a conoscenza degli appassionati che essendo ufficialmente iniziata la stagione invernale inizia anche la disputa dei tornei invernali serali. Il 2 Novembre si parte con la disputa del Memorial "Gaida Giovanni". Gara a terne riservata a formazioni A.C.C., B.B.C. e inferiori, per un massimo di 11 squadre iscritte. Il 7 dello stesso mese inizia anche il Memorial "Ezio Quaranta". Questo torneo è riservato a formazioni di categoria C.D.D. e inferiori e sempre per un massimo di 11 terne. Le gare si disputeranno, ovviamente, nel nostro bel bocciodromo di Strada Caldano con inizio alle ore 21.00. Di mese in mese V’informerò degli sviluppi di questi due bei tornei che il Direttivo della Bocciofila Casellese è riuscita a mettere in cantiere anche quest’anno. Ho volutamente lasciato per ultima questa notizia perché speravamo tutti che le cose andassero bene. Così è stato, infatti. Le nostre due coppie erano composte da: L. Fiorio-M. Rollero e da G. Caveglia-D. Vercellino. La vittoria è andata a Gigi e Marco. La soddisfazione è tanta per questo ritorno alla vittoria di una formazione della Bocciofila Casellese nel Torneo "Valli di Lanzo". E. Pavanati |