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Alle donne si può solo dire
grazie
Alle donne, al loro modo di
stare nella vita, al loro coraggio è dedicata una parte di
questo giornale.
Non molti giorni fa s’è
celebrata la loro festa. Per estensione, per mercato
l’avvenimento s’è dilatato fino a svuotarsi: di significato, non
certo d’importanza.
Purtroppo, – e non so quanto
ne converrete, ma a me sembra talmente palese da non poter
essere più taciuto – è in atto da tempo nel nostro Paese,
supportato purtroppo dai media, un processo di progressiva "mignottizzazione".
So che si incorre nel poter
essere bollati come bacchettoni e moralisti eccessivi nel dire
questo, ma non è così.
La disinvoltura e la
sfrenatezza delle immagini propone un’idea di donna che non
dovrebbe appartenere ad un’Italia che si diceva aver imboccato
la strada dell’emancipazione.
E che emancipazione può essere
quella che indica unicamente la strada del fare per arrivare e
non già dell’arrivare per fare?
Troppi modelli portano a
pensare che per un certo tipo di donna il successo sia a portata
di mano.
L’importante è apparire bene:
domani è un altro giorno, si vedrà.
Lo so che le donne non sono
questo. A loro, al loro coraggio quotidiano è andato il mio
pensiero l’otto di marzo.
Gli anni recenti e la società
attuale paiono aver ingoiato e svilito il loro ruolo
fondamentale nell’esistenza: che lo voglia o no, è lei la donna
la testata d’angolo, il cardine della casa e della famiglia.
Senza il suo insostituibile
senno, neppure con lo scotch le unioni stanno in piedi.
E per rimanere in piedi, il
cammino è dettato dalle rinunce, parola quanto mai in disaccordo
con quanto propongono i modelli vincenti degli ultimi decenni.
Eppure, se in questo paese si
vuole ritrovare il senso della misura, non si può prescindere
dal fatto che la donna torni ad emanciparsi affrancandosi
dall’immagine da "bodoir" in cui troppa pubblicità la vorrebbe
confinare.
Può darsi che non le conosca
più le donne, ma mi sconforterebbe alquanto sapere che davvero
si sono tarate sui modelli proposti da roba come "Sex and the
city". Se fosse vero che il senso della misura l’han trovato in
quell’aridità da compagnoni, copiando il peggio dei
comportamenti maschili sarei fortemente preoccupato.
Possibile, come ci propongono
gli spettacoli sgangherati della TV spazzatura che l’unica
qualità a cui tende la donna italiana sia quella di sentirsi in
ogni senso disinibita?
Ma le nostre donne non sono
così. Abbiamo esempi più alti, che forse per questo risultano
tanto poco avvincenti: il buono annoia.
E non penso tanto a Giuliana
Sgrena, alla quale non è stato possibile non essere vicini,
penso a tante delle nostre donne.
Penso a gente come Maria che
come molte ha saputo morire ogni giorno un po’, provando persino
a sorridere, trangugiando le lacrime nel vedere l’uomo della sua
vita scivolare via.
Penso a come vivrà la madre di
Stefano, il ragazzo che un momento insulso ha condannato ad una
vita da invalido. Questa volta è apparsa la scritta "game over":
questa volta non sarà possibile resettare e riavviare.
C’è un sottile filo rosso che
deve legare due estremi come l’immolarsi di Nicola Calipari e la
vita spezzata d’un ragazzo che si ritrova sdraiato sui binari.
Da tempo non eravamo più
abituati ad aver a che fare con gli eroi; erano roba buona da
libro "Cuore", giustappunto per questo e per null’altro. E
adesso? Adesso c’è un’Italia che si ritrova tutt’attorno al
supremo sacrificio d’un uomo: ma non c’è rischio che diventi un
povero paese quello che ha bisogno di eroi?
Andiamo così di fretta che
manco ci accorgiamo di vivere a fianco di gente che prova ancora
a camminare con la schiena diritta. Quando si piegano di lato e
spirano allora, solo allora ci accorgiamo che erano davvero
speciali.
Troppo spesso si tira al meno,
si concedono spazi eccessivi, il nostro per troppi ragazzi sta
diventando il paese dei balocchi: senza responsabilità alcuna,
con crediti illimitati, con la coscienza nascosta dietro al buio
della ragione. Cosa si nasconde dietro ad un gioco crudele che
vede una giovane vita volar fuori dalla porta d’un treno?
E alla donna che tocca poi il
compito di ricomporre, di provare a ridare un senso anche a
quello che ormai non ce l’ha più.
A loro, al loro coraggio
quotidiano guardo con ammirazione.
Le guardo quando tentano
d’arginare il tempo e la vita; quando combattono le insidie con
dura fragilità, con la tenerezza d’un amore sempre grande.
Al loro cuore si può solo dire
grazie.
Elis Calegari
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Tragico gioco o fatalità
Nessun casellese si sarebbe
mai aspettato che la tanto attesa galleria della stazione
ferroviaria si potesse macchiare di sangue. Invece, venerdì 4
marzo, in una tragedia alla quale partecipa tutta la città, un
ragazzo di quattordici anni, proprio all’interno della galleria
inaugurata pochi anni fa, ha rischiato di perdere la vita,
forse, per un banale scambio di spintoni con i compagni di
scuola. Stefano Longhitano è precipitato giù dal treno quando il
convoglio della Torino-Ceres delle 15.30, con una cinquantina di
passeggeri a bordo, si trovava a 107 metri dalla banchina di
arrivo, in direzione Torino. Che cosa sia realmente successo è
un mistero che stanno cercando di chiarire i carabinieri del
nucleo operativo della compagnia di Venaria e del reparto
operativo di Torino, coordinati dal maggiore Mauro Masic.
Secondo alcuni testimoni, Stefano e altri amici, tutti
quattordicenni e tutti frequentanti la prima classe
dell’istituto alberghiero di Lanzo, stavano giocando nei pressi
delle porte del convoglio. E’ volato qualche spintone, qualche
spallata. Poi la porta che si apre d’improvviso scardinata con
forza, sbatte contro i muri della galleria e risucchia il
ragazzo, prima di richiudersi automaticamente. Succede tutto in
una frazione di secondo. Stefano finisce sotto il treno con gli
arti inferiori che gli saranno devastati: il convoglio, infatti,
lo trascina per una ventina di metri sul marciapiede di lato ai
binari prima di fermarsi. Sul posto, pochi minuti dopo la
tragedia, atterra l’elisoccorso del 118 che trasporterà il
ragazzino al Giovanni Bosco per un intervento d’urgenza. I primi
a soccorrere il ragazzo sno i carabinieri del nucleo Radiomobile
di Venaria che si trovano di fronte una scena raccapricciante,
con il giovane che lancia grida disperate per il dolore mentre è
ancora incastrato sotto il treno. Poi la corsa verso l’ospedale
mentre la Torino-Ceres viene bloccata e i passeggeri dei treni
costretti a muoversi in pullman fino a tarda sera.
Adesso a chiarire i fatti ci dovranno pensare le indagini dei
carabinieri perché pare che Stefano, prima di finire con le
gambe sotto il treno, abbia anche sbattuto contro il muro della
galleria: "La porta si è richiusa dopo essere stata aperta –
dicono macchinista e capotreno del convoglio adesso sotto
sequestro – non abbiamo fatto in tempo a fare nulla". Giurano
che la porta è stata scardinata perché, diversamente, non è
possibile che si apra mentre il treno è in movimento. Ma in
tanti si interrogano se ad aprire una porta del genere possa
bastare lo spintone di un quattordicenne. "La vettura ha
quindici anni ed è in pieno servizio – dicono dalla Gtt che
gestisce la tratta e che ha aperto un’inchiesta interna – la
manutenzione è stata effettuata di recente. Una cosa simile non
è mai successa". Tutta Caselle si è stretta attorno al dolore
della famiglia di Stefano, residente in via Demonte al civico 8.
La mamma lavora come panettiera in via Guibert, il papà
impiegato in Sagat. I compagni di classe di Stefano hanno
comunque smentito ai carabinieri che stessero giocando a
spintoni al momento dell’incidente. Le risposte ai troppi
quesiti di questa drammatica vicenda sono affidate ai
rilevamenti dei carabinieri anche se, al di là della ricerca di
un possibile perché di quanto avvenuto, resta lo shock di una
città intera, colpita al cuore da una tragedia impensabile che
ha coinvolto un ragazzino solare con ancora tutta la vita
davanti. Stefano è stato operato per nove ore la sera
dell’incidente: i medici gli hanno salvato la gamba destra. Per
l’altra, amputata sopra il ginocchio, non c’è stato niente da
fare.
Alessandro Previati
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Pagina 2
- La nostra politica
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Un Destino amaro
Il consigliere UDC deluso dalla
situazione politica cittadina
Più che uno sfogo, come in
molti lo hanno definito, si è trattato della presa di coscienza
di uno stato di fatto. Ma al di là della definizione che ognuno
vuole dare all’intervento di Valter Destino, che ha aperto
l’ultimo consiglio comunale di Caselle, resta l’amara
considerazione che molte delle parole espresse dal consigliere
dell’Udc, pesano come macigni. "Purtroppo si è dato peso solo ad
alcune parti del mio discorso – dice Destino – e, in questo
modo, sembra quasi che io sia il solito rompiscatole di turno
che è stanco di non essere ascoltato. Il problema di fondo,
però, è un altro e, purtroppo, ben più grave". La denuncia di
Destino, infatti, concentrata soprattutto su Mappano, parte da
solide basi che trovano nella mancata partecipazione dei
mappanesi e nelle promesse non mantenute dall’amministrazione
Marsaglia due punti di partenza decisivi. La sera del consiglio
tutti si aspettavano le dimissioni di Destino. Dimissioni che
non sono arrivate: "Ci sto pensando ed è una riflessione lunga
che sto facendo anche a fronte di tutto il lavoro svolto in
questi anni. Prima ancora di diventare consigliere comunale ho
lavorato per Mappano e per la crescita sociale di questo paese.
