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NOVEMBRE 2005 |
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Noi, poveri ricchi La visita pastorale del nostro cardinale Severino Poletto s’è chiusa con un monito bello e buono. Sarà che la chiesa ha deciso di svoltare secco e tornare ad essere protagonista diretta nelle nostre vite, ma quel richiamo a non farci illudere dal benessere, perché è proprio grazie ad esso che ci stiamo impoverendo ( pensando pure di andare a vivere meglio…), non può non indurci a riflettere. Ci voleva una frase del cardinale per farci ulteriormente capire che il re è davvero nudo: mezz’ora per arrivare in auto da Borgaro a Caselle, quando fino all’altro ieri bastavano cinque minuti. Ma che posti stanno diventando quelli che proviamo ancora ad abitare ? A volte mi sembra davvero che ci lascino vivere solo perché siamo dei potenziali clienti di quell’azienda globale che è il mondo fattosi mercato. Siamo attorniati da brutture e storture, ma il tutto è da noi digerito in nome della chimera, della promessa del sempiterno progresso. La Caselle del nuovo secolo mi sembra fatta di "maglia bernarda": "si slunga e si slarga" a seconda dei desideri e delle presunte esigenze, ma finisce col denunciare, spesso nelle cose più banali e importanti, le sue carenze. Credo che sia sotto gli occhi di tutti che la nostra città non è proprio un esempio di lindore. L’amministrazione cittadina ha le sue colpe, se è vero com’è vero che da noi le cose si fanno e si migliorano, ma poi spesso non si sanno mantenere o salvaguardare. Basta dare un occhio alle nostre quattro grandi aree deputate a parcheggio ad esempio, per scoprire che per mesi soggiornano bottiglie e rifiuti in ogni dove. Ad alcuni di essi, a forza di vederli, quasi ti ci affezioni, come se diventassero quasi di famiglia. Ma perché in altri posti è possibile transennare, sospendendo la possibilità di parcheggio con adeguati cartelli posizionati per tempo, per provvedere alla ripulitura e da noi no? Mi piacerebbe avere una risposta. Con cinque giorni a disposizione a settimana si potrebbe dedicare un giorno ad ognuna delle aree e tenerne un quinto per tirare a lucido il centro storico. Io penso proprio che si potrebbe e dovrebbe provare. Possibile che la nostra amministrazione abbia stipulato accordi di pulizia urbana così carenti? C’è qualche funzionario del nostro apparato comunale che si dà pena di controllare quanto e come certi lavori vengano svolti e quanto i contratti in essere vengano rispettati ? Giorni fa un nostro affezionato lettore m’ha fermato per strada e m’ha detto: "So che magari è stupido allarmarsi per questo problema dell’aviaria, ma perché, nonostante che io abbia provveduto a avvisare sollecitando due volte, quelli del comune lasciano marcire la carogna d’un’anatra selvatica verso la strada del cimitero? Senza risposte, mi sembra che ci stiano abbandonando con una disinvoltura che mi infastidisce". Puoi dargli torto? Comunque, se è pur vero che qualcuno di certo non controlla i controllori come si dovrebbe - e permettendo così che qualcun altro, intascando soldi pubblici, faccia il suo lavoro in un modo quantomeno disinvolto – e fa sì che non vengano portati via, da Porta Prati, dal Prato della Fiera, dal parcheggio di Via Martiri o da quello del Sole, le ubique bottigliette di birra e le lattine di "Coca" , è altrettanto vero che c’è qualcun altro che questi vuoti di notte li abbandona, al pari delle cartacce sparse ogni dove, degli ex gelati morti e sciolti lì sull’asfalto; delle migliaia di cicche che ornano le vie; degli onnipresenti cadeaux canini gentilmente lasciati in bella mostra da certi animali di padroni. Ammettiamolo, da cittadini di questo paese, evidentemente ci fa quasi piacere, ci tiene compagnia e ci dà conforto il nostro vero arredo urbano: la sozzura. Dev’essere così. Non può che essere così. Se avessimo un minimo di responsabilità civica, che senso avrebbe lasciarla lì all’onore del mondo? Ti accoglie già quando esci dall’aeroporto, ti allieta quando metti il capo fuori dalla stazione. La stazione. Ma dico, c’è qualcuno dei nostri amministratori che passa su quella specie di "foro", di "agorà" dalle parti della nuova stazione? È nuova ma ha già tutto quello che le necessita per essere assimilata al resto: è semplicemente sporca , e hai voglia a mettere piantine dall’altro lato. Poi: è il caso di trattare il vecchio edificio in quella maniera? D’accordo, fino a che il demanio non permetterà alla città di acquisirla, quell’edificio vivrà in una sorta di limbo, però... Per un secolo è stata testimone preziosa, ci ha visto partire e arrivare; ha conosciuto le nostre gioie e nostri dolori, e adesso sta lì come una carta sporca. Se non può ancora essere salvata, che almeno si faccia qualcosa per smettere di lordarla. Dopo tanto onorato servizio, non merita una fine così ingloriosa, attorniata da un senso d’abbandono affatto vago: albergo per ogni genere di comportamento e per sedicenti graffitari, coi portici che sanno d’urina. Già, perché questo è diventato un altro sport nazionale: fare pipì ovunque e quando ti pare. Una volta, anche l’ultimo dei "patelavache" capiva che dovevi almeno celarti dietro alla parvenza d’un complice "bisun". Sarà che i "bisun" son diventati rari, sarà che qui, evidentemente, abbiamo la più giovane popolazione di prostatici e incontinenti del mondo, ma credo capiti giornalmente a tutti di beccare qualcuno che… la fa senza riguardi e in modo plateale. Sto esagerando? Va tutto bene? Manco male che Caselle non sia ancora il Bronx, ma che da
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editoriale segue da pagina 1 noi ci sia stia imbarbarendo come non mai è un dato di fatto. Cosa deve ancora sopportare la scuola di via Salga? C’è davvero qualcuno che passa a controllare, giusto per dare uno sguardo, per capire che cosa si fa da quelle parti, com’è conciata tutta l’area? Se i nostri ragazzi devono imparare dalla scuola il senso dello stato, così ad occhio, non mi sembra che siamo tanto ben messi. A... s-proposito, ma la campagna estiva per la sicurezza sta continuando? C’è ancora quell’auto "in borghese" che controlla e fotografa chi vìola il codice stradale? Perché io continuo a pensare che da una cert’ ora in poi alcune nostre zone siano posti franchi. E mi viene il sospetto che certe cose avvengano anche per il fatto che una delle poche certezze italiche attuali sia quella dell’impunità. So che adesso abbiamo dei nuovi vigili, che vengono a completare da altre città qui da noi il loro orario di servizio e dovremmo andare a stare meglio, però, non so voi, ma io mi sentirei fuori luogo se mi trovassi davvero a risiedere in un posto in cui l’illecito è diventato tollerabile, quasi fisiologico e per questo accettato. Andando avanti così, scusando tutto e tutti, non si avvalora solo la tesi di Leo Longanesi, che un tempo diceva che sulla nostra bandiera al posto dello scudo sabaudo occorreva metterci il motto "Tengo famiglia" ? I Savoia non ci sono più, ma il fatto che da noi in Italia si ecceda in lassismo e permissivismo è un fatto palese. E non invoco "tolleranza zero", che è una slogan da mascella forte e prominente che non mi appartiene. Mi basterebbe però che ci assestassimo ad una tolleranza tre: massimo cinque, va. Vorrei che tornassimo a rivalutare le regole. E che queste venissero fatte rispettare. Basta poco ad una città per essere un buon posto per vivere. A me, così come l’abbiamo ridotta, la città in cui vivo e sono nato, non piace e mi sembra davvero un peccato. È possibile fare qualcosa? Io credo di sì. E se da un lato dobbiamo sensibilizzare l’amministrazione pubblica, dall’altro dobbiamo provare a volere un po’ più bene al posto in cui abitiamo. E che prova d’ amore diamo a Caselle offrendole sozzura? È il caso di riflettere su quanto ci ha detto il cardinale: sono tempi davvero bassi se, convinti d’arricchirci, ci stiamo impoverendo. Elis Calegari
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Alla ricerca del Casellese dell'anno 2005 Domenica 18 dicembre alle ore 11, dopo l’inaugurazione della Casa delle Associazioni "Silvio Passera", avrà luogo nel salone delle feste della nostra sede, in via Madre Teresa di Calcutta, 55 la cerimonia per la consegna del premio "Il casellese dell’anno". La manifestazione ideata dalla nostra Pro Loco ha il patrocinio del Comune e si svolge la domenica della festa annuale dell’Associazione, normalmente la 3ª domenica di dicembre. L’artistica medaglia di 75 mm in argento, appositamente coniata per l’occasione, con tanto di pergamena, nel 2001 è andata a Giovanni Verderone, imprenditore agricolo, titolare della Cascina del Castellazzo a Mappano. Verderone oltre ad essere il presidente della casa di riposo "Giovanni Baulino" è stato ed è un uomo dal volontariato a tutto campo. Nel 2002 il premio è stato assegnato a Gianni Rigodanza giornalista, scrittore e direttore dal gennaio 1988 a novembre 2004 del mensile "Cose Nostre". Nel 2005 la giuria premia l’industriale tessile Filiberto Martinetto, titolare del gruppo omonimo e del nastrificio Filmar, un’azienda casellese che esporta in tutto il mondo. L’anno scorso l’ambito titolo è stato assegnato alla sig.ra Enrica Baldi Borsello, mappanese e prima donna a ricevere il prestigioso premio. La sig.ra Enrica Baldi Borsello è fondatrice e direttrice della Corale di Mappano e inoltre dirige i corsi dell’Unitre di Mappano. Chi sarà il "casellese dell’anno 2005" lo deciderà l’apposita giuria convocata nella sede della Pro Loco in via Madre Teresa di Calcutta, 55 a Caselle giovedì 1 dicembre alle ore 21; da tale riunione uscirà il vincitore. Tutti i casellesi possono essere nominati. Nel prossimo numero di "Cose Nostre" pubblicheremo il nome del vincitore con la relativa motivazione della giuria. Affinché possiate avere un’idea di com’è concepito e a quali criteri si rifà l’apposita giuria per assegnare il premio, qui di seguito, pubblichiamo il regolamento che fa da guida all’iniziativa, che la nostra Pro Loco, con tanta cura ha ideato e da 5 anni organizza: 1) Il premio denominato "Il casellese dell’anno" viene istituito dall’Associazione Turistica Pro Loco di Caselle Torinese con sede in via Madre Teresa di Calcutta, 55 a Caselle ed è patrocinato dal Comune di Caselle T.se; 2) Viene consegnato nella giornata della festa annuale della Pro Loco che si svolge ogni anno in una domenica di dicembre e che quest’anno è il 18 dicembre. 3) Il premio viene assegnato ad un casellese che si è distinto in uno o più campi (cultura, sport, arte, politica, musica, lavoro, volontariato, ecc.) o che ha portato alto in Italia o nel mondo il nome di Caselle. Viene assegnato a un cittadino vivente e residente in Caselle Torinese. 4) Il premio viene determinato da una giuria composta dal Direttivo dell’Associazione Turistica Pro Loco di Caselle T.se, dal direttore del mensile "Cose Nostre", dal Sindaco di Caselle T.se, dall’Assessore alla Cultura di Caselle, dal Consigliere Delegato all’Associazionismo del Comune di Caselle, dal presidente del CIM (Consorzio Intercomunale di Mappano), dal comandante della Stazione Carabinieri di Caselle, dal comandante della Polizia Municipale di Caselle, dal Parroco di Caselle, dal Parroco della frazione Mappano, dal Dirigente Scolastico della Scuola Media di Caselle, dal Dirigente Scolastico della Scuola Elementare e Materna di Caselle, dal Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo di Mappano e dai nostri 4 concittadini a cui è stato assegnato il premio "il casellese dell’anno". La votazione a scrutinio segreto sarà valida indipendente dal numero dei presenti. La giuria terrà conto di eventuali segnalazioni che però non saranno determinanti per la scelta del "casellese dell’anno 2005". 5) Il premio consiste: a) in una artistica medaglia di mm 75 di diametro appositamente coniata e raffigurante le quattro case (simbolo di Caselle) particolarmente impreziosite. b) In una pergamena con il nome del vincitore e la motivazione del premio.
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Tornano le luminarie Le luminarie natalizie torneranno nel centro di Caselle. Questo il regalo che l’assessore Gremo ha in serbo. Un regalo sicuramente gradito soprattutto dopo le innumerevoli polemiche dell’anno scorso quando la città rimase al buio sotto le feste. A riportare la luce sarà il nuovo centro commerciale Bennet. I nuovi arrivati si accolleranno infatti tutte le spese per le tradizionali luci di Natale. Raggiante per il bel colpo messo a segno l’assessore al commercio Paolo Gremo ha dichiarato soddisfatto: "Con il Bennet abbiamo sempre parlato chiaro e questo risultato è il frutto di una politica ben precisa". "Pensiamo che il Bennet non debba essere una realtà a sé stante e astratta dal contesto cittadino – ha proseguito – ma una realtà con la quale si può e si deve collaborare per il bene comune. Da questi presupposti è nato l’accordo". Ancora in via di definizione i luoghi in cui verranno posizionate le luminarie. Di certo però non resteranno al buio piazza Boschiassi, piazza Europa, il Prato della Fiera ed i maggiori ingressi della città. Sorpresa nella sorpresa: la frazione Mappano non verrà esclusa da questo accordo. Le luci rallegreranno anche la centrale piazza Don Amerano. Al momento pare che anche il comune si sia impegnato a coprire una piccola parte delle spese o comunque a fornire un appoggio logistico. Si tratta però di indiscrezioni, nulla di certo e definito. Soddisfatti, seppur a denti stretti, si sono rivelati anche i commercianti. "Per noi l’importante è che le luci natalizie siano tornate nel centro di Caselle – ha dichiarato Ciravolo presidente dell’associazione commercianti casellesi – poco importa chi o come le abbia pagate". Evidentemente il nuovo Bennet, a qualche mese di distanza, non ha portato solo grattacapi ai commercianti locali. "Sarà un Natale più illuminato" ha concluso Gremo. Ne siamo tutti convinti. Steu Bongi |
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Grande successo dell'"Open Day" Sabato 5 e Domenica 6 Novembre ci sono state due importanti giornate all’Alenia Aeronautica di Caselle. La prima era riservata alla Manifestazione Sezionale Gruppo Seniores d’Azienda. Era in altre parole la giornata delle premiazioni e dei riconoscimenti agli Anziani del Gruppo. Sono stati premiati, infatti, 87 dipendenti che hanno raggiunto il ventesimo anno d’anzianità; 176 con 25 anni e 92 con 30 anni di servizio. Sono stati premiati alcuni dipendenti che hanno raggiunto addirittura i 35 o 40 anni d’anzianità tra il gruppo attuale ed i precedenti. Nella prima foto vediamo appunto un momento della manifestazione al termine della quale è stato allestito un sontuoso Buffet. La seconda giornata era dedicata, invece, all’ormai famoso OPEN DAY riservato ai familiari dei dipendenti e agli invitati durante il quale si possono ammirare i particolari prodotti di questa grande ed importante azienda di livello mondiale ma orgogliosamente italiana. Nella foto si può ammirare, infatti, una parte di quello che ho definito "particolare prodotto"; che fa annoverare l’Italia tra i più qualificati e grandi produttori di questo tipo di forniture. E.P.
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Effetto Bennet Alla fine ho ceduto e ci sono andato anch’io. Mi ero riproposto di non farlo, anzi, avevo preso una specie di vero e proprio impegno con me stesso. Forse è proprio per questo motivo che ho finito per trasgredire con così tanta leggerezza. O forse, molto più probabilmente, ero stufo di sentirmi escluso dalle conversazioni sull’argomento. No, non pretendo che si parli sempre e solo di massimi sistemi, anzi, la cosa diventa spesso piuttosto noiosa (è buffo come a forza di disquisire dell’infinito ognuno di noi tenda a ripetere sempre le stesse cose… all’infinito, appunto). E poi, affrontare certi argomenti nella pausa pranzo… D’altro canto, però, cianciare solo del Nuovo Tempio Commerciale non è così divertente come sembra: diventa una litania, una specie di rumore di fondo che ossessiona. "Aprirà", "sta per aprire", "ha aperto", "ci sei andato?", "come no?!?" è una sequenza che può dare un’idea piuttosto precisa delle conversazioni delle ultime settimane. Il tono, naturalmente, è da attesa dell’Evento Mediatico e Mondano dell’autunno/inverno 2005. Perché, al di là degli aspetti commerciali, mi pare che di questo si sia trattato: un momento di aggregazione basato sul nulla. "Anche tu qui?", "Sono venuta solo oggi", "Però, quanta gente!", "Ma guarda chi si vede!", "Non sei per niente invecchiata!" Non so perché, ma mi ricordano le frasi che ci si scambia ai battesimi o ai funerali. I primi effetti di questa nuova apertura si sono palesati sin dal primo giorno, anzi, sin dalla prima sera. "Ieri tutta questa gente non c’era" realizzo guardando le macchine in fila procedere a passo di lumaca verso Caselle. "Cos’è successo? Un incidente?" Lavoro a Borgaro e oggi impiego venti minuti per venir fuori dalla coda che parte dall’uscita della tangenziale e si dipana fin nei pressi dell’aeroporto. "Vedi come cambiano le cose nella vita?" penso. "In diverse occasioni ho scelto di non cercare un altro impiego solo perché arrivo a casa in dieci minuti. Sei fortunato a non dover passare per la tangenziale" mi dicevano gli amici. Be’, adesso è la tangenziale a passare dalle mie parti. Che sia uno stimolo al cambiamento? Poi, piano piano, appagata la sete di conoscenza dei consumatori, il traffico è tornato normale: che sia un segno anche questo? Mi stupisco di come, appena nato, il Tempio si sia subito trasformato in un vero e proprio polo di gravitazione. Sì, va bene il torpedone delle auto in stile esodo per le vacanze, e anche la curiosità iniziale, la smania della prima, tutto quello che volete. Però, questo quintale di gente, già che è lì, compra. E mi sembra abbastanza naturale: è Commerciale, il nostro Tempio, non dimentichiamolo, ed è quella la sua funzione principale. Poi, però, non venitemi a raccontare che c’è la crisi: alcune persone dovrebbero guardarsi nella coscienza, e soprattutto nel carrello, prima di fare certe affermazioni. "Sempre lì che ti lamenti!" direte voi. "Non andarci, se proprio ti dà fastidio. Oppure fai un giro nella pausa pranzo, quando non c’è quasi nessuno." Un saggio consiglio. Peccato che io a pranzo vada dalla mamma e che non sarà certo l’apertura del Tempio a farmi tradire il miglior ristorante che conosco, un po’ per la qualità dei piatti e un po’ anche perché è gratuito. Così finisco per presentarmi sul posto nel migliore dei momenti: il sabato pomeriggio. Geniale, vero? Litigo per il parcheggio con una signora attempata (che, manco a dirlo, vince la contesa), giro come una trottola e alla fine trovo un buco dove infilarmi, ancor prima di entrare sono già in coda, vengo colpito da un carrello stracolmo spinto da una famigliola sovrappeso in tuta da ginnastica, saluto volti che avevo dimenticato, guardo le vetrine allungando il collo sopra la testa dei curiosi, ascolto scambi di commenti entusiasti o negativi, passeggio tra gli scaffali, dico quattro parole con un commesso mio amico, cerco l’uscita senza acquisti, mi rincuoro con un caffè e una fetta di torta. Esco. Non so dire se mi sento meglio o no. Forse sì, dovrei sentirmi meglio o almeno convincermi che è così. D’altronde ho fatto il mio dovere: ho tenuto fede a un impegno civico che la società mi ha messo sulle spalle. A ben pensarci avrei dovuto comprare qualcosa, ma adesso non posso certo tornare indietro. Sarà per la prossima volta. Un ottimo risultato, però. l’ho raggiunto anch’io. Finalmente potrò partecipare alle discussioni sull’argomento, raccontare la mia esperienza, dare dei pareri senza limitarmi ad annuire a comando. Sì, anch’io sono stato al Tempio. Interrogatemi pure: adesso sono preparato. A.B.
