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Marzo 2005

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Pagina 1

Alle donne si può solo dire grazie

Alle donne, al loro modo di stare nella vita, al loro coraggio è dedicata una parte di questo giornale.

Non molti giorni fa s’è celebrata la loro festa. Per estensione, per mercato l’avvenimento s’è dilatato fino a svuotarsi: di significato, non certo d’importanza.

Purtroppo, – e non so quanto ne converrete, ma a me sembra talmente palese da non poter essere più taciuto – è in atto da tempo nel nostro Paese, supportato purtroppo dai media, un processo di progressiva "mignottizzazione".

So che si incorre nel poter essere bollati come bacchettoni e moralisti eccessivi nel dire questo, ma non è così.

La disinvoltura e la sfrenatezza delle immagini propone un’idea di donna che non dovrebbe appartenere ad un’Italia che si diceva aver imboccato la strada dell’emancipazione.

E che emancipazione può essere quella che indica unicamente la strada del fare per arrivare e non già dell’arrivare per fare?

Troppi modelli portano a pensare che per un certo tipo di donna il successo sia a portata di mano.

L’importante è apparire bene: domani è un altro giorno, si vedrà.

Lo so che le donne non sono questo. A loro, al loro coraggio quotidiano è andato il mio pensiero l’otto di marzo.

Gli anni recenti e la società attuale paiono aver ingoiato e svilito il loro ruolo fondamentale nell’esistenza: che lo voglia o no, è lei la donna la testata d’angolo, il cardine della casa e della famiglia.

Senza il suo insostituibile senno, neppure con lo scotch le unioni stanno in piedi.

E per rimanere in piedi, il cammino è dettato dalle rinunce, parola quanto mai in disaccordo con quanto propongono i modelli vincenti degli ultimi decenni.

Eppure, se in questo paese si vuole ritrovare il senso della misura, non si può prescindere dal fatto che la donna torni ad emanciparsi affrancandosi dall’immagine da "bodoir" in cui troppa pubblicità la vorrebbe confinare.

Può darsi che non le conosca più le donne, ma mi sconforterebbe alquanto sapere che davvero si sono tarate sui modelli proposti da roba come "Sex and the city". Se fosse vero che il senso della misura l’han trovato in quell’aridità da compagnoni, copiando il peggio dei comportamenti maschili sarei fortemente preoccupato.

Possibile, come ci propongono gli spettacoli sgangherati della TV spazzatura che l’unica qualità a cui tende la donna italiana sia quella di sentirsi in ogni senso disinibita?

Ma le nostre donne non sono così. Abbiamo esempi più alti, che forse per questo risultano tanto poco avvincenti: il buono annoia.

E non penso tanto a Giuliana Sgrena, alla quale non è stato possibile non essere vicini, penso a tante delle nostre donne.

Penso a gente come Maria che come molte ha saputo morire ogni giorno un po’, provando persino a sorridere, trangugiando le lacrime nel vedere l’uomo della sua vita scivolare via.

Penso a come vivrà la madre di Stefano, il ragazzo che un momento insulso ha condannato ad una vita da invalido. Questa volta è apparsa la scritta "game over": questa volta non sarà possibile resettare e riavviare.

C’è un sottile filo rosso che deve legare due estremi come l’immolarsi di Nicola Calipari e la vita spezzata d’un ragazzo che si ritrova sdraiato sui binari.

Da tempo non eravamo più abituati ad aver a che fare con gli eroi; erano roba buona da libro "Cuore", giustappunto per questo e per null’altro. E adesso? Adesso c’è un’Italia che si ritrova tutt’attorno al supremo sacrificio d’un uomo: ma non c’è rischio che diventi un povero paese quello che ha bisogno di eroi?

Andiamo così di fretta che manco ci accorgiamo di vivere a fianco di gente che prova ancora a camminare con la schiena diritta. Quando si piegano di lato e spirano allora, solo allora ci accorgiamo che erano davvero speciali.

Troppo spesso si tira al meno, si concedono spazi eccessivi, il nostro per troppi ragazzi sta diventando il paese dei balocchi: senza responsabilità alcuna, con crediti illimitati, con la coscienza nascosta dietro al buio della ragione. Cosa si nasconde dietro ad un gioco crudele che vede una giovane vita volar fuori dalla porta d’un treno?

E alla donna che tocca poi il compito di ricomporre, di provare a ridare un senso anche a quello che ormai non ce l’ha più.

A loro, al loro coraggio quotidiano guardo con ammirazione.

Le guardo quando tentano d’arginare il tempo e la vita; quando combattono le insidie con dura fragilità, con la tenerezza d’un amore sempre grande.

Al loro cuore si può solo dire grazie.

Elis Calegari

 

Tragico gioco o fatalità

Nessun casellese si sarebbe mai aspettato che la tanto attesa galleria della stazione ferroviaria si potesse macchiare di sangue. Invece, venerdì 4 marzo, in una tragedia alla quale partecipa tutta la città, un ragazzo di quattordici anni, proprio all’interno della galleria inaugurata pochi anni fa, ha rischiato di perdere la vita, forse, per un banale scambio di spintoni con i compagni di scuola. Stefano Longhitano è precipitato giù dal treno quando il convoglio della Torino-Ceres delle 15.30, con una cinquantina di passeggeri a bordo, si trovava a 107 metri dalla banchina di arrivo, in direzione Torino. Che cosa sia realmente successo è un mistero che stanno cercando di chiarire i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Venaria e del reparto operativo di Torino, coordinati dal maggiore Mauro Masic.
Secondo alcuni testimoni, Stefano e altri amici, tutti quattordicenni e tutti frequentanti la prima classe dell’istituto alberghiero di Lanzo, stavano giocando nei pressi delle porte del convoglio. E’ volato qualche spintone, qualche spallata. Poi la porta che si apre d’improvviso scardinata con forza, sbatte contro i muri della galleria e risucchia il ragazzo, prima di richiudersi automaticamente. Succede tutto in una frazione di secondo. Stefano finisce sotto il treno con gli arti inferiori che gli saranno devastati: il convoglio, infatti, lo trascina per una ventina di metri sul marciapiede di lato ai binari prima di fermarsi. Sul posto, pochi minuti dopo la tragedia, atterra l’elisoccorso del 118 che trasporterà il ragazzino al Giovanni Bosco per un intervento d’urgenza. I primi a soccorrere il ragazzo sno i carabinieri del nucleo Radiomobile di Venaria che si trovano di fronte una scena raccapricciante, con il giovane che lancia grida disperate per il dolore mentre è ancora incastrato sotto il treno. Poi la corsa verso l’ospedale mentre la Torino-Ceres viene bloccata e i passeggeri dei treni costretti a muoversi in pullman fino a tarda sera.
Adesso a chiarire i fatti ci dovranno pensare le indagini dei carabinieri perché pare che Stefano, prima di finire con le gambe sotto il treno, abbia anche sbattuto contro il muro della galleria: "La porta si è richiusa dopo essere stata aperta – dicono macchinista e capotreno del convoglio adesso sotto sequestro – non abbiamo fatto in tempo a fare nulla". Giurano che la porta è stata scardinata perché, diversamente, non è possibile che si apra mentre il treno è in movimento. Ma in tanti si interrogano se ad aprire una porta del genere possa bastare lo spintone di un quattordicenne. "La vettura ha quindici anni ed è in pieno servizio – dicono dalla Gtt che gestisce la tratta e che ha aperto un’inchiesta interna – la manutenzione è stata effettuata di recente. Una cosa simile non è mai successa". Tutta Caselle si è stretta attorno al dolore della famiglia di Stefano, residente in via Demonte al civico 8. La mamma lavora come panettiera in via Guibert, il papà impiegato in Sagat. I compagni di classe di Stefano hanno comunque smentito ai carabinieri che stessero giocando a spintoni al momento dell’incidente. Le risposte ai troppi quesiti di questa drammatica vicenda sono affidate ai rilevamenti dei carabinieri anche se, al di là della ricerca di un possibile perché di quanto avvenuto, resta lo shock di una città intera, colpita al cuore da una tragedia impensabile che ha coinvolto un ragazzino solare con ancora tutta la vita davanti. Stefano è stato operato per nove ore la sera dell’incidente: i medici gli hanno salvato la gamba destra. Per l’altra, amputata sopra il ginocchio, non c’è stato niente da fare.

Alessandro Previati

 

 
 
 

Pagina 2 - La nostra politica

Un Destino amaro

Il consigliere UDC deluso dalla situazione politica cittadina

Più che uno sfogo, come in molti lo hanno definito, si è trattato della presa di coscienza di uno stato di fatto. Ma al di là della definizione che ognuno vuole dare all’intervento di Valter Destino, che ha aperto l’ultimo consiglio comunale di Caselle, resta l’amara considerazione che molte delle parole espresse dal consigliere dell’Udc, pesano come macigni. "Purtroppo si è dato peso solo ad alcune parti del mio discorso – dice Destino – e, in questo modo, sembra quasi che io sia il solito rompiscatole di turno che è stanco di non essere ascoltato. Il problema di fondo, però, è un altro e, purtroppo, ben più grave". La denuncia di Destino, infatti, concentrata soprattutto su Mappano, parte da solide basi che trovano nella mancata partecipazione dei mappanesi e nelle promesse non mantenute dall’amministrazione Marsaglia due punti di partenza decisivi. La sera del consiglio tutti si aspettavano le dimissioni di Destino. Dimissioni che non sono arrivate: "Ci sto pensando ed è una riflessione lunga che sto facendo anche a fronte di tutto il lavoro svolto in questi anni. Prima ancora di diventare consigliere comunale ho lavorato per Mappano e per la crescita sociale di questo paese. Vedere, dopo anni, che la gente non partecipa ai problemi del paese ma solo a quelli personali, lascia davvero molto amaro in bocca. A questo si aggiungono le inspiegabili decisioni della maggioranza che dirotta fondi e interventi previsti sulla frazione in altre aree del territorio comunale. Adesso c’è grande attesa per i lavori connessi alle olimpiadi del 2006, da eseguire insieme alla Sagat e all’aeroporto, ma nessuno si ricorda che a Mappano c’è un’emergenza scuola e una nuova materna era prevista nei programmi elettorali della maggioranza per il 2005. Le priorità cambiano ma nessuno se ne accorge. Io faccio politica per passione con un solo valore, quello della famiglia, che mi anima. Altri fanno politica con le spalle coperte senza mai mettersi davvero in gioco". Desolante, in questo frangente, il "mutismo" che ha colpito la maggioranza. Nessuno, dopo l’intervento di Destino, ha preso la parola per ribattere le argomentazioni del consigliere: "Ho portato in consiglio le istanze dei cittadini mappanesi – conclude Destino – facendo sempre presente di aver ottenuto oltre cento voti. Quei cittadini che mi hanno votato sono cittadini di serie B? Evidentemente sì. Nessuno ha però voluto darmi una risposta".

Alessandro Previati

Zeroseianni

Anche i Democratici di Sinistra di Borgaro, Caselle e Mappano nei prossimi giorni inizieranno la raccolta firme per appoggiare la proposta di legge di iniziativa popolare zeroseianni per più asili nido e scuole d’infanzia promossa dalla consulta DS per l’infanzia e l’adolescenza"Gianni Rodari".

L’Italia investe ancora troppo poco in politiche per l’infanzia e lo sanno benissimo le coppie che devono affrontare lunghe liste di attesa per poter iscrivere i propri figli al nido. Solo dove i DS e il centrosinistra governano si persegue una politica attiva nei confronti dei diritti dell’infanzia. Ma il numero dei posti nido, nonostante gli sforzi delle nostre amministrazioni, è del tutto insufficiente. Infatti la media nazionale raggiunge appena il 7,4% relegando l’Italia al terz’ultimo posto in Europa per questo tipo di servizio.Entro il 2010 l’Europa ha posto come obiettivo per tutti i paesi dell’Unione di raggiungere il 33%. Diventa perciò un traguardo ambizioso che deve mettere al primo posto le politiche pubbliche perché diventino una priorità.

IDS intendono generalizzare le loro esperienze, consolidate dai loro governi locali, per estenderle al resto del paese. Tutti i bambini dalla nascita, senza alcuna distinzione, devono poter sviluppare le proprie potenzialità di relazione, di autonomia, di creatività, di apprendimento in un contesto educativo, affettivo e di gioco, pensato per accoglierli e sostenerli. Il progetto vuole superare le disuguaglianze e le barriere all’eredità sociale e offre pari opportunità di diritti a tutti i bambini, che vivono al Nord o al Sud.

Nidi e scuole di infanzia devono garantire le qualità educative, la relazione dei bambini tra loro, con la natura, con la città e con l’insieme delle opportunità e dei servizi offerti dalla comunità locale. Nidi e scuole d’infanzia devono essere come famiglie allargate, luoghi di confronto, sostegno alla crescita anche per le giovani coppie e i genitori che oggi si sentono soli. Un progetto ambizioso che investe sul futuro del paese, studiato con sistemi di servizi integrativi, innovativi e sperimentali, accoglienti e flessibili negli orari, che vengano incontro alle esigenze di tutti, che sappiano crescere assieme alle famiglie e siano accessibili a tutti, anche ai genitori con lavoro flessibile o precario. È una risposta ai Governi di centrodestra nazionale e regionale che hanno tagliato i fondi per l’edilizia scolastica, il personale e i progetti di qualificazione, allungando così le liste di attesa, riducendo orari e qualità dei servizi.

Per tale proposta di legge infatti verranno nei prossimi giorni raccolte le firme nei mercati e davanti alle scuole di Borgaro, Caselle e Mappano per arrivare alla presentazione al Parlamento italiano.

La Segreteria di Unione

 

 

pagina 3 - In Primo Piano

Il primo concorso Valli di Lanzo del
Salame di Turgia

Che sarebbe stata una grande giornata per Caselle, lo s’è capito subito: un mattino che sapeva di primavera ha fatto da cornice al Primo Concorso Valli di Lanzo del Salame di Turgia.

Il Salame "d’la turgia" è uno dei prodotti inseriti nel "Paniere" della Provincia di Torino, il marchio che tutela le migliori espressioni di enogastronomia del nostro territorio, e merita di essere valutato e rivalutato, proposto e fatto apprezzare: la nostra Caselle, anche se per qualcuno sarà difficile crederlo, può giocarsi una bella fetta del suo futuro nel turismo, attraverso la promozione dei suoi prodotti.

E se oggi si pensa alla gastronomia attraverso i buoni uffici che sa fare il salame di turgia, domani potrà essere il dedicarsi a riscoprire che cos’abbia rappresentato la nostra città per la carta e al stampa: gli incunaboli di Giovanni Fabbri sono al British Museum a testimoniare la nostra grandezza passata.