Vedere, dopo anni, che la gente non partecipa ai problemi del
paese ma solo a quelli personali, lascia davvero molto amaro in
bocca. A questo si aggiungono le inspiegabili decisioni della
maggioranza che dirotta fondi e interventi previsti sulla
frazione in altre aree del territorio comunale. Adesso c’è
grande attesa per i lavori connessi alle olimpiadi del 2006, da
eseguire insieme alla Sagat e all’aeroporto, ma nessuno si
ricorda che a Mappano c’è un’emergenza scuola e una nuova
materna era prevista nei programmi elettorali della maggioranza
per il 2005. Le priorità cambiano ma nessuno se ne accorge. Io
faccio politica per passione con un solo valore, quello della
famiglia, che mi anima. Altri fanno politica con le spalle
coperte senza mai mettersi davvero in gioco". Desolante, in
questo frangente, il "mutismo" che ha colpito la maggioranza.
Nessuno, dopo l’intervento di Destino, ha preso la parola per
ribattere le argomentazioni del consigliere: "Ho portato in
consiglio le istanze dei cittadini mappanesi – conclude Destino
– facendo sempre presente di aver ottenuto oltre cento voti.
Quei cittadini che mi hanno votato sono cittadini di serie B?
Evidentemente sì. Nessuno ha però voluto darmi una risposta".
Alessandro Previati |
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Zeroseianni Anche i
Democratici di Sinistra di Borgaro, Caselle e Mappano nei
prossimi giorni inizieranno la raccolta firme per appoggiare la
proposta di legge di iniziativa popolare zeroseianni per
più asili nido e scuole d’infanzia promossa dalla consulta DS
per l’infanzia e l’adolescenza"Gianni Rodari".
L’Italia investe ancora troppo
poco in politiche per l’infanzia e lo sanno benissimo le coppie
che devono affrontare lunghe liste di attesa per poter iscrivere
i propri figli al nido. Solo dove i DS e il centrosinistra
governano si persegue una politica attiva nei confronti dei
diritti dell’infanzia. Ma il numero dei posti nido, nonostante
gli sforzi delle nostre amministrazioni, è del tutto
insufficiente. Infatti la media nazionale raggiunge
appena il 7,4% relegando l’Italia al terz’ultimo
posto in Europa per questo tipo di servizio.Entro il 2010
l’Europa ha posto come obiettivo per tutti i paesi dell’Unione
di raggiungere il 33%. Diventa perciò un traguardo
ambizioso che deve mettere al primo posto le politiche pubbliche
perché diventino una priorità.
IDS intendono generalizzare le
loro esperienze, consolidate dai loro governi locali, per
estenderle al resto del paese. Tutti i bambini dalla nascita,
senza alcuna distinzione, devono poter sviluppare le
proprie potenzialità di relazione, di autonomia,
di creatività, di apprendimento in un contesto
educativo, affettivo e di gioco, pensato per accoglierli e
sostenerli. Il progetto vuole superare le disuguaglianze
e le barriere all’eredità sociale e offre pari
opportunità di diritti a tutti i bambini, che vivono al Nord
o al Sud.
Nidi e scuole di infanzia
devono garantire le qualità educative, la relazione
dei bambini tra loro, con la natura, con la città e con
l’insieme delle opportunità e dei servizi offerti dalla comunità
locale. Nidi e scuole d’infanzia devono essere come famiglie
allargate, luoghi di confronto, sostegno alla
crescita anche per le giovani coppie e i genitori che oggi
si sentono soli. Un progetto ambizioso che investe sul futuro
del paese, studiato con sistemi di servizi integrativi,
innovativi e sperimentali, accoglienti e flessibili negli orari,
che vengano incontro alle esigenze di tutti, che sappiano
crescere assieme alle famiglie e siano accessibili a tutti,
anche ai genitori con lavoro flessibile o precario. È una
risposta ai Governi di centrodestra nazionale e regionale che
hanno tagliato i fondi per l’edilizia scolastica, il personale e
i progetti di qualificazione, allungando così le liste di
attesa, riducendo orari e qualità dei servizi.
Per tale proposta di legge
infatti verranno nei prossimi giorni raccolte le firme nei
mercati e davanti alle scuole di Borgaro, Caselle e Mappano per
arrivare alla presentazione al Parlamento italiano.
La Segreteria di Unione
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pagina 3 - In Primo Piano
Il primo concorso
Valli di Lanzo del
Salame di Turgia
Che sarebbe stata una grande giornata per Caselle, lo s’è capito
subito: un mattino che sapeva di primavera ha fatto da cornice
al Primo Concorso Valli di Lanzo del Salame di Turgia.
Il Salame "d’la turgia" è uno dei prodotti
inseriti nel "Paniere" della Provincia di Torino, il marchio che
tutela le migliori espressioni di enogastronomia del nostro
territorio, e merita di essere valutato e rivalutato, proposto e
fatto apprezzare: la nostra Caselle, anche se per qualcuno sarà
difficile crederlo, può giocarsi una bella fetta del suo futuro
nel turismo, attraverso la promozione dei suoi prodotti.
E se oggi si pensa alla gastronomia
attraverso i buoni uffici che sa fare il salame di turgia,
domani potrà essere il dedicarsi a riscoprire che cos’abbia
rappresentato la nostra città per la carta e al stampa: gli
incunaboli di Giovanni Fabbri sono al British Museum a
testimoniare la nostra grandezza passata.
Ma domenica 13 si doveva parlare soprattutto
del salame di turgia e dei suoi prodotti fratelli, fratelli di
"Paniere" provinciale.
In mattinata c’è stato un preludio
eccellente: merenda-aperitivo davanti al sagrato della chiesa di
Sant’Anna, e protagonisti sono diventati i soci della
Confraternita del Salame d’la turgia che hanno voluto "soagnare"
i confratelli di ben altre 11 associazioni che si adoperano per
la salvaguardia e la diffusione di altri prodotti tipici, alcune
di queste venute anche da lontano, come la confraternita di
Oderzo o quella di Chambery.
S. Anna ci ha messo del suo per rendere il
tutto ancora migliore, ispirando nasi e palati in uno scenario
che ha fato rivivere la Caselle d’un tempo, ma tanto hanno
potuto i prodotti del "Paniere", offerti ai presenti a piene
mani. Apprezzatissimo "el Salam d’la turgia", prodotto dalla
nostra filiera casellese, ma non hanno certo sfigurato i vini di
Caluso e gli straordinari formaggi fatti arrivare dalla Val
Pellice, dalla Valle Susa e dalle nostre Vallate di Lanzo.
Ci si è poi trasferiti nella sala dedicata ai
Fratelli Cervi, dove s’è tenuto un convegno sul tema "Studio,
conservazione e promozione del patrimonio culturale, ambientale
e turistico che i prodotti tipici rappresentano nel contesto
naturale".
L’intervento del Sindaco Giuseppe Marsaglia
ha posto l’accento su quanto la presente amministrazione punti
sul recupero del nostre radici e come ci si stia prodigando per
far sì che il rilancio socio-economico della nostra città possa
passare anche dalla valorizzazione dei prodotti locali. Per
rendere completa in loco la filiera del salame di turgia, si sta
pensando all’ideazione d’un mattatoio dedicato a capi scelti,
atti alla produzione d’un insaccato nostrano d’assoluto e
ulteriore eccellenza. Simpatici gli interventi del dottor
Michele Sarda e "d’l farmacista" dottor Paolo Bertolone: il
primo ha ripercorso i riti e la memoria "d’l masacrin",
dell’uccisione del maiale e di come il tutto fosse accompagnato
da un che di teatrale e mistico, mentre il secondo ha voluto,
attraverso le parole dei grandi – da Monelli a Fenoglio ed altri
– raccontare ciò che accompagnava spesso le nostre tavole nel
passato: la polenta.
Pregevoli pure i discorsi del fiduciario
dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani e di Sandro
Balma, presidente dell’Associazione Regionale Allevatori, capaci
di far capire come solo un serio impegno nella ricerca della
qualità possa elevare e rendere concorrenziali i nostri
prodotti, facendo lievitare il consumo e il mercato.
La chiusura è toccata a Paolo Gremo,
Assessore al Commercio della nostra città che ha sapientemente
delineato cosa s’è fatto, cosa si sta facendo e cosa si farà per
incrementare l’indotto turistico legato alla proposta
rappresentata dai nostri prodotti tipici, nella fattispecie dal
salame d’la turgia.
Dopo il banchetto e l’intronizzazione dei
nuovi soci onorari, tenutasi alla Cascina Argentera di Mappano,
nel pomeriggio s’è avuta la parte dedicata al Concorso,
riservata ai produttori, a ristoratori e a tutti quelli che
volevano mostrare perizia nel preparare piatti che avessero come
ingrediente il nostro prelibato insaccato.
Una nobile giuria, nella quale spiccavano il
fiduciario A.M.I.R.A. Leone, lo chef Grasso, il somellier
Genova, Reviglio, rappresentante Slow Food per Ciriè e le Valli
di Lanzo, i signori Barra e Manina in rappresentanza della
Confraternita casellese e del circolo "La Forgia", è stata
chiamata a giudicare l’operato di ben sette produttori della
zona, i quali hanno proposto versioni, stagionate e non del
salame di turgia e 11 piatti, cucinati tra gli altri anche
dall’eccellente scuola nostrana dei Piccoli Cuochi.
Migliori "sautissé" sono risultati: Bruno
Novero di Cereta, che si è piazzato al terzo posto, Stefano
Graneri di Ceres classificatosi secondo, mentre primo assoluto è
risultato Elio Mosca, casellese e re del primo concorso che ha
premiato i migliori salami di turgia delle Valli di Lanzo.
I piatti – peraltro tutti quanti eccellenti –
che hanno ricevuto i maggiori consensi sono stati: terzo posto
per le "sfogliatelle" di Zaccone e Trucco, secondo posto per i
cuochi dell’Hostaria dell’Antico Macello che hanno proposto un
"prosciutto di coniglio nostrano arrosto, farcito di salame di
turgia al ristretto di Barbera, mentre la palma del migliore è
andata a Marco Maggio di Rivarossa, premiato per la sua
convincente "crema di patate alla scalogno, cime di rapa e
salame di turgia scottato".
Gli echi della premiazione e della giornata
non si erano ancora spenti che già si cercava di mettere in moto
quanto occorrerà per l’edizione 2005 della grande sagra del "Salam
d’la Turgia": si terrà il 22 maggio prossimo e in quell’occasione,
come ha lasciato intendere l’Assessore Provinciale
all’Agricoltura Marco Bellion Caselle dovrebbe ricevere
investitura solenne.
