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Maggio 2005

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Editoriale

Caselle e...

Per la terza volta Caselle si presenta proponendo una nuova edizione della Sagra del Salame di Turgia. Ma questa è un’occasione diversa.

Basta soffermarsi sul titolo della manifestazione: "Conosciamoci attraverso i sapori" per capire che stiamo andando verso tutta un’altra storia.

Il cibo è cultura, il cibo è radici e, al di là del fatto che negli ultimi tempi s’è persino esagerato un filino nel coltivare il buon mangiare e il ben bere, non si può non convenire con Carlin Petrini, "deus ex machina" di "Slow Food" che è la strada per poter provare a riunire una globalizzazione virtuosa e una conservazione necessaria.

Lo sappiamo bene che stiamo andando troppo in fretta, che questi anni "turbo" ci stanno portando verso uno sviluppo che non è più sostenibile.

Nella ricerca vana del benessere totale e totalizzante stiamo accumulando una serie di malesseri.

Ma che sapore ha la nostra vita?

Difficile dirlo. Siamo le generazioni dei "22 gradi garantiti". Sempre.

Giornate vissute dentro a una centrifuga non ci permettono di uscire dal vortice e ci spinge verso pasti precotti e surgelati. Che gusto hanno? Buono, non trovi?

Il problema è che non c’è tempo, non c’è più tempo. Per nulla.

Figurati per cucinare.

Abbiamo avuto secoli di fame. Secoli in cui cacciar le gambe sotto ad un tavolo è stato un lusso e un sogno, tanto che non è facile immaginare quanti si ribaltino nelle tombe all’idea che in Italia ci sia qualcuno che possa arrivare a rifiutare il cibo.

Siamo i primi d’una scia lunga tremila anni a permetterci di poter sostituire la parola fame con quella che suona appetito, e c’è una bella differenza.

Ma ci arriviamo con le papille gustative azzerate, senza più la capacità percettiva di sentire nettamente le differenze, senza più la capacità di apprezzarle le differenze.

L’omologazione, l’omogeneizzazione produce anche questo.

La qualità media dei vini è cresciuta notevolmente rispetto a trent’anni fa, dove esistevano soltanto due tipi: "col bon" e "col gram". Adesso quello cattivo pare sparito, anche se il sospetto è più d’uno che te lo rifilino sotto altre forme. Quanti sono i bianchi fruttati fino a stordire? Quanti i rossi modificati? Spesso, che sia Cabernet, Sauvignon e compagnia ti sembra di bere lo stesso vino.

Dicono "affinato in barrique", ma al di là di qualcuno inarrivabile come Elio Altare alla Morra, per altri è stato lo sdoganamento d’un doping.

Il grande Barolo Mascarello – che la terra gli sia lieve – aveva creato delle etichette sulle quali aveva manifestato tutto il suo disappunto politico, enologico e non.

"No barrique" urlava il grande vecchio del barolo e aveva ragione, perché a me sa che anche a noi sta succedendo d’essere infilati in una botte per un periodo "d’affinamento".

Tutto in apparenza è melassa che cola. Tutto è buono, tutto sta andando benissimo.

Anche se sai che non c’è stato un tempo più basso e scorretto da che è iniziata l’era "del politicamente corretto."

L’unica cultura accettata è quella dell’avere, ora: subito. E se gli ultimi discorsi del cardinale Ratzinger si sono scagliati contro tutti gli "ismi" della nostra storia ultima, sono stati un po’ mitigati da ciò che Benedetto XVI ha poi detto, nessuno può escludere che la nostra era sia quella dell’"io". E basta.

Uno come il Marco Ranzani di Radio Deejay fa ridere, ma c’è una parte di Ranzani in ognuno di noi. E forse ci fa ridere per questo. Come Fantozzi anni fa.

Ecco perché quello che parte da Caselle è un messaggio giusto: conosciamoci attraverso i sapori.

I sapori della vita (anche se non sono sempre quelli che vorremmo), i profumi degli altri: la conoscenza non è dolore, è arricchimento: è la possibilità di tornare a fare insieme.

Ciò che un appuntamento come "Terra Madre", quello che Torino ospitò facendo incontrare tutti i contadini del mondo, è stato epocale e ha detto che la strada per arrivare ad avere un mondo migliore, economicamente sostenuto e sostenibile, passa attraverso l’azzeramento delle fami e il benessere conseguito attraverso un mercato equo.

Sfruttiamo quindi l’occasione della Sagra che la nostra città propone: sarebbe miope affermare che sa solo di Salame di Turgia.

Lui, il nostro "salame dagli occhi languidi" rappresenta e bene il nostro passato e il nostro possibile futuro, ma questa è una festa che ha un gusto diverso: sa di buono.

Porta in sé la speranza che attraverso la conoscenza delle tradizioni ci sia un’innovazione compatibile. Porta in sé la speranza che la gente torni ad appropriarsi del tempo e degli spazi, per tornare a parlarsi.

Per conoscere il sapore degli altri.

Per assaporare ciò che gli altri ci permettono di conoscere.

Elis Calegari

 

"Slow Food" sbarca a Caselle

Un segno del destino?

Giuseppe Clementino è il nuovo fiduciario di zona

Proprio ora che Caselle cerca di rinascere e di "rifarsi il trucco", prendendo a prestito quanto detto dall’Assesore al commercio, incamminandosi sulla via dell’enogastronomia, il Fato ha voluto che il nuovo Fiduciario Slow Food della Condotta di Ciriè e Valli di Lanzo fosse casellese.

La nomina è freschissima, tanto che il neo eletto, Giuseppe Clementino, si è stupito per la richiesta di un’intervista da parte del nostro giornale: "Solo due giorni fa non avevo ancora ricevuto la comunicazione ufficiale dalla sede centrale, perciò mi stupisce che la voce si sia già sparsa!"

Giuseppe Clementino è comunque molto contento della nomina e già sta pensando ai programmi futuri.

Nato nella campagna dell’Irpinia, approda a Caselle nel 1970, dove vive tutt’ora con la moglie, salvo una breve parentesi borgarese: Casellese a tutti gli effetti, dunque!

Gli è sempre piaciuto mangiare e bere bene, perciò si iscrive, alla fine degli anni ’80 all’allora ARCIGOLA, poi diventata Slow Food.

"Il mio predecessore, Gianni Reviglio, aveva stabilito la sede dell’associazione nella sua enoteca a Ciriè. Io sono un dipendente, non possiedo quindi un ufficio mio, ma un mio caro amico mi ha messo a disposizione per i primi tempi un suo locale in Via Roma, qui a Caselle.

Ho avuto anche altri inviti, perché la mia intenzione più ferma è proprio quella di lavorare per la mia città, cominciando a spostare qui la sede.

Caselle deve diventare un punto di riferimento sia come recapito postale, che come luogo di convegni, manifestazioni, incontri.

È un discorso appena partito, ma già in piena corsa. Per la Sagra di maggio alcune iniziative dello Slow Food erano già state progettate da Gianni Reviglio, dato che la mia nomina è avvenuta pochi giorni fa, perciò ho ereditato alcune cose già definite; comunque ho contribuito a cercare produttori di vini e formaggi, categoria un po’ carente nella prossima sagra. Parteciperò alla conferenza stampa di presentazione e terrò una relazione al convegno previsto, perché mi sembra giusto far sentire la voce dello Slow Food che avrà anche uno stand in piazza Boschiassi, domenica 22 maggio".

Non ci resta che augurargli "buon lavoro", augurio che si rifletterà anche sulla nostra piccola grande città.

Patrizia Bertolo

 

All’interno:

• da pag. 3 a pag. 8: percorsi e protagonisti... gustosi!

• pag. 17: tutto il programma del maggio mappanese

 

 

 

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Programma Sagra culturale ed enogastronomica "Conosciamoci attraverso i sapori"

Caselle Torinese punto di partenza
per la scoperta dei sapori locali e mondiali

Dal 17 maggio al 22 maggio 2005

Amministrazione Comunale di Caselle Torinese - Patrocinio della Presidenza della Provincia di
Torino e della Presidenza della Regione Piemonte

Da martedì 17 maggio
a domenica 22 maggio

Mostre a tema a cura delle associazioni locali
e multietniche.

Giovedì 19 e venerdì 20 maggio

Degustazioni al pubblico presso i portici
di Palazzo Mosca e cene con menù a tema
anche etnico presso i ristoratori locali.

Giovedì 19 maggio

Alle ore 10,00 presso la Sala F.lli Cervi
via Mazzini n. 60 convegno rivolto ai bambini delle classi quinte delle scuole elementari
di Caselle T.se con la loro partecipazione
attraverso elaborati sul tema:
"SOCIETÀ MULTIETNICA:
CIBO VEICOLO DI UNIONE NEL MONDO".

Interverranno:

Dott. Paolo Bertolone

Storico Enogastromico A.S.A.;

Elis Calegari

Direttore Responsabile Mensile "Cose Nostre":

Prof.ssa Maria Costantino

Dirigente Scolastico Circolo Didattico
di Caselle Torinese;

Clivio Leone

Fiduciario A.M.I.R.A. Torino
e Consigliere Nazionale

Paolo Gremo

Assessore ai Progetti di Sviluppo delle Attività Produttive della Città di Caselle Torinese.

Party finale con cibi della "buona salute".

Sabato 21 e domenica 22 maggio

Chiesa dei Battuti:

Mostra "I 60 ANNI DALLA RESISTENZA".

Sabato 21 maggio

Alle ore 17,00 presso la Sala Polifunzionale
"Fratelli Cervi" di via Mazzini 60 meeting

di notevole interesse avente come tema
"SOCIETÀ MULTIETNICA:
ENOGASTRONOMIA VEICOLO
DI UNIONE TRA I POPOLI"
con la partecipazione di:

Elis Calegari

Direttore Responsabile Mensile "Cose Nostre"

Moderatore;

Giuseppe Marsaglia Cagnola

Sindaco della Città di Caselle Torinese:

Dott. Paolo Bertolone

Storico Enogastromico A.S.A.;

Sante Biondi

Vice Fiduciario A.M.I.R.A. Torino

Prof.ssa Maria Costantino

Dirigente Scolastico Circolo Didattico
di Caselle Torinese;

Dott.ssa Elena Di Bella

Dirigente Servizio Attività Produttive
della Provincia di Torino;

Clivio Leone

Fiduciario A.M.I.R.A. Torino
e Consigliere Nazionale;

Dott. Safran Mansour
Referente Associazione Italo-Araba Petra;

Pilar Yenque

Responsabile Associazione America Latina;

Paolo Gremo

Assessore ai Progetti di Sviluppo delle Attività Produttive della Città di Caselle Torinese.

Al convegno seguirà rinfresco a tema.

Domenica 22 maggio

Nel centro storico, totalmente
chiuso al traffico, saranno dislocate:

-isole di promozione enogastronomica locale
e di prodotti tipici inseriti nel "Paniere"
della Provincia di Torino;

-stand per la promozione e vendita di prodotti enogastronomici multietnici, con possibilità
di somministrazione dei cibi;

-spettacoli e trattenimenti, a cura
delle Associazioni Multietniche che potranno contemporaneamente esporre e vendere
produzioni tipiche alimentari e non.

Piazza Boschiassi:

-Punto informativo.

-Stand Assessorato all’Agricoltura
della Provincia di Torino.

-Punto di partenza per visita guidata
alle cascine locali.

-Confraternita del "Salam d’la turgia".

-Raduno della Confraternite con stand espositivi.

-Punto di partenza per passeggiate
nel centro storico per i bambini su asinelli.

Portici Palazzo Mosca:

-Mostra "IL FASCINO DELL’INDIA".

Palatenda del Prato Fiera:

-Mercatino dei produttori degli alimenti
facenti parte del "Paniere dei Prodotti Tipici
della Provincia di Torino".

-Raduno dei "CASELLE D’ITALIA",
Comuni e Frazioni denominati "CASELLE"
provenienti da tutta l’Italia, con esposizione di
documenti informativi e prodotti delle loro terre.

-I Piccoli Cuochi con le loro prelibatezze.

Area circostante il Palatenda:

-Dimostrazioni di mungitura e preliminari
di produzione del formaggio.

-"TUTTI IN SELLA!" – passeggiate a cavallo per bambini e adulti con istruttore.

Per ulteriori dettagli e per conoscere orari
degli spettacoli e di inaugurazione
delle mostre consultare il sito
www.comune.caselle-torinese.to.it oppure
chiamare l’Ufficio Relazioni con il Pubblico della Città di Caselle T.se al n. 011.9964102

 
 

 

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Il significato della sei giorni casellese

Per capire l’importanza del significato della giornata che la nostra città dedica al conoscersi mediante i sapori, bisogna pensare a cosa è stata, e a cosa sarà Caselle.

Che cosa è stata se lo ricordano in pochi.

Spesso e volentieri, negli ultimi decenni del ventesimo secolo, Caselle è stata un aereoplanino sulla carta geografica: tra l’essere l’aeroporto della città o la città dell’aeroporto c’è una bella differenza, e noi siamo stati esattamente la seconda cosa. Dieci secoli di storia sono diventati un aereoplanino su una carta, a dirci che senza scalo e senza pista non saremmo nemmeno stati menzionabili.

Del resto, che c’era di menzionabile da noi ? Monumenti ? Attrattive particolari ?

L’aeroporto e basta.

Della nostra storia, nulla. Dell’esserci fin dai tempi della "centuria casellensis", di quanto abbiamo saputo fare con la carta e per la carta da Joanes Fabri in poi, nulla. E sì che se uno visita il British Museum di Londra e va nelle sale dedicate a carta e stampa percepisce qual era la nostra importanza europea nel periodo coevo a Fabri.

Sì, eravamo sullo stesso piano di Fabriano, ma non ce l’abbiamo fatta a rimanere e diventare Fabriano.

Ci è successo quello che troppo spesso è capitato a Torino, dove le cose sono nate per poi emigrare. Lasciando un vuoto difficile da colmare.

Così s’è persa la nostra vocazione primaria e siamo rimasti sospesi tra agricoltura e industria, senza un carattere definito e preciso. Senza tornare ad avere un prodotto che ci contraddistinguesse dagli altri.

Poi, la connotazione rurale è via via scemata, al pari di quella industriale.

I nostri prati e campi avevano però un pregio enorme: erano in piano, senza declivi e sono risultati splendidi per essere rapiti e riconvertiti dall’edilizia, tant’è che per un certo periodo Caselle è stata, come molti altri centri della prima e della seconda cintura torinese, un dormitorio.

Anche noi legati a "mamma Fiat", anche noi con le auto dei dipendenti da vendere e comprare "di sei mesi"; e il famoso "indotto" aveva belle tracce anche da noi.

Il boom obnubilava e ottundeva, era la madre dalle grandi mammelle inesauribili e sempre pronte a darsi.

Perché cercarsi e provare a darsi una struttura ? Tanto sembrava che non ci fosse altra strada oltre all’inurbamento, al fagocitante avvicinamento ad una Torino che sembrava dover diventare sempre più grande.

Adesso sappiamo solo che è cambiato tutto, che era un contratto a tempo e che le regole non erano quelle da noi immaginate per il sempiterno.

Ritrovarsi vuoti, senza iniziative proprio quando sta per cominciare la battaglia per la sopravvivenza (oh yes, sopravvivenza e non è roba da cassandre prevederlo...) non è una condizione invidiabile.

In più se la fretta di costruire ha fatto sì che la crescita fosse piuttosto disordinata, senza un vero piano urbanistico, senza che Caselle crescesse per i suoi abitanti, ci si ritrova tra le mani una città cresciuta come certi figli, frutto di genitori distratti.

Da quando ci è stato fatto capire che l’unica certezza che la nostra terra aveva davanti era l’incertezza, stiamo provando ad attrezzarci per il futuro.

E non è facile farlo da spogliati, spogliati d’identità e tradizioni.

Ecco perché è una gran cosa provare a cercare il nostro futuro attraverso il recupero del nostro passato.

A qualcuno può non piacere che per farlo si parta dal salame di turgia. Convengo e l’ho già scritto che il nome è ruvido, sa di campagna vera, quella che ha la terra bassa e fa i conti con gli odori forti.

Avessimo champagne e caviale, barolo e trifole da promuovere la vedrei persino un po’ più facile anch’io.

Ma tant’è. Abbiamo il salame di turgia che ci rappresenta: un prodotto che se ci si pensa bene è come noi. È schietto e sincero come le nostre esistenze; ha un sapore netto e definito diverso da quello che la globalizzazione impone a tanti altri insaccati; non è falso, è duttile come pochi perchè è buono crudo o cotto, si presta a mille interpretazioni e visitazioni, ed è umile. Umile perché sa da dove viene, dalle mucche a fine carriera, come dice Domenico Musci, e sa che deve presentarsi per quel che è.

Ho scritto mesi fa che si porta appresso lo sguardo illanguidito degli animali da cui proviene, placidi e stupendi nella loro semplicità: è un salame dagli occhi languidi e mi piace per questo.

Ma sarebbe miope, non realistico pensare che il nostro futuro si può impostare su un unico prodotto, seppur sempre più affermato e di qualità eccellente.

L’idea che l’Amministrazione Comunale abbia inteso integrare la Sagra con un’operazione più ampia – conoscersi attraverso i sapori – indica una strada decisamente più percorribile.

Se Caselle riesce a raccogliere il testimone, a prolungare il discorso che Carlin Petrini ha fatto e farà con "Terra Madre" allora daremo un senso ulteriore alle nostre cose.

Mostrare quanto sappiamo fare, porgere solo i nostri prodotti gastronomici alla lunga stanca.

Occorre creare qualcosa perché questo qualcosa resti.

L’uomo ha bisogno del cibo, ma in questi tempi, pur paradossalmente, sembra che anche il cibo abbia bisogno dell’uomo.

Ne ha bisogno per provare a sfuggire all’omologazione e l’omogeneizzazione.

Ma il cibo deve rimanere il mezzo e non il fine di tanti discorsi. Se no diventa un totem e torna ad essere privilegio di pochi, roba da élite.

Con il cibo, attraverso il cibo, possono passare i discorsi legati all’ecologia, alla tutela dell’ambiente, alla sostenibilità dello sviluppo, alla salvaguardia delle diversità e delle tradizioni.

E solo se la gente si parla e si conosce, attorno ad un tavolo, c’è la possibilità che questo si realizzi.

Come Carlin Petrini ha affermato in una recente intervista, è possibile coniugare la piccola realtà locale con una globalizzazione virtuosa, cercando "un’onesta voluttà" e rifuggendo la "crapula" che oggi i media tentano di rifilarci.

Il salame di turgia, con la sua schiettezza che va via via sempre più affermandosi, può essere il punto di partenza, il grimaldello che può permetterci di aprire la porta sul nostro futuro.

È il mezzo per radunare gente, per permettere di conoscere e di conoscersi.

Ipotizzare una Caselle che sia promotrice di eventi, capace di prolungare percorsi e discorsi può sembrare utopico.

Ma senza la capacità di osare, di provare a mutare schemi, continueremo a perpetuare un ruolo che non ci deve appartenere: noi senza cuore e senza idee.

Noi un aereoplanino bianco perso sulla carta geografica, con la vita che ha deciso di percorrere irrimediabilmente altre rotte.

Elis Calegari

 

Terra Madre: ma da dove nasce questo progetto e che cosa si propone?