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Il Cardinale Poletto a Caselle "Vengo tra voi con nessun’altra intenzione che fare della mia vita un’immolazione, un’offerta gradita a Dio. Desidero professare davanti al Signore e a voi che così io intendo vivere il mio servizio episcopale: come un’offerta totale della mia vita, fino all’ultimo respiro, per annunciare Gesù Cristo e per cercare esclusivamente di esservi guida ed esempio per aiutarvi a camminare nella sequela di Cristo, unica condizione per raggiungere la salvezza". Sono le parole con cui Monsignor Severino Poletto si è "presentato" alla Chiesa e alla città di Torino il 5 settembre 1999, nell’omelia della Messa d’ingresso, celebrata sul sagrato del Duomo. La vita del Cardinale è quasi il simbolo di una lunga stagione della recente storia piemontese, quella del secondo dopoguerra: nato in Veneto, a Salgareda, Severino Poletto seguì la famiglia, venuta in Piemonte a cercare quel lavoro che allora scarseggiava nel Nord Est italiano. Ultimo di 11 figli, ricevette il Battesimo il 29 marzo 1933 nella parrocchia S. Michele Arcangelo in Salgareda dove fu anche cresimato il 17 novembre 1940 da Mons. Antonio Mantiero, Vescovo di Treviso. Dopo aver iniziato gli studi seminaristici a Treviso, nel 1953 — anno della morte del papà — egli passò al Seminario Maggiore di Casale Monferrato. Ricevuta l’Ordinazione presbiterale dal Vescovo Mons. Giuseppe Angrisani il 29 giugno 1957, fu inviato come viceparroco a Montemagno e vi restò per quattro anni. Venne nominato, nel 1965, parroco a Maria SS. Assunta in zona Oltreponte di Casale, zona di immigrazione e di residenza operaia; senza mai definirsi "prete operaio" nel senso tradizionale del termine, lavorò tuttavia a metà tempo per alcuni anni in una fabbrica nella zona della sua parrocchia. Nel 1977 conseguì la licenza "summa cum laude" in Teologia morale all’Accademia Alfonsiana presso la Pontificia Università Lateranense; nell’autunno del medesimo anno fu nominato Delegato Vescovile per la pastorale. La "stagione episcopale" comincia nel 1980: a 47 anni Mons. Poletto è nominato dal Papa Vescovo Coadiutore di Mons. Giovanni Dadone, Arcivescovo - Vescovo di Fossano. Sabato 17 maggio 1980, nella Cattedrale casalese di S. Evasio, l’Arcivescovo di Torino Card. Anastasio Alberto Ballestrero conferiva a Mons. Poletto l’Ordinazione episcopale ed il successivo 22 giugno la diocesi di Fossano lo accoglieva come Pastore. Il 16 marzo 1989 a Mons. Poletto fu affidata la diocesi di Asti e l’11 giugno successivo vi iniziò il ministero pastorale. L’"avventura" torinese comincia il 19 giugno 1999, con il trasferimento deciso dal Santo Padre da Asti a Torino, per succedere al Card. Giovanni Saldarini. La città lo accoglie con attenzione ed entusiasmo. Il 21 gennaio arriva la notizia della creazione a Cardinale: un "onore" che l’interessato ha voluto dedicare, più che a se stesso, alla diocesi tutta e alla città di Torino. L’Arcivescovo riceve la berretta cardinalizia nel Concistoro del 24 febbraio 2001, sul sagrato della basilica di San Pietro, insieme con altri 36: sono i primi cardinali del terzo millennio cristiano. Al Card. Poletto tocca il "titolo" di S. Giuseppe alla Via Trionfale. Il 2001 è l’anno in cui l’Arcivescovo di Torino lancia anche il suo programma pastorale; con la Lettera "Costruire insieme". Il Card. Poletto invita l’intera comunità diocesana a coinvolgersi nella grande Missione che impegnerà la Chiesa subalpina nel prossimo decennio. Al centro della Missione c’è l’esigenza di ripartire dalla "prima evangelizzazione", cioè di un annuncio efficace, credibile, visibile di Gesù Cristo e della sua salvezza a tutti. Una Missione che rispetti le convinzioni e le esperienze di ciascuno, ma che proponga, con umiltà e serenità, la buona notizia della salvezza cristiana. La Missione si articola in quattro grandi ambiti che riguardano le fasce d’età a cui maggiormente si punta: ragazzi, giovani, coppie e famiglie, anziani. Nell’ambito dello sviluppo del Piano Pastorale diocesano prosegue il cammino per la definizione dei raggruppamenti di parrocchie e con decreto del 5 marzo 2003 il Cardinale costituisce le Unità Pastorali nell’intero territorio dell’Arcidiocesi, "ad experimentum" per la durata di 5 anni. Il documento "Orientamenti e norme" per le Unità pastorali entra in vigore il 1° settembre 2003. Alla fine del mese di settembre 2003, il cardinale inizia la visita pastorale a tutte le Unità Pastorali dell’Arcidiocesi. Il calendario definito prevede 5 anni di visita del Cardinale alle 64 unità pastorali della diocesi secondo un programma che si realizza a livello di ogni unità pastorale e a livello delle singole parrocchie. Nei giorni scorsi il cardinale ha visitato l’Unità Pastorale di Caselle, Mappano e Borgaro. Ma.Mi.
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"Camminare insieme" Nella lettera distribuita in ottobre a tutte le famiglie della parrocchia, veniva presentato il programma della Visita Pastorale del Cardinale Arcivescovo alla nostra Unità Pastorale di Caselle, Borgaro e Mappano. Tutto questo per richiamare un appuntamento importante per le nostre comunità. Che cos’è la Visita Pastorale? In che cosa consiste?Sfogliando ilCodice di diritto canonico, al canone 396 leggiamo: "Il Vescovo è tenuto all’obbligo di visitare ogni anno la diocesi, o tutta o in parte, in modo da visitare tutta la diocesi almeno ogni cinque anni...".Sono termini un po’ freddi e giuridici che richiamano un impegno del Vescovo verso la diocesi che gli è affidata dal Papa.Il Vescovo ne è il pastore e il responsabile.Per questo è chiamato a conoscere e incontrare i fedeli.Lo può fare anche in tante altre occasioni.Il Cardinale stesso lo ha ricordato Venerdì 28 ottobre, alla sera, nella celebrazione di apertura.Ha incontrato per prima la comunità di Caselle nella Festa dell’Addolorata, quindici giorni dopo la sua venuta a Torino.Ha visitato la parrocchia di Mappano in occasione della inaugurazione della nuova Scuola Materna parrocchiale, due anni fa; quella di Borgaro alla fine dello scorso settembre per la benedizione della prima pietra della nuova chiesa. La Visita Pastorale è l’incontro ufficiale.Chi ha avuto modo di partecipare ai vari momenti di questa visita si è reso conto delle vere intenzioni del Vescovo: non un controllo, ma l’occasione (come ha ricordato lui stesso) per rincuorare, per incoraggiare, per invitare a lavorare insieme.Non solo come Chiesa, ma come comunità civile e religiosa.Questo è il messaggio che ha lasciato negli incontri con tutti.Ne ha sottolineati altri negli incontri che ha avuto con i gruppi.Ad es.: - con gli amministratori dei due Comuni che formano l’Unità Pastorale, Borgaro e Caselle, ha ricordato, con l’apologo del libro dei Giudici, che l’impegno fondamentale per i politici, soprattutto per un cristiano che fa politica, è "solo il bene comune". - Con gli operatori pastorali (catechisti, messaggeri, consiglio pastorale...) ha insistito perché si abbia più fiducia, ci sia non solo collaborazione, ma corresponsabilità. - Ai bambini e ai ragazzi ha richiamato l’importanza fondamentale della Parola di Dio, luce, guida e forza per il cammino della crescita. L’impegno di "Camminare insieme" è stato ricordato in più di una occasione, anche dal Sindaco di Caselle, Giuseppe Marsaglia. L’affidabilità, unita alla schiettezza, che il Cardinale ha espresso nella sua Visita Pastorale, ci accompagnino ogni giorno di questo nuovo anno pastorale e ci aiutino a richiamare quegli impegni che ci permettono di essere una comunità viva, aperta e disponibile; una comunità che non si tira indietro di fronte ai problemi e alle difficoltà che la società di oggi porta con sé. Don Claudio
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Il Cardinale Poletto a Caselle Il saluto del Sindaco Sua Eminenza, La Sua vicinanza al progetto di Unità Pastorale, che unisce le Comunità Parrocchiali (pur mantenendo ciascuna una sua specificità ed autonomia) di Caselle, Borgaro e Mappano, rappresenta una chiara indicazione di un metodo di lavoro in rete che le Amministrazioni dovrebbero perseguire; in modo particolare se si pensa alla Frazione Mappano, dove la mancanza di unità amministrativa ha reso ancora più determinante il ruolo della Parrocchia, che in molteplici occasioni ha saputo creare quel sentimento di unità che da sempre manca ai mappanesi. Purtroppo anche i Comuni come i nostri si confrontano quotidianamente con tristi realtà, quali la disoccupazione e le disparità sociali, che oggi costringono il Piemonte ad un mutamento del proprio destino: la crisi industriale che ha scosso molte imprese del territorio dimostra a tutti noi che si è conclusa l’epoca della "monocultura industriale" e che Torino, e con lui molte realtà locali, devono saper inventare altre strade per lo sviluppo. Di qui l’importanza che le Civiche Amministrazioni, per le proprie competenze, e la Chiesa, concorrano alla realizzazione di una politica di sviluppo e di equità sociale. Fondamentale dunque l’attenzione di Sua Eminenza per il mondo del lavoro: ricordo i suoi interventi alla Fiat e con le maestranze dell’EMBRACO di Riva presso Chieri. Noi Amministratori ci misuriamo ogni giorno con vecchie e nuove emergenze, dettate dalla povertà, dalla trasformazione della società, sempre più multi-etnica e depositaria di inattese necessità e fabbisogni. Purtroppo molto spesso le risorse umane e economiche da dedicare sono insufficienti, ma la grande scommessa è quella di conservare per la Pubblica Amministrazione, al di là dei tagli della Finanziaria o del Patto di stabilità, un ruolo di salvaguardia delle garanzie sociali. Questo tentiamo di fare, nel nostro piccolo, seguendo i suggerimenti delle Parrocchie, con la loro organizzazione, e la loro presenza silenziosa, ma attenta ed orientata alla solidarietà, al senso del bene comune. Forti di questo principio dobbiamo saper rispondere a domande di non facile riscontro: come poter concretizzare nell’azione di governo locale gli alti principi e richiami della Dottrina sociale della Chiesa? Ma soprattutto, in un momento storico come l’attuale, nel quale molte sono le voci che si levano in ordine alla laicità dello Stato, come sono conciliabili questi due aspetti? Personalmente credo che la laicità dello Stato, in quanto presupposto di libertà ed eguaglianza per ogni fede religiosa, non tolga, ma al contrario aumenti l’impegno di chi vive, o cerca di vivere, i valori cristiani. Sua Eminenza, i suoi precetti sono per la società civile preziosi insegnamenti di vita: la tolleranza reciproca, che predica, rappresenta una ricchezza ed un patrimonio da salvaguardare con impegno, e per questo è bene coniugare l’attenzione alla sicurezza e alla legalità, con la cristiana accoglienza degli immigrati, che non può essere disgiunta dalla legalità e dalla sicurezza di chi già vive in un Territorio. Le porgo dunque il saluto ufficiale della Città di Caselle, auspicando quanto prima di poterla nuovamente ospitare, beneficiando del Suo alto Magistero spirituale. Giuseppe
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Gianni Porru risponde a Luigi Chiabotto Luigi Chiabotto, che non ho il piacere di conoscere pur abitando io sul Prato della Fiera e lui al "Galo Gròss", ha solleticato non poco la mia memoria. Di via Torino sono tutti i ricordi miei. La vivevano "Carlin Vaschèt" Michele, "Cens Mare con la famiglia, la "Batistin-a" e "lë S-ciatafeu", c’erano le "Ca neuve" con Gino il terzino del Caselle, Guido il portiere che detto dalla Stampa è stato il portiere più longevo in carriera, giocando 4 anni più di Zoff. E la vecchia caserma dei Carabinieri, oggi casa Poma di fronte a casa Dolce?, e il barbiere Michel, negoziante in legna a tempo perso? O il signor Orla, venditore di laterizi, come "Bricolin" che esercitavano di fianco alla bealera oggi coperta di vicolo Balchis. Ricordo "Lejo" che ferrava i cavalli nel cortile della Caccia Reale, e Gèp Regal che faceva due passi fino a Santià. E Santa Brunero e le sue 5 lingue "Dueis, svedeis, San Pero, Reusa bianca fait colassion". C’era la casa del Gen. Tua (dove abitavo) con Giovanin che faceva il custode della sua armerìa e il capo dei pompieri. Ricordo il Bacio e il "Bòrgno Vischi" che spingeva la sua carrozzella; aveva il negozio di cestaio (il vischi) in via d’Andrà. Patoè che coi suoi cavalli passava la "lesa" per le strade del paese per togliere la neve e il comune poi faceva chiudere le paratoie al mulino facendo versare l’acqua nelle strade per ripulirle. Via Guibert allora finiva davanti al caffè d’Asti perché dopo vi era lo "stendaggio" del Signor Ramella e la via girava in via Garibaldi facendo defluire l’acqua da via Lanzo (quella diventata poi via Italo Balbo, poi via Lanzo, poi via Cravero). I soldati che venivano da Torino si accampavano lì, dove oggi sorge il Dì per Dì e dopo due giorni ripartivano per San Francesco, per proseguire poi per le Valli di Lanzo. Ricordo il fatto di Domenico Pocobello che, avendo perso il treno sul Prato della Fiera fermò una macchina per chiedere un passaggio e in quella vettura ci trovò Umberto II il Principe di Piemonte che lo prese a bordo. E chi non ricorda la mia Seconda Mamma, Suor Vincenza, infermiera tutto fare con quel grosso cappello bianco svolazzante? E il prof. Frattini che operava i malati all’Ospedale? O il Dott. Fiore, medico condotto a cui piacevano le pietanze che faceva la moglie di Spirit, ma, non andando d’accordo con lei, prendeva i piatti e mangiava sul davanzale della finestra, sulla strada verso il "conducente" Cristaudi. Una memoria viva in me è quella di Tomalin, il sagrestano che insegnava ai ragazzini a suonare "Baudëtta" e se rimaneva soddisfatto dal come prendevamo a pugni la tastiera (chiamamola così), ci pagava la gazzosa con la "Bedra" da Blin, nonno dell’attuale direttore di Cose Nostre. E come dimenticare Mòto e il suo portiere, nonno del Dottor Aghemo che aspettava mia madre per consegnargli il figlio Giovanni perché lo accompagnasse a scuola con noi fratelli. La segheria Troglia, in strada San Maurizio, lavorava con una ruota da mulino per segare i tronchi o per trebbiare. "Pari Bruvin", girava il paese sempre con un’accetta in tasca. E "Majin, la mata rossa"? O "Bobi di strada Torino"? Gli operai di Motu o quelli della Salga che tra "Cuchèt e fili di gomma sottili" hanno fatto un’epoca. Ricorda Luigi Chiabotto"Cichin d’abass o Malòto", negozianti di bestiame intenti a contrattare in tutte le fiere, oppure il ragionier Biano "L’esator" e i suoi giri del viale tutti i giorni dopo il pranzo? Quante cose restano ancora da dire di quei tempi, ma è meglio smettere prima che la malinconia ci prenda alla gòla, carissimo Luigi Chiabotto. Gianni Porru
