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Febbraio 2005

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Pagina 1

La storia siamo noi

Ricordare.
Perché bisogna.

Sì d’accordo, quando queste righe arriveranno, le giornate della memoria e del ricordo saranno passate.

Il dolore per lager e foibe si sarà nuovamente stemperato.

Ma credo che qui giovi ribadire che non ci può essere un tempo definito per ridestare la memoria: la memoria è per sempre, senza di essa non abbiamo radici. Semplicemente non apparteniamo.

Non apparteniamo né al passato né al futuro, senza conoscere.

Questi anni veloci troppo spesso ricchi di amnesie e troppo poveri per poter serbare ricordi, rischiano di immettere tutto in una marmellata infinita e indistinta.

Ecco perché bisogna tornare a dare voce ad un passato che si cerca di dimenticare mistificando e confondendo.

Nelle prossime pagine, nell’ interessante intervista scritta da Antonella Ruo Redda, troverete che abbiamo cercato chi, casellese, a Dachau c’è stato.

Il senso di quanto abbiamo cercato di fare può star tutto nella richiesta di chi un giorno è stato spogliato della sua dignità d’uomo:

"Scriva, perché i giovani possano conoscere."

Sì, si scriva perché i giovani sappiano, e possano continuare a scegliere e a non essere scelti.

Sta diventando troppo facile dimenticare in questo Paese.

Giriamo in strade e piazze che hanno nomi che non dicono ai ragazzi più nulla.

Sanno chi era e per quale causa ha ceduto la vita Vincenzo Boschiassi ? Chi era Carlo Cravero? E Andrea Mensa ?

C’è ancora qualcuno disposto e preposto a dirglielo ?

La storia pare stia diventando un noioso fardello.

Abbiamo il dovere morale, l’obbligo di ricordare.

Perché non succeda più.

So che è utopia; so che a Vukovar, a sette ore di macchina da noi, negli anni ’90 è stata nuova mattanza; so che nei campi in Bosnia s’è rinverdita la cieca ferocia nazista. E le donne sgozzate di Orano, uccise in Algeria dalle bestie oltranziste non sono state forse che il triste prologo d’un Oriente capace di grondare solo sangue ?

Lo so lo so, ma per capire dove stiamo andando, quale futuro avremo, occorre non scordare il nostro passato lontano.

Può servire per provare a tenere la schiena dritta, evitando di rannicchiarci, di farci anestetizzare dall’indifferenza; riappropriandoci d’un concetto splendidamente evocato da una canzone di De Gregori e ripreso il 5 febbraio nell’orazione alta fatta da Gigi Chiappero in occasione del 60° anniversario dell’eccidio del ’45: "La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso."

Ho a che fare quotidianamente con ragazzi spenti, che non hanno più radici, che vivono in una sorta di vuoto pneumatico figlio dell’istantaneità: niente dietro, niente davanti: solo la speranza di poter avere. Adesso.

L’omologazione, l’omogeneità sembrano le sole linee guida in un mondo che pare copia conforme di un altro verso di Degregori:

– E poi ti dicono: "Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera", ma è solo un modo per convincerti, per restare chiuso dentro casa quando viene la sera. –

Eppure, io so che i ragazzi non sono questo. Non possono essere questo.

Ha ragione Ernesto Scalco quando ricorda, e lo troverete scritto in altre pagine, che è più facile giudicare che conoscere.

Ecco, allora facciamogliela conoscere questa storia, prima che sia troppo tardi.

Prima che il tempo abbia tirato una riga sui testimoni.

Prima che la memoria non possa più affiorare.

Ricordare stanca, ma è l’unica strada per cercare di non sbagliare ancora.

Elis Calegari

"Decreto flussi" per gli stranieri

Sono molti gli stranieri che nei giorni scorsi hanno trascorso diverse ore davanti alle porte chiuse degli uffici postali aspettando l’apertura e resistendo alle fredde temperature pur di avere un permesso di soggiorno. Un pezzo di carta che li restituirebbe al mondo di chi ha almeno diritto di trovare un lavoro, vale ben di più di una notte al gelo.

Però c’è poco da fare: sono pochi i posti per gli stranieri che la provincia di Torino può accogliere secondo il "decreto flussi". In molti sono coloro che sono scesi in strada alla spicciolata, non appena hanno saputo che il decreto fosse operativo e alcuni da Caselle sono partiti alla volta di via Alfieri, la sede centrale delle poste, per essere sicuri di trovare altri concittadini che si trovavano nella loro stessa situazione per poter avere tutte le informazioni in materia.

"Io mi domando – afferma un muratore casellese-rumeno – per quale ragione noi cittadini romeni non abbiamo il diritto di venire in Italia e lavorare se in tasca non abbiamo quel foglio di carta. Spiegatemelo: la Romania non è entrata nella Comunità Europea? E allora che differenza c’è tra noi e i francesi o gli spagnoli?"

Ma come sono stati ripartiti i posti? Alcuni andranno a coloro che hanno un lavoro a tempo indeterminato, altri per le colf e alle badanti. A questi va aggiunta la quota riservata alle imprese impegnate nei lavori per le Olimpiadi 2006 e per le Grandi Opere.

Per don Fredo Ollivero, direttore della Pastorale Migranti della Diocesi di Torino "questo sistema ipocrita non può durare: un datore di lavoro non può regolarizzare uno che non ha mai visto, come vorrebbero le regole attuali". Olivero auspica il ritorno della sponsorizzazione, come negli Stati Uniti e in Canada. "Funzionava: se la persona si inseriva, bene, altrimenti rientrava senza difficoltà. Anche perché non aveva sostenuto spese pazzesche per arrivare qui clandestinamente. Per i paesi vicini, perché non lasciare entrare le persone con visto turistico e permettere loro di cercarsi un lavoro? Chi lo trova resta, chi non lo trova, tornerà da dove venuto."

Mara Milanesio

 

Pagina 2 - In Primo Piano

60° anniversario dell’eccidio del 1° febbraio 1945

Grigia e fredda la mattinata di Sabato 5 Febbraio; quella della commemorazione dei cinque martiri di Piazza Andrea Mensa. Grigia e fredda come lo era, probabilmente, il pomeriggio di quel lontano 1° Febbraio di sessanta anni fa; quella in cui cinque giovani vite caddero sotto le fucilate del plotone di esecuzione. Trucidati dalla barbarie fascista.

Quel giorno è stato sicuramente, per Caselle, uno dei giorni più drammatici della "Lotta di Liberazione".

Cinque partigiani uccisi per rappresaglia.

Erano infatti stati uccisi due militari ed il Comando decise di fare una grande rappresaglia e di scegliere un centro importante per l’esecuzione; per questo venne scelta Caselle.

I cinque condannati, che erano in carcere a Ciriè, sono:

ANDREA MENSA, di 36 anni, artigiano nato a Venaria;

ADOLFO PRAIOTTO, di 29 anni, Comandante partigiano nato a Torino;

LUIGI CAFIERO, di 22 anni, ex aviere nato a Cagliari ma domiciliato a San Maurizio;

ANTONIO GARBOLINO, di 18 anni, nato a San Francesco al Campo;

MARIO TAMIETTI, di 38 anni, nato a Torino.

(fonte: I quaderni storici "Le guerre e i caduti di Caselle Torinese).

Alla commemorazione erano presenti, con i loro gonfaloni, i Sindaci diCaselle, Borgaro, Ciriè, Levone, Mathi, Nole, San Maurizio, Traves e Venaria.

Erano rappresentate una ventina di Sezioni A.N.P.I. del circondario e una dozzina di Associazioni del territorio casellese ed alcuni partiti.Tutti con labari o gagliardetti.

Numeroso il pubblico come non mai.

L’introduzione è stata fatta da Severino Montrucchio, Presidente della Sezione A.N.P.I. di Caselle Torinese.

Il saluto della Città del Sindaco Di Caselle Marsaglia Cagnola Geom. Giuseppe.

L’orazione ufficiale del Sindaco di Ciriè Avv. Luigi Chiappero.

E. Pavanati

L'orazione dell'Avvocato Luigi Chiappero

Vi ho fatto spostare qui al centro non solo perché siete giovani e siete il nostro futuro, ma anche perché le cose che dirò oggi cominciarono per me proprio alla vostra età.