Evoca il concetto di terra intesa come madre e divinità, e introduce a seguito dell’Incontro a livello internazionale tra le Comunità del Cibo tenutosi a Torino dal 20 al 23 ottobre 2004 un nuovo attore nel campo della produzione alimentare. La Comunità del Cibo, una definizione nuova, ma dalle radici antiche, che rimanda a una filiera allungata, dai selezionatori di sementi e razze ai contadini, dai distributori ai dettaglianti, a chi quotidianamente vive con la terra. È infatti di tutte queste abilità e di tutte queste figure professionali che ha bisogno il cibo di qualità per essere prodotto, distribuito e consumato, per essere risorsa economica, ambientale, sociale e culturale. Il futuro dell’agricoltura e del cibo, e quindi dell’umanità, è nelle mani di tante persone dalle diverse, ma concatenate, esperienze: cuochi, promotori, agricoltori, pescatori, raccoglitori di prodotti spontanei, allevatori.

Terra Madre è il luogo in cui le comunità del cibo si riuniscono, si incontrano, si scambiano esperienze e comunicano il loro saper fare, per cercare di arricchire il proprio bagaglio culturale. Ognuna di esse da qualche cosa ad un’altra e da questa, al tempo stesso, riceve.

Terra Madre è il luogo in cui i grandi temi che preoccupano oggi tutti i produttori di cibo verranno dibattuti ed esaminati: biodiversità, fame, povertà, acqua, sostenibilità, tecnologie tradizionali, educazione alimentare, agricoltura biologica, ruolo delle donne, legami tra sviluppo delle economie rurali e prevenzione dei conflitti. Ma rientra anche il momento per discutere di temi specifici, di trattare argomenti legati a determinati territori, produzioni, tecniche, mercati e così via.

Terra Madre è il luogo dove si incontrano le comunità del cibo da tutto il mondo, si incrociano i saperi e le esperienze, dove migliaia di persone si conosceranno e ritroveranno temi, problematiche o successi comuni.

Un progetto in cui importanti realtà istituzionali, associative e imprenditoriali hanno creduto, riconoscendone l’unicità e la peculiarità.

Ovunque nel mondo, agricoltori lavorano la terra e utilizzano quanto la natura ha messo loro a disposizione per produrre e ottenere coltivazioni di qualità: sui terrazzamenti valtellinesi, dove ogni operazione viene ancora effettuata manualmente, nel pieno rispetto della tradizione e della salvaguardia del territorio montano, così come sui pendii collinari di Tehuacan, in Messico, dove le popolazioni indigene stanno cercando di recuperare una coltura antichissima, o sulle Ande peruviane, dove ancora si utilizza la chaquitalla, tecnica arcaica di aratura che vede l’impiego di mani e piedi.

Mondi distanti che condividono probabilmente le stesse difficoltà e sono alla ricerca di tecnologie che possano facilitare il loro lavoro.

Mara Milanesio

 
 

 

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Conosciamoci attraverso i sapori

Questa è l’esatta denominazione della manifestazione enogastronomia che si terrà questo mese nella nostra città. Come sempre abbiamo voluto riportare la voce dell’Assessore al commercio, Paolo Gremo:

"Come già accennato nel numero scorso, questa sarà la terza edizione della sagra. Le prime due ci sono servite per portare, per la prima volta, commercianti casellesi con prodotti nostrani all’ultima edizione del Salone del gusto di Torino, innegabile vetrina enogastronomica di valenza internazionale.

Proprio visitando il Salone del gusto e vedendo quanto realizzato dallo Slow Food con "Terra Madre", abbiamo pensato di provare a portare un evento simile, certamente di portata inferiore, nella nostra cittadina.

Caselle è per tutti lo scalo aeroportuale della città di Torino, crocevia di comunicazioni nazionali e internazionali, ma esclusivamente luogo di transito per altri lidi.

Ritengo, invece, che sia indispensabile investire molto sull’accoglienza di possibili turisti, che si sentano attratti a visitare il nostro paese.

Certo ci vogliono un’apertura mentale ed una sensibilità più marcate, un tessuto sociale più permeabile.

La strada intrapresa dell’enogastronomia è una delle tante per socializzare con il resto del mondo

In tre anni, da quando l’amministrazione comunale ha iniziato a fare progetti di questo tipo sul territorio, la situazione economica di Caselle è certamente cambiata.

Non si può negare che stanno sorgendo punti economici innovativi, ma nel contempo vogliamo trarre forza dalle risorse del territorio, senza, perciò, tralasciare o negare il preesistente.

Una manifestazione dal forte carattere socioculturale e commerciale come questa sagra, deve essere vista come il fiore all’occhiello della comunità.

Deve diventare una vetrina fondamentale per chi opera nel centro storico, che con l’esperienza acquisita può contrapporsi degnamente ai grandi e spersonalizzati centri commerciali.

È nostra intenzione rivalutare e far rilucere i negozi del centro di Caselle, che possono diventare un polo d’attrazione, con prodotti di alta specializzazione, anche di nicchia, introvabili nei colossi del ‘mordi e fuggi’, e con una cura per il cliente che certamente in essi non esiste.

La sagra di maggio, perciò, con il coordinamento dell’Amministrazione, dei commercianti, delle associazioni e del giornale locale e dello Slow Food, avrà lo scopo di ‘rifare il trucco’ alla città, perché essa possa presentare il lato migliore di sé.

Puntiamo molto sull’ etnicità della sagra, lavorando con associazioni multietniche che già operano nella città di Torino, perché riteniamo sia fondamentale educare i giovani e i giovanissimi alle diversità culturali, fonte di crescita sociale per entrambi le parti.

Abbiamo ricercato tutti i luoghi italiani che contenessero il nome "Caselle": ce ne sono ventisei, da Catanzaro a Treviso, quattro sono paesi, i rimanenti frazioni. Alcuni di loro ci hanno assicurato la presenza con prodotti tipici della zona di provenienza, altri verranno a farci visita per prepararsi alla manifestazione del prossimo anno".

Patrizia Bertolo

 

Il saluto della Confraternita del "Salam d’la Turgia"

La confraternita del Salam d’la Turgia di Caselle Torinese ha lo scopo di ricercare, conservare, divulgare e tramandare le tradizioni storiche, culturali ed enogastronomiche locali e in particolare le antiche costumanze casellesi.

Proprio per questo motivo ci siamo fortemente impegnati al fine di realizzare tre grandi manifestazioni.

La prima, quella del 13 marzo 2005, con il 1° Concorso Valli di Lanzo del Salam d’la Turgia e il 1° Concorso Valli di Lanzo dei piatti tradizionali ed innovativi preparati con il Salam d’la Turgia.

Devo affermare che ha avuto un insperato successo, sia per affluenza di pubblico e sia per il plauso ricevuto da parte di ben 13 Confraternite, Sodalizi e Accademie che ci hanno onorato con la loro presenza.

La seconda manifestazione, che ci sta tuttora impegnando, è la Sagra del Salam d’la Turgia che si terrà dal 18 al 22 maggio denominata "Conosciamoci attraverso i Sapori" Auspichiamo di rinnovare il successo per l’affluenza di pubblico e di lasciare un piacevole ricordo di una grande enogastronomia diversa.

La terza manifestazione è ancora in fase di preparazione. Vi daremo al più presto tutte le informazioni.

Porto il saluto della Confraternita del Salam d’la Turgia di Caselle ed il mio personale con l’invito per Domenica 22 maggio nel centro storico di Caselle per degustare insieme il Salam d’la Turgia, il Pan Gindru, i dolci, i formaggi e i grandi vini ed altre sorprese.

Il Gran Maestro

Mauro Pogliano

 

Il saluto del Sindaco

 

È passato un altro anno dall’ultima edizione di un appuntamento che per Caselle Torinese è diventato tradizione e che si ripropone per la terza volta.

Sicuramente i cambiamenti che hanno coinvolto la nostra società sono stati molti: mi trovo oggi ad amministrare una Città in costante crescita demografica ed economica. Ritengo doveroso prendere in considerazione tutti gli aspetti e le strade possibili per dare ai miei cittadini il più ampio ventaglio di prospettive per il futuro oltre ai migliori servizi possibili.

Si sta lavorando alla creazione di punti economici innovativi ma nel contempo si opera per rilanciare tutto ciò che è preesistente, sottolineando l’insostituibile patrimonio da esso costituito.

Ne sarà esempio la terza edizione della sagra culturale ed enogastronomica la quale, in una settimana di eventi, vedrà coinvolte tutte le componenti economiche ed associative del territorio prendendo spunto dalle origini più remote dello stesso e affiancandovi l’importantissimo apporto dato dalle componenti multirazziali che costituiscono la società odierna.

Mi sento quindi di inviare a tutti un forte messaggio: le forze rappresentante dalle antiche tradizioni locali unite a quelle portate da tutte le popolazioni che vivono nel nostro territorio costituiscono un patrimonio che, lavorando in sinergia, può rappresentare indubbiamente il principale motore di sviluppo della nostra Città.

Il Sindaco

Giuseppe Marsaglia Cagnola

 

"Piccoli cuochi" grandi protagonisti

Raffaella Di Carlo ha creato nel 1998/1999 la scuola dei "Piccoli cuochi" a Caselle. Proprio ai piccoli casellesi viene chiesto di continuare le tradizioni passate.

Il 22 Maggio prepareranno una ricetta con il salame di Turgia, una sorta di pane fritto. Dice la Di Carlo "stiamo ricercando nuove ricette con il salame di Turgia che uniscano la tradizione e la novità, anche quella dei piccolo cuochi".

Proprio i Piccoli cuochi, prosegue, "daranno dimostrazione di come è cambiato il modo di impastare e la manualità che porta dietro. Riscoprire la manualità è il motto della scuola. Oggi, come un tempo, dalla farina, acqua e sale si potranno ottenere pasta alla chitarra, orecchiette al coltello, gnocchetti con l’attrezzo, pasta con il ferretto ed i maccheroni al ceppo".

D.G.

 

 

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La scuola del gusto

Scuola & Caselle

"La situazione della scuola casellese? Direi essere buona", dice la Dirigente Scolastica Maria Costantino.

"Il corpo docente è qualificato, la maggior parte risiede a Caselle o in paesi limitrofi, ciò è garanzia di continuità nel tempo favorendo un rapporto più aperto con la comunità.

La popolazione scolastica è decisamente numerosa: 25 classi nella scuola primaria per un totale di 536 bambini; 9 classi nella scuola dell’Infanzia per un totale di 221 bambini.

Come la scuola elementare si relaziona con il territorio?

La Dirigente afferma: "I docenti reputano fondamentale che i ragazzi si sentano parte attiva del paese in cui vivono.

Fin dalla scuola materna si fanno studi del territorio con costruzione di mappe, visite e studi dei luoghi caratteristici, conoscenza degli uffici comunali.

Nella scuola primaria è attiva la collaborazione con diversi enti presenti sul territorio: oltre a frequentare la piscina del plesso Rodari, collaboriamo con lo CSEN, il Tennis Club, il Caselle Volley, l’Associazione "Vivere il verde", la Scuola dei "Piccoli cuochi".

I bambini con i loro docenti partecipano alle interessanti attività proposte dalla Biblioteca Comunale.

Alcuni nostri alunni fanno parte del Consiglio Comunale dei Ragazzi e in questo periodo sono molto impegnati nella realizzazione del progetto proposto dagli alunni della scuola "Collodi" che ha vinto il concorso lo scorso anno.

Il progetto riguarda l’allestimento di una rotonda ed è stato ideato dalla classe 3a B della Rodari.

Il logo del Consiglio Comunale dei Ragazzi è stato invece realizzato da Alberto Marchetti, della 5a B della Rodari."

Caselle come si sta rapportando con le nuove immigrazioni: come vivono i bambini stranieri?

"La scuola casellese diventa sempre più multietnica, il numero dei bambini stranieri che frequentano la nostra istituzione scolastica aumenta di anno in anno; ci sono alunni che arrivano dalla Moldavia, Romania, Albania, Marocco, Colombia, Senegal, Cile.

Gli scolari vengono a scuola volentieri e sono sereni, c’è un progetto che aiuta i bambini ad integrarsi nella società e a prendere confidenza con la nuova lingua".

La sagra casellese di fine maggio ci porta a porre un quesito: la scuola educa al gusto e al mangiare sano?

"L’80% dei bambini frequentanti la scuola usufruisce della mensa, questo è un momento altamente educativo. È il luogo dove i giovani fanno conoscenza con tutte le tipologie di cibo.

C’è una commissione mensa composta da genitori e insegnanti che controlla che gli alimenti siano consoni alle prescrizioni della dietista e le proprietà organolettiche siano rispettate.

L’educazione alimentare è un obiettivo trasversale che viene trattato nel corso di tutto l’iter scolastico. È importante che la scuola sia in prima linea nell’educazione alimentare per evitare che malattie quali anoressia e bulimia colpiscano i nostri giovani".

Quale ruolo si dà la scuola primaria, quali sono i progetti che avete per la sagra del Salame di Turgia?

"Le classi quinte hanno predisposto materiali – ricerche, ricette, disegni – che esporranno durante la sagra presso la sala F.lli Cervi. Inoltre, il momento più alto e più qualificante l’avranno partecipando al convegno predisposto appositamente per loro nella giornata di giovedì 19 maggio.

Scuola, cultura e istituzioni unite? Non è già un bel programma di per sé?"

Davide Gosti

 
 

 

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Ma cos'è sto "paniere"?

Il Paniere è un marchio creato dalla Provincia di Torino per accogliere tutti i prodotti agroalimentari ed agricoli del territorio provinciale, che in base a verifiche tecnico-scientifiche risultano essere prodotti in maniera artigianale da produttori locali, che appartengono alla tradizione storica locale, sono prodotti con materie prime locali che costituiscono una potenzialità per lo sviluppo locale nel territorio torinese.

Il "Paniere dei prodotti tipici della provincia di Torino" attualmente riguarda circa 1.000 produttori, pari al 10% delle aziende della provincia di Torino. Ad oggi sono 26 le specialità agroalimentari che possono vantare l’appartenenza a questo marchio, ma bisogna inoltre considerare che questi prodotti tipici aumenteranno a trentadue in occasione delle Olimpiadi del 2006. Queste specialità saranno tratte dai cento prodotti agroalimentari tradizionali della provincia di Torino. Inoltre, a questa rete vanno aggiunti i vini DOC torinesi, una rete di 95 ristoranti, alcuni dei quali fanno parte della selezione Slow Food, e 11 punti vendita. Per quanto riguarda le produzioni ortofrutticole che rientrano in questi prodotti selezionati vengono adottati i metodi colturali stabiliti per le produzioni da agricoltura biologica o integrata.

Per ognuno dei prodotti del "Paniere" è stato definito un disciplinare di produzione e questi sono riuniti sotto un’Associazione di produttori promossi dalla Provincia di Torino e da molte Comunità Montane e Comuni del territorio della provincia, fra cui il comune di Caselle e la Confraternita del Salame di Turgia per quel che riguarda il prodotto tipico casellese.

Infine, la Provincia di Torino intende certificare e rendere visibili i prodotti del "Paniere" con la richiesta di marchi DOP e IGP e con azioni di marketing e di comunicazione.

Mara Milanesio

 

Intervista alla dott. Di Bella
Dirigente della Provincia di Torino

Abbiamo intervistato la dottoressa Elena Di Bella del settore Sviluppo rurale e montano e valorizzazione delle produzioni tipiche della Provincia di Torino che interverrà durante la giornata dedicata al prodotto tipico casellese: il Salame di Turgia.

Quali sono i parametri per decidere se un prodotto rientra all’interno del paniere?

"Ci sono dei parametri tecnici legati alla tradizionalità della tecnologia o comunque della produzione che deve dimostrare, documentandola per scritto, che ci sia una tradizione storica reale oppure nel caso di trasformazione o, nel caso di prodotti freschi che si tratti di cultiver autoctone, cioè legate al territorio. Nel caso del salame di turgia è stato registrato con documenti storici alla mano che si trattava di una produzione che ha una tradizione pluricentenaria in Piemonte e nella provincia di Torino in particolare. Inoltre, un prodotto per rientrare nel paniere devono essere di materia prima locale e avere la trasformazione e la produzione di tipo artigianale e non industriale, quindi si tratta medi piccoli salumifici, non salumifici industriali, prendendo come esempio il salame di turgia. Infine è importante la dimensione economica, perché un prodotto che ha tutte queste caratteristiche ma che è in via di estinzione, che magari a solo più due produttori non destinati ad aumentare di numero non viene accolto all’interno del paniere, in quanto questo ha una finalità economica e non solo culturale".

Ma da cosa è nata l’idea i creare questo paniere di prodotti tipici della Provincia di Torino?

"L’idea è nata dalla necessità per la provincia di Torino di dire al mondo che non era solo una provincia industriale ma aveva un patrimonio di biodiversità e di eccellenze agroalimentari pari a quella della provincia di Cuneo almeno in termini di numero e poi quello di poter commercializzare e promuovere prodotti piccoli che da soli non avrebbero avuto la possibilità di avere la garanzia che viene offerta da paniere".

Avrà qualche legame con le Olimpiadi?

"Il paniere dei prodotti tipici è diventato uno sponsor ufficiale delle Olimpiadi di Torino 2006, e quindi si sta misurando con le regole di opportunità che un evento di questa portata può dare ad uno sponsor molto particolare, a dei prodotti di nicchia che si devono confrontare con grandi realtà e con uno scenario internazionale di vasta portata. I prodotti di "nicchia" possono essere valorizzati all’interno di mercati non solo regionali, avere comunque un loro posto e una loro importanza non solo in termini economici, ma anche in termini culturali se parliamo di terra madre ma anche in modelli di sviluppo".

E la Card Paniere 2005?

"L’operazione prevede il diritto di ritirare un premio per tutti coloro che avranno totalizzato 5 punti cenando o pranzando nei Ristoranti che aderiscono all’iniziativa o effettuando almeno 5 spese in differenti punti vendita. Il premio sarà consegnato presentando l’apposita "Card 2005" su cui saranno stati apposti i 5 timbri dei Negozi o dei Ristoranti dove sono stati effettuati gli acquisti e le consumazioni".

Mara Milanesio

 

 

 

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Paolo Bertolone

Un protagonista del gusto

Paolo Bertolone, per tutti da sempre"el dotor", farmacista e casellese doc, 84 anni portati con la vivacità e l’ironia di chi si è mantenuto giovane dentro, è un fine intenditore di cucina, un cultore attento ed appassionato delle tradizioni culinarie nostrane e non. Quasi ce ne fosse bisogno il dottor Bertolone conferma come spesso le passioni si abbiano in eredità e che, come un bene prezioso, diano ossigeno e brio alla vita. "Di certo qualcosa nel DNA ci doveva essere scritto visto che già mio bisnonno, prima del 1880, aveva la trattoria del "Ciucras" ossia "del Campanile vecchio", di cui rimane un vecchio muro di cinta, a Borgaro, nei pressi dell’Emporio Angiuoni, la mia bisnonna invece gestiva il "Cavallo Bianco", in Via Torino, a Caselle. Dal loro amore per la cucina nacque quella che veniva chiamata "Trattoria con alloggio", per tutti "Il caffè della Stazione". Mia madre era cuoca provetta nel ristorante ed io nacqui tra i profumi delle ricette materne".

