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Giugno 2005

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http://www.merlo.org/caselle/cosenostre/giugno2005.htm

 

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E' di Alberto Marchetti il logo del CCR

Alberto Marchetti, premiato dal nostro Sindaco, e il suo logo: un intreccio di mani simbolo del Consiglio Comunale dei Ragazzi

 

Borse di studio A.N.P.I.

Lo scorso 25 aprile, in occasione della cerimonia per il sessantesimo anniversario della liberazione, sono state consegnate le borse di studio a ricordo del partigiano dott.Eugenio Garambois.

Hanno ricevuto la borsa di studio per meriti scolastici, offerta dall’agenzia Unicredit Banca, gli studenti delle Medie di Caselle: Silvia Ponti, Paola Perino e Michele Perino.

La sezione ANPI

di Caselle

 

 

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I primi vent'anni casellesi di Don Claudio

Da vent’anni Don Claudio è con noi casellesi. Il tempo è volato in fretta, forse per via di quelle ali meccaniche che rombano sopra le nostre teste, ma è una fetta della nostra vita di paese diventato città che è passata tra le sue mani.

Chi più di un sacerdote può raccontare com’è cambiato dentro, "nell’anima", un paese-città?

Da vent’anni Don Claudio tiene aperta la porta dell’accoglienza e della condivisione, a lui tutti noi dobbiamo almeno un grazie per questo lavoro quotidiano, di cura e di calore, di assistenza e di solidarietà, di volontà e di tenacia, che ci ha aiutati a crescere tra le difficoltà e le gioie della vita come singoli e come comunità.

Abbiamo voluto ripercorrere con lui la sua storia di uomo e di sacerdote come si fa con un amico, che si apprezza e si stima e perciò si vuol conoscere meglio. "Sono nato a Giaveno, il 1° gennaio del 1947 e la dura vita dei montanari, fatta di silenzio e di sacrificio, è stata la mia prima lezione di vita. Fu un sacerdote del posto, ruvido e forte, come la gente di montagna sa essere, a prendermi sotto la sua ala protettrice e ad aiutarmi a percorrere i sentieri della fede. Entrai in seminario per studiare e la mia vocazione nacque col tempo. Quando lo dissi alla mia famiglia trovai mia madre comprensiva mentre mio padre rimase sconcertato, gli sembrava sciupassi un’opportunità, potevo laurearmi, diventare qualcuno… e io sceglievo di farmi prete!"

Sono anni di fermenti innovativi nella chiesa, nell’epoca della grande industrializzazione nascono i preti-operai che decidono di lavorare nelle fabbriche per meglio capire i problemi della gente. "Il lavoro è sempre stato il mio pane quotidiano, all’epoca del seminario ho lavorato per mantenermi agli studi sia all’interno del seminario in attività di manutenzione che all’esterno, in una ditta edile. Rimboccarmi le maniche e faticare fanno parte del mio modo di essere, non riesco a farne a meno, mi ricordano le mie origini "montanare", dove la fatica è scuola di vita. Certamente quest’esperienza mi ha reso più facile sentirmi vicino ai problemi di chi ha perso un lavoro o di chi non riesce a trovarne uno".

Il 4 ottobre del 1970 viene ordinato sacerdote ed anche suo padre si convince che quella è una scelta dettata dal cuore: "Avigliana, alle porte di casa, è stata la mia prima parrocchia. Per un anno ho affiancato un sacerdote anziano nella Parrocchia di S. Maria, proprio vicino allo scalo ferroviario; il fischio del treno scandiva le giornate più che i rintocchi delle campane. Ma la mia prima vera sede è stata Volpiano, dove arrivai nel 1971 e vi rimasi per 10 anni. Ricordo l’intensa attività con i giovani ed un oratorio molto attivo e coinvolgente che riusciva a lanciare sempre nuove proposte e ad autofinanziarsi con la raccolta della carta e del vetro. Poi venni trasferito a Settimo, nel quartiere operaio "Corea", proprio dietro alla "Farmitalia", qui ho dovuto confrontarmi con i problemi dell’immigrazione e dell’integrazione ma sono stato fortunato perché anche questa volta sono riuscito a trovare una comunità-famiglia con cui condividere gioie e preoccupazioni".

Ma un sacerdote non sempre vede maturare quel granello di senapa gettato nel suo giardino, può succedere che quando l’albero cresce, lui sia chiamato dalla Provvidenza a metter radici un po’ più in là. Così Don Claudio ricorda quel giorno che lo portò a Caselle.

"Fu come un lampo a ciel sereno: una chiamata inattesa. Un mattino arrivò la telefonata di Don Cavallo che mi proponeva il trasferimento a Caselle, avevo poco tempo per decidere e una grande responsabilità, così decisi di condividerla con chi mi stava accanto. Chiamai due amici studenti universitari e chiesi loro : – Andiamo a fare due passi? – Loro capirono al volo che avevo bisogno di parlare, furono due giorni passati con lo zaino in spalla e gli scarponi ai piedi perché nella solitudine delle montagne e nel silenzio di una notte in un rifugio, i pensieri si chiariscono e le preoccupazioni si dissolvono nella fatica della salita e nella gioia della meta raggiunta. Quando tornai la risposta fu senza tentennamenti: – Sono pronto –.

Il 23 giugno 1985 Don Claudio arriva a Caselle e trova due chiese e due campanili, il suo primo impegno non è solo quello di unificare le parrocchie ma soprattutto quello di cementare una comunità attorno ad un unico sacerdote. "Ho trovato intorno a me un terreno fertile che, come nella parabola del buon seminatore, ha portato frutto grazie all’impegno e alla dedizione di tutti coloro che hanno voluto creare una comunità unita negli intenti e nelle proposte. Ho visto crescere Caselle e trasformarsi in città, si sono moltiplicati gli impegni e le necessità ma una porta è rimasta sempre uguale, quella aperta all’ascolto e alla condivisione dei problemi di chi bussa: di chi ha perso il lavoro e la speranza, dei giovani e delle loro difficoltà, degli stranieri che cercano casa e un futuro diverso. Chiedono aiuto le persone più disparate, con tutti cerchiamo, attraverso la Caritas e la S. Vincenzo, di parlare l’unica lingua che ci accomuna: quella della carità. Non dimenticando mai il detto evangelico: – Da questo sapranno che siete miei discepoli –. E la ricompensa a volte è nel piatto di cus-cus ancora caldo portato in Parrocchia o nell’invito ad una festa di famiglia".

Col tempo sono arrivate inevitabilmente anche le difficoltà con i problemi di salute, ma la forte fibra del montanaro ha avuto il sopravvento e, passo dopo passo, con tenacia, ha ripreso il cammino interrotto: "Nei giorni della malattia – anni fa proprio in questo periodo ero in sala di rianimazione – ho sentito intorno a me il calore della "mia" gente e soprattutto le preghiere degli ammalati a cui, dopo quest’esperienza, mi sento particolarmente vicino e a cui cerco di portare una parola di conforto e un sorriso tutte le volte che mi è possibile. E il pensiero va agli amici che ho incontrato e che ora sono tra le braccia del Signore, due nomi per tutti: Elia e Giovanni Aghemo che hanno condiviso con me fatiche e gioie".

Certo non si può parlare di tempo libero per un sacerdote ma di periodi in cui si allentano gli impegni e si cercano luoghi in cui vivificare lo spirito e la fede: "Non sono un grande viaggiatore ma a tutti raccomando un viaggio in Terra Santa e perché no, un pellegrinaggio in Polonia, lì ho potuto capire l’amore del papa per la montagna: quando ho visto quei monti ricoperti di pinete sono rimasto estasiato!"

E le fotografie appese in canonica fatte di tramonti montani, di vette innevate e di valli verdi confermano di questa passione per la montagna che fortifica l’anima e rasserena la mente. "La Baita a Pialpetta rimane il luogo privilegiato in cui incontrarsi e, nella semplicità e bellezza del luogo, riscoprire percorsi di fede diversi. Tra queste montagne si sono alternate generazioni di casellesi, una volta si portava su tutto a spalla, adesso si arriva comodamente con la macchina; ogni settimana un gruppo di pensionati dedica parte del proprio tempo alla manutenzione della casa. La Baita, pur dotata ormai di molti comfort, resta un luogo "spartano" in cui riscoprire le cose essenziali che portano direttamente a Dio. Quando accompagno i gruppi, nella settimana di vacanza estiva, non mancano mai le alzatacce alle cinque del mattino per scoprire insieme che la fatica ripaga sempre quando si arriva alla vetta".

Esiste poi un’altra passione, un po’ più terrena, che Don Claudio confessa pubblicamente: "Sì, lo sanno in parecchi che sono un tifoso del Torino, iscritto al Club Granata casellese. La storia nasce quando ero in seminario a Rivoli, lì vicino aveva casa Traversa, un dirigente del Toro, così portava la squadra a fare le partite di allenamento infra-settimanali nel campo vicino al seminario. Ho incominciato a tifare Toro e, senza diventare un ultras, ho continuato fino ad oggi a sperare in un ritorno in serie A".

Tra i progetti per il futuro Don Claudio ha a cuore quello, già avviato con Borgaro e Mappano, di una nuova immagine di chiesa:" La Parrocchia non deve essere un nucleo a sé, staccata dalla realtà circostante, occorre sempre più avvicinarsi e farsi conoscere dalla gente, ecco ad esempio le lettere inviate a tutte le famiglie: proposta e voce di una parrocchia che è vitale e si vuol far conoscere ed amare. Occorre lavorare inoltre in sintonia anche con le Chiese vicine per unire le forze e non disperdere le iniziative, questa sarà la nostra sfida per il domani".

E nel congedarci ci ritorna alla mente l’immagine del buon pastore che cura il proprio gregge e si preoccupa di tenerlo unito, in questi tempi in cui si brancola nel buio e si vaga alla ricerca di valori autentici, siamo riconoscenti al nostro "pastore" per il suo lavoro umile e prezioso, paziente e silenzioso, che tocca il cuore della gente e fa crescere germogli di pace. Grazie Don Claudio!

Antonella Ruo Redda

 

 

 

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Ma cos'è la fecondazione "in vitro" 

Ma che cosa è la fecondazione in vitro? La Fivet, fecondazione in vitro con embrio transfert, è una tecnica di riproduzione artificiale, che comporta numerose fasi, ognuna delle quali è fondamentale per la buona riuscita della tecnica, dalla stimolazione della fusione ovarica, all’inseminazione in vitro fino a giungere al trasferimento di embrioni. Si differenzia da questa tecnica le ICSI solo perché l’inseminazione avviene mediante l’introduzione di un singolo spermatozoo direttamente all’interno del citoplasma dell’ovocita utilizzando un microago collegato ad un microiniettore, ma sembra che si associ ad una maggiore incidenza di malformazioni fetali.

Le ultime statistiche per l’Europa relative al 1999, a cui hanno partecipato 44 cliniche italiana, registrano su 232.443 cicli iniziati il 27% di gravidanze cliniche da Fivet e il 26,8% da ICSI ed approssimativamente il 21% di donne con il "bambino in braccio".

Per avere la probabilità del 50% di ottenere un figlio desiderato la fivet dovrebbe essere ripetuta 5 o 6 volte; per raggiungere la probabilità del 95% ci vorrebbero da 13 a 15 tentativi.

I risultati registrati in questi primi 26 anni di applicazione delle tecniche di riproduzione artificiale della vita umana e le esperienze fatte hanno condotto R.M.L. Winston e K. Hardy, due pionieri della Fivet, che ancora operano in questo campo, a questa conclusione: "Non si dovrebbe permettere che la disperazione dei pazienti, l’arroganza medica e le pressioni commerciali siano gli aspetti chiave determinanti in questa produzione di esseri umani. Portare un bambino al mondo è la più seria responsabilità. Non possiamo ignorare le nubi che si stanno addensando sopra queste terapie".

Mara Milanesio

 

 

 

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Che cos'è un referendum ?

 L’articolo 75 della Costituzione parla dei referendum, che è una parola latina. Ma siamo qui a fare un corso di latino o di diritto universitario? No, qui vorrei spiegare cosa sono i referendum. Come molti, ma non tutti, (altrimenti per chi scrivo?) sapranno i referendum sono una forma di voto con cui si chiede a noi cittadini cosa pensiamo di un dato argomento. In fondo non è questo lo spirito di una nazione democratica? In cui è il cittadino a scegliere come vuole che lo Stato scriva le leggi? Siamo noi cittadini che, cedendo parte della nostra libertà, creiamo quel contratto che altro non è che lo Stato. Il rischio è di fare come in Svizzera, dove si vota su tutto: noi siamo una democrazia rappresentativa, cioè abbiamo delle persone che decidono per noi e che noi possiamo controllare con il nostro voto o con i referendum per l’appunto, raccogliendo le firme, un certo numero di noi può chiedere che la norma viva o muoia. Non tutte le domande dirette a cancellare una norma sono buone. Vi è un controllo della Corte Costituzionale volto a verificare se queste sono o no conformi alla nostra Costituzione, cioè ai principi e alle regole che la nostra Nazione si è data. Non potranno essere votate delle domande sulle leggi tributarie e di bilancio (non possiamo cancellarci le tasse), di amnistia e di indulto (perché difficilmente passerebbero) e quelle relative all’autorizzazione a ratificare trattati internazionali (l’Italia non vuole fare brutta figura con gli altri Stati).

Noi popolo possiamo anche fare un’altra cosa: non andare a votare i referendum, senza che il non voto faccia perdere la pensione o altri diritti (questo vale ogni volta che si vota). Così si controllano gli stessi referendum, dicendo "guardate voi che ci rappresentate" o "non so decidere"; ma anche "abbiamo scelto voi". Oppure, non si vota perché, vi sono casi in cui come verrebbe modificata la norma ci piace un po’, ma non del tutto: vorremmo magari solo cambiare una parola o eliminare parti che non sono nella domanda. A Roma siedono i nostri rappresentanti a cui abbiamo lasciato il peso delle scelte che richiede istruzione e mediazione, cose che non si esprimono crociando una scheda (preparata da altri, che, comunque, prendono il nostro potere e lo usano, imponendoci delle loro scelte su come cambiare la norma e quale norma cambiare). Occorre imparare ad usare lo strumento dei referendum, e, pare, che negli ultimi anni questo non sia avvenuto essendoci stata una esplosione di votazioni. Non bisogna dimenticare, però, che i referendum, hanno creato la Repubblica, confermato le possibilità del divorzio e dell’aborto, mentre hanno tolto il nucleare dall’Italia. Ho sbagliato. Non sono stati i referendum a darci queste opportunità o esiliare subito dopo i confini il nucleare: siamo stati noi che siamo andati o non andati a votare a decidere.

Davide Gosti

 

 

 

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Parte la raccolta differenziata... facile

Il 13 di maggio si è tenuta, nella Sala Giunta di Piazza Europa, una conferenza stampa, organizzata dall’Assessore Paolo Odetti, sul tema "Raccolta differenziata... ora sarà più facile", come dice appunto lo slogan della campagna.

L’Assessore, in apertura e presentazione della riunione, afferma che la maggioranza della cittadinanza interpellata si dice favorevole all’iniziativa e che la raccolta porta/porta darà sicuramente buoni frutti.

Erano presenti e sono intervenuti al dibattito il dottor Strumia, presidente della SETA S.p.A. (la società che raccoglierà i rifiuti) ed il signor Lorenzo Casassa (esperto in materia).

Nella sua introduzione l’Assessore ricorda ai presenti che attualmente la raccolta differenziata ha raggiunto il limite del 25 per cento e che la nuova gestione si è fissata il target del 60, come obiettivo principale, da raggiungere nel più breve tempo possibile.

Il sistema dei cassonetti nelle strade non funzionava più.

Si è dovuto passare a questa soluzione, e si deve proseguire su questa strada, per ovviare agli alti costi dello smaltimento rifiuti.

Prima di arrivare a questa decisione i costi erano per il 30 per cento a carico del Comune e per il restante 70 a carico del contribuente. Prima era una tassa, ora diventerà una tariffa a carico dei cittadini ed in base al nucleo familiare. In questa primissima fase ci sarà però un calcolo misto tassa/tariffa.

La "produzione" di rifiuti è stata calcolata in circa 500 chilogrammi pro capite l’anno; circa un chilogrammo e mezzo al giorno ciascuno!

In via alle Fabbriche è stato allestito un deposito per materiali differenziati ingombranti quali mobili, televisori, elettrodomestici, batterie per auto ecc... ed è aperto tutti i giorni tranne la domenica.

Sono ormai stati consegnati tutti i contenitori ed ora spetta ai cittadini provare a raccogliere differenziando. La cosa non è poi così difficile, come può sembrare di primo acchito, ma nel caso ci si trovasse in difficoltà si può sempre telefonare al numero verde 800.401692 che è l’ufficio informazioni della SETAS.p.A.

Sono stati distribuiti, in contemporanea, i calendari con ben evidenziati i giorni di raccolta differenziata per tipologia di rifiuto e per zona.

Caselle è stata, infatti, divisa in quattro macro zone per poter meglio operare ed in tempi più rapidi.

I cittadini sono invitati ad esporre i contenitori prima delle ore otto del mattino ed ovviamente nei giorni corretti per la giusta raccolta.