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Via Circonvallazione?!? Mah! Lo so, quando tutto è finito, è inutile recriminare, però una scusante c’è: mi ero fidato del fatto che i lavori per la sistemazione dell’area ex-ferrovia erano stati affidati dai nostri Amministratori, che sono lì apposta per curare i nostri interessi, a fior di ingegneri ed architetti, i migliori, dal momento che avevano vinto regolare gara d’appalto. Per cui, vedendo il progetto prendere forma, mettevo da parte i miei dubbi, pensando di avere capito male, "Aspettiamo quando sarà finito", mi dicevo. Ora, però, senza scendere in polemica sul tempo che è stato necessario, i lavori sono pressoché terminati, eppure ancora mi viene da dire "Mah!". Per diverse ragioni, che vorrei esporre. Partiamo da quello di cui Caselle aveva bisogno, in quella zona, e che, per una volta, c’erano lo spazio e l’opportunità per realizzare. Uno: una strada abbastanza larga da consentire un traffico agevole. Due: parcheggi, che, intorno ad una stazione, non fanno certo male. Tre: un po’ di verde, che non guasta mai, se c’è la possibilità di farcelo stare. E vediamo come niente di ciò ci sia stato invece dato dal fior di architetti ed ingegneri che hanno realizzato il progetto migliore, quello che ha vinto l’appalto, che forse sarà stato il più economico, ma comunque è stato pagato con soldi pubblici, cioè nostri. Uno: la strada è stretta, più stretta di quella provvisoria che si poteva percorrere durante i lavori (quando era aperta, è vero), ma, se la memoria non mi inganna, neppure più larga della via Via Circonvallazione che un tempo costeggiava la ferrovia. Due: I posti auto in sosta guadagnati sono, globalmente, forse sei o sette, considerando il restringimento dello slargo allo sbocco di Via Demonte, ma, visto che il condominio di fronte alla stazione ne ha occupati due per metterci la sua schiera di contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti, diventano al massimo quattro o cinque. Con lo spazio a disposizione, se ne sarebbero potuti ricavare certamente qualche decina. Tre: il verde aggiunto è costituito da aiuole larghe poco più di un metro, a fronte di un’area recuperata larga decine, aiuole che peraltro, se non curate - e chi lo farà, ed a che prezzo? - sono destinate a diventare rapidamente incolte. In compenso, abbiamo una splendida area con "pavimentazione di pregio" (ed è per causa sua che abbiamo dovuto attendere un anno che Enel ed Italgas spostassero i loro impianti), che non serve a nessuno, ma che qualcuno ha pagato: ai pendolari sarebbe già sembrato un lusso un marciapiedelargo un paio di metri. Nessuno ci farà lo struscio, e neppure gli innamorati la frequenteranno, perché priva di panchine. Come area di fuga di emergenza non serve, perché le uscite di sicurezza della stazione sono chiuse da lucchetti (ma, tanto, se uno ci vuole entrare di notte nella stazione, è sufficiente che allarghi a mano le porte automatiche, ferme, ma non bloccate). L’area è poi dotata di una splendida illuminazione, assolutamente sproporzionata alle effettive necessità: i tradizionali lampioni, teendo conto che la ferrovia di notte non funziona, sarebbero stati molto più economici di tutti quei punti luce che, esteticamente, paiono una parata di parabole satellitari (il radiotelescopio di Arecibo?), ma non presentano alcuna effettiva utilità, a meno di non considerare tale quella di impedire la vista dell’orologio della stazione, che uno di esse copre. Sempre a proposito di illuminazione, mi chiedo quanto siano costati (a noi) quei bellissimi lumini ad energia solare interrati, che fanno molto effetto "pista di atterraggio" - in fondo siamo a Caselle - ma che, di giorno, sono spenti, e di notte, visto che l’illuminazione di cui sopra è attiva, non si vedono quasi. Qualcuno è stato già rotto dai vandali. Poi abbiamo la pensilina: una pensilina che andrebbe bene per ricevere i traghetti della Grimaldi, ma, sinceramente, io non ne ho mai visto uno, a Caselle. Mi piacerebbe che un assessore o un architetto mi spiegasse a cosa serve: non ripara dalla pioggia, né dal vento; solo in ore specifiche, ed in certe stagioni, lo fa dal sole, ed oltretutto, è voltata dalla parte sbagliata. Ma presumo non sia stata costruita gratis. Ed anche lì i vandali hanno già incominciato a lavorare. E quella strana serie di buffi barattoli? Credevo dovessero delimitare un percorso per i pullman di linea, però quelli non lo seguono, dato che si fermano sulla strada; evidentemente non ho capito a cosa servono, e mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse. Mi sento tanto ignorante. Trascuriamo le considerazioni sul lavoro fatto per l’interramento e sulla stazione vera e propria, che, probabilmente sono argomenti di pertinenza non del Comune, ma della Satti (che utilizza comunque, anch’essa, immagino, fondi pubblici) sui quali ci sarebbe qualcosa da dire, ma che, in ogni caso, esulano da questo argomento, e torniamo al nuovo tratto di Via Circonvallazione. Comincia - chi l’avrebbe mai detto? - con una rotonda di cui nessuno sentiva la necessità e finisce con un elegante accenno di curva nei pressi dell’incroncio con Via Martiri, probabilmente in attesa della realizzazione - indovinate? - di un’altra rotonda. L’intelligente idea di quell’accesso curvo deve aver solleticato l’immaginazione di qualche esperto che non ha però pensato che lì tutti avrebbero allargato o tagliato, invadendo pericolosamente la corsia opposta, cosa che avviene regolarmente, e ciò ha evidentemente impedito al progettista di limitarsi al più semplice raccordare a cono via Circonvallazione con la strada esistente. In compenso, lì si è creata la possibilità di avere un marciapiede a triangolo largo cinque o sei metri, sul quale parcheggeranno i residenti della casa limitrofa. Ma la vera chicca è al centro del tratto: quella sorta di breve controviale stretto abbastanza da non poterci quasi passare in macchina, ma largo abbastanza da sottrarre quattro metri alla larghezza della via principale. Cosa ha pensato il progettista? Mi piacerebbe sentirmelo spiegare, perché non sono all’altezza di capirlo con i miei mezzi. Mi limito, infine, a segnalare, senza far polemiche, il fatto che, appena steso lo strato definitivo di asfalto, su di una strada la cui geometria è stata studiata attentamente dai migliori architetti ed ingegneri, si formano, appena piove, delle pozzanghere sufficientemente estese da consentire agli automobilisti di "lavare" un pedone posizionato sulla "pavimentazione di alto pregio" anche a tre metri di distanza. E come, penso, molti altri, continuo a dire: "Mah!" F. Giardina Papa
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Bruna: un negozio, una storia La chiusura di un negozio storico è privazione di un pezzo della memoria della città. L’eloquente insegna della famiglia Bruna "Tutto per l’agricoltura - sementi concimi mangimi" verrà rimossa e con essa sparirà un’attività durata una sessantina di anni. L’attività, iniziata nel 1947 da "Pino" Bruna e la moglie "Jole" Fornelli, nel piccolo negozio in piazza della stazione, con magazzini sparsi in piccoli locali, nel 1951 si stabilisce nella nuova costruzione che conosciamo, sul Prato della Fiera, all’incrocio della via Venaria con la via Circonvallazione. Da allora, per tutti questi anni, è stato un punto di riferimento per agricoltori, di cui Pino Bruna è stato amico, prima ancora che fornitore e grande collaboratore, non si dimentichi che è stato il primo diserbatore per il grano. Mentre la figlia Maria Grazia, che può vantare 40 anni di servizio, ha accompagnato l’evoluzione del lavoro che l’ha portata alla commercializzazione di un’ampia gamma di prodotti per l’alimentazione di cani e gatti, così come l’interesse si è spostato dai campi al negozio, dall’agricoltore privato hobbysta giardiniere, digiuno di esperienza e avido di consigli, tormentone e divertimento continuo, capace di trasformare il rapporto commerciale in rapporto di fiducia e amicizia, consolidato da consigli, battute, finti battibecchi. Ma se il rammarico di Maria Grazia Bruna, sostenuta dalla nipote-figlioccia Laura, è la privazione del rapporto instaurato in tanti anni con i clienti-amici, a noi mancherà la continua fioritura del cortile, generata dalle specie in vendita, il meglio delle piantine da orto, selezionate e nelle innumerevoli varietà, con cadenza stagionale, come per la moda; stagione primavera-estate: viole, primule, begonie, gerani, lisette, surfinie; stagione autunno inverno: erica, ciclamini, crisantemi, stelle di Natale. Domenico Musci
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Domenico Morreale rivince al "Torino Film Festival" Da sempre, nella storia, i luoghi di confine hanno dato i natali a personaggi di rilievo. E Mappano non fa eccezione alla regola. Sia perché i confini non mancano di certo, sia perché la frazione è da tempo un laboratorio culturale in continua espansione. Un volto nuovo della "Mappano che non si ferma mai" è sicuramente quello di Domenico Morreale. Mappanese Doc, classe ’74, Domenico è considerato a buon diritto una delle figure di spicco nel panorama cinematografico subalpino. Anno dopo anno ha saputo conquistarsi i favori della critica e vincere per ben due volte il prestigioso premio "Anteprima Spazio Torino" al Torino Film Festival. "– ci ha raccontato in una bella e confidenziale conversazione – nella frazione ho frequentato le scuole elementari e medie. Per le superiori e l’università ho fatto il pendolare fino alla grande e vicina Torino". La passione per il cinema in lui è scaturita fin dall’infanzia, quando nei primi anni delle elementari i maestri lo portavano insieme ai compagni alle proiezioni di pellicole d’autore. Grandi classici che hanno profondamente segnato la formazione del futuro regista. Parlando di elementari mappanesi non si può non ricordare "la maestra Antonina Ciutti", figura storica della scuola in frazione, madre di Domenico ed infaticabile educatrice di generazioni e generazioni di mappanesi. Si può affermare con sicurezza che col passare del tempo la scuola primaria di Mappano si è rivelata autentica fucina di talenti di cui Domenico non è che l’ultimo esempio. Col passare degli anni la passione per pellicole è ulteriormente maturata. "Quando ero adolescente mi facevo accompagnare dai genitori al cinema parrocchiale di Leinì – ha ricordato – poi, una volta conseguita la patente di guida, ho cominciato a frequentare le sale cinematografiche in autonomia e con gli amici di un tempo". Domenico si laurea a pieni voti nel 2001. "Dottore in Scienze della Comunicazione" sta scritto sul tanto desiderato "pezzo di carta". Questo, però, più che un traguardo sarà un punto di partenza per le ambizioni del nostro regista. "Subito dopo la laurea ho frequentato il corso di produzione Inventavideo e da qui è partita la mia avventura nel mondo della celluloide". Il primo lavoro è datato settembre 2003. Si trattava di un cortometraggio intitolato "Looper". Sono seguite ulteriori realizzazioni sempre più perfezionate e sempre più apprezzate dalla critica. Dapprima "Shocking Rosa" dedicato alla terribile pratica terapeutica dell’elettro shock. Il cortometraggio venne alla luce nel 2004 e fu girato integralmente nell’ex ospedale psichiatrico di Collegno. L’opera venne poi presentata ed inserita nel programma del "Malafestival 2004". Ci sono anche videoclip nel prestigioso palmares del nostro artista. Ha girato infatti le immagini per due "video" dei "Vertical Club" e "Holy Kids" due gruppi musicali emergenti nella scena underground torinese. Il 2004 si è rivelato un anno particolarmente fecondo per Domenico. Insieme ad alcuni amici ha fondato l’associazione "Primissimo piano" che attualmente conta ben 50 soci e si propone di organizzare corsi di recitazione e dizione. Ma il vero fiore all’occhiello dell’annata è stato "Recruiteen"col quale il nostro regista ha vinto per la seconda volta il premio "Anteprima Spazio Torino" al Torino Film Festival. "È stata una grande sfida – ci ha spiegato – abbiamo voluto girare tutte le scene nello stesso luogo e in un unico fine settimana". La pellicola vuole rappresentare uno spaccato della precarietà del lavoro nella società contemporanea. Sei giovani laureati si trovano a confrontarsi nell’anticamera prima di sostenere l’ultimo colloquio per una assunzione in un call center. Un obiettivo sicuramente di basso profilo rispetto alle loro formazione culturale. Eppure dovranno contenderselo come se fosse il "migliore degli impieghi possibili". Il cortometraggio oltre ad aver riscosso allori al "Torino Film Festival" è anche risultato vincente al prestigioso concorso "Cipputi" nella categoria "Cortometraggi su tema lavoro". Sentiremo certo ancora parlare di Domenico Morreale. Magari dalle patinate colonne di qualche autorevole rivista del settore e perché no in un futuro non così lontano anche sulle pagine di qualche quotidiano nazionale. Le premesse ci sono tutte. Auguri al mappanese più celebre di storia del Cinema. Steu Bongi |
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MESI: qualità e legame con il territorio dal 1907 Entrare alla MESI è particolare. Vivo per mestiere in fabbrica, ne ho visitate molte, grandi e piccole, di settori più disparati, e ogni volta l’emozione è diversa: a volte un’immagine, altre un colore altre ancora un odore mi rimane impresso e da subito tale ricordo diventa per me "la carta di identità" della fabbrica stessa. Della MESI, conceria sita in Caselle, Via alle Fabbriche, mi hanno colpito i marchi dei prodotti esposti in bella mostra sulle pareti della sala riunioni ed il legno dei bottali che contrasta il metallo verde dell’incastellatura che li sostiene e li fa muovere. Ma andiamo per ordine; qui si concia la pelle di montone, si trasforma una pelle di ovino in due prodotti di alta qualità: la pelle scamosciata, strumento prezioso ed insostituibile per la pulizia della casa e dell’automobile e la pelle spaccata che trova applicazione nelle calzature, nella pelletteria e nell’abbigliamento. Il processo è molto articolato ed è sintesi di competenza artigianale e moderna tecnologia: se il fondamento della concia secondo una antica tradizione risale addirittura all’imperatore cinese Thing-Fang che regnava nel 2000 aC, di certo egizi e romani conoscevano il cuoio e lo ottenevano con un procedimento i cui fondamenti sono tuttora applicati. La MESI, fondata nel lontano 1907 da Angelo Lattes ed ora diretta da Adolfo Mattirolo ed Enrico Tabellini, prononipoti del fondatore, è ad oggi l’unica conceria italiana ed una delle poche al mondo che riesce ad ottenere due pelli dalle caratterisitche diverse partendo dalla spaccatura della pelle di montone attraverso sei fasi cui corrispondono altrettanti reparti dell’azienda. Le pelli, che arrivano in gran parte da Australia e Nuova Zelanda dove subiscono trattamenti che le rendono immarciscenti e conservabili, dopo un lungo viaggio giungono nel reparto "Faiteria", dove, dopo essere state scelte sono sottoposte a procedimenti meccanici e chimici per essere scarnate, gonfiate e spaccate. Proprio la spaccatura dà origine ai due strati che diventeranno pelle scamosciata e spaccata. Nel reparto di concia lo strato inferiore viene trattato con olio di pesce in botti a circolazione controllata di aria calda per trasformarsi in pelle scamosciata; lo strato superiore è conciato a base di tannini vegetale e sali di cromo. Segue la tintura della pelle spaccata ed il finissaggio di entrambe le pelli. Quindi la pelle scamosciata è pronta per essere confezionata e per raggiungere il consumatore. La pelle spaccata è invece un semilavorato che ritroveremo nella fodera delle scarpe, come rovestimento delle agende e come accessorio in capi di abbigliamento. Il processo è caratterizzato da diverse operazioni in cui è necessario scuotere la pelle mentre è immersa in un bagno dalle caratteristiche determinate e secondo cicli ben definiti: i bottali sono gli impianti tipici con cui si svolgono tali operazioni. Il ciclo produttivo, di per sé, può essere molto inquinante; oggi, con opportuni investimenti è possibile renderlo ad impatto ambientale praticamente nullo. MESI ha investito molto in questo ed ormai da anni riceve un prestigioso riconoscimento dalla Società Acque Metropolitane di Torino per la pulizia dell’acqua che reimmette nell’ambiente. Una scelta ed un’attenzione che è solo un aspetto del profondo legame con il nostro territorio: tre generazioni di casellesi hanno lavorato qui, fornendo un apporto altamente specializzato all’azienda che oggi si posiziona in una nicchia di mercato ad alto valore aggiunto e che raggiunge l’Estremo Oriente con i suoi prodotti. Soprattutto per tale ragione commerciale, e non solo per i noti e scontati motivi che spingono molte aziende italiane a "delocalizzarsi", da qualche anno MESI ha aggiunto alla sede storica di Caselle una nuova realtà produttiva in Romania da dove, fra l’altro, è più agevole raggiungere i mercati orientali. Dalle poche cose raccontate è forse più chiaro il perché delle immagini dell’inizio; la botte in legno dalle doghe cinturate è contenitore antico e tradizionale: colpisce non trovarla in cantina ma inserita in un processo tanto automatizzato. Tanti marchi di fabbrica alle pareti fanno riflettere su come la pubblicità non è prodotto esclusivo della società recente e come il prestigio di un prodotto può essere testimoniato dalla storia e dall’evoluzione dei suoi marchi. Forse proprio il legame da esperienza ed innovazione, nuovo ed antico, qualità e tradizione ha fatto sì che mi rimanessero impresse scritte liberty e botti di legno come collegamento immediato alla conceria MESI. Valerio Diglio |
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Domenica 4 dicembre c'è la fiera Domenica 4 Dicembre si svolgerà la tradizionale Fiera diSant’Andrea. La seconda dell’anno per la nostra cittadina. La Fiera di fine autunno; il momento di tirare le somme della stagione agricola ormai terminata ed anche quello che era, nella tradizione contadina, il momento di presentarsi e farsi conoscere dopo i "movimenti" diSan Martino. La Fiera si snoderà, partendo da Piazza Falcone, (dove si svolgerà il consueto mercato del lunedì così anticipato) per via C. Cravero, piazza V. Boschiassi, via G. Guibert, via Circonvallazione e via Torino fino a piazza E. Berlinguer. Sotto la struttura del Palatenda sono previste attrazioni varie. Molte iniziative sono ancora in via di definizione augurandoci che il bel tempo ci assista in questa bella manifestazione. E.P.