C’è nell’aria concreta ipotesi che Caselle
diventi una delle "capitali" dei prodotti del Paniere.
A quell’appuntamento ci dobbiamo arrivare
insieme e con la nostra facciata migliore.
Elis Calegari
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pagina
4 - In Primo Piano
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Un salame dagli occhi languidi
Ci vorrebbe uno come
Giovannino Guareschi in questo momento, qui al mio posto, per
dare ulteriore e definitiva dignità ad un prodotto che si chiama
"ël salam d’la turgia".
No, non è mica che mi vergogni
d’essere conterraneo di questo saporito insaccato, ma visto che
il mio è anche lavoro di parole, mi trovo sempre un po’ a
disagio quando sbatto contro uno dei nostri nomi.
Non so perché, pur "casellesissimo"
nell’animo e nel cuore, faccio fatica a scrivere delle cose e
dei luoghi della mia terra.
Provo a spiegarmi.
Anche se Nino Costa ha scritto
cose sublimi, come il finale meraviglioso di "Nivole", mi pare
che il nostro dialetto si pieghi malvolentieri alla musicalità e
stenti a regalarti magìe.
Insomma, se ripeto ad alta
voce uno dei nostri nomi come faceva Simenon per vedere se
davvero funzionava, rimango un po’ così.
Di sicuro gente inarrivabile
come Carlo Emilio Gadda o "Giuanbrerafucarlo" se la sono cercata
e data una dignità attraverso i dialetti: se li sono e li hanno
imposti, offrendoli così com’erano, con le loro piene e rotonde
spigolosità.
Gino Veronelli, mutuando dalla
sua lingua lombarda, è riuscito a descrivere i vini dipingendoli
di e con le parole.
Però, a ben vedere, anche uno
come Camilleri ha dovuto inventarsi "un’isola che non c’è" come
Vigata, per creare un posto che risultasse più vero del vero e
piegare al suo volere il siciliano.
Ci vorrebbero forse questi
grandi per parlare del salame di turgia.
Guareschi usava poco più di
duecento parole, ma con queste vivificava gente che faceva di
cognome Pitaciò e abitava la Bassa, stando alla Bruciata e su al
Pianaccio.
Qui dare musicalità a una roba
che si chiama Canton Vernon è cosa dura e rimango quasi muto di
fronte alla forte mitezza d’un prodotto dalle origini e dalla
semplicità che illanguidisce.
Certo che se negli anni ’80
quel genio di Carlin Petrini, mentre troppi cavalcavano anni
veloci alla ricerca d’una vita "fast", non fosse andato in
controtendenza inventando lo "Slow Food" – il ritorno al piacere
del cibo lento, da gustare –, oggi non saremmo qui ad iniziare a
celebrare "ël salam d’la turgia". Cucina e vini sono risorti
grazie a gente come lui e Giacomo Bologna, uno che ha
reinventato il vino Barbera.
Da quegli anni è nata una
storia nuova, a volte persino eccessiva, fatta di presidi e
saloni del gusto, di panieri e di prodotti da salvare
dall’estinzione. Per il cappone di Morozzo o la tinca di Poirino
ora ci si muove in massa (bisognava vedere quanta gente c’era
alla sagra del cavolo verza di Montalto Dora o al Passito day di
Caluso…) e c’è gente che sa tutto del cardo gobbo di Nizza e
dell’uva Carcairon della Valle Susa.
A volte pure troppo. Ma si sa
come vanno le cose quando della campagna se ne impossessano i
cittadini…
Ricordo ancora le
straordinarie parole di Bruno Gambarotta all’ennesima richiesta
rivoltagli la sera de terzo giorno di un’edizione del Salone del
Gusto. Quando Gambarotta si sentì chiedere che retrogusto gli
avesse lasciato l’ultimo vino, rispose: "Guardi, ci ho sentito
un che di Nini Rosso che suonava il silenzio fuori ordinanza
sulla scalinata del sacrario di Redipuglia".
Io nel salame di turgia ci
sento e ci voglio sentire la semplicità della mia terra, appena
mitigata dal sapore delle spezie.
Appena, perché di "drogant" ne
ho già piene le tasche lontano dalla tavola.
Il salame di turgia va
consumato e conosciuto in tutta la sua disarmante schiettezza e
originalità.
Ha la pastosità generosa e
sapida per unirsi in modo grandioso con il pane. Sa essere
duttile come noi, offrirsi crudo o cotto. Senza rinunciare però
alla personalità spiccata che possiede.
Perché, un salame può avere
una personalità ?
Questo nostro prodotto
certamente sì.
Profuma di spezie e di riti;
prova a piegarsi per non prevaricare, anche se rivela sempre il
suo carattere, tanto da essere capace di restituirci l’immagine
di quel po’ di campagna che il cemento a Caselle non è ancora
riuscito a stuprare.
È un salame dagli occhi
languidi e ha in sé la bontà delle mucche "in pastura".
Pazienza se il suo nome non ha
la musicalità che vorrei. Chissà da dove viene, che etimo ha "turgia".
È un nome che sa di campagna
profonda, sa dei nostri nonni: di quando, come dice mia zia Ina
"Caseli a l’era tuti prà e camp".
Adesso che ci sono sempre meno
campi e sempre più cibi precotti, bisogna tenerselo caro un
prodotto come il salame di turgia: non per farne né un totem,
né, come si abusa dire, un prodotto di nicchia: piuttosto, farne
un punto di partenza per provare a crearci un alveo.
Un posto buono dove stare.
Dove vivere e non sopravvivere.
Elis Calegari |
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La "Confraternita del Salam
d'la Turgia" dice che. . .
La confraternita, informa
Silvio Ala, referendario del sodalizio, è nata un anno fa ed
esattamente il 31 marzo 2004 con atto pubblico, rogito notaio
Giandomenico Bonito firmato dai soci fondatori.
A tutt’oggi la congregazione
conta 55 soci tesserati tutti pieni di buona volontà.
Come è nata
la congregazione e perché
Lungi da noi attribuire a
Caselle la paternità del salame d’la turgia. È un prodotto molto
ben conosciuto fin dai tempi d’antan in tutto il canavese e
nelle valli di Lanzo.Che salame era? I valligiani rispondono:
era un buon salame. Ed allora perché non ri-degustarlo? Perché
da piatto povero di un tempo non riportarlo sulle nostre tavole
come un revival sfizioso?
Ci hanno perciò pensato i
macellai, i salumieri, i buongustai casellesi riuniti in
confraternita a raccogliere i ricordi rendendolo reale.
Nasce così, come già detto,
con rogito notarile e regolare statuto la confraternita del
salam d’la turgia.
Salame di turgia
Chi lo preparava erano i
macellai, non i salumai, per farne prodotto di basso costo. Cibo
quindi povero, per la fame dei poveri usato poi anche nei
periodi di carestie allora frequenti.
Sono passati anni, forse
secoli, ed il salame d’la turgia da sopravvivenza alimentare
viene oggi elevato al rango di raffinato antipasto
trasformandosi da povero a pregiato: ghiottoneria quasi
voluttuaria.
Turgia
L’etimologia della parola
parla di una vacca forse ancora con mammelle turgide, ma non più
feconda, condotta al mercato da un villico – chiamato tuca
turgie – per sbarazzarsene, in quanto giunta al termine della
sua carriere riproduttiva.
Animale non più utile e quindi
di scarso valore offerto al mercato a prezzi risibili.
Tecnica di preparazione
Da almeno due secoli viene
trasmessa da una generazione all’altra, da macellaio a
macellaio. La carne scuoiata e ripulita si mette a refrigerare
per alcuni giorni facilitando in tal modo il disossamento. Le
parti prescelte: spalla, collo, punta, pancia. Dopodichè vengono
passate al tritacarne con lardo suino della vena.Sale, pepe,
noce moscata, garofano, cannella, macis e spicchi d’aglio
compongono la speciale concia che messa nel vino rosso del
Piemonte accoglie i pezzi già triturati per la macerazione.Segue
quindi l’insaccamento con budello suino di misura 40.
Da consumare
fresco dopo un giorno di
maturazione. Ben s’intende sia crudo che cotto. Si può consumare
anche stagionato dopo 15 giorni di cantina fresca e ventilata.
Conclusioni
Non solo a favore del salame
d’la turgia, ma a favore di tutti i prodotti locali teniamo
presente che quanto viene portato in tavola è: espressione di
storia, capacità creativa, civiltà alimentare del territorio.
Ecco perché la congregazione
ha anche lo scopo di aiutare i pochi veri genuini artigiani
rimasti per offrire alle generazioni future quello che oggi solo
più pochi buongustai ricordano.
Il Gran Maestro
Mauro Pogliano |
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Una ricetta
Trascriviamo dal Ricettario di
Domenico e Marinella Musci la ricetta base che può essere
interpretata in tanti modi personali con aggiunta di pomodoro,
di panna, sfumata con il vino e quanto la fantasia di ognuno può
creare.
COTTURA IN PADELLA
(’n pèila)
Tagliare il salame fresco a
rondelle di circa tre centimetri e mettere in padella senza
condimento a calore medio, coperchiare e cuocere per 10 minuti.
Servire con verdure.
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Un punto da cui partire
Rivalutare le caratteristiche culturali e
storiche della Caselle d’un tempo nel contesto attuale, questo
ciò che si propone l’Assessore Paolo Gremo.
Ricerche storiche hanno portato alla luce il
ruolo che Caselle ha da sempre avuto nel corso dei secoli:
crocevia degli scambi commerciali dei prodotti del territorio
tra pianura e Valli di Lanzo.
Proprio qui sono nati i primi mercati e le
prime fiere ufficialmente riconosciute e regolarizzate.
"La manifestazione del 13 marzo non è dunque
che la logica continuazione delle caratteristiche storiche della
gente di Caselle, che affondano le loro radici nell’agricoltura
e nel commercio", afferma l’Assessore Paolo Gremo.
Nata da un’idea molto vaga, ha preso sempre
più forza, coinvolgendo l’Università di Torino per avere un
parere sulla validità del prodotto. Nel frattempo sono nate
associazioni di produttori del Canavese e delle Valli di Lanzo,
che hanno disciplinato le caratteristiche tecniche dei loro
prodotti.
"Caselle possiede la filiera, del salame di
turgia: dagli allevatori, che producono la materia prima, ai
macellai che la lavorano e poi vendono il prodotto finito.