E. Pavanati

 

Una lettera

Sig. Direttore, ella come tutti i Casellesi avrà visto il fiorire nella nostra città una cartellonistica, che ci richiama a "La Via Obbligata è la Raccolta Differenziata".

"Niente che ci dica che la "Via Obbligata" sarà la riduzione delle tariffe", alcuni casellesi diranno...

Poi, senza né dire quando e quanto.

Tutti son concordi che bisogna ridurre i rifiuti, però, al di là del nobil pensiero, niente è cambiato sinora: ogni acquisto produce dei rifiuti e in tutta la nostra regione non è stato fatto un passo in avanti per ridurli. Colpa della popolazione?

La raccolta differenziata potrà dare un beneficio, ma a chi? Discutendo della cosa con persone che hanno fatto parte di passate Amministrazioni, non ho avuto la minima indicazione positiva alle mie domande, così ho interpellato miei amici veneti che da anni hanno la raccolta differenziata.

Ecco la risposta giuntami. Una famiglia di 5 persone che abita in villetta singola (là sono il 95%) ha avuto il seguente trattamento per l’anno 2004:

-i bidoni – 5 – li hanno dati gratis (carta; plastica; vetro e alluminio; umido - foglie, rami, erba -; secco non riciclabile);

-costi raccolta rifiuti: si paga solo il rifiuto secco non riciclabile; quota fissa 63,23 annua; quota variabile 0,59 al chilo sul quale viene praticato uno sconto del 20%-10% se si fa il compostaggio domestico;

-regole: usare gli appositi sacchetti che ti forniscono; esporre il bidone ben visibile la sera prima del giorno di raccolta; i chili sono calcolati dal numero di svuotamenti del contenitore rilevati dal codice a barre dello stesso.

Auspico che tali modalità siano applicate anche da noi.

Sono disponibile ad attuare la raccolta differenziata e a cercare di adottare tutti gli accorgimenti per portare a casa meno rifiuti, privilegiando i prodotti di chi mi aiuta a farlo e a sensibilizzare il politico di turno se risulta insensibile al problema, però….

Raccolta differenziata sì.

Riduzione drastica delle tariffe sì.

Altre regioni dimostrano che è possibile; se non viene attuato anche da noi significa che chi ci amministra è un incapace e và sostituito.

Un saluto alla redazione con l’auspicio che possa e voglia seguire da vicino l’evoluzione di questa rivoluzione del costume.

Urbano Bertino

 

 

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Questione di gusto

Girando fra le bancarelle della sagra casellese "Conosciamoci attraverso i sapori" del 22 maggio raffermo la mia convinzione che questo rilancio è una questione di gusto, di nuove sensazioni, di una rinnovata cultura del cibo.

È evidente che non sono mai mancate le occasioni per vendere prodotti gastronomici fin dal tempo antico con l’istituzione oculata di mercati e fiere, conquista anelata dalle comunità per ottenerne l’assegnazione da parte delle autorità locali; significava poter commerciare o scambiare i propri prodotti attivando ricchezza o perlomeno sopravvivenza.

La situazione non è cambiato, è solo aggiornata e stravolta da apparati commerciali enormi con uno scambio di merci più ampio, più internazionale, si possono acquistare agevolmente prodotti di tutto il mondo senza spostarci con grandi viaggi.

È avvenuta contemporaneamente la coscienza dell’eccellenza dei nostri prodotti, innescata tempo fa da Slow Food con la creazione di Presidi gastronomici per la salvaguardia di produzioni in via di estinzione, è bastato sostenerli e farli conoscere, per riproporli con grande successo.

Così è stato con l’istituzione da parte della Provincia di Torino del "Paniere" dei prodotti tipici con l’intento di salvaguardare i prodotti locali legati alla tradizione storica, con materie prime locali e prodotti artigianalmente che costituiscano potenzialità per lo sviluppo del territorio. Così sono stati rivalutati l’Asparago di Santena, le Ciliegie di Pecetto, il Saras del fen, il Peperone di Carmagnola, la Toma di Lanzo e quella ’d Trausela, insieme al Cevrin di Coazze e tanti altri prodotti tra i quali è entrato di diritto anche il nostro Salam ed Turgia radicato da sempre in tutta la Val di Lanzo.

Si sono create le condizioni per i piccoli produttori, gli artigiani del gusto, di farsi conoscere, mentre con le solo loro forze ne avevano difficoltà. È avvenuto contemporaneamente al consolidarsi del gusto italiano, individuato come strada per provocare turismo, consumo. Ha stimolato i ristoratori ad usare le materie prime locali, sottovalutate nel tempo perché considerate povere, diventando loro stessi gli ambasciatori e divulgatori.

L’incontro rinnovato con la nostra tradizione si è consolidato come punto di partenza per tutte le innovazioni, per futuri progressi, poiché è innegabile che nel mangiare siamo sempre tradizionalisti, ma ci rimane intatta la curiosità per la novità, l’invenzione bizzarra.

Pochi altri Paesi al mondo hanno una varietà di prodotti come l’Italia, diversi già nelle stesse regioni, all’ombra delle centinaia di nostri campanili sono nate miriadi di prodotti diversi, dovuto ai motivi più disparati, con una complessità di sapori, a stretto contatto di confini, come dimostra la presenza del Salame di Turgia entro il ridotto cono delle Valli di Lanzo, a fianco del Salame di patata del contiguo Canavese che va a cambiare la sua povera natura con il Salame di rapa della Valle d’Aosta. Una conferma dell’uso dei prodotti a disposizione nella confezione di un prodotto di aspirazioni ben più nobili e sostanziose.

Poter assaporare questi prodotti nei luoghi di produzione, nei territori limitrofi, liberamente spostando presso le bancarelle in spazi aperti, a diretto contatto con i produttori stessi che entusiasticamente parlano del loro manufatto, dei loro ingredienti, della loro passione, è una sensazione non riscontrabile in ambienti chiusi, anche se mirabilmente organizzati, è la conquista della libertà di scelata propria, in base alle proprie sensazioni, e non condizionata dalla pressione melliflua di messaggi pubblicitari.

Domenico Musci

 

Una festa di sapori

È stata davvero una grande festa.

E non ci si può solo riferire al successo di pubblico che la sagra " Conosciamoci attraverso i sapori" ha conosciuto.

No, si è andati ben oltre.

Spero di non sbagliarmi dicendo che per la prima volta tante componenti cittadine hanno lavorato per un obiettivo comune, un obiettivo che sarebbe miope ridurre alla celebrazione del "salame d’la turgia" a cui questo evento -giunto alla terza edizione - era dedicato.

Pur se il nostro "salame dagli occhi languidi" è stato l’innesco e il protagonista principale, nell’occasione è stato il mezzo e non il fine.

È stato il mezzo per avviare qualcosa di molto più alto ed articolato che ha portato nelle vie cittadine una bella fetta di mondo.

Nell’intervento che l’Assessore ai progetti di sviluppo delle nostre attività produttive Paolo Gremo ha fatto al convegno tenutosi il sabato nella Sala Fratelli Cervi si diceva: "... Fin dall’antichità si sono intrapresi viaggi alla scoperta delle zone del mondo più lontane. Gli scambi commerciali sono stati la fonte energetica che hanno consentito di cambiare la nostra società.

Oggi la nostra realtà ci offre l’opportunità, nella convivenza quotidiana con i rappresentanti di etnie diverse che hanno deciso di dimorare nel nostro Paese, di un forte accrescimento culturale reciproco, magari cominciando proprio dagli scambi legati al cibo e al vino."

In queste parole c’è tanto se non tutto.

C’è il nostro passato e il nostro futuro. C’è questo presente incerto, pieno d’incognite, ma stimolante se si vuole provare a cambiare conoscendo.

Le nostre strade del centro ricche di stand che, seppure un po’ distanti e visitati dalla pioggia guastafeste pomeridiana, non ce l’hanno fatta a non mostrarci una Caselle viva e visitabile.

La via intrapresa è quella giusta, occorre proseguire così se vogliamo proporci e non subire.

È stato bello scoprire che uniti abbiamo anche noi qualcosa da dire e da dare.

E pescando da un giardino diverso e soltanto nostro.

Ora bisogna perseverare. Di tempo ne abbiamo già buttato via fin troppo.

Elis Calegari

 

 

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La storia di Susan Parker

Questa è una storia a lieto fine, un evento di cronaca che dovrebbe spaventare e poi sollevare i lettori che ne sentono i contenuti, io ritengo invece questa, una piccola magia, una goccia d’oro in un mare di nero, in un mondo scuro, a volte troppo difficile.

Susan Parker, londinese, è una ballerina, anzi oggi è una grande insegnante di danza classica ed è stata per moltissimi anni una splendida interprete di un’arte, la danza, che l’ha fatta conoscere a livello internazionale, per le sue doti e per quelle delle sue allieve. Poi, un maledetto giorno, il suo cuore decide di abbandonarla, di non sentirsela più di supportare un fisico ed una mente, tenaci, forti, determinati, che amano la danza in maniera totale.

Siamo nel 1999 e Susan, debilitata, sofferente, con un cuore che non se la sente più di battere, riceve dal Reparto Cardiologico dell’Ospedale di Pavia, una notizia, una richiesta che non potrà rifiutare: è stato trovato un cuore nuovo per lei, potrà, se lo vorrà, essere trapiantata. La notizia la sconvolge e la spaventa al tempo stesso, decide di provarci. Dopo varie vicissitudini che la porteranno a crisi di rigetto e alla probabile possibilità di un nuovo trapianto, Susan Parker, riceve una notizia che la farà impazzire di gioia. Grazie ad una trasmissione televisiva riesce a scoprire l’identità del suo donatore: si chiamava Perla, aveva venti anni quando un incidente stradale la strappò alla vita, all’amore dei genitori, ma meraviglia delle meraviglie, Perla era stata una bravissima ballerina!

"Era molto tempo che sognavo di conoscere l’identità del mio donatore, ma questa non me l’aspettavo, rimasi senza fiato, era una notizia pazzesca" – ci racconta la signora Parker, ancora profondamente emozionata.

La madre di Perla, sull’orlo della depressione profonda si attacca a Susan moltissimo, seguendola nei suoi spettacoli, leggendo in fondo al suo sguardo e alle sue dolci movenze, quelle della sua bambina. Nel frattempo anche Susan si tranquillizza, si stabilizza, ed anche il suo nuovo cuore, chissà, forse riappacificatosi, decide di accettare di viverle assieme.

Oggi Susan Parker è una donna serena, felice di vivere e di insegnare la sua danza, insieme alla socia ed amica Carol Davies, anch’essa insegnante inglese, ma di danza moderna, in quel di Caselle, nella nuova sede della Susan Parker – Carol Davies Dance School di Via Guibert 66. Le due amiche, amano profondamente il loro impegno professionale ed i risultati ottenuti nel tempo lo dimostrano con i premi internazionali vinti e nell’aver formato alcune ottime allieve per le mitiche scuole della Scala di Milano e la Martha Graham di New York, non per nulla il loro motto è "Quando la danza diventa poesia".

È tempo di saggi, di spettacoli di fine d’anno, le allieve, nella grande sala prove, sul parquet lucido e levigato, piroettano, danzano, quasi volando sulle note di dolcissime musiche, Susan con il suo sguardo da dolce signora britannica, con un sorriso misurato ma esplicito, si congeda da quest’intervista, il suo mondo è là, tra le giovani libellule che un giorno voleranno alto, quella è la sua vita, la sua grande passione, il suo cuore e quello di Perla lo desiderano tanto.

Franco Campora

 

Progetto Cernobjl

Chi segue l’attività del ristretto gruppo di 5 volontari casellesi che, tutto l’anno, preparano l’accoglienza dei minori, noti come "bimbi di Cernobyl", sa che da pochi giorni i piccoli ospiti, sono stati accolti da famiglie di Caselle e dintorni. Il loro soggiorno a scopo terapeutico e ricreativo, è iniziato il 1 giugno e cesserà il 1 luglio. Chi è all’oscuro di quest’iniziativa, sarà forse incuriosito dal vedere 15 bimbi, dai 8 ai 12 anni, in maggioranza maschietti, che ci guardano con intensi occhi azzurri e si muovono con molta incertezza e diffidenza. All’arrivo a Milano Linate, all’alba di mercoledì 1/6, avevano una targhetta d’identificazione con la scritta in evidenza: Caselle, per distinguersi dagli altri otto gruppi sbarcati con lo stesso aereo: un volo charter Air One, proveniente da Minsk, capitale della Bielorussia. Qualcuno aveva per bagaglio qualche indumento, qualcun altro solo un pensierino per la famiglia ospitante. I bimbi di quest’anno, provengono in maggioranza da villaggi agricoli, della provincia di Buda Kosheliovo, regione di Gomel. Dalle schede familiari, tradotte dal russo, che ci hanno inviato un mese prima di loro, si legge che i loro genitori sono contadini, operai, impiegati, mentre solo due di loro sono disoccupati. Potrebbe sembrare una situazione abbastanza normalizzata, salvo che non c’è bisogno di leggere i report dei volontari di Legambiente, inviati sul posto per distribuire alimentari e medicinali, per rendersi conto della situazione economica del Paese; questi bimbi ne sono lo specchio vivente.

I bimbi non sanno che quello che è successo il 26 aprile del 1986 è colpa dell’incoscienza e dell’approssimazione nel gestire impianti molto pericolosi, e che la situazione economica in cui versa il loro Paese è colpa di una classe politica che ha dissanguato una grande potenza, investendo in mezzi di distruzione anziché migliorare la vivibilità dei propri simili. Spauriti da molti aspetti del nostro mondo, ribaltati in famiglie che non conoscono, meravigliati dalla ricchezza delle nostre case e delle comodità a disposizione, per i primi 2 giorni non proferiscono una parola. Un primo momento di grand’emozione avviene ogni anno la sera dell’arrivo, quando in piazza, il direttivo dell’associazione invita per il rinfresco: le autorità, i giornalisti, i sostenitori e le famiglie ospitanti. Loro, sentendosi al centro dell’attenzione vorrebbero fuggire; solo dopo aver comunicato telefonicamente con i familiari, si rasserenano. Dopo pochi giorni, avvolti da molte premure, rapidamente si ambientano e di riflesso restituiscono l’affetto ricevuto con la genuinità e la sincerità che solo un bambino possiede. Un fitto programma d’attività, iniziato con la consueta cena di venerdì 3, gestita dagli Alpini, giornate intere insieme, pranzi e feste offerte da diverse associazioni, ed una settimana di vacanza al mare li trasformeranno. Dopo un mese non è ancora possibile alcuna forma di dialogo corrente, ma l’intesa che si è consolidata rende veramente difficile la separazione. Alcune famiglie stanno ripetendo l’esperienza da diversi anni, qualcuna non potendo resistere al legame che si è instaurato ha fatto tornare, a proprie spese, lo stesso bambino. Non volendo sicuramente disprezzare alcuna forma di solidarietà, ritengo quest’esperienza molto gratificante, concreta ed immediata, benché faticosa e non priva di responsabilità. A nome dell’Associazione "Progetto Cernobyl" di Caselle mi permetto di invitare i lettori di questo nostro giornale, e naturalmente tutti quelli che vorranno parteciparvi, a tenersi libera la serata di giov 23/6, ove alle 21, presso il Palatenda di Prato fiera, ci sarà una bella festa per il decennale dell’associazione e assieme ad un validissimo coro vocale "il Coro Bayolese" ed il maestro fisarmonicista Marco Ambrosio, sarà possibile applaudire la spontaneità e di questi piccoli che si esibiranno cantando nella nostra lingua. Facciamo loro sentire il nostro calore e la nostra tradizionale solidarietà. I bambini non sanno, beati loro.

Ernesto Scalco

 

 

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La lunga coda

1950 persone al giorno fanno la coda per sedersi ad un tavolo del ristorante "Dolce Italia" allestito all’Esposizione mondiale in Giappone e gestito dall’ICIF, Italian Culinary Institute For Foreigners,

il cui presidente è il casellese Bruno Libralon

Ci sono persone che si definiscono "professori" senza averne il titolo, altri che, pur possedendo tutti i requisiti necessari per farlo, non ci pensano neppure lontanamente.

A questi ultimi appartiene Bruno Libralon, di professione cuoco, ma con un curriculum lunghissimo e senza confini, ed esperienze lavorative esaltanti e difficili da quantificare.

"Mercoledì parto per Pechino, dove organizzerò una cena piemontese ai rappresentanti delle Camere di Commercio delle regioni cinesi. Subito dopo sono atteso in India", ci confida con una semplicità sconvolgente, come se parlasse di appuntamenti a Nichelino o a Giaveno. "Non mi pesa viaggiare, per fortuna so incassare bene i fusi orari. A volte vado e vengo così in fretta che mi ritrovo a casa il giorno prima della data di partenza e dico a mia moglie – Ecco, vedi, io sono più giovane di un giorno!–".

Nativo di S. Giorgio alle Pertiche, in quel di Padova, da trent’anni vive a Caselle: "Forse è meglio dire risiedo, perché in realtà sono sempre via per lavoro. Ma appena posso mi piace chiudermi tra le mura di casa". E ne ha ben ragione, visto che ha una casetta deliziosa, circondata da un rigoglioso giardino! "Quando mi fermo, mi fermo proprio: stacco la spina anche per un giorno intero... ma non di più!"