Sessant’anni fa infatti insieme alla maestra Cavanna, ricordata un attimo fa da Montrucchio e da Suor Vincenza, su questa piazza era presente anche mio nonno che abitava pochi metri più in là e che mi raccontò di quel terribile giorno negli stessi termini nei quali la maestra Cavanna lo ebbe a descrivere come avete appena sentito.

Quanto questo episodio abbia inciso sulla mia formazione di uomo non lo so, so solo che da quel racconto è nato l’amore per la libertà, quella vera, nella speranza di non vedere mai più violenze quale quella che ebbe a consumarsi in quel 1° febbraio 1945.

Ma quel giorno aveva la sua origine molto tempo prima perché giorni come quelli vissuti dai nostri nonni il 1° febbraio 1945 hanno una genesi, un momento in cui più o meno inconsapevolmente si è consentito che questo avvenisse e allora per capire quel giorno occorre ritornare a 20 anni prima quando la società civile riempiva le piazze che sono state piene, per anni, di italiani osannanti.

In sostanza non ci fu un fascismo senza fascisti, ma al più, un problema di "consensi". Un esempio emblematico.

A fronte dell’obbligo imposto dal regime ai professori universitari (anni 1931/32) di prestare giuramento di fedeltà al fascismo obbedirono 1836 insegnanti su 1848. Solo 12 opposero un rifiuto, disposti a pagare in prima persona per non piegarsi alla dittatura e difendere la propria dignità morale. Con questo non credo si possa affermare che quanti giurarono lo fecero per convinzione. Opportunismo, paura, conformismo e indifferenza furono le cause scatenanti di quella che nei fatti si rivelò come un’espressione di consenso pressoché plebiscitaria e assai rilevante visto l’indubbio livello culturale delle persone invitate a giurare.

Una dimostrazione di forza che contribuì a dare vigore alla dittatura grazie a chi, come ha scritto lucidamente Norberto Bobbio, "accettò, subì, si uniformò, si conformò, si rannicchiò". Una dimostrazione di forza che scoraggiò quanti ancora si sforzavano di lottare contro la dittatura.

Resta il fatto che ancora il 24 giugno 1943 gli iscritti al partito e gli aderenti alle diverse organizzazioni collaterali erano oltre 24 milioni (oltre la metà della popolazione), pur tenendo presente la mancanza di possibilità di dissenso.

Forse non era vero consenso (parola che significa sentire insieme, ovvero adesione libera, volontaria e consapevole) quello degli italiani. Forse era soltanto una accettazione passiva e conformistica della dittatura e dei suoi meccanismi di propaganda e di coercizione. Ma ci fu.

E allora siccome la storia non si ripete mai uguale a sé stessa, ma è "magistra vitae" continua ad essere vero che la conoscenza dei fatti del passato è e sarà sempre un utile antidoto per evitare di ripetere gli errori commessi.

E allora non si può non sottolineare almeno per un attimo che cosa è stato il fascismo magari cercando di vedere seppur con le dovute differenze non si possa intravedere anche in altri tempi i segni di quel metodo.

Il fascismo è stato personalizzazione del potere politico e dell’accentramento più o meno autoritario delle leve nelle mani di un capo. Si tratta di un fenomeno ricorrente nella storia dell’umanità: basti citare Silla, Cesare, Napoleone, Mussolini, Hitler, Stalin, Mao Tze Tung. Questa situazione nasce in genere o da una rivoluzione o da una crisi politica, quando il potere è labile, confuso, inefficace, debole e genera la paura in alcune classi sociali che si affidano ad un "salvatore", il cosiddetto uomo della provvidenza, perché ristabilisca un ordine.

La politica non sopporta il vuoto: se c’è un posto qualcuno lo occupa cercando il consenso con la sollecitazione degli interessi in gioco; finchè dura la paura e la confusione l’elettore preferirà chi gli promette di avere polso per eliminare le minacce: oggi come nel 1922. Per tener vivo il senso della propria esistenza politica ogni leader carismatico o presunto tale deve inventarsi dei nemici facendo pensare all’elettore di essere l’unico in grado di proteggerlo dalle minacce che il nemico rappresenta. Così Mussolini esibiva come nemici da cui aveva protetto gli italiani il comunismo e la democrazia reazionaria dell’Occidente (USA e Inghilterra).

Il leader carismatico se la prende con il nemico che potrebbe portare miseria, terrore, morte e secondo Mussolini ( ma non è l’unico) il nemico è il comunismo, la sinistra in genere.

Il fascismo fu repressione politica e delegittimazione degli oppositori. Il fascismo fu rivoluzione riformatrice come attesta l’emanazione delle cosiddette leggi fascistissime (1925/1928) nate dall’arrogante convinzione che una totale rivoluzione riformatrice in ambito legislativo fosse necessaria per cambiare l’Italia.

Il cambiamento per il cambiamento come presuntuosa formula risolutrice di ogni male è tipica del leader carismatico, il desiderio di apparire come un riformatore dell’Italia anche a costo di riforme frettolose, poco ponderate, non concordate con le forze sociali e quindi deboli e destinate a tramontare con il tramonto della maggioranza di governo.

Il fascismo era Mussolini. Il regime era il partito e il partito era totalmente identificabile nella figura del suo leader, prova ne è che quando Vittorio Emanuele III fece arrestare Mussolini e lo sostituì alla guida del governo con il Maresciallo Pietro Badoglio la struttura, che per un ventennio aveva guidato il paese, si collassò repentinamente.

Il fascismo fu "chiesa vuo-ta"secondo la definizione utilizzata da Mario Isnenghi e cioè le carriere garantite dall’obbedienza e non dalle qualità, l’esibizionismo grottesco alla Starace, la retorica vuota, l’enorme distanza dai proclami roboanti e la realtà.

Segue a pagina 3

Pagina 3 - In Primo Piano

Onorare quegli eroi del 1° febbraio 1945

Sessanta anni sono passati dal primo febbraio 1945. Un tragico giorno, che segnò profondamente la memoria di coloro che, allora, ebbero la sventura di dover partecipare, involontariamente, a quello che, forse, nella storia di Caselle fu uno degli episodi più brutali.Alcuni di questi interpreti, sabato 5 febbraio erano presenti alla cerimonia, che annualmente da sessanta anni si ripete, per onorare quegli oscuri eroi che, con il loro tributo di sangue, riportarono l’Italia alla libertà, alla democrazia e ne fecero una nazione con ritrovato onore. Insieme a quei pochi superstiti di un’epopea gloriosa, in una mattina fredda e brumosa, si sono riuniti tanti altri semplici cittadini, donne e uomini commossi e poi tanti primi cittadini di altri Comuni, insieme al nostroSindaco Marsaglia il quale, facendo eco alle parole di accoglienza rivolte agli ospiti dal presidente ANPI, Montrucchio, pronunciava una breve orazione, stigmatizzando con accorate parole la difficile situazione del mondo odierno che proprio non riesce a concepire la Pace come cemento indispensabile per unire i popoli.

Seguiva il Sindaco diCiriè, avv. Luigi Chiappero, che con una magnifica prolusione, sollecitava a lungo l’attenzione degli astanti, rivolgendosi soprattutto alle giovani generazioni sui valori di una non abbastanza apprezzata libertà, sui pericoli di un riemergente qualunquismo e sul serpeggiante agnosticismo che, appunto tra i giovani, fa crescere quel disinteresse verso ciò che sessanta anni fa determinò quel "fenomeno" (sic) chiamato Resistenza. Da queste colonne l’ANPI di Caselle vuole ringraziare il Comune della nostra Città, tutti i Sindaci intervenuti dai Comuni del circondario a rendere più sentita la presenza dei loro gonfaloni, le innumerevoli sezioni ANPI, il presidente provinciale ANPI, Signor Cattaneo, il Comandante partigianoGiardino, il presidente ANPI Valli di Lanzo, Leonardo Cianci.

Inoltre tutte le associazioni di volontariato, le Associazioni d’arma, i Carabinieri, i Vigili Urbani, la Pro Loco diCaselle e soprattutto la nostra Filarmonica "La Novella", nonché non ultima la scuola di calcio presente con i suoi giovanissimi atleti e infine un grazie alla signora maestra Giovanna Cavanna di Leinì, per la testimonianza scritta che ci ha fatto giungere il suo ricordo di quel giorno infame. Come al solito, nonostante la commozione, è stato gradito un momento di ristoro che la nostra Amministrazione comunale ha voluto offrire per concludere la mattinata.