Il controllo della qualità, dunque, è
assolutamente garantito".
Grazie alla collaborazione della
Confraternita del salam d’la turgia e dell’Amministrazione
comunale, la specialità casellese entra a far parte del paniere
di Torino 2006, che ha come sponsor ufficiale la Provincia di
Torino.
Quella "vaga idea", dunque ha preso forma e
forza.
"Traendo spunto dalla popolarità del
prodotto, il nostro intento è quello di riportare alla luce le
tradizioni culturali e storiche della Caselle d’un tempo
inserita nel contesto attuale, Siamo convinti che queste
manifestazioni possono essere un buon veicolo di comunicazione e
attrazione per uno scambio culturale e per un rilancio del
turismo. Alla manifestazione del 13 marzo sono state invitate
molte confraternite di altri paesi, per far conoscere il nostro
prodotto senz’altro, ma anche per far conoscere la nostra città
e ciò che può offrire ad un futuro turista. Tutto ciò porterebbe
movimento nel commercio, nell’ambito del turismo creando nuove
prospettive per Caselle e nuovi posti di lavoro". Paolo Gremo è
assolutamente convinto a proseguire la strada intrapresa e con
lui quanti credono in questa possibilità di uscire
dall’anonimato che viene offerta alla nostra città.
"La manifestazione che si è aperta a Sant’Anna
con un aperitivo a base di tutti i prodotti del paniere, dando
così un senso di completezza alla manifestazione, ha avuto un
momento molto serio, con il convegno sullo "Studio,
conservazione e promozione del patrimonio culturale, ambientale,
turistico che i prodotti tipici rappresentano nel contesto
naturale", a cui sono intervenuti notevoli oratori; un momento
più pittoresco con il tocco di colore portato dalle
Confraternite che hanno indossato i loro tipici costumi, un
momento ludico, durante il pranzo, con l’introduzione di nuovi
soci e il gemellaggio delle Confraternite e uno che ha visto
coinvolti tutti i cittadini che hanno voluto partecipare, con
una gara di "piccoli cuochi" che si sono cimentati nella
preparazione di piatti a base del protagonista della sagra: il
salam d’la turgia".
Tutto ciò, però, non è che un assaggio di ciò
che avverrà il 22 maggio prossimo con la grande sagra che avrà
ancora come sponsor la Provincia di Torino, a cui saranno
invitate tutte le Confraternite del territorio e di altre
province, che saranno invitate a creare uno stand con gli usi
del loro paese, i prodotti tipici, eventuali pubblicazioni in
perfetta sintonia con le Pro Loco.
Patrizia Bertolo
PARTECIPANTI
AL CONVEGNO
Moderatore: Elis Calegari, direttore di Cose
Nostre
Oratori:
– Dott. Michele Sarda, ex- medico condotto e
Ufficiale Sanitario di Caselle
– Prof. Fabio Verona, fiduciario per Torino e
provincia dell’ Associazione Professionale Cuochi Italiani
– Sig. Sandro Balma, presidente A.S.A
– Dott. Paolo Bertolone, storico
enogastronomico A.S.A
– Giuseppe Marsaglia Cagnola, Sindaco di
Caselle
Giuria:
– Sig. Leone, fiduciario di Torino e
Provincia A.M.I.R.A
– Sig. Grasso, ristoratore
– Sig. Reviglio, rappresentante slow-food di
Ciriè e Valli di Lanzo
– Sig. Genova, sommellier della F.I.S.A
– Sig. Barra, rappresentante della
Confraternita del salam dla turgia
– Sig. Manina, rappresentante
dell’Associazione La Forgia di Caselle
– Sig. Paolo Gremo, Asessore alle attività
produttive della città di Caselle
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Un prodotto da valorizzare
Una cosa è certa, il salame di turgia sta
rinascendo, sta vivendo un periodo di riscoperta e
valorizzazione. È bastata una scintilla per illuminarsi e
svelarsi a un grande pubblico. È sua abitudine stare in "pajola"
e mai termine è stato così adatto per definire un’attesa prima
di riprendersi. Nella raffinatezza dei termini in lingua
piemontese "Pajolè" significa appunto stare a letto dopo il
parto, in riposo.
A destarlo dal riposo sono state timide
manifestazioni, una tesi di laurea del dottor Andrea Fontana,
sfociata nel libro "Ël salam ëd turgia", del coraggioso editore
Garbolino, insieme al ricettario di Domenico e Marinella Musci;
e poi al gran galoppo, ecco la nascita della "Confraternita del
salam d’la Turgia" con a capo il Gran Maestro Pogliano e la
"Associazione produttori del salame di turgia" presieduta dal
dottor Andrea Fontana.
Queste iniziative, alimentate per tutta la
Val di Lanzo e piccola porzione del Basso Canavese, in cui è
circoscritta la produzione, sono approdate al riconoscimento
della Provincia diTorino, inserendo "Ël salam" nel Paniere dei
Prodotti Tipici con un indispensabile disciplinare di
produzione.
È auspicabile che le associazioni e i
produttori, dopo un avvio così brillante non perdano di vista
l’obiettivo comune, l’interesse unico di valorizzazione e
qualificazione del prodotto.
Già, viene il dubbio che non tutti possano
essere eruditi sul termine "Turgia". È obbligo del giornale
darne una sintetica informazione, con il consiglio di far
riferimento al libro citato per una conoscenza più esaustiva.
I vocabolari piemontese-italiano sono
concordi nel definire "Turgia" la vacca sterile o divenuta
infeconda e, per estensione, la mucca a fine carriera.
L’inevitabile destino finale era la
macellazione, e la miglior utilizzazione è l’insaccato, buono
per essere consumato come salame fresco o per lo più stagionato
in buona cantina, per una quindicina di giorni, dipende anche
dalla natura del budello, visto che limitati esperimenti con
budelli più spessi permettono una stagionatura più lunga.
Così era mangiato nelle tavolate tradizionali
piemontesi, anche nelle tonifiche colazioni dopo mattiniere
faticate nei campi, o in appaganti merende, gustoso e
immancabile.
Altro modo di consumarlo dallo stato fresco è
la bollitura come per un cotechino, con accompagnamento di
patate anch’esse bollite. Ma lo stimolo per la realizzazione
del"Ricettario" su accennato è stata la ricerca di altre
utilizzazioni, sia collaudate dalla tradizione, sia innovative,
con cotture diverse e come componente di ripieni e sughi.
Enfaticamente e assolutamente non in senso
spregiativo, con la cottura in padella sia a rondelle sia
tagliato a metà, ha anticipato di gran lunga il più conosciuto
"Hamburger", nato, per necessità di ammansire carne stagionata
tritandola, nelle linee navali della "Hamburg Amerika Line", che
trasportarono moltitudini di disperati emigranti in cerca di
terre promesse oltre oceano.
Se già gli antenati valligiani avevano
scoperto la migliore utilizzazione per carne così sfruttata, le
nuove generazioni di macellai utilizzano carni decisamente più
scelte, per cui si può affermare che il prodotto che consumiamo
attualmente è di qualità decisamente superiore al passato.
Oltre al pregio della materia prima non va
dimenticato il personaggio che produce il manufatto, in nessun
altro campo come quello gastronomico si è tramandato un
artigianato così qualificato, non si può essere macellai e
salumieri solo per caso o convenienza, chi si dedica possiede
due indispensabili ingredienti che sono la passione e la
conoscenza derivata da fidati insegnamenti e conquistata
dall’esperienza. Questo fa sì che il salame di turgia risulta
assolutamente originale, mai uguale, mai uniforme, ben lontano
dall’appiattimento di gusto provocato dall’industria. Ogni
artigiano ha il suo dosaggio di droghe, di sminuzzamento, di
trito, di dosaggio del lardo e modo di trinciare, dalla stessa
maniera si arriva a esclusive elaborazioni che permettono al
consumatore un’interessante e personale scelta.
Si può inserire a buon titolo il "Salame di
Turgia" tra quei prodotti della tradizione che sonon stati
ritrovati, migliorati, e con utili consigli utilizzati nella
cucina odierna, con una vasta gamma di possibilità veloci,
genuine, saporite lasciando ai dietisti il compito di
classificazione e dosaggi conformi alle necessità alimentari,
senza toglierci il gusto della tavola.
Domenico Musci
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Dedicato alle nostre donne
È un esercito di 76 donne quello che deve
dirigere Maria Costantino, Dirigente Scolastico delle Scuole
Elementari e Materne di Caselle.
Dopo una laurea in matematica ed alcuni anni
di insegnamento presso le Medie di Rocca, è approdata nel 2002
alla Direzione di Caselle. Nella scuola casellese ci sono solo
due insegnanti maschi, a riprova di come da anni, quella
dell’insegnante, sia una professione a netta prevalenza
femminile.
"Quello della "femminilizzazione"
dell’insegnamento – afferma Maria Costantino – è una realtà
generalizzata della scuola italiana. È certamente importante che
sia un’insegnante donna a prendersi cura dei piccoli della
materna vista la loro tenera età, ma potrebbe essere per certi
aspetti anche più produttivo e stimolante avere più figure
maschili nella scuola elementare per permettere ai bambini un
confronto diverso."
Esiste certamente un differente modo di
dirigere come donna altre donne, Maria Costantino lo conferma:
"La sensibilità connaturale all’animo femminile mi permette di
condividere meglio con le mie insegnanti i problemi familiari e
quelli di salute. Cerco di essere attenta alle loro esigenze e
di instaurare un rapporto di reciproca stima e comprensione. I
problemi non mancano, visto che noi donne per natura siamo
testarde e poco propense ad accettare disposizioni dall’alto,
per questo si discute e ci si confronta, ma il risultato, a
volte sofferto, è più soddisfacente perché frutto di una
mediazione".
Uno dei ruoli più delicati per una Dirigente
è il rapporto con le famiglie e con le loro richieste.
"La realtà casellese è complessa, la famiglia
è sempre più nucleo a sé, i nonni devono continuare a lavorare e
non sempre riescono a svolgere pienamente il loro ruolo, così
alla scuola si richiedono sempre più servizi. In più ci sono
nuove situazioni dettate dalle recenti immigrazioni: abbiamo nel
nostro paese bimbi che vengono da vari paesi europei e da altri
continenti: rendere agevole la loro integrazione è una sfida
ulteriore.