Bruno Libralon approda a Caselle per lavoro: "Sono stato cuoco in ristoranti della zona, quali " Le Tre Valli " di Borgaro; "Lo Scudo di Savoia" a Leinì; l’"Atlantic" a Borgaro e il "Jet Hotel" qui a Caselle. Con alcuni soci ho fondato la società "Antica Zecca". Era naturale che prendessi la residenza qui."

Fin da ragazzo aveva ben chiaro in testa la sua mèta: "Sognavo di diventare proprietario di un locale tutto mio, per questo mi impegnavo, lavorando anche 18 ore al giorno".

Suo padre era un agricoltore, numero uno nella zona per la produzione di fragoline di bosco: "Ma la terra era troppo in basso per i miei gusti" ci racconta ridendo, "perciò a 15 anni sono scappato da casa per andare a lavorare in Valle d’Aosta", portandosi dietro la forza del papà per il lavoro duro.

Così è iniziato il lungo cammino: "Non pensavo di raggiungere questi traguardi. Ma non penso nemmeno di fermarmi. Pensione? Nel mio vocabolario non esiste. Potrei già esserci, ma l’ho rifiutata: cosa farei senza il mio lavoro? Quando lavorare è anche una vacanza, gli impegni non pesano."

L’abilità in cucina permette a Bruno di far rapidamente carriera, di viaggiare e conoscere tante persone, accumulando una grande esperienza.

Il 19 aprile 1991 fonda con altri due soci, Giorgio Lindo e Tony May, il primo istituto di cucina italiana per stranieri, l’I.C.I.F., ne diventa presidente per sette anni e attualmente ne è il direttore generale: "La necessità è nata da un gruppo di ristoratori italiani del Nord America, perché era sempre più pressante l’esigenza di formare in modo adeguato il personale di cucina, per migliorare lo standard qualitativo della cucina italiana, diventata di gran moda".

La prima sede fu a Villa Gualino, a Torino, ora è in un’ala del castello di Costigliole d’Asti, grazie anche al contributo dell’Unione europea.

"La nostra scuola si è posta come obiettivo primario quello di tutelare e riqualificare l’immagine della cucina italiana e dei nostri prodotti. Non solo. Nei nostri corsi, oltre a insegnamenti diciamo tecnici, sono previste lezioni di lingua italiana, di geografia e storia, per dare agli studenti una conoscenza più completa del nostro territorio e della nostra cultura."

Nel giro di dieci anni l’I.C.I.F. raggiunge ogni parte del mondo. "Da noi sono approdati migliaia di studenti, di giovani che hanno portato in patria una parte d’Italia. Dal ’99 poi la scuola ospita anche studenti italiani".

La passione per il suo lavoro traspare dal racconto pacato di questo grande personaggio, che non ha perso la cadenza del dialetto d’origine, e lascia incantati. Davanti ai suoi occhi sono dunque passate migliaia di giovani vite, con caratteri, culture, capacità differenti, ma stessi obiettivi: imparare a cucinare all’italiana.

"In questi anni i giovani sono cambiati molto. La mancanza di regole, di sottomissione al lavoro duro e ai sacrifici, di mète chiare da raggiungere si sente anche in questo campo.

Ora i giovani hanno tutto e subito. Anche io volevo un motorino a 15 anni. Ho detto a mio padre: – Papà, vendi la bestia e comprami il motorino. – Mi ha risposto: – Dovrei venderne due, perché l’altra sarei io.– Il motorino non l’ho avuto. Invece adesso hanno meno stimoli alla lotta per la conquista di qualcosa e questa tendenza non ha confini geografici. Tra tutti, i migliori come studenti sono gli Indiani: attenti, precisi, diligenti, umili; conservano una volontà di emergere che li contraddistingue. Probabilmente perché da loro la "Fame" è ancora presente nella realtà quotidiana e sanno che lo sforzo economico sopportato dalle loro famiglie deve essere sfruttato appieno, perché tornati in patria potranno, nel giro di un anno, guadagnare il triplo di ciò che è stato speso".

Bruno Libralon ama parlare chiaro, soprattutto ai genitori che accompagnano i figli al momento dell’iscrizione: "Non iscriveteli perché piace a voi. I vostri figli ne devono essere convinti, deve piacere a loro, perché questa è una strada difficile, che richiede tanti sacrifici, lunghe giornate di lavoro e tanta passione".

È anche molto orgoglioso dei risultati raggiunti sia dall’I.C.I.F. che dai suoi studenti.

L’ultima nata è l’Istituto di Cucina Cultura ed Enologia delle Regioni Italiane a Nanhuj Shangai:

"I Cinesi hanno visto in noi un veicolo per la formazione dei ragazzi e da cinque anni a questa parte stanno investendo molto. In Cina è tutto un fiorire di grandi alberghi che richiedono la cucina italiana. Per noi è un mezzo importante per commercializzare i nostri prodotti.

In Brasile è stato voluto dai figli e nipoti di Italiani immigrati. A San Paolo il nostro istituto è addirittura una Facoltà di gastronomia italiana.

I nostri migliori studenti hanno raggiunto ottimi livelli: un giapponese nel 2003 è stato giudicato il miglior cuoco del Giappone e nel 2004 due stelle Michelin sono state assegnate ad uno studente brasiliano."

La "lunga coda" che appare nel titolo è il serpentone giornaliero che si snoda davanti al ristorante "Dolce Italia" all’esposizione mondiale in Giappone: 1950 presenze al giorno!

"Abbiamo anche allestito un "Caffè Torino", stile Mulassano, dove serviamo bicerin, caffè, cioccolata, cappuccino, anche lì le code sono infinite".

A sessant’anni compiuti Bruno Libralon, tra poco nonno due volte, stupisce per come racconta i suoi impegni con assoluta calma, come fosse normalità. La sua giornata dovrebbe avere molto più di ventiquattro ore. Le sue collaboratrici lo definiscono "un vulcano": – Fa troppe cose insieme. Ma riesce a farle bene. È un piacere lavorare con lui –.

Semplicemente dice: "Sto bene: le mie analisi del sangue sono quelle di un giovanotto. – e ride prima di aggiungere – Mangio quello che cucino, vuol dire che sono proprio bravo!".

È soddisfatto di ciò che ha fatto nella vita; l’unico rimpianto, forse, è di aver dato poco tempo alla famiglia: "Ma ho una moglie eccezionale e due figlie che mi adorano. Mi prendono così come sono e mi stanno vicine quei pochi momenti che sono a casa. Poi ho un nipotino, Lorenzo, che potrebbe seguire le orme del nonno: gioca già con mestoli e pentole, inoltre Lorenzo, in Brasile, è il santo protettore dei cuochi; proprio il 10 di agosto abbiamo inaugurato una scuola I.C.I.F. a San Paolo!".

Tra i tanti obiettivi che ha ancora di fronte, c’è l’apertura di due nuove scuole, in Giappone e a Mosca: "Completano un progetto partito per lasciare un segno stabile anche quando non ci sarò più. Ma tra tanti tanti anni".

Patrizia Bertolo

 

 

 

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Caselle si gemella con l'Argentina!

Nella seduta del 26 maggio 2005, il Consiglio Comunale di Caselle T.se ha approvato una delibera di intenti con la quale desidera dare avvio ad un progetto di gemellaggio con la cittadina argentina di Morteros.

Infatti, a seguito di una tournèe della Compagnia Dialettale "Gallo Grosso" di Caselle T.se nell’estate del 2004 in Argentina, si sono instaurati dei legami di amicizia tra la nostra Città e quelle località della provincia di Cordoba nelle quali la presenza di discendenti piemontesi è molto numerosa.

A seguito di quei primi contatti, da parte del Sindaco di Morteros, sig.ra Mirtha de Valarolo, e della Segretaria dell’Associazione "Famijia Piemonteisa", sig.ra Alicia Avanza, è giunta una proposta di gemellaggio con la nostra Città proprio partendo dalla constatazione dell’alto numero di discendenti piemontesi presenti (una percentuale che ancor oggi sfiora l’80%) e della similitudine di Morteros con Caselle T.se in vari aspetti economici, culturali ed agricoli.

La città di Morteros è stata fondata circa 110 anni fa da numerosi gruppi di emigrati piemontesi.

Sviluppatasi economicamente con un indirizzo di tipo agricolo-zootecnico, vanta una produzione di latte tra le maggiori di tutta la sua provincia: fiorente è, conseguentemente, l’industria casearia gestita in forma di cooperativa.

L’educazione scolastica viene impartita mediante una decina di scuole tra elementari, medie e superiori con indirizzo classico, tecnico ed agricolo. Dispone, inoltre, di una scuola per disabili.

L’intento dell’Amministrazione Comunale di Caselle T.se è quello di realizzare un "gemellaggio solidale" finalizzato non solo alla conoscenza reciproca ed allo scambio interculturale, ma anche al perseguire alcuni obiettivi concreti di sostegno alle istituzioni locali. In particolare, anche attraverso la richiesta di contributi regionali, si vuole dare inizio ad un progetto di collaborazione con la scuola locale operando attraverso la fornitura di attrezzature e strumenti didattici.

La Legge Regionale n. 1/87 riguardante gli "Interventi regionali in materia di movimenti migratori" e altre simili potranno esserci di valido aiuto nella realizzazione concreta di tale iniziativa.

Nel mese di febbraio 2006 una delegazione di Amministratori Comunali e di rappresentanti di alcune associazioni locali si recheranno, a proprie spese, nella Città di Morteros, mentre nel settembre 2006, in occasione della nostra festa Patronale, sarà la volta della visita dei "cugini" argentini.

Nei prossimi mesi (in particolar modo partendo dal prossimo settembre) verrà data massima pubblicità a questo evento, creando anche alcuni appuntamenti di divulgazione e di approfondimento rivolti alla cittadinanza in modo da favorire quel clima di accoglienza che dovrà caratterizzare la nostra Città anche attraverso l’ospitalità presso alcune famiglie casellesi dei nostri ospiti.

Importante sarà il coinvolgimento delle associazioni del Territorio, ciascuna secondo la propria competenza: si invitano fin d’ora i sodalizi interessati a mettersi in contatto con l’Ufficio Cultura di Caselle T.se.

Un primo nucleo di "comitato organizzatore" si sta formando proprio in questi giorni.

Questo primo articolo non ha alcuna intenzione di risultare esaustivo: desidera solo offrire alcune informazioni di base ed essere, conseguentemente, l’inizio di un lungo e piacevole percorso che ci porterà a vivere un’esperienza importante per la nostra comunità quale è quella di un gemellaggio.

Concludendo, invitiamo tutti i cittadini casellesi a tenersi informati presso gli Uffici comunali sulle future iniziative proposte.

L’Assessore alle Politiche Culturali ed Educative

Massimiliano Bertini

Il Consigliere delegato alla Cultura ed all’Associazionismo

Luca Baracco

 

Encomio solenne per Mattiello

Il 10 maggio scorso Giuseppe Marsaglia ha consegnato un encomio solenne a Roberto Mattiello, 44 anni, Coordinatore della Polizia Municipale di Caselle e responsabile dell’ufficio distaccato di Mappano. Il riconoscimento è motivato dal coraggio dimostrato nel contribuire a domare un incendio scoppiato il 21 aprile in un negozio dell’aeroporto "Sandro Pertini".

"Ho voluto consegnare questo encomio a Mattiello" afferma Marsaglia "per dare un pubblico riconoscimento dell’alto senso civico che ha dimostrato. È importante che, anche fuori servizio, il comportamento di chi indossa una divisa sia coerente con i valori che rappresenta".

La sera del 21 aprile Mattiello accompagna suo figlio Vittorio all’aeroporto di Caselle. "Eravamo in coda al check-in" ricorda. "Mi sono allontanato per una commissione quando, passando di fronte a un negozio, ho notato uno sbuffo di fumo provenire da una candela accesa in vetrina. Incuriosito mi sono avvicinato e in un attimo ho visto scoppiare l’incendio".

Il fuoco si propaga rapidamente sino ad avvolgere le tende e i prodotti esposti. Il fumo e le fiamme diventano ben visibili anche dai passeggeri in coda al check-in e comincia un fuggi fuggi generale.

Mattiello avverte un agente di Polizia in servizio nell’aeroporto richiedendo l’intervento dei Vigili del Fuoco e recupera un estintore. Il calore sviluppato all’interno della vetrina ha nel frattempo causato una crepa nel vetro. "Ho preso il basamento di un divisorio e l’ho utilizzato per spaccare il vetro" racconta Mattiello. "Poi ho tentato di domare le fiamme con l’estintore".

Il fumo uscito dalla vetrina fa scattare l’allarme antincendio dell’aeroporto, aumentando la preoccupazione delle persone in attesa di imbarco.

Con l’intervento dei Vigili del Fuoco tutto torna alla normalità in pochi minuti e lo spavento passa. "È bastata una candela, un semplice decoro, a mandare in fuoco un’intera vetrina" conclude Mattiello. "Fortunatamente è stato possibile intervenire con prontezza evitando pericoli e danni ancora maggiori".

A. B.

 

 

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Quanto ci manchi, Giovanni

Quante volte sentiamo ripetere o magari ripetiamo noi stessi che la vita è una "ruota che gira", oppure "i tempi cambiano" e poi..... e poi ci si rende conto che effettivamente i tempi sono o stanno cambiando.

Se partiamo alla lontana, dall’inizio dell’anno i mas-smedia hanno portato nelle nostre case una serie infinita di notizie che hanno lasciato il segno nei più svariati campi del nostro mondo moderno.

I giornali ma soprattutto la televisione hanno portato in ogni casa il dolore altrui, portandoci a vivere freddamente la scomparta del nostro presentatore, attore o cantante preferito senza risparmiare la fine in diretta "per dovere di cronaca" del papa sofferente.

Il tutto è poi recepito come un qualcosa di astratto, distaccato, perché sono cose al di fuori della nostra portata; certo magari c’e una certa emozione iniziale ma poi, come dice una canzone: ...tutto passa e tutto se ne va.

Ma... quando a mancare sono quelle figure che per anni hanno solcato le strade, i luoghi e le associazioni di volontariato del tuo paese ti accorgi del vuoto incolmabile che hanno lasciato.

Anche noi dell’Avis casellese ci siamo ritrovati a fare i conti con questa realtà. Una mattina di fine marzo siamo rimasti orfani di Giovanni Aghemo, nostro presidente onorario ma per circa sei lustri alla guida della nostra Avis casellese.

La battuta sempre pronta in ogni momento. L’accoglienza schietta e sincera durante i prelievi in sede, mettendo a proprio agio i donatori vecchi e soprattutto quelli che si presentavano per la prima volta. Alle varie equipe mediche cui non mancava di raccontare qualche barzelletta al termine della mattinata; senza contare tutti coloro che, quotidianamente, passando davanti alla porta di casa si fermavano per un saluto.

Ora, solo ora ci rendiamo conto che il mondo è cambiato. È cambiato perché figure come Giovanni se ne sono andate. Allora, solo allora inizi a pensare che un’epoca e passata; ti rendi conto come gli anni sono trascorsi e il libro dei ricordi si arricchisce inesorabilmente di quelle pagine che si ricordavano bianche ma che ora..... racchiudono immagini indelebili di persone care come il nostro Giovanni.

Ci rimane il rammarico di non a averti potuto salutare ancora una volta, anzi stavolta caro Giovanni hai fatto a tutti noi un bello "scherzo" come bonariamente molti affermavano davanti alla chiesa prima della recita del S. Rosario in tuo suffragio.

Ciao bel cit, il saluto che istintivamente davi a tutti coloro che incontravi. Quel saluto che ora ci mancherà insieme al tuo ricordo e quello di Luigina tua moglie che dopo oltre cinquant’anni di matrimonio ti ha preceduto in cielo pochi giorni prima del S. Natale. Ora sappiamo che vi siete ritrovati e felici vivrete per sempre nei nostri ricordi e per l’eternità nella Gloria dei Cielo.

Ciao Giovanni.

L’Avis Casellese e il suo direttivo

Il diario di Vanina e il pensiero di Monica

Siamo partiti sabato 21 con 6 ragazzi del CCR e 8 ragazzi di prima e seconda media del gruppo di teatro, il treno della "legalità" passando per quasi tutta Italia è arrivato a Palermo alle 10.30 della domenica con circa 500 studenti. Ad attenderci alla stazione c’erano i rappresentanti della Fondazione Falcone e la sorella Maria Falcone.

Domenica pomeriggio e lunedì mattina gli studenti di tutta Italia si sono esibiti nell’aula bunker con canti, recite, video, letture e hanno partecipato al dibattito con i politici.

Lunedì alle 18.00 dopo la premiazione della migliore esibizione, è partito il corteo (circa 3000 persone) che dall’aula bunker è arrivato fino sotto casa di Falcone dove, sotto la magnolia che, sempre più alta e imponente, è ormai il simbolo contro la mafia ed è considerata per i palermitani un monumento, dopo il minuto di silenzio delle 17.58 (l’ora in cui Falcone morì) abbiamo ascoltato la sinfonia composta dal maestro Nicola Piovani.