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"S. Andrea, gaume co l'idea..." Si terrà domenica 4 dicembre la fiera di Sant’Andrea. Sarà l’ultima fiera di questa zona, dopo quella di San Martino a Ciriè domenica e lunedì 13 e 14 novembre, di quella a Chieri e di quella di Santa Caterina a Rivoli verso la fine del mese di novembre. Fiera, questa di Sant’Andrea, che ha sempre attirato molta gente, quando era considerata quasi una manifestazione ad uso e consumo del mondo rurale e si svolgeva il lunedì, il primo lunedì di dicembre. Sovente, quando i camion erano rari e funzionavano le "bighe" tirate dai cavalli, con sopra due o tre capi di vacche ed altrettanti legati dietro, arrivavano la sera della domenica per riposare la notte nello "stallaggio" delle diverse trattorie del paese: la "Caccia Reale" ed il "Cavallo Bianco", ambedue in via Torino. Della "Caccia Reale" qualcosa rimane ancora, mentre del "Cavallo Bianco", ove ora si trova il bar Torino e il negozio di Rubes, rimane forse l’insegna salvata da Domenico Musci nella sua collezione. Poi, per attirare più gente ed anche perché il mondo rurale è stato in grandissima riduzione, si è pensato di spostare la fiera la domenica, trasformandola in un grande mercato ambulante. In occasione della Fiera di Sant’Andrea, chi la frequenta si ferma volentieri a pranzo nei ristoranti casellesi e dei dintorni, per darsi appuntamento ancora verso sera per gli ultimi acquisti. Proprio in queste ore i "contratti" vengono chiusi in modo anche un poco rocambolesco, specialmente per i bovini, dove si tira e molla, le strette di mano, le pacche sulle spalle, le frecciate verbali anche pungenti non mancano, facendo divertire chi vi assiste solo per curiosità. E poi in "Vino veritas".O no? Nel grande mondo degli ambulanti ci sono sempre state delle figure caratteristiche, gli imbonitori, che col microfono alla bocca tentano di attirare l’attenzione dei passanti: "Servizio di tovaglia, tovaglioli per dodici persone! (basta mangiare in sei per volta) un esempio!". Sovente ci si imbatte in belle giornate, magari anche molto fredde. Ci avviciniamo alla festa dell’Immacolata (8 dicembre), quando il termometro sovente scende molto in basso. Ultimamente ci ricordiamo di due fiere disturbate dal maltempo: - Lunedì 7 dicembre del 1992. Quando tutto era pronto da un paio di ore, ecco la neve, a fiocchi grandi e pesanti. In poco più di un’ora una decina di centimetri, che hanno fatto smontare tutte le bancarelle con gli ombrelloni. - Domenica 5 dicembre del 1999.Un bel mattino, fin quando, poco dopo le undici, improvviso arriva il Fhön, molto forte, che sollevando polvere e rovesciando ombrelloni, ha fatto ritirare la merce in vendita. Sant’Andrea: 30 novembre. È un Santo a cui tutti gli uomini, raggiunto un periodo fisiologico della loro vita, dovrebbero rivolgersi. Dice il detto: "Sant’Andrea, dopo che ha tolto la forza, tolga anche l’idea". Non è solo per fare rima! elleci |
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Ma l'impianto compost di Mappano verrà ristrutturato L’impianto del compost di Mappano non sarà trasformato in un impianto per il biogas. Lo ha deciso la commissione nominata dalla Provincia di Torino per valutare la possibilità di riconvertire l’impianto del compostaggio Amiat di Mappano dalla produzione di compost a quella di biogas. La proposta era giunta il mese scorso dallo stesso comune borgarese. Valutati i costi e il tempo necessario alla riconversione degli impianti, la Provincia ha deciso di procedere con il progetto originario di "revamping" per ridurre a zero le emissioni maleodoranti che da otto anni attanagliano gli abitanti di Borgaro e Mappano. Non solo: secondo la commissione, l’installazione del biogas non avrebbe fornito garanzie dal punto di vista ambientale. «Dalle conclusioni della commissione pare evidente che la performance ambientale della tecnologia anaerobica è sconveniente – dice l’assessore alla Pianificazione ambientale Angela Massaglia – l’impianto di Mappano sarà completamente ristrutturato per risolvere tutti i problemi che ha presentato in questi anni». Via libera, quindi, ai lavori per la ristrutturazione completa dell’impianto di compostaggio. A partire da gennaio 2006, lo stabilimento resterà chiuso per 9 mesi per permettere il cosiddetto "revamping" della struttura, con operazioni sui nastri trasportatori e sull’impianto di aspirazione al fine di eliminare le puzze. I lavori, del costo di circa 8 milioni di euro, porteranno anche un aumento delle tonnellate di rifiuti da smaltire. In questi nove mesi i rifiuti organici di Torino e dei comuni limitrofi (170 tonnellate al giorno) saranno convogliati presso gli impianti di Bologna, Alessandria e Ostellato, in provincia di Ferrara ad un costo, per la Provincia di Torino, di mezzo miliardo di vecchie lire. Al termine dei lavori l’impianto mappanese potrà operare al massimo delle sue potenzialità smaltendo 54000 tonnellate di rifiuti all’anno, diecimila in più rispetto agli impianti attuali, che il compostaggio trasforma in fertilizzante per usi agricoli e per giardini. «Saremo vigili il più possibile – ha detto il sindaco di Borgaro, Vincenzo Barrea – adesso che è stata rifiutata la nostra proposta di convertire l’impianto è chiaro che dall’Amiat pretendiamo precise garanzie sul funzionamento di quello stabilimento». Altrimenti, come già annunciato, il comune farà di tutto per chiudere il compostaggio. Alessandro Previati
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L'invito del Sindaco Con la presente si invitano i cittadini di Caselle a partecipare all’ INCONTRO in data mercoledì 16 novembre alle ore 20,30 presso il salone di In tale incontro saranno presentate ai cittadini le caratteristiche del servizio, il personale impiegato e le attività previste, nonché si raccoglieranno suggerimenti per lo sviluppo dell’intervento. Il Centro di Aggregazione Giovanile è un servizio del Comune di Caselle T.se gestito dalla Cooperativa Frassati rivolto ad adolescenti e giovani. L’apertura ai ragazzi è prevista a partire da martedì 22 novembre 2005. Augurandoci una Vostra partecipazione, si porgono cordiali saluti. Il Sindaco Marsaglia Cagnola geom. Giuseppe
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Cos'è il Centro Cos’è? A chi è rivolto A tutti i ragazzi residenti a Caselle T.se fra i 13 ed i 17 anni ed ai giovani fra i 18 ed i 25 anni. La frequenza al centro e la partecipazione alle attività è gratuita. Obiettivi - offrire ai giovani uno spazio di aggregazione, - promuovere l’agio e prevenire il disagio giovanile, - accompagnare percorsi di crescita attraverso la sperimentazione del minore in attività espressive, ludiche e/o sportive; - stimolare il confronto dei ragazzi con il gruppo dei pari, gli educatori e la comunità. Strumenti - proposta di attività (laboratori artistici/espressivi, gite, tornei sportivi, cacce al tesoro, feste, giochi); - dialogo con i ragazzi; Sede Centro Giovanile - Via Madre Teresa di Calcutta 55 - Caselle T.se. Orari Il Centro aprirà ai ragazzi a partire da martedì 22-11-2005. L’orario sperimentale di apertura con cui il servizio incomincerà le attività sarà: 13- 17 anni - martedì e giovedì dalle 15,30 alle 18,30 - sabato dalle 15 alle 18 18- 25 anni - giovedì sera dalle 20,30 alle 23,30 Personale impiegato Il Centro sarà gestito da 2 educatori ed un coordinatore. Contatti Il coordinatore è reperibile al 335-6470939. |
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| ALMANACCO IN PDF |
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Storia dell'ufficio postale di Caselle Il primo gennaio 1851 l’amministrazione postale del Regno di Sardegna introduce l’uso del francobollo, ed emette una serie di tre valori, con l’effigie di Vittorio Emanuele II: cinque centesimi nero, venti centesimi azzurro e quaranta centesimi rosa. Viene anche introdotta, ai sensi della legge 18 novembre 1850 una nuova tariffa postale per l’interno, che prevede una tassa uniforme per l’inoltro della corrispondenza in tutto il territorio dello stato. Con questa legge sono, infatti, sostituite dall’unica ed uniforme tariffa di venti centesimi, le sette differenti tasse, in vigore in quel momento, per regolare il porto della lettera semplice. Da un punto di vista storico-postale questo periodo è denso di avvenimenti, in questi anni sono perfezionate convenzioni postali con diversi paesi tra cui il Belgio, la Svizzera, la Francia, la Spagna e l’Austria. Il 1° giugno 1851 inizia anche un servizio postale marittimo tra Genova e Cagliari e tra Genova e Porto Torres, con frequenza trimensile, effettuato dalla Società Rubattino e l’anno successivo un piroscafo della R. Marina effettua il servizio postale tra Cagliari e Tunisi in coincidenza con il "postale" proveniente da Genova. Sono istituiti gli uffici di posta militare del Corpo di spedizione sardo in Crimea. Nel 1856 la Compagnia Transatlantica inizia un servizio postale marittimo tra Genova e il Brasile. Le emissioni di francobolli s’intensificano, nel 1853 quelli in circolazione sono sostituiti da una seconda emissione: ancora di tre valori con l’effigie di Vittorio Emanuele II su fondi di colore verde, azzurro e rosa. L’anno successivo vede la luce la terza emissione e nel 1855 compaiono i primi valori della "quarta di Sardegna", la serie più conosciuta e più collezionata, sia perché ritenuta graficamente molto bella, sia perché, essendo rimasta in circolazione per parecchio tempo presenta notevoli varietà di colore e di stampa per cui è oggetto di continuo studio e ricerca da parte dei collezionisti. Ufficialmente il francobollo viene introdotto il primo gennaio 1851, ma solo dopo circa sei anni, e precisamente il primo febbraio 1857, l’uso del francobollo per l’affrancatura delle lettere, sia per l’interno sia per l’estero, diventa obbligatorio. Fino a questa data era ancora ammessa la possibilità della tassa a carico del destinatario, quindi sono piuttosto rare le lettere di questo periodo con francobolli annullati da uffici secondari come quello della nostra città. Personalmente ho avuto occasione di vedere, presso un commerciante specializzato in storia postale, due sole lettere con l’annullo di Caselle e affrancate con francobolli della quarta emissione di Sardegna; il prezzo richiesto, fuori della portata del comune collezionista, è un chiaro indice della rarità di questi documenti postali. Nel 1861 Vittorio Emanuele II è proclamato Re d’Italia, nasce l’amministrazione postale italiana e l’impiego dei francobolli sardi viene esteso al nuovo stato. Il primo gennaio 1863 entra in vigore la legge postale 5 maggio 1862 che sostituisce le diverse tariffe per le corrispondenze all’interno delle singole Province con una tariffa uniforme per tutto lo stato; il porto della lettera semplice è fissato in quindici centesimi, tariffa che durerà solo due anni. Dal primo gennaio 1865, infatti, la tariffa ritorna all’importo di venti centesimi del Regno sardo. In conseguenza di questa variazione, nell’aprile del 1867, dopo avere provvisoriamente sovrastampato le giacenze dei francobolli da 15 centesimi diventati ormai inutilizzabili, si provvede all’emissione del definitivo da 20 centesimi, che vediamo sulla lettera spedita da Caselle il 23 maggio 1873. Sono anni difficili, gli anni dell’unificazione nazionale, del brigantaggio, degli scioperi, del trasferimento della capitale da Torino a Firenze, della terza guerra d’indipendenza. Sono gli anni di Quintino Sella, delle "economie fino all’osso" e delle nuove tasse, come quella "sul macinato" di cui Caselle conserva il triste ricordo dell’uccisione, il 17 gennaio 1869, di Lorenzo Friolo, reo di avere protestato contro l’odiosa tassa che colpiva le classi più povere. Proprio nel 1866, l’anno della terza guerra d’indipendenza, uniformandosi a quanto era già in uso negli altri paesi, tra cui Gran Bretagna e Francia, anche il Regno d’Italia, introduce dei timbri che avrebbero dovuto garantire un più sicuro annullamento dei francobolli per impedirne il riutilizzo fraudolento; essi producevano un’impronta costituita da un numero, diverso per ogni ufficio, all’interno di un rettangolo formato da una rete di punti. Dopo numerose prove, finalmente nel "Supplemento al Bullettino postale" n° 2 del 1866, oltre all’annuncio delle nuove "stampiglie" composte di "punte", che "saranno spedite agli ufizi nel mese di aprile affinché si possano mettere in opera col 1° di maggio" è pubblicato anche l’elenco dei 2503 uffici esistenti, in ordine di classe e alfabetico, con il numero distintivo loro attribuito. Agli uffici di prima classe sono attribuiti i numeri da 1 a 28, agli uffici di seconda classe da 29 a 170, agli uffici succursali delle grandi città da 171 a 191, agli ambulanti da 192 a 225, ai natanti da 226 a 233, agli uffici all’estero di Alessandria e di Tunisi il 234 e il 235 ed infine agli uffici di terza classe dal numero 236 al numero 2503 con l’avvertenza che gli uffici di nuova istituzione "assumeranno i numeri degli ufizi che fossero stati per avventura sopressi, ed in difetto ne riceveranno altri progressivi dopo il 2503"; e si arriverà addirittura al numero 3083. All’interno degli uffici di terza classe, compare quello di Caselle Torinese a cui è assegnato il n° 710. Il bollo circolare con datario, è il vecchio bollo del Regno di Sardegna, mantenuto anche dalle Poste del Regno. Era in dotazione all’Ufficio Postale di Caselle dal mese di giugno 1849. Il nuovo inchiostro indelebile, proposto dall’Inghilterra, non è distribuito, forse a causa del cattivo odore, e si deve attendere "finché non siano compiute le pratiche di cui sta occupandosi il Ministero per la somministrazione di altro inchiostro di miglior qualità". Il decennale problema dell’inchiostro sarà risolto solo nel 1877, nel frattempo gli uffici si attengono alle Istruzioni provvisorie del 1861 che prevedono di "adoperare l’inchiostro da stampa di colore nero, bene sciolto con olio d’oliva, o il nero di fumo ben macinato con olio di noce cotto, allungato con olio d’oliva acciò la essicazione sia men presta, mai usare l’inchiostro da scrivere perché corrosivo dei bolli". In questi anni l’ufficio di Caselle viene dotato di un nuovo annullo numerale a barre. Antonio Gai |
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Mostra ad Alba Un non comune esempio di ricerca storica complessa ed articolata che conduce ad un’esposizione artistica di straordinario fascino: questo, in estrema sintesi, può essere il significato che anima la mostra "Napoleone e il Piemonte - Capolavori ritrovati" allestita ad Alba e della quale è partecipe anche la nostra Città di Caselle T.se (vedremo tra poco il perché). La Fondazione Ferrero di Alba e la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico del Piemonte, in collaborazione con il prof. Giovanni Romano dell’Università degli Studi di Torino, hanno ideato e realizzato negli accoglienti spazi della Fondazione stessa un grande evento culturale inerente l’epoca napoleonica e le conseguenze delle ben note soppressioni degli Ordini religiosi del tempo. La mostra, aperta fino a febbraio 2006, ha l’intento di illuminare con luce nuova un cammino finalmente organico che ripercorre le vicende legate alle spogliazioni derivanti dalle campagne napoleoniche di fine Settecento, tentando di ricostruire i percorsi storico-geografici di una parte di quel gran numero di opere che positivamente colpirono il condottiero francese a tal punto da farne trasferire molte Oltralpe (Napoleone intendeva, tra l’altro, l’arte anche come prezioso strumento di propaganda) creando così, al tempo stesso, una nuova concezione degli spazi di fruizione dell’opera stessa non più solo relegata in chiese e conventi. Le vicende successive alla Rivoluzione francese portarono la Francia ad entrare in guerra contro le principali potenze europee. Le spedizioni contro il territorio piemontese vennero guidate da un giovane generale all’epoca quasi sconosciuto di nome Napoleone Bonaparte, nominato da lì a poco (precisamente nel 1796) comandante supremo dell’Armata d’Italia. Dopo alcune facili vittorie francesi in terra sabauda ed una brevissima parentesi repubblicana legata ai patrioti Ignazio Bonafous e Giovanni Ranza di Alba, il futuro imperatore fece firmare a Vittorio Amedeo III l’armistizio di Cherasco: da questo momento il generale francese ebbe campo libero in tutta l’Italia del Nord. La campagna napoleonica e la conseguente occupazione favorirono la nascita di esperienze repubblicane, ma sempre controllate da uomini di fiducia nominati da Parigi. Come in tutte le occupazioni, chi in quei frangenti detenne il controllo detenne contemporaneamente il potere e, di conseguenza, fu immediato il fenomeno della richiesta di continui tributi, non solo in denaro, ma, caratteristica pregnante di questa fase storica piemontese, anche attraverso le requisizioni del patrimonio artistico (qui amplificate dal fenomeno, come già anticipato, delle soppressioni dei principali Ordini religiosi, in nome della cancellazione dell’"Ancien règime", con lo scopo di incamerarne i beni per sopperire alle difficili condizioni economiche francesi). Siamo così arrivati alla motivazione ed al "fil rouge" caratterizzanti la mostra albese: riunire, almeno per un certo lasso di tempo, parte di quelle preziose opere d’arte che tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento furono requisite o vendute dall’esercito napoleonico dopo la conquista del Piemonte. Facendo seguito a questa introduzione storica entriamo ora a visitare la mostra vera e propria. L’esposizione è suddivisa in quattro sezioni: la prima è dedicata ai personaggi che ebbero un ruolo particolare nelle vicende poco sopra descritte; nella seconda si possono ammirare alcune delle opere che dopo essere state portate in Francia rientrarono in Italia dal 1815 in avanti grazie all’interessamento di numerosi storici; la terza comprende la ricomposizione di polittici che furono smembrati e dispersi in varie parti del mondo e rappresenta un’occasione unica per rivederli nel loro insieme originale (di particolare pregio in mostra si trova il "Polittico di Romagnano Sesia" di Gaudenzio Ferrari); la quarta (la più ampia) raccoglie numerose opere piemontesi provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti d’America e che oggi fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private. Ma da cosa deriva questo interesse particolare della nostra Città per tale evento culturale? Lo si scopre visitando la mostra stessa. Entrando nell’esposizione (ad ingresso gratuito, grazie alla lungimiranza della Famiglia Ferrero, imprenditori illuminati che hanno deciso di investire nella cultura di alto livello) si è accolti da un ambiente in penombra nel quale emergono scintillanti solo i pezzi esposti. Il visitatore cammina quasi accompagnato per mano dalle opere presenti. Dopo aver