Ma domenica 13 si doveva parlare soprattutto del salame di turgia e dei suoi prodotti fratelli, fratelli di "Paniere" provinciale.

In mattinata c’è stato un preludio eccellente: merenda-aperitivo davanti al sagrato della chiesa di Sant’Anna, e protagonisti sono diventati i soci della Confraternita del Salame d’la turgia che hanno voluto "soagnare" i confratelli di ben altre 11 associazioni che si adoperano per la salvaguardia e la diffusione di altri prodotti tipici, alcune di queste venute anche da lontano, come la confraternita di Oderzo o quella di Chambery.

S. Anna ci ha messo del suo per rendere il tutto ancora migliore, ispirando nasi e palati in uno scenario che ha fato rivivere la Caselle d’un tempo, ma tanto hanno potuto i prodotti del "Paniere", offerti ai presenti a piene mani. Apprezzatissimo "el Salam d’la turgia", prodotto dalla nostra filiera casellese, ma non hanno certo sfigurato i vini di Caluso e gli straordinari formaggi fatti arrivare dalla Val Pellice, dalla Valle Susa e dalle nostre Vallate di Lanzo.

Ci si è poi trasferiti nella sala dedicata ai Fratelli Cervi, dove s’è tenuto un convegno sul tema "Studio, conservazione e promozione del patrimonio culturale, ambientale e turistico che i prodotti tipici rappresentano nel contesto naturale".

L’intervento del Sindaco Giuseppe Marsaglia ha posto l’accento su quanto la presente amministrazione punti sul recupero del nostre radici e come ci si stia prodigando per far sì che il rilancio socio-economico della nostra città possa passare anche dalla valorizzazione dei prodotti locali. Per rendere completa in loco la filiera del salame di turgia, si sta pensando all’ideazione d’un mattatoio dedicato a capi scelti, atti alla produzione d’un insaccato nostrano d’assoluto e ulteriore eccellenza. Simpatici gli interventi del dottor Michele Sarda e "d’l farmacista" dottor Paolo Bertolone: il primo ha ripercorso i riti e la memoria "d’l masacrin", dell’uccisione del maiale e di come il tutto fosse accompagnato da un che di teatrale e mistico, mentre il secondo ha voluto, attraverso le parole dei grandi – da Monelli a Fenoglio ed altri – raccontare ciò che accompagnava spesso le nostre tavole nel passato: la polenta.

Pregevoli pure i discorsi del fiduciario dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani e di Sandro Balma, presidente dell’Associazione Regionale Allevatori, capaci di far capire come solo un serio impegno nella ricerca della qualità possa elevare e rendere concorrenziali i nostri prodotti, facendo lievitare il consumo e il mercato.

La chiusura è toccata a Paolo Gremo, Assessore al Commercio della nostra città che ha sapientemente delineato cosa s’è fatto, cosa si sta facendo e cosa si farà per incrementare l’indotto turistico legato alla proposta rappresentata dai nostri prodotti tipici, nella fattispecie dal salame d’la turgia.

Dopo il banchetto e l’intronizzazione dei nuovi soci onorari, tenutasi alla Cascina Argentera di Mappano, nel pomeriggio s’è avuta la parte dedicata al Concorso, riservata ai produttori, a ristoratori e a tutti quelli che volevano mostrare perizia nel preparare piatti che avessero come ingrediente il nostro prelibato insaccato.

Una nobile giuria, nella quale spiccavano il fiduciario A.M.I.R.A. Leone, lo chef Grasso, il somellier Genova, Reviglio, rappresentante Slow Food per Ciriè e le Valli di Lanzo, i signori Barra e Manina in rappresentanza della Confraternita casellese e del circolo "La Forgia", è stata chiamata a giudicare l’operato di ben sette produttori della zona, i quali hanno proposto versioni, stagionate e non del salame di turgia e 11 piatti, cucinati tra gli altri anche dall’eccellente scuola nostrana dei Piccoli Cuochi.

Migliori "sautissé" sono risultati: Bruno Novero di Cereta, che si è piazzato al terzo posto, Stefano Graneri di Ceres classificatosi secondo, mentre primo assoluto è risultato Elio Mosca, casellese e re del primo concorso che ha premiato i migliori salami di turgia delle Valli di Lanzo.

I piatti – peraltro tutti quanti eccellenti – che hanno ricevuto i maggiori consensi sono stati: terzo posto per le "sfogliatelle" di Zaccone e Trucco, secondo posto per i cuochi dell’Hostaria dell’Antico Macello che hanno proposto un "prosciutto di coniglio nostrano arrosto, farcito di salame di turgia al ristretto di Barbera, mentre la palma del migliore è andata a Marco Maggio di Rivarossa, premiato per la sua convincente "crema di patate alla scalogno, cime di rapa e salame di turgia scottato".

Gli echi della premiazione e della giornata non si erano ancora spenti che già si cercava di mettere in moto quanto occorrerà per l’edizione 2005 della grande sagra del "Salam d’la Turgia": si terrà il 22 maggio prossimo e in quell’occasione, come ha lasciato intendere l’Assessore Provinciale all’Agricoltura Marco Bellion Caselle dovrebbe ricevere investitura solenne.

C’è nell’aria concreta ipotesi che Caselle diventi una delle "capitali" dei prodotti del Paniere.

A quell’appuntamento ci dobbiamo arrivare insieme e con la nostra facciata migliore.

Elis Calegari

 

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pagina 4 - In Primo Piano

Un salame dagli occhi languidi

Ci vorrebbe uno come Giovannino Guareschi in questo momento, qui al mio posto, per dare ulteriore e definitiva dignità ad un prodotto che si chiama "ël salam d’la turgia".

No, non è mica che mi vergogni d’essere conterraneo di questo saporito insaccato, ma visto che il mio è anche lavoro di parole, mi trovo sempre un po’ a disagio quando sbatto contro uno dei nostri nomi.

Non so perché, pur "casellesissimo" nell’animo e nel cuore, faccio fatica a scrivere delle cose e dei luoghi della mia terra.

Provo a spiegarmi.

Anche se Nino Costa ha scritto cose sublimi, come il finale meraviglioso di "Nivole", mi pare che il nostro dialetto si pieghi malvolentieri alla musicalità e stenti a regalarti magìe.

Insomma, se ripeto ad alta voce uno dei nostri nomi come faceva Simenon per vedere se davvero funzionava, rimango un po’ così.

Di sicuro gente inarrivabile come Carlo Emilio Gadda o "Giuanbrerafucarlo" se la sono cercata e data una dignità attraverso i dialetti: se li sono e li hanno imposti, offrendoli così com’erano, con le loro piene e rotonde spigolosità.

Gino Veronelli, mutuando dalla sua lingua lombarda, è riuscito a descrivere i vini dipingendoli di e con le parole.

Però, a ben vedere, anche uno come Camilleri ha dovuto inventarsi "un’isola che non c’è" come Vigata, per creare un posto che risultasse più vero del vero e piegare al suo volere il siciliano.

Ci vorrebbero forse questi grandi per parlare del salame di turgia.

Guareschi usava poco più di duecento parole, ma con queste vivificava gente che faceva di cognome Pitaciò e abitava la Bassa, stando alla Bruciata e su al Pianaccio.

Qui dare musicalità a una roba che si chiama Canton Vernon è cosa dura e rimango quasi muto di fronte alla forte mitezza d’un prodotto dalle origini e dalla semplicità che illanguidisce.

Certo che se negli anni ’80 quel genio di Carlin Petrini, mentre troppi cavalcavano anni veloci alla ricerca d’una vita "fast", non fosse andato in controtendenza inventando lo "Slow Food" – il ritorno al piacere del cibo lento, da gustare –, oggi non saremmo qui ad iniziare a celebrare "ël salam d’la turgia". Cucina e vini sono risorti grazie a gente come lui e Giacomo Bologna, uno che ha reinventato il vino Barbera.

Da quegli anni è nata una storia nuova, a volte persino eccessiva, fatta di presidi e saloni del gusto, di panieri e di prodotti da salvare dall’estinzione. Per il cappone di Morozzo o la tinca di Poirino ora ci si muove in massa (bisognava vedere quanta gente c’era alla sagra del cavolo verza di Montalto Dora o al Passito day di Caluso…) e c’è gente che sa tutto del cardo gobbo di Nizza e dell’uva Carcairon della Valle Susa.

A volte pure troppo. Ma si sa come vanno le cose quando della campagna se ne impossessano i cittadini…

Ricordo ancora le straordinarie parole di Bruno Gambarotta all’ennesima richiesta rivoltagli la sera de terzo giorno di un’edizione del Salone del Gusto. Quando Gambarotta si sentì chiedere che retrogusto gli avesse lasciato l’ultimo vino, rispose: "Guardi, ci ho sentito un che di Nini Rosso che suonava il silenzio fuori ordinanza sulla scalinata del sacrario di Redipuglia".

Io nel salame di turgia ci sento e ci voglio sentire la semplicità della mia terra, appena mitigata dal sapore delle spezie.

Appena, perché di "drogant" ne ho già piene le tasche lontano dalla tavola.

Il salame di turgia va consumato e conosciuto in tutta la sua disarmante schiettezza e originalità.

Ha la pastosità generosa e sapida per unirsi in modo grandioso con il pane. Sa essere duttile come noi, offrirsi crudo o cotto. Senza rinunciare però alla personalità spiccata che possiede.

Perché, un salame può avere una personalità ?

Questo nostro prodotto certamente sì.

Profuma di spezie e di riti; prova a piegarsi per non prevaricare, anche se rivela sempre il suo carattere, tanto da essere capace di restituirci l’immagine di quel po’ di campagna che il cemento a Caselle non è ancora riuscito a stuprare.

È un salame dagli occhi languidi e ha in sé la bontà delle mucche "in pastura".

Pazienza se il suo nome non ha la musicalità che vorrei. Chissà da dove viene, che etimo ha "turgia".

È un nome che sa di campagna profonda, sa dei nostri nonni: di quando, come dice mia zia Ina "Caseli a l’era tuti prà e camp".

Adesso che ci sono sempre meno campi e sempre più cibi precotti, bisogna tenerselo caro un prodotto come il salame di turgia: non per farne né un totem, né, come si abusa dire, un prodotto di nicchia: piuttosto, farne un punto di partenza per provare a crearci un alveo.

Un posto buono dove stare. Dove vivere e non sopravvivere.

Elis Calegari

La "Confraternita del Salam d'la Turgia" dice che. . .

La confraternita, informa Silvio Ala, referendario del sodalizio, è nata un anno fa ed esattamente il 31 marzo 2004 con atto pubblico, rogito notaio Giandomenico Bonito firmato dai soci fondatori.

A tutt’oggi la congregazione conta 55 soci tesserati tutti pieni di buona volontà.

Come è nata
la congregazione e perché

Lungi da noi attribuire a Caselle la paternità del salame d’la turgia. È un prodotto molto ben conosciuto fin dai tempi d’antan in tutto il canavese e nelle valli di Lanzo.Che salame era? I valligiani rispondono: era un buon salame. Ed allora perché non ri-degustarlo? Perché da piatto povero di un tempo non riportarlo sulle nostre tavole come un revival sfizioso?

Ci hanno perciò pensato i macellai, i salumieri, i buongustai casellesi riuniti in confraternita a raccogliere i ricordi rendendolo reale.

Nasce così, come già detto, con rogito notarile e regolare statuto la confraternita del salam d’la turgia.

Salame di turgia

Chi lo preparava erano i macellai, non i salumai, per farne prodotto di basso costo. Cibo quindi povero, per la fame dei poveri usato poi anche nei periodi di carestie allora frequenti.

Sono passati anni, forse secoli, ed il salame d’la turgia da sopravvivenza alimentare viene oggi elevato al rango di raffinato antipasto trasformandosi da povero a pregiato: ghiottoneria quasi voluttuaria.

Turgia

L’etimologia della parola parla di una vacca forse ancora con mammelle turgide, ma non più feconda, condotta al mercato da un villico – chiamato tuca turgie – per sbarazzarsene, in quanto giunta al termine della sua carriere riproduttiva.

Animale non più utile e quindi di scarso valore offerto al mercato a prezzi risibili.

Tecnica di preparazione

Da almeno due secoli viene trasmessa da una generazione all’altra, da macellaio a macellaio. La carne scuoiata e ripulita si mette a refrigerare per alcuni giorni facilitando in tal modo il disossamento. Le parti prescelte: spalla, collo, punta, pancia. Dopodichè vengono passate al tritacarne con lardo suino della vena.Sale, pepe, noce moscata, garofano, cannella, macis e spicchi d’aglio compongono la speciale concia che messa nel vino rosso del Piemonte accoglie i pezzi già triturati per la macerazione.Segue quindi l’insaccamento con budello suino di misura 40.

Da consumare

fresco dopo un giorno di maturazione. Ben s’intende sia crudo che cotto. Si può consumare anche stagionato dopo 15 giorni di cantina fresca e ventilata.

Conclusioni

Non solo a favore del salame d’la turgia, ma a favore di tutti i prodotti locali teniamo presente che quanto viene portato in tavola è: espressione di storia, capacità creativa, civiltà alimentare del territorio.

Ecco perché la congregazione ha anche lo scopo di aiutare i pochi veri genuini artigiani rimasti per offrire alle generazioni future quello che oggi solo più pochi buongustai ricordano.

Il Gran Maestro

Mauro Pogliano

Una ricetta

Trascriviamo dal Ricettario di Domenico e Marinella Musci la ricetta base che può essere interpretata in tanti modi personali con aggiunta di pomodoro, di panna, sfumata con il vino e quanto la fantasia di ognuno può creare.

COTTURA IN PADELLA
(’n pèila)

Tagliare il salame fresco a rondelle di circa tre centimetri e mettere in padella senza condimento a calore medio, coperchiare e cuocere per 10 minuti. Servire con verdure.

 

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pagina 5 - In primo piano

Un punto da cui partire

Rivalutare le caratteristiche culturali e storiche della Caselle d’un tempo nel contesto attuale, questo ciò che si propone l’Assessore Paolo Gremo.

Ricerche storiche hanno portato alla luce il ruolo che Caselle ha da sempre avuto nel corso dei secoli: crocevia degli scambi commerciali dei prodotti del territorio tra pianura e Valli di Lanzo.

Proprio qui sono nati i primi mercati e le prime fiere ufficialmente riconosciute e regolarizzate.

"La manifestazione del 13 marzo non è dunque che la logica continuazione delle caratteristiche storiche della gente di Caselle, che affondano le loro radici nell’agricoltura e nel commercio", afferma l’Assessore Paolo Gremo.

Nata da un’idea molto vaga, ha preso sempre più forza, coinvolgendo l’Università di Torino per avere un parere sulla validità del prodotto. Nel frattempo sono nate associazioni di produttori del Canavese e delle Valli di Lanzo, che hanno disciplinato le caratteristiche tecniche dei loro prodotti.