Martedì mezza giornata libera dove finalmente i ragazzi hanno potuto usufruire delle piscine del villaggio dove eravamo ospiti e fare il bagno nello splendido mare e poi nel pomeriggio abbiamo fatto una rapida visita a Monreale e al centro di Palermo. Ore 20.30 partenza e ritorno a Torino. Viaggio molto emozionante e significativo!! Grazie.

Vanina

 

 

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Don Garbiglia a settembre lascerà Mappano

La notizia ormai è certa, manca solo l’ufficializzazione: Don Pierantonio Garbiglia, parroco di Mappano, a settembre lascerà la comunità della frazione per volare in Brasile. La voce nelle scorse settimane si era diffusa in modo incontrollato e per circa un mese questo è stato l’argomento che ha tenuto banco tra i discorsi dei parrocchiani. Lo stesso curato inoltre avrebbe più volte cripticamente accennato a questa sua scelta nel corso di una predica pronunziata durante la funzione domenicale di qualche mese addietro. Per molte settimane non si è parlato d’altro nei bar, nei circoli e negli ambienti vicini alla Chiesa. Don Pierantonio, a detta dei più informati, dovrebbe trasferirsi ad inizio settembre in una zona periferica del Brasile. In un villaggio quasi al confine con il Venezuela dove le condizioni di vita sono particolarmente dure. Prima ancora dell’addio definitivo sembra che il parroco si recherà in terra latinoamericana già da metà giugno e per un periodo di prova di circa tre mesi. Qui il nostro Don avrebbe il compito di portare il proprio aiuto all’interno di una missione in favore delle popolazioni locali. L’intervento rientra nell’impegno assunto dall’arcidiocesi torinese di sostenere gli sforzi della Conferenza Episcopale brasiliana, volti a consolidare la presenza religiosa cattolica e le iniziative di promozione umana, anche nelle zone più isolate dell’immenso paese sudamericano. Estremamente diversificate le reazioni dei cittadini all’inaspettata notizia: chi si augurava con tutto il cuore che non fosse vera, chi ipotizzava di organizzare addirittura una raccolta firme per trattenere Don Pier, chi infine si preoccupava del futuro della parrocchia. E sembra essere proprio questo l’interrogativo che più di ogni altro attualmente allarma gli abitanti della frazione. La prospettiva, di rimanere senza un parroco è sicuramente reale vista anche l’attuale grave crisi di vocazioni che affligge la Chiesa Cattolica da oltre tre decenni. Sarebbe un durissimo colpo per l’intera comunità perdere l’unico punto di riferimento che unisce spiritualmente Mappano al di là e al di sopra dei freddi confini imposti dai molti padroni della macro frazione. In ogni caso Don Garbiglia lascerà sicuramente un ottimo ricordo tra i fedeli ed anche tra coloro che meno hanno frequentato l’ambiente religioso. Egli è alla guida delle anime mappanesi sin dal 1998. In tutto questo periodo sono state numerose le iniziative di rilancio dell’attività pastorale. In primis la ristrutturazione dell’Asilo San Michele, la promozione delle attività oratoriali e l’istituzione della cosiddetta "Festa delle Regioni" uno degli appuntamenti più significativi della vita sociale e culturale della frazione. Ciao Don Pier, ricordati di Mappano anche a migliaia di chilometri di distanza.

 

Compost senza fine

L’incontro tra i cittadini di Mappano e l’Amiat, previsto per lunedì 6 giugno, è saltato. Non finisce proprio mai la telenovela che lega le vicende dell’impianto di compostaggio dell’Amiat alla popolazione mappanese. Impianto che puzza, funziona male e, per i residenti della zona, ha creato in nove anni soltanto disagi. Solo che, nonostante i problemi insistano sulla frazione Mappano di Caselle, l’impianto sorge sul territorio del comune di Borgaro. Una dettaglio fondamentale: l’incontro del 6 giugno, organizzato dal consorzio intercomunale di Mappano, è stato boicottato dal sindaco di Borgaro, Vincenzo Barrea. Boicottato dal sindaco e disertato dall’Amiat che, proprio su invito del primo cittadino, ha preferito non partecipare. "È una cosa gravissima che l’Amiat prenda ordini dal comune di Borgaro – dice il presidente del consorzio mappanese, Antonio Zappia – i cittadini di Mappano si lamentano dei disagi e delle puzze da quasi dieci anni eppure è il sindaco di un altro comune a decidere per loro". All’assemblea, annullata in extremis, si sono comunque ritrovati decine di cittadini del comitato spontaneo nato per difendere la popolazione dai problemi dell’impianto: tutti pronti ad ascoltare il progetto dell’Amiat per eliminare puzze e disagi. Sono rimasti tutti delusi. "Quella del compost è una questione che riguarda il comune di Borgaro – dice invece il sindaco Vincenzo Barrea – il consorzio non deve occuparsi delle cose per le quali non è delegato. Ho segnalato all’Amiat che non ero stato invitato, rimarcando che è il comune di Borgaro ad avere l’esclusiva di trattare e firmare accordi con l’Amiat. Ci sono delle competenze, ognuno si preoccupi di rispettarle. Sono sorpreso dalle parole e dai toni utilizzati da Zappia".

Alessandro Previati

 

 

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La scuola verrà ampliata

La situazione delle infrastrutture scolastiche di Mappano è sempre più precaria. Mentre si conclude l’anno scolastico già si pensa con viva preoccupazione a dove sistemare i nuovi piccoli allievi nel prossimo mese di settembre. Questo problema è anche approdato in consiglio comunale durante una delle ultime sedute. Nel corso della mezz’ora dedicata ai sempre più infuocati interventi dei cittadini, una rappresentante dei genitori si è fatta portavoce del disagio di tutti: "Ogni anno la situazione è sempre peggio, ogni anno crescono gli alunni e vengono tolti i laboratori per far posto a nuove aule". "Siamo stanchi di tutte queste belle parole – ha dichiarato Paola Pelosin durante l’infuocato consiglio – vogliamo i fatti, siamo anche pronti a scendere in piazza". Vaghe e poco convincenti sono sembrate in quell’occasione le risposte dell’amministrazione che ha accampato presunti problemi burocratici dovuti alla bonifica che dovrà essere effettuata nell’area tra le vie Dalla Chiesa, Avogadro e Marconi. Il terreno infatti presenterebbe oltre a residui amiantiferi dovuti al precedente utilizzo, anche notevoli quantità di idrocarburi che rallenterebbero l’iter progettuale. Questi gli antefatti fino a giovedì nove giugno data cruciale per questa vicenda. Nel pomeriggio di questa giornata si è tenuta infatti una manifestazione di protesta organizzata dai genitori, dai docenti e dai bambini della scuola. La notizia di tale manifestazione ha colto di sorpresa i politici locali a tal punto che in mattinata il Dirigente Scolastico del plesso, il professor Giuseppe Cuscunà, è stato convocato in fretta e furia a palazzo civico. Qui, gli amministratori comunali hanno presentato la propria soluzione al problema. "La scuola verrà ampliata quanto prima – ha affermato l’assessore ai lavori pubblici Pasquale Terranova – verrà edificata una nuova ala che permetterà l’utilizzo di otto ulteriori aule. Inoltre è prevista la pedonalizzazione della porzione di via Generale Dalla Chiesa antistante il plesso scolastico e si studierà per questo motivo un percorso alternativo per le automobili". "Una cosa è certa però – ha concluso Terranova – non sono in alcun modo disposto a sacrificare il secondo lotto dell’area mercatale come vorrebbero alcuni". Lo slogan principale della marcia era infatti "Vogliamo una scuola non una piazza". Un palese riferimento all’attuale costruzione dell’area mercatale in via Buonarroti. Le posizioni dell’assessore Terranova sono state anche confermate dal collega di giunta Massimiliano Bertini il quale ha aggiunto "È sicuramente meglio che la scuola rimanga dov’è e che venga per quanto possibile ampliata. Costruire altrove significherebbe togliere organicità alla struttura scolastica". Certo è però che questo ultimo intervento non risolverà in modo definitivo il problema. Il continuo incremento della popolazione e i previsti nuovi insediamenti abitativi sia nella parte della frazione borgarese che in quella casellese lasciano prevedere che l’emergenza sarà soltanto rimandata di qualche anno.

Steu Bongi

 

Bimbi e genitori in piazza

Sono scesi in piazza giovedì nove giugno, bimbi e genitori delle scuole dell’obbligo di Mappano: protestano contro il comune di Caselle perché da anni, inutilmente, chiedono una nuova scuola nel paese. Il sindaco casellese, Giuseppe Marsaglia, negli ultimi mesi ha dovuto prendere tempo a causa della mancanza di fondi da destinare al nuovo plesso scolastico. Mesi che hanno scatenato la durissima presa di posizione dei genitori di molti bimbi mappanesi. L’esigenza di una nuova struttura scolastica nella popolosa frazione di Mappano è nota ormai da tempo. Si tratta di una vera e propria emergenza perché da anni, a fronte di un continuo aumentare della popolazione residente, i cittadini lamentano una cronica carenza di infrastrutture. E le scuole sono il primo nodo che le amministrazioni comunali hanno promesso di sciogliere. Almeno in campagna elettorale: "La nuova scuola di Mappano faceva parte del programma del sindaco Marsaglia – dice il consigliere dell’Udc, Valter Destino che ha spesso portato in consiglio comunale le istanze dei mappanesi – doveva addirittura essere già pronta l’anno scorso. Non abbiamo visto niente". Il sindaco di Caselle è stato invitato, dai rappresentanti dei genitori, al consiglio d’istituto della scuola di Mappano: Marsaglia ha però disertato la riunione, impegnato in Regione, provocando ulteriormente l’ira dei mappanesi. "Non solo era assente il sindaco – tuonano i genitori – ma anche l’assessore Bertini. Avremmo chiesto al sindaco a che punto siamo per la nuova scuola. Evidentemente si pensa di posticipare ancora una volta la risoluzione di un’emergenza ormai drammatica. Adesso abbiamo deciso di fare sentire ancora di più la nostra voce". Come detto, il nove giugno i mappanesi sono scesi in strada in una manifestazione colorata e simbolica. "La marcia è legittima – dice il sindaco Marsaglia – ma i genitori devono capire che ci sono tempi burocratici che, non per colpa del comune di Caselle, si sono allungati. Comunque abbiamo trovato i fondi necessari ad ampliare le attuali strutture scolastiche. In questo modo riusciremo a tamponare l’emergenza e a risolvere il problema". Visto che la circonvallazione di Mappano è stata posticipata dalla provincia di Torino al 2006, il comune di Caselle è riuscito a dirottare i fondi già destinati alla circonvallazione sul nuovo polo scolastico. Marsaglia ha poi incontrato il consiglio d’istituto e presentato il progetto per l’area scuole di Mappano, che prevede anche una nuova viabilità in via Generale Dalla Chiesa.

Alessandro Previati

 

 

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Una gitarella a Caselle per un gradito ritorno

L’avevo definita così per la brevità del percorso e il tempo che avrebbe portato via alla nostra organizzazione quotidiana, ma il gruppo dei diciotto torinesi di Incontri letterari dell’Unitrè ha avuto una tale accoglienza nella città di Caselle da ricordare il 9 maggio come una bella gita. Mancava solo la banda, come ha sottolineato Domenico Musci, l’artista e collezionista che ci aveva invitati, ma il resto c’era: un comitato di accoglienza, una guida esperta, l’assessore alla cultura, il presidente della Forgia e la curiosità dei casellesi per questo insolito gruppo di turisti con il naso all’insù a spiare stemmi, formelle, affreschi e qualche enorme aereo dalla pancia lucente a far il pelo ai tetti!

Dalla giovanissima guida, dott. Laura Giordano, abbiamo ascoltato un breve accenno alla storia antica diCaselle, di origini romane, ma soprattutto di grande fioritura medioevale per la presenza di cartiere che contendono il primato a Fabriano per la produzione delle prime carte con filigrana e la presenza di stamperie, tra cui quella del Fabri, da cui provengono preziosi"incunaboli" conservati a Torino. Il fluire di molte bealere consentiva inoltre una gran diffusione di canaprili per la produzione della canapa.

Dalla piazza Boschiassi abbiamo potuto entrare a visitare il cortile interno delCastello (poco riconoscibile privo com’è di torri e merli!) appartenuto ai Savoia Carignano, che si presenta in precario stato di salute, pur essendoci un progetto di restauro già approvato e finanziato ma bloccato dall’iter burocratico; le pareti presentano affreschi secenteschi che ancora lasciano intuire la raffinata bellezza dell’edificio.

Sulla stessa piazza abbiamo visitato la Chiesa dei battuti eretta nelSeicento dalle tre confraternite allora presenti nel territorio, in puro stile barocco, con un pregevole organo e un coro che reca impresse sugli schienali le cariche degli amministratori comunali che lo utilizzavano come sede per la riunione del Consiglio.

Ed ecco, subito a lato della chiesa, il porticato di palazzo Mosca, ora sede di alcune sale comunali, tra cui quella del Sindaco che accoglie il vero gioiello artistico diCaselle: la pala delDefendente Ferrari, rappresentante una Madonna con Bambino e Santi. L’assessore alla cultura dott. Massimiliano Bertini ci ha accolti e ci ha permesso di sostare ammirati davanti al capolavoro tardogotico. L’oper, commissionata dai Servi di Maria per il loro convento nel 1505, fu poi salvata alle confische di Napoleone grazie all’acquisto dell’opera da parte di un casellese mecenate, che l’ha poi donata alla comunità.

Ma eccoci di nuovo tra le vie strette di Caselle... a questo propostito Laura ci spiega che gli spigoli della Chiesa ottocentesca di San Giovanni furono smussati per lasciar passare più agevolmente i cortei e le truppe delRe! Un passaggio che sicuramente non fecero è quello dei bei porticati sotto i quali si svolgeva il mercato, bassi, massicci, con il pavimento di ciottoli di fiume e i soffitti parte in legno e parte in muratura con volte a crociera, come si vedono in molti paesi delCanavese. Ora è Domeni-

 

 

 

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Ciriè, Palazzo D’Oria e Rivara, Palazzo Comunale

Sergio Saccomandi, pittura d’attore

Grande mostra antologica dell’artista canavesano

Il mio primo incontro con la pittura di Sergio Saccomandi risale all’autunno del 1973, quando ventisettenne presentò alla prestigiosa galleria Davico, nel salotto buono della Torino di piazza Castello, i suoi quadri, in una rassegna che conteneva già se non tutti almeno gran parte dei temi e delle problematiche che caratterizzano la sua pittura. Ma Saccomandi non è soltanto pittore, ci tiene a evidenziarlo, e scrivo quindi che la sua attività teatrale, è infatti scenografo regista e attore, viaggia parallela alle tele e alle incisioni. Così come premetto che, pure essendo quasi coetanei, e avendo avuto insieme nel 1985 l’invito alla grande mostra dell’Incisione del Novecento in Piemonte, un riconoscimento ufficiale dell’attività artistica incisoria, non siamo amici, e che pertanto la mia grande ammirazione per la qualità superba della sua pittura è affatto oggettiva ed estranea a condizionamenti di sodalità.

In quella mostra torinese dunque si potevano già leggere le peculiarità di trent’anni di carriera pittorica: i soggetti derivati dalla vita, dall’uomo – allora l’aborto, in seguito l’acqua, la fede, la verità, i valori fondamentali –; la religione, c’era già un quadro dal titolo Incontro con il volto della Sindone, tema principale della sua pittura in questi ultimi anni; non c’era nessuna presentazione critica a corredo del catalogo, bensì delle sue frasi a mo’ di commento, non tanto esplicativo quanto piuttosto a chiosa formale e letteraria, anche un tantino snob, e Saccomandi così è tuttora, tycoon della propria forte personalità; c’era una straordinaria capacità tecnica, quella per cui Paulucci all’Accademia gli consigliava di disegnare con la mano sinistra, dato che con la destra gli veniva troppo facile; infine cominciava a svelarsi la realtà per l’autore, e la possibilità per l’osservatore, della doppia lettura delle opere, in cui entrare con la chiave palese (l’invit dei falegnami, un termine bellissimo che scomparsi gli artigiani non si sente purtroppo più) dei piani fluttuanti sulla scena, e con quella celata dell’assenza di qualcosa, sia della simmetricità nella geometria della tela o della tavola, sia nella mancanza del pigmento a determinare un "non finito", che non solo dribbla l’accademismo – all’Albertina il direttore e suo maestro Sergio Saroni, che aveva abbandonato la ricerca dell’astratto per superare la descrizione, cominciava una figurazione nuova che teneva conto di quelle esperienze divisioniste che avevano gettato i ponti verso l’astrattismo e rivalutava il bianco come assolutezza di colore, e a breve vi avrebbe chiamato a insegnare Gorza (che dipingeva ormai da vent’anni intere superfici monocrome affatto bianche o nere) a teorizzare la potenzialità –, ma si getta a capofitto nella metafisica.