Purtroppo ci si scontra con la politica
ministeriale dei tagli al tempo pieno e al personale: conciliare
il tutto non è facile. Spesso, forse proprio perché donna, mi
capita di diventare punto di riferimento per problematiche
familiari ed educative. Sono molti i genitori che chiedono di
essere ascoltati ed indirizzati per svolgere meglio il loro
ruolo".
Il mondo della scuola è un buon osservatorio
sulla realtà delle famiglie di oggi infatti la Direttrice
sottolinea: "Anche se la figura paterna è più presente, nella
maggioranza dei casi è alla donna che spettano ancora le
incombenze maggiori: la cura dei figli o l’accudire i genitori
anziani sono ruoli tipicamente femminili. Il riconoscere questo,
farsi carico con fatica e con amore della famiglia, oltre che
del lavoro fuori casa, è un dovere che deve essere ribadito
perché spesso viene sminuito nella quotidianità".
maria Costantino è soddisfatta della strada
intrapresa e nel suo futuro spera di poter continuare a
"dirigere" con vitalità ed entusiasmo, continuando a credere nel
suo lavoro fatto di pazienza e condivisione, concretezza e
fatica.
Storie di normale quotidianità frammenti di
vita in cui è facile riconoscere sentimenti ed emozioni comuni,
in cui l’essere donna si rivela in quel modo tutto nostro di
guardare la vita, con quella marcia in più che ce la fa
affrontare con respiro più lieve.
Antonella Ruo Redda
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pagina 7 - Persone
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Sara, una donna da corsa
Sara Ferroglia, quel qualcosa in più ce l’ha
nel sangue, certo non si nasce sportivi ma ci si costruisce con
fatica nel tempo, però qualcosa di scritto nei meandri del DNA
ci deve pur essere. "Mia madre mi ricorda ancor oggi di come,
fin da piccola, consumassi le ruote del triciclo a forza di
girare su e giù, ovunque, in perenne movimento. Così, forse per
dar sfogo a quella non ancor ben definita voglia di movimento,
mi hanno iscritta a danza. Più tardi è toccato al nuoto, poi,
per inseguire le orme paterne ho tentato con il tennis ma
nessuno di questi sport si è trasformato in passione".
È stato intorno ai quindici anni che, per
caso, Sara si è avvicinata alla corsa. "Fu una frase
d’incoraggiamento quella che mi convinse a iniziare l’avventura:
– Dai, sei abbastanza magra, prova anche tu a correre – me la
disse Pierangelo "Messo" Messoriano, quello che poi sarebbe
diventato il mio allenatore storico.
Dopo quella prima corsa, durata 10 minuti,
intorno al Prato della Fiera, come una novella Forrest Gump,
Sara non si è fermata più.
La corsa è stata per lei una folgorazione, un
amore a prima vista, di quelli che ti cambiano la vita. "Dover
contare solo sulle proprie forze, stare all’aria aperta, sfidare
quotidianamente quel cronometro e vedere che segnava sempre
qualche minuto in meno è diventato per me pane quotidiano. "
Ma per chi corre in un certo modo, la grande
sfida è arrivare a fare la maratona: è la grande cartina di
tornasole, la sfida con se stessi.
Il grande momento è arrivato presto, a 21
anni. Ancora oggi quel ricordo lo rivive con commozione: "La
maratona incute sempre rispetto: la devi preparare a lungo, devi
dosare fatica e concentrazione, forza e volontà, devi spendere
tutte le tue risorse in quei 42 chilometri infiniti. Quel giorno
a Cesano Boscone ho tagliato il traguardo in 2 ore e 54’, un
risultato inaspettato come inattesi furono i complimenti
dell’allenatore della Nazionale femminile, Canova, che è poi
diventato il mio attuale allenatore."
La Sara donna è cresciuta in tenacia e forza
interiore grazie a questo sport semplice e duro.
"Con la corsa esprimo me stessa: esalto i
momenti di felicità e stempero le preoccupazioni quotidiane. Non
c’è nulla di più naturale, bastano un paio di buone scarpe e una
qualsiasi strada del mondo. Non c’è soddisfazione più grande che
sentire la pelle scaldata dal sole, il sudore che la ricopre, il
battito del cuore che ti accompagna e ritma i tuoi passi".
Ma si sa, la vita riserva sempre prima o poi
l’altra faccia della medaglia e così dopo l’ennesimo successo e
la maglia azzurra, aggiudicatasi con il 2° posto ai Campionati
Italiani di maratona, sono arrivati gli infortuni: prima un
fastidioso dolore ad un gluteo e poi i problemi ad una caviglia.
Sara non ha mollato mai, lo sport ti insegna anche questo. Ha
continuato a correre perché correre è la sua vita.
Ha alternato all’allenamento su strada e su
pista, il nuoto e le uscite in bicicletta, senza mai pensare di
smettere. "Il dolore andava e veniva, spesso terribile,
ma ho voluto tentare lo stesso la Maratona di Palermo. Avercela
fatta è stata per me una conquista, meglio di una vittoria".
Quando sembrava che Sara potesse tornare ai
suoi livelli migliori, impietosa è però arrivata la frase
lapidaria detta dal medico sportivo FerreroRegis: "Se vuoi
continuare a correre c’è solo una possibilità: l’operazione alla
caviglia".
L’intervento è stato forse la cosa meno
dolorosa.
Dopo c’è stato il lungo forzato riposo, poi
la lenta riabilitazione, ora però c’è solo la voglia di
ricominciare.
"Lo sport mi ha insegnato che occorre
mettersi continuamente in discussione con umiltà; sto
riprendendo a correre: 10 piccoli minuti ogni giorno.
Ricomincio, però. Da capo con l’entusiasmo di sempre".
Quale Sara avremo domani ? Difficile dire ora
se potrà tornare a correre a livelli assoluti.
All’orizzonte c’è però un ruolo nuovo, quello
di allenatrice: "In questi mesi ho frequentato un corso della
Federazione di Atletica Leggera per diventare preparatore e ora
mi sto cimentando nel provare ad allenare tre ragazze di 16
anni. In fondo, trasmettere agli altri la mia esperienza,
ripercorrendo le orme dei miei due grandi allenatori, Messoriano
e Canova, può rappresentare la scoperta di un’altra parte di me
stessa e sarà la mia sfida per il futuro".
Antonella Ruo Redda |
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pagina 8 -
Attualità
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Le foto del nostro carnevale
( segue a pagina 9 )
Ebbene sì, anche quest’anno,
abbiamo fatto un bel Carnevale.
Domenica 6 Marzo per le vie di
Caselle c’è stata allegria, c’è stata voglia di divertirsi; c’è
stata una marea di gente che si è divertita.
Siamo stati sicuramente
aiutati dal bel tempo, ma un po’ di fortuna non guasta mai.
Anche quest’anno la Pro Loco e
l’Amministrazione Comunale di Caselle, unendo le loro forze in
modo sinergico, hanno dato luogo ad una perfetta macchina
organizzativa.
Con il perfetto controllo del
traffico e della viabilità, da parte della Polizia Municipale,
coadiuvata dai volontari dell’Associazione Alpini e
dell’Associazione Carabinieri di Caselle, il tutto si è svolto
nel migliore dei modi senza il più piccolo incidente o intoppo.
C’è stata molta gente lungo
tutto il percorso, ma alcuni punti erano cosi affollati che era
un vero piacere vedere e costatare quanto, il Carnevale, sia una
vera festa popolare.
C’erano all’incirca gli stessi
carri dell’anno scorso, ma c’erano sicuramente più gruppi a
piedi, con tutti i loro colori.
Piace sicuramente vedere un
bel carro, ma il gruppo a piedi mette più allegria.
Il nostro Presidente Gianni
Frand Genisot è riuscito a mettere insieme un gran bel numero di
persone.
È riuscito là dove molti
avrebbero rinunciato; è riuscito a convincere responsabili di
gruppi o carri che venire al Carnevale di Caselle era per loro
un gran ritorno di immagine e di popolarità.
Stiamo pensando di fissare
tradizionalmente alla prima domenica di Marzo il nostro
Carnevale.
Primo, perché si tratta di
solito di uno degli ultimi del circondario e secondo, ma non
secondario, il fatto che ad inizio Marzo è più probabile trovare
una bella giornata e tutto questo messo insieme può creare i
presupposti per passare insieme una bella domenica. Com’è
successo quest’anno.
Siamo partiti da Piazza
Falcone, appena dopo le 14 e 30, per Via Circonvallazione, fino
all’Ospedale Baulino, proseguendo per Via Torino, Piazza
Boschiassi e Via Cravero per tornare verso le 17,00 ancora in
Piazza Falcone dove ad attenderci c’era "l’angolo della Pro
Loco" con i suoi soci e simpatizzanti che distribuivano a tutti
le bugie ed i torcetti (offerti com’è ormai d’abitudine da Mauro
Pogliano titolare del "Biscottificio La Baita") e tè caldo o
bibite fresche secondo la ncessità
Erano presenti ed hanno aperto
la sfilata le belle, ed allegre, majorettes "Stars forever" di
Venaria, coordinate dall’infaticabile Iolanda Garzulano (anzi:
ben tornata Iole) con il numero 1.
Seguiva la Banda musicale "La
Novella" di Caselle, dietro la quale c’era il carro della nostra
Pro Loco con i personaggi casellesi.
Anche quest’anno Adriana Orla
e Beppe Periolatto hanno ben impersonato "ij Ciapamosche", le
ormai classiche maschere nostrane.
Seguivano in ordine, ma non di
valore (caso mai d’ingombro), gli Sbandieratori di Mappano
guidati ed istruiti dall’amico Bergero; il carro "La Taverna dei
Pirati" di Caselle; il gruppo a piedi "I Puffi" della scuola
materna La Famiglia di Caselle; il carro "Gli Agricoli" di San
Maurizio; le maschere di San Gillio; il carro "Il Battello",
sempre di San Gillio, con l’indiavolato gruppo delle signore e
signorine scatenate in spettacolari can-can; il gruppo a piedi
"I Giullari" del Fornacino; il carro "Polar Express" di
Pianezza; il gruppo a piedi "I Clown" di Caselle; il carro "La
Diligenza" di Balangero; il carro "La Carovana" sempre di
Balangero; il carro "Gran Capo Aquila Tonante" di Vallo Canavese
con lo spettacolare gruppo di indiani; il carro "Cercasi
parcheggio anche gratis" di Chivasso; il carro "L’isola che non
c’è" dei Mastri di Rivarolo.