"Caselle possiede la filiera, del salame di turgia: dagli allevatori, che producono la materia prima, ai macellai che la lavorano e poi vendono il prodotto finito.

Il controllo della qualità, dunque, è assolutamente garantito".

Grazie alla collaborazione della Confraternita del salam d’la turgia e dell’Amministrazione comunale, la specialità casellese entra a far parte del paniere di Torino 2006, che ha come sponsor ufficiale la Provincia di Torino.

Quella "vaga idea", dunque ha preso forma e forza.

"Traendo spunto dalla popolarità del prodotto, il nostro intento è quello di riportare alla luce le tradizioni culturali e storiche della Caselle d’un tempo inserita nel contesto attuale, Siamo convinti che queste manifestazioni possono essere un buon veicolo di comunicazione e attrazione per uno scambio culturale e per un rilancio del turismo. Alla manifestazione del 13 marzo sono state invitate molte confraternite di altri paesi, per far conoscere il nostro prodotto senz’altro, ma anche per far conoscere la nostra città e ciò che può offrire ad un futuro turista. Tutto ciò porterebbe movimento nel commercio, nell’ambito del turismo creando nuove prospettive per Caselle e nuovi posti di lavoro". Paolo Gremo è assolutamente convinto a proseguire la strada intrapresa e con lui quanti credono in questa possibilità di uscire dall’anonimato che viene offerta alla nostra città.

"La manifestazione che si è aperta a Sant’Anna con un aperitivo a base di tutti i prodotti del paniere, dando così un senso di completezza alla manifestazione, ha avuto un momento molto serio, con il convegno sullo "Studio, conservazione e promozione del patrimonio culturale, ambientale, turistico che i prodotti tipici rappresentano nel contesto naturale", a cui sono intervenuti notevoli oratori; un momento più pittoresco con il tocco di colore portato dalle Confraternite che hanno indossato i loro tipici costumi, un momento ludico, durante il pranzo, con l’introduzione di nuovi soci e il gemellaggio delle Confraternite e uno che ha visto coinvolti tutti i cittadini che hanno voluto partecipare, con una gara di "piccoli cuochi" che si sono cimentati nella preparazione di piatti a base del protagonista della sagra: il salam d’la turgia".

Tutto ciò, però, non è che un assaggio di ciò che avverrà il 22 maggio prossimo con la grande sagra che avrà ancora come sponsor la Provincia di Torino, a cui saranno invitate tutte le Confraternite del territorio e di altre province, che saranno invitate a creare uno stand con gli usi del loro paese, i prodotti tipici, eventuali pubblicazioni in perfetta sintonia con le Pro Loco.

Patrizia Bertolo

 

PARTECIPANTI
AL CONVEGNO

Moderatore: Elis Calegari, direttore di Cose Nostre

Oratori:

– Dott. Michele Sarda, ex- medico condotto e Ufficiale Sanitario di Caselle

– Prof. Fabio Verona, fiduciario per Torino e provincia dell’ Associazione Professionale Cuochi Italiani

– Sig. Sandro Balma, presidente A.S.A

– Dott. Paolo Bertolone, storico enogastronomico A.S.A

– Giuseppe Marsaglia Cagnola, Sindaco di Caselle

Giuria:

– Sig. Leone, fiduciario di Torino e Provincia A.M.I.R.A

– Sig. Grasso, ristoratore

– Sig. Reviglio, rappresentante slow-food di Ciriè e Valli di Lanzo

– Sig. Genova, sommellier della F.I.S.A

– Sig. Barra, rappresentante della Confraternita del salam dla turgia

– Sig. Manina, rappresentante dell’Associazione La Forgia di Caselle

– Sig. Paolo Gremo, Asessore alle attività produttive della città di Caselle

 

Un prodotto da valorizzare

Una cosa è certa, il salame di turgia sta rinascendo, sta vivendo un periodo di riscoperta e valorizzazione. È bastata una scintilla per illuminarsi e svelarsi a un grande pubblico. È sua abitudine stare in "pajola" e mai termine è stato così adatto per definire un’attesa prima di riprendersi. Nella raffinatezza dei termini in lingua piemontese "Pajolè" significa appunto stare a letto dopo il parto, in riposo.

A destarlo dal riposo sono state timide manifestazioni, una tesi di laurea del dottor Andrea Fontana, sfociata nel libro "Ël salam ëd turgia", del coraggioso editore Garbolino, insieme al ricettario di Domenico e Marinella Musci; e poi al gran galoppo, ecco la nascita della "Confraternita del salam d’la Turgia" con a capo il Gran Maestro Pogliano e la "Associazione produttori del salame di turgia" presieduta dal dottor Andrea Fontana.

Queste iniziative, alimentate per tutta la Val di Lanzo e piccola porzione del Basso Canavese, in cui è circoscritta la produzione, sono approdate al riconoscimento della Provincia diTorino, inserendo "Ël salam" nel Paniere dei Prodotti Tipici con un indispensabile disciplinare di produzione.

È auspicabile che le associazioni e i produttori, dopo un avvio così brillante non perdano di vista l’obiettivo comune, l’interesse unico di valorizzazione e qualificazione del prodotto.

Già, viene il dubbio che non tutti possano essere eruditi sul termine "Turgia". È obbligo del giornale darne una sintetica informazione, con il consiglio di far riferimento al libro citato per una conoscenza più esaustiva.

I vocabolari piemontese-italiano sono concordi nel definire "Turgia" la vacca sterile o divenuta infeconda e, per estensione, la mucca a fine carriera.

L’inevitabile destino finale era la macellazione, e la miglior utilizzazione è l’insaccato, buono per essere consumato come salame fresco o per lo più stagionato in buona cantina, per una quindicina di giorni, dipende anche dalla natura del budello, visto che limitati esperimenti con budelli più spessi permettono una stagionatura più lunga.

Così era mangiato nelle tavolate tradizionali piemontesi, anche nelle tonifiche colazioni dopo mattiniere faticate nei campi, o in appaganti merende, gustoso e immancabile.

Altro modo di consumarlo dallo stato fresco è la bollitura come per un cotechino, con accompagnamento di patate anch’esse bollite. Ma lo stimolo per la realizzazione del"Ricettario" su accennato è stata la ricerca di altre utilizzazioni, sia collaudate dalla tradizione, sia innovative, con cotture diverse e come componente di ripieni e sughi.

Enfaticamente e assolutamente non in senso spregiativo, con la cottura in padella sia a rondelle sia tagliato a metà, ha anticipato di gran lunga il più conosciuto "Hamburger", nato, per necessità di ammansire carne stagionata tritandola, nelle linee navali della "Hamburg Amerika Line", che trasportarono moltitudini di disperati emigranti in cerca di terre promesse oltre oceano.

Se già gli antenati valligiani avevano scoperto la migliore utilizzazione per carne così sfruttata, le nuove generazioni di macellai utilizzano carni decisamente più scelte, per cui si può affermare che il prodotto che consumiamo attualmente è di qualità decisamente superiore al passato.

Oltre al pregio della materia prima non va dimenticato il personaggio che produce il manufatto, in nessun altro campo come quello gastronomico si è tramandato un artigianato così qualificato, non si può essere macellai e salumieri solo per caso o convenienza, chi si dedica possiede due indispensabili ingredienti che sono la passione e la conoscenza derivata da fidati insegnamenti e conquistata dall’esperienza. Questo fa sì che il salame di turgia risulta assolutamente originale, mai uguale, mai uniforme, ben lontano dall’appiattimento di gusto provocato dall’industria. Ogni artigiano ha il suo dosaggio di droghe, di sminuzzamento, di trito, di dosaggio del lardo e modo di trinciare, dalla stessa maniera si arriva a esclusive elaborazioni che permettono al consumatore un’interessante e personale scelta.

Si può inserire a buon titolo il "Salame di Turgia" tra quei prodotti della tradizione che sonon stati ritrovati, migliorati, e con utili consigli utilizzati nella cucina odierna, con una vasta gamma di possibilità veloci, genuine, saporite lasciando ai dietisti il compito di classificazione e dosaggi conformi alle necessità alimentari, senza toglierci il gusto della tavola.

Domenico Musci

 

 

pagina 6 -  Persone

 Dedicato alle nostre donne

È un esercito di 76 donne quello che deve dirigere Maria Costantino, Dirigente Scolastico delle Scuole Elementari e Materne di Caselle.

Dopo una laurea in matematica ed alcuni anni di insegnamento presso le Medie di Rocca, è approdata nel 2002 alla Direzione di Caselle. Nella scuola casellese ci sono solo due insegnanti maschi, a riprova di come da anni, quella dell’insegnante, sia una professione a netta prevalenza femminile.

"Quello della "femminilizzazione" dell’insegnamento – afferma Maria Costantino – è una realtà generalizzata della scuola italiana. È certamente importante che sia un’insegnante donna a prendersi cura dei piccoli della materna vista la loro tenera età, ma potrebbe essere per certi aspetti anche più produttivo e stimolante avere più figure maschili nella scuola elementare per permettere ai bambini un confronto diverso."

Esiste certamente un differente modo di dirigere come donna altre donne, Maria Costantino lo conferma: "La sensibilità connaturale all’animo femminile mi permette di condividere meglio con le mie insegnanti i problemi familiari e quelli di salute. Cerco di essere attenta alle loro esigenze e di instaurare un rapporto di reciproca stima e comprensione. I problemi non mancano, visto che noi donne per natura siamo testarde e poco propense ad accettare disposizioni dall’alto, per questo si discute e ci si confronta, ma il risultato, a volte sofferto, è più soddisfacente perché frutto di una mediazione".

Uno dei ruoli più delicati per una Dirigente è il rapporto con le famiglie e con le loro richieste.

"La realtà casellese è complessa, la famiglia è sempre più nucleo a sé, i nonni devono continuare a lavorare e non sempre riescono a svolgere pienamente il loro ruolo, così alla scuola si richiedono sempre più servizi. In più ci sono nuove situazioni dettate dalle recenti immigrazioni: abbiamo nel nostro paese bimbi che vengono da vari paesi europei e da altri continenti: rendere agevole la loro integrazione è una sfida ulteriore.

Purtroppo ci si scontra con la politica ministeriale dei tagli al tempo pieno e al personale: conciliare il tutto non è facile. Spesso, forse proprio perché donna, mi capita di diventare punto di riferimento per problematiche familiari ed educative. Sono molti i genitori che chiedono di essere ascoltati ed indirizzati per svolgere meglio il loro ruolo".

Il mondo della scuola è un buon osservatorio sulla realtà delle famiglie di oggi infatti la Direttrice sottolinea: "Anche se la figura paterna è più presente, nella maggioranza dei casi è alla donna che spettano ancora le incombenze maggiori: la cura dei figli o l’accudire i genitori anziani sono ruoli tipicamente femminili. Il riconoscere questo, farsi carico con fatica e con amore della famiglia, oltre che del lavoro fuori casa, è un dovere che deve essere ribadito perché spesso viene sminuito nella quotidianità".

maria Costantino è soddisfatta della strada intrapresa e nel suo futuro spera di poter continuare a "dirigere" con vitalità ed entusiasmo, continuando a credere nel suo lavoro fatto di pazienza e condivisione, concretezza e fatica.

Storie di normale quotidianità frammenti di vita in cui è facile riconoscere sentimenti ed emozioni comuni, in cui l’essere donna si rivela in quel modo tutto nostro di guardare la vita, con quella marcia in più che ce la fa affrontare con respiro più lieve.

Antonella Ruo Redda

 

 

pagina 7 - Persone

Sara, una donna da corsa

Sara Ferroglia, quel qualcosa in più ce l’ha nel sangue, certo non si nasce sportivi ma ci si costruisce con fatica nel tempo, però qualcosa di scritto nei meandri del DNA ci deve pur essere. "Mia madre mi ricorda ancor oggi di come, fin da piccola, consumassi le ruote del triciclo a forza di girare su e giù, ovunque, in perenne movimento. Così, forse per dar sfogo a quella non ancor ben definita voglia di movimento, mi hanno iscritta a danza. Più tardi è toccato al nuoto, poi, per inseguire le orme paterne ho tentato con il tennis ma nessuno di questi sport si è trasformato in passione".

È stato intorno ai quindici anni che, per caso, Sara si è avvicinata alla corsa. "Fu una frase d’incoraggiamento quella che mi convinse a iniziare l’avventura: – Dai, sei abbastanza magra, prova anche tu a correre – me la disse Pierangelo "Messo" Messoriano, quello che poi sarebbe diventato il mio allenatore storico.

Dopo quella prima corsa, durata 10 minuti, intorno al Prato della Fiera, come una novella Forrest Gump, Sara non si è fermata più.

La corsa è stata per lei una folgorazione, un amore a prima vista, di quelli che ti cambiano la vita. "Dover contare solo sulle proprie forze, stare all’aria aperta, sfidare quotidianamente quel cronometro e vedere che segnava sempre qualche minuto in meno è diventato per me pane quotidiano. "

Ma per chi corre in un certo modo, la grande sfida è arrivare a fare la maratona: è la grande cartina di tornasole, la sfida con se stessi.

Il grande momento è arrivato presto, a 21 anni. Ancora oggi quel ricordo lo rivive con commozione: "La maratona incute sempre rispetto: la devi preparare a lungo, devi dosare fatica e concentrazione, forza e volontà, devi spendere tutte le tue risorse in quei 42 chilometri infiniti. Quel giorno a Cesano Boscone ho tagliato il traguardo in 2 ore e 54’, un risultato inaspettato come inattesi furono i complimenti dell’allenatore della Nazionale femminile, Canova, che è poi diventato il mio attuale allenatore."

La Sara donna è cresciuta in tenacia e forza interiore grazie a questo sport semplice e duro.

"Con la corsa esprimo me stessa: esalto i momenti di felicità e stempero le preoccupazioni quotidiane. Non c’è nulla di più naturale, bastano un paio di buone scarpe e una qualsiasi strada del mondo. Non c’è soddisfazione più grande che sentire la pelle scaldata dal sole, il sudore che la ricopre, il battito del cuore che ti accompagna e ritma i tuoi passi".

Ma si sa, la vita riserva sempre prima o poi l’altra faccia della medaglia e così dopo l’ennesimo successo e la maglia azzurra, aggiudicatasi con il 2° posto ai Campionati Italiani di maratona, sono arrivati gli infortuni: prima un fastidioso dolore ad un gluteo e poi i problemi ad una caviglia. Sara non ha mollato mai, lo sport ti insegna anche questo. Ha continuato a correre perché correre è la sua vita.