Al di là però di queste considerazioni teoriche, necessare almeno quanto noiose, il Saccomandi pittore che tutti gli appassionati conoscono è quello dei paesaggi, agresti e canavesani per lo più, realizzati con uno stile e uno schema consolidati che li rendono inconfondibili. La distribuzione degli elementi sulla tela ha sempre un soggetto in primissimo piano che dà a chi guarda il riferimento immediato per l’ulteriore viaggio nella scena; a volte è un gatto che osserva, altre una casseruola o un oggetto da cucina, spesso un ortaggio, un cavolo dalle larghe foglie disegnate con tenace acribia, un uovo rotto col tuorlo che pare galleggiare sull’albume che si allarga, un paio di pomodori, un mazzo di cipolle o di ravanelli."Tutto del mio orto", conferma. Poi la visuale si allarga su prati e cascine, paesini e campanili, in prospettive lunghe che portano, con un sapiente gioco di piani, a sfondare l’orizzonte, a guardare in alto; e qui c’è generalmente il messaggio, il simbolo, il desiderio nascosto dentro che sfocia infine nella confessione.

La composizione è raffinata, i soggetti sono attori che il pittore-regista dispone con precisi riferimenti per ben definite funzioni, l’occhio di chi guarda segue inconsciamente il percorso che con subdoli segnali subliminali l’artista ha programmato per ottenere il massimo effetto sorpresa alla fine del viaggio. La letteratura affiora qual e là sempre, ma diventa protagonista assoluta nel ciclo pittorico delle sedie, ispirate al teatro di Beckett, e in queste opere è spesso il silenzio, l’assenza, a dominare, e mentre la poltrona dipinta è vuota, chi osserva fa sedere lì il suo personaggio, per ognuno diverso, e a questo punto lo spettacolo ha inizio: il quadro vive. Quando poi è Saccomandi stesso che propone una figura, necessariamente il quadro diventa ritratto, e il massimo effetto lo ha raggiunto in quello di Francesca Portonero, scuro l’abito di taglio severo sul nero del fondo, i capelli biondi alla Vergottini, lo sguardo ironico e fatalista dietro le tonde lenti affumicate, poi un triangolo di luci a diagonale, e il non finito nel primissimo piano chiuso da una cordicella annodata: straordinario.

Così come sono affascinanti i ricordi veneziani, che intitola Capricci, coi colori freddi e aristocratici, coll’uzzolo intellettuale di farsi bautta che dipinge maschere, in una città che per ogni scorci è palcoscenico, coi palazzi sui canali che mutano come quinte, a ogni ponte e a ogni luce, e dove ancor oggi potresti imbatterti in Goldoni e Casanova, e discorrere con loro di balli, di feste e di alcove violate, o recitare a soggetto.

In questa mostra antologica, di grande impatto scenico già nelle pitture, e voglio ribadire l’eccezionale qualità della sua stesura, dei colori sempre puliti, vivi, esatti, lepidi spesso, delle ombreggiature ulteriori date dalla vibrazione della luce, lievi come velature, ottenute con l’incisione della superficie delle tavole di supporto, alla maniera degli artisti prerinascimentali, Sergio ha voluto aggiungere delle installazioni, fatte con i materiali modelli e soggetti delle sue figurazioni. Non sembrerebbero necessari se non riuscissero a coinvolgerti ancor più nel suo mondo, nel suo teatro di vita.

Bruno Gambarotta, al vernissage, ne ha definito ogni quadro un racconto;Gian Giorgio Massara ne ha ricordato l’abilità mostruosa nel disegno già da adolescente; Angelo Mistrangelo, ribadendone i legami di amicizia, ha rievocato la sua prima mostra, nei primi anni Sessanta, all’oratorio della Chiesa della Speranza a Torino, ribadendo dei suoi inizi difficili, nonostante la bravura già riconosciuta. Un bel segno di stima, a conforto di una carriera artistica prestigiosa.

Sergio Saccomandi lo si può andare a trovare a Barbania, nel villaggio di via dei Colli, nello studio che dà sulla campagna-compagna, amica preziosa, dove "il cielo non ha fine e l’aria non ha tempo". Qui "inventa la sua vita", con la forza che gli viene dalla consapevolezza di cercare sempre e solo quello che è giusto, nella serenità raggiunta che riversa nei suoi quadri e con l’ambizione segreta di riuscire un giorno a dipingere la luce.

Gianfranco Schialvino

 

 

 

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"La Spada nella Rocca":

presentata la settima edizione de

"Il palio dei borghi e il torneo delle città medievali"

La città di Cirié ospiterà il 17, il 18 e il 19 giugno la settima edizione de "La Spada nella Rocca – Palio dei borghi e Torneo delle città medievali", evento cardine dei festeggiamenti per il centenario della città. Nel 2005, inoltre ricorreranno anche i 700 anni dell’insediamento di Margherita di Savoia a Cirié (interpretata da Barbare Re), a capo delle castellanie di Cirié, Caselle e Lanzo.

A quest’ultima ricorrenza verrà dedicata un’importante novità: per la prima volta in provincia di Torino sedici città che propongono nelle loro realtà eventi di rievocazioni storiche si troveranno insieme domenica 19 giugno per una originale gara equestre.

Data l’importanza dell’evento, i preparativi per questa edizione fervono già da mesi, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e presentano alcune importanti novità. Oltre ad una diversa dislocazione delle gare, la prima importante novità riguarda il "Palio dei borghi" che si svolgerà nelle due serate di venerdì 17 e sabato 18, per concludersi in piazza castello con la consegna dell’ambita spada al borgo vincitore. Per celebrare i 700 anni dell’insediamento di Margherita di Savoia, l’Associazione La Spada nella Rocca e la Città di Cirié inviteranno in piazza Castello tutte le città della provincia di Torino che organizzano rievocazione attinenti al periodo medioevale al grande "Torneo equestre delle Città Medioevali".

Sedici le città che hanno aderito all’iniziativa. Oltre alla città di Cirié prenderanno parte all’evento di domenica 19 giugno anche le città di Balangero, Caselle, Carmagnola, Chiaverano, Chivasso, Cuorgné, Fiano, Lanzo, Moncalieri, Pavone, Rivoli, San Benigno, San Maurizio Canavese, Sparone, Susa.

Oltre al Comune di Cirié, primo sponsor della manifestazione e all’Ascom ciriacese, da sempre sostenitrice del "Palio dei borghi", l’interesse per l’evento ha raggiunto la Regione Piemonte e la Provincia di Torino, che hanno concesso il loro patrocinio.

A questa fervente attività si unisce quest’anno anche il lavoro di un gruppo di giovani che hanno dato vita al Gruppo sbandieratori e tamburini La Spada nella Rocca. In attesa della manifestazione di giugno il gruppo sta partecipando a numerosi eventi della provincia di Torino in collaborazione con gli sbandieratori di Mappano.

Programma

Venerdì 17 giugno - ore 21 - Giardini di Palazzo D’Oria Rappresentazione storico-teatrale con apertura giochi del Palio da parte della Marchesa Margherita di Savoia.

"Palio dei borghi di Cirié – Sfide e tornei per la conquista della spada".

Tiro con l’arco e staffetta podistica notturna in viale Martiri della Libertà con arrivo a Palazzo D’Oria.

Sabato 18 giugno - ore 21 - piazza Castello Corteo storico per le vie della città illuminate con fiaccole con arrivo in piazza Castello.

"Palio dei borghi di Cirié – Sfide e tornei per la conquista della spada".

Corsa sul barile, tiro alla fune, torneo equestre.

Domenica 19 giugno - ore 21 - piazza Castello – Corteo storico della città di Cirié e delle città ospiti per le vie della città illuminate da fiaccole con arrivo in piazza Castello.

"Torneo delle città medioevali"

Sfide equestri tra 16 città della provincia di Torino intervallate da spettacoli e intrattenimenti musicali.

La storia

Il Palio dei Borghi giunge quest’anno alla sua settima edizione, festeggiando i dieci anni di un’avventura cominciata nel 1993 da un gruppo di amici con la passione per la storia ma soprattutto per la propria città.

L’edizione 2005 cade in concomitanza con i 100 anni della Città di Cirié, evento che segna una tappa importante, e pertanto meritevole di grande attenzione, per tutti i cittadini.

Nel Palio dei borghi è perfettamente rappresentata la storia di Cirié. Nel 1229 la città, allora piccolo borgo, i Marchesi del Monferrato occuparono le terre tra le due Dore e il Po, entrando in conflitto coni Savoia per il dominio del Canavese, su cui negli anni successivi si alternarono le due casate. Nel 1296 Margherita, figlia di Amedeo V di Savoia, sposò Giovanni I di Monferrato ottenendo, a garanzia della sua dote di 20.000 libbre astesi, i diritti, vita natural durante, sulle castellanie di Caselle, Cirié e Lanzo.

Nel 1305 il Marchese, ancora giovane e senza figli, morì e la consorte Margherita ebbe a titolo di assegnamento vedovile le tre castellanie che governò personalmente prendendo dimora nell’antico Castello di Cirié. Questo fu, per la città, un periodo di grande prosperità. L’idea di celebrare i 700 anni dall’insediamento di Margherita di Savoia prese forma proprio dalla volontà di celebrare quel periodo di benessere e prosperità per tutta la città.

L’organizzazione

Il Palio dei Borghi è organizzato fin dalla sua prima edizione dall’associazione "La Spada nella Rocca", che ha scelto di riprodurre nella città di Cirié un’antica tradizione medioevale. Soddisfatta per i successi ottenuto in tutte le edizioni passate è il presidente Loredana Devietti. "Quest’anno abbiamo scelto di aprire le porte della città – ha dichiarato Devietti – ad altre 16 realtà che hanno una tradizione medioevale e soprattutto la volontà di riproporre antiche usanze attraverso la rievocazione storica. Questo è un evento del tutto inedito per la Provincia di Torino, che può così arricchirsi di una possibilità in grado di celebrare in modo omogeneo tutte quelle associazioni e quei comitati in grado di trasportare il pubblico e i concittadini in un periodo storico spesso dimenticato".

Associazione
La Spada nella Rocca
Cirié

 

Volo premio per alcuni soci dell’ASA 2000

Giovedi 21 aprile presso il salone ARCA di Via Assarotti, 6 a Torino, l’ASA 2000 (Associazione Storia Aeronautica) di Caselle ha presentato la nuova edizione 2005 dell’audiovisivo "Aerei... che passione" – Un Mondo con i colori dell’arcobaleno.

La serata è stata resa possibile grazie all’invito da parte del "Gruppo Volo ARCAL RAI" e del "Gruppo Fotografico ARCAL RAI e SIPRA".

Alla proiezione di diapositive (oltre 300) ha assistito un pubblico numeroso e competente ed al termine della serata oltre al brindisi finale é stato offerto un volo omaggio a due soci dell’ASA 2000 come ringraziamento.

Il volo, della durata di un’ora, è stato effettuato con un velivolo dell’Aero Club di Torino condotto dall’esperto e veterano pilota Vittorio Valesio che é anche uno dei soci fondatori del circolo "Gruppo Amici del Volo dell’ARCAL RAI" di Torino.

A bordo del Piper Pa28 "Arrow II" (D-EJOE) hanno preso posto i soci Marco Rossi ed Andrea Colombo accompagnati dalla Sig.ra Maria Luisa Bertoglio dell’ARCAL RAI.

L’ASA 2000 ringrazia per la piacevole serata e per il gradito "omaggio".

Nella foto, dopo il volo premio, da sinistra a destra: Marco Rossi (ASA 2000), Maria, Luisa Bertoglio (ARCAL RAI), Andrea Colombo (ASA 2000) ed il pilota Vittorio Valesio ripresi di fronte al Piper Pa28"Arrow II’’ (D-EJOE) sul piazzale dell’Aero Club di Torino il 15 maggio.

 

 

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Ferroglia e Musci, profili d'artisti

La Galleria ArteRegina (C.Regina Margherita 191, Torino) chiude la stagione di primavera 2005 con la bellissima mostra "Profili d’artista"; tre sono gli autori che Francesco de Bartolomeis presenta singolarmente nell’elegante catalogo completamente a colori.

Due di questi autori sono nostri vecchi amici sin dagli anni settanta quando li avevamo presentati, unitamente ad altri due artisti; Sofia Laudadio – Avigliana 1965 – l’abbiamo appena conosciuta e apprezzata per la coerenza espressa fra i fogli di grafica e le opere bilanciate fra la pittura e la scultura.

Allievo diScroppo e Soffiantino, Piero Ferroglia esordisce nel 1972 vincendo l’anno successivo il premio Internazionale della Montagna ad Aosta. Autore di dipinti che si traducono in visione e ricerca e luce, trasfigura la montagna giungendo in "Angolo e foglia" – ferrea opera che già abbiamo ammirato al castello di Mango – a ottenere eccezionali risultati poetici.

Anche Domenico Musci si forma con i medesimi maestri di Ferroglia; l’esordio è al Circolo Artisti Mole (1970), dopo di che – uscendo dalla propria casa museo – espone in mostre prestigiose sino alla collettiva dello scorso anno organizzata presso il castello di Malgrà.

Le forme di Musci sono frammentate, giocate sul valore dei colori, dello spazio, della luce.

L’originale rame acetato "Body" dice dell’inventiva di Musci, poetico sempre nel trarre il colore dalla materia.

"Forze inconoscibili dirompono le forme, le sovrappongono, alcune le spingono ai margini come a tentare di guadagnare uno spazio senza limiti e altre le configurano intere sul supporto".

Così scrive l’estensore del catalogo a proposito di Sofia Laudadio, autore di opere dominate dalla presenza del cerchio, forma che s’impone, si frantuma, si disegna in una ricerca infinita.

Giuseppe Ferrucci, coraggioso e propositivo art director diArteRegina, può considerarsi ben soddisfatto del susseguirsi di mostre datate 2005, tutte di qualità, ben scelte nell’intendimento di fare cultura.

Gian Giorgio Massara

 

 

 

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Dalla Compagnia "GalloGrosso"

Bene, la nuova primavera dell’amato "Gallo Grosso" è sbocciata.

L’ultima Commedia "Monsù Giget" non poteva cominciare meglio, a partire dal suo fortunato debutto in quel di Ceretta di San Maurizio, continuando per i due pienoni di Caselle (compatibilmente con la capienza del caro teatro Parrocchiale), al punto che parecchi amici hanno dovuto rinunciare ad assistervi per la sopravvenuta carenza di posti.

È stato un vero dispiacere, ma siamo sicuri che potranno vederci quanto prima, infatti a partire dal 18 Giugno prossimo cominceremo la nostra tournée annuale, che per adesso ha una quindicina di prenotazioni, la prima delle quali a Balangero il 18 Giugno, poi sarà la volta di Strambinello, poi torneremo Caselle ( ma stavolta all’aperto in piazza) ed ancora Exilles, Viù, Ciriè, Ala, e S. Maurizio…

Con certe novità.

Infatti con questa Commedia volevamo effettuare fin dal debutto un radicale cambiamento, orientandoci verso un nuovo modo più completo di fare Teatro, aggiungendo musiche e coreografie alla consueta recitazione.

Purtroppo le cose quando si fanno a titolo amatoriale, come nel nostro caso, bisogna sempre tenere in conto le improvvise defezioni, i ritardi, gli imprevisti.

Ebbene, proprio a causa di questi inconvenienti non abbiamo potuto finalizzare l’intento cercato e fortemente voluto fin dall’inizio nelle prime tre rappresentazioni di Ceretta e Caselle, ma finalmente abbiamo recuperato il ritardo, ed a Balangero la Commedia verrà presentata in tutta la sua completezza.

Tutto più che bene, sennonché ci troviamo comunque di fronte ad una realtà molto evidente: il teatro dialettale in lingua Piemontese purtroppo è sempre più carente di "sangue nuovo", infatti le nuove leve non si avvicinano così facilmente al teatro dialettale, almeno per quello che ci è dato da vedere nel nostro Gruppo ed in quelli che conosciamo un po’ più da vicino, con i quali ci scambiamo regolarmente impressioni ed opinioni, e questa è apparsa purtroppo come una comune realtà.

Dunque approfittiamo di questo spazio per lanciare un pubblico appello: ragazzi fatevi avanti, abbiamo bisogno di voi, il Teatro ha necessità di nuova linfa!

Noi del "Gallo Grosso" siamo una famiglia molto aperta si può andare e tornare come si vuole, l’impegno a fare il "Guitto" è tanto e lo stipendio poi è uguale per tutti (zero).

Ma... il piacere di stare sul palcoscenico, il vedere la gente che si diverte con noi (già, perché divertirsi a recitare è la regola numero uno, almeno per tutti noi del Gallo), il poter fare qualche volta qualcosa di concreto per chi è meno fortunato, beh lasciatemelo dire, non ha prezzo.

Dunque sotto a chi tocca!

Riccardo Taraglio

 

 

 

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Scuola di cucina "Piccoli cuochi"

Sono al terzo anno delle scuola di cucina "Piccoli cuochi di Caselle" e vi devo confessare che se ne vedono di belle!… da piatti che volano, posate che cadono, grembiuli stropicciati e ricoperti di macchie multicolori, a tavoli pieni di farina, zucchero e uova, nell’ attesa di essere impastati.

Molto spesso il baccano di noi "Piccoli Cuochi" viene subito placato dalle urla di una donnina minuta, ma piena di energia e con grande grinta: la nostra insegnante Raffaela di Carlo. Da quel momento tutti all’opera per dar sfogo alla nostra passione in comune (la cucina) e per la preparazione dei nostri prodotti.