visitato, ed esserne rimasti affascinati, le prime tre sezioni (che non descrivo per esigenze di sintesi), si entra nella quarta: quella dedicata alle opere "musealizzate" (oggi appartenenti, cioè, a musei e collezioni di vario genere). In questa ampia sala si viene colpiti da un turbinio di colori vivacissimi che poco hanno dovuto concedere ai secoli di storia che potrebbero raccontare. L’occhio del visitatore ha un lungo periodo di disorientamento e di vera e propria indecisione nella scelta di dove cominciare a soffermare la sua attenzione. Superata questa fase di "imbarazzo" ci si scopre letteralmente circondati da un insieme di eccezionale bellezza e pregio artistico: le opere in sala (in larga parte realizzate dai cosiddetti "primitivi piemontesi": Defendente Ferrari, Gandolfino da Roreto, Giovanni Martino Spanzotti, Aimo e Balzarino Volpi, Gerolamo Giovenone,…) sembrano parlarsi tra di loro dopo questo lungo periodo di "esilio" che le ha portate ad essere innaturalmente lontane per lungo tempo e sicuramente parlano al visitatore che ami lasciarsi coinvolgere emotivamente dai colori, dalle forme, dai richiami di questi patrimoni dell’umanità. Proseguendo lungo questa quarta sezione, ad un certo punto si rimane colpiti da un qualcosa di noto, di familiare: dalla grande e rossa parete di fondo troneggia (grazie alla sua intrinseca bellezza, alla sua collocazione e, anche, alle sue ragguardevoli dimensioni) nella sua umile compostezza la "Madonna del Popolo" opera di Defendente Ferrari di proprietà della Città di Caselle T.se proveniente dall’ufficio del Sindaco a Palazzo Mosca (da dove è stata trasferita ad Alba nella mattinata di venerdì 14 ottobre scorso). Si è colti da un doveroso senso d’orgoglio ammirando la "nostra" pala d’altare esposta in questa mostra di connotazione e valenza internazionale: visitando l’esposizione albese e soffermandosi davanti alla "Madonna del Popolo" ciascun casellese può a ragione sentire anche come suo il prestigio di essere prestatore di un’opera d’arte ritenuta da importanti critici all’altezza per essere esposta insieme ad altre provenienti da Torino, Firenze, Versailles, Anversa, Budapest, Berlino, New York,… La pala casellese ha conquistato il suo posto in questa mostra sulle dispersioni napoleoniche perché anch’essa fu requisita dal convento dei Servi di Maria (l’attuale Municipio di piazza Europa) a seguito della soppressione decisa dalla "Commissione esecutiva del Piemonte" l’11 aprile 1801, ma saggiamente ricomprata nello stesso mese di quell’anno, prima che fosse destinata ad altri luoghi, dal "Presidente del Comune di Caselle" Giovanni Fresia: grazie a tale illuminato atto ancora oggi la cittadinanza tutta può fregiarsi di possedere questo splendido esempio di arte antica. Sul retro della tavola compaiono le scritte: "1501. / Fecit Serv.orm / M. V.gine / Cazelorom" e "Il Citt.o Fresia Gio. Presid.te del Comune / di Caselle / ne Fece Compra Li 25 Apr.le / 1801 / epoca della Soppress.ne / del Convento de’ / Servi di Maria / m.o Bionda Scrittore". Se Giovanni Fresia non avesse compiuto quel gesto, oggi, pur non potendo dire dove sarebbe la "Madonna del Popolo", possiamo comunque con buona probabilità asserire che non risulterebbe più a Caselle (forse sarà opportuno, in un prossimo futuro, riconoscere in qualche modo la sensibilità di questo nostro illustre concittadino di due secoli fa). Altre opere di Donato de Bardi, Pietro Grammorseo, Bernardino Lanino, Giovanni Battista Paggi, Guercino, Antoine de Lonhy, Giuseppe Maria Morgari, ed altri ancora completano l’esposizione conferendole ulteriore non solita preziosità. La mostra è, altresì, corredata di uno ricco catalogo edito da "L’Artistica Editrice" di Savigliano. Una mostra da visitare quella di Alba: da visitare come arricchimento culturale, come occasione per godere di "belle cose" altrimenti difficili da trovare tutte insieme e anche come orgoglio nel vedere un "pezzo" di noi tutti in "ottima compagnia artistica". Per la nostra Città è un motivo di grande fierezza poter essere parte attiva di tale evento ed è una felice tappa in quel cammino così caro all’Amministrazione Comunale inteso a promuovere e a valorizzare il nostro patrimonio storico, culturale ed artistico anche al di fuori dei confini locali. La mostra è presso la Fondazione Ferrero di Alba (CN) in strada di Mezzo n°44 ed è visitabile dal 29 ottobre 2005 al 27 febbraio 2006 con il seguente orario: feriali 15-19; giovedì 15-22; sabato, domenica e festivi 10-19. Chiusura nei giorni 24, 25, 31 dicembre 2005 e 1° gennaio 2006. Ingresso gratuito. Per maggiori informazioni si può consultare il sito www.fondazioneferrero.it. Il Consigliere Luca BARACCO
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Due quadri, due opere d'arte "Ma quel quadro dov’era? Non l’ho mai visto appeso in chiesa!" "Eppure è sempre stato lì signora!" Estasiati e increduli: queste le reazioni dei casellesi che, entrando nella chiesa dei Battuti nelle scorse due settimane, hanno potuto ammirare il capolavoro ritrovato, in realtà da sempre presente nell’edificio, ma spesso dimenticato. Si tratta della Madonna dei Battuti, ora tornata a nuova vita, grazie all’accurato restauro ad opera del laboratorio Rocca di Balangero, finanziato in parte dal Comune di Caselle, in parte da privati cittadini e associazioni di cui forniamo elenco a parte. Un’opera importantissima per la storia della chiesa, direi un vero e proprio manifesto della vita della Confraternita dei Battuti Bianchi. Sono loro infatti i protagonisti, inginocchiati ai piedi della Madonna che con il manto aperto li accoglie sotto la loro protezione (il tema della Madonna della Misericordia, per l’appunto). Il manto bianco è la divisa della loro Confraternita che li distingue dai Battuti neri: sono cittadini laici, di cui nei registri della chiesa sono immortalati nomi, dati, offerte, professioni e così via. Le loro mani giunte in preghiera si uniscono verso la Madonna e i loro visi incappucciati sono stati resi visibili grazie al restauro; prima infatti i volti erano scoperti, segno di un rimaneggiamento posteriore all’esecuzione dell’opera. Una schiera di santi protegge i confratelli in preghiera: sono i Santi Pietro e Paolo, titolari della Confraternita, San Giovanni Battista, riconoscibile dal bastone con la scritta "Ecce Agnus Dei" e San Vittore, patrono di Caselle, oltre che santo martire della Legione Tebea. Il livello stilistico dell’opera è buono, come ha evidenziato il restauro, e sebbene non vi siano firme o date certe possiamo affermare che si tratta di un pittore locale, non un innovatore, ma un artista dotato di una certa inventiva e di un’adesione al realismo. Il volto di San Paolo è il ritratto di un uomo del suo tempo, dal viso con curiosa barba a punta e dal gesto che indica presuntuosamente se stesso (che sia il committente che sottolinea il finanziamento da lui fatto?), l’elmo di San Vittore termina con eleganti piume e il personaggio della Madonna non è affatto idealizzato, ma brunito dal sole e a piedi nudi. È nel gioco dei gesti che l’artista meglio esprime se stesso: San Giovanni e San Vittore indicano i Battuti che si rivolgono alla Madonna la quale apre le braccia a tutti e San Pietro invita anche lo spettatore a prendere parte della scena. Dal punto di vista sociologico è un’opera di grande significato: sottolinea che la Confraternita dei Battuti Bianchi era a quell’epoca una delle organizzazioni più importanti a Caselle che peraltro vantava la protezione prioritaria della Madonna e dei Santi titolari della Chiesa Tuttavia questo non è l’unico risultato raggiunto dagli Amici della Confraternita: è stato possibile restaurare, sempre grazie a sottoscrizioni varie, un altro quadro che si trovava in penombra: la Madonna con Bambino e Santi (una santa domenicana e San Grato vescovo). Un’altra bella scoperta: i colori sono ritornati accesi più che mai ed è emersa anche la firma del pittore, Giuseppe Molteni, artista lombardo di inizio Ottocento che lavorò per un certo periodo a servizio dei Savoia. Potrebbe anche trattarsi di omonimo, ma se fosse proprio lui, l’opera assumerebbe un certo rilievo poiché si tratta di un artista piuttosto conosciuto nell’ambito artistico del contesto in cui ha operato. Meriterebbe certamente una più approfondita ricerca d’archivio. A noi pubblico non resta che goderci lo spettacolo dei due quadri restaurati ed auspicare che simili iniziative di promozione e recupero dei beni artistici del nostro paese continuino e aumentino. Laura Giordano |
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Bruno Mantovani, artista "amarcord" In questo mondo che cambia e si trasforma, in questa civiltà post-moderna che si arricchisce sempre più di nuove tecnologie, di nuovi impulsi al futuro e all’innovazione, qualcosa resiste, si arrocca al tempo e alle mode, rigenerandosi, a volte in utilità e storia o in bisogno di passato, in bellezza dei segni del tempo, in un antico amarcòrd. Così può capitare che un vecchio artista, pittore e scultore, senza più uno studio, fucina d’alchimista, dove elaborare e creare i propri lavori e rendere tangibili i propri sogni, ricordandosi di un amico, riesca a trovare un luogo magico, fuori dal caos della vita, lontano dalla gente e dai pensieri, dove meditare nei lunghi silenzi che l’avvolgono, tra il tubare di un nido di tortore e il fischio di qualche merlo innamorato. Siamo in una vecchia fabbrica, l’ex-lanificio Bona, in via alle Fabbriche, ricordo della civiltà industriale andata, ai margini della Caselle che pulsa, tra cascinali, fabbricati, villette e prati verdi, una zona ancora placida, ma che vede avvicinarsi la città che cammina. L’artista è Bruno Mantovani, conosciuto nel territorio e anche fuori (mostre a Parma, Milano, Nizza, Roma, etc.), facente parte dell’ormai storico gruppo de "I sei delle Valli di Lanzo", che comprende oltre lui, Mario Balma, Giuliano Brunetto, Franco Cariani, Riccardo Chiara, Ignazio Gindri. È sempre un piacere rivedere un bravo artista, un uomo sempre modesto e misurato, privo dell’esaltazione tipica degli artisti affermati, pacato nel parlare e nel mostrare la sua lunga produzione, che in quest’ultimo periodo sembra essersi indirizzata principalmente verso la scultura. Notevoli i suoi ultimi lavori in terracotta, ispirati a figure equestri, con reminescenze legate all’amore per Medardo Rosso e Aligi Sassu. Al cavalletto gli ultimi cartoni scolpiti, mostrano veri capolavori pittorici, uno su tutti il magnifico quadro, già esposto alla "Promotrice" di Torino, che raffigura la nascita dell’origine. Le opere di Mantovani ricordano graffiti preistorici. È la sua sapiente mano che crea, con dovizia ed arte, un supporto simile alla roccia, plasmato e lavorato con colle, sabbie, materia e colore, in una ricetta precisa dal risultato eccelso. Sul tavolo da lavoro, schizzi, progetti, disegni preparatori, sono inondati dalla chiara luce che entra dalla grande finestra del suo studio. Da esperto artista conosce bene l’importanza della luce, il bisogno che questa entri tra le pieghe della materia. Alle pareti, diversi lavori ricordano i suoi vari periodi artistici, con acquerelli, opere ad olio, sculturine, vetri incisi ed in fusione; un campionario della sua lunga carriera. Nel mese di dicembre esporrà diverse opere in una mostra che si terrà nella città di Lanzo. Nel frattempo chi volesse vedere personalmente alcuni suoi lavori, può recarsi presso la Sala Consiliare del Comune di Caselle Torinese o alla Sala D’Arte Curcio di Borgaro Torinese. Per contattare l’artista: Tel. 011-9914604 Cell. 333-1499544 |
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Centoventi voci, un solo coro! Come accennato sul numero di settembre, le corali della nostra zona vicariale si sono ritrovate a Caselle per il loro annuale incontro. Anche se al giorno d’oggi alcuni considerano la parola "cantorie" come termine sorpassato e arcaico, questo vocabolo racchiude nel suo insieme un significato profondo. Se cerchiamo sul dizionario della lingua italiana troviamo la seguente descrizione: CANTORIA "il luogo dove i cantori eseguono il canto. Architettonicamente si intende quella parte del presbiterio dove prende posto il coro". Da quasi cinquant’anni i cori della nostra zona hanno trovato una valida occasione per ritrovarsi da amici. Questi incontri sono dei veri momenti di formazione, una vera "scuola di canto"; una scuola allargata che permette il confronto, imparare canti nuovi e acquisire notizie da trasferire nelle proprie realtà parrocchiali. Da Caselle a Robassomero e Cafasse, toccando Balangero per scendere a Grosso, Villanova, Nole e Ciriè e passare da S. Maurizio e S. Francesco; queste le parrocchie rappresentate. Un grazie a don Claudio per averci accolto nonostante il periodo "febbrile" della visita pastorale dell’arcivescovo e un grazie sentito al maestro Alessandro Ruo Rui che ha gestito e diretto questa imponente corale di circa 120 cantori. La foto ricordo (scattata da Milva Devecchi) a conclusione della S. Messa della domenica sul capiente sagrato della chiesa di S. Maria; racchiude in se la nostalgia di aver cantato all’unisono canti e inni animando una funzione religiosa carica di tante emozioni. essepi
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Casell...e Musica Calendario dei concerti Ottobre – dicembre
Domenica 20 novembre Chiesa di San Giovanni Ev. - ore 21 "Organo e Ottoni" Gruppo Strumentale "San Massimo" Gianfranco Luca Organo - Guido Azeglio Tromba Luana Siracusa Tromba - Mauro Fornero Tromba prof. Andrea Barone Flauto Trasposizioni e elaborazioni del gruppo Musiche di: J.S.Bach, J.Clarke, A.Vivaldi, Haendel Domenica 27 novembre Palazzo Comunale di piazza Europa Sala Giunta - ore 16.00 "Il recitar cantando in duo" Duo Colombatto Parecchini Elena Colombatto Soprano Diego Parecchini Chitarra Musiche di: Arie del 700 e dell’800 europeo Sabato 3 dicembre Chiesa di Santa Maria Assunta - ore 21.00 "Profumo di Natale" Corale di Mappano Enrica Baldi Borsello direttore Sandro Frola Organo Musiche di: Brani corali sacri e canti della tradizione natalizia
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| Bene o male siamo arrivati alla metà degli
appuntamenti in calendario in questa settima edizione di Casell...e Musica. Per utilizzare i verbi al passato possiamo affermare che i primi due appuntamenti riguardanti le "Le quattro stagioni" di A. Vivaldi proposto dall’ Insieme strumentale "Intenzioni Sonore" hanno avuto un notevole successo; come del resto il concerto di "Santa Cecilia" della nostra filarmonica casellese "La Novella". Ora non resta che pubbliciz-zare al meglio i prossimi ap-puntamenti. Iniziamo con do-menica 20 novembre alle ore 21.00 con il Gruppo Strumen-tale "San Massimo" e il con-certo di "Organo e Ottoni" che ci regalerà forti emozioni con il suono possente dell’organo di San Giovanni accompagnato da trombe e flauto. Novità per questa rassegna musicale, risulta il concerto "Il recitar cantando in duo" in programma di domenica 27 novembre alle ore 16.00 nella Sala Giunta del municipio di piazza Europa con il soprano Elena Colombatto accompagnata alla chitarra da Diego Parecchini che proporranno un escursus di arie del 700 e dell’800 europeo. Termina questa edizione 2005 la Corale di Mappano ma-gistralmente diretta da Enrica Baldi Borsello che, con il con-certo "profumo di Natale" ci introdurrà in quel periodo carico di trepidanti emozioni. Varie e variegate le proposte, ora tocca a voi lettori e lettrici a far si che questa settima edizione prenda il "volo" partecipando anche ad uno solo degli ap-puntamenti per poter dire: io c’ero. essepi |
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Piccoli cuochi Quest’anno durante le vacanze trascorse al mare a Pietra Ligure ho avuto modo di osservare da vicino l’organizzazione di un ristorante, che per quanto possa sembrare elementare si è rivelata molto complessa. La sala ristorante dell’albergo dove io soggiornavo era molto grande, con ampie vetrate sul mare ed alla sera offrivano una vista molto suggestiva, alle pareti erano appesi dei quadri che rappresentavano paesaggi locali o volti di persone. I tavoli erano ornati con mazzetti di fiori , potevi trovare tavoli singoli oppure raggruppati per poter accogliere gruppi più numerosi di clienti, preparati con tovaglie bianche e tovagliette gialle disposte sopra. Le tovaglie venivano sostituite alla sera, mentre ad ogni pasto veniva sostituita la tovaglietta gialla, così la sala si presentava sempre molto ordinata e pulita. In un angolo della sala si trovava il banco buffet dove erano posti in bella mostra gli antipasti, insalate, verdure grigliate, pietanze già pronte per essere servite, salse e condimenti. Quando il cliente si recava nella sala ristorante veniva gentilmente accolto dal Maître oppure dallo Chef de rang. Il Maître si avvicinava al cliente e gli porgeva il menu, dopo avergli lasciato qualche minuto per la scelta, arrivava lo Chef de rang e prendeva nota dell’ordinazione, comunicandola in cucina per la preparazione, spesso molti clienti approfittavano del tempo di attesa per servirsi direttamente al banco buffet. I piatti pronti dalla cucina venivano portati in sala dal Comìs mentre al tavolo serviva direttamente lo Chef de rang, preparando i piatti su un piccolo tavolino posto vicino al tavolo dei clienti. I clienti di questo albergo erano per la maggior parte stranieri: tedeschi, olandesi, inglesi e molti di loro erano clienti abituali. Il personale dell’albergo conversava con loro fornendo informazioni sulla preparazione dei piatti oppure dando informazioni per gite ed escursioni per rendere più gradevole il loro soggiorno. Specialmente nel momento della prima colazione ho notato il modo diverso di alimentarsi delle persone straniere; ordinavano uova al tegamino con pancetta, mangiavano panini di prosciutto e formaggio, e bevevano spremute di agrumi. Ecco i compiti delle figure di cui ho parlato: Maître Il maître organizza la presentazione e la somministrazione delle vivande nelle strutture ricettive e ristorative. Organizza il lavoro distribuendo i compiti tra i camerieri e verificando la correttezza dell’attività. Cura l’aspetto estetico della sala e la dotazione degli arredi e degli addobbi; risponde alle richieste espresse dai clienti, presenta loro i menù, li consiglia sulle scelte. In mancanza di un sommelier serve il vino più indicato a seconda delle portate ordinate dal cliente. Indispensabile è la conoscenza delle principali lingue straniere. Chef de rang È richiesta l’ottima conoscenza della lingua inglese. La persona si deve occupare che tutto sia perfetto in sala, al ricevimento dei clienti, al coordinamento camerieri-cucina. Insomma tutto deve andare alla perfezione, questo è il compito! Comìs I comìs di solito sono ragazzi minorenni che lavorano nei locali nei periodi estivi o studenti della Scuola Alberghiera i quali usano questa esperienza come tirocinio. DOPO AVER PREPARATO LE NOSTRE ZUCCHE PER LA FESTA DI HALLOWEEN VI PROPONGO UNA GUSTOSA RICETTA: IL SOUFLÈ DI ZUCCA Ingredienti 1 kg di zucca 1/2 litro di latte 80 gr di farina 2 cucchiai di burro 5 uova 40 gr di parmigiano grattugiato sale pepe Procedimento Mondate la zucca, lessatela e setacciatela poi raccogliete il purè in una fondina. Preparate la besciamella facendo addensare a fiamma tenue il latte a cui sono stati aggiunti il burro lavorato a crema con la farina, il sale e il pepe. Incorporate questa salsa al purè di zucche e fate raffreddare il tutto. Quando il composto sarà freddo incorporatevi le uova una alla volta poi mescolatevi anche il parmigiano. Versate il composto in uno stampo unto e infarinato. E cuocetelo in forno preriscaldato a 190∞c per 45/50 min senza aprire lo sportello del forno. BUON APPETITO!!! Martina BRUNO |