Ha alternato all’allenamento su strada e su pista, il nuoto e le uscite in bicicletta, senza mai pensare di smettere. "Il dolore andava e veniva, spesso terribile, ma ho voluto tentare lo stesso la Maratona di Palermo. Avercela fatta è stata per me una conquista, meglio di una vittoria".

Quando sembrava che Sara potesse tornare ai suoi livelli migliori, impietosa è però arrivata la frase lapidaria detta dal medico sportivo FerreroRegis: "Se vuoi continuare a correre c’è solo una possibilità: l’operazione alla caviglia".

L’intervento è stato forse la cosa meno dolorosa.

Dopo c’è stato il lungo forzato riposo, poi la lenta riabilitazione, ora però c’è solo la voglia di ricominciare.

"Lo sport mi ha insegnato che occorre mettersi continuamente in discussione con umiltà; sto riprendendo a correre: 10 piccoli minuti ogni giorno. Ricomincio, però. Da capo con l’entusiasmo di sempre".

Quale Sara avremo domani ? Difficile dire ora se potrà tornare a correre a livelli assoluti.

All’orizzonte c’è però un ruolo nuovo, quello di allenatrice: "In questi mesi ho frequentato un corso della Federazione di Atletica Leggera per diventare preparatore e ora mi sto cimentando nel provare ad allenare tre ragazze di 16 anni. In fondo, trasmettere agli altri la mia esperienza, ripercorrendo le orme dei miei due grandi allenatori, Messoriano e Canova, può rappresentare la scoperta di un’altra parte di me stessa e sarà la mia sfida per il futuro".

Antonella Ruo Redda

 

pagina 8 - Attualità

Le foto del nostro carnevale
( segue a pagina 9 )

Ebbene sì, anche quest’anno, abbiamo fatto un bel Carnevale.

Domenica 6 Marzo per le vie di Caselle c’è stata allegria, c’è stata voglia di divertirsi; c’è stata una marea di gente che si è divertita.

Siamo stati sicuramente aiutati dal bel tempo, ma un po’ di fortuna non guasta mai.

Anche quest’anno la Pro Loco e l’Amministrazione Comunale di Caselle, unendo le loro forze in modo sinergico, hanno dato luogo ad una perfetta macchina organizzativa.

Con il perfetto controllo del traffico e della viabilità, da parte della Polizia Municipale, coadiuvata dai volontari dell’Associazione Alpini e dell’Associazione Carabinieri di Caselle, il tutto si è svolto nel migliore dei modi senza il più piccolo incidente o intoppo.

C’è stata molta gente lungo tutto il percorso, ma alcuni punti erano cosi affollati che era un vero piacere vedere e costatare quanto, il Carnevale, sia una vera festa popolare.

C’erano all’incirca gli stessi carri dell’anno scorso, ma c’erano sicuramente più gruppi a piedi, con tutti i loro colori.

Piace sicuramente vedere un bel carro, ma il gruppo a piedi mette più allegria.

Il nostro Presidente Gianni Frand Genisot è riuscito a mettere insieme un gran bel numero di persone.

È riuscito là dove molti avrebbero rinunciato; è riuscito a convincere responsabili di gruppi o carri che venire al Carnevale di Caselle era per loro un gran ritorno di immagine e di popolarità.

Stiamo pensando di fissare tradizionalmente alla prima domenica di Marzo il nostro Carnevale.

Primo, perché si tratta di solito di uno degli ultimi del circondario e secondo, ma non secondario, il fatto che ad inizio Marzo è più probabile trovare una bella giornata e tutto questo messo insieme può creare i presupposti per passare insieme una bella domenica. Com’è successo quest’anno.

Siamo partiti da Piazza Falcone, appena dopo le 14 e 30, per Via Circonvallazione, fino all’Ospedale Baulino, proseguendo per Via Torino, Piazza Boschiassi e Via Cravero per tornare verso le 17,00 ancora in Piazza Falcone dove ad attenderci c’era "l’angolo della Pro Loco" con i suoi soci e simpatizzanti che distribuivano a tutti le bugie ed i torcetti (offerti com’è ormai d’abitudine da Mauro Pogliano titolare del "Biscottificio La Baita") e tè caldo o bibite fresche secondo la ncessità

Erano presenti ed hanno aperto la sfilata le belle, ed allegre, majorettes "Stars forever" di Venaria, coordinate dall’infaticabile Iolanda Garzulano (anzi: ben tornata Iole) con il numero 1.

Seguiva la Banda musicale "La Novella" di Caselle, dietro la quale c’era il carro della nostra Pro Loco con i personaggi casellesi.

Anche quest’anno Adriana Orla e Beppe Periolatto hanno ben impersonato "ij Ciapamosche", le ormai classiche maschere nostrane.

Seguivano in ordine, ma non di valore (caso mai d’ingombro), gli Sbandieratori di Mappano guidati ed istruiti dall’amico Bergero; il carro "La Taverna dei Pirati" di Caselle; il gruppo a piedi "I Puffi" della scuola materna La Famiglia di Caselle; il carro "Gli Agricoli" di San Maurizio; le maschere di San Gillio; il carro "Il Battello", sempre di San Gillio, con l’indiavolato gruppo delle signore e signorine scatenate in spettacolari can-can; il gruppo a piedi "I Giullari" del Fornacino; il carro "Polar Express" di Pianezza; il gruppo a piedi "I Clown" di Caselle; il carro "La Diligenza" di Balangero; il carro "La Carovana" sempre di Balangero; il carro "Gran Capo Aquila Tonante" di Vallo Canavese con lo spettacolare gruppo di indiani; il carro "Cercasi parcheggio anche gratis" di Chivasso; il carro "L’isola che non c’è" dei Mastri di Rivarolo.

Alcuni dei carri presenti erano davvero imponenti e non sono mancate le difficoltà, di transito, nei punti più stretti del nostro centro storico.

La voglia di preparare, altrettanto bene, anche il Carnevale del prossimo anno non ci manca di sicuro; vedremo tutti insieme di non dimenticarcene.

Anche perché visti i risultati delle ultime edizioni (sono ormai cinque anni che lo organizzano la Pro Loco e l’Amministrazione Comunale, per mezzo dell’Assessorato alla Cultura e Tempo Libero) pensiamo proprio che sia meglio continuare su questa strada. Con questa armonia/sintonia si può ancora migliorare.

E. Pavanati

 

pagina 9 - Attualità
 

 

pagina 10 - Notizie

Il carnevale della scuola materna "La Famiglia"

Tra i vari momenti di festa che il calendario annuale propone c’è il Carnevale e anche in questa occasione per la Scuola dell’Infanzia La Famiglia è stato possibile portare a compimento un progetto nato l’anno scorso: partecipare alla sfilata del nostro paese.

Il tema che i genitori hanno scelto è stato: i Puffi.

Infatti martedì 8 febbraio, nonostante l’influenza che ha tenuto a letto molti bimbi, la nostra scuola ha ospitato "La Festa Muffosa".

Genitori, bimbi e insegnanti mascherati da puffi hanno affollato il salone della scuola e il divertimento ha fatto da padrone tra scherzi canti e balli terminati con una copiosa merenda.

E non solo… Durante la sfilata di Carnevale che si è svolta Domenica 6 marzo grazie a un tempo clemente che ci ha concesso una splendida giornata di sole, i nostri puffi a "due, tre e quattro ruote" hanno colorato le vie di Caselle con la loro allegria.

Noi insegnanti vogliamo ringraziare vivamente i genitori che molto amorevolmente ci hanno aiutato confezionando i puff-cappelli sia per gli adulti che per i bambini rendendo possibile, ancora una volta, la collaborazione scuola-famiglia indispensabile per promuovere un sereno rapporto tra questi due ambienti di vita.

Un particolare ringraziamento va alla signora Franca Gemelli per aver confezionato i vestiti delle puff-maestre e le circa 200 codine applicate sui pantaloni dei puffi, alla Baita per aver offerto la merenda per tutti, a Barbara Curtis per aver creato le bandierine che hanno ornato i "mezzi di trasporto ecologici" e soprattutto a tutti coloro che aiutandoci rendono possibili le nostre iniziative.

GRAZIE DAI VOSTRI BIMBI E DALLE INSEGNANTI!!!

 

 

  PAGINA 11 - Pasqua

 Buona Pasqua da Don Claudio

È giusto fare festa, scambiarci gli auguri in un periodo come il nostro? Non può essere scambiato per un atteggiamento un po’ superficiale, dimentico delle difficoltà che ci circondano?

Per il credente, la fede nella Risurrezione delSignore non fa dimenticare i problemi e la sofferenza dell’uomo; ma neppure si limita a commiserarsi o a dibattiti spesso sterili. Nella Risurrezione diGesù il credente vede la protesta diDio contro la morte e contro coloro che la favoriscono, minacciando la vita.Nella Risurrezione diCristo il credente scopre la "passione" (=amore immenso) diDio per la vita, per la liberazione di ogni sua creatura.

E noi siamo chiamati a partecipare in modo responsabile a questa passione di Dio, elevandoci sul cinismo di un certo benessere per combattere contro tutte le forme di morte: la morte economica degli affamati, quella politica degli oppressi, quella sociale dei portatori di varie forme di handicap, quella fragorosa del terrorismo e delle bombe, quella silenziosa delle emarginazioni...

Cristo risorto ha vinto tutto questo, in modo embrionale: il seme della risurrezione è stato cioè seminato nella storia dell’umanità. Noi siamo chiamati a curare questo seme, perché porti i suoi frutti. "Voi siete lievito nuovo, siete nuove creature", ci ricorda S. Paolo. Questa novità sostanziale deve rendersi quindi ben visibile, deve portare i suoi frutti. La "prova" della risurrezione non dobbiamo cercarla nel dimostrare come "il fatto sia accaduto", ma nella capacità che ha di farci coraggio, nel sollevarci da ogni forma di male.

"Dove si è fatto sentire il soffio della libertà, incominciano a far male le catene". Questo "soffio di libertà" è l’esperienza che ogni credente può vivere, soprattutto nella Pasqua. Ma è anche l’esperienza di ogni persona di buona volontà quando lotta, pagando spesso di persona, contro ogni superficialità e ingiustizia, in un’epoca in cui pessimismo e disfattismo sembrano le note dominanti, dove sembra quasi impossibile pensare ad uno sbocco positivo della nostra vicenda umana.

Di quanta speranza ha bisogno anche quella fetta di umanità che vive qui in Caselle! Sono convinto che ci sono seminatori di speranza, e non pochi. Ma è l’impegno che vogliamo unire agli auguri, l’impegno che dobbiamo assumerci in tanti, per crescere come comunità- Perché nessuno, in qualsiasi situazione stia vivendo, si senta vinto dalla disperazione, ma si senta uno di noi al suo fianco.

Di tutto cuore, tanti Auguri di Buona Pasqua nel Signore.

Don Claudio

 

Ulivi di casa nostra

alzi la mano chi di voi sa da dove provengono alcuni dei rami d’ulivo che la domenica delle Palme portiamo nelle nostre case: tutti da Cipressa, dalla Liguria? DallaToscana?

No, Viale Bona 2.

Avete capito bene, quei rametti portatori di pace giungono dalla nostra città.

È un gentile omaggio del signor Antonino Di Labio, che pota le sue piante in prossimità della domenica prima di Pasqua per regalare i rami alla comunità. Se non ci credete fermatevi davanti alla villetta, all’inizio di Viale Bona, e potrete constatare di persona che vi sono delle bellissime piante d’ulivo.

Il signor Antonino è una persona molto cordiale e, a ragione, orgogliosa dei suoi ulivi: "Mio padre aveva un uliveto a Ortona Mare, in Abruzzo. Da bambino lo aiutavo ad accudire le piante, ho imparato da lui a potarle, a raccoglierne i frutti, a portare le olive al frantoio e seguire la spremitura".

Purtroppo verso la metà degli anni cinquanta, quando l’Italia ha preso la via dell’industrializzazione, Antonino è stato costretto a lasciare la pace, e la fatica, della campagna. Si è arruolato nel corpo dei Vigili del fuoco. Ha toccato per lavoro molte città italiane, è diventato Istruttore dei Vigili del fuoco permanenti presso la caserma delle Capannelle a Roma, poi è approdato all’aeroporto di Caselle... e qui ha messo radici.

Ora che è in pensione può dedicarsi a tempo pieno alla cura del giardino e dell’orto, i cui frutti vengono trasformati dalla moglie in marmellate, conserve, succhi, che fanno gola ai quattro nipotini.

"È successo sedici anni fa. È stata una sfida. Ero giù al paese e mi sono chiesto perché non provare a portare a Caselle un po’ della mia terra, in fin dei conti in Abruzzo l’inverno non è poi tanto mite. Così ho scelto due tipi di piante particolarmente adatte a sopportare anche i 10° sotto zero: il leccino e il saracco."

Il signor Di Labio stacca due foglie dagli ulivi e fa capire il perché della sua scelta: contengono pochissima acqua.

"Due tipi di piante diverse, ma compatibili per l’impollinazione, perché l’ulivo è un po’ come il kiwi: se c’è una pianta sola, non si avranno mai frutti."

E sì, perché l’altra particolarità degli ulivi di Viale Bona, è che portano olive.

"Ne raccolgo fino a cinquanta chili! Una parte la mettiamo in salamoia, una parte la portiamo in Abruzzo per farne olio: qui frantoi non ce ne sono! L’olio è dorato, come quello toscano, molto nutriente e quasi privo di acidità. Comunque molte olive le lascio sui rami, sa per i passerotti: vedesse che festa fanno! Sembra che si passino la notizia da quanti ne vengono!".

Il signor Antonino non finisce di stupirci: "Sono anche un appassionato cacciatore!", e sorride felice, mentre i suoi cani, dietro casa, abbaiano quasi sapessero che si parla di loro.

Qui entra in gioco la signora Di Labio, che con riservatezza afferma: "Guardi, è mio marito che accudisce le piante in giardino, soprattutto gli ulivi. Io ho solo imparato a mettere le olive in salamoia".

"Gli ulivi non hanno bisogno di grandi cure, solamente un po’ di verderame sul tronco, di un buon innesto e di una giusta potatura. Non li ho mai protetti dal gelo, neanche il primo anno; anche se, quando li ho piantati avevano le dimensioni di un rametto. Perché proprio qui sta il segreto: se si vuole il frutto, oltre ad averne due qualità, bisogna interrarli da giovani. Quelli che vede nei giardini delle villette sono stati piantati quando già avevano molti anni, perché è bello vederli subito grandi, fanno una bella figura... e basta".

Quante cose sa il signor Di Labio e con che passione le racconta. Potremmo stare qui in giardino a chiacchierare per ore, peccato che faccia un freddo cane, bisogna rientrare.