È arrivato il giorno tanto atteso da tutti noi: "La Sagra enogastronomia" dove ci siamo sbizzarriti con ben 14 kg di farina e con l’aggiunta di pezzetti di Salame di Turgia per fare la nostra nuova invenzione "Subric Di Pan con Salame di Turgia".

Mentre per i nostri Pastis ed Caseli, aprite bene le orecchie!, sono stati usati ben 12 kg di farina!

L’alternarsi dei Piccoli Cuochi ai tavoli davano la possibilità di assaggiare le nostre creazioni, e di poter acquistare i nostri prodotti, marmellate, biscotti, tartufetti al cioccolato, crostate, pastiere e liquore al cioccolato, e di osservare anche la preparazione molto buffa dei vari tipi di paste.

Durante la giornata è stato molto bello vedere la gente che si abbuffava davanti al tavolo degli assaggi, ma sono stati altrettanto belli i complimenti che abbiamo ricevuto dalle persone.

Per me, la scuola di cucina è veramente importante perché sto ricevendo con il passare del tempo degli ottimi insegnamenti per il mio futuro.

Inoltre vorrei fare un ringraziamento particolare all’insegnante che riesce a trasmettermi le sue stesse emozioni per la cucina.

Per la ricetta di questo mese abbiamo scelto:

Tagliatelle con rucola
e funghi porcini

Ingredienti per la pasta:

- 300 g di farina

-50 gr di semola di grano duro

-1 mazzetto di rucola

-1 presa di sale.

Per il condimento:

-200 g di funghi porcini

-1 spicchio d’aglio

-1 mazzetto di prezzemolo

-70 g di olio exstravergine

-30 g di parmigiano-sale.

Procedimento

Frullate la rucola a crudo e preparate le tagliatelle. Pulite i porcini e affettateli in una padella con l’olio unite l’aglio tritato e il sale. Fateli soffriggere per 7-8 minuti, intanto lessate le tagliatelle amalgamatele con i funghi, parmigiano e prezzemolo precedentemente tritato. Se risultassero troppo asciutte unite qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta.

Martina Colla

 

Il "Risto C'entro"

Ci sono delle trasformazioni importanti che avvengono senza troppi clamori, che badano, nella loro impostazione, più alla sostanza che non alla pubblicità, senza battere la gran cassa. Così è stato nella creazione dell’innovativo "C’entro sport e momenti" di via alle Fabbriche 125, fiore all’occhiello del nostro territorio per C’entro Sport, C’entro forma e benessere e C’entro ristoro di cui intendo occuparmi in modo specifico.

È curioso osservare mentre si registra l’aspetto normale della vita la somma di circostanze diverse che confluiscono ad un destino comune come quelle dei gestori del Risto C’entro diventati soci in attività dopo aver avuto il coraggio di dare una svolta coraggiosa alla propria vita, al proprio lavoro, scommettendo su se stessi con la sicurezza delle proprie capacità, volontà e passione.

Così sono confluiti assieme i fratelli Dario e Mauro Vaira e Paolo Moret iniziatori nel maggio 2002 mentre un discorso a parte è il più recente aggregamento del pizzaiolo Raffaele Fumo.

Per i fratelli Vaira si può dire che sono nati e cresciuti nella latteria-bar di viale Martiri di Borgaro gestita per 34 anni, prima dalla mamma e in seguito trasformata con successo da loro stessi, mentra Paolo Moret, dopo una prima esperienza commerciale come rappresentante, si è sottoposto ad un tirocinio di due anni come gestore di un circolo privato con tennis e piscina a Rivarossa.

La confluenza delle loro esperienze è cementata dall’obiettivo comune di creare un ambiente che sia un punto d’incontro tra amici, un ambiente naturale di relax, con fiducia reciproca.

Il loro istinto comunicativo conta sul passaparola degli stessi frequentatori, a questo è dovuta la mancanza di pubblicità commerciale, fidando in quella più salda e duratura ispirata dalla loro affabilità. Ne è conferma l’affluenza e il ritornare di clientela anche esterna al C’entro, gruppi di giovani e meno giovani, di famigliole, e sempre più frequentemente festeggiamenti di anniversari e cerimonie.

Il primo impatto con l’ambiente è del capannone industriale con il pavimento in cemento e in alto la sistemazione a vista dei grandi tubi metallici necessari al trattamento dell’aria, estrazione, immissione, climatizzazione, impressione subito distolta e ammorbidita gioiosamente dalla vivacità dei colori degli arredi, la mobilità della sistemazione, l’assenza di chiusure con gli spazi accessibili a tutti, lo stesso bancone bar, punto nevralgico dei passaggi appare come la tolda di una nave sospesa leggera nel mare di cemento, tutt’intorno i tavolini fluttuanti adattabili alle necessità dei frequentatori, modulati dalla presenza di transenne-fioriera e pareti mobili. Tutto l’ambiente è proiettato visivamente verso l’esterno con luminose vetrate affacciate ai dehor e agli spazi per bambini. La capienza è prevista per 180 persone in totale con spazio disponibile a grandi ritrovi e la possibilità di ballare.

La brigata di cucina, con opportuni gregari, punta sul binomio principale di esperienza e volontà, l’esperienza di un cuoco collaudato e la voglia di imparare di un giovane rampante.

È innovativa e subito accolta con successo l’impostazione della cucina di pesce in tre giorni della settimana, il giovedì, venerdì e sabato dove fa da padrone non la presenza di piatti elaborati o mascherati da salse, ma la freschezza del pesce tradotto in fritture leggere, in ricche grigliate, in antipasti di moscardini in umido o polipo tiepido con patate, in primi con frutti di mare, con vongole, con cozze, con cicale, risotti con gamberi e zafferano, mentre non mancheranno i piatti della tradizione come gli agnolotti impreziositi dall’olio nero o i gnocchi con salciccia, i piccantini tagliolini all’arrabbiata, le grigliate miste di carne con vitello, pollo, maiale, salciccia, o delicati filetti. Il dolce finale è sovrastato dalla massiccia richiesta di "tiramisù" da non associare per forza alla necessità dei tempi attuali.

Infine carta vincente è stata l’aggregazione del pizzaiolo Raffaele definito di "serie A" per la sua grande esperienza nel mondo della pizza dove riesce ad esprimere novità con il suo spettacolare forno a legna a vista come anche il resto della preparazione che vede nel supercollaudato campo pizzaiolo esaltazione con salciccia e riarelli, la "marechiaro" con pomodorini, mozzarella di bufala, formaggio grattugiato, basilico o la "Sissi" con mozzarella, speck, provola affumicata, la pizza del C’entro con bufala, rucola, parmigiano, verdura, salciccia, friarelli e salamino piccante insieme all’imbarazzo nella scelta di focacce.

Una squadra compatta che si avvale di un servizio giovanile che fa di tutto per mettere a proprio agio gli ospiti-amici.

Domenico Musci

 

 

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50° anniversario del primo volo dell’F-86K a Caselle

50 anni or sono, ed esattamente il 23 maggio 1955, il primo F-86K allestito a Torino-Caselle dalla FIAT Aviazione su licenza della North American Aviation effettuò il suo primo volo con ai comandi il Col. Arthur De Bolt, pilota dell’USAF e rappresentante ufficiale della North American in Italia.

Dopo i primi voli di collaudo toccò poi ai collaudatori della FIAT a pilotare il "K" ed il primo fu il Com.te Simone Marsan, un veterano della Seconda Guerra Mondiale, allora Capo Collaudatore della ditta torinese, al quale fecero seguito gli altri due piloti della FIAT, Vittorio Sanseverino e Riccardo Bignamini.

Toccò invece al Capitano Pilota Umberto Bernardini, altro giovane veterano di guerra, ad essere il primo pilota, in veste ufficiale per conto dell’A.M.I., a collaudare il nuovo aereo.

Il velivolo, inizialmente codificato con la Matricola Militare all’italiana "6185", prese in seguito il codice americano "53-8273".

Conclusi i voli di collaudo, e quello della formale accettazione da parte dell’A.M.I., il 27 luglio 1955, presso gli stabilimenti della FIAT Aviazione di Caselle-Nord, si tenne una festosa cerimonia per la consegna ufficiale dei primo F-86K all’Italia.

Madrina della cerimonia fu l’allora Ambasciatrice d’America in Italia, Signora Clara Luce alla presenza delle maggiori autorità della nostra aeronautica tra cui lo stesso Capo di Stato Maggiore dell’A.M.I., Generale S.A. Ferdinando Raffaelli, insieme ad alti ufficiali, tecnici e maestranze della ditta costruttrice.

Per l’occasione vennero schierati ben sette F-86K disposti a spina di pesce, tre rivolti a destra e tre a sinistra, mentre in mezzo uno solo con il muso rivolto verso il palco gremito dagli invitati convenuti a Caselle.

I primi due F-86K vennero consegnati all’A.M.I. sulla base di Istrana il 2 novembre 1955, portati in volo da Caselle dai Capitani Piloti Fulvio Ristori e Aldo Scerna e presi in carico dal 6° Gruppo COT (Caccia Ogni Tempo) del l° Stormo.

Due giorni dopo giunse un terzo velivolo, matricola M.M.6194, che il 20 dicembre fu versato all’U.S.T. (Ufficio Sorveglianza Tecnica) di Torino-Caselle, allora sotto la responsabilità del Cap. GAri Vincenzo Nascia.

Le origini del velivolo

L’aviazione militare statunitense, l’USAF, compì negli anni ‘50 un passo analogo a quello che venti anni più tardi avrebbe portato allo sviluppo dello F-15 "Eagle": promuovere lo sviluppo di un caccia ogni-tempo monoposto.

Gli aviogetti di prima generazione "ogni tempo" americani erano allora tutti biposto quindi assai penalizzati nel peso, ingombro, complessità e relativo costo, ma ormai i tempi erano maturi per la produzione di un aviogetto monoposto, adatto al combattimento notturno ed in condizione di scarsa visibilità.

Allo scopo il velivolo più adatto per essere modificato in questo senso, evitando costi per la realizzazione di un progetto interamente nuovo, era il North American F-86 "Sabre".

Nonostante ciò, il velivolo che ne derivò era in effetti una macchina del tutto nuova di cui del vecchio modello rimaneva inalterata solo l’ala.

Infatti tutta la fusoliera dovette essere ridisegnata, i piani di coda ingranditi ed il radar sistemato in un "radome" prodiero conferendo al velivolo un aspetto singolare come se avesse un grosso naso sul muso e per questa particolarità venne subito battezzato "Sabre Dog".

Nacque così l’F-86D ed effettuò il volo di collaudo il 22 dicembre 1949.

A quel tempo anche l’Italia, che voleva dotarsi di un intercettore notturno, valutò su iniziativa della FIAT di produrre su licenza il De Havilland Venom, logico successore del "Vampire" a quei tempi già prodotto in Italia sia dalla FIAT che dalla Macchi.

Purtroppo il velivolo si dimostrò ormai obsoleto e così le proposte americane per un aereo decisamente più avanzato furono subito accettate dalla FIAT, che con il consenso del Governo Italiano, il 16 maggio 1953, firmò il documento della licenza per la produzione degli F-86.

Nel frattempo la North American aveva già iniziato a trasformare due F-86D in F-86K ed il primo prototipo, YF-86K, iniziò i voli il 15 luglio 1954.

Il "K" era la versione "export" dell’ intercettore "ogni-tempo" dell’F-86D prodotto per l’USAF.

L’Italia, una delle nazioni europee nell’ambito NATO, ottenne così la licenza di produzione del velivolo per l’Europa, che permise di riqualificare l’industria aeronautica nazionale, dotando l’A.M.I. di velivoli all’avanguardia.

Questo duplice traguardo fece del "Kappone", come venne simpaticamente battezzato dai piloti italiani, una pietra miliare dello sviluppo industriale del nostro paese che negli anni successivi ispirò la realizzazione del G-91 da parte dell’Ing. Giuseppe Gabrielli.

Il contratto per montare i primi 50 aerei in Italia, con componenti di fabbricazione North American venne stipulato solo due giorni dopo la firma della licenza di produzione.

Il costo dei componenti, completamente a carico del governo USA (come pure i contratti successivi e la stessa licenza di produzione) permise all’Italia di costruire i velivoli a costi minimi.

Questa operazione fu possibile grazie al MDAP (MutuaI Defense Assistance Program) che per le commesse "off shore" di materiali americani a nazioni europee in ambito NATO, garantiva la fornitura in forma gratuita ai Paesi che per vari motivi non erano in grado di sostenere simili spese.

In base all’accordo la FIAT produsse 221 aerei (i primi 50 solo assemblati e gli altri su costruzione propria) e destinati all’aviazione italiana (63 aerei), a quella tedesca (88) e francese (60).

A questi si aggiunsero in seguito altri 6 aerei per l’Olanda e 4 per la Norvegia.

L’impiego in Italia si è protrasse ben oltre il previsto e così l’A.M.I., in attesa dei nuovi F-104, ottenne dalla Francia 22 F-86K e dall’Olanda altri 8 portando così il totale impiegato dalla nostra aeronautica a 93 esemplari.

La carriera quasi ventennale del "K" si concluse il 27 luglio 1973, sulla Base di Rimini con il velivolo M.M. 53-8291 (che fu anche il primo a montare i travetti portamissili), facente parte del 50° Stormo le cui insegne sono la "Diana cacciatrice" con ai comandi il Cap. Pinna.

Dal 2 novembre 1955 al 27 settembre 1973, gli F-86K italiani effettuarono 162.396,15 ore di volo e oggigiorno alcuni di questi esemplari sono ben conservati su alcune basi o musei italiani.

 

News dall’aeroporto

Da sabato 4 giugno la Air One, che è la principale compagnia aerea privata italiana, ha iniziato il nuovo collegamento tra Torino e Trapani.

Inizialmente il volo si svolge solo il sabato e la domenica per poi passare ad essere giornaliero a partire dal 25 luglio sino al 25 settembre, salvo proroghe se la risposta dell’utenza sarà soddisfacente.

I voli sono offerti alla tariffa promozionale di sola andata a partire da 29 euro, escluse le tasse.

Come dichiara il Direttore Divisione Passeggeri di Air One, Giorgio De Roni, "il volo Torino-Trapani rappresenta inoltre una nuova opportunità per godere appieno del periodo estivo".

Da fine maggio invece, la Air Dolomiti (Gruppo Lufthansa), ha iniziato ad operare da Caselle, sulla rotta per Monaco, con i quadrigetti BAE 146-300, appena noleggiati dalla compagnia per sostituire i Bombardier (Canadair) CRJ200LR.

La compagnia inizialmente disporrà di cinque BAE 146-300 ed è la prima volta che la Air Dolomiti opera con questo tipo di velivolo mentre in passato aveva già usato, anche da Caselle, i bireattori Fokker 100.

Infine la Meridiana dal l0 giugno collega per il periodo estivo il nostro aeroporto con Olbia con un volo giornaliero fino al 18 settembre.

Il velivolo impiegato è un Boeing MD-82 da 165 posti ed il costo del biglietto parte da un minimo di 57 euro più tasse.

 

1° volo dell’Air Italy

Domenica 29 maggio la nuova compagnia aerea charter italiana Air Italy ha effettuato il suo il suo primo volo commerciale collegando Caselle con Budapest.

Il volo è stato effettuato in partnership con il tour operator Francorosso, utilizzando il bireattore Boeing 757-230 matricola I-AIGA.

L’aereo in precedenza è appartenuto alla compagnia tedesca Condor Flugdienst (Gruppo Lufthansa/Thomas Cook) ed alla ex Dutchbird olandese.

L’Air Italy ha la sua base operativa a Milano-Malpensa e conta di servire sia le rotte europee sia quelle internazionali.

L’Amministratore Delegato della compagnia è il Com.te Giuseppe Gentile assai noto nel settore dell’aviazione civile ed ex socio fondatore della Air Europe.

 

 

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Un maggio avaro d'acqua

Il mese di maggio, il più piovoso della nostra serie, questo del 2005 è stato molto scarso, 34 mm totali. Anche a Balme, solo 60 mm. Di Balme dobbiamo correggere la neve di aprile: 70 cm totali, anziché 58, come pubblicato nel mese scorso. Il maggio del 1982 27 mm, del 1989 25 mm, del 1997 28 mm. Con questo del 2005 sono i più scarsi della nostra serie. Media dal 1980 143,5.

All’inizio del mese, come già per gli ultimi giorni di aprile, in campagna vi è un gran movimento di trattori per le semine del mais. Il tempo non è stabile. Sovente nell’arco della giornata arriva qualche goccia, come il 4 che nel pomeriggio almeno 5 volte è caduta un po’ di pioggia ed un rovescio serale. Totale un millimetro di acqua. Il 6 le montagne si vedono: purtroppo sempre meno bianche e per le notti "calde" aumenta l’acqua nella Stura. Lo stesso giorno il sole gioca a rimpiattino con molte nubi fino a quando non arriva il Phön e spazza via tutto. Il 7 e 8 non una nube. Passa più volte il turbine. Sempre ventilato. Il clima secco invoglia a tagliare il fieno, ma già il 10 non si vede il sole. L’aria è fresca e secca: soffia da Nord-Est.