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Condotta "Slow Food" Care amiche e amici, Per quanto rimane del 2005 vi propongo tre appuntamenti, con le seguenti date: - Venerdì 25 Novembre, cena "Erbaluce in Bollicine", presso il Ristorenta "Il Rigoletto" in Ciriè. - Mercoledì 30 Novembre, incontro "Piemonte - Pantelleria" presso il Ristorante "F.lli Sapetti in Ciriè. - Giovedì 15 Dicembre, gita alla fiera del Bue Grasso a Carrù. La Cena di Venerdì 25 Novembre, "ERBALUCE IN BOLLICINE" verrà svolta in contemporanea da diverse Condotte del Piemonte e della Valle D’Aosta con l’intento di far meglio conoscere uno spumante, derivato dal nobile vitigno autoctono del Canavese. Ai ristoratori è stato chiesto di abbinare un prodotto del Paniere di Torino, il Cavolo-Verza di Montalto Dora dove, nello stesso fine settimana, si svolgerà la tradizionale sagra. Non appena il tutto sarà definito, provvederò ad inserire il menù sul sito web delle condotte di Torino (www.slowfoodtorino.com). Vi invito comunque a contattarmi, anche telefonicamente, e vi fornirò tutti i dettagli del caso. Per Mercoledì 30 Novembre, approfitteremo della presenza di un nostro caro amico di Pantelleria, Il Sig. Salvatore Valenza che ci farà assaggiare i suoi stupendi vini passiti. Abbiamo quindi preso spunto per proporvi una cena in cui alterneremo piatti e vini della tradizione piemontese con quelli della magnifica isola di Pantelleria, già in passato gemellata con il Comune di San Maurizio Canavese. Sarà anche l’occasione per farci gli auguri di fine anno, soprattutto con chi non potrà partecipare alla gita del 15 Dicembre. Anche per questa serata, troverete tutti i dettagli nelle prossime pagine. Per finire, vi proponiamo per Giovedì 15 Dicembre una gita alla Fiera del Bue Grasso di Carrù. Ricalcando lo schema già collaudato nelle precedenti edizioni, il programma prevede: - Partenza in Pulman, davanti alla Macelleria in Ceretta, alle ore 06.00. - Tappa presso il Ristorante di Morozzo per una abbondante colazione con pane salame e … vino (e per i più abitudinari la classica colazione italiana). - Arrivo a Carrù e visita del Mercato Boario con la consulenza di Bruno. - Pranzo alle ore 13.30 a Morozzo con un sontuoso Gran Bollito alla Piemontese (carni selezionate da Bruno Novero). - Ritorno a Ceretta previsto per le ore 19.00. Il costo, comprensivo di tutto, è di 60 Euro. Per chi volesse partecipare solo al pranzo, compatibilmente con la disponibilità di posti, il prezzo è di 40 Euro. Prenotazioni entro lunedì 12 Dicembre presso il fiduciario o la Macelleria Bruno Novero (tel. 011 9278233). Si consiglia un abbigliamento adeguato alla stagione. Un’ultima considerazione: ci avviciniamo al Natale e ai festeggiamenti di fine anno e, come a volte succede, i regali ad amici e parenti spesso ci stressano più del dovuto. Perché allora non prendere in considerazione un abbonamento annuale alla nostra associazione? Sono sicuro che sarebbe un modo un po’ diverso per farsi ricordare per l’intero 2006. Mi auguro quindi di incontrarvi (numerosi) a breve. Il Fiduciario. Clementino Giuseppe |
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Libralon a Shangai Si è svolta a Shanghai "Savour Piedmont", iniziativa promossa della Regione Piemonte, dall’ICIF (Italian Culinary Institute for Foreigners) e dall’Enoteca Regionale del Barolo, con il patrocinio dell’Associazione Stampa Agroalimentare Italiana, per promuovere alcune tipicità dell’enogastronomia piemontese: il Barolo, il Tartufo Bianco d’Alba, il riso, il cioccolato e i formaggi. A rappresentare le istituzioni erano presenti l’Assessore Regionale all’Agricoltura, Mino Taricco, il Direttore Generale I.C.I.F., Bruno Libralon, il Presidente dell’Enoteca Regionale del Barolo, Luigi Cabutto e il Direttore Nazionale dell’Associazione Stampa Agroalimentare Italiana, Roberto Rabachino. L’ICIF, ente promotore dell’iniziativa, ha voluto con questa importante manifestazione, promuovere la conoscenza e il consumo delle tipicità agroalimentari delle diverse regioni italiane e nella fattispecie del Piemonte che, grazie alle sue produzioni tipiche, coperte in gran parte dalle denominazioni d’origine, è da sempre una straordinaria area d’eccellenza a livello mondiale e un esempio concreto di cultura. |
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Un ristorante alla volta Alcuni ristoranti veramente meritevoli sono ignorati dalle guide ufficiali a causa della loro disagevole collocazione, per essere situati in luoghi appartati, lontani dal flusso commerciale. Per loro fortuna funziona il passaparola che ne decreta ugualmente il successo e premia il loro pregevole lavoro.È il caso del ristorante Ruatta nella piccola frazione Malanghero di S.Maurizio Canavese a ridosso del lato est dell’aeroporto di Caselle Torinese. In questo piccolo borgo segnato dall’ingombrante presenza aeroportuale appare come un’oasi la colonica costruzione adattata a ristorante da Daniela e dal fratello Walter, sin dal 1982, che ne hanno mantenuto intatto il fascino rustico familiare con un delicato tocco di eleganza, concentrato su due sale attigue, adatte ad ospitare una trentina di coperti, con servizio di pranzo e cena, e per l’estate l’alternativa del fresco dehor. Non poteva esserci posto più adatto ai due fratelli — Daniela in cucina, Walter in sala — provenienti dalla sana tradizione contadina, per esprimere una cucina priva di fronzoli, radicata ai prodotti del territorio, conquistando giorno dopo giorno sicurezza, esperienza, non priva di continuo aggiornamento. Prezioso l’aiuto in cucina di Cristina, con alle spalle una lunghissima esperienza di gastronomia. Va da sé che i piatti proposti seguono il ritmo delle stagioni e ancor più minuziosamente la spesa giornaliere, per cui l’estate può essere ricca di preparazioni in carpione, di anguille, di trote, di sarde, di zucchine, di filetti di coniglio sempre abbinati ad una verdura, di classiche milanesi, fino alle particolarissime uova in camicia. Anche la natura degli sformati e delle sfoglie si nutrono dei prodotti stagionali come l’irrinunciabile sformato di Ciapin-abò con Bagna cauda (in lingua nazionale Topinambour - Helianthus tuberosus), o quello con cardi; per le sfoglie, carciofi, asparagi e formaggio caprino, funghi porcini. Non vengono trascurati semplici antipasti tradizionali come il vitello tonnato, la carne cruda a coltello e arricchita di salsa tartufata, le acciughe sott’olio selezionate e preparate con cura familiare; con la stessa cura vengono preparati tutti i tipi di pasta e di ripieni; agnolotti sia di carne, sia di riso e cavoli, gnocchi impastati con patate rosse, tajarin pronti a raccogliere sughi di porcini o di ragù di cervo, maltagliati per immergersi in piatti di fagioli. Minuziosa è la scelta delle carni, sia per il predominante Fassone utilizzato per tagliate, così come con il controfiletto di bisonte e la coscia di cervo, le stesse carni vengono proposte scottate sulla brace e servite su letti diversi di profumate erbe, rucola per il fassone, radicchio per il bisonte, menta per il cervo. Non si contano le preparazioni, sia tradizionali come stracotto all’erbaluce o coniglio in civet, sia più creative, come fassone in salsa di pinoli e castagne o le cotolette d’agnello con salsa al vino rosso, cannella, bacche di ginepro e servito con polenta di farina appositamente cercata, una qualità macinata a pietra nel nostro territorio; ma la stessa ricerca è per la produzione del salame e dello zampone preparato appositamente da un esperto artigiano salumiere. Il pesce è proposto una o due volte la settimana o su prenotazione per garantirne la freschezza e si esprime con una personalissima tavolozza mediterranea, polipo al vino rosso, gratin di gamberetti, gamberoni all’Armagnac, tajarin con astici o con scampi e zucchine, gnocchi con polpa di granchi, senza contare le numerose preparazioni di trota, dal carpione al burro e salvia, oppure alla brace o ai mirtilli. Anche i dolci hanno il loro timbro stagionale, dallo strudel di mele alla torta di castagne, alla sfoglia calda di pere e cioccolato, con la variabilissima crostata, con il tiramisu in versione estiva e invernale. È il caso di rinfrescarci con il tris di sorbetti al mandarino, all’uva fragola e al brachetto o, in alternativa, il sorbetto alla mela verde con barolo chinato. Durante il pranzo si è accompagnati da un’ottima scelta di vini dall’appassionato Walter, che ha selezionato nel suo tempio-cantina più di 500 etichette, con grande attenzione al Piemonte, con le migliori produzioni, collezioni (bevibili) di barolo ’95-’96-’97-’98, magnum, senza trascurare altre regioni come il Veneto o la Toscana e alcuni grandi vini francesi. Il limite di un articolo è non poter trasmettere la passione e il lavoro che riguarda i protagonisti; bisogna entrare in cucina e cogliere al volo il tirare la sfoglia o l’impastare un ripieno, o curare l’ebollizione di una marmellata, come quella di pomodori verdi, che Daniela si pregia di servirvi con la selezione dei formaggi, in un continuo variare di piatti, memore della grande lezione del Capo Cuoco Piemontese Chapusot, che nel suo libro "La Cucina sana, economica ed elegante secondo le stagioni", nel 1846 insegnava: "Un pranzo, se non ha un non so che di nuovo ed originale, riesce noioso, come lo è tutto ciò che è monotono. L’occhio ha bisogno a tavola di varietà non meno del gusto". Domenico Musci
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Tra piole e bar È stata la scommessa dell’estate cosa mai fosse quel curioso quadrilatero che faceva da spartiacque tra la nuova e la vecchia stazione e, quando si è capito che sarebbe sorto un bar, ancora in molti si chiedevano come mai potesse starci in quel lembo di piazza. Così, tra le chiacchiere dei casellesi, è stato aperto a settembre, ormai passato alla storia locale come il "mese dei bar", il "Boulevard Café" che, già nel nome, riporta alla mente i lunghi e stretti bar dei viali parigini. Sicuramente la posizione ben in vista richiama molti clienti, in particolare rimane il punto di riferimento per i numerosi pendolari che si recano in stazione; Emanuele e Pier Paolo Scibetta, i giovani proprietari, si ritengono soddisfatti di questi primi mesi di apertura: "Restano alcuni problemi legati al parcheggio ancora carente, confidiamo tuttavia in un miglioramento quando verrà completamente terminata l’opera di sistemazione dell’area adiacente la stazione". Il bar apre al mattino alle sei per soddisfare le richieste di chi si reca al lavoro molto presto e si rifocilla col classico "cappuccino e brioche", nella pausa pranzo offre tramezzini, pizzette, affettati e una gustosa scelta di formaggi di Coazze, scelti con cura dai proprietari. È PierPaolo ad occuparsene: "Abbiamo cercato di essere particolarmente attenti alle esigenze dei nostri clienti, cercando di diversificare le proposte, puntando molto sul reparto vineria, con una buona gamma di Arneis e Prosecchi di qualità e sui gelati che ormai sono gettonatissimi in ogni stagione". Il bar rimane aperto anche la domenica e la sera, nei fine settimana, chiude tardi per permettere, a chi ama la vita notturna, un "break by night". Così può succedere di vedere capannelli di giovanissimi che stazionano dentro e fuori il bar, seduti, tempo permettendo, ai tavolini del piccolo dehor a chiacchierare e a far gruppo; sarà per via della simpatia di Emanuele, barista diciottenne, che vanta già un’esperienza di lavoro presso il "Jet Hotel" e serve, con spigliato sauve fair cocktail e specialità? Di certo, nel giro di poco tempo il bar è divenuto luogo di ritrovo per numerosi gruppi di ragazzi e giovanissimi. E così Pier Paolo ha cercato di capirne gusti e preferenze: "Con questa particolare clientela risultano gradite le innumerevoli "variazioni" sul tema-caffè cioè mokaccini, cappucci-aroma, caffè con panna e tutte le novità, hanno voglia di provare cose diverse "Il bar offre anche servizi complementari come biglietti della lotteria, gratta e vinci, ricariche telefoniche ma nell’intenzione dei proprietari c’è di vivacizzare ulteriormente le proposte, sfruttando il dehor sul retro del locale per allettanti barbecue serali accompagnati da musica e sicuramente tanta allegria. Antonella Ruo Redda |
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Open Day 2005 all'Alenia Aeronautica Grande festa, domenica 6 novembre, negli stabilimenti dell’Alenia Aeronautica di Caselle, in occasione dell’Open Day 2005. Con quest’anno è la terza volta consecutiva che l’Azienda apre i propri stabilimenti a tutti i dipendenti e le loro famiglie, offrendo così l’opportunità di far visitare i "prodotti" del Gruppo che fa capo alla Finmeccanica attualmente uno dei maggiori produttori aerospaziali esistenti al mondo. Anche se la giornata autunnale non è stata favorevole come gli scorsi anni, il successo è stato comunque strepitoso. I visitatori hanno potuto percorrere ed ammirare l’intera gamma dei velivoli costruiti dall’Azienda come il C-27J (ormai ben avviato come produzione), il Typhoon, il Tornado, l’AMX, nonché la sezione di fusoliera del Falcon 2000 costruito per conto della francese Dassault. Veramente notevole la mostra statica allestita nei piazzali dell’Alenia-Sud, che proponeva oltre ai Typhoon mono e biposto anche tre C-27J tra cui uno nei colori greci ed uno con la sonda per il rifornimento in volo che attualmente viene usato come velivolo sperimentale, sonda che sarà installata su alcuni velivoli destinati all’A.M.I. Molto ammirati come al solito i Tornado, ma anche gradita l’esposizione del primo AMX "ACOL" (Aggiornamento Capacità Operativa e Logistica) che rappresenta l’ultimo aggiornamento del velivolo, e che ha effettuato il primo volo di collaudo il 30 settembre scorso. Gradita inoltre la presenza del G.222, ormai in fase di progressiva radiazione dopo decenni di buon servizio e che è stato l’ultimo velivolo progettato da Giuseppe Gabrielli. All’Alenia-Nord invece si poteva ammirare un altro aereo del "Sig.G" il G.91R/1B nei fiammanti colori delle "Frecce Tricolori" l’amata Pattuglia Acrobatica Nazionale che quest’anno ha festeggiato il 45° anniversario. Purtroppo il tempo "guastafeste" non ha permesso di effettuare al completo il programma aereo che ha visto comunque delle splendide esibizioni in volo del Typhoon, del Tornado e del C-27J quest’ultimo con manovre acrobatiche degne dei migliori caccia. Dobbiamo ringraziare i Com. ti Marco Venanzetti, Enrico Scarabotto, Marcello Battaglia, Maurizio Cheli, Gianluca Evangelisti, Agostino Frediani e Mario Mutti, tutti piloti collaudatori del1’Alenia che con le loro acrobazie ci fanno immaginare e sognare di essere anche noi seduti al loro fianco su queste poderose macchine volanti. L’Ing. Giovanni Bertolone, Amministratore Delegato dell’Alenia, ha dichiarato la sua piena soddisfazione per la buona riuscita di questo ultimo "Open Day" con la speranza di ritrovarci tutti riuniti in futuro. Le cifre parlano chiaro del successo ottenuto con la presenza di circa 11.000 visitatori a cui si aggiungono 300 persone nell’ambito di "porte aperte all’innovazione", iniziativa del Comune di Torino sostenuta dalla Provincia e dalla Regione Piemonte per promuovere i luoghi dove viene sviluppata la tecnologia più avanzata e di innovazione. |
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Giuseppe Gabrielli, una vita dedicata all'aviazione Nella storia dei velivoli prodotti dalla FIAT Aviazione ricorre con frequenza la sigla "G". Questa sigla sta per Gabrielli, secondo la tradizione tipicamente italiana di designare quasi sempre il nome di un aereo con la sigla del progettista o, comunque del capo del team di progettazione. Per molti Gabrielli rappresenta anche l’uomo che ha segnato la rinascita dell’industria aeronautica postbellica della FIAT. Ma non solo con quella, perché la sua attività è cominciata molto prima della Seconda Guerra Mondiale poiché parecchi sono stati gli aerei siglati "G", sia nel settore caccia sia in quello da trasporto. Giuseppe Gabrielli è nato a Caltanissetta il 26 febbraio 1903 ed a soli 22 anni, nel 1925, si laurea a pieni voti e con lode al Politecnico di Torino, come Ingegnere Meccanico. Nel 1926 grazie alle borse di studio, si reca in Germania presso l’istituto di Aerodinamica Techniche Hochschule di Aachen, diretto dal Prof. Theodor von Kármán, che è stato tra i più grandi studiosi di aerodinamica della storia. In Germania Gabrielli è diventato Doktor Ingenieur, per via di una ricerca di calcolo sulla rigidezza torsionale delle ali a sbalzo, studi importantissimi per un’epoca in cui cominciava la transizione su larga scala dai vecchi biplani a quella monoplana. Uno studio che ha influenzato molto il giovane ingegnere italiano, infatti fra i suoi aeroplani si troverà solo un esempio di biplano, il G.8, monomotore da turismo e allenamento (primo volo il 28/02/1934). Rientrato a Torino nel marzo del 1927, riprende la carica, già assegnatagli due anni prima, di assistente presso il laboratorio di aeronautica della Scuola di Ingegneria. La prima grande affermazione del "Sig. G" avviene nel 1927 con l’assunzione alla Piaggio di Finale Ligure, quale assistente del capo progettista della società l’Ing. Giovanni Pegna, l’esperto di idrovolanti. A Finale Ligure, Gabrielli, collaborò con Pegna alla realizzazione di progetti assai interessanti ed all’avanguardia per l’epoca così si vide assegnare l’incarico di studiare una versione tutta metallica del celeberrimo Savoia Marchetti S.55, il famoso idrovolante delle mitiche imprese atlantiche di Italo Balbo negli anni trenta. Riuscì a dimostrare, nonostante lo scetticismo di molti, la superiorità di una struttura metallica su una lignea sia in termini di peso che di robustezza anche perché Gabrielli sin dall’inizio non ha mai nascosto il suo interesse per le strutture interamente metalliche dei velivoli. Ed è proprio nel 1931 in occasione del primo volo dell’S.55 in versione metallica, che conosce la futura moglie Lydia Crocco, figlia del famoso Generale. (fine prima parte) |