Aspettiamo questa benedetta primavera, fiduciosi che presto arriverà portandoci un po’ di tepore e quest’anno, quando la domenica delle Palme stringerete il vostro rametto d’ulivo, ricordate che portate a casa l’augurio di pace del signor Antonino e, nascosto tra le foglie, un po’ di profumo d’Abruzzo.

Patrizia Bertolo

 

 

 

 

pagina 12 - Mappano cronaca

Un atto d’amore

Si tratta sicuramente di un autentico atto d’amore verso il proprio comune, le proprie radici del passato. È quello compiuto da Maria Teresa Garino, 75 anni, che ha donato alla città di Caselle una vasta area di 4.481 metri quadrati. L’appezzamento, per un valore stimato di circa 250 mila euro, si trova a Mappano tra le vie don Murialdo e Giotto. La donatrice è stata ricevuta in Comune durante l’ultimo consiglio comunale dove, prima dell’inizio dell’assemblea del parlamentino casellese, ha ricevuto dal sindaco Giuseppe Marsaglia un’artistica scultura ed una pergamena come ringraziamento a una benefattrice emerita. Un evento più unico che raro con i tempi che corrono.

(a.p.)

 

 

pagina 13 - Almanacco

 

"Febbraio febbraietto, corto e maledetto"

Fevrè a l’è curt, ma a l’è pes d’n turc.

Febbraio è corto, ma è peggio di un turco.

Il vecchio detto è stato valido per questo febbraio 2005.

28 mattine con la minima sotto lo ZERO, con punte di –9,5° in due giorni: il 7 e il 27.

Dopo gli ultimi giorni di gennaio con clima secco e belle giornate, nei primi giorni di febbraio vi è un gran movimento in campagna per raccogliere gli stocchi del mais che serviranno da lettiera nelle stalle. Il giorno 1 sulle montagne vi è la "gunfia" (assemblamento di nubi sui monti) che danno origine al Fonh che soffia da ovest e sud. Il giorno 2, la candelora: candelora, dall’inverno siamo fora…

Per fare rima, ma è solo una rima per questo febbraio 2005 perché il freddo non diminuisce, anzi.

Il giorno 5 spira aria molto fredda che porta anche qualche fiocco di neve così come per il giorno 6, qualche fiocco di neve al mattino, poi al pomeriggio si vede anche il sole, sempre con aria molto fredda.

Il giorno 9 è il "mercu scurot" primo giorno di Quaresima, il 10 e 11 per l’alta pressione (già fin dal giorno 4) ritorna lo smog in città con i relativi problemi.

Il 13 fin dal primo mattino soffia il Fonh da ovest forte anche, poi anche da nord-ovest. Anche se la giornata è piena di sole, col vento è una brutta giornata. Il 14 di nuovo aria fredda, la pressione è molto bassa e l’umidità anche. 38% al mattino, le massime sono vivibili: 10-12°. Il 17 e 18 sono giornate con 5 stelle: non una nube e la minima arriva nuovamente a –9°.

Domenica 20 sembra debba nevicare da un momento all’altro; nel pomeriggio la neve arriva dai monti fino ad imbiancare la campagna di Nole. Il 21, 22 e 23 spira nuovamente aria gelida da Nord e le massime sono basse, da 1 a 4°.

Il 22 mattinata di pieno inverno: –7° con ghiaccio e nebbia per un leggero nevischio caduto la sera del 21. Sulle piante vi è la galaverna e nel cortile arriva un codirosso che il pettirosso rincorre svolazzando.

Domenica 27 è una splendida giornata fino al primo pomeriggio. La campagna è tutta priva di vegetazione. Le previsioni meteo prevedono neve nella notte. La neve arriva puntuale nella tarda serata fin verso le 8 del 28. La neve è leggera per la bassa temperatura, –4°, e cresce a vista d’occhio: 12 cm. Poi improvvisa, dalle 8 alle 9,30, soffia una tormenta da Nord-Est che spazza la neve dai punti più alti per lasciarla depositare nei punti bassi.

Così la stradina in terra battuta che porta alla cascina è quasi pulita e si posano a frotte i fringuelli in cerca di cibo e si involano ad un metro, due dalla macchina. In campagna, nei punti scoperti, sono tante le allodole in cerca, anche loro, di cibo. Le cornacchie invece, molto robuste, piantano il robusto becco negli stocchi di mais. La massima rimane a ZERO gradi.

Da martedì 1 marzo, inizia climatologicamente la primavera. Facendo quindi due calcoli questo inverno 2004-2005 (1 dicembre 2004-28 febbraio 2005) è stato molto, ma molto scarso di precipitazioni: 55 mm appena tra pioggia e neve fusa, inferiore quasi la metà dell’inverno 2002-2003: 92 mm che diede poi origine a una siccità estiva molto pesante.

A Balme la neve nel mese di febbraio ha raggiunto i 33 cm.

Luigi Chiabotto

 

Tra nutria e "fiocchi di cotone"

Nel numero scorso scrivendo della nutria, come un nuovo animale in campagna, ci siamo ricordati che anche la minilepre è da pochi anni nelle nostre campagne. Anche questo animale è stato importato in provincia di Torino nei boschi lungo il torrente Pellice (Pinerolese) e poi si è diffuso ovunque.

Simpatico erbivoro, denominato "cottontail" per il sotto coda bianco (fiocco di cotone), molto prolifico, capace di scatti improvvisi come di bruschi arresti; scappa zig zagando per brevi tratti di strada. Di giorno preferisce gli sporchi, per uscire di sera nei prati a mangiare erba tenera.

Paga un grosso prezzo all’alimentazione della volpe e i cuccioli ai gatti che girovagano in campagna.

Fa impazzire il cane del cacciatore e la schioppettata non è delle più facili. Buona in cucina.

Ritornando alla nutria, abbiamo approfondito il discorso, incontrando dal parrucchiere il geom. Mario Pecchiura. Dopo lo scritto avevamo avuto il dubbio di averlo visto in cattività questo animale, ma ormai è passato mezzo secolo.

Infatti il geom. Pecchiura ci ha detto che alla cascina Vanicola di Strada Leinì, con il fratello "Tonin" nostro grande amico, deceduto proprio in questi giorni nel 1989, era andato a prenderne una coppia a Roma a cavallo tra gli anni 40-50 e dopo un viaggio avventuroso in treno, era arrivato a Caselle.

Ci ha confermato il pregio della pelliccia, quella a ridosso del corpo, sono due veli di pelliccia: una esterna non pregiata e quella interna pregiata. Ci ha anche detto di essere dei grandi nuotatori con le zampe posteriori palmate per nuotare meglio e che le femmine allattano i cuccioli mentre nuotano perché dotate dell’apparato mammario a ridosso della colonna vertebrale.

Loro li cucinavano, dopo aver tolto la pelliccia. La pelle, non di facile lavorazione, perché bisogna dividerla forse è quello che ha fatto liberare gli animali.

Sicuramente quella che abbiamo visto noi non arrivava dalla "Vanicola" perché sono ormai troppi anni che l’allevamento là è cessato.

Elleci

 

 

meteo 
nostro

Osservazioni effettuate
 a Caselle Torinese
 Cascina Gallo Grosso
(262 m. lm.)

A cura di 
Luigi Chiabotto

 

FEBBRAIO 2005

- Temperatura minima: -9,5° i giorni 7 e 27

- Temperatura minima più alta: -1° il giorno 5

- Temperatura minima media del mese: -6,19°

- Temperatura massima: 12° i giorni 1,3,11 e 13

- Temperatura massima più bassa: -1° il giorno 5

- Temperatura massima media del mese: 0,175°

- Giorni con temperatura minima di ZERO o meno gradi: 28

- Giorni con temperatura massima di 10 o più gradi: 6

- Giorni con pioggia o neve: 1 - Totale 12 cm. di neve

- Totale pioggia e neve fusa nel mese: mm. 10

- Giorni senza sole: 3

Pioggia e neve fusa di questo mese, media dal 1980 : 40,61 mm.

- Giorni senza sole: 4

 

FEBBRAIO 2004

- Temperatura minima media del mese: -2,26°

- Temperatura massima media del mese: 8,21°

- Temperatura media del mese : 2,98°

- Giorni con pioggia o neve: 5

- Totale pioggia e neve fusa: mm. 109

- Giorni senza sole: 4

 

 

pagina 14 - Notizie

Leggero?

Parte un progetto per ridurre gli imballaggi

La soluzione nella gestione dei rifiuti da imballaggi? Ridurli, semplicemente.

È questa l’eco-rivoluzione alla base di Riducimballi – Negozi Leggeri, progetto nato a Bergamo e ora migrato nell’hinterland torinese, grazie all’Ecoistituto del Piemonte e al contributo della Provincia di Torino, delle città di Collegno, Venaria e Quincinetto e dei due consorzi Seta e CIDIU.

Si tratta di un’iniziativa innovativa che mira alla sostenibilità ambientale attraverso la riduzione di rifiuti da imballaggi, in un’Italia che è al secondo posto in Europa per loro produzione procapite. Il progetto parte a gennaio col settore dei detersivi e andrà avanti nei prossimi cinque anni ampliando l’offerta di prodotti disimballati.

In pratica, l’idea vincente sta nel mutare le sorti del recipiente: non più elemento usa e getta, ma oggetto da ri-utilizzare ciclicamente, riempito di nuovo prodotto.

"I clienti non dovranno fare altro che recarsi con i flaconi vuoti nei cosiddetti Negozi Leggeri, dove troveranno distributori fissi di detersivi ecologici alla spina, e lì farseli riempire – spiega Cinzia Vaccaneo, responsabile del progetto e referente rifiuti dell’Ecoistituto del Piemonte –. O, in alternativa, potranno sfruttare il passaggio casa per casa di un furgone erogatore che arriverà nelle zone sprovviste di negozi, servendo anche anziani e disabili". Il furgone – completamente inventato, progettato e costruito dall’azienda bergamasca Allegrini – è dotato di un sofisticato impianto di erogazione comandato da un computer: l’operatore inserisce flaconi e codice del cliente, un sensore ottico rileva la presenza del recipiente e lo riempie automaticamente. Il sistema, infine, calcola il peso del prodotto erogato ed emette lo scontrino fiscale. Vincitore nel ’99 del premio Regione Lombardia per ‘l’innovazione che consente la riduzione di rifiuti da imballaggio, l’ecofurgone ha circolato per circa quattro anni in provincia di Bergamo, passando una volta al mese a casa degli entusiasti clienti ‘disimballati’ (ben il 30% del totale), e si è ora trasferito in tre Comuni del torinese: Collegno, Venaria e Quincinetto. "L’iniziativa parte da queste tre realtà locali, ma l’intenzione è quella di farla crescere, sia territorialmente sia come offerta merceologica, spiega in conferenza stampa Angela Massaglia, assessore all’ambiente della Provincia di Torino.

In primavera ai detersivi si aggiungerà un nuovo prodotto, scelto in base alle esigenze dei cittadini, fino ad arrivare ad un’offerta che vada dall’acqua ai legumi sfusi. "L’obiettivo è quello di creare un vero e proprio franchising di negozi completamente disimballati – continua Cinzia Vaccaneo – da realizzare nei prossimi cinque anni, al fine di commercializzare i prodotti garantendo la reale esistenza di un sistema chiuso a livello produttivo". Per poi arrivare a coinvolgere nell’iniziativa varie altre realtà, dalle Scuole Leggere ai Comuni Leggeri.

Riduzione come unica soluzione possibile: per un progetto che richiede l’impegno di cittadini, aziende e amministrazioni insieme, per puntare alla sostenibilità ambientale promuovendo ovunque una nuova mentalità di consumo ed acquisto sostenibili. "Fondamentale è allora che i clienti conoscano i risultati positivi delle loro scelte – conclude Vaccaneo –, che sono sì ambientali, ma anche economici: perché acquistando i detersivi alla spina si può risparmiare l’equivalente del costo del contenitore e del confezionamento. Alla sostenibilità ambientale si associa dunque anche quella economica". Che l’eco-rivoluzione abbia inizio.

A.M.

 

 

Pagina 15 - Arte & Cultura

 

I sei delle Valli di Lanzo

Negli anni trenta del secolo appena trascorso, un gruppo di amici, di artisti, uniti nel profondo amore per la pittura, formò nella borghese Torino, l’ormai famosissimo movimento o meglio gruppo dei "Sei di Torino". Chessa, Levi, Boswell, Galante, Menzio e Paolucci, costituirono un gruppo di respiro internazionale, in un periodo in cui la Parigi artistica spopolava con i vari Picasso, Braque e Matisse.

Oggi anche il Canavese, ma soprattutto le Valli di Lanzo, terre montane, essenziali, ma colme di cultura, tradizione, fucina d’artisti, hanno il loro gruppo, il loro movimento artistico.

"I Sei delle Valli di Lanzo", questo il nome del gruppo d’artisti che ha esposto dal 19 febbraio al 6 marzo, nella piccola ma graziosissima saletta espositiva messa a disposizione dalla storica Tipografia Curcio di Borgaro Torinese, conosciuta nel mondo artistico locale per gli innumerevoli pieghevoli confezionati per i più svariati artisti del territorio.

Mario Balma, Giuliano Brunetto, Franco Cariani, Riccardo Chiara, per la pittura e Ignazio Gindri e Bruno Mantovani per la scultura, compongono questo nutrito e vario gruppo d’artisti che ha superato anche le barriere del nostro Piemonte, riuscendo a portare questo loro variopinto e originale messaggio culturale anche in altre regioni, approdando a Parma e a Milano.

Mario Balma di Balangero, con dipinti a tecnica mista di carattere informale, è riuscito ad elaborare rilievi polimaterici ricchi di suggestioni. Giuliano Brunetto lanzese di Oviglia, dipinge, conferendo ai suoi quadri una particolare intimità, con un sapiente uso della luce. Franco Cariani di Balangero, materializza i silenzi dell’esistenza con una pittura surrealista e classicheggiante con reminescenze preistoriche, ricordi rupestri di antiche etnie. Riccardo Chiara di Robassomero, dopo trascorsi fotografici, passa a dipingere. Le sue sono opere precise, paesaggi naturalisti e urbani, fedeli ai suoi occhi. Ignazio Gindri di Lanzo è uno scultore del ferro, modella abilmente, piegandola ai suoi voleri, la dura materia, fatta spesso con oggetti di recupero. Infine il casellese Bruno Mantovani, pittore e incisore di vetri e cristalli, presenta in mostra preziose incisioni su cristallo dove l’amore per la figura femminile è esaltata nelle sue grazie vitree e trasparenti.

Sei piemontesi, uniti nell’arte, in una linea culturale ricca di passione per le proprie tradizioni, in un unico pensiero artistico, l’amore per le arti, quello che ha fatto incontrare e unire i "Sei delle Valli di Lanzo".