Per il direttivo ANPI

Il presidente

Severino Montrucchio

Segue da pagina 2

Il fascismo fu propaganda, un efficace macchina di propaganda, di ritualità e di inquadramento studiata per manipolare i consensi delle masse e avviarle verso una forma generalizzata di politicità quale gli italiani mai avevano conosciuto prima.

Il fascismo italiano fu tutte queste cose, ma fu un progetto politico che nonostante tutto durò e trovò consensi e accondiscendenza fino a disintegrarsi anche grazie alla Resistenza. E infatti fu solo l’impatto con la guerra vera e propria e con le prime grandi sconfitte a far precipitare con una accelerazione impressionante i consensi al regime.

Peraltro quella società civile che con atteggiamento di conformistica adesione al fascismo non divenne immediatamente "resistente" perché la resistenza è storia di minoranza.

Il dato più rilevante è il delinearsi dopo l’8 settembre di una Italia della rottura che aveva fatto le sue prime prove con le agitazioni operaie della primavera precedente e con le manifestazioni di piazza successive al 25 luglio e che nell’emergenza dell’armistizio iniziava un percorso di impegno diretto destinato a caratterizzare i venti mesi successivi.

Il più importante significato della Resistenza fu quello della libertà: non si trattava tanto di disobbedienza ad un governo legale, perché proprio chi detenesse la legalità era in discussione, quanto di disobbedienza a chi aveva la forza di farsi obbedire, era cioè una rivolta del potere dell’uomo sull’uomo, una riaffermazione dell’antico principio che il potere non deve averla vinta sulla virtù.

Ed è per questo soprattutto che la Resistenza fu storia di minoranza perché se già è difficile opporsi ad un potere legale, difficilissimo è opporsi a chi esercita il potere solo attraverso la forza di farsi obbedire.

Ma la Resistenza ebbe anche un significato patriottico contro il nemico occupante. Il tedesco rappresentava il nemico più ovvio e immediato e almeno per certi aspetti il più unificante come il movimento partigiano percepiva fin dal primo momento.

La lotta contro il tedesco assicurava un primo denominatore comune al movimento partigiano sul quale convergevano posizioni politicamente distanti: il militante comunista , l’antifascista di formazione liberal democratica, l’ufficiale di provata fede monarchica… ma non tutti ebbero il coraggio di schierarsi, molti nonostante il distacco dal fascismo, l’ostilità e anche l’odio per il nazista invasore non fecero subito scattare la scelta alternativa di schierarsi con il movimento partigiano e si rinchiusero nel proprio guscio.

Fu anche per questo che uno dei problemi che ebbe il movimento partigiano all’inizio fu sicuramente quello di una scarsa partecipazione popolare che peraltro crebbe con il passare del tempo.

Vedete, cari ragazzi, la storia che si studia nella scuola rifugge dalle mezze tinte e dalle complessità e predilige ridurre il fiume degli accadimenti umani ai conflitti, ai duelli fra parti contrapposte, noi e loro, loro ateniesi e loro spartani, i romani e i cartaginesi: in realtà le semplificazioni non sono sempre possibili perché per essere di fronte all’armistizio la maggioranza degli italiani non si schierava, ma si rifugiava in una zona grigia dove la prima preoccupazione era la sopravvivenza e la prima aspettativa era la pace, anche se, così facendo, fornì al movimento partigiano il contesto favorevole per vivere e svilupparsi. C’era quindi una Italia che restava a guardare che accettava il movimento partigiano, ma che non si esponeva più di tanto, la verità è una: non tutti possiamo o sappiamo essere partigiani.

Se improvvisamente qui dovessimo scegliere come fecero i nostri nonni non è detto che tutti noi qui presenti saremmo fra quei dodici professori che con coraggio risposero di no.

Che cosa emerge dunque da questo discorso? Emerge il ruolo fondamentale che una cittadinanza attiva, attenta, critica e consapevole svolge nella storia. Occorre che ne prendiamo coscienza come cittadini. Per il presente. Per il futuro. Imparando anche dal passato.

Domandiamoci quanto saremmo disposti a resistere, a lottare, se necessario a pagare per la nostra libertà. Saremmo tra le 12 persone che non giurarono pur di sopravvivere anche senza di essa, o tra i 1836 che si adeguarono?

Non siamo forse anche noi, spesso, vittime dell’opportunismo, della paura , del conformismo e dell’indifferenza, disposti più o meno consapevolmente, come affermava Bobbio, ad accettare, a subire, a uniformarci, a conformarci, a rannicchiarci nello spazio che ci viene concesso?

Non siamo forse anche noi, troppo spesso, l’Italia dell’astensione, dell’attendismo e del disimpegno? L’Italia dell’obbedienza, dell’acquiescenze, del "chi te lo fa fare"? L’Italia che sparisce, che si rinchiude nel proprio guscio, che non si compromette aspettando dall’alto tempi migliori?

E proprio per questo che dobbiamo ringraziare i nostri partigiani quella minoranza che fu il sale della Resistenza e che ci consente oggi di godere di quella libertà che anche le persone che oggi commemoriamo contribuirono a trasmetterci.

Proprio pochi giorni fa il popolo iracheno si è recato alle urne per le prime elezioni libere, col rischio (in parte concretizzatosi) di morire per esercitare il proprio diritto di decidere della propria libertà. C’è di che riflettere.

"La storia siamo noi, attenzione, nessuno di senta escluso", cantava Francesco De Gregori.

"La libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un opinione. La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione", cantava Giorgio Gaber.

Dobbiamo ricordare ogni giorno che ciascuno di noi è il detentore di una libertà che abbiamo il dovere civile e morale di difendere, per noi e per quanti ci seguiranno.

È questo il modo migliore per celebrare degnamente le figure di chi ci ha preceduto sacrificando la propria vita.

Luigi Chiappero

Sindaco Ciriè

 

Pagina 4 - In Primo Piano

Gli spari...poi il silenzio

Testimonianza della maestra Giovanna Cavanna

Avevo 13 anni e abitavo a Caselle come sfollata e quel giorno arrivavo da scuola a Torino dove frequentavo le "medie".

Erano circa le 15,00 e scendendo alla stazione ferroviaria di Caselle i viaggiatori vennero subito fermati da un soldato tedesco che li riunì in gruppo.

Io ero lì, sentii degli spari, poi il silenzio, quindi il soldato ordinò il lasciapassare: io corsi verso casa; abitavo alle "case Enrietti" in strada Torino che si trovava dalla parte opposta alla stazione.

Nell’avvicinarmi a casa, notavo che la strada era sempre più deserta, finché arrivai nei pressi dell’Ospedale "Baulino" e lì incontrai mia mamma con suor Vincenza ed alcuni ricoverati dell’ospedale che trasportavano su carriole i corpi di uomini giovani.

Erano ragazzi partigiani che, presi di sorpresa dai soldati tedeschi, erano stati fucilati al "Peso".Ecco perché sentii quei colpi.

Vennero portati alla camera mortuaria dell’Ospedale e lì la suora con l’aiuto di altre consorelle e di mia mamma invitò anche me a ordinare quei corpi.

Con uno straccetto lavai il volto di quei giovani che erano poco più grandi di me, poi andai in cerca di coroncine del rosario da riporre tra le loro mani.

Il mattino dopo io ripartii col treno per la scuola e al mio ritorno non trovai più alcuna traccia di quei cinque giovani: erano arrivati i parenti e li avevano portati via.

I giovani trucidati dai nazisti il 1° febbraio 1945 si chiamavano:

Cafiero Luigi

Garbolino Antonio

Mensa Andrea

Praiotto Adolfo

Tamietti Mario

Scoprire Auscwitz

Il 27 gennaio, il Giorno della memoria, mi trovavo a Torino, in Piazza Carlo Felice, in attesa di salire sul bus per Caselle. Improvvisamente è apparso da Via Roma, un rumoroso corteo di giovani.