Alcuni dei carri presenti
erano davvero imponenti e non sono mancate le difficoltà, di
transito, nei punti più stretti del nostro centro storico.
La voglia di preparare,
altrettanto bene, anche il Carnevale del prossimo anno non ci
manca di sicuro; vedremo tutti insieme di non dimenticarcene.
Anche perché visti i risultati
delle ultime edizioni (sono ormai cinque anni che lo organizzano
la Pro Loco e l’Amministrazione Comunale, per mezzo
dell’Assessorato alla Cultura e Tempo Libero) pensiamo proprio
che sia meglio continuare su questa strada. Con questa
armonia/sintonia si può ancora migliorare.
E. Pavanati |
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pagina 10 - Notizie
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Il carnevale della scuola
materna "La Famiglia"
Tra i vari momenti di festa
che il calendario annuale propone c’è il Carnevale e anche in
questa occasione per la Scuola dell’Infanzia La Famiglia è stato
possibile portare a compimento un progetto nato l’anno scorso:
partecipare alla sfilata del nostro paese.
Il tema che i genitori hanno
scelto è stato: i Puffi.
Infatti martedì 8 febbraio,
nonostante l’influenza che ha tenuto a letto molti bimbi, la
nostra scuola ha ospitato "La Festa Muffosa".
Genitori, bimbi e insegnanti
mascherati da puffi hanno affollato il salone della scuola e il
divertimento ha fatto da padrone tra scherzi canti e balli
terminati con una copiosa merenda.
E non solo… Durante la sfilata
di Carnevale che si è svolta Domenica 6 marzo grazie a un tempo
clemente che ci ha concesso una splendida giornata di sole, i
nostri puffi a "due, tre e quattro ruote" hanno colorato le vie
di Caselle con la loro allegria.
Noi insegnanti vogliamo
ringraziare vivamente i genitori che molto amorevolmente ci
hanno aiutato confezionando i puff-cappelli sia per gli adulti
che per i bambini rendendo possibile, ancora una volta, la
collaborazione scuola-famiglia indispensabile per promuovere un
sereno rapporto tra questi due ambienti di vita.
Un particolare ringraziamento
va alla signora Franca Gemelli per aver confezionato i vestiti
delle puff-maestre e le circa 200 codine applicate sui pantaloni
dei puffi, alla Baita per aver offerto la merenda per tutti, a
Barbara Curtis per aver creato le bandierine che hanno ornato i
"mezzi di trasporto ecologici" e soprattutto a tutti coloro che
aiutandoci rendono possibili le nostre iniziative.
GRAZIE DAI VOSTRI BIMBI E DALLE
INSEGNANTI!!!
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PAGINA 11 - Pasqua
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Buona Pasqua da Don Claudio
È giusto fare festa,
scambiarci gli auguri in un periodo come il nostro? Non può
essere scambiato per un atteggiamento un po’ superficiale,
dimentico delle difficoltà che ci circondano?
Per il credente, la fede
nella Risurrezione delSignore non fa dimenticare i problemi e
la sofferenza dell’uomo; ma neppure si limita a commiserarsi o
a dibattiti spesso sterili. Nella Risurrezione diGesù il
credente vede la protesta diDio contro la morte e contro
coloro che la favoriscono, minacciando la vita.Nella
Risurrezione diCristo il credente scopre la "passione" (=amore
immenso) diDio per la vita, per la liberazione di ogni sua
creatura.
E noi siamo chiamati a
partecipare in modo responsabile a questa passione di Dio,
elevandoci sul cinismo di un certo benessere per combattere
contro tutte le forme di morte: la morte economica degli
affamati, quella politica degli oppressi, quella sociale dei
portatori di varie forme di handicap, quella fragorosa del
terrorismo e delle bombe, quella silenziosa delle
emarginazioni...
Cristo risorto ha vinto
tutto questo, in modo embrionale: il seme della risurrezione è
stato cioè seminato nella storia dell’umanità. Noi siamo
chiamati a curare questo seme, perché porti i suoi frutti.
"Voi siete lievito nuovo, siete nuove creature", ci ricorda S.
Paolo. Questa novità sostanziale deve rendersi quindi ben
visibile, deve portare i suoi frutti. La "prova" della
risurrezione non dobbiamo cercarla nel dimostrare come "il
fatto sia accaduto", ma nella capacità che ha di farci
coraggio, nel sollevarci da ogni forma di male.
"Dove si è fatto sentire il
soffio della libertà, incominciano a far male le catene".
Questo "soffio di libertà" è l’esperienza che ogni credente
può vivere, soprattutto nella Pasqua. Ma è anche l’esperienza
di ogni persona di buona volontà quando lotta, pagando spesso
di persona, contro ogni superficialità e ingiustizia, in
un’epoca in cui pessimismo e disfattismo sembrano le note
dominanti, dove sembra quasi impossibile pensare ad uno sbocco
positivo della nostra vicenda umana.
Di quanta speranza ha
bisogno anche quella fetta di umanità che vive qui in Caselle!
Sono convinto che ci sono seminatori di speranza, e non pochi.
Ma è l’impegno che vogliamo unire agli auguri, l’impegno che
dobbiamo assumerci in tanti, per crescere come comunità-
Perché nessuno, in qualsiasi situazione stia vivendo, si senta
vinto dalla disperazione, ma si senta uno di noi al suo
fianco.
Di tutto cuore, tanti Auguri
di Buona Pasqua nel Signore.
Don Claudio
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Ulivi di casa nostra
alzi la mano chi di voi sa
da dove provengono alcuni dei rami d’ulivo che la domenica
delle Palme portiamo nelle nostre case: tutti da Cipressa,
dalla Liguria? DallaToscana?
No, Viale Bona 2.
Avete capito bene, quei
rametti portatori di pace giungono dalla nostra città.
È un gentile omaggio del
signor Antonino Di Labio, che pota le sue piante in prossimità
della domenica prima di Pasqua per regalare i rami alla
comunità. Se non ci credete fermatevi davanti alla villetta,
all’inizio di Viale Bona, e potrete constatare di persona che
vi sono delle bellissime piante d’ulivo.
Il signor Antonino è una
persona molto cordiale e, a ragione, orgogliosa dei suoi
ulivi: "Mio padre aveva un uliveto a Ortona Mare, in Abruzzo.
Da bambino lo aiutavo ad accudire le piante, ho imparato da
lui a potarle, a raccoglierne i frutti, a portare le olive al
frantoio e seguire la spremitura".
Purtroppo verso la metà
degli anni cinquanta, quando l’Italia ha preso la via
dell’industrializzazione, Antonino è stato costretto a
lasciare la pace, e la fatica, della campagna. Si è arruolato
nel corpo dei Vigili del fuoco. Ha toccato per lavoro molte
città italiane, è diventato Istruttore dei Vigili del fuoco
permanenti presso la caserma delle Capannelle a Roma, poi è
approdato all’aeroporto di Caselle... e qui ha messo radici.
Ora che è in pensione può
dedicarsi a tempo pieno alla cura del giardino e dell’orto, i
cui frutti vengono trasformati dalla moglie in marmellate,
conserve, succhi, che fanno gola ai quattro nipotini.
"È successo sedici anni fa.
È stata una sfida. Ero giù al paese e mi sono chiesto perché
non provare a portare a Caselle un po’ della mia terra, in fin
dei conti in Abruzzo l’inverno non è poi tanto mite. Così ho
scelto due tipi di piante particolarmente adatte a sopportare
anche i 10° sotto zero: il leccino e il saracco."
Il signor Di Labio stacca
due foglie dagli ulivi e fa capire il perché della sua scelta:
contengono pochissima acqua.
"Due tipi di piante diverse,
ma compatibili per l’impollinazione, perché l’ulivo è un po’
come il kiwi: se c’è una pianta sola, non si avranno mai
frutti."
E sì, perché l’altra
particolarità degli ulivi di Viale Bona, è che portano olive.
"Ne raccolgo fino a
cinquanta chili! Una parte la mettiamo in salamoia, una parte
la portiamo in Abruzzo per farne olio: qui frantoi non ce ne
sono! L’olio è dorato, come quello toscano, molto nutriente e
quasi privo di acidità. Comunque molte olive le lascio sui
rami, sa per i passerotti: vedesse che festa fanno! Sembra che
si passino la notizia da quanti ne vengono!".
Il signor Antonino non
finisce di stupirci: "Sono anche un appassionato cacciatore!",
e sorride felice, mentre i suoi cani, dietro casa, abbaiano
quasi sapessero che si parla di loro.
Qui entra in gioco la
signora Di Labio, che con riservatezza afferma: "Guardi, è mio
marito che accudisce le piante in giardino, soprattutto gli
ulivi. Io ho solo imparato a mettere le olive in salamoia".
"Gli ulivi non hanno bisogno
di grandi cure, solamente un po’ di verderame sul tronco, di
un buon innesto e di una giusta potatura. Non li ho mai
protetti dal gelo, neanche il primo anno; anche se, quando li
ho piantati avevano le dimensioni di un rametto. Perché
proprio qui sta il segreto: se si vuole il frutto, oltre ad
averne due qualità, bisogna interrarli da giovani. Quelli che
vede nei giardini delle villette sono stati piantati quando
già avevano molti anni, perché è bello vederli subito grandi,
fanno una bella figura... e basta".
Quante cose sa il signor Di
Labio e con che passione le racconta. Potremmo stare qui in
giardino a chiacchierare per ore, peccato che faccia un freddo
cane, bisogna rientrare.
Aspettiamo questa benedetta
primavera, fiduciosi che presto arriverà portandoci un po’ di
tepore e quest’anno, quando la domenica delle Palme
stringerete il vostro rametto d’ulivo, ricordate che portate a
casa l’augurio di pace del signor Antonino e, nascosto tra le
foglie, un po’ di profumo d’Abruzzo.
Patrizia Bertolo
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pagina 12 - Mappano cronaca
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Un atto d’amore
Si tratta sicuramente di un autentico atto
d’amore verso il proprio comune, le proprie radici del passato.
È quello compiuto da Maria Teresa Garino, 75 anni, che ha donato
alla città di Caselle una vasta area di 4.481 metri quadrati.