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No all'alta velocità!! Anche i più indifferenti, avranno visto in TV o sentito, in questi giorni, parlare della protesta dei cittadini della Val Susa contro il TAV (treno ad alta velocità). Tutti si saranno fatti un’opinione; la maggioranza avrà memorizzato il messaggio della Bresso e di Chiamparino; non ho visto intervistare Saitta, poco male, avrebbe detto esattamente le stesse cose degli altri due, le stesse che dice Ghigo; siamo all’omologazione del pensiero politico. Il messaggio che deve essere memorizzato, secondo gli ordini dall’alto è: a) Senza la Torino- Lyon il Piemonte sarebbe isolato dall’Europa, l’opera è indispensabile al rilancio economico del Piemonte; b) il Tav toglierà i Tir dalla valle; c) chi è contro la Torino-Lyon è contro il progresso; poi in ultimo aggiungono che, se si perde tempo si rischiano i finanziamenti dall’Unione Europea. Peccato che queste motivazioni non siano sufficienti a convincere i Valsusini, che se la vedranno passare nel cortile di casa, né il sottoscritto che non ha questo problema. Sulla questione mi sono documentato abbastanza, sicuramente più della media, ho seguito molti convegni sin dagli anni ’90, ed anche partecipato ad alcune manifestazioni, perché sono convinto che dobbiamo dare una mano ai valligiani che manifestano, forse pensando solo di difendere la propria terra, mentre in realtà stanno lottato per noi tutti. La TAV Torino-Lyon è un problema quanto quello del Ponte sullo Stretto di Messina, perché lì si vogliono investire dei capitali enormi. I soldi li prenderanno nelle nostre tasche, poi in quelle dei nostri figli e anche dei nostri nipoti, perché nessuno è in grado di dimostrare che l’investimento avrà un ritorno economico, neanche fra cent’anni. Quattrini che verranno tolti alle linee ferroviarie esistenti (già disastrate), a ospedali, scuole, e a tutti i servizi di pubblica utilità. Cerco di dare risposta a tutti i luoghi comuni: 1) Senza la Torino-Lyon il Piemonte sarebbe isolato dall’Europa. Il Piemonte è abbondantemente collegato all’Europa soprattutto attraverso la Valle di Susa.Tutti sanno che in questa valle ci sono un’autostrada, due strade statali e una linea ferroviaria a doppio binario. Esiste perfino la cosiddetta autostrada ferroviaria (trasporto dei TIR su speciali treni-navetta). Sono tutte linee di collegamento con la Francia attraverso due valichi naturali (Monginevro e Moncenisio) e due tunnel artificiali (Frejus ferroviario e autostradale). 2) Le linee ferroviarie esistenti sono sature. L’attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo al 38% della sua capacità. Il collegamento ferroviario diretto Torino-Lyon è stato soppresso per mancanza di passeggeri. E il flusso delle merci - previsto da chi vuole l’opera in crescita esponenziale - è invece sceso del 9% nell’ultimo anno! 3) La Torino-Lyon è indispensabile al rilancio economico del Piemonte. Togliendo risorse (è tutto denaro pubblico) alla ricerca, all’innovazione e al risanamento dell’industria in crisi profonda, il TAV potrebbe essere la mazzata finale all’economia piemontese. 4) Il Tav toglierà i Tir dalla valle. Tanto per cominciare, i 15 anni di cantiere necessari a costruire la ferrovia porteranno sulle strade della Valle e della cintura di Torino qualcosa come 500 camion al giorno (e notte) per il trasporto del materiale di scavo dai tunnel ai luoghi di stoccaggio con grande aumento di inquinanti e polveri. Finita l’apocalittica fase di cantiere e realizzata la Grande Opera, chi ci dice che le merci passeranno dall’autostrada alla nuova ferrovia? Anzi. Oggi le navette per i TIR partono ogni giorno desolatamente vuote. I promotori dell’opera e recenti studi di ingegneria dei trasporti ci dicono che solo l’ 1% dell’attuale traffico su gomma si trasferirà sulla ferrovia. Bel vantaggio! 5) La Torino-Lyon porterà lavoro ai piemontesi. In realtà come già sta succedendo per tutte le infrastrutture in corso, si tratterebbe di lavoro precario e manodopera in gran parte extracomunitaria. Per i comuni della Valle di Susa e della cintura di Torino arriverebbe invece un bel problema: la mafia. Turbative d’asta sono già state individuate per la fase di sondaggio geologico a carico di uomini politici piemontesi e non... figurarsi per la realizzazione dell’opera! 6) La linea è quasi tutta in galleria. Che male fa? Il tracciato prevede una galleria di 23 km all’interno del Musinè. Secondo i geologi la talpa che perforerà la roccia immetterà nell’aria un bel po’ di fibre di amianto. Il vento le porterà dappertutto, forse anche nel centro di Torino. Respirare fibre di amianto provoca un tumore dei polmoni (mesotelioma pleurico) che non lascia scampo. L’amianto è un materiale fuori legge dal 1977. Il tunnel Italia-Francia di 53 km scavato dentro al Massiccio dell’Ambin incontrerà (oltre a falde e sorgenti che andranno distrutte) anche roccia contenente uranio. Una linea in galleria si porta appresso tante gallerie minori, trasversali a quella principale. Si chiamano gallerie di servizio. Ce ne saranno 12 con altrettanti cantieri, tutti a ridosso di centri abitati. Sarà un inferno di rumore, polvere, camion avanti e indietro per le strette vie dei paesi, di giorno e di notte, per 15 anni almeno. La perforazione di tratti montani così lunghi vicino a centri densamente abitati potrà prosciugare le falde idriche e gli acquedotti, come accaduto per le gallerie TAV del Mugello, oggetto di processi per disastro ambientale. La viabilità sarà stravolta. Verranno costruiti sovrappassi in corrispondenza di ogni cantiere (per averne una vaga idea, basta farsi un giro sull’autostrada Torino-Milano osservando i guasti della tratta TAV Torino-Novara). 7) Quest’opera fa bene all’economia, perchè mette in moto capitali privati. In realtà il costo stimato di 20 miliardi di euro è tutto a carico della collettività. Tutto denaro pubblico, affidato a privati, secondo la diabolica invenzione del general contractor. Garantisce lo Stato Italiano. Nessun privato ci metterà un euro, soprattutto dopo l’esperienza del tunnel sotto la Manica che ha mandato in fallimento chi ne aveva acquistato i bond. 8) Chi è contro la Torino-Lyonè è contro il progresso. In realtà è vero il contrario. Il progresso non deve essere confuso con la crescita infinita. Progresso vuol dire comprendere che esistono limiti fisici alla nostra smania di costruire e di trasformare la faccia del pianeta. Progresso vuol dire rendere più efficiente e durevole ciò che già esiste, tagliare il superfluo e investire in crescita intellettuale e culturale più che materiale. Il TAV rappresenta l’esatto contrario di questa impostazione, è un progetto che privilegia come valore solo la velocità e la quantità, ignora la qualità, ovvero se e perché bisogna trasportare qualcosa. Ernesto Scalco |
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In memoria di Gina Blin So che non si dovrebbe fare. Dico, sottrarre spazio pubblico per raccontare cose personali. Il fatto è che questa volta devo. Lo devo ad una persona che ha praticamente annullato la sua esistenza per favorire la mia. Come forse avrete appreso dai "tilet", Gina Blin, al secolo Luigia Bellino, mia zia non è più. Se n’è andata all’inizio d’un sabato come tanti. Aveva 93 anni e anche lei, credo, avrebbe convenuto che è comunque una bella età per andarsene. Se poi ti riesce di farlo nella casa in cui hai sempre abitato, circondata da chi ti era caro, tutto sommato, pur se non è mai bello chiudere, questo tra i modi possibili è il più accettabile. Se n’è andata una donna semplice, una che ha dedicato tutta la vita alla sua famiglia. "Ina", come la chiamavamo in casa, era in tutto e per tutto una "tota", una figura che non esiste più e di cui ora trovi traccia solo in certa letteratura di fine ‘800 e inizio ‘900. Un tempo, credo che in ogni casa ce ne fosse una, di "tota". Per scelta, spesso per necessità e vincoli, una delle ragazze di casa doveva rinunciare al suo cammino per dedicarsi agli altri. E "Ina" è stata "tota" per eccellenza. Ha finito con l’annullarsi per sposare la sua famiglia, trovando ragione di vita nelle vite di chi le stava accanto e aveva bisogno d’aiuto. In silenzio ha vissuto e in silenzio è andata via, senza nulla pretendere. La sua è stata davvero una vita facendo meno rumore possibile. Se "Ina" potesse, so che in questo momento vorrebbe ringraziare: vorrebbe ringraziare Patrizia, che è stata, in tutto e per tutto, la figlia che non ha mai avuto; Marco ed Elena, le ultime gioie; Pina di Fredo, l’amica di sempre; Maria soprattutto, Jaqueline e Carmen le donne davvero pie che hanno alleviato il suo cammino di sofferenza; Michele Sarda e Claudio Incarnato, i medici che l’hanno assistita nei momenti più duri. E i vicini del suo borgo oltre la stazione che l’hanno accompagnata nel viaggio verso " ‘l camposanto". Se n’è andata l’ultima dei Blin, so che riposa in pace: per il poco che ha chiesto, per il tanto che ha dato. Elis Calegari |
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La voce della Pro Loco Alla festa di Halloween, lunedì 31 ottobre sotto i portici di Palazzo Mosca, abbiamo avuto riprova (se mai ce ne fosse stato bisogno) che la cioccolata calda della Pro Loco è (per dirla in due parole) mitica, super; i 60 litri, preparati da Luciano Solavaggione, Olga Giordano, Monica Barba e con il supporto di tutti gli uomini Pro Loco, sono andati a ruba. Da tutti noi, grandi e piccini, il nostro grazie va a due grandi amici della Pro Loco: Annamaria e Mauro Pogliano che non solo hanno fornito (come sempre, gratuitamente) biscotti, pasticcini, etc, ma si sono anche preoccupati (visto l’innumerevole pubblico presente) che non mancasse nulla, che non restassimo senza dolcetti. Grazie amici. È ancora presto, ma vorrei ricordare a tutti che domenica 18 dicembre, si
inaugura la Casa delle Associazioni intitolata al compianto dott. Silvio
Passera, fondatore e 1° Presidente della nostra Pro Loco, nonché fondatore e
direttore del nostro giornale fino al giorno della sua tragica scomparsa. Lo
stesso giorno (essendo la 3ª domenica di dicembre) è la festa della nostra
associazione, ed è anche il giorno della consegna del premio il "casellese
dell’anno" che l’apposita giuria eleggerà giovedì La giornata del 18 dicembre inizierà alle ore 9,30 con la S. Messa in Santa Maria per poi proseguire nella Casa delle Associazioni dalle ore 10,30 in poi. Il programma dettagliato lo troverete su Cose Nostre che uscirà venerdì 16 dicembre. Gianni Frand Genisot |
| Andar per sagre
Carissimi lettori, da questo mese prenderà il via una nuova rubrica ideata
dal nostro direttore Elis Calegari e da Patrizia Bertolo. In collaborazione
con il comitato Unpli del Piemonte, che da queste colonne ringrazio per la
preziosa consulenza e collaborazione, vi proponiamo "Andar per sagre" (ma
non solo); pubblicheremo il programma di massima di tutte le sagre, feste,
gite etc. che le Pro Loco del Piemonte, e non solo, ci invieranno o
invieranno all’Unpli regionale che, con l’aiuto di strumenti tecnologici
quali il fax e la posta elettronica, ci "girerà". Naturalmente, anche voi,
carissimi lettori se siete a conoscenza di sagre, gite, feste, mercatini,
etc. in qualunque Paese del Piemonte essi si svolgano comunicatecelo e noi
saremo ben felici di dare un servizio in più, utilizzando questo
meraviglioso strumento che è il nostro Giornale. Vi ricordo i nostri Incominciamo subito proponendovi la 3ª edizione di "Allegria e bagna cauda" organizzata per sabato 3 dicembre 2005 dalla Pro Loco di Locarno (frazione di Varallo Sesia). Per informazioni e prenotazioni telefonare ore pasti al n° 0163/56.06.42 entro mercoledì 30 novembre 2005. – e-mail prolocolocarno@libero.it Domenica 11 dicembre la Pro Loco di Massino Visconti (in provincia di Novara) vi propone la vendemmia di Santa Lucia. Ecco il programma: Santa Messa, benedizione dei trattori e carri agricoli, vendemmia dell’uva dicembrina e raccolta delle mele "ruggini", pigiatura dell’uva in piazza e degustazione gratuita del succo di prima spremitura, degustazione di torte e del pane all’uva, promozione dei formaggi nostrani, mele, uva e miele, canti e balli tradizionali piemontesi con la corale "Le raviole al vin" di Belvedere Langhe (Cn), mercatini natalizi. Per informazioni ufficio cultura comune di Massino Visconti tel. 0322-21.91.20. Anche per il 2006 l’Unpli Piemonte organizza con la collaborazione della MGM Viaggi la crocera sulla nave Costa Fortuna; partenza il 3 marzo e ritorno il 14 marzo salpando il mar Mediterraneo (Savona, Civitavecchia, Alessandria d’Egitto, Cipro, Rodi, Smirne, Atene, Olimpia, Savona). Informazioni e prenotazioni presso la MGM Viaggi via Giolitti, 45 – Torino tel. 011/81.77.629 o presso la segreteria regionale Unpli al n° 0121/68.255. Al prossimo mese. |
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15° raduno dei Merlo La fiera del tartufo di Alba, il pranzo nell’agriturismo Gallina di Santo Stefano Belbo e la visita alle cantine Gancia di Canelli: è stata spesa così la giornata dei "Merlo" nel loro 15° incontro annuale. Molto gradita la presenza di due nuove famiglie, di Bosconero e di Rivarossa. Non sono mancate all’appuntamento le famiglie Merlo provenienti da Ciriè, Ceres, Ivrea, Montanaro, Pianezza, Torino, Mondovì e Caselle, che è la capofila perché proprio da Caselle era partita l’idea del raduno nel lontano 1991. Aldo Merlo |
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Dal circolo fotografico Un circolo fotografico ha ragione d’esistere, quando con le sue iniziative, offre ai propri soci la possibilità di presentare le loro immagini ad una platea allargata, realizza il confronto con le altre realtà fotografiche e pone come interesse prioritario la discussione e la critica fotografica nel corso delle serate programmate nella sede sociale. Analizzando in modo dettagliato tali peculiarità, è emerso in modo inequivocabile,che mentre per le prime due caratteristiche venivano pienamente soddisfatte le aspettative, (tramite gli interscambi, ove i nostri soci sono invitati presso altre associazioni, con la realizzazione di mostre fotografiche rese visibili anche al di fuori dei locali sociali, ed invitando ospiti esterni di diverse interpretazioni e sensibilità), la discussione fotografica, per le ragioni che evidenzieremo in seguito, presentava delle carenze e necessitava quindi di operazioni correttive. Risulta estremamente difficile criticare obiettivamente le immagini di un ospite esterno, di cui non conosciamo la sua suscettibilità e che si rende disponibile gratuitamente, affrontando trasferte a volte anche impegnative, regalandoci la possibilità di confrontarci con il suo bagaglio fotografico. Un’analisi approfondita viene fatta regolarmente, una volta salutato l’ospite, tra i pochi nottambuli che possono ed hanno voglia di prolungare la serata escludendo però, non per scelta ma per necessità, la maggioranza degli spettatori. Ugualmente problematica risulta la critica delle immagini dei soci, che pur richiedendola essi stessi, presentandosi con proiezioni composte da un numero consistente di immagini, si limita ad un giudizio globale perdendo quindi la possibilità di poterle analizzare nella loro specificità. Si rendeva quindi necessaria l’opportunità di poter visionare delle immagini, con pluralità di giudizio, che fornissero come risultato finale una critica costruttiva e formativa. Ed ecco quindi nascere il Photomatch, che, giunto alla sua seconda serata, sta dimostrando di poter colmare la lacuna presente nelle nostre serate. I partecipanti devono portare tre immagini su un argomento prefissato, e, dopo una visione globale, si passa prima ad un giudizio tramite votazione individuale, analizzando le immagini in base ai contenuti ed alla realizzazione fotografica, per poi proseguire nel commento dettagliato di ogni immagine, evidenziandone le caratteristiche positive e fornendo le soluzioni per eliminare quelle negative. I risultati per ora sono decisamente soddisfacenti, grazie alla maturità dimostrata dai partecipanti nel recepire i suggerimenti, alla completezza della lettura delle immagini ed alla estrema civiltà della discussione che ha permesso a tutti i partecipanti di poter esprimere il proprio giudizio senza sovrapposizioni cacofoniche presenti per esempio in molti dibattiti televisivi. Particolarmente apprezzate queste prime due serate dai giovani soci, che hanno ricavato informazioni ed esperienze sicuramente maggiori di quelle che possono essere fornite da uno sterile e nozionistico corso di fotografia,e per la possibilità loro fornita di amalgamarsi attivamente in questo gruppo di amici fotografi che sicuramente continueranno nel futuro ad essere voce importante nel panorama fotografico della nostra regione. Dino De Vecchi Programma delle attività Lunedì 21 novembre Autrice della serata Silvia Sales che ci presenterà due proiezioni dai seguenti titoli: "Spiriti della laguna tra illusione e realtà" e "Nel simbolo del Dalahst - appunti svedesi". Lunedi 28 novembre Assemblea generale dei soci - discussione ed approvazione gestione 2005 e presentazione nuove proposte. Mercoledì 30 novembre Riunione del Consiglio Direttivo. Lunedì 5 dicembre Autore della serata Mario Ferrando che ci presenterà una proiezione dal titolo: "Dalle preziose acque del Nilo alle nevi eterne del Kilimangiaro". Lunedì 12 dicembre Sarà nostra ospite Gemma Giusta che ci presenterà una proiezione dal titolo: "Isole della Sonda - un viaggio in Indonesia". |
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La Gilda del Grifone Portici di Palazzo Mosca. Un bambino di tre o quattro anni stringe la mano del papà mentre si avvicina a uno dei tavoli. "Io sono un mezz’orco" gli sento dire. Lo guardo e osservo quanto è piccolo. "Un mezz’orco supera i due metri e mezzo…" penso. "L’ha scelto proprio perché è molto grande" dice il padre registrando la mia espressione perplessa. Ecco una delle cose (e nemmeno delle più strane) che possono accadere durante una presentazione di giochi di ruolo e da tavolo. Quella allestita dall’Associazione La Gilda del Grifone non ha fatto eccezione: sotto i portici del Palazzo Civico si sono raggruppati giocatori e appassionati di Dungeons and Dragons, Munchkin, un gioco in cui è consentito barare (anzi, è fondamentale farlo se si vuole vincere…) e Magic: The Gathering, il più famoso gioco di carte collezionabili a livello mondiale. Ciò che mi stupisce di più in queste manifestazioni è come l’ambientazione fantasy riesca a coinvolgere persone di fasce di età e strati sociali differenti. Si possono vedere insospettabili impiegati e quadri d’azienda sfidare allo stesso tavolo politici e studenti, solo per il piacere di scoprire chi riuscirà a sopravvivere a uno scontro con goblin ed elfi oscuri. I genitori osservano tenendosi a distanza, ma spesso finiscono per partecipare, affascinati dagli aspetti legati alla strategia che rendono questi giochi lontani parenti degli scacchi, mentre i più piccoli sembrano maggiormente interessati al puro divertimento. Ogni domenica sera la Gilda del Grifone attende chi è interessato a scoprire questo mondo di fantasia nei locali delle Associazioni di via Madre Teresa di Calcutta 55. Il prossimo appuntamento per i giocatori più esperti è invece previsto per le domeniche di Novembre presso la sede dell’Associazione. In quelle date si terrà un torneo di Dungeons and Dragons a squadre dal titolo "La Tana del Serpente Verde". Per maggiori informazioni e per il regolamento del Torneo consigliamo di visitare il sito della Gilda del Grifone: www.grifone.org. Andrea Borla |