Erano dotati di sacchi a pelo, materassini e bagagli, e ballando al suono di un apparecchio montato su un mezzo mobile, sfilavano capeggiati da uno stendardo portato dai vigili della città di Torino, e da uno striscione recante la scritta: "Giovani in cerca d’Europa".

Non sono stato certamente il solo a incuriosirsi sul significato della manifestazione ed ammetto che non sono riuscito a contenere il mio disappunto soprattutto per il fumo delle loro fiaccole, in pieno giorno, del tutto gratuito, in una città già fortemente inquinata.

Un tizio, non più giovane, al mio fianco, ha espresso parole pesanti nei loro riguardi del tipo "Chissà quale Europa cercano, forse quella della droga: sicuramente hanno inventato un altro espediente per marinare la scuola".

Il giudizio mi è parso esagerato e mi è venuto spontaneo rispondere: "Non possiamo giudicare senza conoscere". La replica non è arrivata.

La manifestazione si è fermata a Porta Nuova e il mio autobus è riuscito a partire, con evidente nervosismo dell’autista con 10 minuti di ritardo.

Qualche giorno dopo, sono venuto in possesso di un pieghevole del Comitato torinese per le celebrazioni del sessantennale della Resistenza, sul quale ho letto che l’Associazione culturale "Terra del Fuoco", in collaborazione con la città di Torino, la Provincia, la Regione ed altri, aveva promosso un’iniziativa di un viaggio di 4 giorni, in treno speciale, diretto a Cracovia.

A più di 600 giovani era stata offerta l’opportunità di visitare il lager di Auschwitz e di partecipare coi loro coetanei polacchi ad una manifestazione di carattere europeo, nelle vie di Cracovia: per non dimenticare.

Ecco a cos’era dovuta quella chiassosa e fumosa manifestazione: giovani studenti che si recavano in viaggio nei luoghi dello sterminio nazista.

Ho ripensato a me e a quel giorno: i giovani, si sa, hanno piacere di stare insieme, di sentirsi liberi di girare il mondo; possono arrivare persino a divertirsi anche durante un viaggio nelle zone più buie della nostra storia recente. Ma dobbiamo ammirare la loro voglia di conoscere meglio questi fatti e questi luoghi. Sono certo che per molti di loro rimarrà un ricordo indelebile, questo viaggio.

Ho ripensato anche alla battuta di quel tizio: è un difetto generalizzato emettere giudizi sbrigativi.

Quasi sempre molto negativi, e su cose o persone che non conosciamo.

Devo aggiungere che la prima cosa che ho colto è stata soltanto il fastidio del fumo delle loro fiaccole?

È sicuramente più facile giudicare che conoscere.

Ernesto Scalco

 

Pagina 5 - Cultura

Nel giorno della memoria

"... Lo dica ai giovani di conservare la pace"

Il ricordo di uno di noi, deportato e sopravvissuto a Dachau

Scorrono ancora nella mente le immagini televisive della distesa bianca ed irreale di Auschwitz e l’eco delle parole dei tanti testimoni diventa puntello che sferza l’anima di chi ha ascoltato.

"Qui sono diventata nessuno. Mi hanno trasformato in nessuno. Perché? Perché nessuno ha detto niente? Ho conservato il mio spirito e il mio corpo, ma qui hanno bruciato la mia anima…", ha urlato una donna.

Parole che sono pugni nel cuore, che macchiano con segni indelebili.

Ricordare, sempre: questo è il monito che si rinnova ogni anno, in quel 27 gennaio che da anonimo numero di calendario è diventato" Il giorno della Memoria".

In questo nostro secolo che tutto ridimensiona e in fretta metabolizza, dove violenza e dolore sono il pane televisivo offerto dalla quotidianità, ben venga l’obbligo di prenderci il tempo di ricordare, di ascoltare, taciti ed attenti, parole intrise di dolore ma aperte alla speranza. Spetta a noi tramandarle alle nuove generazioni per gettare ponti migliori per il futuro. Dachau, Mauthausen, Auschwitz, Chelmno, Ravensbruck,

Fossoli: campi di lavoro forzato, di tortura, di morte, cosa rappresenteranno per i giovani di domani?

"E sufficiente un solo secondo per affliggere un secolo" scriveva Victor Hugo: quanto ne servirà per non dimenticare mai?

Di certo, per la nostra natura di uomini, la pietà per milioni di vittime dell’ Olocausto non sarà mai pari alla compassione destata dalla sofferenza di una sola persona che conosciamo. Abbiamo cercato una storia anche noi a Caselle, consapevoli che raccogliere frammenti di questo nostro passato di sofferenza sia oltre che un dovere, un segno di muto rispetto verso coloro che lo hanno dolorosamente vissuto.

E l’abbiamo trovata.

Qui, nella nostra città, a pochi passi da noi, abbiamo trovato una goccia di memoria. Di dolore ancora vivo e pieno.

Testimoniare ancora è un dovere. Per non dimenticare.

"Questa è la storia di un ex condannato alla pena capitale, di un ex internato in un campo di concentramento. Sono uno dei tanti schiavi di Hitler, scriva semplicemente così. "

Non vuole che si faccia il suo nome, vuole essere ricordato come uno dei sopravvissuti, custode di un pezzo di vita che va raccontata e raccolta come si fa con un bene prezioso.

"Nasco a Mazzorno Sinistro, ad Adria nel 1925. Ho 18 anni e faccio il calzolaio. Quando, dopo l’armistizio dell’ 8 settembre, mi arriva la cartolina di precetto dell’appena costituita Repubblica Sociale Italiana, che io non riconosco, e la rifiuto.

All’arresto di mia madre cedo e decido di presentarmi al distretto di Rovigo e qui vengo mandato ad Udine, aggregato all’esercito tedesco. Quando mi viene imposto di fare il giuramento, io mi rifiuto ancora perché sento forte il mio essere italiano; rischio di essere trasferito sul fronte russo. "

Sono anni confusi, dove le situazioni si accavallano e si ribaltano.

"In quegli anni già collaboro con il Comitato di Liberazione Nazionale che, saputa la mia condizione e quella di altri miei compagni, ci invita a recarci a Trieste. L’ intento è di raggiungere l’Aquila per unirci alle truppe alleate che stanno avanzando verso Nord.

Prendiamo il treno ma, durante un controllo, ci vengono sequestrati i documenti.

Siamo prossimi a Trieste quando, mi sembra ancora di vederlo ora, mi si para davanti un tedesco e mi chiede concitato se quei documenti che ha in mano siano miei. Li apro e dentro ci trovo scritto in italiano "Tornate indietro, a Trieste è successo il finimondo." Quando rientriamo ad Udine scopriamo che nella città giuliana c’è stato un rastrellamento a seguito di un attentato alla mensa ufficiali tedesca.

È il periodo dell’arrivo degli Americani e il paese è nel caos, c’è confusione e paura."

Inizia il periodo della clandestinità.

"Ricordo che quando c’erano i rastrellamenti, di notte, attraversavo a nuoto il Po per arrivare a quella che noi chiamavamo l’Isola di Ariano, cioè quel pezzo di terra dove il Po si divide in due tronconi. A volte ci si spostava verso Adria, a volte verso Ariano. Vengo arrestato dalla Gestapo il 25 luglio del 1944, sono i giorni dell’attentato ad Hitler, e vengo trasferito, insieme ad altri compagni, a Padova.

Durante il viaggio in treno i ferrovieri cercano di far rallentare il convoglio per permetterci di scappare, ma il controllo è troppo stretto e non ci riusciamo. A Padova vengo interrogato e poi trasferito a Gorizia in attesa del processo. La sentenza è durissima: pena capitale per diserzione, il che significa essere fucilati.

Mi viene detto che ho il diritto di fare domanda di grazia e questa viene accettata, ma non significa libertà, vengo sempre tenuto sotto controllo perché considerato "pericoloso". Nell’ottobre del 1944 vengo mandato in Germania come operaio civile nel campo di smistamento di Ratisbonne; dopo 15 giorni vengo spedito a Flossenburg: il mio numero è 41304.

Poi c’è il trasferimento a Hersbruck, dove rimango tre mesi. Il campo viene sgombrato per il diffondersi di malattie contagiose e il rischio di epidemie. Ci tocca comunque scavare gallerie nella roccia per ricavare metalli da utilizzare per costruire materiale bellico per i tedeschi. Un’esperienza terribile, trattati come bestie…"

Nel 1945 l’arrivo, ormai stremato a Dachau.