Dopo la guerra Paolo Bertolone inizia ad esplorare il mondo variegato dei cuochi piemontesi "Venni chiamato da alcuni cuochi torinesi come addetto alle pubbliche relazioni, lavorare al loro fianco mi aprì inattesi orizzonti e mi permise di conoscere persone nuove e frequentare ambienti importanti. Coltivare questa passione mi ha di certo allungato la vita, anche perché essere farmacisti, ai miei tempi, significava tirar su la serranda alle 5 e mezza e chiudere alla sera al rintocco dell’Ave Maria del campanile." Paolo Bertolone oggi riveste la prestigiosa carica di pubbliche relazioni per l’italia del discepolato di Auguste Escofier, leggendario chef francese, e rappresenta il Piemonte in rassegne e incontri enogastronomici, è giornalista tesserato come aderente all’ASA (associazione stampa agroalimentare) e pubblica articoli su "Sapori d’Italia" e riviste affini. Questo hobby lo ha portato in giro per il mondo e i ricordi che si susseguono sono tanti:

"Uno dei più prestigiosi incarichi come ‘discepolo’ fu all’Hotel de Paris, a Montecarlo, dove venne allestita una tipica cena piemontese con il classico brasato al barolo e il "nostro" zabaglione, ben diverso da quello francese che è tutt’altra cosa. Una curiosità? Il nome zabaglione sembra derivi da un certo Fra Pasquale de Baillon, prima divenne "crema di Fra Baillon" e in seguito, quando il frate venne santificato, fu semplicemente "Saint Baillon" molto simile al nostro termine piemontese.

Il premio per la riuscitissima cena fu la possibilità di prendere parte, in rappresentanza dell’Italia, alla rassegna "Paesi del Mediterraneo", a cui aderivano tutti i paesi dell’area mediterranea, presso il Salone delle Stelle dello Sporting Club di Montecarlo, alla presenza della famiglia Ranieri al gran completo. Cucinammo il "risotto sabaudo" (riso, fonduta e tartufo) per 700 persone, fu un’emozione indicibile.

Ricordo anche la mia partecipazione ad un’importante convention a Toronto, 40 giorni tra i profumi e i sapori delle cucine di mezzo mondo, vinse inaspettatamente la Cina con piatti molto particolari, di certo diversi da quelli che siamo abituati a gustare nei ristoranti cinesi odierni".

Il dottor Bertolone rappresenta anche un’importante memoria storica della cucina che fu, di quei piatti tradizionali, propri della tradizione contadina, che si sono persi in quest’era di omologazione del gusto "Ci sono sapori che oggi si sono quasi estinti, "chicche" gustose, difficili da trovare, come le "Ferse", ossia le frattaglie di bovino che accompagnavano la polenta. Chi ancora sa cucinare le poetiche "Bàtsoà" (le calze di seta), che altro non erano che le caviglie del maiale che i salumai, "pacioccandole", sentivano morbide come una calza di seta? Esistevano anche ricette farmacologiche ritenute miracolose come "L’eva fua" (l’acqua di fuoco): si faceva bollire dell’acqua, si arroventava un ferro e, quando era divenuto rosso incandescente, lo si immergeva nell’acqua. Ricordo che molti dottori del tempo la prescrivevano ai loro pazienti come un vero toccasana".

Il dottor Bertolone rievoca una curiosa, quanto diffusa usanza dei tempi che furono, quella delle "confraternite", nate con lo scopo di assicurare un piatto caldo ai viandanti che si fermavano presso la chiesa dei Battuti "Anni fa costituimmo insieme ad un gruppo di amici casellesi la confraternita denominata "Cisrà" a difesa di questa semplice minestra dei frati fatta di piselli secchi, offerta ai viandanti che si fermavano a Caselle. Di questa tradizione rimane un segno visibile a tutti, lo stesso che riconoscevano i pellegrini affamati, basta alzare gli occhi verso il tetto della Chiesa dei Battuti, ai lati della croce si possono notare delle grandi sfere mezze gialle e mezze verdi, proprio come il colore dei piselli secchi. A Lanzo, vicino alla croce del campanile della Confraternita, è raffigurato un salame, perché questo era il piatto offerto dai frati".

Sarà possibile veder sfilare alcune di queste curiose confraternite enogastronomiche anche a Caselle, il 22 maggio.

E a proposito di sapori dimenticati e ritrovati Paolo Bertolone ci fa dono di un vecchio menù casellese, ritrovato nella soffitta della "Caccia Reale" Il menù venne proposto una sola volta in una cena speciale in cui anche le cameriere indossarono abiti ricavati dagli ex-voto della Chiesa dei Battuti e successivamente venne pubblicato sulla Stampa nella rubrica "Saper spendere". Si gustò un piatto tipico della nostra tradizione che è "la polenta e gidula" (un’erba dal sapore asprigno che cresceva spontanea nei prati di mezza montagna), "le bergne càude", ossia le prugne dei frutteti che venivano scartate e fatte bollire e "il caffè col tuirul", polvere di caffè mescolata con l’acqua e girata come si fa con la polenta. In aggiunta si assaporarono i "diablotin", tipici cioccolatini piemontesi dalla caratteristica forma piatta. Il tutto accompagnato da buon vino, fresca acqua di pozzo e "gherse e ghersin", ossia grissini grandi e piccoli fatti con la ricetta originale".

Nei nostri giorni scanditi da "fast food" e da "quattro salti in padella", da pasti frugali ed affrettati, è un piacere sapere di poter attingere ad una memoria dei sapori e dei gusti di un tempo, fatta di semplicità e genuinità, è una goduria del palato riassaporare i piatti della tradizione, per riconquistare sapori ed odori perduti.

Le culture alimentari resistono alla globalizzazione e vanno tramandate come un bene prezioso alle generazioni future perché parte di un patrimonio che sentiamo "nostro", che è vivo e vitale. Valorizzare le tradizioni culinarie vuol dire non soltanto rieducare i nostri sensi ma anche riappropriarci del gusto della vita che è pur fatta del piacere della convivialità e dei profumi di una tavola imbandita a festa.

Antonella Ruo Redda

 

 

 

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Percorsi gustosi

Dal Barolo al tartufo d’Alba, dai salami alle tome d’alpeggio, il Piemonte è terra di leccornie. E i parchi fanno la loro parte, mettendo in luce un universo di gusti legati soprattutto alla tradizione rurale.

Sulla qualità delle carni si basano piatti tipici semplici ma insuperabili come la carne cruda battuta al coltello o il bollito misto alla piemontese, o ancora il vitello tonnato, gli arrosti ed i più elaborati brasati.

Il pensiero corre poi ai variegati profumi di frattaglie rosolate, olio e marsala provenienti dalla memorabile "finanziera" cucinata in casa. Nata nell’astigiano per recuperare rigaglie e frattaglie di pollo, la finanziera è un misto di creste, bargigli, ghiandole e fegatini di pollo, cui oggi si aggiungono filetti di manzo, animelle di vitello, funghi e volendo qualche verdura, il tutto cotto in maniera lunga ed elaborata con burro, olio e marsala. Un piatto imperdibile che sintetizza i dettami della cucina piemontese: da un lato, nella più autentica tradizione contadina, riciclo e riutilizzo e dall’altro una raffinata capacità di rielaborazione, retaggio della cucina di corte e di una più ampia"cultura del mangiar bene". Nascono da questo felice connubio anche i ripieni (riciclo degli avanzi) utilizzati per le verdure ed i celebri agnolotti, nonché i brasati (cottura nel vino di carni troppo frollate) e molti altri piatti piemontesi.

Dalle cosce delle capre dell’Ossola nascono i sapori atavici, selvatici e affumicati del"violino di capra", un piccolo e pregiato prosciutto che deve il suo nome alla forma e alla tecnica di taglio che lo vede appoggiato ad una spalla e affettato con il coltello usato a mo’ di archetto. Una leccornia per pochi, per lo più di produzione famigliare, e da consumarsi rigorosamente nei giorni di festa.

Conservare e insaccare la carne è pratica che fa ampiamente parte della tradizione regionale, dalla "mocetta", carne di stambecco o di camoscio conservata sotto sale (Gran Paradiso), alla "Bresaola della Val d’Ossola", meno conosciuta di quella Valtellinese, ma altrettanto buona.

Stupefacente è poi la varietà e la bontà dei salami: dai sentori selvatici e speziati dei cacciatorini di capra tipici dell’Ossola (Val Grande), alla polpa morbida e piccantina del"salam d’la doja" (Monte Fenera) che prende nome dall’antico recipiente di terracotta dove stagionavano gli insaccati ricoperti di strutto. dal "Batiur o Mariur" (Po cuneese), un salame di sole carni suine insaccate nella vescica del maiale, consumato tipicamente in due occasioni di grande festa: battesimo e matrimonio (da cui i due nomi in dialetto). Alla morbida e tenera "muletta monferrina" (Sacro monte di Crea), il cui nome singolare (non vengono infatti usate carni o budella equine per la sua preparazione) sembra sia stato coniato dai reduci delle guerre risorgimentali di ritorno dal fronte dopo aver fatto conoscenza con le "mule", ovvero le ragazze triestine.

Altro baluardo della tavola Piemontese che ben si accompagna ai salumi è il formaggio. Incredibile è la varietà di tome di montagna: se ne trova almeno una per ogni vallata, dalle Alpi Marittime all’Ossola, tutte diverse e squisitamente insaporite da erba e fiori di pascolo. E poi ancora: i Caprini freschi dell’Ossola, la "Sola di Pecora" e i caprini di Chiusa Pesio, l’erborinato Murinengo delGran Bosco di Salbertrand e ai confini con la Lombardia, nel Parco del Ticino, la celebre Gorgonzola.

Tra i prodotti tipici un posto importante è riservato alle "verdure", di cui i piemontesi sono stati per secoli grandi consumatori, quando il pane bianco era un miraggio e la carne un privilegio di alta borghesia e nobilità. Non a caso proprio il piatto simbolo piemontese per eccellenza, la "bagna caoda" (un intigolo caldo di aglio, olio e acciughe), si distingue per la bontà e la varietà delle verdure con cui si mangia.

La gustosa "bagna" nasce in Provenza nel Medioevo dalla fantasia degli operai delle saline, che, seduti in circolo, la adottano come espediente collettivo per ammorbidire e rendere più gustoso il loro terribile pane. Grazie alle peregrinazioni commerciali attraverso le Alpi, questo piatto povero e semplice da preparare si diffuse poi nel mondo contadino piemontese che lo personalizzò sostituendo al pane le verdure della terra piemontese.

Ancora oggi, la "bagna caoda" conserva il carattere festoso di rito sociale e collettivo e si consuma intingendo in uno scaldino comune le verdure del Piemonte: il cardo gobbo di Nizza Monferrato, i peperoni di Carmagnola, i topinambur, cavoli, cipollotti e molte altre verdure autunnali sia cotte che crude.

Pregevole è invece l’attenzione che sta portando a riscoprire antiche varietà montane di patata: dal Gran Bosco di Salbertrand che segnala la piccola e saporita "Patata del Bur" da bollire e mangiare con la buccia, alle Alpi Marittime dove si sta recuperando la "Piatlìna" di Entracque dalla polpa bianca d’ottimo sapore, e ancora alle Capanne di Marcarolo dove a essere salvata è la "Quarantina Bianca Genovese" dal gusto delicato e particolare, adatta a ogni tipo di cottura e tradizionalmente usata per gli gnocchi o per accompagnare lo stoccafisso e le trenette al pesto.

Tra le coltivazioni meritano una citazione anche il riso di qualità (Lame del Sesia), la menta e le erbe aromatiche (Po cuneese) ed il "fagiolo di Cuneo" (Alpi Marittime), uno splendido borlotto screziato di rosso, ingrediente immancabile per il "marsènc", tipico minestrone di verdure cotto a lungo in un recipiente di terracotta.

Per finire il nostro "menù", come da tradizione, non mancano frutta e dolci. Innanzitutto le Martin Sec, pere piccole e irregolari dalla polpa gialla crocante e granulosa e dalla sottile pelle color ruggine (Alpi Marittime). Un ingrediente irrinunciabile per alcuni celebre ricette: la cognà (mostarda d’uva), il timballo e le pere al vino (delizioso dessert).

Vanno citate anche la fragola di San Mauro e la fragolina di Rivodora (Collina torinese), nonché le antiche varietà di mele (pare che all’inizio del secolo scorso il Piemonte ne vantasse migliaia) rustiche, belle, aromatiche e profumate, come la Grigia di Torriana, la Buras, la Dominici, la Carla, la Runsé... (Po cuneese).

Per i dolci vi rimandiamo al "Paniere", sperando che questa rapida carrellata vi abbia avvicinato a capire, attraverso gastronomia e prodotti tipici, parte del complesso intreccio tra natura e cultura.

 

 

 

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C'era una volta la fiera. . .

Era scritto sempre così: "Il Sindaco rende noto che la Fiera solita a tenersi in questo Comune nei mesi di .......... avrà luogo il ..........".

Variavano solo le date e la firma del Sindaco.

Erano quattro le Fiere che si tenevano in Caselle, sempre rigorosamente nei giorni lavorativi: la fiera di marzo, il secondo lunedì del mese, la fiera dei "purtigai" (arance). Era la fiera che apriva la stagione delle fiere nella zona. La seconda "dij rastei e dei caplin" il secondo martedì di maggio, quella di settembre, il martedì della festa di Caselle e l’ultima la fiera di Sant’Andrea il primo lunedì di dicembre che chiudeva il ciclo delle fiere nella zona.

Le fiere che attiravano il maggior numero di visitatori erano la prima di marzo e l’ultima a dicembre. La prima perché i lavori in campagna non avevano ancora un grosso impegno e a dicembre perché i lavori in campagna erano finiti.

Ora la fiera di marzo è stata cancellata e per Caselle la prima fiera è quella di maggio, spostata, come quella di dicembre, alla domenica.

Per il mondo rurale questa fiera di maggio non ha mai avuto una grossa importanza perché i lavori erano iniziati e sovente vi era già il fieno in parte tagliato. Sì, si faceva una scappata proprio per acquistare "il caplin" perché il sole è ormai forte e qualche piccolo attrezzo che mancava, ma nulla più. Ora con la fiera alla domenica, se con una bella giornata, arrivano moltissime persone, anche dai paesi vicini.

In questi giorni, poco prima del 25 aprile e fino ad alcuni giorni dopo il primo maggio, vi sono anche le giostre. Quest’anno, per l’indisponibilità del prato della fiera, hanno occupato una parte di Piazza Falcone, ex Motu.

Qualcuno magari pensa che sia la festa patronale, visto che siamo vicini a San Vittore, patrono di Caselle, 14 maggio e a San Marco, 25 aprile, che con San Rocco, 16 agosto, ne sono i compatroni.

Le giostre ed il parco divertimenti in questi tempi è una tradizione nata alla fine degli anni quaranta, inizi cinquanta, a cura di alcuni capi famiglia vicini al Prato Fiera e quindi al Baulino. Persone che alle 7 di ogni domenica erano a Messa nella cappella del Baulino e si deliziavano ai canti di Tota Ines, l’infermiera che godeva di una bella voce.

Per raccogliere fondi per questa struttura, da sempre amata dai Casellesi, decisero di far nascere la festa di Santo Spirito, o dell’Ospedale come si diceva in parole molto semplici. Veniva allestito anche un Banco di Beneficenza e la festa si svolgeva sotto l’acquedotto, nell’area occupata dal Palatenda.

Tra i fondatori ricordiamo Bruna, Musci, Odilone ed Enrietti.

Scrivendo di "rastei" ci ricordiamo di un aneddoto che più volte ha raccontato nostro nonno: classe 1884.

Ci diceva di un ragazzo di campagna, arrivato da militare, quindi un po’ snob, che girando nell’aia della cascina aveva trovato un attrezzo (il rastello) a terra girato con i "denti" verso il cielo. Avendo ripetutamente chiesto di quale attrezzo si trattasse e non avendo avuto risposta, aveva posato la pianta del piede sui denti, calcando abbastanza pesantemente. L’attrezzo sollecitato da una così robusta pressione si alzò improvvisamente e colpì in modo violento, sul viso, il malcapitato ragazzo snob. Questi, urlando per il male, imprecò dicendo "a l’è ‘l rastel". Si può sempre provare per credere.

L.C.

 

 

 

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Storia dell’ufficio postale di Caselle

Il periodo prefilatelico

Nell’importante e preziosa opera in tre volumi "Storia postale del Regno di Sardegna dalle origini all’introduzione del francobollo" pubblicata a Castagnola, Svizzera, da Vollmeier Editore, gli autori Paolo Vollmeier, Chiarino Boragni e Arnaldo Omodeo, a proposito di Caselle affermano che in questa località esisteva un Ufficio Postale prima dell’occupazione francese e che forse l’Ufficio operò anche durante la Nazione Piemontese (dall’8 luglio 1800, data della legge istitutiva, al 1° aprile 1801; il giorno seguente il Piemonte, diviso in sei dipartimenti fu unito politicamente alla Francia con un nuovo riassetto amministrativo di tipo francese). Non risulta funzionante durante l’occupazione francese ma fu in ogni caso riaperto dopo la restaurazione dei Savoia, vale a dire con il rientro a Torino, il 21 maggio 1814, del Re di Sardegna Vittorio Emanuele I. Dal 1818 è un Ufficio Postale di 4° classe e dal 1836 un Ufficio a Provvigione. Naturalmente non dicono nulla sulla dislocazione fisica dell’ufficio o sul personale impiegato.

In questo periodo, dagli storici postali chiamato "prefilatelico", le lettere avevano un aspetto leggermente diverso da quanto siamo abituati a vedere ai giorni nostri, la busta non esisteva e il francobollo non era ancora stato inventato, verrà, infatti, introdotto nel 1840 in Inghilterra e solo undici anni più tardi nel Regno di Sardegna. Chi voleva inviare una lettera aveva tre possibilità: depositarla non affrancata in una buca postale o affrancarla e/o assicurarla, in questi due ultimi casi doveva necessariamente recarsi all’ufficio postale. Nel primo caso la tassa era pagata dal destinatario, negli altri due casi era pagata dal mittente. La maggior parte dei corrispondenti preferiva spedire la propria corrispondenza in "Porto Dovuto", il pagamento avveniva al ricevimento della lettera da parte del destinatario e non erano apposti ulteriori timbri oltre al lineare della località di partenza; l’impiegato si limitava a scrivere, sul lato dell’indirizzo, l’importo della tassa da riscuotere. In questo modo si aveva la facoltà di rifiutare, e quindi non pagare i plichi ricevuti. In quell’epoca la corrispondenza era ritenuta merce preziosa, la tassa era elevata e il trasporto era anche soggetto a rischi, era quindi ritenuto del tutto normale pagare solo alla consegna. Considerando le tariffe postali dell’epoca, ricevere delle lettere era un lusso che potevano permettersi solo le classi agiate. L’affrancamento preventivo era obbligatorio, fino al confine, solo per le lettere dirette all’estero. Nel caso in cui il mittente avesse voluto comunque pagare in anticipo, si sarebbe recato all’ufficio postale, dove, accanto al lineare "CASELLE" l’impiegato avrebbe apposto il timbro "PP" ossia Porto Pagato. Per evitare cattive interpretazioni occorre precisare che un timbro "PD", "Porto a Destino" non in dotazione all’ufficio di Caselle, era stato istituito nella Convenzione del 27 agosto 1838, con la Francia e significava che la tassa era stata completamente pagata in anticipo fino a destinazione e non, come consuetudine solo fino al confine.