L’appezzamento, per un valore stimato di circa 250 mila euro, si
trova a Mappano tra le vie don Murialdo e Giotto. La donatrice è
stata ricevuta in Comune durante l’ultimo consiglio comunale
dove, prima dell’inizio dell’assemblea del parlamentino
casellese, ha ricevuto dal sindaco Giuseppe Marsaglia
un’artistica scultura ed una pergamena come ringraziamento a una
benefattrice emerita. Un evento più unico che raro con i tempi
che corrono.
(a.p.)
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pagina 13 - Almanacco
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"Febbraio febbraietto, corto e maledetto"
Fevrè a l’è curt, ma a l’è pes d’n turc.
Febbraio è corto, ma è peggio di un turco.
Il vecchio detto è stato valido per questo
febbraio 2005.
28 mattine con la minima sotto lo ZERO, con
punte di –9,5° in due giorni: il 7 e il 27.
Dopo gli ultimi giorni di gennaio con clima
secco e belle giornate, nei primi giorni di febbraio vi è un
gran movimento in campagna per raccogliere gli stocchi del mais
che serviranno da lettiera nelle stalle. Il giorno 1 sulle
montagne vi è la "gunfia" (assemblamento di nubi sui monti) che
danno origine al Fonh che soffia da ovest e sud. Il giorno 2, la
candelora: candelora, dall’inverno siamo fora…
Per fare rima, ma è solo una rima per questo
febbraio 2005 perché il freddo non diminuisce, anzi.
Il giorno 5 spira aria molto fredda che porta
anche qualche fiocco di neve così come per il giorno 6, qualche
fiocco di neve al mattino, poi al pomeriggio si vede anche il
sole, sempre con aria molto fredda.
Il giorno 9 è il "mercu scurot" primo giorno
di Quaresima, il 10 e 11 per l’alta pressione (già fin dal
giorno 4) ritorna lo smog in città con i relativi problemi.
Il 13 fin dal primo mattino soffia il Fonh da
ovest forte anche, poi anche da nord-ovest. Anche se la giornata
è piena di sole, col vento è una brutta giornata. Il 14 di nuovo
aria fredda, la pressione è molto bassa e l’umidità anche. 38%
al mattino, le massime sono vivibili: 10-12°. Il 17 e 18 sono
giornate con 5 stelle: non una nube e la minima arriva
nuovamente a –9°.
Domenica 20 sembra debba nevicare da un
momento all’altro; nel pomeriggio la neve arriva dai monti fino
ad imbiancare la campagna di Nole. Il 21, 22 e 23 spira
nuovamente aria gelida da Nord e le massime sono basse, da 1 a
4°.
Il 22 mattinata di pieno inverno: –7° con
ghiaccio e nebbia per un leggero nevischio caduto la sera del
21. Sulle piante vi è la galaverna e nel cortile arriva un
codirosso che il pettirosso rincorre svolazzando.
Domenica 27 è una splendida giornata fino al
primo pomeriggio. La campagna è tutta priva di vegetazione. Le
previsioni meteo prevedono neve nella notte. La neve arriva
puntuale nella tarda serata fin verso le 8 del 28. La neve è
leggera per la bassa temperatura, –4°, e cresce a vista
d’occhio: 12 cm. Poi improvvisa, dalle 8 alle 9,30, soffia una
tormenta da Nord-Est che spazza la neve dai punti più alti per
lasciarla depositare nei punti bassi.
Così la stradina in terra battuta che porta
alla cascina è quasi pulita e si posano a frotte i fringuelli in
cerca di cibo e si involano ad un metro, due dalla macchina. In
campagna, nei punti scoperti, sono tante le allodole in cerca,
anche loro, di cibo. Le cornacchie invece, molto robuste,
piantano il robusto becco negli stocchi di mais. La massima
rimane a ZERO gradi.
Da martedì 1 marzo, inizia climatologicamente
la primavera. Facendo quindi due calcoli questo inverno
2004-2005 (1 dicembre 2004-28 febbraio 2005) è stato molto, ma
molto scarso di precipitazioni: 55 mm appena tra pioggia e neve
fusa, inferiore quasi la metà dell’inverno 2002-2003: 92 mm che
diede poi origine a una siccità estiva molto pesante.
A Balme la neve nel mese di febbraio ha
raggiunto i 33 cm.
Luigi Chiabotto
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Tra nutria e "fiocchi di cotone"
Nel numero scorso scrivendo della nutria,
come un nuovo animale in campagna, ci siamo ricordati che anche
la minilepre è da pochi anni nelle nostre campagne. Anche questo
animale è stato importato in provincia di Torino nei boschi
lungo il torrente Pellice (Pinerolese) e poi si è diffuso
ovunque.
Simpatico erbivoro, denominato "cottontail"
per il sotto coda bianco (fiocco di cotone), molto prolifico,
capace di scatti improvvisi come di bruschi arresti; scappa zig
zagando per brevi tratti di strada. Di giorno preferisce gli
sporchi, per uscire di sera nei prati a mangiare erba tenera.
Paga un grosso prezzo all’alimentazione della
volpe e i cuccioli ai gatti che girovagano in campagna.
Fa impazzire il cane del cacciatore e la
schioppettata non è delle più facili. Buona in cucina.
Ritornando alla nutria, abbiamo approfondito
il discorso, incontrando dal parrucchiere il geom. Mario
Pecchiura. Dopo lo scritto avevamo avuto il dubbio di averlo
visto in cattività questo animale, ma ormai è passato mezzo
secolo.
Infatti il geom. Pecchiura ci ha detto che
alla cascina Vanicola di Strada Leinì, con il fratello "Tonin"
nostro grande amico, deceduto proprio in questi giorni nel 1989,
era andato a prenderne una coppia a Roma a cavallo tra gli anni
40-50 e dopo un viaggio avventuroso in treno, era arrivato a
Caselle.
Ci ha confermato il pregio della pelliccia,
quella a ridosso del corpo, sono due veli di pelliccia: una
esterna non pregiata e quella interna pregiata. Ci ha anche
detto di essere dei grandi nuotatori con le zampe posteriori
palmate per nuotare meglio e che le femmine allattano i cuccioli
mentre nuotano perché dotate dell’apparato mammario a ridosso
della colonna vertebrale.
Loro li cucinavano, dopo aver tolto la
pelliccia. La pelle, non di facile lavorazione, perché bisogna
dividerla forse è quello che ha fatto liberare gli animali.
Sicuramente quella che abbiamo visto noi non
arrivava dalla "Vanicola" perché sono ormai troppi anni che
l’allevamento là è cessato.
Elleci
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meteo
nostro
Osservazioni effettuate
a Caselle Torinese
Cascina Gallo Grosso
(262 m. lm.)
A cura di
Luigi Chiabotto |
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FEBBRAIO 2005
- Temperatura minima: -9,5° i giorni 7 e 27
- Temperatura minima più alta: -1° il giorno 5
- Temperatura minima media del mese: -6,19°
- Temperatura massima: 12° i giorni 1,3,11 e 13
- Temperatura massima più bassa: -1° il giorno 5
- Temperatura massima media del mese: 0,175°
- Giorni con temperatura minima di ZERO o meno gradi:
28
- Giorni con temperatura massima di 10 o più gradi: 6
- Giorni con pioggia o neve: 1 - Totale 12 cm. di neve
- Totale pioggia e neve fusa nel mese: mm. 10
- Giorni senza sole: 3
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Pioggia e neve fusa di questo mese,
media dal 1980 : 40,61 mm.
- Giorni senza sole: 4
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FEBBRAIO 2004
- Temperatura minima media del mese: -2,26°
- Temperatura massima media del mese: 8,21°
- Temperatura media del mese : 2,98°
- Giorni con pioggia o neve: 5
- Totale pioggia e neve fusa: mm. 109
- Giorni senza sole: 4
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pagina 14 - Notizie
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Leggero?
Parte un progetto per ridurre gli imballaggi
La soluzione nella gestione dei rifiuti da
imballaggi? Ridurli, semplicemente.
È questa l’eco-rivoluzione alla base di
Riducimballi – Negozi Leggeri, progetto nato a Bergamo e ora
migrato nell’hinterland torinese, grazie all’Ecoistituto del
Piemonte e al contributo della Provincia di Torino, delle città
di Collegno, Venaria e Quincinetto e dei due consorzi Seta e
CIDIU.
Si tratta di un’iniziativa innovativa che
mira alla sostenibilità ambientale attraverso la riduzione di
rifiuti da imballaggi, in un’Italia che è al secondo posto in
Europa per loro produzione procapite. Il progetto parte a
gennaio col settore dei detersivi e andrà avanti nei prossimi
cinque anni ampliando l’offerta di prodotti disimballati.
In pratica, l’idea vincente sta nel mutare le
sorti del recipiente: non più elemento usa e getta, ma oggetto
da ri-utilizzare ciclicamente, riempito di nuovo prodotto.
"I clienti non dovranno fare altro che
recarsi con i flaconi vuoti nei cosiddetti Negozi Leggeri, dove
troveranno distributori fissi di detersivi ecologici alla spina,
e lì farseli riempire – spiega Cinzia Vaccaneo, responsabile del
progetto e referente rifiuti dell’Ecoistituto del Piemonte –. O,
in alternativa, potranno sfruttare il passaggio casa per casa di
un furgone erogatore che arriverà nelle zone sprovviste di
negozi, servendo anche anziani e disabili". Il furgone –
completamente inventato, progettato e costruito dall’azienda
bergamasca Allegrini – è dotato di un sofisticato impianto di
erogazione comandato da un computer: l’operatore inserisce
flaconi e codice del cliente, un sensore ottico rileva la
presenza del recipiente e lo riempie automaticamente. Il
sistema, infine, calcola il peso del prodotto erogato ed emette
lo scontrino fiscale. Vincitore nel ’99 del premio Regione
Lombardia per ‘l’innovazione che consente la riduzione di
rifiuti da imballaggio, l’ecofurgone ha circolato per circa
quattro anni in provincia di Bergamo, passando una volta al mese
a casa degli entusiasti clienti ‘disimballati’ (ben il 30% del
totale), e si è ora trasferito in tre Comuni del torinese:
Collegno, Venaria e Quincinetto. "L’iniziativa parte da queste
tre realtà locali, ma l’intenzione è quella di farla crescere,
sia territorialmente sia come offerta merceologica, spiega in
conferenza stampa Angela Massaglia, assessore all’ambiente della
Provincia di Torino.