"Addosso abbiamo stracci e colera, così veniamo stipati nel blocco 28, un’anticamera della morte."

"Noi vedevamo le ciminiere dei forni fumare e sapevamo che quella sarebbe stata la nostra fine. Ho visto morire ad uno ad uno tanti miei compagni.

Io mi sono salvato, non so perché. Il destino ha voluto regalarmi ancora un pezzo di vita. Sono stato liberato dagli americani il 29 aprile del 1945, pesavo 40 chili, avevo 19 anni ed ero malato di TBC."

Quando si arriva a parlare dell’esperienza del campo le parole si fanno lente e i ricordi pesanti: "Mi hanno rubato gli anni migliori, anche se sono stato fortunato perché sono sopravvissuto. Mi sono aggrappato a quella voglia di vivere che non mi ha mai abbandonato e alla solidarietà. Ci siamo sempre aiutati fin quando è stato possibile, ci siamo sorretti a vicenda."

Parla guardando lontano, come se rivedesse i compagni.

"Dovevamo lavorare e obbedire, cercando di sopravvivere. Una volta che indossavi quella tunica con il triangolo rosso con su scritto "Italien", diventavi un numero, non eri più un uomo ma solo un oggetto, un "pezzo": se funzionavi andavi avanti, se ti rompevi venivi gettato via."

Ora che ha ottanta anni non prova più odio, ma voglia di giustizia sì.

Quella sempre.

"Mi ricordo che quando ho saputo della morte di Mussolini mi sono venute le lacrime agli occhi: avrei voluto che fosse stato condotto vivo davanti a un tribunale e fosse condannato per i suoi crimini. Troppi fascisti l’hanno fatta franca, hanno potuto espatriare e non pagare il loro conto con la giustizia."

Il fisico robusto gli ha permesso di combattere la malattia ai polmoni incorsa a seguito della prigionia che l’ha reso invalido, ma la mente è lucida come i ricordi che si susseguono incalzanti e vivi come raccontassero l’oggi.

"L’offesa peggiore che ho ricevuto sono rimaste le parole di chi un giorno, dopo aver sentito il mio racconto non ha saputo dirmi che – Ma chi te l’ha fatto fare? –

Non ho risposto, l’ho solo guardato dritto negli occhi e me ne sono andato via, ferito dentro."

Tornare a Dachau, è stato un dovere.

"Ho rivisto quel che resta del blocco 28: una distesa d’erba verde, una lapide con un numero su. Ho fotografato tutto: dai forni crematori, al monumento eretto alle vittime italiane. Le immagini cruente che documentano lo scempio umano, cosa ci hanno fatto."

Si sofferma sulle foto e mi dice "Questo è stato il nostro destino.

Le tengo con cura. Sono più di un ricordo: sono una parte di me stesso. Chissà che fine faranno quando io non ci sarò più…

Lo scriva ai giovani di essere vigili, di far crescere la giustizia e il rispetto per tutti gli esseri umani, di lavorare per conservare il bene immenso della pace.

Alzare la testa e non essere indifferenti verso la sofferenza e l’ingiustizia serve a non dimenticare il sacrificio di tante vite."

Possano allora le tante storie di chi è rimasto essere custodite e tramandate nei cuori di chi le ha ascoltate e lette, consapevoli di avere il dovere di testimoniarle a chi verrà dopo di noi, insieme a quei valori eterni di giustizia e fraternità.

Antonella Ruo Redda

 

Pagina 6 -  Attualità

Manca solo più un anno alle olimpiadi

Olimpiadi invernali di Torino: febbraio 2006... oddio manca esattamente un anno!Nessuno ne parla, al di fuori del Piemonte, c’è un buco di miliardi da coprire nel bilancio, ci sono tanti buchi in città da farla sembrare una forma di gruviera, ma c’è anche tanto entusiasmo e tanta attesa per quello che sarà certamente l’evento più importante e spettacolare di questi decenni. Un occhio di bue puntato ininterrottamente su Torino per quindici giorni: tutto il mondo vedrà dagli schermi più o meno giganteschi il nostro capoluogo sabaudo con la sua celeberrima Mole, la splendida corona di Alpi che la circonda e la sua particolare struttura urbanistica che ne fa una delle città più eleganti d’Italia.

In tutto questo anche noi casellesi avremo la nostra parte di gloria (o di critiche) quando i primi spettatori scenderanno la scaletta dell’aereo e si ritroveranno all’aeroporto Sando Pertini di Caselle. Saremo pronti ad accoglierli? Lo spazio sarà sufficiente a far atterrare tutti? Ci sarà un collegamento continuo ed efficiente conTorino? Qualcuno saprà dare indicazioni in una lingua straniera?

Abbiamo cercato di rispondere a queste domande, a distanza di un anno dalle Olimpiadi, per sondare il terreno e per vedere se si respira aria di cambiamento, di innovazione, di adeguamento a quelle che saranno le esigenze di un evento di portata internazionale.

Vi anticipiamo già che non siamo rimasti delusi e che abbiamo fatto scoperte interessanti: nuovi voli, record di passeggeri, più investimenti commerciali e un buon flusso di turisti.

Innanzitutto dal 15 gennaio al 26 marzo è attivo un nuovo collegamento con Oslo tramite la compagnia Norwegian su Boeing 737: un’ottima possibilità per conoscere e farci conoscere da una importante capitale nordica. Proseguono intanto i voli a basso costo per Londra (da Porta Palazzo a Portobello), Parigi e Barcellona e saranno operativi tra breve nuovi scali:Parigi Orly con Easy Jet e Vienna con Austrian Airlines.

Inoltre, è stato da poco toccato un record di presenze: nel 2004 si sono superati i tre milioni di passeggeri, più del 10% rispetto all’anno precedente e il 2 gennaio di quest’annop si è segnato un nuovo record storico giornaliero con 19.635 passeggeri.Ricordiamo che gli sportivi inglesi e francesi in questo periodo non mancano per nulla al mondo l’appuntamento della settimana bianca sulle nostre montagne. Un aeroporto sempre più frequentato dunque e viene da chiedersi se in tutti questi passaggi a qualcuno non venga in mente di fare un giro per Caselle.Sarebbe bello intervistarlo!

Per quanto riguarda invece le strutture extra-aeroportuali, anche qui ci sono da segnalare interessanti novità: è stato infatti aperto da poco il Fly Bar, un punto degustazione dell’azienda piemontese Bersano che permette ai viaggiatori in transito di assaggiare prodotti tipici piemontesi abbinati ad un ottimo bicchiere di vino Barbera o Barolo. Un modo per riempire piacevolmente le attese facendo marketing nostrano (e solo noi sappiamo quanto ce n’è bisogno!).

E ancora, molto utile si rivela essere il punto informativo diTurismo Torino, l’ente metà pubblico e metà privato che da una decina di anni gestisce il flusso turistico del territorio e si colloca nei punti strategici come la stazione di Porta Nuova, il centro storico della città e l’aeroporto per l’appunto.Qui il forestiero potrà trovare tutta l’ampia offerta museale e ludica del capoluogo, potrà prenotare un albergo o un ristorante o semplicemente avere indicazioni su come raggiungere la città.

E qui veniamo all’ultimo punto (dolente): il collegamento con Torino. A parte i taxi o il treno che ferma solo alla stazione Dora, il vero mezzo che congiunge l’aeroporto con il centro città è l’autolinea Sadem che, in quanto autobus, si deve scontrare con il traffico quotidiano e anche con una certa difficoltà del personale ad interagire con i turisti stranieri – lacuna che va colmata in vista delle Olimpiadi magari impartendo alcune lezioni base d’inglese.

In conclusione possiamo dire che mentre l’orologio di piazza Castello continua il suo conto alla rovescia e la neve cade sempre pià fitta a noi sale l’adrenalina e anche un po’ di ansia, inevitabile per chi potrà raccontare di aver vissuto molto da vicino l’esperienza di un’Olimpiade, anche solo affacciandosi alla finestra di casa.