Premesso queste divagazioni di carattere generale, vorrei fare alcune considerazioni su una piccola lettera scoperta per caso. L’attenzione è richiamata subito dal timbro lineare di "CASELLE". È uno dei timbri in dotazione agli Uffici Postali del Regno di Sardegna negli anni che precedono l’introduzione del francobollo. Caselle dal settembre 1816 al maggio 1848 ebbe in dotazione il timbro apposto su questa lettera. Aveva anche in dotazione un secondo timbro che differiva da questo per la "C" di Caselle leggermente più alta delle altre lettere. Esso fu fornito all’ufficio postale il 6 ottobre 1801, ma risulta usato con una certa continuità solo nel periodo che va dal mese di agosto 1819 al mese di gennaio 1849. La lettera è stata scritta il 16 aprile 1845, è indirizzata ad un fabbricante di carta di Meina, vicino ad Arona e sul retro è apposto il timbro d’arrivo "Arona 25 Aprile".

Le "Regie Patenti" del 30 aprile 1844 "…con le quali S.M. stabilisce sulle precise esistenti distanze in linea retta dagli uni agli altri uffizii, la tassa delle corrispondenze", avevano fissato le nuove tariffe postali, non più come in passato sui numeri delle poste dei cavalli, ma sulla distanza in chilometri calcolati in linea d’aria. Secondo queste tariffe, la nostra lettera, dovendo percorrere una distanza compresa fra i 65 e 110 chilometri, è tassata per 30 centesimi corrispondenti a tre decimi di lira e per questo l’impiegato del nostro ufficio postale avrebbe dovuto apporre il numero tre. Stranamente è indicato il numero "6". Non è un errore, ma è l’indicazione di sei soldi corrispondenti appunto a trenta centesimi. Fino a pochi anni or sono era ancora facile, parlando con persone anziane, sentire il termine "20 soldi" per indicare una lira. L’articolo tre delle "Regie Patenti" cita, infatti, che "dall’ufficio di partenza a quello di destinazione interna, per ciascuna lettera semplice, che debba percorrere una distanza sino a 110 chilometri è stabilita la tassa di 3 decimi ossiano 30 centesimi di lira pari a 6 soldi da segnarsi sulla lettera..."

Terminato questo primo esame superficiale ed esterno della lettera, vale a dire di tutte quelle cose che generalmente interessano un collezionista di Storia Postale, apro la lettera e leggo il testo, incuriosito dal fatto che la lettera fosse indirizzata ad un fabbricante di carta, cosa che richiama subito l’attenzione di un casellese un poco attento alla storia della nostra città, importante e direi famosa per la sua produzione di carta nei secoli passati. Ecco il testo: "Caselle li 16 aprile 1845, Lo scopo della presente si è di avvisarlo che il 14 del prossimo maggio io mi porto in Torino per affari miei particolari, infratempo avendo io composto una piccola gramatica per riguardo alla fabbricazione carta tanto alla tina quanto alla macchina, incollatura, imbiancamento non che un buon metodo per azzurrarla quale la dedicai al Degnissimo Sig. Pietro di Lei figlio, onde mi potrà dire ove dovrò ricapitarla per fargliela pervenire, che la troverà di suo aggredimento" e poi il testo prosegue con formule di cortesia e saluti.

Per un momento la mia mente è andata al preziosissimo volumetto di Dennis E. Rhodes, edito dalla società storica delle valli di Lanzo e con una nota introduttiva di Giovanni Donna d’Oldenico, sulle Antiche cartiere di Caselle. Per un casellese è un motivo d’orgoglio sentire l’autore affermare che "l’industria della carta in Caselle è molto antica" e che "essa, allo stato attuale delle ricerche, può dirsi la prima del Piemonte e coeva a quella di Fabriano, in quanto Benedetto Baudi di Vesme trovò notizia di una fabbrica di carta in Caselle fin dal 1181". E ancora, "ai tempi in cui il Fabri stampava in Caselle, avevano cartiera in loco il maestro Franceschino ed il maestro Giovanni Vach di Caselle". Da questi tempi, l’industria della carta si era tramandata, si era sviluppata, la mia curiosità avrebbe voluto conoscere meglio la tecnologia impiegata da questi maestri artigiani. Tutta la mia curiosità poteva essere forse soddisfatta dalla Grammatica scritta dall’autore della mia lettera che forse conteneva anche disegni, schemi, filigrane, prodotti impiegati.

Ho così tentato di ritrovare questa "Grammatica", testimonianza della rivoluzione industriale piemontese e forse documento curioso per Caselle e la sua storia; ho sfogliato i cataloghi di alcune biblioteche e interpellato qualche esperto ma fino ad ora le mie ricerche non hanno dato buoni frutti.

Caselle aveva anche, sempre in merito alla produzione della carta, altri primati: la carta bollata postale per i "Cavallini Sardi" e la carta ricavata dal legno, la Cartiera Cappuccino fu, infatti, la prima, a Caselle, a preparare, l’8 marzo 1825, "carta con pura sostanza di legno di pioppo, di salice, di spiallacciatura di falegnami e di steli di canapa".

Antonio Gai

 

 

 

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Caselle città della carta: la "Magonza" piemontese

Caselle come Fabriano? Non è un’esagerazione o un eccesso di campanilismo: la nostra città si colloca a pieno titolo tra i paesi in cui per prima si è prodotta la carta e si sono stampati gli incunaboli. Secondo lo studio dello storico Baudi di Vesme, la prima attività di fabbricazione cartaria risale al 1181, quasi di due secoli precedente alle altre città piemontesi. Questa precocità si deve soprattutto alla limpidezza delle acque della Stura, ricca di ghiaie e sempre scorrevole, e alle bealere derivate sulle cui sponde nacquero innumerevoli battitoi per la fabbricazione e l’essiccazione della carta.

Molte famiglie casellesi quindi nel Medioevo si dedicavano a questo mestiere e avevano ciascuno un marchio proprio, ovvero la filigrana. La generazione più prolifica di cartai fu certamente quella dei Vach (forse di origine olandese), operativi dal 1330 circa, che utilizzavano come marchio una testa di bovino, uno "stemma parlante" come si è soliti definirlo. A testimoniare l’importanza della loro attività basti dire che sui Protocolli dei Notai Vescovili compare proprio il loro stemma.

Continuando nel tempo, sappiamo che nel Settecento a Caselle vi erano tre cartiere: la Cappuccino che aveva come filigrana la figura di un frate cappuccino (che ottenne persino il Brevetto Reale e venne utilizzata nel 1818-19 per la stampigliatura dei famosi "cavallini", predecessori del francobollo!), quella dei Rassello e degli Scotto e nell’Ottocento si arrivò addirittura a sei.

Erano ricercatissimi, per ovvi motivi, gli stracci e si moltiplicarono perciò ordinanze severe che vietavano di esportare i cenci in altri luoghi. La figura del "cenciaiolo" – dal significato completamente diverso rispetto ad oggi – si fece dominatrice: un tiranno che teneva sotto scacco i proprietari di cartiere, i quali, forse per ingraziarselo, lo raffiguravano persino nelle loro filigrane.

Abbiamo parlato precedentemente di bealere e, a questo proposito, non si può non citare la bealera dei Sinibaldi, di probabile origine longobarda che ha alimentato per tanti anni la cartiera più famosa di Caselle, la Carignana e quella dei Molini, posta all’ingresso del paese arrivando da Ciriè.

La Carignana, dal nome di chiara derivazione sabauda, sfruttò da sempre l’energia della bealera annessa per la macerazione della canapa e per la produzione di carta, tanto che nel 1572 il duca Emanuele Filiberto le conferì il titolo di Battitoio Ducale della Carta. Il nome attuale deriva invece dal principe Tommaso Savoia-Carignano che nel 1620 ricevette in appannaggio dal padre, tra gli altri, il territorio di Caselle dove stabilì alcune delle sue residenze preferite: la tenuta di caccia, detta appunto la Carignana e il Castello, nell’attuale piazza Boschiassi, che il principe fece decorare esternamente con eleganti e misteriose figure allegoriche (ridotte oggi a pochi frammenti).

Passano i secoli, cambiano i proprietari, ma la Carignana continua a produrre carta fino al 1974, anno in cui viene acquistata dalla Kelemata spa, ditta di cosmetici e profumi, proprietaria ancora oggi.

Dopo questo breve excursus storico sull’importanza della tradizione cartaria a Caselle, citata in molti manuali che trattano l’argomento, dobbiamo purtroppo constatare che nulla rimane oggi di questo antico primato. Non vi sono più cartiere attive e non si sa che fine abbiano fatto i macchinari che fino agli anni Settanta producevano carta e cartone in abbondanza.

L’obiettivo di questo servizio speciale è anche quello di recuperare la memoria storica in gran parte perduta e di valorizzare un primato davvero unico per Caselle.

Laura Giordano

 

 

 

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Si vota il 12 e 13 giugno: per cosa?

I referendum sulla procreazione  medicalmente assistita

Il prossimo 12 e 13 giugno saremo chiamati alle urne, per la seconda volta nell’anno, per esprimere un SI o un NO su 4 referendum popolari relativi alla legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita. La richiesta di referendum era stata proposta per abrogare l’intera legge (non è stata ammessa), ed in alternativa alcune sue parti. Si tratta di una legge voluta e approvata dal precedente governo Berlusconi. Dal 1974 siamo stati chiamati a votare ben 14 volte su temi referendari e in molti casi abbiamo dovuto esprimerci, su più temi nella stessa consultazione. Il caso più eclatante è stato 10 anni fa, l’11-06-1995, ove ogni elettore presentandosi al seggio si è visto consegnare ben 12 schede, con altrettanti quesiti su cui esprimere il proprio parere. Nel caso attuale pur con un tema comune, i quesiti su cui esprimersi, ripeto, sono ben 4:

"Per la tutela della salute della donna". Cancella il divieto di creare in vitro più di 3 embrioni e l’obbligo di trasferire questi ultimi, con un unico impianto nell’utero materno. Artic…

Abrogazione totale dell’art. 1 per "L’autodeterminazione della tutela e della salute della donna" per affermare che i diritti delle persone già nate non sono equivalenti ai diritti dell’embrione. Artic…

Abroga gli articoli che limitano la libertà di ricerca scientifica sull’embrione per consentire nuove cure per malattie come l’Alzheimer… Artic…

"Per la fecondazione eterologa". Cancella il divieto di utilizzare ovuli o sperma di una persona (donatore) esterna alla coppia. Artic…

I promotori del referendum invitano a votare 4 SI: per tutelare la salute delle donne, aiutare coloro che sono affetti da patologie ereditarie gravi, cancellare la norma che equipara i diritti del concepito a quelli dei genitori, consentire la ricerca scientifica sulle cellule staminali di origine embrionale, permettere anche alle coppie con gravi problemi di sterilità di avere figli.

Le forze politiche della maggioranza di governo, invece, propongono l’astensionismo per invalidare i referendum lasciando quindi in piedi la legge. Dal 1997, tutti i referendum sono stati annullati per il mancato raggiungimento del quorum di votanti previsto dalla costituzione (superamento del 50%). Questo aspetto non è positivo perché è importante non sprecare un’opportunità democratica per far contare le nostre opinioni. Se manca una conoscenza specifica dei problemi non è difficile trovare i mezzi per acquisire informazioni; è importante non limitarsi a cogliere gli spot televisivi, ma approfondire le nostre conoscenze e ricordarsi che una materia che non ci tocca personalmente può essere determinante per il destino di altre persone.

Ernesto Scalco

 

 

 

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A Caselle, in pieno centro

Un angolo d’oriente

A Caselle, in Via Torino, c’è un angolo d’Oriente dove trovare un vero tesoro… anche la lampada d’Aladino.

Vale la pena recarsi a "Le sette porte d’Oriente", in Via Torino, proprio davanti alla Canonica di San Giovanni e fermarsi non solo a guardare le meraviglie che il piccolissimo negozio offre, ma soprattutto a scambiare quattro chiacchiere con la proprietaria, Tiziana Robbiano.

Casellese da sempre, figlia dell’ottico e fotografo Antonio, nasce con: "la voglia di voler conoscere, non solo vedere, culture diverse, paesi lontani".

A 11 anni legge nel tempo libero libri di archeologia e psicologia: "Dentro di me c’è sempre stato un bisogno profondo di conoscere, di arricchire la mia cultura, di crescere a livello personale. Mi sono portata appresso per tanto tempo la voglia di camminare tra case bianche che si stagliano contro un cielo azzurro".

A 12 anni, grazie ad un’amica, compie il suo primo viaggio, a Malta, dove scopre la cultura megalitica, realizzando il suo primo sogno: "Ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno formato, da cui ho attinto tante sfaccettature che hanno iniziato a modellarmi".

La solitudine del piccolo paese non le è mai pesato: "Io ho volato stando ferma, per questo la mia non è solitudine, ma ricerca di me stessa".

Divora libri sull’India, sul Marocco, sulla Turchia: "... sola contro tutti, rinforzandomi ancora di più".

Si diploma in ragioneria, poi porta a termine gli studi di ottica e affianca il padre nel negozio: "Ho sempre trattato i miei clienti con rispetto e affetto, cercando la loro interiorità. Posso affermare che ne sono stata ripagata appieno dal punto di vista personale".

In effetti mentre si chiacchiera comodamente sedute su un divanetto berbero in quell’angolo davvero speciale, siamo continuamente interrotte da persone che la salutano, che si fermano per scambiare quattro parole, per curiosare o acquistare: per tutti c’è posto.

Tiziana inizia a viaggiare, raggiungendo paesi finora visitati sui suoi libri; osserva, studia, chiede e ne ritorna ricca di esperienze entusiasmanti.

"La fortuna mi ha permesso di conoscere al momento giusto una persona che mi ha dato la chance di migliorarmi. È ancora adesso il mio fornitore. Si chiama Aziz e l’ho incontrato a Milano. Aziz è eccezionale, cerca nei piccoli villaggi gli artigiani e commissiona loro la merce, importandola poi direttamente. Permette, così, di recuperare o mantenere vive arti antiche che, senza mercato, andrebbero altrimenti perse. Credo che neanche lui sappia di preciso il patrimonio che gli passa tra le dita, dato che io ho scoperto per caso alla mostra di Sgarbi, di avere in negozio pezzi unici pubblicati su cataloghi esclusivi".

La vita non è sempre facile, neanche per Tiziana, che attraversa un brutta esperienza personale. I consigli e la stima degli amici e di Aziz le danno la forza di reagire: "Mi sono buttata anima e corpo nella realizzazione di questo negozio, con la stessa apprensione e lo stesso entusiasmo con cui si affronta la nascita di un figlio. Ho progettato l’ambientazione, mi sono battuta contro chi mi diceva che era impossibile fare quello che pensavo, ho detto io come poter inserire la porta che è in fondo al negozio e che si apriva in senso opposto. Ho scelto i colori degli interni, le stoffe, le tende: ho risalito la corrente come un salmone".

Così il 20 marzo 2004 si inaugura "Le sette porte d’Oriente": "Ho voluto scrivere il nome in italiano ed in arabo, perché credo che non vi siano confini tra le culture: da ciascuna si possono prender le cose migliori e applicarle nella quotidianità".

L’inizio, come da copione, è in salita: un negozio così etnico a Caselle suscita perplessità: "I primi commenti erano del tipo: – Bellissime queste cose, ma non sono adatte alle nostre case –. Io credo che ogni oggetto fatto con amore e manualità stia bene in ogni luogo. E tutto ciò che espongo posso assicurare che è frutto di abili mani di uomini e donne che hanno lavorato con impegno e amore per il loro manufatto. Da quell’oggetto dipende il loro futuro, non certo facile come quello di chi l’oggetto lo può comprare e godere qui in Occidente".

In quei pochi metri quadri si può passare un pomeriggio.

Ci si imbatte in straordinari pezzi d’arredamento, unici nella loro fattura, provenienti dal Marocco: da lampade a applique in finissimo vetro colorato, a cassettiere in legno scolpito, a tritaspezie in argento e osso, meraviglie che si possono ammirare sul catalogo d’arredamento "AD".

I gioielli, originari del Marocco, dell’India e della Tailandia, sono incredibilmente affascinanti: in argento e pietre dure, decorati con scritte coraniche o antichissime formule magiche, collane, pendagli finemente cesellati. Molti sono inseriti nel prestigioso catalogo "Anelli etnici".

L’abbigliamento è made in Nepal, Pakistan e India, in pura seta, in cachemire e seta, dai colori più suggestivi; si possono acquistare scialli, caffettani, gonne, pantaloni, top o borse ricamate con pietre dure e perline, ma l’elenco sarebbe ancora lungo.

Quando un nuovo possibile cliente entra "solo per curiosare" e chiede o legge il prezzo, diventa un nuovo affezionato cliente, perché i prezzi sono veramente alla portata di tutte le tasche: "Questo perché importo direttamente dal posto di fabbricazione", ci spiega Tiziana.

Quando le chiedo il perché della scelta ardita che ha fatto, mi risponde di getto: "È un grido per non morire, perché stanno uccidendo il piccolo commercio nella nostra città. Io voglio resistere, non farmi cancellare dai grossi colossi che stanno per sorgere nei dintorni. Ma come sempre sono sola a gridare per non morire".

Tiziana continua a risalire la corrente come i salmoni, ma prima o poi : "... deciderò di gettare la spugna, non è detto che la mia vita finisca qui dove sono nata: un negozio come il mio potrebbe vivere e espandersi in altri lidi, dove la gente è meno chiusa".

Non lasciamo cadere nel nulla questo tentativo di cambiare qualcosa nel nostro piccolo mondo antico, non lasciamo volare via sul tappeto volante questo angolo d’Oriente.

Patrizia Bertolo

 

 

 

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Solo il destino li ha fermati

Eduardo Galleano ha scritto da qualche parte che nella vita uno può "cambiare moglie, fede politica, persino religione", ma la squadra del cuore no.

E lo sappiamo bene noi che per ora abbiamo un grande avvenire dietro alle spalle.

Anche perché, per fortuna e sfortuna nostra, nessuno è più stato come loro e anche se non abbiamo avuto il piacere di vederli, li abbiamo conosciuti ed amati come le persone più care: i tifosi più vecchi ti dicevano, quando guardavi Alfredo Di Stefano giocare, che lui era quello che assomigliava di più a capitan Valentino; Brera, e non solo lui, riteneva Virgilio Maroso il più forte del lotto: dicono fosse semplicemente oltre, davanti, nel ruolo, d’almeno venticinque anni.

Ma tutti erano dei grandi: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Castigliano, Grezar, Rigamonti, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola...

Abbiamo avuto in dono dal destino e dalla storia questa litania che sa di saga e di dolore.

Siamo, perché così i giorni hanno voluto scegliere per noi, amore e morte.

Anche se sentivamo d’essere meritevoli di qualcosa di diverso. Ma nulla c’è mai stato risparmiato. Paradossalmente però questo destino ha fortificato la nostra fede e siamo prima di tutto granata.

Ecco perché siamo qui oggi, perché questa fede si perpetui. Per quanto dobbiamo loro.

Chi sceglie, ma forse è più giusto dire chi nasce, Toro, come ha scritto il più granata degli uomini scrittori, Giampaolo Ormezzano, scopre presto d’essere nell’Iliade della vita Ettore e non Achille: Achille è della Juve, protetto dagli dei e per questo alla fine vincerà.