Franco Campora

 

 
 

Pagina 16 - Arte e cultura

Valenti e le sue scarpe scolpite

L’acquisto delle scarpe va ben al di là della pura necessità e della comodità: ogni donna possiede più scarpe che altri capi di abbigliamento, ben sapendo che il piede non ingrassa e se una gonna o un pantalone non sopportano qualche chilo in più, la scarpa al contrario sarà sempre calzabile.

Non è così per quelle create da Ermanno Valenti che ha portato all’estremo il piacere di avere una scarpa non da indossare ma solamente da collezionare, prima di tutto perché è realizzata in legno e non secondariamente perché ha soppresso "motu proprio" la comoda e consolidata abitudine della produzione in coppia, proponendone arbitrariamente una sola, destra o sinistra, con un occhio attento alla "par condicio".

È una scarpa senza tempo quella di Valenti, si promuove come oggetto di meditazione con la sua artificiosa grazia di levigato legno di tiglio adorno di cuciture. Non è un aspetto secondario la realizzazione dell’idea; la costruzione con il legno degli oggetti che di volta in volta stimolano lo scultore, non nasce da abilità improvvisata, ma da una lunga esperienza di lavoro e conoscenza dei materiali.Complessità di conoscenza per attuare incastri, incollaggi, scavi, levigature e poter spaziare con forme e sitazioni diverse che sempre vanno al di là del semplice artigianato.

Le sue sculture, che oggi hanno per tema le calzature, non sono sterili riproduzioni, ma tentativo (riuscito) di evocare atmosfere, sia con pezzi singoli, scarpe maschili e femminili che sanno di viaggiato, sia con composizioni dal sapore metafisico attuate con scarponcini a riposo legati a degli sci, o piantati nella neve, o appoggiati ad una porzione di parete e di palchetto, sapientemente evocativi, come anche i piccoli zoccoli appoggiati al contemporaneo triciclo di legno rigorosamente riprodotto da un modello d’epoca.

Ha l’abilità di farci percorrere lo spazio e il tempo con delle tracce di scarpe nella sabbia prima di essere tolte marcando l’impronta successiva del piede nudo, condensando l’episodio in un artificioso pannello ligneo.

La maestria di Valenti è nel caricare di significato anche il più piccolo oggetto di sua creazione, nel richiamare memorie, nell’evocare ricordi, con il più duttile e nello stesso tempo nobile materiale che è il legno.

Domenico Musci

 

 

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pagina 17 - Arte e cultura

 

Pizzeria "Il Portico"

Per apprezzare meglio le cose di casa nostra abbiamo sovente bisogno di conferme dall’estero come avviene in questi giorni con la pubblicazione di un’indagine sulla pizza da parte dell’autorevole European Journal of Nutrition che annuncia benefici cardiovascolari ai consumatori abituali: "La pizza è nutrizionalmente molto equilibrata e fornisce soprattutto carboidrati complessi; inoltre il pomodoro contiene licopene, un potente antiossidante".

Non avevano bisogno di queste conferme i giovani imprenditori del "Portico" che hanno mietuto consensi in Caselle fin dal lontano 1966 nella loro prima sede di via Gibellini divenuta ben presto esigua alle loro necessità, tanto da investire nell’attuale locale poco distante dal primo. Finito di ristrutturare nel 2002 è risultato un ambiente raffinato con recupero di ambienti storici; ne sono testimoni il gran muro a vista con pietre di fiume a lisca di pesce, che indica un’origine medioevale e un altro salone con una serie di archi in mattoni che danno un caldo tono all’insieme.

I protagonisti sono i collaudati fratelli Cesarano: Roberto in cucina, Salvatore in sala e Ferdinando D’Amato specialista in pizze, con il buon aiuto di Cristina in cucina e Rosanna in sala. Nomi e ingredienti di pizze sono troppo ovvie per essere elencate, precisando che la "mediterranea" assunta a denominazione di origine controllata deve pregiarsi della mozzarella di bufala anche se più acquosa e difficile da trattare, i pomodori devono essere ciliegino e non deve mancare la foglia di basilico. Una proposta nuova è rappresentata dagli ingredienti salsiccia e friarielli, tipici broccoli napoletani. Una soddisfazione del pizzaiolo è la pizza al metro che sembra aggiungere convivialità alla tavolata, oltre al tipo di pasta diversa che risulta più spessa e quindi ha una cottura diversa.

Come se non bastasse interviene un gioco con i clienti che possono inventarsi abbinamenti di ingredienti a loro piacere.

Diverso è per la fresca cucina di pesce dove il menù è creato dal mercato ogni giorno in base alla disponibilità, niente da stupirsi se i piatti cambiano tutti i giorni e una lavagna riporta il menù aggiornato. Così la pasta fresca di Gragnano può arricchirsi di vongole e zucchini o carciofi nella forma di fusilli, o la straordinaria pasta "calamarata" si riempie del soffritto di aglio e ciliegino e gamberi sgusciati, mentre sempre richieste sono le linguine all’astice e il classico risotto ai frutti di mare.

Fantasioso e vario risulta con l’ottica della disponibilità giornaliera anche il fritto misto di pescato nazionale e particolarmente ricca la grigliata mista con crostacei, spigole, orate, pesce spada, calamari. Con il principio che il pesce mantenga il suo sapore e non venga traviato da salse coprenti, si cucina il branzino al cartoccio o al sale, le gallinelle in umido, il sautè ai frutti di mare in cui vongole, cozze, fasolari, tartufi vengono cotti nella loro acqua con pomodori freschi.

L’affabilità dell’accoglienza, il modo fresco e genuino di cucinare ha allargato notevolmente la clientela al territorio circostante, compreso il capoluogo, con il semplice passaparola, tanto da inventarsi un locale staccato per accontentare la clientela della pizza da asporto per ridurre tempi di attesa e soddisfare il sempre maggior numero di clienti.

Domenico Musci

 

 

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pagina 18 - Aerei e dintorni

Prosegue il restauro del G.91

Prosegue alacremente il recupero del Fiat G.91R/1B, che sarà collocato nella rotonda all’ingresso della città, grazie all’opera di alcuni volontari.

Facendo seguito all’articolo apparso nel mese di novembre scorso informiamo i lettori sullo stato di avanzamento dei lavori.

Grazie al prezioso supporto logistico dell’Alenia Aeronautica che oltre ai locali fornisce tutte le attrezzature, in questi mesi molto è stato fatto per la sistemazione e riparazione del velivolo.

Il lavoro più complesso sinora svolto è stata la riparazione della parte centrale della fusoliera, purtroppo "segata" malamente in due tronconi, come previsto dalle normative, dopo la radiazione del velivolo.

Per riassemblare la fusoliera è stato necessario rifare alcuni longheroni e ripristinare la fascia centrale della cellula con delle nuove lastre metalliche.

Gli aerofreni di picchiata, gravemente danneggiati, sono stati ricostruiti e sostituiti ex novo, come pure il "tubo di pitot" la cui parte iniziale mancante è stata rifatta al tornio simile a quella reale.

Anche il musetto anteriore del velivolo, ove a suo tempo erano installate le macchine fotografiche da ricognizione aerea, sta richiedendo un paziente e faticoso lavoro di restauro e a breve sarà riunito alla fusoliera.

Nel frattempo sono già stati riparati e posizionati i piani di coda che presentavano vari danni sia al timone di direzione che all’ugello di scarico.

Onde alleggerire il velivolo per renderlo meno pesante e facilitare il suo futuro posizionamento su di un piedistallo, sono state smontate alcune parti interne non necessarie.

Parecchi lavori sino ad ora compiuti, anche se poco visibili, hanno richiesto un impegno maggiore di quanto a prima vista può apparire.

Il gruppo di lavoro, denominato "Amici del G.91", è composto da Giovanni Barchiesi, Sergio Bonvicini, Giancarlo Colombatto, Urbano Di Lorenzo, Augusto Finotti, Andrea Lucchi, Entisio Mazzoni, Luigi Perinetti, Renato Picca Garin, Domenico Schierano, Dalmer Stabellini, Flavio Tosi e Gianmarco Tosi.

Attualmente il restauro è giunto a circa metà dell’opera e descrivere tutto il lavoro fatto sarebbe troppo lungo, ma resta doveroso ringraziare già fin d’ora tutta l’equipe che presta gratuitamente il proprio tempo libero per effettuare al meglio il recupero del velivolo che caratterizzerà l’ingresso della città di Caselle.

 

Nuova compagnia aerea a Caselle

Dal 27 marzo per la prima volta Caselle sarà collegata con Tirana tramite la compagnia Albanian Airlines con voli effettuati nei giorni di lunedì, mercoledì, venerdì e domenica.

Con questo nuovo collegamento, che si aggiunge a quelli con Bologna, Milano, Roma, la compagnia di bandiera albanese aumenta i collegamenti fra l’Italia e Tirana.

"Al fine di fronteggiare la crescente richiesta proveniente dal Piemonte – dice Hazem Heshmat, rappresentante per il Nord Italia dell’Albanian Airlines – abbiamo introdotto queste nuove frequenze. I nostri partner naturali sono le agenzie di viaggio e su di esse contiamo per ottenere in tempi ragionevoli un load factor soddisfacente. In questo momento siamo il solo vettore che collegherà con voli diretti le due città. Ringraziamo l’aeroporto di Torino per la preziosa collaborazione".

Anche Fausto Palombelli, Direttore Sviluppo Aviation and Traffic della Sagat dichiara che "Il collegamento con Tirana risponde alle nuove esigenze di trasporto della popolosa comunità albanese in Piemonte e dei sempre più numerosi imprenditori che hanno interessi commerciali in Albania".

La Albanian Airlines è stata fondata nell’aprile del 1992 dalla società di stato Albtransport di Tirana (specializzata nei trasporti su gomma) e con l’aiuto ed il know-how della austriaca Tyrolean Airways di Innsbruck.

I primi collegamenti sono iniziati nel maggio 1992 con un DHC-8 (OE-LLI) noleggiato dalla Tyrolean, con voli per Vienna, Zurigo, Francoforte e Roma a cui hanno fatto seguito altre destinazioni europee.

Dopo il ritiro della Tyrolean ed il conseguente ritorno dell’unico aereo, nel 1995 la MAK Albania, una sussidiaria del Kuwaiti Khalafi Group, rileva il 100% dell’azionariato precedente.

La ripresa dei voli (nel frattempo sospesi) avviene con un Tupolev Tu-134 noleggiato dalla Hemus Air, bulgara affiancato secondo le esigenze da un altro Tu-134 o Tu-154.

A causa delle restrizioni imposte a questi velivoli da parte di molti aeroporti occidentali, la compagnia ha deciso di acquistare nel 2001 un primo BAe 146 a cui ha fatto seguito nel 2003 un secondo esemplare.

Attualmente l’Albanian dispone di una flotta di tre BAe 146 (serie -100, -200, -300) ed impiega oltre 110 persone dirette dal presidente Fikry Abdul Wahhab.

Ultimamente l’Albanian ha noleggiato anche un Boeing MD82 (ex Alitalia) della Bulgarian Air Charter per sopperire alla crescente domanda della clientela.

 

Da Caselle in Qatar
per il mondiale Superbike

È partito da Caselle il 15 febbraio scorso il gigantesco cargo Antonov 124-100 (RA-82045), da 392 tonnellate, della compagnia russa Volga-Dnepr Airlines con destinazione Doha, in Qatar, sede della prima prova del campionato mondiale di Superbike.

Sull’aeromobile sono state imbarcate le moto e tutte le componenti meccaniche e ricambistiche dei team Ducati Xerox, PSG-1 Kawasaki Corse, Foggy Petronas Racing, Ducati SC Caracchi, Yamaha Motor Italia.

Il trasporto ha anche interessato la regia mobile dell’emittente televisiva LA7, tutta la cartellonistica pubblicitaria che è stata posizionata lungo il circuito del Qatar e ben 2.000 pneumatici Pirelli utilizzati per la gara dai team partecipanti.

 

 

 

Pagina 19 - Notizie

 

 

 

pagina 20 - Notizie

Le proposte della Biblioteca Comunale per aprile 2005

per il quarto anno consecutivo il "Progetto Ludorì", presentato dall’associazione culturale La Nottola di Minerva e al quale la nostra Biblioteca Comunale ha aderito, promuove iniziative in ambito letterario e artistico con modalità non convenzionali che intendono coniugare leggerezza, semplicità e qualità, accostando i bambini e i ragazzi alla lettura con "ludico rigore".

Nella biblioteca diCaselle sono state presentate, nel corso di questi anni, numerose performance, letture sceniche e laboratori che, oltre a costituire inediti esercizi di ricerca e creatività dotati di un loro intrinseco valore, affiancano le attività istituzionali, didattiche o comunque caratteristiche della sede ospitante, alle cui esigenze e peculiarità la proposta viene adattata.

Le iniziative che sono state programmate dalla biblioteca in questi anni sono finalizzate a offrire al pubblico, quest’anno in particolare anche agli adolescenti e agli adulti, un nuovo stimolo alla lettura e alla frequentazione del nostro servizio, contribuendo a rendere le visite meno formali e più gradevoli.

STORIA DI UN PERCORSO DI CRESCITA A TORINO (per giovani adulti e adulti)

"Una barca nel bosco" lettura animata tratta dall’omonimo romanzo di Paola Mastrocola a cura di Viartisti Teatro alla quale parteciperà l’autrice.

Sala "Fratelli Cervi" - Via Mazzini, 60. 7 Aprile 2005 ore 21,00.

Una barca nel bosco è come un pesce fuor d’acqua, fuori tempo, fuori posto. Questa è la storia di un talento sprecato, ma non del tutto. Questa è la storia diGaspare Torrente, figlio di pescatore e aspirante latinista, approdato a Torino da una piccola isola del Sud. Un ragazzo come lui che a tredici anni traduce Orazio e legge Verlaine, deve volare alto, deve fare il liceo e dimenticare il piccolo mondo senza tempo dell’isola.E allora eccolo, il talento spaesato, arrivare in una Torino plumbea e avara di calore umano.Eccolo entrare al liceo, dove non trova grandi maestri di vita e di cultura, ma insegnanti impegnati a gestire compresenze, a sostituire le grammatiche con i programmi "agili e flessibili". Eccolo accanto ai compagni con le scarpe e la felpa che deve essere rigorosamente senza cappuccio. È fuori moda, fuori tempo, fuori posto: un piccolo pesce fuori dalla sua acqua, una barca nel bosco.

25 APRILE - COMMEMORAZIONE DELLA LIBERAZIONE

Anche in occasione del 60° Anniversario della Liberazione, al di fuori della rassegna Ludorì, ma con lo stesso spirito d’intenti, si è scelto di presentare uno spettacolo tratto da un libro, si tratta di"Bruno Neri.Calciatore partigiano" teatro di narrazione liberamente ispirato al libro di L.Michelini "Bruno Neri, atleta e partigiano" a cura delFABER TEATER (un gruppo che abbiamo già avuto modo di applaudire l’anno scorso con lo spettacolo "Terre e lune").