Laura Giordano

 

Caselle cambia

Caselle si veste a cinque cerchi per il conto alla rovescia verso le Olimpiadi del 2006. Gli orologi hanno superato mercoledì scorso il traguardo dei meno 365 giorni dalla cerimonia di inaugurazione delle gare. I giochi invernali saranno nell’aria e soprattutto sotto gli occhi dei piemontesi e dei turisti che visitano i tesori del nostro territorio. Da ieri presso il palazzo Civico di Torino è accesa la fiaccola olimpica progettata da Pininfarina.

La nostra città sarà al centro di tutte le manifestazioni in quanto l’Aeroporto "Sandro Pertini", che già negli anni scorsi ha visto atterrare la bandiera olimpica, sarà l’aeroporto ufficiale dei prossimi giochi e il punto di passaggio di tutti coloro che gareggeranno e parteciperanno alle olimpiadi invernali.

Per questo motivo abbiamo intervistato l’assessore provinciale ai Trasporti e alle grandi infrastrutture Franco Campia.

"Caselle: una città che vola in tutto il mondo". Questa affermazione si addice particolarmente al periodo olimpico: come varrà modificata la viabilità per collegare l’aeroporto a Torino?

"Le modifiche alla viabilità riguarderanno i tratti più prossimi all’aeroporto e serviranno ad aumentare la fluidità del traffico ed a eliminare strozzature come il semaforo all’incrocio tra la Provinciale per Ciriè e quella per San Maurizio."

E alle altre città olimpiche?

"I diversi siti Olimpici saranno raggiunti con un forte ricorso agli autobus, a questo scopo verrà predisposto un "Movicentro" che consentirà di ospitarne un gran numero ed assicurare un comodo accesso all’aerostazione."

A che punto si è con i lavori?

"I lavori nell’aerostazione sono in corso, quelli esterni dovrebbero iniziare entro fine mese inizio del prossimo."

Che trasformazioni, ampliamenti verranno fatti al complesso aeroportuale?

"Si tratta di un intervento davvero considerevole e riassumendolo si realizzerà un ampliamento dell’aerostazione passeggeri allargandola sul lato piazzale aeromobili. Risulterà ampliata la hall partenze e i gate passeranno da 12 a 21 mentre i passaggi per i controlli di sicurezza passeranno da 6 a 11.

Si realizzerà inoltre un ampliamento al piano superiore con collegamento diretto al parcheggio. Interessante anche la realizzazione di 20 postazioni di checkin in "Remoti" collocati tra la stazione ferroviaria e il parcheggio multipiano. Ci saranno anche grosse novità per i bagagli con nuovo fabbricato dedicato al loro controllo e smistamento."

Verranno costruite delle aree commerciali o degli alberghi?

"Sì, le aree commerciali verranno ampliate; all’interno dell’aerostazione in particolare verrà ampliato lo spazio destinato alla ristorazione. In futuro è prevista la realizzazione di un Hotel presso la stazione ferroviaria; sarà realizzato però dopo le Olimpiadi ed in seguito all’approvazione di una strumento urbanistico in itinere."

Bisogna considerare che a un anno dall’inizio del Giochi invernali, Torino ha già il suo record, infatti, è già pronto il 50% degli impianti che ospiteranno le gare. Questo è un risultato che non si era mai visto in nessun altra olimpiade!

Mara Milanesio

 

Pagina 7 - La Nostra Politica

 

La parola all'assessore Paolo Gremo

Assessore Paolo Gremo, qual è la situazione del commercio a Caselle?

Il commercio ha dei problemi e non solo a Caselle. In realtà, si è passati da un sistema in cui il comune poteva regolare in base alla popolazione il numero di licenze per ogni genere e questo garantiva ad ogni negozio un bacino di utenza. Con la liberalizzazione, che è seguita alla legge Bersani, ogni cittadino può aprire un negozio. Questo in prima battuta crea un posto di lavoro, ma poi crea maggiore concorrenza e quindi è venuta a crearsi più offerta che domanda. La grande distribuzione ha, infine, sfasato il sistema distributivo offrendo superfici, orari e una quantità di merce che il singolo negoziante non è in grado di offrire. Questo è vero nella realtà casellese, dove la grande distribuzione non è presente direttamente, ma lo è nei comuni immediatamente limitrofi. In questo quadro, l’apertura del Di Meglio ha sicuramente creato un contraccolpo al commercio locale, ma l’Amministrazione la rivendica come scelta giusta che va nella direzione di offrire servizi nell’oltre ferrovia. La prossima apertura di grandi superfici e di gallerie commerciali pone all’Amministrazione, ma soprattutto ai commercianti – che devono essere presenti in questo momento come associazioni – una domanda fondamentale: cosa vuol dire essere commercianti nel centro storico?

Appunto, cosa vuol dire essere commercianti nel centro storico?

Proprio in questi momenti, i negozianti dei centri storici devono guadagnare appetibilità offrendo quello che non offre la grande distribuzione. Il Comune lavora insieme alla Provincia e alla Regione al fine di valorizzare i nostri prodotti. La riscoperta del "salam ed turgia", ad esempio, deve servire da traino per gli altri prodotti a disposizione dei clienti. A questo si sono agganciati i ristoratori, le panetterie e le pasticcerie, perchè in un contesto provinciale ampia il pubblico a cui rivolgersi.

Ma cosa fa in concreto l’Amministrazione per il centro storico?

L’impegno specifico dell’Amministrazione è rendere appetibile e a dimensione dell’uomo il nostro centro storico. Sta partendo il Piano triennale delle opere pubbliche di riqualificazione urbana del centro storico che prevede un miglioramento dei marciapiedi, dell’arredo urbano, della illuminazione pubblica e un programma di adeguamento delle insegne commerciali. Si vuole ritornare alla Caselle di un tempo, in cui sia bello passeggiare e che possieda una propria identità. Tempo un anno e si vedranno i fatti.

E a Mappano? Come va il commercio?

La realtà mappanese è differente da quella di Caselle. La nostra frazione si confronta da sempre con Torino. Oltretutto mentre i negozi casellesi sono composti da un nucleo ormai consolidato, a Mappano vi è un ricambio maggiore quale conseguenza della espansione dell’abitato. La crisi, che vi è ovunque, si sente in modo differente a Mappano perchè è abituata a confrontarti con la grande distribuzione e ha una clientela prevalentemente di passaggio.

Vi è una realtà nuova a Caselle: le persone che arrivano ogni anno in misura di 2/300. Come rendere questi arrivi dei veri casellese e quindi anche clienti dei nostri negozi?

L’Amministrazione ha interesse che questi nuovi arrivi si sentano parte di Caselle. Il modo scelto è caratterizzare Caselle in modo da farli affezionare al nostro comune. Come ufficio URP diamo ai nuovi residenti materiale contenente le guide ai servizi ed anche una copia di Cose Nostre. Anche in questo campo, l’aiuto delle associazioni e, visto l’argomento di questa intervista, in particolare dei commercianti aiuterà a migliorare questo dono di benvenuto.

D.G.

 

La parola al Presidente dell'associazione dei commercianti, Ciravolo

Presidente Ciravolo, qual è la situazione del commercio a Caselle?

Vi è una crisi totale in ogni settore, pertanto il consumatore è obbligato a porre attenzione alle proprie scelte. Inoltre la nostra zona è colpita dalla crisi della Fiat e, a livello nazionale, l’introduzione dell’euro ha contribuito. Vogliamo dire al consumatore che anche noi commercianti siamo vittime di questa situazione e dell’atteggiamento di pochi disonesti che ne hanno approfittato. Purtroppo ci vorrà ancora del tempo per uscire da questa situazione.

In questa situazione di crisi si inserisce l’apertura di enormi spazi commerciali alle porte di Caselle.

Proprio in questi giorni abbiamo incontrato un dirigente della Bennet, insieme al Sindaco e all’Assessore Gremo. Le cifre di cui parlano sono inattese. Consigli cautela ai commercianti che intendono entrare nella galleria. Forse la risposta migliore alla crisi e a questa apertura è mantenere la professionalità e costanza nel seguire le esigenze del cliente.

Con questa apertura aumenteranno le chiusure dei negozi.

Abbiamo proposto al Bennet di assumere i negozianti che chiuderanno e ci hanno invitato a far fare loro un curriculum e a presentarlo all’Assessore.

Come si può rivitalizzare il centro storico?