La pioviggine del mattino del 14 bagna poco il terreno seminato a mais e reso secco dal vento dei giorni dal 5 al 9.

Sotto i pioppi è tutto bianco, come la neve. Viene giù il polline. Nella notte tra il 17 e il 18 cadono 21 mm di pioggia, desiderata.

Questa pioggia ha aiutato anche le rondini, molte quest’anno, che costruiscono o restaurano il nido. Hanno il fango proprio vicino, a portata di becco. Nel breve volgere di una giornata hanno progettato, avuto l’autorizzazione e costruito il nido.

Il 19 ritorna il sole e ricomincia la fienagione. A sera, limpida, dall’erba si alzano numerose lucciole, e le rane gracidano in qualche punto dove ristagna un poco d’acqua. Un tempo lontano, non era difficile vedere un fascio di luce forte. Era qualcuno che, armato di lampada ad acetilene (le torce elettriche potenti erano ancora a venire) ed una rudimentale fiocina, cercava di catturare le rane per una frittura.

Il 21 sera quante rotoballe di fieno in campagna! Dal 24 la temperatura massima si alza notevolmente. L’alta pressione frena il movimento dell’aria. Il cielo limpido non ripara i raggi solari. Dal 25 al 31 una settimana estiva sopra i 30° con la massima di 35 il giorno 28.

Abbiamo consultato i nostri taccuini e ci ricordavamo una giornata record di maggio: il 29 maggio 2001 35° che risulterà il giorno più caldo dell’anno. Il giugno seguente la massima 32° con una temperatura media del mese di 20,42°.

Luigi Chiabotto

 

P... come piccho

Sono due le specie presenti qui da noi: il Picchio Verde quello più grosso e più comune anche perché vive più in basso, e uno più piccolo rosso che vive più in alto sulle piante.

Animali stanziali, sono qui tutto l’anno, si nutrono di formiche a terra oppure cercando le "camole" nelle piante. Appoggiati in verticale al tronco di una pianta, in inverno, quando i rumori si sentono da lontano, si sente distintamente "tambureggiare" il tronco e, trovata la preda, allungare una lingua lunga oltre 10 cm, molto appuntita che va ad infilzare la camola.

Il volo del picchio è inconfondibile per l’ondeggiamento. Con poche battute d’ali vola veloce. Magari se spaventato non è difficile arrivargli vicino, mentre è al lavoro dall’altra parte del tronco, vola via con una gran "risata" non si sa se di protesta o di sberleffo. Animale abbastanza raro.

Elleci

 

I 50 anni d'attività dei Mussa

Era il gennaio 1955 ieri l’altro, quando Armando Mussa e la moglie Luigina Tenivella con la primogenita Margherita di 10 mesi, approdarono a Caselle, da Druento, in via Bianco di Barbania a gestire il secondo mulino di Caselle. L’altro era in via Cravero, di fronte alla Chiesa di Santa Maria.

Così inizia l’attività della ditta Mussa. Dapprima con il solo mulino: servire i clienti con un piccolo camioncino. Il materiale si trasportava in sacchi di iuta ed il consumo degli sfarinati negli allevamenti era molto ridotto: un poco di beverone caldo e basta.

Poi un piccolo negozietto per la vendita al minuto di qualche semente da orto, qualche disinfettante del terreno e delle piante.

Nel 1978, con la morte, a soli 53 anni, di Armando, l’azienda prende il nome di Eredi Mussa s.n.c. e poi s.a.s.

A portare avanti l’attività è la moglie Luigina ed i figli Margherita e Mario, cresciuti nel mulino.

Il matrimonio di Mario con Margherita Vaschetto della Bollettina, nel 1985, e la nascita della figlia Tiziana, ha permesso di spostare là una parte di attività, quella con i mezzi meccanici per il carico e lo scarico delle merci.

La costruzione di due capienti capannoni, l’ufficio ed i servizi per i dipendenti, l’utilizzo delle vecchie tettoie agricole hanno permesso di spostare lì tutta l’attività ed anche l’abitazione.

Chiuso il negozio in strada Aeroporto, ora l’attività si svolge per la fornitura all’ingrosso; aziende agricole ed altri commercianti.

Con due collaboratori tuttofare, il camioncino è cresciuto: è diventato un triasse ed i sacchi di iuta sono solo più un ricordo.

Per i cinquant’anni di attività, l’azienda Eredi Mussa, in collaborazione con ASPOV Sementi SPA, BAYER CROPSCIENCE e TIMAC Fertilizzanti SPECIALI il 2 giugno ha invitato tutti i suoi clienti ed i parenti per una giornata di festa insieme.

La visita ai campi, grossi parcelloni di 11 varietà di grano tenero e una di grano duro, ha permesso anche di fare il punto su un nuovo insetto che colpisce la granella di grano: la cimice. Arrivata da poco da noi, lo scorso anno, nei campi colpiti ha deprezzato il prodotto fino a renderlo non utilizzabile per la panificazione. Rovina il glutine.

Poi una grandiosa e festosa, per dirla come i Salesiani, Agape Fraterna, sotto un capannone con una leggera e piacevole ventilazione, ha chiuso la giornata. Durante l’incontro il Sindaco Giuseppe Marsaglia e l’assessore all’agricoltura Paolo Odetti, ottimi clienti, hanno consegnato a Mario Mussa una targa di riconoscimento per l’attività svolta: 50 anni al servizio dell’agricoltura.

Nel chiudere queste poche note non si può non ricordare chi in questi anni ha avuto una grossa parte un questa attività: il già ricordato Armando, i fratelli Nino ed Enrico Vaschetto che con la moglie Caterina Cargnino, genitori di Margherita, hanno condotto la Bollettina.

Per loro, di cuore, un Eterno riposo...

Luigi

 

MAGGIO 2005

- Temperatura minima 4° il giorno 11

- Temperatura minima più alta 15,5° i giorni 27-29 e 30

- Temperatura minima media del mese 9,8°

- Temperatura massima 35° il giorno 28

- Temperatura massima più bassa 17,5° i giorni 10 e 16

- Temperatura massima media del mese 25,6°

- Giorni con 25 o più gradi: 19

- Temperatura media del mese 17,7°

- Giorni con pioggia 6

- Giorno più piovoso: il 17 con 21 mm

- Totale pioggia nel mese 34 mm

-Giorni senza sole 1

Piovosità media di questo mese dal 1980: 143,5 mm

 

MAGGIO 2004

- Temperatura minima media del mese 8,94°

- Temperatura massima media del mese 22,08°

- Temperatura media del mese 15,51°

- Giorni con pioggia: 11

- Totale pioggia nel mese: 176 mm

- Giorni senza sole 2

 

 

 

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Ringraziamento del Baulino alla ditta Peirone

Martedì 31 maggio il direttivo del"Baulino" ha voluto ringraziare, con una piccola cerimonia, la ditta Peirone (lavandai di Mappano) per l’impegno e la collaborazione che essa dà, al presidio per anziani, da parecchi anni.

Il Presidente dell’ente, Giovanni Verderone, ha consegnato a Piero Peirone una pergamena a ricordo della cerimonia. Nell’atrio della casa di riposo è stata murata anche una lapide a ricordo dei benefattori.

Nella foto si vede appunto il momento della consegna della pergamena sotto la lapide che elenca i benefattori. Da sinistra a destra si vedono: il Sindaco diCaselle Giuseppe Marsaglia, il consigliere Ugo Carletto, il Vice Presidente LucianoDematteis, il Presidente GiovanniVerderone, Piero Peirone, il figlio Alberto e la signora Albertina Peirone.

Alla cerimonia erano inoltre presenti altre persone tra cui la dottoressa Maria Elisa Save segretaria dell’ente.

E.P.

 

 

 

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Non solo quattro stelline

Egr. Direttore,
pur essendo un fautore dell’utilizzo della tecnologia, mi sono da sempre mostrato reticente verso quelle novità tanto di moda quanto poco utili, soprattutto quando i maggiori sforzi del cosiddetto progresso sembrano da anni focalizzati sull’aggiunta di funzioni e accessori ai telefonini.

Abbiamo cambiato i cellulari per aggiungere il display a colori, li abbiamo nuovamente sostituiti per sollazzarci con i giochini scaricabili da internet e con le suonerie polifoniche. Poi sono venuti i telefonini che scattano fotografie, un magistrale esempio di come sia il marketing a creare un bisogno e non viceversa: prima che li inventassero non sapevamo di sentire la pressante necessità di averne uno tra le mani.

Poi sono venuti i videofonini e abbiamo raggiunto l’apice: possiamo guardarci mentre chiamiamo, fotografare, fare filmini e trasmetterli in un attimo a questo o quell’amico. Un nuovo bisogno (inutile) che abbiamo inaspettatamente scoperto di avere.

Queste mie convinzioni si sono tuttavia incrinate un paio di giorni fa. Ho preso un pullman per andare a Torino e mi sono seduto vicino a una ragazza. Dopo un paio di minuti la vedo armeggiare con le mani dentro lo zainetto, da cui estrae un videofonino. "Eccone un’altra" ho pensato. E invece mi sbagliavo.

Compone il numero e appena ricevuta risposta comincia a esprimersi nel linguaggio dei segni rivolta al display. Sì, sono rimasto di stucco. Non era la solita emula della solita velina delle solita pubblicità dei cellulari, una che ha tutto il mondo intorno a sé o che va in giro con quattro stelline, quattro gattini, ecc. Era una persona che fa della tecnologia un uso intelligente e che dimostra che il progresso, a volte, serve effettivamente a qualcosa, magari quando diminuisce la distanza tra i portatori di handicap e quelli che si definiscono normali.

Devo ammetterlo, Direttore, mi sono un po’ vergognato di me stesso, quasi senza capirne il motivo. Ho aspettato che terminasse la conversazione e che riponesse il videofonino. Le ho rivolto un sorriso stentato, ma non è servito a farmi sentire meglio.

E la situazione non è migliorata quando, una volta sceso a Torino, ho visto due ragazzi videochiamarsi stando a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. Ho cercato con gli occhi la ragazza dell’autobus, ma mi sono accorto di averla già persa di vista. E mi sono accorto di quanto sia vero quello che sostiene un sito internet molto famoso per le sue prese in giro: quattro gattini, quattro stelline… quattro neuroni.

Andrea Borla

 

Un saluto da "Gegè"

Egregio Direttore di "Cose Nostre".

Anzi, considerando il fatto che ci conosciamo fin dai pantaloni corti, "caro Elis", voglio prima di tutto complimentarmi con te, per il taglio innovativo imposto al giornale, senza togliere alcun merito ai predecessori, ma come si suol dire: bisogna guardare avanti!

E qui mi collego al tuo suggerimento, "E provare con Govi?!" Questi sono consigli che già mi sono giunti da più parti, anche dagli stessi componenti della mia compagnia, oltre che dal pubblico che ci onora presenziando alle nostre rappresentazioni.

Govi certamente non è sconosciuto alla Nuova Filodrammatica Casellese (la N.F.C.), tutt’altro!, come non lo sono Eduardo De Filippo e Cesco Baseggio, nomi questi che non hanno bisogno di alcuna introduzione e le cui compagnie erano formate da 12-13 attori (mediamente), mentre invece noi (la N.F.C.), attualmente siamo in 11, e i problemi sorgerebbero nel reperire i soggetti mancanti nonché adatti ad interpretare i personaggi previsti da quei copioni.

Vedi amico mio, a volte è meglio stare con i piedi per terra e scegliere copioni i quali prevedano lo stesso numero di partecipanti e componenti, piuttosto che fare acquisti per una commedia e poi liquidarli alla successiva (se non già alla seconda recita). Certamente non è facile trovare gli interpreti, anche perché lo si fa per hobby, grazie al pubblico che comunque si dimostra comprensivo, anche quando a volte non tutti recitano in dialetto, ma proprio per questo, la N.F.C. cerca di dare il meglio. Con l’occasione voglio ringraziare i miei, attori e addetti vari (luci, scene e impianto voci), per tutto quel che mi perdonano; so di essere pignolo e incontentabile, e anche come qualcono/a dice "blagòr", ma cerco di ottenere il meglio. Sempre!

Noi, (la N.F.C.) a conferma di quanto sopra, siamo fermi da alcuni mesi per l’avvicendamento di un componente, e la prima uscita è prevista per inizio autunno: titolo "Le disavventure del dottor Bértot", una piece di Alberto Rossini scritta nel ’70 e riadattata da noi ai nostri giorni.

Non escludo però che la prossima sia una commedia del grande Gilberto Govi.

Un saluto e un abbraccio, buon lavoro Elis!

Livio "Gegé" Bonicatto

 

 

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Abbiam fatto giardinaggio!

Abbiam fatto giardinaggio. Che partenza, che bel viaggio!

Si lavora col rastrello,

si prepara, sul più bello,

per il seme un posticino

da curare ogni mattino.

Si depone nella terra,

si trapianta nella serra.

Poi le piante van bagnate,

tutte quante le giornate.

Ma non devi esagerare,

se no l’acqua sembra un mare.

Se la pianta la si cura

si prosegue l’avventura.

Piano piano, verso il cielo,

sale verde un bello stelo;

poi s’ allarga anche una foglia

che di crescere ha gran voglia.

Poco dopo sboccia un fiore.

Va trattato con il cuore

e se il fiore seccherà

il padrone intristirà.

Tutti insieme abbiamo riso

lavorando, per inciso,

con pazienza e precisione,

per mostrare alle persone

che la cura delle piante

di allegrezze ne dà tante.

Manca poco, siamo a maggio,

è finito il nostro viaggio.

L’esperienza abbiam gradito

e il giardino è rifiorito.

A cura della III B

 

Notizie dal "Pianeta verde"

Dopo vari interventi in classe da parte dell’associazione "Vivere il Verde" a scuola è stato organizzato un incontro con esperti, fra cui l’erborista,il "Dottore in erbe" Liviano Cardone e le nostre classi terze (A-B-C-).

L’argomento principale riguardava le piante.

È stato molto interessante conoscere le varietà di specie che ci sono in natura.

Ci è piaciuto tantissimo il fatto che ogni pianta possa avere proprietà diverse, caratteristiche benefiche cioè che fanno bene alla salute: il biancospino, che abbassa la pressione, il timo che serve per la tosse, o l’achillea come cicatrizzante delle ferite.

Ci sono però anche piante mortali come: funghi velenosi, bacche e piante d’appartamento.

Secondo noi sarebbe bello approfondire questi argomenti, perché possono sempre servire nella vita.

In classe noi abbiamo le piantine di: Astro gigante, Astro, Zinnie, Pomodori, Lavanda, Rosmarino, Salvia, Begonie, che curiamo ogni giorno assieme alla maestra Isabella e come ci hanno suggerito Giuliana, Rosanna, Mariangela e Antonietta, le volontarie dell’associazione "Vivere il Verde".

A cura della III C

 

 

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A.N.A.

Alpini casellesi a Parma

Anche per la 78esima adunata nazionale degli alpini che si è tenuta a Parma, da mercoledì 11 a lunedì 16 maggio il gruppo alpini di Caselle ha partecipato in forze con 9 camper e 2 tende, sistemati nel parco della Cittadella, a 100 metri dalle tribune delle autorità con ben 620 metri di terreno a disposizione, prenotato già a gennaio.

Nei giorni precedenti la domenica, giorno della sfilata, abbiamo visitato ristoranti tipici, prosciuttifici e caseifici in cui i metodi di lavorazione spiegati abilmente dalla guida erano seguiti da squisiti e sostanziosi assaggi.

Un ringraziamento particolare va al carissimo amico, alpino della Julia, Ennio Zilibotti di Cavriago, vicino a Reggio Emilia, che sabato 14 ci ha invitati a pranzo con un menù caratteristico a base di tigelle e gnocchi fritti da mangiare con affettati, formaggi e una serie incredibile di leccornie.

Domenica la sfilata è iniziata alle 8,30 del mattino per terminare alle 18,30

Il direttivo del gruppo si è già attivato per organizzare la spedizione per la prossima adunata che si terrà ad Asiago in provincia di Vicenza nel maggio 2006.