Ma a noi piacciono le sfide impossibili, quelle contro: quelle che solo il Toro può.

Lì il granata si fa pelle, torna come forza sottile il tremendismo e sappiamo resistere.

Io non so se ricordate il momento preciso in cui siete diventati del Toro, io no.

Ricordo solo la panchetta su cui un giorno incisi: Vieri, Scesa, Buzzacchera... e poi subito dopo: Bacigalupo, Ballarin, Maroso...

Di loro abbiamo letto e sentito molto: cosa aggiungere? I loro record li conosciamo: dal 10 a 0 rifilato all’Alessandria, ai cinque scudetti vinti di fila.

Hanno vinto tutto, solo il destino li ha fermati.

Da allora, da quel 4 maggio del ’49 abbiamo vissuto spesso di ricordi, ma non è un caso che in un altro maggio, in un giorno assai più felice, dopo il 16 maggio 1976, dopo l’ultimo scudetto vinto, squadra e popolo granata sentirono il bisogno d’andare a Superga, quasi si trattasse di saldare un debito d’onore: quasi a dire "Avete visto?, ce l’abbiamo fatta a restituire un Toro degno voi".

Non so che futuro ci aspetta, se un giorno le nostre tribolazioni finiranno, so solo che da domani molti di noi parcheggeranno qui molto più volentieri.

Anche noi sappiamo di non camminare mai soli, come cantano a Liverpool: con noi abbiamo Bacigalupo, Ballarin, Maroso... Tutto il Grande Torino. Qui. Ora. Per sempre.

Elis Calegari

 

 

 

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Grazie a "Cose Nostre" Pina d’le scole e i Calvo
si sono incontrati dopo 60 anni

Come una favola

Anche le "nostre" storie, come le favole, a volte, hanno un inaspettato lieto fine, è successo con la storia di Pina e Fredo, raccontata nel numero scorso. Pina Borgano, il marito Fredo e la figlia Rita, allora in fasce, vennero accolti nella primavera del 1944 nella Cascina "La Cavaliera", dalla famiglia Calvo e lì condivisero pane e lavoro, fatiche e preoccupazioni per una guerra che sembrava non finire mai. È con un pizzico di orgoglio che oggi possiamo scrivere che, grazie all’articolo di "Cose Nostre", dopo 60 anni, Pina e la figlia Rita hanno potuto ringraziare di persona la famiglia Calvo.

L’incontro è avvenuto il 1° maggio e Pina lo racconta con viva emozione: "Non mi sembrava vero di dover attraversare di nuovo la Stura per andare ad abbracciare la famiglia Calvo che aveva letto l’articolo e che ci aveva cercato. Ora, a novant’anni, mi accompagnava mia figlia ormai adulta, sessant’anni fa, lo stesso giorno, il 1° maggio, passavo il fiume con un fagotto e Rita in braccio. È stata un’emozione che mi resterà nel cuore per sempre".

Ad accoglierle è stato Cristoforo "Tofu" Calvo con la moglie, che all’epoca aveva 15 anni e ben ricorda quella donna dolce e forte che cullava una bimba di pochi mesi. Pina ancora ricorda:

"Della vecchia cascina ‘La Cavaliera’ non rimane che un cumulo di macerie, ora la famiglia Calvo vive alla ‘Bellota’, a Robassomero, nella tenuta Remmert. Ci hanno accolto in modo davvero caloroso e con le lacrime agli occhi ci siamo abbracciati e abbiamo rievocato tanti episodi di allora. Cristoforo si ricordava di Fredo che faceva coraggio ai ragazzi dicendo che la guerra sarebbe finita presto. In quegli anni bisognava pagare la tassa "annonaria" che prevedeva si desse buona parte del raccolto al Fascio, Fredo cercava sempre di nascondere qualche sacco di grano perchè si potesse fare il pane per tutti. Anche quando siamo tornati a Caselle andavamo a prendere un po’ di pane ‘bianco’ dalla famiglia Calvo per darlo a Rita, che è cresciuta col pane della Cavaliera. Non mi basteranno mai le parole per dire loro grazie per tutto quello che hanno fatto per noi".

Tutte le favole hanno come appendice una morale, anche questa ci ricorda come la solidarietà abbia radici profonde nel cuore di chi l’ha fatta e di chi l’ha ricevuta e che i suoi frutti restano sempreverdi a ricordarne il valore immenso.

Antonella Ruo Redda

 

 

 

 

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Una notizia attesa

La circonvallazione si farà!

La circonvallazione ad "est" di Mappano si farà. Lo ha confermato in un incontro apposito con i sindaci del territorio anche l’assessore provinciale Giovanni Ossola. L’ex sindaco di Settimo, passato da oltre un anno alla corte di Antonio Saitta, ha incontrato i sindaci Barrea e Marsaglia insieme al presidente del consorzio intercomunale di Mappano, Antonio Zappia lo scorso 28 aprile. Proprio Zappia, che da anni sta seguendo passo dopo passo l’iter per la realizzazione della circonvallazione, traccia le linee guida da seguire nei prossimi mesi: "Questa volta ci siamo veramente ed è un grande passo avanti per il paese. La provincia si è fatta interamente carico dell’opera, compresa la progettazione. Si tratta di una presa di responsabilità importante dopo anni di tentennamenti". L’ente provinciale ha incaricato i propri tecnici di redigere il progetto definitivo della circonvallazione di Mappano che inizierà dalla rotonda d’ingresso alla superstrada Torino-Caselle e terminerà, dopo i dovuti accordi con il comune di Leinì, nei pressi del caseificio pugliese. In questo modo tutto il traffico non diretto a Mappano sarà deviato sulla circonvallazione, priva di semafori e intersezioni e, per questo motivo, decisamente più rapida e meno congestionata. Per la prima volta dopo una quindicina d’anni, gli enti interessati hanno fatto un deciso passo in avanti nella risoluzione del problema. Tenendo anche conto che la circonvallazione ad est del paese resta l’unica alternativa valida per snellire il traffico in transito su via Rivarolo e strada Cuorgnè. Traffico contro il quale, nei mesi scorsi, si sono giustamente scagliati anche i cittadini mappanesi, stanchi di vedere il centro del paese devastato dal passaggio giornaliero di migliaia di veicoli, molti dei quali anche pesanti. "L’iter burocratico, ovviamente, durerà ancora qualche mese – spiega Antonio Zappia – a settembre programmeremo un’assemblea pubblica nella quale la provincia spiegherà il suo progetto. Al momento non è possibile azzardare una tempistica entro la quale l’opera sarà completata. Diciamo solo che, dopo tanti anni, finalmente ci si è presi la responsabilità di risolvere il problema del traffico a Mappano". Salvo imprevisti, dopo la progettazione e la presentazione ai cittadini, è possibile che entro un anno possano aprirsi i primi cantieri. Per Mappano si tratta di un’opera di vitale importanza perché snellire il traffico sull’arteria principale significa anche riqualificare il centro del paese e dare il via ad altri progetti ancora solo "ipotizzati" per il miglioramento della qualità della vita.

Alessandro Previati

 

 

 

 

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Tutto il programma del maggio mappanese

L’importanza del Maggio Mappanese corre attraverso le attenzioni dei cittadini di Mappano, del territorio di appartenenza e nelle richieste di tanti artisti che chiedono di parteciparvi. Un programma elaborato nel gradimento dei numerosi cittadini che seguono e attendono le feste di maggio. Per questa considerazione, quest’anno, è stata posta una maggiore attenzione verso il più duttile e conosciuto strumento musicale: la fisarmonica, con due importanti orchestre dirette dai prestigiosi Maestri Paolo Tricò e Gian Pietro Ottino. I concerti di musica da camera per pianoforte e violino con il Duo Teresa Egle Cosenza - Francesco Villa, il Trio Euterpe e ancora l’orchestra a fiati "La Novella" che chiuderà il maggio musicale.

Nel canto, risorsa mappanese, va sottolineato un importante gemellaggio tra la Corale di Mappano e quella di Mentone. Con questo incontro si apriranno i festeggiamenti per il 15° anno della fondazione della nostra Corale. Sempre nel canto ci saranno due importanti espressioni con le soprano Cherrie Anne Grieve e Yasmine Ferrero Varsino e nella canzone classica napoletana Annarita Geremia e Michele Tangorra.

La danza, espressione di alto livello, è rappresentata dalla Compagnia Arkè, dalla Scuola mappanese Arabesque e dalla Dance Mania di esaltazione orientale. In quest’ultima formazione ci pregiamo di avere, per la prima volta, la partecipazione della "regina della danza del ventre" Aziza.

La poesia e la letteratura si intrecceranno con il teatro, un teatro come rivisitazione del linguaggio piemontese e partenopeo.

Ma altri importanti appuntamenti ricorrono nel vasto programma, come la festa delle regioni, la musica per i giovani e tre appuntamenti pomeridiani per i bambini.

L’intero programma, che raccomandiamo di leggere con attenzione, è racchiuso nei colori delle fotografie e nella cornice dello splendore delle arti figurative con numerosi e prestigiosi artisti, coordinati da Stefano Rollero e Michele Privileggi. Un programma stilato nei valori artistici della conoscenza e del sapere che viene mantenuto con il contributo delle Amministrazioni di appartenenza, dell’Assessore alla Cultura della Provincia di Torino Valter Giuliano, dell’Imper Italia Spa e della Varian Spa.

Vorrei ringraziare i cittadini e le associazioni che hanno offerto la propria collaborazione per svolgere al meglio l’ampio programma. Mi sia consentito di ricordare un significativo collaboratore delle passate edizioni, Franco Di Nicoli: un cittadino esemplare che fin dal primo momento è stato al mio fianco, dividendo ogni fatica senza mai lamentarsi. A Franco, che purtroppo ci ha lasciati per sempre, va il mio affettuoso ricordo ed il ringraziamento, senza alcun dubbio, di tante persone che lo hanno avuto per amico.

Antonio Zappia

Il Maggio Mappanese noto a tutti i cittadini per la sua impronta di carattere altamente culturale, nel programma di quest’anno abbiamo aggiunto alcuni appuntamenti dedicati al divertimento di bambini e genitori: Ludobus e lo spettacolo di Arlecchino. Inoltre due appuntamenti per i ragazzi con Sportland Tour e il mega concerto dove i giovani di Mappano sono protagonisti.

Certi che allargando le proposte il Maggio Mappanese diverrà il Maggio per tutti, vi aspettiamo numerosi.

La Pro Loco di Mappano

 

Sabato 14 maggio - ore 21,00

Chiesa Parrocchiale - Via Gen. Dalla Chiesa

Concerto d’apertura con la Fisorchestra
diretta dal M° Paolo Tricò oscar mondiale della fisarmonica

musiche dal repertorio classico
e di Astor Piazzolla

Domenica 15 maggio - ore 21,00

Sala delle colonne del Consorzio

Classiche canzoni napoletane con Annarita Geremia,
Antonio Pedico e la partecipazione di Michele Tangorra

Martedì 17 maggio – ore 21,00

Sala delle colonne del Consorzio

La preghiera delle regioni
con la Comunità Cattolica di Mappano

Mercoledì 18 maggio - ore 21,00

Sala delle colonne del Consorzio

Yucotan Guatemala
proiezione di diapositive in dissolvenza

di Luigi Gai

Giovedì 19 maggio - ore 21,00

Sala delle colonne del Consorzio

Serata conclusiva Uni 3 Mappano col laboratorio teatrale
coordinato dai docenti L. Bosìa e L. Boggio

Venerdì 20 maggio - ore 21,00

Piazza Don Amerano

Notte di festa ballando tutti insieme
con la musica latino-americana

Sabato 21 maggio – ore 21,00

Chiesa Parrocchiale - Via Gen. Dalla Chiesa

la Corale di Mappano diretta da Enrica Baldi Borsello

e la Corale di Mentone diretta da Louis Garrigues

in concerto

Domenica 22 maggio - ore 17,00

Piazza Cesare Pavese

Arlecchino e i suoi burattini

spettacolo di animazione teatrale con burattini
e attore Arlecchino per bambini e adulti

Lunedì 23 maggio - ore 21,00

Chiostro del Consorzio

la Compagnia di danza giovanile cubana
Nenè Traviesa nelle danze di espressione caraibica
e la Scuola di danza Arabesque

nella danza "Tarzan" ispirato da Walt Disney

Mercoledì 25 maggio - ore 21,00

Sala delle colonne del Consorzio

Archivio e storia di Caselle
raccontati da Gianni Rigodanza e Daniela Siccardi

Giovedì 26 maggio - ore 21,00

Sala delle colonne del Consorzio

Concerto per pianoforte e violino

Teresa Egle Cosenza - violino,
Francesco Villa - pianoforte,
musiche di Mozart - Liszt - Bach

Venerdì 27 maggio - ore 21,00

Chiostro del Consorzio

Concerto di musica cover con i Red River
dell’Associazione 4/4 di Rivarossa,
musiche di Ligabue - Battisti - Clapton

Sabato 28 maggio - ore 18-24

Piazza Don Amerano

Festa delle regioni con la Comunità cattolica di Mappano

Martedì 31 maggio - ore 21,00

Piazza della Fontana

Le danze giocose con le Scuole di danza l’Arabesque di Mappano, diretta da Carla Perino

La Dance di Caselle, diretta da Claudia Paralovo,
musiche dal repertorio classico

Giugno

Mercoledì 1° giugno - ore 21,00

Piazza Cesare Pavese

GioFestival - La musica e i giovani di Mappano

Giovedì 2 giugno - ore 21,00

Sala delle colonne del Consorzio

concerto con il Trio Euterpe
Yasmine Ferrero Varsino - soprano,
Rosalba Murgi - flauto,
Luca Sironi - pianoforte
e i solisti Cherrie Anne Grieve - soprano,
Richard Ozanne - pianoforte,
musiche di Handel - Vivaldi - Chopin - Ozanne -
Rossini - Puccini - Donizetti

Venerdì 3 giugno - ore 21,15

Piazza Cesare Pavese

La Compagnia teatrale "Zanni Teatro" presenta
Pautasso Antonio esperto in matrimonio
,
commedia in piemontese di Amendola e Corbucci

Sabato 4 giugno - ore 14,30

Piazza Don Amerano

Ludobus - Gruppo di animazione per bambini
con la Cooperativa Valdocco

Sabato 4 giugno - ore 21,15

Piazza della Fontana

A perfect circle (zero smok)
con la Compagnia di danza Arkè
diretta da Matilde De Marchi e Anna Grazia D’Antico

Domenica 5 giugno - ore 15,00

Piazza Don Amerano

Mostra canina

Domenica 5 giugno - ore 21,00

Chiesa Parrocchiale - Via Gen. Dalla Chiesa

L’Orchestra delle Fisarmoniche di Andorno Micca
diretta dal M° Gian Pietro Ottino in concerto,
musiche dal repertorio classico

Martedì 7 giugno – ore 17,00

Biblioteca del Consorzio di Mappano

La Prof.ssa Ivana Panebianco, Roberto Canella e Antonio Zappia
presentano il libro di Andrea Borla In prima persona.
Sarà presente l’autore

Mercoledì 8 giugno - ore 21,00

Sala delle colonne del Consorzio

Voci diverse per la poesia,
versi di: Alberti - Arendt - Evtushenko - Gozzano - Ungaretti - Prevert - Wiltman - Pasolini - Risi - Manacorda - Pozzi - Frassa - Campora. Letture di: Carla Cretier - Michela Geremia -
Livio Vaschetto - Luca Baracco - Antonio Zappia,
al pianoforte Francesca Rudari
con sue musiche scritte per la poesia

Giovedì 9 giugno - ore 21,15

Piazza della Fontana

Danze orientali come gioia di vivere
con la Scuola Dance Mania diretta da Caterina Galaverna
e la partecipazione straordinaria di
Aziza,
musiche di Abdel Wahab - Ramzy - Dvleter e di autori anonimi

Venerdì 10 giugno - ore 21,15

Piazza Cesare Pavese

La Compagnia teatrale La Funicolare presenta
Ditegli sempre di sì, commedia in due atti di Edoardo De Filippo

Sabato 11 giugno - ore 16,00

Sala delle colonne del Consorzio

Saggio degli allievi della Scuola Raggi di note - corsi Yamaha

diretto da Tatiana Balocco

Sabato 11 giugno - ore 21,15

Piazza Cesare Pavese

Gran concerto della Filarmonica di Caselle"La Novella"
diretta dal M° Bruno Lampa, musiche classiche e moderne

Domenica 12 giugno - ore 9,30-18

Piazza Don Amerano e dintorni

Sportland tour per bambini e ragazzi
con calcio a 5 - minibasket e volley

Domenica 12 giugno - ore 20-24

Piazza Don Amerano

Ballando per la conclusione delle feste apertura
con "I Lavandé" e "Sbandieratori" di Mappano

Nel corso della manifestazione verranno allestite, nella sala delle colonne del Consorzio, mostre di arti figurative e fotografiche.

Per la fotografia

Da sabato 14 a venerdì 20 maggio

mostra del Circolo Fotografico di Caselle

Per la pittura

(orari di apertura 17 - 19,30)

Da sabato 21 a venerdì 27 maggio

esporranno Ada Sgrò Falcombello - Susanna Viale -
Francesco La Porta - Mario De Luca - Esterina Pereno

Da sabato 28 maggio a venerdì 3 giugno

esporranno Salvatore Martinico - Giuliana Bricco -
Luisa Mischiatti - Ivan Cambiolo - Fulvia Richiardi

Da sabato 4 a domenica 12 giugno

esporranno Stefania Carollo - Valeria Oliveri - Stefano Rollero Maria Teresa Amore - Richard Ozanne - Michele Privileggi

Sito artistico: www.arturin.it

 

 

 

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20° anniversario del nucleo elicotteri dei Vigili del Fuoco in Piemonte

Il Nucleo Elicotteri dei Vigili del Fuoco competente sul territorio piemontese é stato costituito il 3 marzo 1985 come Nucleo Elicotteri Piemonte e Valle D’Aosta dell’allora Ispettorato Interregionale (ora Direzione Regionale Piemonte).

All’inizio la sede era ubicata alla Caserma del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Corso Regina Margherita a Torino ed il reparto era composto da 3 piloti e 3 tecnici specialisti e disponeva di un unico Agusta-Bell AB206 "JetRanger III" marche I-VFAA (poi reimmatricolato come aeromobile di Stato VF14 con nominativo radio "Drago 14").

Tre anni più tardi, nel 1988, il reparto si sposta nella nuova sede costruita ai margini dell’aeroporto di Caselle.

Il Nucleo ha la possibilità di svolgere manutenzioni fino a 100 ore di funzionamento della "cellula/motore" dell’AB206, mentre per le grandi revisioni gli elicotteri vengono inviati alla ditta costruttrice.

Nel 1990 con l’assegnazione dei non più recenti, ma potenti, AB204VVF (ex AB204AS provenienti dalla Marina Militare Italiana) modificati in base alle esigenze dei VV.F., il Nucleo Elicotteri poté disporre di una linea di volo più idonea ai compiti istituzionali assegnati.

L’elicottero con il passare degli anni dimostrò la sua insostituibile validità in situazioni che nessun altro mezzo poteva eguagliare.

L’ultimo AB204VVF di Torino é stato in servizio sino alla fine del 2002, fornendo grandi soddisfazioni sul piano operativo in quanto in grado di sollevare notevoli carichi al "gancio baricentrico" ed adatto al soccorso in alta montagna grazie all’ausilio del verricello di soccorso.