Una prima cosa da fare è sistemare la viabilità. Alcuni esempi. Ci sono stati due giorni di nebbia? Bene, non c’era una striscia stradale ad aiutare.

Non ci sono le indicazioni "Caselle Torinese" alle porte del comune, questi che sono come dei biglietti da visita, indicano ai non residenti che esistiamo. Alle volte vengono chiuse strade all’improvviso, creando confusione ai clienti e a noi, con il carico e lo scarico. Di queste cose l’Amministrazione se ne rende conto?

È un problema di lavori quindi?

Anche. Pensiamo ai tempi dei lavori che non sono controllati.

Quindi manca il dialogo con l’Amministrazione?

Non si può arrivare all’ultimo momento. Prendiamo le luminarie, come si sa, abbiamo letto sui giornali che non ci sarebbero state. Se avessimo saputo prima, ci saremo organizzati.

Come il commercio casellese si prepara alle Olimpiadi?

Alcuni negozi sono messi bene: ci sono negozianti lungimiranti che hanno compreso la ricaduta. Altri, invece, sono pessimisti che l’evento porti gente da noi. Certo, sarebbe bello avere nel 2006 un paese presentabile. Di sicuro ci sarà tempo per adeguarci.

Come vi rivolgete ai nuovi residenti a Caselle?

Anche qui, ci sono le due facce: negozi che portano la spesa a casa ed altri che nulla fanno. Questo non serve solo per avere nuovi clienti, ma anche per combattere la grande distribuzione.

Come è la vita dell?Associazione commercianti?

Stiamo programmando il 2005 ed è iniziato il tesseramento, mentre stiamo stilando il bilancio del 2004. Quest’anno ci saranno le elezioni del nuovo direttivo. Invitiamo i commercianti ad essere presenti ed a portare nuove idee, per avere un programma nuovo. Sono anche allo studio dei corsi di aggiornamento sulle nuove normative. Infine mi è gradito ringraziare Cose Nostre ed il suo direttore per questo spazio alla nostra voce.

Davide Gosti

Pagina 8 - Attualità

In Consiglio Comunale arrivano le assenze al C.I.M.

Alla fine il sindaco Giuseppe Marsaglia ha riconfermato la fiducia nei due consiglieri del consorzio della frazione Mappano. Ma, in occasione dell’ultimo consiglio comunale di Caselle, i due consiglieri hanno rischiato di essere i primi politici in Italia ad essere "licenziati" per le loro assenze. La discussione è partita da un’apposita interrogazione presentata dal consigliere dell’Udc Valter Destino che ha lamentato le continue assenze dei consiglieri, regolarmente retribuiti dal comune di Caselle, Antonio Destefanis ed Endrio Milano. Il primo rappresentante di "Mappano per l’Ulivo", il secondo segretario della sezione casellese dei Comunisti Italiani. "Al consorzio spesso il presidente va ingiustificatamente oltre le sue mansioni anche perché parte dei consiglieri non c’è mai" diceva l’interrogazione di Destino. Durante il consiglio, Endrio Milano si è difeso a spada tratta: "Sono mancato pochissime volte e i cittadini lo sanno. Purtroppo quando i consigli di amministrazione vengono convocati all’una del pomeriggio, il posto di lavoro personale non può essere sacrificato per un gettone di presenza". Milano ha anche illustrato l’esiguo stipendio dei consiglieri del consorzio (circa 360 euro lordi), circa la metà di quello che percepisce il presidente Antonio Zappia, che nel suo intervento ha in pratica confermato le assenze dei due consiglieri dalle attività consortili. Alla fine la parola è passata al sindaco Marsaglia che ha spento momentaneamente le polemiche rinnovando la fiducia nell’attuale consiglio di amministrazione del consorzio ammettendo però, nello stupore generale, che di questa anomala situazione non era mai stato informato. "Una situazione che fa rabbrividire – risponde Valter Destino – è impossibile che il sindaco non sia informato di una cosa del genere. Questo può significare, cosa gravissima, che il presidente Zappia non riferisce mai della situazione in seno al consorzio al sindaco di Caselle oppure che ci sono intrecci politici che non permettono un regolare svolgimento dell’attività amministrativa e dell’eventuale sostituzione di alcuni consiglieri che non lavorano per Mappano. Milano e Destefanis hanno collezionato assenze in circa il 30% dei consigli di amministrazione. Se hanno altri impegni, legittimi come il lavoro, abbiano almeno il buon senso di dimettersi per evitare di continuare a prendere in giro i cittadini mappanesi e casellesi". Destino ha anche formalmente richiesto le dimissioni del presidente Antonio Zappia e una risposta chiara sul futuro del consorzio intercomunale di Mappano: "Così com’è non funziona e non ha poteri, per tenerlo in piedi in questo stato sarebbe maggiormente opportuno chiuderlo al più presto".

Alessandro Previati

Dopo oltre un anno  riapre la sede della " Margherita."

Dopo oltre un anno di assenza, riapre la sede di "Democrazia è Libertà – La Margherita" nella nostra Città.

La chiusura della sede nel corso dell’anno 2004 si era resa necessaria per una serie di lavori, da parte del proprietario, non più procrastinabili nel tempo da svolgere al suo interno e per una possibile diversa destinazione d’uso dei locali stessi.

Ora, dopo la fase congressuale di circa un anno fa che aveva visto sia la strutturazione organica del partito della Margherita sia la nascita dello strumento nuovo e versatile dei circoli, nuovamente a Caselle T.se vi sarà un luogo dove tutti i moderati di radice cattolica, laica e riformista interessati all’impegno civico potranno trovare spazio ed occasione di confronto e di dibattito.

Le due sale al numero 34 di via Gibellini non sono da intendersi come una semplice sede di partito aperta solo per l’imminente tornata elettorale di primavera (anche se ciò rappresenterà indubbiamente un primo banco di prova), bensì come un luogo aperto a tutti e che desidera organizzarsi in modo da garantire una presenza costante sul territorio cittadino.

Il Circolo casellese è stato di recente intitolato alla grande figura di Alcide De Gasperi: uomo la cui esperienza ed il cui esempio non sono ancora esauriti ed, anzi, rappresentano una testimonianza di impegno totale e senza interessi personali nei confronti della "Cosa pubblica". Una testimonianza che oggi più che mai sentiamo di dover fare nostra e portare in tutti gli ambienti della società civile.

Per celebrare nel migliore dei modi questa riapertura dei locali di via Gibellini 34, è stata prevista una serata apposita venerdì 25 febbraio 2005 alle ore 20,30.

Alla cerimonia di inaugurazione saranno presenti, oltre a Giuseppe Marsaglia Cagnola, Sindaco della nostra Città, l’On. Gianfranco Morgando, Presidente Regionale della Margherita, e Stefano lepri, Assessore al Comune di Torino. La presenza di tali illustri ospiti è segno dell’importanza dell’evento e sarà occasione per approfondire insieme a loro alcune tra le tematiche più importanti del nostro vivere quotidiano.

Anche altre persone sono state invitate per rendere importante e "programmatico" questo incontro.

L’invito a partecipare alla serata è rivolto a tutti, non solo agli iscritti o ai simpatizzanti della Margherita, ma a tutti coloro che desiderano apportare il proprio contributo alla vita politico-sociale della Città.

Le organizzazioni partitiche, associative, civiche, sono tutte espressione della democrazia: come tale è da intendersi anche questa riapertura della nostra sede.

Come esprimevo poco sopra, l’intento della dirigenza della Margherita del Circolo casellese "Alcide De Gasperi" è quello di proporre una sede aperta ai cittadini, alle associazioni, ai giovani, alle categorie, … con giorni ed orari stabiliti in modo da permettere un dialogo diretto ed immediato con gli esponenti locali del partito e con gli amministratori iscritti o comunque vicini alle posizioni ed ai pensieri della Margherita. Maggiori informazioni sarà possibile reperirle direttamente presso la sede stessa.

Riteniamo che quei valori alti e forti dettati dai "grandi padri" don Sturzo, De Gasperi, Moro, … siano fondamentali per un impegno politico vero anche oggi: con questi sentimenti invitiamo tutti all’inaugurazione di venerdì 25 febbraio 2005 alle ore 20,30 presso via Gibellini 24.