In primavera ai detersivi si aggiungerà un
nuovo prodotto, scelto in base alle esigenze dei cittadini, fino
ad arrivare ad un’offerta che vada dall’acqua ai legumi sfusi.
"L’obiettivo è quello di creare un vero e proprio franchising di
negozi completamente disimballati – continua Cinzia Vaccaneo –
da realizzare nei prossimi cinque anni, al fine di
commercializzare i prodotti garantendo la reale esistenza di un
sistema chiuso a livello produttivo". Per poi arrivare a
coinvolgere nell’iniziativa varie altre realtà, dalle Scuole
Leggere ai Comuni Leggeri.
Riduzione come unica soluzione possibile: per
un progetto che richiede l’impegno di cittadini, aziende e
amministrazioni insieme, per puntare alla sostenibilità
ambientale promuovendo ovunque una nuova mentalità di consumo ed
acquisto sostenibili. "Fondamentale è allora che i clienti
conoscano i risultati positivi delle loro scelte – conclude
Vaccaneo –, che sono sì ambientali, ma anche economici: perché
acquistando i detersivi alla spina si può risparmiare
l’equivalente del costo del contenitore e del confezionamento.
Alla sostenibilità ambientale si associa dunque anche quella
economica". Che l’eco-rivoluzione abbia inizio.
A.M.
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Pagina 15 - Arte & Cultura
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I sei delle Valli di Lanzo
Negli anni trenta del secolo appena
trascorso, un gruppo di amici, di artisti, uniti nel profondo
amore per la pittura, formò nella borghese Torino, l’ormai
famosissimo movimento o meglio gruppo dei "Sei di Torino".
Chessa, Levi, Boswell, Galante, Menzio e Paolucci, costituirono
un gruppo di respiro internazionale, in un periodo in cui la
Parigi artistica spopolava con i vari Picasso, Braque e Matisse.
Oggi anche il Canavese, ma soprattutto le
Valli di Lanzo, terre montane, essenziali, ma colme di cultura,
tradizione, fucina d’artisti, hanno il loro gruppo, il loro
movimento artistico.
"I Sei delle Valli di Lanzo", questo il nome
del gruppo d’artisti che ha esposto dal 19 febbraio al 6 marzo,
nella piccola ma graziosissima saletta espositiva messa a
disposizione dalla storica Tipografia Curcio di Borgaro
Torinese, conosciuta nel mondo artistico locale per gli
innumerevoli pieghevoli confezionati per i più svariati artisti
del territorio.
Mario Balma, Giuliano Brunetto, Franco
Cariani, Riccardo Chiara, per la pittura e Ignazio Gindri e
Bruno Mantovani per la scultura, compongono questo nutrito e
vario gruppo d’artisti che ha superato anche le barriere del
nostro Piemonte, riuscendo a portare questo loro variopinto e
originale messaggio culturale anche in altre regioni, approdando
a Parma e a Milano.
Mario Balma di Balangero, con dipinti a
tecnica mista di carattere informale, è riuscito ad elaborare
rilievi polimaterici ricchi di suggestioni. Giuliano Brunetto
lanzese di Oviglia, dipinge, conferendo ai suoi quadri una
particolare intimità, con un sapiente uso della luce. Franco
Cariani di Balangero, materializza i silenzi dell’esistenza con
una pittura surrealista e classicheggiante con reminescenze
preistoriche, ricordi rupestri di antiche etnie. Riccardo Chiara
di Robassomero, dopo trascorsi fotografici, passa a dipingere.
Le sue sono opere precise, paesaggi naturalisti e urbani, fedeli
ai suoi occhi. Ignazio Gindri di Lanzo è uno scultore del ferro,
modella abilmente, piegandola ai suoi voleri, la dura materia,
fatta spesso con oggetti di recupero. Infine il casellese Bruno
Mantovani, pittore e incisore di vetri e cristalli, presenta in
mostra preziose incisioni su cristallo dove l’amore per la
figura femminile è esaltata nelle sue grazie vitree e
trasparenti.
Sei piemontesi, uniti nell’arte, in una linea
culturale ricca di passione per le proprie tradizioni, in un
unico pensiero artistico, l’amore per le arti, quello che ha
fatto incontrare e unire i "Sei delle Valli di Lanzo".
Franco Campora
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Valenti e le sue scarpe
scolpite
L’acquisto delle scarpe va ben al di là della
pura necessità e della comodità: ogni donna possiede più scarpe
che altri capi di abbigliamento, ben sapendo che il piede non
ingrassa e se una gonna o un pantalone non sopportano qualche
chilo in più, la scarpa al contrario sarà sempre calzabile.
Non è così per quelle create da Ermanno
Valenti che ha portato all’estremo il piacere di avere una
scarpa non da indossare ma solamente da collezionare, prima di
tutto perché è realizzata in legno e non secondariamente perché
ha soppresso "motu proprio" la comoda e consolidata abitudine
della produzione in coppia, proponendone arbitrariamente una
sola, destra o sinistra, con un occhio attento alla "par
condicio".
È una scarpa senza tempo quella di Valenti,
si promuove come oggetto di meditazione con la sua artificiosa
grazia di levigato legno di tiglio adorno di cuciture. Non è un
aspetto secondario la realizzazione dell’idea; la costruzione
con il legno degli oggetti che di volta in volta stimolano lo
scultore, non nasce da abilità improvvisata, ma da una lunga
esperienza di lavoro e conoscenza dei materiali.Complessità di
conoscenza per attuare incastri, incollaggi, scavi, levigature e
poter spaziare con forme e sitazioni diverse che sempre vanno al
di là del semplice artigianato.
Le sue sculture, che oggi hanno per tema le
calzature, non sono sterili riproduzioni, ma tentativo
(riuscito) di evocare atmosfere, sia con pezzi singoli, scarpe
maschili e femminili che sanno di viaggiato, sia con
composizioni dal sapore metafisico attuate con scarponcini a
riposo legati a degli sci, o piantati nella neve, o appoggiati
ad una porzione di parete e di palchetto, sapientemente
evocativi, come anche i piccoli zoccoli appoggiati al
contemporaneo triciclo di legno rigorosamente riprodotto da un
modello d’epoca.
Ha l’abilità di farci percorrere lo spazio e
il tempo con delle tracce di scarpe nella sabbia prima di essere
tolte marcando l’impronta successiva del piede nudo, condensando
l’episodio in un artificioso pannello ligneo.
La maestria di Valenti è nel caricare di
significato anche il più piccolo oggetto di sua creazione, nel
richiamare memorie, nell’evocare ricordi, con il più duttile e
nello stesso tempo nobile materiale che è il legno.
Domenico Musci |
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pagina 17 - Arte e cultura
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Pizzeria "Il Portico"
Per apprezzare meglio le cose di casa
nostra abbiamo sovente bisogno di conferme dall’estero
come avviene in questi giorni con la pubblicazione di
un’indagine sulla pizza da parte dell’autorevole European
Journal of Nutrition che annuncia benefici cardiovascolari
ai consumatori abituali: "La pizza è nutrizionalmente
molto equilibrata e fornisce soprattutto carboidrati
complessi; inoltre il pomodoro contiene licopene, un
potente antiossidante".
Non avevano bisogno di queste conferme
i giovani imprenditori del "Portico" che hanno mietuto
consensi in Caselle fin dal lontano 1966 nella loro prima
sede di via Gibellini divenuta ben presto esigua alle loro
necessità, tanto da investire nell’attuale locale poco
distante dal primo. Finito di ristrutturare nel 2002 è
risultato un ambiente raffinato con recupero di ambienti
storici; ne sono testimoni il gran muro a vista con pietre
di fiume a lisca di pesce, che indica un’origine
medioevale e un altro salone con una serie di archi in
mattoni che danno un caldo tono all’insieme.
I protagonisti sono i collaudati
fratelli Cesarano: Roberto in cucina, Salvatore in sala e
Ferdinando D’Amato specialista in pizze, con il buon aiuto
di Cristina in cucina e Rosanna in sala. Nomi e
ingredienti di pizze sono troppo ovvie per essere
elencate, precisando che la "mediterranea" assunta a
denominazione di origine controllata deve pregiarsi della
mozzarella di bufala anche se più acquosa e difficile da
trattare, i pomodori devono essere ciliegino e non deve
mancare la foglia di basilico. Una proposta nuova è
rappresentata dagli ingredienti salsiccia e friarielli,
tipici broccoli napoletani. Una soddisfazione del
pizzaiolo è la pizza al metro che sembra aggiungere
convivialità alla tavolata, oltre al tipo di pasta diversa
che risulta più spessa e quindi ha una cottura diversa.
Come se non bastasse interviene un
gioco con i clienti che possono inventarsi abbinamenti di
ingredienti a loro piacere.
Diverso è per la fresca cucina di pesce
dove il menù è creato dal mercato ogni giorno in base alla
disponibilità, niente da stupirsi se i piatti cambiano
tutti i giorni e una lavagna riporta il menù aggiornato.
Così la pasta fresca di Gragnano può arricchirsi di
vongole e zucchini o carciofi nella forma di fusilli, o la
straordinaria pasta "calamarata" si riempie del soffritto
di aglio e ciliegino e gamberi sgusciati, mentre sempre
richieste sono le linguine all’astice e il classico
risotto ai frutti di mare.
Fantasioso e vario risulta con l’ottica
della disponibilità giornaliera anche il fritto misto di
pescato nazionale e particolarmente ricca la grigliata
mista con crostacei, spigole, orate, pesce spada,
calamari. Con il principio che il pesce mantenga il suo
sapore e non venga traviato da salse coprenti, si cucina
il branzino al cartoccio o al sale, le gallinelle in
umido, il sautè ai frutti di mare in cui vongole, cozze,
fasolari, tartufi vengono cotti nella loro acqua con
pomodori freschi.
L’affabilità dell’accoglienza, il modo
fresco e genuino di cucinare ha allargato notevolmente la
clientela al territorio circostante, compreso il
capoluogo, con il semplice passaparola, tanto da
inventarsi un locale staccato per accontentare la
clientela della pizza da asporto per ridurre tempi di
attesa e soddisfare il sempre maggior numero di clienti.
Domenico Musci
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