Come primo Capo Nucleo Elicotteri (N.E.) di Torino venne nominato il Com.te Sergio D’Agostino (allora anche Capo N.E. di Genova).

Successivamente venne nominato Capo N.E. il Com.te Ennio Terenzi (pilota istruttore di Grosseto).

L’attuale Com.te Dario Cuppone prese il comando nel marzo 1994 diventando il primo Capo N.E. effettivo del territorio ed é anche residente nella nostra città di Caselle.

Dopo la dismissione dei vetusti ma sempre validi AB204VVF, dal mese di marzo 2004 é in dotazione un nuovo AB412EP (marche VF66), e il personale spera di poter potenziare la flotta con un ulteriore elicottero dello stesso tipo.

Da tempo si sta provvedendo all’ampliamento della sede di Caselle in previsione delle nuove dotazioni di cui il Nucleo necessita anche in funzione dell’imminente evento olimpico del 2006.

È in fase di elaborazione un protocollo d’intesa tra i VV.F. di Torino ed il Comune di Torino per l’acquisto di un nuovo elicottero Agusta A109E "Power", di cui tre esemplari sono già operativi al Corpo Nazionale VV.F., elicottero idoneo allo svolgimento dei compiti istituzionali, ed in particolare al trasporto veloce e al soccorso aereo.

Questi velivoli sono dotati di avionica avanzata, verricello, gancio baricentrico, faro di ricerca e altoparlante.20°

Il Com.te Dario Cuppone ci ha dichiarato che: "Il Nucleo Elicotteri dei Vigili del Fuoco di Torino, ha ormai raggiunto un alto livello di professionalità grazie alla esperienza maturata nel corso di questi 20 anni, in particolar modo in occasione degli eventi alluvionali che hanno colpito il nostro territorio, che ci hanno visti impegnati non solo nei soccorsi ma anche nel coordinamento di tutti gli elicotteri intervenuti (ben 23 nell’anno 2000). Tutto questo è stato possibile grazie agli strumenti messi a disposizione dall’Amministrazione Centrale dei VV.F. e della capacità e professionalità dimostrata dal personale pilota e tecnico specialista appartenente al N.E. VV.F. di Torino che ho l’onore di rappresentare".

Attualmente l’organico del N.E. di Torino/Caselle é composto da 12 piloti, 8 tecnici specialisti ed un amministrativo, mentre la flotta consta di due AB206 "JetRanger III" (VF19 e VF27) e di un AB412EP (VF66).

Anche l’Alenia Aeronautica partecipa alla costruzione del più grosso aereo civile mai costruito, l’Airbus A380, che é decollato per la prima volta il 27 aprile scorso dalla pista "32L" dell’aeroporto di Toulouse-Blagnac nel sud-ovest della Francia.

Ai comandi del prototipo il vice presidente della "flight division" dell’Airbus, Claude Lelaie ed il "chief test pilot" Jaques Rosay ed altri quattro membri di equipaggio.

Al primo volo, della durata di 3 ore e 54 minuti hanno assistito più di 40.000 spettatori oltre alle maestranze della ditta costruttrice, agli invitati, alla stampa e alle televisioni di tutto il mondo.

Il velivolo misura 73 metri di lunghezza, 24 metri in altezza ed ha una apertura alare di circa 80 metri, con un peso a pieno carico di oltre 550 tonnellate e può trasportare fino a 800 passeggeri.

L’aereo è già stato ordinato da 15 compagnie aeree in 154 esemplari mentre l’entrata in servizio é prevista verso la seconda metà del 2006 con la Singapore Airlines che è il suo cliente di lancio.

L’Alenia Aeronautica partecipa al programma con la costruzione di quasi tutta la sezione centrale della fusoliera ed ha consegnato la prima unità nell’agosto del 2003.

 

Il 27 aprile l’Assemblea ordinaria degli Azionisti di SAGAT S.p.A., riunitasi sotto la presidenza di Mario Carrara, ha approvato il bilancio di esercizio della Capogruppo e il Consolidato del 2004, varati dal Consiglio di Amministrazione lo scorso 16 marzo.

Il Conto Economico Civilistico ha registrato un utile netto di esercizio di 6.279 migliaia di euro (+28% sul dato 2003).

L’incoraggiante bilancio economico dell’aeroporto è però stridente con lo scarso aumento dei collegamenti aerei, che nell’ultimo anno ha visto la perdita di importanti destinazioni come Amsterdam e Lisbona e la diminuzione di collegamenti da parte di compagnie come la Ryanair, la Meridiana e l’AirOne, solo in parte compensate dagli ultimi nuovi voli.

Intanto si è conclusa domenica 17 aprile la stagione dei charter invernali 2004/2005.

A partire dall’ultimo week-end del mese di novembre scorso e per 21 fine settimana consecutivi, l’aeroporto di Caselle ha registrato un flusso di quasi 180 mila passeggeri (179.818), record storico per il traffico dei "charter neve" allo scalo torinese.

Rispetto alla scorsa stagione, il numero degli sciatori stranieri che hanno scelto le montagne del Piemonte e della Valle d’Aosta per le loro vacanze invernali ha registrato un incremento di circa il 4%.

Per quanto riguarda il miglioramento del servizio il 21 aprile è stato inaugurato il BaByPorto, il nuovo punto gioco dello scalo.

Collocato sul lato sinistro della Sala Partenze, proprio a fianco della Sala Vip, il BabyPorto vuole essere un servizio di custodia e di gioco educativo riservato ai figli dei dipendenti aeroportuali e di tutti i passeggeri dell’aeroporto.

Al punto gioco potranno accedere tutti i bambini e le bambine con età da tre a dieci anni compresi, ed è previsto anche uno spazio di accoglienza dedicato ai bambini di età compresa fra zero e tre anni (attrezzato con angolo morbido, fasciatoio, divanetti) che potranno frequentare lo spazio in presenza di un adulto accompagnatore.

 

 

Nelle foto dall’alto in basso a sinistra:

• di fronte allo AB204 (VF31), il Com.te Dario Cuppone, terzo da destra, con piloti e tecnici del N.E. VV.F di Caselle, ripresi al rientro da una missione di soccorso durante l’alluvione dell’ottobre 2000;

• l’elicottero AB206 (I-VFAA) in sosta a Caselle nel 1986.

A destra:

• primo volo dell’Airbus A380 (F-WWOW), con la splendida cornice dei Pirenei innevati;

• carico di sciatori provenienti da Varsavia, l’Airbus A320-233 (HA-LPE) della Wizz Air, ripreso in atterraggio a Caselle il 9 aprile.

 

 

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Avril a na 30 sa piuveisa 31 ai faria mal a gnun (proverbio nostrano).

Questo aprile del 2005 non si è smentito: 14 giorni con pioggia per 156 mm totali. Pochi a confronto dei 270 del 1986 e ai 408 dell’aprile del 1989 (11 giorni con pioggia!) il massimo della nostra serie.

Nei primi giorni del mese vi è alta pressione e da Nord arriva aria fresca: Zero gradi il giorno 3 e –1,5° il giorno 4. La campagna sarebbe tutta bianca, per la brina, ma la vegetazione già alta la nasconde. Nelle mattine serene del 5 e 6 sull’albero lassù in alto fischia felice il merlo maschio, vuol dire che nei pressi, in basso di un cespuglio, vi è la femmina intenta a covare.

Le minime, per il cielo coperto, si alzano: 5-8° e dal giorno 7 fino a domenica 17, 11 giorni con pioggia. Sabato 9 e sabato 16 le massime sono come le minime 7-7,5°. È dinuovo inverno.

Sabato 16 piove a rovesci. La temperatura è attorno ai 7,5°. Facciamo mentalmente: 7,5° ¥ 200 mt = 1500 mt. A Balme, 1432 mt, pensiamo cada la neve. Verso le 11 facciamo il numero del cellulare del Sindaco. Sappiamo di trovare molta disponibilità. "Qui diluvia. E lì?" Ci risponde: "Quasi 50 cm. di neve pesante. Nevica fin verso i 1000 mt" "Grazie tante".

A Balme in aprile son caduti 58 cm di neve che con la pioggia hanno raggiunto 235 mm ma di acqua.

Il 18, per l’aria fredda da Nord che ha portato la neve e per il cielo sereno, la minima arriva a –2°.

Dopo una settimana altalenante: bello, variabile, coperto, pioggia, sabato 23 coperto tutto il giorno, 13° la massima. Volano basse le rondini e sono tante. Probabilmente si stanno ancora spostando. A sera nella strada di campagna si invola una quaglia. Siamo prossimi al 25 aprile, data in cui arrivano questi gallinacei da noi.

Domenica 24 pioviggina già dal mattino. Poi aumenta di intensità per smettere verso le 11. Alle 12 in Santa Maria arriva il corteo nuziale. Sposa bagnata, sposa fortunata, ma ci impressionano, con la temperatura che non arriva a 10°, le braccia nude femminili. Evidentemente, impossibile prevederlo a distanza, si aspettava una mattinata col sole o almeno tiepida. Col pomeriggio cade, a rovesci, la pioggia che arriva a 33 mm.

Una mattinata tiepida arriva per il 25 aprile.

L’ultima settimana, senza pioggia, con tempo buono. Nella campagna ormai tutta verde spicca, qua e là, qualche zona gialla: sono le piante dell’insalata, girasoli, che sono fiorite. Tra pochi giorni saranno bianchi soffioni. Vi è un gran movimento di trattori per le semine del mais con alcuni giorni di ritardo a causa del maltempo dei giorni precedenti. Le temperature in aumento, anche di notte, con il terreno umido hanno fatto crescere la vegetazione: erba e grano. L’orzo ha messo fuori ormai la spiga.

Quattro coppie di colombacci sono nervosi perché l’aratro porta via i semi della "poveriana" dei quali sono golosi. Verso sera, a modo suo, zig zagando e come un razzo, passa un beccacino e più tardi arriva anche "messer" germano che si posa sul terreno arato. Cosa strana.

Quando ci accingiamo a scrivere mensilmente queste note sovente ci chiediamo: ma servono? Poi arriva una lettera in redazione siglata Signora E.C. e pensiamo alla Signora Vanna, commerciante in Via Torino, che dice: "io Cose Nostre lo leggo tutto, prima leggo il meteo…" o a Francesco che ha fatto il conto dei giorni con pioggia che non ha potuto andare in bici, al direttore Elis, che ci stimola, al Geom. Franco, che quando ci vede, poche volte per la verità, ci chiede di quell’animale oppure a Pietro, che ci ha detto che lui ritaglia le tabelle mensili per poi qualche volta andare a confrontarle tra di loro e allora riprendiamo con più determinazione. Non possiamo dimenticare che in questi 27 anni di appunti giornalieri, la Provvidenza ha fatto sì che solo in tre mattine: 27-28-29 giugno scorso non potessimo fare il giro dei nostri strumenti. Per "un tagliando" dicono i soliti ironici. Grazie.

Luigi Chiabotto

 

U... come upupa

Nelle lunghe ore passate ad arare o a preparare il terreno o a seminare abbiamo notato molte specie di uccelli che venivano ad alimentarsi molto vicino al trattore.

I gabbiani, che arrivano sovente a foglia morta, lasciandosi cadere dall’alto con un poco le ali aperte per frenare e poi rincorrono l’aratro per ingozzarsi dei lombrichi; le ballerine, che muovono costantemente la coda ed il tronco; le cornacchie, grigie e nere, più diffidenti, stanno a distanza 25-30 mt, così come gli storni.

I colombacci, tutti uguali, progenitori dei colombi torraioli che sono un misto di tutti i colori.

Su due specie vogliamo soffermarci un attimo: l’upupa, che la sera del 12 aprile ci passa davanti come uno spirito folletto ed il piro-piro culbianco.

Entrambi migratori che arrivano per nidificare da noi, i cosidetti: estatini.

L’upupa è un animale con un numero notevole di colori e di sfumature. Un volo leggero e sfarfallante, lento, grazie al poco peso ed alla grandezza delle ali.

Sulla cresta ha un lungo ciuffo, noi diciamo cresta, che alza ed abbassa velocemente. Ha il becco piuttosto lungo che pianta nei formicai per nutrirsi.

Cova nei buchi dei tronchi o dei muri. Si posa sui rami, a terra o anche in verticale sui tronchi come il picchio.

Per l’upupa vi è o vi era un detto nostrano di qualche giovane maschio o femmina pettinati con una "cresta" di capelli sulla nuca, che dice: "Ha la cresta come la pupù".

Il piro-piro culbianco è della famiglia del beccaccino, che ne copia anche un po’ il volo, ma meno nervoso.

Ha girato e rigirato tra le ruote del trattore per almeno due giorni. Probabilmente ancora stanco per il viaggio, in cerca di cibo: granelli e piccoli lombrichi.

Quasi tutti gli anni in estate, qualche individuo, magari da una pozzanghera d’acqua s’invola. Ma così docile non l’avevamo mai incontrato Entrambi non hanno alcun interesse venatorio.

elleci

 

Una lettera per elleci

Il tempo tempo fa

Sono una lettrice affezionata di questo mensile e non posso che complimentarmi con la redazione che da ormai tanto tempo dà voce alle notizie della nostra città in modo semplice e puntuale. Apprezzo in particolare gli spazi riservati ai cittadini che desiderano esprimere attraverso questo giornale le loro idee e i loro sentimenti. Tra i contributi ho gradito particolarmente l’appuntamento con la meteorologia curato da Luigi Chiabotto, che con attenzione e costanza ci fornisce informazioni sulla precipitazioni, sulla siccità, sulle minime e sulle massime, senza mancare di tratteggiare qua e là qualche piccolo scorcio di vita contadina. Chi come me conserva un poco di sangue contadino nelle vene e ha ormai superato la cinquantina, non può che compiacersi di quest’onesta penna che ci fa respirare, almeno con il pensiero, ancora un po’ di quell’aria genuina del bel tempo andato il cui ricordo si va perdendo tra i tanti agi e i comfort di una modernità che ha ormai imparato a chiamar biologico ciò dovrebbe dirsi naturale.

Leggendo questi contributi la mia mente corre al passato, lontano ma non troppo, della mia infanzia. Ricordo che durante la fienagione, la semina, la trebbiatura, ogni sera prima di andare a letto, ogni giorno alle prime luci dell’alba, i miei genitori, i miei zii e nonni scrutavano attentamente il cielo per assicurarsi che nessuna nuvola minacciasse di compromettere le loro fatiche. Quante volte poi, durante il giorno, puntandosi sui loro attrezzi, alzavano nuovamente gli occhi al cielo a scongiurare o prevenire ogni brutta sorpresa. Fin da bambina ho sempre pensato che questo loro gesto abitudinario non servisse solo però ad assicurarsi delle condizioni del tempo, ma anche, in un certo senso, a ringraziare il Buon Dio, nel bene e nel male, delle gioie e delle avversità di ogni stagione della vita. Oggi per conoscere le previsioni del tempo non siamo più costretti a interrogare il cielo. Mi piacererebbe però che ogni tanto gli uomini tornassero ad alzare lo sguardo al cielo per ringraziare il Signore che ancora ci protegge, nonostante la nostra presunzione di volerne fare a meno. Alzare lo sguardo al Signore, per scoprire che proprio lì dove non si è posata la mano dell’uomo il cielo brilla e risplende ancora come un tempo.

E. C.

 

 

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Chi fu De Pisis

Chi fu Filippo De Pisis, cosa rese grande la sua pittura, la sua arte, la sua figura di uomo e d’artista?

Filippo De Pisis nasce a Ravenna l’11 maggio del 1896, alla nascita viene battezzato Luigi FilippoTibertelli, ma ben presto sceglierà di chiamarsi Filippo De Pisis, in omaggio ad un antenato pisano.

Trascorre un’infanzia protetta insieme a sette fratelli tra cui spicca per curiosità e stramberia. Ama travestirsi, collezionare oggetti strani, studia araldica, scrive poesie e racconti, disegna. Pensa, tra sé e sé, d’essere destinato a grandi cose, ma s’immagina intellettuale e poeta, non certo pittore.

Filippo De Pisis non aveva messo in preventivo la conoscenza e poi l’amicizia con personaggi quali Morandi, ma soprattutto con i fratelli Giorgio De Chirico e Alberto Savinio (che avverrà tra il 1916 e il 1920), sconvolgeranno la sua vita, la sua personalità, portandolo a diventare paladino e cantore, con i suoi scritti, della Metafisica, contro ogni critica conservatrice del tempo.

S’iscrive a Lettere all’Università di Bologna, dove stringe amicizia con i futuri intellettuali e artisti che l’Italia partorirà presto, Marino Moretti, Cavicchioli, Marinetti, Saba, Cardarelli, Carrà.

Scriverà moltissimo, articoli, prosa, poesia, saggi d’arte e la conoscenza di Olga Signorelli, traduttrice, ma soprattutto animatrice a Roma di un salotto letterario, lo inserirà nel mondo culturale della capitale.

Il periodo 1920-25 lo vedrà laureato e con residenza a Roma dove insegnerà nella scuola. Scrive ancora moltissimo (novelle, poesie, persino un romanzo autobiografico), ma in modo sempre più netto si dedica alla pittura, grazie anche alle frequentazioni di alcuni circoli artistici. A rafforzarlo nei suoi sforzi pittorici ci saranno i due brevi trasferimenti ad Assisi e a Poggio Mirteto, dove la natura dei luoghi farà scaturire dalla sua mente fervida, opere pittoriche dolci e delicate come i paesaggi dei posti che ammirerà con intensa partecipazione.

Inizierà ad esporre nella capitale, ma rimanendo ancora sconosciuto al grande pubblico. Il periodo 1925-1939 sarà di grande luminosità per De Pisis, deciderà di trasferirsi a Parigi, questi saranno gli anni del vagabondaggio, ma anche dell’intensa vita bohèmien, frenetica, esagerata, dove però conoscerà personaggi illustri come Svevo, Joyce, Braque, Matisse, Picasso.

La sua vita e la sua pittura acquisteranno una dimensione internazionale, esporrà con successo in Francia e verrà chiamato alla XV Biennale di Venezia. Da questo momento in poi sarà ospite fisso della biennale fino a che nel 1942 avrà una sala a lui dedicata. Il suo stile frammentato, che tende a ridisegnare i generi pittori, comincia a colpire e a farsi ricordare, il suo nome ormai gira con frequenza tra gli addetti ai lavori. Dirà della sua pittura Solmi "Un piacere (…) scorticato a vivo".

De Pisis è un uomo di mondo, teatrante, scandaloso, ma contrariamente al suo essere, è pittore schivo, chiuso, riservato.

Viaggia molto, in Italia e all’estero, nel 1933 e nel 1935 va a Londra in occasione di alcune sue mostre personali, ma allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale torna a Milano. Trova un paese povero, provato e assai diverso da quello lasciato pochi anni prima. Così i suoi soggetti pittorici diventano i barboni, la povera gente, i sofferenti.

Al contrario del periodo storico, per lui è tempo di successi e riconoscimenti ufficiali, si crea un vasto mercato, persino oltre oceano (New York).