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C'entro, ottimo avvio È ormai passato un mese dall’inizio dei campionati di calciotto e calcetto del C’entro di Via alle Fabbriche e si cominciano a delineare i primi verdetti. Nel campionato Over 30 di calciotto regna l’equilibrio: ben quattro squadre in testa alla classifica dopo la quinta giornata, due inseguitrici ad un solo punto dalla vetta e un groppone di sei squadre in leggero ritardo ma pronte alla grande rimonta, ma andiamo con ordine. Mai Tai Bar, Stella, La Fornarina e Sapore di Pane si dividono il trono di capolista con le prime due compagini maestre nel gioco concreto ed organizzato, mentre le formazioni di Todisco e mister Fusetti esprimono un calcio più spettacolare e frizzante. Subito dietro troviamo Unicable Service di Spiccia e i casellesi del Caffè Garibaldi, trascinati dai bomber Marasco e Altamura. Dicevamo del centro classifica, Longobarda di Vaira & company sta cominciando a scalare la vetta e quindi a candidarsi al ruolo di rivale delle capolista, forte delle prestazioni di alcune pedine di notevole esperienza e padronanza tecnica. Lampalex ed Elimar.tex hanno cambiato numerosi giocatori e il gioco ne ha risentito un po’ anche se sembrano in notevole miglioramento. In coda stentano ancora Votozero di Capitan Boggia, capace di pareggiare con le capoliste e poi crollare contro formazioni decisamente alla portata, e D.B., ferma a un solo punto ma con molti rammarichi per i multi punti gettati al vento. Sta ormai entrando nel vivo questo avvincente campionato che, ne siamo certi, regalerà non pochi stravolgimenti e colpi di scena. Il campionato di calcetto, rispetto al sopraccitato campionato di calciotto, offre una classifica più delineata, tracciando già i singoli obbiettivi stagionali delle squadre. A lottare per il titolo sembrano esser rimaste in tre con Studiò Parrucchieri ancora a punteggio pieno dopo la vittoria su Lampalex. Proprio Lampalex, insieme a Megadyne sembra essere in grado di impensierire bomber Tomasi e soci. La formazione di mister Moni, dopo la sconfitta nello scontro diretto sembra aver ripreso il cammino giusto in attesa di affrontare il Megadyne, seconda forza del campionato e, tanto per cambiare, trascinata dal leader delle classifiche marcatori Sirio Picat Re , capace di realizzare ben 20 reti nelle prime cinque giornate. Staccate di qualche punto la sorprendente Cool Running, nuova iscritta di questo campionato e Dream Office di Cavarra, bella copia della squadra che l’anno scorso volava a bassa quota della classifica della scorsa edizione. New carpo, Night Club e Fasolada lottano per un posto di gloria alle spalle delle pretendenti al titolo e alla ricerca della marcia in più per il salto di qualità. Chiudono la classifica Caffè Rossetti, buona squadra, forse un po’ inesperta e sicuramente un po’ troppo sfortunata, Le Ratavoloire Flinstones e Carrozzeria Caselle. I numerosi scontri diretti delle prossime settimane definiranno con più precisione i veri valori delle squadre offrendo ancora una volta incontri interessanti e spettacolari. Manuel Desiderio |
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Tennis: Quella che sta andando a chiudersi, è stata una stagione agonistica eccellente per il Tennis Club Caselle. E gli ultimi scampoli di gioco l’hanno ampiamente dimostrato. Al Dega di Vinovo si sono disputati i "Campionati Assoluti Piemontesi 2005" e noi abbiamo calato sul tavolo due assi: Cristina e Stefano Dolce e così, parafrasando il paparino di Venus e Serena Williams, è andato in scena lo "Sweet Party". Se la prima si presentava da favorita sui campi del Dega in virtù del titolo conquistato dodici mesi fa, Stefano, reduce da un periodo quantomeno tribolato per via di una serie di guai muscolari e tendinei, voleva scacciare i fantasmi di una stagione un po’ così chiudendo con uno scudetto in più. Poi, c’era da metter via definitivamente la sconfitta patita nei Campionati 2004 in semifinale contro Melchiorre… Tornando a Cristina, per lei la riconquista del titolo è stata davvero una corsa in discesa e basti dire che la finale contro Valeria Candusso è durata poco più d’un’ora: troppa la superiorità della nostra nei confronti delle altre avversarie. Lo scudetto numero due è caduto facile facile nelle sue mani. L’anno scorso l’esito degli "Assoluti"piemontesi salvò la stagione di Cri-Cri, una stagione in cui si affacciava drammaticamente l’ipotesi d’un sua retrocessione in serie C. Era una giocatrice spenta, che guardava senza vedere che cosa poteva esserci davanti a lei. Le chiedemmo di investire sei mesi del suo tempo per provare a scoprire che animale tennistico poteva diventare, ed oggi siamo lieti che abbia raccolto l’invito. In una sola stagione, dall’ipotetica ma abbastanza realistica classifica di 3.1, è balzata avanti in modo ragguardevole, raggiungendo lo scalino di 2.5, con la rosea prospettiva - mettendo su un po’ di potenza in più e attrezzandosi meglio per la bisogna - di riuscire nel 2006 a provare a giocarsela con le migliori. Del resto, proprio la finale di Caselle ci ha confermato che "Sweettina" vale parecchio: se è stata ad un solo metro dal poter passare e battere Vittoria Maglio, allora vuol dire che Cristina ha davvero i numeri per provare a vedere che cosa si può fare nel mondo delle più forti. Il nuovo titolo piemontese le sia giusto viatico e augurio come lo è stato il precedente, sperando di ritrovarci tra dodici mesi a commentare il tris ed una nuova ed ancor migliore classifica nazionale. Per Stefano, i "Piemontesi" avrebbero potuto essere cosa più complicata, visto che era annunciato in partenza Alberto Giraudo, il sesto uomo di Davis, colui che per una settimana, a quanto m’hanno raccontato amici presenti ai fatti, s’è divertito a fare il Nadal e a staccare di mano la racchetta a Seppi, Storace & co. Una febbre malandrina ha tolto Alberto di gara e così "Sweet" ha avuto il segnale di via libera. In finale s’è ritrovato contro nuovamente Roberto Melchiorre, ma questa volta è stata tutta un’altra storia, molto diversa da quella dell’anno scorso. Pur più acciaccato e dolorante che mai, Stefano Dolce in soli due set ha fatto suo lo sculettino e felice come un grillo se n’è ito. Per dove? Ah, saperlo… Quella che va ad aprirsi dev’essere una stagione molto importante per lui: quella che deve dirgli definitivamente che giocatore può, vuole e deve essere? Uno che prova a scalare la classifica mondiale? Uno che cerca di primeggiare nei tornei open italiani? Uno che si spende un po’ di qua e un po’ di là? Uno che ha già mentalmente tirato i remi in barca? Stefano può far tanto, ma non tutto e deve decidere ora come organizzare i suoi prossimi cinque anni. Non può esimersi. Chi proprio non poteva esimersi d’andare a vincere il torneo sociale 2005 era Domenico Serra. Dome quest’anno vanta più titoli dei Savoia: Re di Sardegna, Principi di Piemonte, Re di Cipro e Gerusalemme, Signori di Caselle… L’annata, e si parla di quella Domenico e non di quella dei Savoia, è stata molto producente: intanto è tornato a giocare ad ottimi livelli e poi s’è fatto in ordine sparso tutti i campionati dei circoli di zona e li ha vinti tutti. Domenico Serra: signore dei tornei di Balangero, Robassomero e San Carlo. E di Caselle. Il suo torneo casellese è stato davvero buonissimo. Regolato Garbo nei quarti, Dome Serra ha schiantato in semi Giandy Bianchi, il quale peggior avversario non poteva trovare. Giandy, miglioratissimo nel corso dell’ultima annata, poco ha potuto contro il "muro di gomma" di Serra e, perso di un nonnulla il primo set, ha poi ceduto di netto nel corso della seconda partita. Altra storia quella dell’altra semifinale dove Andrea Alberto ha dovuto ritirarsi al cospetto di Mauro Esposito a causa d’una brutta distorsione patita ad una caviglia. Via libera per Mauro che in finale si presentava sì con un saldo attivo nei match precedenti giocati con Serra, ma che palesava una condizione agonistica alquanto approssimativa. Mauro gettava al vento parecchie occasioni e perdeva all’inglese la sua nuova finale: Dome Serra faceva suo il titolo casellese 2005 con un doppio 6-4. Dome verrà festeggiato e premiato nel corso della cena sociale che si terrà al "Risto C’entro" sabato 12 novembre p.v. Per chiudere uno spazio da dedicare ai piccolini: sabato 5 u.s.s’è disputata la prima tappa dei tornei invernale della nostra scuola. Si sono presentati in tanti e c’è stato davvero da divertirsi. A loro, al nostro futuro dobbiamo guardare con molta attenzione. Elis Calegari |
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Caselle Calcio Rallenta la corsa del Caselle di Prima Categoria ma è una frenata naturale dato che i rossoneri hanno finalmente inaugurato la serie degli scontri diretti con le altre reginette del campionato. L’atteso derby tra Caselle e Ardor San Francesco, ad esempio, è terminato in parità: un risultato che accontenta i due allenatori anche se lascia ad entrambi qualche rimpianto. L’Ardor ha fatto la parte del leone nella prima frazione quando i giallorossi hanno realizzato con un calcio di rigore dell’ex Pignatiello e poi con una gran conclusione da fuori area di Scrivano. Fino a quel momento il Caselle aveva avuto qualche opportunità con Fiderio e Virardi. In avvio di ripresa la musica è cambiata. Dopo soli 6 minuti, il nuovo entrato Zingariello parte dal centrocampo e senza incontrare resistenza arriva al limite dell’area dove lacia partire un potente tiro che riapre il match. Poco dopo un contrasto in area tra Garelli e Fiderio viene sanzionato con un calcio di rigore, trasformato, in maniera impeccabile, dallo stesso centravanti rossonero. A questo punto il Caselle potrebbe fare il colpaccio ma la squadra si spegne: i rossoneri cercano giocate complicate oppure vanno a cercare improbabili azioni solitarie. Il risultato è che l’Ardor riprende fiducia andando a sfiorare il gol con Valenta e Marietti che al 46’, dopo uno sciagurato retropassaggio di Lantean, va in pressing su Geraci; il portiere sbaglia il rinvio ma poi riesce a recuperare la sfera. Per l’Ardor, comunque, sarebbe stato un premio eccessivo. Sette giorni prima, invece, la squadra di Virardi aveva sotterrato il Pianezza con 4 reti, opera di Martire (doppietta), Fiderio e Zingariello. Nell’ultima gara disputata, invece, i rossoneri hanno impattato 1-1 contro un ostico Filadelfia. In vantaggio i torinesi con Tarasco dopo appena dieci muniti, il Caselle è pervenuto al pareggio solo allo scadere con un calcio di rigore trasformato da Fiderio. Un po’ di rammarico per questo pareggio, dato che il Caselle ha dimostrato di essere di gran lunga superiore rispetto ai torinesi, sfiorando anche il colpaccio nel finale di gara; subito dopo il pari. Il divario dalle capolista Leinì e San Maurizio si è dilatato quindi fino al –4 ma i rossoneri hanno già affrontato quasi tutte le grandi di questo girone, eccezion fatta proprio per il Leinì che incrocerà la strada del Caselle nientemeno che all’ultima giornata. Lo sprint finale per il girone d’andata è appena all’inizio e i quattro punti da recuperare in classifica rispetto alle capolista non sono certo un’infinità. Alessandro Previati |
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Don Bosco Caselle, esordio altalenante Il Consiglio Direttivo della Don Bosco Caselle si è adoperato per quanto era nelle proprie competenze: adesso i riflettori sono tutti puntati sui ragazzi e sulle ragazze che difendono sul campo i colori dell’Associazione, desiderosi di ottenere la vittoria ma sempre nel pieno rispetto dell’avversario. Anche se il quadro dei primi risultati è abbastanza altalenante, sono ottime le premesse per una stagione – si auspica – di consolidamento e miglioramento dei traguardi già raggiunti. La prima a scattare dai blocchi è stata la selezione femminile di calcio a 5. Le ragazze di Daniele Maselli e Luca Innocenti hanno già disputato tre partite nel nuovo campionato Uisp di Ciriè-Settimo-Chivasso: lo sfavorevole 4-5 rimediato nel turno inaugurale il 19 ottobre dal Punto Uno è stato dimenticato in fretta grazie al pareggio (3-3) del 24 ottobre contro il Ciriè Calcio a 5, ma soprattutto al 22-0 rifilato al malcapitato New Friends. Essendo venuta meno la tradizionale distinzione tra Eccellenza e Dilettanti, il livello delle avversarie è molto variabile: impossibile fare pronostici. La squadra, di scena negli anni passati a Leinì, ha trovato la nuova sede per le gare interne nel "C’Entro" di via alle Fabbriche grazie alla sponsorizzazione della Pasticceria "La Baita"; mercoledì 20 prossimo impegno con il Borgonuovo A dalle 21.30. In campo maschile, che ha visto un notevole incremento degli iscritti, la squadra A di Categoria Libera Pgs di Renato Clerici si è spartita la posta in palio con il Sao Caetano (2-2); la formazione B di Manuel Desiderio e Alessio Vasca ha debuttato con un successo per 6-3 sul San Francesco Venaria B, ma sette giorni dopo è stata frenata sul 3-3 dall’Oratorio San Martino. Deve ancora lavorare, invece, l’Under 19 di Innocenti, liquidata per 3-7 dall’Oratorio San Luigi. Il team di Volley Misto, guidato dal tandem tecnico Elvis Uva-Stefano Tubia e giunto al suo secondo anno di vita, è stato l’ultimo a prendere il via venerdì 11 affrontando il Cpg Orbassano. La settimana precedente ha disputato egregiamente un’amichevole con il Pgs Conquista perdendola solo al tie-break. Si ringrazia il panificio "Allocco" per il prezioso contributo all’Associazione e tutti coloro che, in vari modi, sostengono le nostre iniziative. Sostenere tanti impegni con un numero di tesserati in continua crescita non è facile, ma nei soci del sodalizio presieduto da Luca Baracco è forte la volontà di andare avanti vivendo cristianamente questa esperienza. Ecco perché l’Associazione non ha mancato di intervenire il 28 ottobre e il 5 novembre con alcuni suoi rappresentanti alle giornate d’incontro con il Cardinale Arcivescovo di Torino, mons. Severino Poletto, in occasione della sua visita pastorale alle comunità di Caselle, Borgaro e Mappano. Ed ecco anche perché partecipa alle occasioni di riflessione proposte dal Rettor Maggiore dei Salesiani – quest’anno incentrate sul tema della famiglia intesa come luogo di comunione ed educazione, a 150 anni della morte della madre di Don Bosco, Margherita, e a 25 dall’enciclica di Giovanni Paolo II Familiaris consortio – e alle iniziative delle Polisportive Giovanili Salesiane, l’ultima delle quali il corso di formazione per dirigenti con due propri membri. Stefano Tubia |
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Bocce notizie Giocare aspettando l’autunno. Sembra questo il motto che si addice bene alla nostra Bocciofila. Sì, perché è proprio in questo periodo dell’anno che sono cominciati a tornare i bei risultati; che tutti ovviamente auspicavamo e che sapevamo essere potenzialmente alla portata dei giocatori della Casellese. Torno un attimo allo scorso mese per ricordare, a chi fosse sfuggita la cosa, la bella vittoria di Gigi Fiorio e Marco Rollero (li vediamo nella foto) ottenuta nella gara del "Torneo Valli di Lanzo" organizzata dalla Bocciofila Borgarese battendo in finale proprio la coppia della Società organizzatrice. Una bella vittoria sui nostri, tradizionali, amici/rivali. La seconda vittoria, di questo periodo, è stata ottenuta dalla terna formata da Giuseppe Ghiraldo, Mauro Mattioda e Michele Rostagno nella gara riservata alla cat. "D" disputata il 20 ottobre sui campi della Bocciofila Avvenire S. Paolo di Torino ed alla quale erano iscritte 22 terne. La vittoria è stata assegnata pari merito alla nostra terna e proprio a quella dell’Avvenire S. Paolo. La terza bella soddisfazione l’hanno data Renzo "Gino" Campion e Franco Salvaia che sono andati a vincere la gara disputata il primo di novembre, organizzata dalla Bocciofila Pozzo Strada di Torino, alla quale erano iscritte 20 fortissime coppie (con accoppiamenti possibili A/C oppure B/B). Tutti questi giocatori e molti, moltissimi, altri sono ora impegnati nei due Tornei invernali che si stanno disputando in questo periodo nel nostro Bocciodromo di Strada Caldano nelle sere di lunedì e mercoledì dalle ore 21.00. Al primo, iniziato mercoledì 2 novembre, intitolato alla memoria diGaida Giovanni è riservato a terne A.C.C. oppure B.B.C. e inferiori sono iscritte le seguenti formazioni: - Auto f.lli Pasta di Borgaro; - Geraci Serramenti di Caselle; - Subalpina S.C.C: di Leinì; - Tabaccheria Ala di Ciriè; - Origlia Pneumatici di Orbassano; - Ass. Bocc.Casellese; - Giordano Termoidraulica di Caselle; - Caffetteria Paradise di Caselle; - Ass. Bocc.Ciriacese; - SAL.MO di Ceretta di S. Maurizio C.se; - Gallo Specchi retrovisori di Torino. Al secondo di questi tornei (iniziato lunedì 7 novembre), ed intitolato alla memoria di Ezio Quaranta, sono scritte formazioni con soli abbinamenti possibili C:D.D. e inferiori e che sono le seguenti: - Macelleria Zaccone di Caselle; - Ferbor diCaselle; - Ass.Bocc. Ciriacese; - Autotrasporti Cabodi di Caselle; - Ass. Bocc. Balangerese; - Ass. Bocc. Casellese; - Coiffeur Salvatore di Caselle; - Calzature Mazzon di Borgaro; - FRA.MAR di Ciriè; - Idraulica f.lli Bergonzi diCaselle; - L.I.M. di Mappano. Sono state disputate finora soltanto tre partite e non si possono ancora dare giudizi o formulare previsioni su chi saranno alla fine i vincitori di questi, estenuanti anche se belli, tornei nei quali ci sono da disputare ben dieci partite e che termineranno, probabilmente, verso fine gennaio. Abbiamo sicuramente modo e tempo per tornarci sopra e non mancherà di tenervi informati sugli sviluppi. Di una cosa sono certo sin d’ora; il Direttivo della nostra Bocciofila ha nuovamente selezionato e messo in campo delle signore formazioni con giocatori che arrivano da tutta la Provincia diTorino ed alle quali saranno consegnate monete d’oro come premi. Lo spettacolo è garantito ed il pubblico ha dimostrato di apprezzare questo nuovo sforzo della Bocciofila Casellese. E. Pavanati |