Testi e musiche di Beppe Turletti, regia e drammaturgia di Aldo Pasquero e Giuseppe Morrone.

Sala FratelliCervi - Via Mazzini, 60. 22 APRILE, ore 21,00.

La storia narrata è quella di Bruno Neri, calciatore prima del Faenza, poi della Fiorentina, successivamente della Lucchese e infine delTorno, azzurro nelle squadre diVittorio Pozzo, uno sportivo che fuori dal campo si dedicava all’arte, alla poesia, agli incontri culturali con scrittori, poeti, attori... per cercare l’ispirazione da mettere poi in campo. La sua vita, trascorsa lungo le sponde di quattro fiumi: il Lamone, l’Arno, ilSerchio, il Po, porta lui, calciatore, ad incontrare i sentieri della poesia di Dino Campana, Montale,Pavese. Ma la partita più importante deve ancora venire. Una volta lasciata la maglia di mediano percorre i sentieri aspri delle montagne fra la Toscana e la Romagna, per affrontare l’avversario più difficile, l’invasore nazista, per l’ultima, infinita partita...

 

 

 

pagina 21 - associazioni

La voce della Pro Loco

Avrei voluto dedicare queste colonne ad alcune notizie di attività passate e ad altre di attività e appuntamenti futuri; ma non posso non raccontarvi la giornata vissuta a Cavour, domenica 13 marzo, in occasione dei 20 anni di fondazione dell’Unpli Piemonte.

"In viaggio da 20 anni" è lo slogan che il Comitato Regionale Unpli Piemonte ha scelto per i festeggiamenti che, domenica 13 marzo scorso, hanno visto convergere a Cavour oltre 700 persone, in rappresentanza delle 900 Pro Loco piemontesi associate all’Unpli Regionale. C’eravamo anche noi. La nostra Pro Loco è iscritta all’Unpli Piemonte dal 1991. "In viaggio da 20 anni" è anche il titolo del libro che è stato distribuito a tutte le Pro Loco presenti. Un libro che racconta la storia del Comitato Unpli Piemonte. Un libro, che come scrive il nostro Presidente regionale Nanni Vignolo: "ci dà pagina dopo pagina, la misura del tempo, spiega quanto sia importante lavorare insieme, quanto si debba essere orgogliosi di essere volontari". Dalle colonne del nostro giornale voglio ringraziare il presidente Nanni Vignolo e i suoi collaboratori per la magnifica giornata trascorsa insieme: dai vari interventi delle tante autorità, all’ ottimo pranzo servito ad oltre 700 persone, con un menù realizzato con alcuni dei 30 prodotti tipici, che costituiscono il Paniere della Provincia di Torino tra cui il Salame di Turigia fornito dalla macelleria di Elio Mosca. Le Pro Loco contribuiscono a promuovere e valorizzare i prodotti tipici di tutte le province piemontesi, ed è con le Pro Loco che l’Assessorato alla Agricoltura della Provincia di Torino ha dato vita al Paniere.

Al termine del pranzo, al sottoscritto presidente della Pro Loco della città dell’aeroporto e all’abile guida di Patrizia Bourcier, il compito di accompagnare a Caselle il nostro Presidente nazionale il dott. Claudio Nardocci in partenza per Roma.

Gianni Frand Genisot

 

Musica ed immagini al Circolo Fotografico

In occasione della festa della donna, in una sala gremita al limite della capienza, alla presenza dell’Assessore alla cultura del comune di Caselle, Massimiliano Bertini e del Consigliere delegato Luca Baracco, e dell’Assessore alle pari opportunità, Liliana Araudo, la fotografa Adele Vazon accompagnata dai maestri Enrico Euron, all’arpa celtica, e Marco Picca, alla chitarra ed alle percussioni, hanno dato vita ad una serata straordinaria nel corso della quale le immagini, presentate in digitale, e l’accompagnamento musicale dal vivo, si sono amalgamate completamente, creando un suggestivo racconto che ci ha trasportato nel magico mondo della terra irlandese. Le immagini avevano il compito di accompagnare le melodie e lo hanno svolto egregiamente. Vecchi manieri diroccati, testimonianze di gloriosi passati, cieli uggiosi e lande ricoperte dalle nebbie, a contrasto con sfolgoranti e luminosi cieli, idilliaco contorno alle cristalline acque che lambiscono le sue coste, ragazzi dai visi lentigginosi, pecore dai morbidi e foltissimi velli, le insegne dei negozi e dei pub, la sequenza finale dei delicati acquarelli, realizzati con elaborazioni grafiche, ci hanno accompagnato in questo viaggio nella memoria e nelle tradizioni irlandesi. La musica, diventa poco alla volta protagonista, con languide ballate, dolci canzoni e marce militari, che creano atmosfere magiche di gnomi e folletti, di gesta gloriose, di leggende popolari, intervallate sapientemente da aneddoti e curiosità storiche che vengono proposte con una dolcezza ed una melanconia, da materializzare l’atmosfera fumosa dei pub, ove, nella penombra delle lunghe giornate invernali, gli anziani dei villaggi, testimoni e depositari orali delle tradizioni, suonano e raccontano per gli avventori, di incantesimi magici e di valorose pugna ove venivano ributtati a mare gli invasori stranieri. Raramente abbiamo assistito ad una rappresentazione con tale attento silenzio, tale da gelare persino gli applausi tra un brano e l’altro, per non spezzare la magia dell’atmosfera creata da questi impareggiabili musicisti.

Quando però un primo timido applauso, verso la metà del primo tempo, ha voluto ad ogni costo, far sentire l’apprezzamento lusinghiero dei presenti, si è liberata una piena ed inarrestabile ovazione ripetuta al termine di ogni brano. Una splendida serata che rimarrà a lungo nella nostra memoria, e che ci impone di rinnovare il più sincero ringraziamento ad Adele, Enrico e Marco che ci hanno dimostrato la perfetta compatibilità di accostamenti artistici completamente differenti .

De Vecchi Dino

Programma delle attività

Lunedì 21 marzo: Autore della serata Giovanni Coizza che ci presenterà una proiezione dal titolo "Da Jerba a Douez"

Lunedì 4 aprile: Saranno nostri ospiti Lorenzo Gatto, Umberto Gislimberti e Glauco Pierri che ci presenteranno una loro proiezione dal titolo "Sri-Lanka e Maldive"

Lunedì 11 aprile: "Il nostro lunedì" – serata dedicata alla visione delle immagini dei soci con relativa discussione critica e lettura fotografica. Nel corso della serata si visioneranno le diapositive realizzate nell’uscita di gruppo.

Domenica 17 aprile: Uscita fotografica di gruppo per la realizzazione dei progetti collettivi – ritrovo ore 8,30 Piazza Merlo

Lunedì 18 aprile: Ospite della serata Franco Gollini che ci presenterà due proiezioni dai titoli "Russia : lungo la via degli Zar" e "Madeira – un angolo di paradiso"

 

 

Pagina 22 - Associazioni

 

Il progetto Cernobyl compie 10 anni

La sera del 26 febbraio ultimo scorso, è stata organizzata una cena per stare insieme in allegria, ma soprattutto per contribuire a sostenere il progetto di accoglienza, per il 2005, dei bimbi di Cernobyl, ospitati dall’associazione locale.

Hanno partecipato 80 persone; in maggioranza coppie che si sono rese disponibili a accogliere i bimbi, ma anche tante altre persone che sanno quanto è necessario aiutare questi bimbi e credono in quello che facciamo. Dopo la cena è stata effettuata la consueta lotteria, fornita di ricchi premi, quasi tutti offerti (dalla Seven, da Emina sedie, da la Baita, da una pittrice casellese…). Chi aveva promesso di partecipare e poi è stato impedito dall’influenza ha comunque provveduto a dare un contributo. L’utile della serata è stato soddisfacente benché la partecipazione numerica sia stata inferiore alle aspettative. Ci sembra doveroso ringraziare tutti per la generosità dimostrata e qualcuno anche per l’impegno profuso nel reperire i premi da estrarre.

Cogliamo poi l’occasione per informare che la nostra Associazione di volontariato, essendo stata costituita nel 1995, compie 10 anni; da allora incessantemente ogni anno abbiamo ospitato un gruppo di bimbi, raggiungendo quota 148, più le accompagnatrici, compresi i quindici piccoli attesi per i primi di Giugno.

Per questa ricorrenza s’intende organizzare alcuni eventi che ovviamente dovrebbero interessare tutta la popolazione. Venerdì 1 aprile, presso la sala conferenze "Fratelli Cervi" di Via Mazzini, alle 21, ci terrà una conferenza in cui il tema dell’energia nucleare a uso civile, verrà illustrato in tutti gli aspetti, passati, presenti e futuri da una persona molto esperta: l’ingegner Giampiero Godio responsabile del settore energia di "Legambiente Piemonte". È auspicabile una grande partecipazione, utile anche ad ottenere chiarimenti rispetto ad un tema così poco conosciuto.

Venerdì 15 aprile, nello stesso locale, sempre alle 21, ci sarà una seconda conferenza indirizzata però sulla situazione sociale nelle zone ancora fortemente contaminate da Cernobyl e sull’accoglienza temporanea dei bimbi; verrà condotta dalla dottoressa Ilaria Grasso, responsabile dei Progetti di solidarietà presso il dipartimento internazionale di "Legambiente Piemonte".

Seguirà in giugno, un’iniziativa ricreativa (o uno spettacolo o una serata danzante…): il programma non è ancora definito, ma sicuramente parteciperanno i nostri giovani ospiti, al palatenda del Prato Fiera.

Approfittando dello spazio concesso da "Cose Nostre", vorremmo invitare i consiglieri comunali, le associazioni locali, i cittadini tutti non solo alla partecipazione a questi appuntamenti culturali (la cultura non è mai troppa!), ma a divulgare queste iniziative affinché si dimostri che la comunità casellese non è indifferente a questa tragedia.

Ernesto Scalco

 

 

 

pagina 23 - Sport

Tre campionati di calcio tutti da seguire

Il mese di febbraio ha regalato agli appassionati di calcio forti emozioni e avvincenti partite in tutti i campionati disputati al "C’entro" di via alle Fabbriche. Nel campionato Heineken di calciotto la neve ha fermato alcuni incontri in programma, ma il bel gioco non è comunque mancato. La capolista Elimar.tex ha continuato la sua marcia verso il titolo mantenendo un buon margine di vantaggio sulle dirette avversarie. La Fornarina si è confermata seconda forza del campionato battendo di misura La Vecchia Filanda, ora al terzo posto. Lotta aperta per il quarto posto, a darsi battaglia Centro Servizi Casa, Stella e Filmar, racchiuse in due punti. Cremeria Riccardo è salita ancora e vertiginosamente confermando il suo buon momento di forma. Sapore di Pane e CPM stazionano in fondo alla classifica mentre per la "cenerentola" South Park è arrivata la prima vittoria in campionato. Nella classifica dei marcatori il bomber "storico" di questo campionato, Maurizio Musizzano della Vecchia Filanda è stato scavalcato dal forte attaccante di Elimar.tex, Maurizio Andreotti, autore di dieci gol in un’unica partita.

Sempre sul campo di calciotto è iniziata tra l’altro la prima edizione del campionato del sabato. Sette squadre a darsi battaglia ed una gran voglia di divertirsi. Nell’esordio Atlantide ha superato Shocks per 4-1 al termine di una gara avvincente e combattuta. La squadra del TC Caselle ha rimediato una sconfitta da Stella del Sud, in gol con Baima Poma, Rocca e due volte con Esposito. Per i nostri ragazzi del C’entro reti di Passera e Dario Vaira. Nell’ultimo incontro della prima giornata Real Berino ha battuto di misura INA Assitalia Ciriè: reti di Bruno e Iosa (2), per il Real Berino, mentre per Ina Assitalia Ciriè hanno realizzato Cerutti e Reanconto.

Il campionato Pepsi di calcetto, giunto alla sesta giornata, rivela un grosso equilibrio in entrambe le serie. Nella Premier volano in testa La Fornarina, RSM e Ultrak a quota 11 punti incalzate da Lampalex, vittoriosa nell’ultimo turno su Megadyne. Gli azzurri di capitan Zappalà sembrano aver perso lo smalto di inizio campionato, abbandonata com’è da Picat Re, bomber un po’ a secco nelle ultime gare. FC Leinì e Laurel & Hardy stupiscono in negativo, staccate al fondo della classifica. All Blacks di mister Bucci, dopo un avvio di Premier scoppiettante, sembra rallentare. Nella seconda divisione Fasolada resta l’unica squadra a punteggio pieno superando la diretta concorrente Back Magic. Subito dietro Excelsior Leinì continua a stupire, dopo una prima fase di campionato poco piacevole, si trova ora tra le favorite al titolo. Salgono anche CPL e Gate Zero, entrambe vittoriose nell’ultima giornata. Flash non decolla mentre Futuredil resta a quota zero in fondo alla classifica. Sicuramente da seguire gli incontri delle prossime settimane con scontri al vertice molto interessanti. Tra i capocannonieri prevalgono gli attaccanti della seconda divisione: Convento di Fasolada guida con 19 reti, inseguito a ruota da Stella di CPL a quota 18 e Aimone Gigio del Back Magic a 17 sigilli. Primo della Premier Giuseppe Cirillo per La Fornarina con 16 gol seguito da Buratto dell’Ultrak con 13 realizzazioni.

Manuel Desiderio

 

Calcio PGS

Per il terzo anno consecutivo

una squadra della "Libera" va alla seconda fase

La Don Bosco B ai regionali

Sta diventando una piacevole abitudine la partecipazione della Don Bosco Caselle alla fase regionale della categoria "Libera Pgs". È il terzo anno per la società presieduta da Luca Baracco e il secondo per la squadra B, allenata da Daniele Maselli e imbattuta nella prima fase, anche se si sono avute incertezze su quale torinese mandare al secondo turno. Pareggiata per 2-2 la sfida proprio con il Sant’Agostino, la Don Bosco B ha incamerato tre punti senza giocare contro l’Osg Buttigliera, che non si è presentato in via Gibellini, e ha espugnato per 9-5 il campo del San Paolo the governor. Del girone fra le migliori piemontesi daremo i commenti prossimamente. La squadra A, invece, ha disputato un campionato con luci ed ombre. Il gruppo di Renato Clerici è avviato verso il terzo posto del proprio girone dopo le vittorie per 5-4 sulla Virtus Volpiano e a tavolino sul Cgc Sport, ma è rimasto a secco contro il San Lorenzo (5-7).