Aldo

 

Circolo Fotografico

Per la prima volta, grazie alla disponibilità dell’ampio salone di via Madre Teresa di Calcutta che risponde pienamente alle esigenze di ospitalità a tutti i partecipanti ed agli accompagnatori, è stato assegnato al nostro Circolo, il compito di organizzare e realizzare tre serate di questa collaudata manifestazione, giunta alla sesta edizione, che raccoglie adesioni da numerosi Circoli della Provincia di Torino. Nel corso della prima serata presso la nostra sede, lunedì 20 Giugno, verrà trattato il tema della "Pubbli…città", inteso, come ben viene evidenziato dal titolo, tutto ciò che rappresenta l’elemento pubblicitario inserito in un ambiente urbano.Viviamo in una società bombardata continuamente da messaggi pubblicitari, che tentano di trasformare le nostre abitudini e che a volte stravolgono l’arredo territoriale imponendosi ed a volte sovrapponendosi con i loro sgargianti tabelloni agli edifici che, anche se a volta di dubbia valenza architettonica, tramandano in ogni caso storia e tradizioni. Un ottimo argomento per dar sfogo liberamente alla creatività ed alle doti di osservazione fondamentali per chi con la fotografia ha come obiettivo quello di documentare le trasformazioni continue della nostra società, e sicuramente sarà anche un perfetto trampolino di lancio per la discussione ed il confronto di come ciascun partecipante avrà saputo interpretare secondo la propria sensibilità il tema proposto. La seconda serata, lunedì 24 ottobre, con il tema "2006…quasi olimpiadi" rappresenterà, probabilmente, le profonde e sostanziali trasformazioni urbanistiche e culturali che sono in atto nella nostra Provincia per accogliere degnamente questo importantissimo evento sportivo. Non tutte le iniziative messe in atto risulteranno però al termine dei Giochi Olimpici utili e funzionali per rappresentare al meglio un territorio che si vuole inserire autorevolmente in una dinamicità necessaria ad una dignitosa sopravvivenza economica e culturale. Proprio questo sarà il compito prefissato per questo tema, mettere cioè in evidenza il meglio ed il peggio di queste trasformazioni, di questo cantiere urbanistico, palestra per affermati architetti ed ambiziosi avventurieri cementificatori, e di questo crogiuolo di iniziative artistiche e culturali che dovrebbero avere il compito di estirpare agli occhi del mondo la nostra propensione di immobilismo provinciale. Chiuderemo i nostri appuntamenti, dopo che si saranno esauriti anche gli altri incontri a Pianezza, con la serata di premiazione e visione delle migliori immagini lunedì 14 novembre.

Per tutti coloro che avranno il desiderio di partecipare a queste serate di discussione e di confronto fotografico anche soltanto come spettatori, ricordiamo che l’ingresso è sempre libero.

Un’altra interessante novità per i nostri affezionati spettatori sarà la serata di proiezioni, inserita nelle manifestazioni estive organizzate dal Comune di Caselle, mercoledì 13/07 nel cortile di Palazzo Mosca, di cui diamo il dettaglio nel programma delle attività.

L’immagine di corollario è stata realizzata da Giovanni Coizza in occasione della mostra" I colori della natura" che continuerà ad essere visibile presso la sede del Circolo fino alla fine di giugno.

Dino De Vecchi

Programma

delle attività

Lunedì 13 giugno Sarà nostro ospite il Circolo Fotografico il "FAN" che ci presenterà una proiezione collettiva dei soci dal titolo "Portfolio di natura".

Lunedì 20 giugno 2°serata del "Diapoincontri 2005" dal tema "Pubbli...città" ore 20,30 presso la nostra sede.

Lunedì 27 giugno Gradito ritorno di Giorgio Rossi con una proiezione dal titolo "Seguendo il Quetzal".

Mercoledì 13 luglio Serata di proiezioni nel cortile di Palazzo Mosca alle ore 21,30 dei seguenti autori: Sandro Ambrosio con "Favignana-appunti di una vacanza" – Giovanni Coizza con "Da Jerba a Douez" – Silvia Sales con "Alla scoperta delle città polacche: eredità di storia e cultura" – Daniele Borgoni con "Cantieri".

 

 

 

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Tennis Club Caselle

Un "quasi" scudetto

L’inizio doveroso è dedicato alla vittoria del Borgaro Sporting Tennis Club nell’edizione 2005 del "Trofeo Silvio Passera". Un vittoria meritata per il team borgarese che iscrive per la prima volta il suo nome nell’Albo d’Oro della manifestazione.

Forte del sempiterno Antonio Tomasetto e del "golden baby" Ale Colella, nazionale under 14, la formazione di Tonino Larivera ha sconfitto noi in semifinale per 5 a1 ( sola vittoria nostra quella di Andrea Alberto contro Adriano Colella) per poi bissare in una finale thrilling contro il C.S. Bosso di Torino, superato solo al doppio di spareggio.

Noi però ci siamo rifatti in altri campi. O quasi.

Era la prima volta che competevamo nella serie C con una squadra femminile e siamo riusciti ad arrivare quasi allo scudetto regionale. Scudetto che c’è sfuggito per un’inezia.

Dopo aver brillantemente superato il girone di qualificazione, nel tabellone ad eliminazione diretta la squadra composta da Paola Cavallo, Cristina Dolce e Valentina Nepote Fus ha estromesso prima la Canottieri Tana di Alessandria, poi il Vittoria di Cambiano, quindi il Tennis Remador di Chieri, prima di andarsi a giocare la finale contro la Canottieri Casale. Una "fatal" Casale.

Poco prima di iniziare la semifinale il polso destro della Fus ha fatto crac ed è andata in campo per onor di firma contro il Remador, ma tanto è bastato perchè Cavallo e Dolce potessero vedersela agevolmente con le altre. Purtroppo il giorno appresso siamo andati a Casale senza Valentina, abbiamo perso per 6-4 al terzo del doppio decisivo contro una squadra che in inverno avevamo già strapazzato e le nostre sono tornate a casa prive di quello scudetto tricolore regionale che doveva essere giustamente nostro. Peccato.

La finale c’è valsa comunque la chance di poter accedere alla fase nazionale, fase che ha visto Paoletta Cavallo, Cri Dolce ed Elena Calegari andare fino a San Benedetto del Tronto e perdere 3 a 0 contro il T.C. Maggioni.

Sarà per la prossima volta e prossima volta ci sarà visto che stiamo già cercando di allestire una squadra degna e ancora più forte per la prossima stagione.

Intanto ci consoliamo con tre dei nostri che sono arrivati in semifinale a Robassomero (3 su 4 e Andrea Alberto in finale!) e la terza edizione dei campionati piemontesi Under 12 che si sono appena conclusi sui nostri campi.

Il tutto in attesa di ospitare dal 25 giugno all’11 luglio p.v. l’ennesimo torneo regionale di quarta categoria, che questa volta avrà pure uno scopo benefico.

È il giusto tributo che dobbiamo ai nostri "quarta" che ben si sono comportati nei campionati a squadre: la nostra D2 maschile non ha perso un colpo (ed ha pure ripresentato dopo quasi un anno un Guido Feroglia guarito: ben tornato Guido!) e le due D3 – maschile e femminile – hanno detto quanto siano valide le nostre alternative.

Se poi uno ci mette anche che un certo Paolo Passera è andato a vincere il torneo di doppio al Green Park in coppia con Giandy Bianchi, allora è davvero festa.

The President ha mostrato come la classe non sia acqua e che, pur centellinando le uscite, riesce sempre a dare il meglio: peccato non esca di più!

Elis Calegari

 

Calcio Uisp

Una Filmar d'argento

Quello che doveva essere un anno di transizione, a causa del riassetto societario, si è sorprendentemente rivelato come la migliore stagione della Filmar dall’anno della sua fondazione. L’inatteso conseguimento della seconda piazza nel campionato di calcio a undici della UISP di Ciriè-Settimo-Chivasso ha sorpreso un po’ tutti gli addetti ai lavori, compresi i componenti della compagine casellese, che ad inizio stagione non avrebbero mai pensato di arrivare a disputare la finalissima contro la ben più quotata Edilbruna di Nole, al suo secondo successo consecutivo.

In un’annata sportiva avara di soddisfazioni per i casellesi amanti del calcio, ci ha pensato, timidamente, la Filmar distinguendosi non solo per i risultati sportivi, ma anche per la serietà e la disciplina dei propri
giocatori che hanno così reso onore ai suoi sostenitori ed allo storico sponsor.

Il gruppo ha dimostrato come l’unione della squadra, la serietà dei giocatori e degli organizzatori e l’entusiasmo per lo sport, spesso contino più delle capacità tecniche delle singolarità atletiche. La Filmar ha saputo, quando necessario, perdere con dignità, ma soprattutto vincere con umiltà e rivolgere sempre lo sguardo all’obiettivo successivo.

Non si può che essere riconoscenti ai giocatori, i quali grazie al costante impegno e alla forte determinazione si sono resi protagonisti del piacevole successo, nonché ringrazievoli verso chi con loro è costantemente sceso in campo: in primis il Presidente Onorario Filiberto Martinetto, che da più di dieci anni segue l’attività sportiva cittadina, credendo nella Filmar e supportandola fedelmente; quindi Angelo Chirulli, che ha preziosamente fornito divise ed accessori, il Caselle Calcio per la messa a disposizione di personale ed impianti e tutti coloro che hanno debitamente contribuito al buon risultato della squadra, in particolare l’allenatore Antonio Benedetti.

L’appuntamento è alla prossima stagione... nuovi obiettivi... nuovi stimoli... l’entusiasmo di sempre per arrivare a raggiungere ciò che quest’anno è mancato per un soffio!

Luca Mingrone

 

 

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Caselle Calcio

Siamo retrocessi!!!

Le speranze di salvezza del Caselle svaniscono definitivamente qualche minuto dopo il fischio finale del direttore di gara, giunto a sancire l’ultima e inutile vittoria dei rossoneri sul terreno del Duebivalsusa. Tutto inutile, i rossoneri retrocedono in prima categoria. Retrocessione che lascia l’amaro in bocca: "I costi continuano a crescere e sono rimasto praticamente senza sponsor – dice il presidente Pavanello – in queste condizioni è davvero difficile andare avanti: cerco l’appoggio di qualcuno con cui formare una cordata, ma non escludo di poter cedere completamente la società se dovesse arrivare una proposta interessante". Insomma, a Caselle c’è aria di rivoluzioni importanti. Intanto sono stati presentate due pedine dell’anno prossimo: per la prima squadra, al posto di Gianni Furlano, il tecnico sarà Roberto Virardi, che avrà il doppio incarico di allenatore e direttore tecnico. Nuovo ds del settore giovanbile sarà invece Floriano Succi, proveniente da Leinì.

Alessandro Previati

Calcio giovanile

Prime finali "al Città di Caselle"

Cominciano ad arrivare al termine i sei Memorial che il Calcio Caselle ha, come sempre, ottimamente organizzato.

Quest’anno era la sedicesima edizione della Coppa "Città di Caselle" ed erano ben 52 le formazioni in lizza.

Pur con tutta la più buona volontà non si riesce tuttavia ad immaginare quanti siano i ragazzini scesi in campo in questa splendida avventura calcistica.

Il primo Memorial giunto al traguardo è quello intitolato a Fabrizio Mensone, un bambino casellese, cresciuto nelle nostre giovanili, strappato da una grave malattia a genitori ed amici all’età tenera di 13 anni.

Il " Memorial Mensone" era riservato alla categoria "Piccoli Amici ‘97/’98" e, suddivise in tre gironi, vi hanno partecipato 13 squadre.

Com’è consuetudine, per questo torneo non si stilano classifiche e al termine della competizione tutte le formazioni sono state premiate a pari merito.

Nelle foto le due formazioni casellesi e i relativi responsabili.

E. Pavanati

 

 

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Piazze d'estate 2005

Lunedì 13/6/2005

• Ore 21,30: Proiezione cinematografica – Cortile Palazzo Mosca.

Film: Manuale d’amore

Giovedì 16/6/2005

• Ore 21,30: ‘T ses Folk?! – Rassegna musica Folk – Palatenda Prato Fiera a cura dell’Ass. Culturale Babemalà.

Venerdì 17/6/2005

• Ore 21,30: ‘T ses Folk?! – Rassegna musica Folk – Palatenda Prato Fiera con stand enogastronomico.

Sabato 18/6/2005

• Ore 21,30: ‘T ses Folk?! – Rassegna musica Folk – Palatenda Prato Fiera con stand enogastronomico.

• Ore 21,00: Partecipazione del Gruppo Storico di Caselle T.se
ai festeggiamenti per i 100 anni di "Ciriè Città".

Domenica 19/6/2005

• Ore 15,30-24,00: ‘T ses Folk?!  - Rassegna musica Folk
Palatenda Prato Fiera e vie cittadine – stand enogastronomico.

• Ore 21,00: Partecipazione del Gruppo Storico di Caselle T.se
ai festeggiamenti per i 100 anni di "Ciriè Città".

Lunedì 20/6/2005

• Ore 21,30: Proiezione cinematografica – Cortile Palazzo Mosca.

Film:Shrek 2

Giovedì 23/6/2005

• Ore 21,00: Concerto del Coro Baiolese per il Decennale del "Comitato Chernobyl" di Caselle T.se – Palatenda Prato Fiera.

• Ore 21,00: Saggio di danza della Susan Parker Dance School – Cortile Palazzo Mosca.

Venerdì 24/6/2005

• Ore 21,00: Concerto giovanile e poesie – Piazza Boschiassi.

Sabato 25/6/2005

• Ore 21,00: Concerto giovani – Palatenda Prato Fiera.

Domenica 26/6/2005

• Ore 14,00-19,00: "A ruota libera…sport senza barriere"
Palatenda Prato Fiera a cura dell’U.I.C.E.P. Torino.

• Ore 15,00-19,00: Festa Giovani – Piazzetta Dimeglio.

• Ore 21,00: Concerto Filarmonica "La Felettese"
Cortile Palazzo Mosca.

Lunedì 27/6/2005

• Ore 21,30: Proiezione cinematografica – Cortile Palazzo Mosca.

Film:Alexander

Martedì 28/6/2005

• Ore 21,00: Spettacolo di magia per grandi e piccini – Palatenda Prato Fiera a cura dell’Ass. Commercianti e Artigiani Caselle.

Mercoledì 29/6/2005

• Ore 21,00: Jam Session di musica Folk – Piazza Boschiassi
a cura dell’Ass. Culturale Babemalà.

Venerdì 1/7/2005

• Ore 17,30: Saluto ai bambini del "Comitato Chernobyl"
Piazza Falcone.

• Ore 21,00: Serata latino-americana – Centro Sportivo
di via alle Fabbriche.

Sabato 2/7/2005

• Dalle 20,30: Serata enogastronomica "Tutto pesce" – Portici Palazzo Mosca a cura dell’Ass. Commercianti e Artigiani Caselle.

• Ore 21,00: Concorso Canoro "Voci Nuove" – Palatenda Prato Fiera a cura dell’Associazione Parole e Musica.

Lunedì 4/7/2005

• Ore 21,30: Proiezione cinematografica – Cortile Palazzo Mosca.

Film:Shall we dance?

Mercoledì 6/7/2005

• Ore 21,00: Ballo Latino-Americano con la scuola
"Dance with me"– Piazza Boschiassi.

Sabato 9/7/2005

• Dalle 20,30: Agnolotti, crepes e ballo per tutti – Piazza Matteotti a cura dell’Ass. Commercianti e Artigiani Caselle.

Lunedì 11/7/2005

• Ore 21,30: Proiezione cinematografica – Cortile Palazzo Mosca.

Film:Squadra 46

Mercoledì 13/7/2005

• Ore 21,30: Proiezione diapositive del Circolo Fotografico Casellese – Cortile Palazzo Mosca.

Da venerdì 15/7/2005 a martedì 19/7/2005

Festa Patronale di Mappano - Ballo, diivertimento e stand enogastronomico a cura della Pro Loco Mappano.

Sabato 16/7/2005

• Dalle 20,30: Grigliata per tutti – Via Carlo Cravero a cura
dell’Ass. Commercianti e Artigiani Caselle.

• Ore 21,00: Concerto Jazz con il gruppo "Rocca Merletti" – Piazza Boschiassi.

Lunedì 18/7/2005

• Ore 21,30: Proiezione cinematografica – Cortile Palazzo Mosca.

Film:Il mistero dei Templari

Mercoledì 20/7/2005

• Ore 21,00: Teatro dialettale piemontese – Compagnia "Gallo Grosso" – Cortile Palazzo Mosca.

Sabato 23/7/2005

• Dalle 20,30: Pizza per tutti e musica latino americana con D.J. – Via Torino ang. Via Circonvallazione a cura
dell’Ass. Commercianti e Artigiani Caselle.

Lunedì 25/7/2005

• Ore 21,30: Proiezione cinematografica – Cortile Palazzo Mosca.

Film:The Terminal

Giovedì 28/7/2005

• Ore 21,30: Proiezione cinematografica – Cortile Palazzo Mosca.

Film:Spiderman 2

Sabato 30/7/2005

• Ore 21,00: Serata danzante con orchestra – Piazzetta Dimeglio a cura dell’Associazione Turistica Pro Loco Caselle.

Domenica 31/7/2005

• Ore 15,30: Biciclettata e merenda – Partenza da Piazza Falcone.

Iscrizioni entro venerdì 27 luglio 2005 presso Pro Loco.
Tel. 011.996.21.40 – 335.69.96.780

Nel corso della manifestazione sarà presente
il Gruppo Pittori dello Scalo ed altri artisti
che esporranno ed eseguiranno dal vivo le loro opere.

Presso l’Ufficio Cultura della Città di Caselle T.se,
la Biblioteca, l’Informagiovani, lo Sportello U.R.P.
e l’Associazione Turistica Pro Loco sarà possibile
ritirare il materiale informativo dettagliato di tutte le
iniziative della manifestazione "Piazze d’Estate 2005".

Ufficio Cultura: tel. 011.996.41.82.

Sito Internet: www.comune.caselle-torinese.to.it

Associazione Turistica Pro Loco di Caselle T.se:
011.996.21.40. – 335.69.96.780

 

 

 

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