Tra il 1943 e il 1948, a causa dei bombardamenti, De Pisis fugge a Venezia dove vivrà gli ultimi anni intensi e felici. La sua passione per la letteratura lo porterà ad intense collaborazioni editoriali. Illustrerà i libri di Gadda, di Proust, ma nel 1948 all’apoteosi della sua affermazione artistica, si vede scippato del Gran Premio della Biennale di Venezia per motivi di ordine morale: l’omosessualità è ancora motivo di scandalo.

La malattia comincia a farsi strada in lui: mal di testa, crisi nervose, insonnia, sono i primi sintomi del suo disordine mentale. Viene ricoverato per la prima volta a Brugherio e poi alla Clinica Universitaria di Bologna. La malattia fa il suo corso e De Pisis decide di ritirarsi nella clinica di Villa Fiorita: sarà la rinuncia al mondo, non una pausa terapeutica. Resiste fino al 1952, poi cede alla depressione, al malessere fisico e psichico. La sua pittura ormai ha vita autonoma, mentre Filippo De Pisis nella solitudine e nel dolore si spegnerà nel 1956, a Milano, nella casa fraterna, all’età di sessant’anni.

F.C.

 

 

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Un ristorante alla volta

Società Coop. Ceretta di S. Maurizio Canavese

Amanti della tradizione casalinga, nostalgici delle trattorie di un tempo, rallegratevi, non tutto è scomparso, potete smettere di lamentarvi. Senza andar troppo lontano potete soddisfare la vostra fame di ricordi nella confinante frazione di Ceretta, nei locali della Cooperativa fondata nel lontano 1863, ancora attiva grazie alla dedizione di molti soci che hanno designato loro presidente Ettore Salvino.

Nel biglietto da visita troverete segnato"gerenti Sorelle Baima", ma l’anima della trattoria, il motore che fa girare tutto il meccanismo è Giuseppina, che porta in sé i geni di una famiglia di ristoratori anche se la sua diretta ispiratrice è naturalmente la mamma Margherita; ma come non ricordare il nucleo che fa capo al trisavolo operante in Pian Audi, e, via di seguito, l’apprezzata compagine familiare, parte rimasta nel luogo d’origine, parte dispensatrice a Ciriè di ristorazione memorabile in diversi locali che sono storia della città.

Giuseppina Baima è semplicemente la continuatrice di una lunga tradizione che l’ha portata a gestire dal 1998 sale e saloni dell’antica società in modo familiare dove la coppia, la famigliola o il grande banchetto trova un ambiente casalingo, in un clima di grande educazione, impostato in modo naturale; a fianco si ritrovano con piacere operai, artigiani e impiegati, specie nella pausa del mezzogiorno, meta ricercata dai lavoratori delle aziende intorno, o la schiera di autisti che hanno il privilegio di una grande tavolata comune.

È anche l’ambiente dove i bambini hanno un’accoglienza particolare, ben accettati, coccolati e non è raro d’estate vederli giocare in gran numero nell’ampio cortile.

La notevole presenza di famiglie con bambini è possibile per il prezzo accessibile, così come per i numerosi avventori anziani tra i quali si contano due novantenni che hanno eletto a pensionato questo locale dal timbro familiare e ospitale.

La clientela del mezzogiorno può contare su una scelta di cinque primi e cinque secondi, di una cucina sempre freschissima, mentre per i banchetti o serate in compagnia si può contare sulla vasta gamma della cucina piemontese che sappiamo ricca di antipasti straordinari: dalla lingua in salsa al vitello tonnato, dalle acciughe al verde, ai peperoni in bagna cauda, e in base alla stagione potrete gustare la varietà di flan alle verdure, ai funghi, agli asparagi, o la particolare "clarette", pasta di sfoglia ripiena di crema di formaggio o la "forestale" composta di pollo, cipolline, champignon. Sono legati alla stagionalità anche i piatti tipici da prenotare, come il fritto misto, la tofeja, la bagna cauda, i bolliti misti con le giuste salse. Ricordo nei "primi" i classici agnolotti con il pregio di essere fatti in casa, come lo sono d’altronde gli gnocchi serviti con sugo di salsiccia, o le lasagne; gustosi ragù vanno a condire le pappardelle, sugo di lepre, in questo caso, o alla monferrina per i tagliolini, mentre i risotti si caratterizzano con i cambi di stagione: asparagi, funghi, carciofi...

Attenzione particolare è dedicata alle carni come per il coniglio in sivè (o civet) che è messo a marinare 12 ore nel vino rosso con erbe aromatiche, carota, sedano che conferiscono equilibrio di gusto e che si presenta con il colore scuro tipico tradizionale; stesso "bagno" accurato vale per il brasato e ancor più per il cinghiale dove la marinatura è cambiata più volte per annullare il forte gusto di selvatico, per cui tutta la selvaggina va prenotata per tempo.

Una preparazione paziente con cambio di acqua almeno per tre giorni vale anche per il merluzzo norvegese che viene servito dopo la cottura con pomodoro, con rustica polenta.

I golosi possono contare su crostate di ciliegia, di pesca, sulla torta di amaretti e pesca, ma anche gustare il tiramisù, il bonet, la panna cotta o lo zabaglione con i biscotti della casa che sono l’aggancio e il ricordo che fa tornare con piacere i clienti ed è la dimostrazione più spontanea della validità di questo locale che condensa in sé struttura, accoglienza, cucina, senza bisogno di eccentricità, riportandoci e mantenendo la genuinità che rischia di scomparire.

Domenico Musci

Soc. Coop. Ceretta - gerenti sorelle Baima snc. - via Cubito, 11 - Ceretta di San Maurizio - Chiusura martedì e mercoledì sera.

 

 

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25 Aprile 2005,sessantesimo della liberazione

In qualità di Presidente della locale sezione ANPI, sento il dovere di esprimere un caloroso grazie a tutti coloro (ed erano tanti) che sono intervenuti all’annuale festa della Libertà. Autorità civili e militari, associazioni civili e d’arma, di volontariato e, anche, rappresentanze di partito.

A questo punto vorrei non proseguire con la cronaca della manifestazione ma esporre alcuni pensieri strettamente personali. Prendo lo spunto dall’omelia del nostro parroco Don Claudio (figlio di una staffetta partigiana) pronunciata durante la S. Messa di ringraziamento che, a mio parere, valeva la pena di essere ascoltata anche da coloro che al di fuori della chiesa sventolavano bandiere per lo più monocolore. Perciò, a proposito di bandiere, mi domando perché, oltre a quelle monocromatiche, che erano in maggioranza, non sventolassero anche quelle tricolore verde-bianco-rosso che sono l’espressione del nostro essere italiani. Vorrei far presente che la bandiera è nata con il C.L.N. Il Comitato di Liberazione Nazionale era composto, qualora qualcuno lo ignorasse, dai rappresentanti di tutti i partiti antifascisti: liberali, democristiani, comunisti, socialisti, azionisti, autonomi e (sic) monarchici. Perciò coloro che si sono battuti per la libertà erano uomini animati soprattutto dalla speranza di ritornare liberi italiani in un’Italia libera e democratica. Io stesso ho militato in una brigata autonoma (la brigata Mauri) e non ho mai sentito parlare di indottrinamento partitico. Eppure oggi si ha tendenza a far credere che gli antifascisti fossero esclusivamente di matrice comunista. L’onore e la gloria e la nostra rispettosa riconoscenza va a tutti i caduti partigiani di qualsiasi ceto e formazione ideologica perché ciò che conta è il risultato da essi ottenuto con il loro sangue e con duri sacrifici: sessanta anni di Libertà. Vorrei concludere precisando che le cinque targhe consegnate dall’Anpi lunedì 25 aprile, di cui una alla memoria, sono state assegnate a cinque partigiani (non soci come erroneamente citato su un’altra testata) poiché la nostra associazione non è un club. Questi sono partigiani che ieri hanno contribuito alla risurrezione dell’Italia combattendo un nemico feroce e spietato e oggi restano partigiani vigilanti su una Libertà che tale deve rimanere.

Severino Montrucchio

 

Trasferta trentina per i carabinieri

 

La sezione dei carabinieri in congedo di Caselle ha organizzato una riuscitissima trasferta a Trento, in occasione del 16° raduno nazionale, andato in scena dal 15 al 17 aprile scorsi (nella foto i partecipanti). Il programma della tre giorni, coordinata dal socio Eugenio Esposito, ha permesso di visitare la famosa campana di Rovereto, e le città di Trento e Levico.

 

 

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Luigi Manina cavaliere delle Tradizioni Piemontesi

Chi ha avuto l’opportunità di essere presente sabato 23 aprile a Vercelli alla manifestazione annuale della nomina dei nuoviCavalieri delle Tradizioni Piemontesi si è trovato di fronte ad una realtà poco conosciuta che meriterebbe un’ampia diffusione.

È il settimo anno che la Comunità Nuova Piemontese con la caparbia guida diCesare Lavarino elegge "Cavaliere" chi si è distinto nella salvaguardia delle tradizioni culturali piemontesi, scoprendo un vasto mondo di persone che con modestia e con grande passione valorizzano tutti gli aspetti della cultura piemontese.

La cerimonia svoltasi nel seminario vercellese è sostenuta dalla Regione Piemonte, la Provincia e la Città diVercelli, ha l’approvazione del C.S.A. Centro Servizi Amministrativi della Provincia diVercelli, la collaborazione della S.I.S.S.P.O. "Sentèr Interprovincial Studi Stòrich Piemont Oriental", ma nonostante il carattere celebrativo, con la presenza delle molte autorità, è risultata una festa cordiale e briosa per la partecipazione di gruppi folkloristici che si sono esibiti in canti tradizionali, ben intervallati dal cantante presentatore, coadiuvato da due ottimi professionisti della tastiera e della fisarmonica.

In questo contesto di grande famiglia sono stati premiati "Cavajer ëd le Tradission" circa una ventina di nuovi adepti dando lettura delle motivazioni, naturalmente in lingua piemontese, da parte di un nutrito gruppo di graziose insegnanti.

In buona compagnia il nostro concittadino Luigi Manina, la cui motivazione riportiamo in calce, che è stato applaudito insieme allo scrittore Giuseppe Goria, agli editori Giovanna Spagarino Viglongo e Roberto Marra con gli affermati marchi del "Il Punto" e "Piemonte in Bancarella", il compositore ricercatore di canzoni d’autore piemontesi Maurizio Verna e la cantante Laura Conti, insieme a tanti altri autori, poeti, insegnanti, organizzatori di associazioni culturali, tutti accomunati dalla passione della ricerca e della riscoperta delle profonde radici della cultura piemontese.

Domenico Musci

 

 

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Sinfonie Fiorite

Sabato 28 maggio, alle ore 21,00, presso il giardino dell’ospedale Baulino, con ingresso da piazza Mensa e da Via Torino (di fronte al benzinaio) si svolgerà una serata aperta a tutti in occasione dei dieci anni di attività della nostra associazione.

Durante tale serata, che abbiamo chiamato "Sinfonie Fiorite", si potrà assistere alle danze dell’associazione "La Dance" diretta da Claudia Paralovo, ascoltare musiche dal vivo e finale con esibizione di tango argentino.

A contorno una piccola collezione di dipinti e acquerelli a tema, composizioni di fiori freschi e secchi di Florarte e, speriamo nella sua cornice migliore, il giardino.

In caso di maltempo la serata verrà spostata a sabato 11 giugno.

G.V.

 

gli alpini a Conegliano

Il gruppo alpini di Caselle ha partecipato sabato pomeriggio a Conegliano Veneto, alla presentazione del quarto Libro Verde della solidarietà per l’anno 2004, libro che riporta tutte le opere svolte dall’Associazione Nazionale Alpini come volontariato in ore di lavoro, e di contributi in denaro versati a enti o associazioni bisognose, per un totale di 1.010.024 ore lavorative e 3.909.220.00 euro.

La Sezione di Torino ha contribuito con 33.433 ore lavorative e 87.885.00 euro, e il gruppo di Caselle con 224 ore lavorative e 3.280.00 euro.

La serata è stata dedicata all’esibizione dei cori dei congedati delle 5 brigate alpine.

Domenica mattina la sfilata e la S. Messa per la ricorrenza dell’ottantesimo compleanno della sezione ANA di Conegliano con la partecipazione di tutti i gonfaloni dei comuni della sezione, la fanfara dei congedati della Brigata Alpina Julia diretta dal sempre bravissimo Pino Costa, che era venuta anche a Caselle per il raduno della Julia organizzato dal gruppo di Caselle nel marzo 2004.

Al termine, il pranzo con 1150 partecipanti tra i quali naturalmente il presidente nazionale Corrado Perona e il nostro presidente sezionale Giorgio Chiosso.

 

 

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La voce della Pro Loco

Dopo l’organizzazione sabato 9 aprile, della 33ª edizione di "Cene Nostre", la redazione di Cose Nostre è ripartita con il giornale di maggio, un giornale che, in considerazione delle tantissime notizie, esce con 28 pagine. Di questo non posso che ringraziare la redazione ed Elis Calegari direttore responsabile per l’entusiasmo e la passione al servizio dei lettori che dimostrano di gradire sempre più Cose Nostre, fiore all’occhiello della Pro Loco, ma soprattutto un prezioso strumento al servizio di tutta la comunità.

Domenica 10 aprile con lo stand promozionale della nostra città siamo stati a Cavour alla 6ª edizione della "Settimana della carne". Grande affluenza di pubblico soprattutto al pomeriggio nonostante la giornata fosse tutt’altro che primaverile; fra i tanti visitatori anche alcuni casellesi che con Cavour hanno un legame speciale essendo parenti del presidente della Pro Loco Giancarlo Cangialosi che da queste colonne saluto e ringrazio per l’accoglienza riservataci e per l’impeccabile organizzazione dell’iniziativa. Erano presenti con noi Laura e Giuseppe Angesia (dell’omonima macelleria) che hanno portato in degustazione il salame di Turgia da loro prodotto. Sempre domenica 10 aprile, nel pomeriggio a Motta di Costiglione d’Asti si è svolta la premiazione per il miglior manifesto, locandina o depliant realizzati dalle Pro Loco del Piemonte nel 2004. Il nostro manifesto non è stato fra i primi tre classificati, ma ugualmente abbiamo partecipato all’iniziativa ritirando il diploma di partecipazione. Domenica 1° maggio a Volpiano festa per i 20 anni della locale Pro Loco. Un grazie a Gino Zanconi, presidente onorario della Pro Loco, al presidente Gino Cavallo, alla sua signora e a tutto il direttivo dell’associazione per l’accoglienza. Torneremo da loro, con lo stand promozionale della nostra città, domenica 5 giugno per "Volpiano a porte aperte".

Ed ora uno sguardo alle attività future: ci occuperemo, domenica 22 maggio, in piazza Boschiassi, nell’ambito della 3ª edizione della sagra enogastronomica del punto informativo. Sabato 28 maggio vi aspettiamo, soprattutto se il vostro cognome è quello di un animale, alla "Cena dell’Arca di Noè" da noi organizzata (qui a lato è riportata la locandina che pubblicizza l’iniziativa). Sta per chiudersi il tesseramento alla Pro Loco per l’anno 2005; chi non ha ancora rinnovato la tessera potrà farlo telefonando in sede al n° 011/996.21.40 oppure al n° 011/991.37.82 (Vittore Campasso).

Con l’amministrazione comunale e tante associazioni operanti sul territorio, inizieremo da sabato 28 maggio, per concludere sabato 30 luglio, una numerosa serie di eventi, musicali, artistici, culturali, cinematografici etc. che intendiamo pubblicizzare con lo slogan "E… state a Caselle 2005"; è in via di definizione il programma che al più presto e con i tanti canali pubblicitari a disposizione porteremo a conoscenza di tutti. E... state con noi!

Gianni Frand Genisot

 

La nuova mostra del Circolo Fotografico

"I colori della natura"

"Il male alligna e trova fertile terreno nell’oscurità e nelle tenebre, regno di angosce e paure ancestrali, territorio della mente da dove sono banditi la luce ed i colori. Colori che sono sempre stati determinanti del percorso evolutivo dell’umanità, influenzandone la creatività e ponendo le basi di una spiritualità orientata verso il positivismo. La natura ci ha fornito a piene mani infinite occasioni per saziarci dei suoi meravigliosi colori, testimonianza della continuità della vita, che potranno essere cancellati solamente in un speriamo mai verificabile day after".

Questo è il contenuto della locandina di presentazione della nuova mostra fotografica, inaugurata domenica primo maggio sotto i portici di Palazzo Mosca e che proseguirà nella sede del Circolo (via Madre Teresa di Calcutta 55) tutti i lunedì sera fino alla fine di giugno. Ed alla natura ed ai suoi meravigliosi colori hanno attinto a piene mani gli autori che con ben 125 immagini hanno rappresentato in modo minuzioso e completo le varie interpretazioni personali della tematica proposta. Stupendi ambienti naturali, suggestive atmosfere, elaborazioni fotografiche, grafismi, fiori e foglie sono stati i soggetti che questo folto gruppo di autori (record assoluto di presenze con venti partecipanti) hanno scelto per rappresentare, per la gioia degli occhi dei visitatori, i colori che la natura ci regala in ogni forma ed in ogni stagione per ricordarci continuamente la meravigliosa grandiosità del creato.

Questo elevato numero di autori non ha portato però ad una disarmonia strutturale dell’esposizione, dimostrando ancora una volta che le attività proposte all’interno del circolo, dalle discussioni e critiche fotografiche alle uscite di gruppo, con il supporto delle immagini degli ospiti esterni necessarie per poter avere un panorama a largo raggio della fotografia amatoriale, hanno permesso a tutti i soci di amalgamarsi completamente nel flusso connettivo del circolo.

Mettendo da parte le glorificazioni, la nostra attenzione sarà ora rivolta, oltre che alle occasioni di approfondimento che avremo a disposizione nelle serate fino alla pausa estiva con ospiti esterni ed interni sicuramente interessanti, alla nuova mostra che andremo a presentare nel mese di settembre con l’intento di raccogliere ancora una volta il plauso ed il riconoscimento della nostra alacre creatività fotografica.

Dino De Vecchi

Programma delle attività

Sabato 14 maggio: Nell’ambito delle manifestazioni del "Maggio Mappanese" inaugurazione della settimana dedicata alla fotografia con la mostra collettiva dei soci dal titolo "Dettagli" al Centro Polifunzionale in piazza Don Amerano a Mappano.

Lunedì 16 maggio: Autore della serata Antonio Sala con una proiezione dal titolo "Tanzania: dal Ruaha al Selous".

Martedì 17 maggio: Prima serata del "Diapoincontri 2005" dal tema "Attraverso una cornice" ore 20,30 presso il Clik Photo Club "Mario A" via IV Novembre – piazzetta Donatori del sangue – Pianezza.

Lunedì 23 maggio: sarà nostro ospite Luigi Gai con una proiezione dal titolo "Argentina – il paese dei grandi contrasti".

Lunedi 30 maggio: Autrice della serata Silvia Sales con una proiezione dal titolo "Alla scoperta delle città polacche: eredità di storia e cultura".

Lunedì 6 giugno: "Il nostro lunedì"serata dedicata alla visione delle immagini dei soci con relativa discussione critica e lettura fotografica. Nel corso della serata si visioneranno le diapositive realizzate nell’uscita di gruppo.

Lunedì 13 giugno: Sarà nostro ospite il Circolo Fotografico il "FAN" che ci presenterà una proiezione collettiva dei soci dal titolo "Portfolio di natura".