Non solo la "Libera", ma anche gli altri campionati si stanno avviando alla chiusura della prima fase. La squadra femminile è ormai una certezza granitica nel panorama del calcetto locale: di recente il gruppo di Fabio Sella ha bucato a ripetizione la porta delle Young Girls ’95 F (17 gol a zero!), poi ha regolato l’Mpr per 6-2. Se affrontate col piglio combattivo di sempre, le ultime tre sfide di marzo serviranno solo a consolidare il primato nel girone B Dilettanti Uisp: appuntamento il 17 marzo in trasferta contro il Borgonuovo Junior, poi sul terreno amico di Leinì il 21 con la New Friends e il 30 con la Polisportiva Murisengo. In forza dei risultati conseguiti, si spera di allargare l’organico con l’apporto di nuove giocatrici in vista di competizioni ancor più impegnative.

Il settore giovanile deve accumulare invece maggiore esperienza per sfondare definitivamente. L’Under 19 di Luca Innocenti si è arresa al Sant’Antonio Abate (9-2) e al Kiss (5-3), mentre l’Under 17 di Lifone e La Fauci ha avuto la peggio col San Lorenzo Venaria per 9-3 e a tavolino contro il Cgc Sport – una rinuncia dettata da un numero insufficiente di atleti a disposizione in quella giornata. Per entrambe le squadre l’avventura però continua con i play-off, che vedrà i nostri team opposti alle compagini degli altri raggruppamenti.

I palloni corrono veloci anche al di sopra della rete da volley. Il primo brindisi del nuovo ma già affiatato gruppo misto è arrivato il 16 febbraio, grazie ad un bel 3-1 imposto al Volpiano. I ragazzi e le ragazze agli ordini di Cristina Alberti, Antonino Lo Bianco ed Elvis Uva hanno invece perso in tre set contro la Foglizzese, restando però in partita fino agli scambi conclusivi. La Don Bosco Caselle, intanto, continua ad occuparsi della formazione dei suoi tesserati. Luca Baracco, Diego Giraudo ed Elvis Uva stanno partecipando al corso per dirigenti tenuto dal Comitato regionale Pgs, articolato su sei serate; sabato 26 marzo, invece, nella Chiesa di Santa Maria si svolgerà dalle 15.30 un breve incontro di preparazione alla Pasqua.

Stefano Tubia

 

 

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Tennis

Successi in serie per il T.C. Caselle

Rimarrà negli annali del Tennis Club Caselle la giornata del 13 marzo 2005.

Perché? Intanto perché con un anno di ritardo siamo riusciti a vincere un titolo regionale che nella stagione scorsa c’era sfuggito immeritatamente, e poi perché una nostra atleta ha trionfato in un torneo di notevole livello.

Ma andiamo con ordine.

Ad aprire le danze vittoriose per i nostri colori ci aveva pensato qualche settimana fa Emanuele Sapio, che è tesserato sì per lo Sporting di Torino, ma che si allena interamente sui nostri campi e con il nostro staff. Ebbene, "Manu" è andato a rivincere il torneo di seconda categoria su a Pino Torinese.

Rivincere perché aveva già fatto centro l’anno scorso in collina, solo che nell’edizione passata il torneo era di più basso lignaggio. In quest’edizione, Sapio, che è classificato 2.6, ha estromesso gente che gli stava avanti d’uno scalino, sconfiggendo in semifinale l’italo-egiziano Omar El Laban e in finale l’albese Gioele Lorenzin.

"Manu" Sapio avrebbe potuto bissare subito, andando a sbancare un altro torneo cadetto, quello organizzato a Volvera dal T.C. Laurera. Purtroppo, il nostro s’è incagliato nei quarti cedendo per 6-4 al terzo un match che poteva avere altra storia, e che ha permesso al casalese Marco Bella di schiudersi le porte del sucesso.

Molto meglio è andata per le nostre ragazze, e per una in particolare.

Valentina Nepote Fus era pronta per giocare alla grande, peccato però che nei quarti abbia dovuto vedersela, in un derby, con Cristina Dolce e che una delle due abbia dovuto scendere dal carro di un torneo che meritava di vedere le nostre girls in finale.

Purtroppo però crudeltà ha voluto che ci fosse questo appuntamento anzitempo ed è stata Cri-Cri Dolce a vincere per 6-3 nella terza e decisiva partita.

In "semi" Sweettina" ha dato un doppio 6-3 ad una Gualandi che si annunciava in gran forma e in finale è stata dura lotta con Francesca Calabrese: un 7-6 6-4 ha sancito la vittoria della nostra fortissima tennista che ha mostrato d’essere degna di scalare addirittura ben altre classifiche.

La Dolce ha avuto appena il tempo di raccattare le sue cose e i premi vinti, che già era attesa dalla "Fus" a Sangano, dove il team rosa del T.C. Caselle doveva affrontare l’atto conclusivo del campionato invernale a squadre organizzato dalla Federtennis nostrana.

Già nel girone eliminatorio s’era capito che la nostra squadra era tra le più forti del lotto, però bisognava passare lo scoglio delle semifinali, dove ad attenderci c’era il Vittoria di Cambiano, club che ha nella già citata Francesca Calabrese e nella Zucca due valide pedine.

Soprattutto la prima.

Se la "Fus" si toglieva di torno senza troppi patemi la Zucca, la Dolce con la Calabrese doveva sudare sette camicie, ma alla fine ce la faceva. E dire che fino all’anno scorso "Sweettina" con Francesca, sua compagna di club a Borgaro, non ci vinceva neanche in allenamento…

Così si sono aperte le porte per la finale di Sangano, dove non abbiamo trovato il T.C Monviso ad attenderci, bensì il Sommariva Bosco, da noi già battuto nel girone all’italiana e impostosi a sorpresa sulla ragazze di Grugliasco, schieratesi senza Erika Venere.

Domenica 13 marzo tutto è andato davvero per il meglio: la "Fus" ha lasciato tre giochi alla Candusso e Cri Dolce, pur affaticata dalla finale mattutina di Volvera, ha sconfitto la Parola per 6-3 6-2 e… T. C. Caselle campione regionale !

Se si pensa che siamo solo a marzo e abbiamo già incamerato uno "scudettino", c’è da ben sperare per il prosieguo della stagione.

In ultimo, c’è da ricordare che è stata varata l’edizione 2005 del "Silvio Passera", il torneo ad inviti da noi organizzato e riservato ai giocatori di quarta categoria. La partenza è prevista per domenica 3 aprile: dello svolgimento della gara, di come stanno andando i tre gironi eliminatori, ne daremo conto nel prossimo numero.

Elis Calegari

 

 

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La sconfitta interna col Mathi compromette di nuovo le speranze di ripresa

Rossoneri senza fortuna

Se non fosse per la sconfitta patita dal Caselle nell’ultima gara giocata, contro il Mathi diretto avversario nella corsa alla salvezza, il mese appena trascorso sarebbe stato la base per il rilancio in classifica e il ritorno alla speranza della salvezza.

Ma la gara immeritatamente persa contro i canavesani del Mathi, ha purtroppo interrotto un periodo d’oro, con cinque punti in tre partite. Non una media da promozione, è chiaro, ma se non altro una media per cercare di salvarsi e sperare anche nei passi falsi delle altre.

Il pareggio di Chivasso con un La Chivasso perennemente in crisi, aveva dato il via libera al Caselle per rifarsi sette giorni dopo. E infatti i rossoneri di Furlano non hanno tradito le aspettative surclassando 4-0 l’Olimpic Collegno.

Netta l’affermazione dei casellesi che sono riusciti a portare a casa i tre più netti punti della stagione. Una vittoria meritata che, una volta tanto, ha visto esprimersi tutto il potenziale del Caselle con l’aiuto anche di un pizzico di meritata fortuna. Il Caselle ha poi impattato 0-0 contro l’Issogne e si è trattato di un pari meritato che davvero ha dato l’impressione di una squadra in ripresa.

Anche perché portare a casa qualcosa dalla Valle d’Aosta è sempre un’impresa non facile. Poi, come detto, la sconfitta inattesa tra le mura amiche con il Mathi. Ariele ci mette la zampa e il Mathi mette il muso nella zona franca, quella della salvezza. Rimpianti per il Caselle che alla prima occasione concessa viene regolarmente punito. La prima frazione è stato di studio. Meglio la ripresa. Il primo quarto d’ora è un assolo del Caselle. A interrompere questo avvio ci pensa il neoentrato Ariele Nobile che riceve un assist delizioso del fratello, taglia in diagonale ma calcia alto da posizione più che interessante. Prove generali. Qualche minuto più tardi il gol-partita. Ricciardelli fa danni sulla destra e calcia in porta, risponde il portiere, un difensore spazza l’area ma la sfera capita sui piedi di Ventrice che calcia a rete; Ariele Nobile, sulla traiettoria, ferma la palla e insacca. L’occasione del pari non tarda ad arrivare: Cagliostro raccoglie una verticalizzazione a calcia in diagonale di sinistro, De Gennaro compie il miracolo. Poi arriva anche il pari in mischia ma l’arbitro annulla per il più classico dei falli di confusione sul quale, forse, avrebbe anche potuto sorvolare.

Alessandro Previati

I tabellini del mese e le pagelle dell’ultimo match

CASELLE-MATHI 0-1

RETE: 18’ st Ariele Nobile

CASELLE (3-4-1-2): Geraci 6, Brando 6, Lantean 6.5, Barra 6 (26’ st Cascetta 6), Cirillo 6.5, Morrone 7, Rega 6, De Rosa 6.5, Battista 7, Cagliostro 7, Concas 6 (26’ Ossati 67. A disp. Lo Russo, Mattiolo, Zugno, Pavanello. All. Furlano.

MATHI (4-4-2): De Gennaro 6.5, Corgiat 7, Bagnato 6, Broccolato 6, Lombardi 6.5, Boidi 6, Ribaudo 6 (20’ st Ricciardelli 6.5), Ventrice 6, Arrigo Nobile 7, Piazza 6 (15’ st Ariele Nobile 7), Abbagnale 6 (30’ st Rossato 6). A disp. Pati, Franco, Avossa, Sopetti. All. Chillé.

ARBITRO: Vergano di Asti (Bergantino di Collegno e Desirò di Nichelino).

ISSOGNE-CASELLE 0-0

ISSOGNE: Piscopo, D’Herin, Lunghini, Volpone, Perracca, Arioli, Rollet (30’ st Mammoliti), Boschetti (20’ st Amato), Barbera (15’ st Iachi), Ollier, Verletta. A disp. Campi, Fuggetta. All. Perracca.

CASELLE: Ieraci, Cirillo, Brandi, Lantean, Bianco (28’ st Barra), Saggia, Catania, Morrone, Cagliostro (40’ st Mattiolo), De Rosa, Scardacci (42’ st Ossati). A disp. Gervasio, Zugno, Garbero, Vassio.

All. Furlano.

ARBITRO: Gallesio di Torino (Ongaro e Favero di Ivrea).

CASELLE-OLYMPIC 4-0

RETI: 30’ Morrone, 10’ st Catania, 30’ st De Rosa, 45’ Battista.

CASELLE: Geraci, Lantean, Brando, Saggia, Cirillo, Morrone, Rega, De Rosa, Battista, Catania, Cagliostro. A disp. Russo, Zingariello, Garbero, Zugno, Mattiolo, Vassio, Ossati. All. Furlano.

OLYMPIC: Ciucci, Racamato, Magnelli, Gomiero, Dall’Agnol, Monti, Pezzoli, Di Girolamo, Cattalano, Mannu, Sanna. A disp. Forni, Fichera, Leo, Bergantino, Torrente, Senatore, Galluzzo. All. Cantagallo.

LA CHIVASSO-CASELLE 1-1

RETI: 15’ Catania (C), 30’ st Anselmo (L)

LA CHIVASSO: Cerminara, Incerti, Buttera, Furfaro, Plutino, Perri, Belletto (5’ st Martin), Vannucci, Varini (40’ st Cilluffo), Anselmo, Pronestì (10’ st Gamarino). A disp. Chiura, Conte. All. Rocco Parisi.

CASELLE: Geraci, Cirillo, Brando, Lantean, Bianco, Cascetta (40’ st Barra), Rega (40’ st Ossati), Morrone, Battista, De Rosa (30’ st Zingariello), Catania. A disp. Russo, Pavanello, Saggia, Vassio. All. Furlano.

 

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Bocce: tornei serali invernali

Sono terminati i due tornei commerciali serali organizzati dall’Associazione Bocciofila Casellese per la stagione invernale 2004/
2005.

Due bei tornei, anche se un po’ lunghi, ma ben preparati.

Il livello tecnico dei partecipanti è stato certamente alto. Lo spettacolo non è ovviamente mancato.

Del Memorial "Ezio Quaranta" potete leggere nel riquadro sotto e vedere formazione e sponsor nella foto di Lino Crusiglia.

Del Memorial "Giovanni Gaida" dirò invece io.

Le undici formazioni iscritte hanno dato luogo a partite notevolmente interessanti.

Il risultato è stato, molte volte, in bilico fino all’ultimo minuto; fino all’ultima boccia.

Erano iscritti molti giocatori di categoria "A" e, siccome la classe non s’inventa, il risultato è stato che le partite erano tutte come delle finali di gare importanti.

Alla fine è risultata vincitrice la forte terna della Bocciofila Ciriacese formata da: R. Bottino, G. Carrera e B. Mulatero (che vediamo nella foto con Renato Gaida, Gigi Fiorio e Salvatore Letizia all’atto della premiazione) con 8 partite vinte e 2 perse.

Al secondo posto si è classificata la terna della Geraci Serramenti di Caselle, capitanata da Marco Rollero, con 7 vinte e 3 perse.

Al terzo posto (con lo stesso risultato ma ha perso lo scontro diretto) si è classificata la formazione della Origlia Pneumatici di Alpignano.

Al termine, dell’ultima serata, il Presidente ha effettuato le premiazioni di tutte le classifiche dando appuntamento a tutti al prossimo anno con la promessa che il Direttivo cercherà di preparare, se possibile, qualche cosa di ancora meglio.

Per tornare al futuro devo ora dire che, per il Campionato Italiano di Società Serie "C" 2005, la Casellese è stata inserita nel Girone "B" con la Bocciofila Paracchi e la Bocciofila Fioccardo.

Sono stati convocati per quest’impegno ben 14 giocatori delle categorie "A, B e C".

Il calendario prevede per il 18 Marzo: Paracchi – Casellese; per il 25 Fioccardo – Casellese. Due trasferte di seguito che ci diranno subito che aspirazioni possiamo avere.

Il 15 Aprile ci sarà Casellese – Fioccardo ed il 22 Casellese – Paracchi.

Il prossimo mese vi dirò di tutto questo e di altro ancora.

E. Pavanati

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