 

 

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Nascono nuovi campionati

Con l’apertura della stagione estiva il C’entro regala agli appassionati del gioco del calcio nuovi campionati, alcuni appena iniziati, altri per ora solo in cantiere. Il "nuovo nato" è il campionato di calciotto del lunedì, composto da nove squadre e articolato in un unico girone di sola andata. Esordio con il botto lunedì 2 maggio e subito incontri ricchi di bel gioco, gol e spettacolo sono state le giuste dosi per un avvio di campionato primaverile spumeggiante. Nel primo incontro vittoria per Bar al Torcet su Stella. Dopo un primo tempo equilibrato, la ripresa regala non poche emozioni con i gol di Tanara per Stella, Girardi, Aiola e la doppietta di Barra per i ragazzi di Mathi. Ottimo quindi l’esordio per una delle nuove partecipanti, vittoriosa su una delle formazioni "storiche" delle nostre iniziative. La seconda gara della prima giornata vedeva protagoniste una "vecchia" conoscenza del C’entro, Sapore di Pane, e Schegge Impanzite, gruppo di fedelissimi frequentatori del nostro impianto. Per il team di capitan Nicco, rimaneggiato dall’ultimo campionato, Bomber Giordano realizza un poker mentre lo stesso Nicco, Garzia e Polosenani lo imitano realizzando un gol a testa. Squadra meno cinica ma ben organizzata invece quella di mister Rossato, realizzano due volte Roby Canzo Canzonieri e gol di Sbrazzato.

Ritorna in campo anche la squadra campione del campionato invernale, Elimar.Tex. Vince pur soffrendo la velocità degli avversari la squadra di Racca & company. Clarence, nuova squadra del campionato paga un po’ di inesperienza e anche un pizzico di sfortuna ma sarà sicuramente una delle sorprese del campionato. Realizzano le reti per Elimar i nuovi acquisti Savella e Somma (2 reti) mentre unico gol per i Blues realizzato da Campanella. Nell’ultima gara del primo turno vittoria di misura per New Team su Albertocernuschese.

Nel campionato del sabato invece uniche squadre a scendere in campo Venaria e Stella del Sud. Vince di misura Venaria grazie alla tripletta di Di Pisa e ai gol di La Greca e Ritiro. Non basta invece per i granata il poker di Esposito. Sabato 7 maggio lo scontro diretto per la testa della classifica tra Real Berino e Atlantide sarà la gara da seguire. INA Assitalia e Capolinea 8 cercheranno di battersi per cercare la prima vittoria in campionato. La classifica delinea un grosso equilibrio tra le 7 compagini. In testa rimane Real Berino, tallonata da Atlantide, Stella del Sud e Venaria. In leggero ritardo Ina Assitalia e Capolinea 8 promettono battaglia.

Il campionato Pepsi di calcetto, giunto ormai alla "frutta", sembra aver delineato quelli che saranno gli obiettivi delle varie squadre. Nella Premier volano in testa La Fornarina e Lampalex, mentre RSM, in ritardo di tre punti spera in qualche strano passo falso delle capolista in attesa del match più importante della loro stagione, lo scontro diretto contro La Fornarina in programma venerdì 12 maggio. Quarta forza del campionato Ultrak Cafasse, squadra tonica e di notevole spessore tecnico. A ruota seguono Megadyne, All Blacks, Laurel & Hardy e FC Leinì. Nella seconda divisione Fasolada sembra essersi arresa alla rincorsa a Gate Zero, lontana ormai a 4 punti. Gate Zero quindi, salvo strani suicidi dei ragazzi di Torta, si aggiudicano la seconda divisione del campionato Pepsi 2005. Oltre al già citato Torta, protagonisti di questo team: Passavanti, secondo miglior realizzatore della squadra dopo Torta, Rondanina, metronomo del centrocampo Black, Canevarolo e Tarocco, colossi di una difesa solida e rocciosa e il portierone Girelli, sicurezza per i compagni.

La chiusura del campionato di calcetto, fissata per venerdì 12 maggio, coinciderà con l’apertura delle iscrizioni per tutti gli interessati al nuovo campionato di calcio a 5 estivo. Presso il C’entro o via telefono al 011 9962141 potrete ricevere tutte le informazioni riguardanti il campionato o altre attività.

Manuel Desiderio

 

Il T.C. Caselle va

Nonostante la sconfitta patita domenica 8 maggio nel derby con lo Sporting di Borgaro, e che ci ha precluso la possibilità di poter giocare la finale dell’edizione 2005 del "Silvio Passera", possiamo dire che il T.C. Caselle va. Comunque.

Certo, ci fosse stata anche la ciliegina sulla torta, la nostra presenza nell’atto conclusivo del torneo a cui teniamo di più, sarebbe stato meglio. Invece a giocarsi il trofeo ci saranno gli amati-odiati cugini borgaresi che dovranno vedersela o con i torinesi del C.S. Bosso o i moncalieresi dell’A.S. Le Pleiadi, impegnati nell’altra semfinale.

Come mai abbiamo perso contro "quelli" di Borgaro?

Sostanzialmente perché loro hanno giocato meglio. Schieratisi con i due "babies" Macellaro e l’azzurrino Ale Colella, i borgaresi hanno portato a casa tre dei quattro singolari. Mentre Andrea Alberto ci illudeva con la vittoria sull’altro Colella, Adriano, Mauro Esposito si incasinava la vita contro il numero 2 d’Italia degli Under 14.

"Colellino" è uno che si farà, ma francamente era lecito attendersi una prova diversa da "Espo".

Invece Mauro buttava alle ortiche almeno venti occasioni per far suo il match e finiva per cedere.

Dome Serra, per solito, è una roccia, una macchina sparapalle, invece anche lui contro i borgaresi è andato incontro alla più negativa delle giornate e ha lasciato strada al giovane Macellaro, il quale ha fatto comunque davvero grandi progressi negli ultimi mesi.

Giandy Bianchi, infine, opposto a Tomasetto, ha giocato un primo set da favola contro il più forte dei loro, ma, fallita la possibilità di salire 5 a 3, s’è poi lasciato sfuggire l’avversario.

I doppi non ci hanno detto meglio: Mauro Esposito e Andrea Alberto hanno perso per 7/6 al terzo un match che sembrava sulla carta alla portata e Bianchi e Maronero, sotto poi per 3 a 1 la terzo, hanno sciolto. Peccato, perché quest’anno abbiamo una squadra davvero niente male e che si rifarà nel campionato di D 2 che va a cominciare il prossimo 22 di maggio.

Il 15 invece apriranno le danze e saranno di scena le due compagini di D 3 (una femminile e un’altra maschile).

Chi invece ha già chiuso e bene la prima parte del campionato è la nostra squadra femminile di serie C.

Pur con una Valentina Fus colpita da una noiosa tendinite al polso destro, siamo riusciti con Cristina Dolce e una Paola Cavallo guarita e ritrovata a qualificarci per la seconda fase del torneo, sconfiggendo Caraglio, Canottieri Tanaro di Alessandria e Pino Torinese, cedendo, a risultato acquisito, solo al Remador di Chieri.

Tra breve, nella fase regionale che promuoverà al tabellone nazionale quattro sole compagini piemontesi, inizierà il periodo clou e sapremo quanto valiamo.

Speranze ne coltiviamo perché abbiamo una Dolce in grande spolvero che è stata capace di andare a vincere il torneo di seconda categoria a Cambiano, sbancando.

La nostra, che di classifica fa 2.7, ha infilato una dopo l’altra alcune delle migliori racchette piemontesi, come la Candusso, la Raicu e Francesca Calabrese. Cri-Cri si sta rivelando giorno dopo giorno un acquisto azzeccatissimo.

In casa Dolce anche Stefano sta recuperando il tempo perduto a causa d’un infortunio alla schiena patito nel torneo del Bosso. Recentemente ha raggiunto la finale nell’Open di Voliera e presto sarà in grado di poter tornare a competere anche nei tornei di livello internazionale.

Anche Emanuele Sapio sta facendo belle cose e l’ha dimostrato giocando benissimo anche lui a Cambiano, dove ha raggiunto le semi, battendo giocatori di miglior classifica. Peccato sia andato a giocarsi la finale subito dopo essersi spremuto in singolo e doppio nel campionato di A2 con lo Sporting di Torino. Sarà per un’altra volta.

Le nostre soddisfazioni vengono anche dal settore dei piccolini, dove non solo per la prima volta nella nostra storia, siamo riusciti a schierare nei vari campionati formazioni Under 9, Under 12 e Under 16, ma dove abbiamo forse scoperto l’erede di Paola Cavallo.

Elena Musuruana, allieva proprio di Paoletta, recentemente, dopo aver già raggiunto la finale alle Pleiadi, ha vinto la tappa U 12 ad Alpignano, confermandosi come una delle più promettenti della sua categoria.

Nel prossimo numero vi daremo conto della finale del "Silvio Passera" e di quanto di buono avranno fatto i nostri. Perché, stando così le cose, avremo di sicuro qualcosa di buono da raccontarvi.

Elis

 

 

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Al via i tornei "May Cup 2005" e "Pallavolando 2005"

Don Bosco Caselle, una grande festa

Un centinaio di persone ha partecipato sabato 30 aprile alla grande festa della Don Bosco Caselle: un enorme successo che testimonia l’affetto di cui gode l’associazione presieduta da Luca Baracco.

All’oratorio "Giovanni XXIII" la curiosa sfida pomeridiana fra squadre miste atleti-genitori, terminata con un "diplomatico" pareggio, ha preceduto la grigliata serale e un fondamentale momento di riflessione sul senso e sulle funzioni di una società sportiva oratoriale. Uno spunto di meditazione è stato offerto dalla proiezione di diapositive sugli ultimi due uomini che si sono avvicendati al soglio di Pietro, per commemorare la figura di Papa Giovanni Paolo II il Grande e rendere omaggio al suo successore, Benedetto XVI.

Le varie competizioni a cui la Don Bosco è iscritta stanno giungendo al dunque. Fra i ragazzi del calcio a 5 è tempo di playoff, che sono proceduti con esiti alterni. Nelle giovanili, dopo l’Under 17, anche l’Under 19 ha chiuso anticipatamente la stagione: sconfitto per 6-4 all’andata, l’organico di Luca Innocenti ha poi vinto per 3-2 senza ottenere la qualificazione. È andata molto meglio negli ottavi della categoria Libera: la Don Bosco A di Renato Clerici è passata pur perdendo 7-5 in casa dell’Osg Buttigliera (all’andata successo per 6-4), mentre la squadra B di Daniele Maselli ha bucato per 11 volte, a 2, la rete della Virtus Nole, dopo il primo risicato 6-5. Al momento di andare in stampa non si conoscono gli accoppiamenti dei quarti di finale.

In ambito femminile, avvio infelice per le ragazze condotte da Fabio Sella nel girone A della Coppa di Lega, riservata a formazioni di Eccellenza e Dilettanti Uisp. Mercoledì 27 aprile il Leinì Vendiscla ha avuto ragione delle casellesi per 13-3; un incidente di percorso è comprensibile, l’importante è trovare le motivazioni per tornare sui livelli di una stagione brillantissima, anche grazie all’imminente acquisizione di due nuove atlete. Nella pallavolo, l’organico misto allenato da Cristina Alberti, Antonino Lo Bianco ed Elvis Uva sta affrontando la gavetta che i loro colleghi pedatori hanno già sperimentato. Nonostante gli 0-3 subiti da Salus, Kiss Grugliasco e Cpg Orbassano, nessuno sta lesinando il proprio impegno, e lo dimostrano i molti set persi con il minimo scarto.

Per quanto si sia giunti agli ultimi fuochi della stagione, il menu della Don Bosco Caselle riserva ancora dei piatti gustosi. Il 15 maggio scatta dai blocchi il torneo "May Cup 2005" di calcio a 5 e il 30 sarà la volta di "Pallavolando 2005": entrambe le manifestazioni sono state riconosciute e patrocinate dal Comitato Provinciale PGS. Ma soprattutto, a giugno la Don Bosco Caselle sarà protagonista delle finali Nazionali di calcio a 5 della "Don Bosco Cup 2005" a San Maurizio d’Opaglio, sul lago d’Orta: un’altra occasione per ottenere visibilità nazionale, dopo l’esperienza compiuta due anni fa a Novara.

Stefano Tubia

 

Stracaselle 2005

In collaborazione con l’Assessorato allo Sport della Città di Caselle, il Gruppo Podistico CTO Atletica Casellese ’81 ha organizzato per domenica 5 giugno l’edizione 2005 della "Stracaselle", una gara podistica per amatori e atleti Fidal.

Il ritrovo dei partecipanti avverrà alle ore 8 in piazza Falcone e il via verrà dato alle 8.45.

Per le iscrizioni, rivolgersi a: Bitetto Coppe, via Schiapparelli a Settimo Torinese, tel.e fax 011 80007136.

 

 

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Notizie dal Bocciodromo

Aprile d’oro per la Casellese

È stato veramente un bell’aprile, quello appena trascorso per l’Associazione Bocciofila Casellese.

Uno di quelli da ricordare sia per i risultati sia per l’eco che questi hanno causato.

Ne hanno parlato i grandi quotidiani nazionali (sportivi e non); siamo ormai entrati, come ho già detto il mese scorso, nel novero delle società importanti; anche se nella fascia inferiore.

I risultati del mese scorso sono, per la nostra categoria, di livello eccezionale; persino gli addetti ai lavori sono stupiti da queste prestazioni.

La Stampa di Torino riporta ormai, quasi tutte le settimane, notizie delle nostre vittorie; successi di giocatori che indossano la divisa rosso/nera.

Tuttosport di giovedì 14 aprile ’05 intitolava a tutta pagina "La Casellese vola anche sulla pioggia"; non c’è che dire!

È stata infatti la gara di domenica 10 la madre di tutte queste vittorie.

In quella domenica, infatti, Renzo "Gino" Campion e Walter Gallo, nella foto, sono andati a vincere la gara della terza giornata di Coppa Italia cat. "A", della zona Ovest, organizzata dal Gaglianico (Bi); alla quale erano iscritte ben 70 coppie.

Hanno battuto in finale la forte coppia della Chiavarese (formata da Tocisne e Bellafonte) per 13 a 7 dopo essere stati in svantaggio prima per 5 a 2 e poi per 7a 6.

Il cronista del quotidiano sportivo racconta lo sviluppo di tutta la giornata e definisce in nostri campioni "sparagnini amministratori delle proprie riserve"; giocatori non di una società della solita galleria delle stelle ma di una delle tante, ostinate e irriducibili, aspiranti al ballo finale.

Niente male come presentazione; grazie!

Nei turni precedenti avevano battuto le coppie del Gaglianico, della Nitri Aosta, del Val Merula, del Pianezza e della Voltrese.

La domenica successiva 17 aprile W. Gallo, questa volta in coppia con Giulio Vottero ha nuovamente sbalordito gli appassionati arrivando secondo nella gara disputata a Roverino (45 coppie) nella quinta giornata della stessa manifestazione.

La coppia della Casellese ha ceduto il passo, in finale, soltanto ai pluricampioni mondiali Ballabene e Suini della Ferrero Caudera Ciriacese. Davanti, comuque alle coppie della BRB Olivetti e del Roverino.

Nella selezione per il Campionato Italiano cat. "D" disputata a Venaria nei giorni 23 e 24, con oltre 200 iscritti, il nostro rappresentante Beppe Griglione si è piazzato onorevolissimamente secondo ed accede quindi alla fase finale.

Domenica 24 aprile, inoltre, in una selezione per il Campionato Italiano di P.T.A. i nostri Aldo Gianotti e A. Ciani sono entrati rispettivamente negli ottavi e nei sedicesimi e, siccome ne passavano sedici, entrambi accedono alla fase successiva.

Buone notizie anche dai Campionati di Società.

In quello della cat. "C" siamo arrivati primi (come speravamo) senza subire sconfitte.

La sconfitta, non irrimediabile anche se si deve sottostare ad un regolamento astruso, è arrivata nella seconda fase venerdì 29 contro la Nord (To) per 6 a 4.

Lo stesso giorno la nostra formazione della cat. "D" ha battuto per 6 a 4 il Fortino di Torino. Una vittoria ed una sconfitta; non siamo ancora fuori!

Venerdì 6 maggio incontro di ritorno per la "C" con la Nord: 8 a 2, a nostro favore, ma la compagine casellese è stata eliminata.

Alcuni mesi orsono affermai che se erano rose sarebbero fiorite. Lo erano; di una particolare accoppiata di colori: ROSSO/NERE.

Mi sembra di aver detto tutto; se ho dimenticato qualche cosa o qualcuno chiedo scusa e cercherò di rimediare nel prossimo numero di Cose Nostre.

E. Pavanati

 

Escursionismo

In alta pianura della Stura di Lanzo verso la bassa Val di Viù:
al Passo della Croce

Lungo anello di circa otto ore, facile escursione, panorama suggestivo, alternanza di boschi, prati e brughiera.

Giunti a Monasterolo (463 m), situato alla destra della Stura di Lanzo sulle pendici del Monte Corno (1227 m), percorriamo la via Lanzo, le sue prime centinaia di metri sono asfaltate poi si prosegue su sterrato sino ad incontrare alla sinistra una carrareccia con l’indicazione per la Cà Bianca. Dall’indicazione in quaranta minuti giungiamo alla casetta alpina (770 m). La manutenzione del complesso, che fa parte del patrimonio comunale, è eseguita dai volontari "Amici della Ca Bianca". Alle spalle della casetta, indicato da segnaletica lignea, troviamo il sentiero che risalendo in direzione NNO si reca alla Blina e a Lanzo. Risaliamo il sentiero per circa venticinque minuti, poi in un’ora e quarantacinque minuti passando per Gr.e Foieri, deviando a SO per Gr.e Parc, discendendo a NO in direzione Germagnano, superando le Gr.e di Bruno ci immettiamo un po’ più in basso sul sentiero Natura che proviene dal Ponte del Diavolo di Lanzo. Il segnavia rosso/bianco n°102 ci conduce ad un’area attrezzata (35’) che proseguendo parallelo alla circonvallazione Lanzo – Germagnano sbuca alle spalle del cimitero di quest’ultimo. Alla sinistra un’indicazione per Pian Castagna, Cappella San Giovanni e Colbeltramo ci induce a risalire il sentiero che in circa venti metri porta alla strada asfaltata soprastante. Un indicazione (12’) ci indirizza a destra per Pian Castagna (550 m) (13’). Lasciamo la carrareccia per risalire il sentiero alla nostra destra (13’) che passando prima per la Cappella di San Giovanni (675m) (6’) si dirige a Colbeltramo, Castagnole e Valle di Viù. Giungiamo a Colbeltramo (670 m) (19’) e superata la borgata in direzione Castagnole a pochi metri sulla sinistra imbocchiamo (5’) la carrareccia per il Passo della Croce, il monte Druina ed il monte Roc Neir. Risaliamo la carrareccia per un’ora e trentacinque minuti sino alla cima del monte Turu (1355 m). Ritorniamo sui nostri passi per qualche decina di metri. Al secondo tornante individuiamo, nascosto dalle centraline presenti, il sentiero per il Passo della Croce (1256 m) raggiungibile in venti minuti. Un’altra ora e trentacinque minuti sarà il tempo necessario per chiudere l’anello a Monasterolo passando per Vallo Torinese (472 m).

Cartografia: IGC 1:50000 Valli di Lanzo.

Francesco Reymond

 

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