Luca Baracco

Portavoce del Circolo
"Alcide De Gasperi"
di Caselle Torinese
"Democrazia è Libertà –
La Margherita"

Dal gruppo UDC

Ma i cittadini sanno davvero?

L’ultimo numero del periodico "La città informa"- dicembre 2004 – edito dall’amministrazione comunale – si apriva con un articolo a tutta pagina del Sindaco, redatto sotto forma di lettera aperta recante un titolo concettualmente ingannevole:

"Le priorità dei cittadini". In realtà, come scriveva Marsaglia nelle prime quattro righe, si trattava di "… talune scelte compiute dall’Amministrazione…"che i cittadini subivano e che il Sindaco si sentiva in dovere di riferire e giustificare: insomma, quelli che nel titolo erano dati per sicuri soggetti attivi (i cittadini) ben presto si rivelavano essere in realtà gli oggetti passivi di scelte altrui e, a quanto pare, neanche molto condivise.

Anche sui numeri riportati, che dovrebbero rappresentare dei presupposti granitici,c’è qualcosa da osservare perché, si sa, nel calcolo globale, per poi arrivare alla divisione per alunno, è sufficiente, ad esempio, e a seconda delle convenienze, aggiungere o ignorare l’IVA, conteggiare o meno la parcella del professionista incaricato del progetto, anticipare stanziamenti iscritti a bilancio che però troveranno copertura nell’esercizio successivo; inoltre il ripianamento del debito dell’ente Baulino non è coperto dal bilancio 2004 bensì spalmato in tre anni. Proseguendo, per giustificare la rinuncia alle luminarie natalizie, il Sindaco scrive testualmente:" Ho deciso di seguire, insieme alla Giunta e al Consiglio Comunale, il modello del buon padre di famiglia pronto a sacrificare le spese voluttuarie…".

E no, Sindaco, forse ne avrai parlato in giunta, ma in consiglio non si è mai discusso, non si è mai deliberato e tantomeno ti è stato dato mandato di lasciare al buio Caselle senza le luminarie natalizie. Il contenuto dei commenti della gente di fronte ai festoni luminosi in tutti gli altri comuni viciniori non è stato di comprensione e solidarietà per la tua decisione,ma il dilemma tra ritenere un’orda di allegri spreconi gli amministratori degli altri comuni (possibile tutti?) o una congrega di incompetenti spilorci i nostri, incapaci anche di trovare una qualche forma di collaborazione con i commercianti locali.

E sempre a proposito di polemiche con i commercianti stupisce veramente che l’assessorato, retto da un commerciante,sia fonte di continui diverbi e incomprensioni con la categoria tanto che su un numero di dicembre 2004 del Risveglio, settimanale notoriamente non della nostra parte politica,la giornalista terminava l’articolo testualmente:"Insomma è davvero un coro di proteste e l’amministrazione Marsaglia ai minimi storici del consenso popolare".

Tornando all’argomento di partenza e per concludere queste riflessioni, crediamo che negli anni sia stato completamente ribaltato lo spirito con cui era nato "La città informa" passando da semplice foglio di servizio a bollettino della maggioranza che crede di giustificare la pluralità di opinione con due articoli di poche righe delle minoranze. Noi siamo disponibili a rinunciare al nostro spazio purché la maggioranza autofinanzi il proprio periodico e non usi più soldi pubblici interrompendo l’equivoco tra informazione e propaganda.

Il gruppo UDC

Pagina 9 - Cronaca

Gli scavi di via Caldano

Continua la posa del collettore delle acque meteoriche

Arrivi al bocciodromo e proprio non puoi fare a meno di vedere che si sta attuando un lavoro di proporzioni enormi.

La strada, verso il Caldano, è stata sventrata e di fianco, sul ciglio, ci sono un sacco di strani "scatoloni" grigi.

L’arcano, se così vogliamo definirlo, è presto svelato: si sta attuando l’interramento dei tubi del collettore di scarico delle acque meteoriche dell’area aeroportuale e della nascente nuova zona che crescerà tra lo scalo e i Grangiotti.

Infatti, basta seguire una sorta di pista per capire che tra breve gli scavi interesseranno anche un altro pezzo di Strada Caldano, per poi svoltare in Via Aldo Moro, attraversare Viale Bona e congiungersi con quanto già scavato o posto a dimora in Via Madonnina.

Mauro Castrale, capo settore del comparto Opere Pubbliche della nostra città, ci ha detto:

"Senza dubbio, vista l’entità dei lavori, è un’opera lunga che ci terrà compagnia ancora per un bel pezzo. Entro la fine dell’estate verrà completato l’interramento tra strada Caldano e via Madonnina ed è logico che ci saranno ancora forti disagi. Del resto occorre scavare sino a sei metri di profondità."

Si tratta di un’opera di grande utilità per tutti: il collettore potrà essere usato anche per lo scarico delle acque bianche e in più impedirà i periodici allagamenti ben conosciuti dagli abitanti delle zone vicine allo scalo aeroportuale.

Festeggiato S. Antonio

Spirava fredda, da nord, la tramontana in Via Cravero domenica 16 gennaio, ma vi era ugualmente tanta gente sul grato della Chiesa di Santa Maria e sulla via. Si celebrava la solennità di Sant’Antonio Abate. Tanti i trattori: belli, lucidi, grandi e per la prima volta tanti animali domestici: cani al guinzaglio in maggioranza e qualche gatto nella gabbia. "Pallina" la simpatica cagnolina di Carlin, che gli anni passati era sola, quest’anno avrebbe avuto molti consimili.

Poi Aldo Chiabotto, con tre animali un poco particolari: un pony, una capra e l’asino che da alcuni anni partecipa al Presepe che Padre Vittorio, grande amico degli Alpini Casellesi e cappellano del CTO, organizza in quell’ospedale.

La partecipazione al pranzo ha superato ogni aspettativa, anche se domenica 16, giorno appena precedente a Sant’Antonio, in molti comuni limitrofi si festeggiava la medesima ricorrenza.

In un ambiente familiare come la sede degli Alpini vengono numerose al pranzo le famiglie intere. Oltre al sindaco Giuseppe Marsaglia, erano presenti gli assessori Paolo Gremo e Paolo Odetti nella duplice veste di assessore e presidente della sezione Coldiretti, che con alcuni volenterosi, in modo particolare Giuseppina e Francesco Vietti, in assenza dei priori e del padrino, organizzano ogni anno questa ricorrenza di Sant’Antonio e della giornata del Ringraziamento.

Il ricavato della festa è stato devoluto: Euro 1.000,00 ai Vigili volontari di Caselle per l’acquisto della nuova autopompa, Euro 300,00 all’Ospedale Baulino ed Euro 300,00 alle Opere Caritatevoli della Parrochhia.

Pare che per il 2006 qualche giovane si sia offerto per rinnovare la tradizione dei priori. Chi vivrà vedrà.

L.C.

Scuola primaria: scelto il logo

Sabato 5 febbraio u.s. presso l’Auditorium di Viale Bona è stato premiato l’alunno Vercelli Lorenzo della classe 2a A del plesso "Collodi" per aver realizzato il logo più rappresentativo della scuola primaria di Caselle Torinese da utilizzare come simbolo sul portfolio.

Per riconoscere l’impegno e la partecipazione di tutte le classi sono stati altresì selezionati i 14 migliori elaborati dei due plessi (1 per ogni interclasse).

I vincitori sono stati Alessio Belli, Riccardo Valletti, Federico Siano, Giacomo Ambrosino, Luca Segretario, Andrea Tripoli, Martina Lonetto, Marica Passarella, Sara Bergonzi, Nicolò Vario, Simona Baracco, Domenico Motta, Martina Lotito e Alessandro Di Vincenzo.

Ad ogni alunno è stato assegnato un piccolo riconoscimento.

Dopo la premiazione si è svolta la vendita delle torte realizzate dai genitori di tutta la Scuola primaria il cui ricavato sarà destinato all’acquisto di materiale scolastico.

Pagina 10 - Volontariato

Croce Verde

Non solo urgenze

Incontri e corsi a vantaggio della collettività

Anche se nascosti e relegati al poliambulatorio dove abbiamo la sede, ciò non toglie che cerchiamo di essere presenti in ogni manifestazione sia essa di carattere sportiva, musicale, ricreativa o di rappresentanza.

Qualcuno potrebbe dire: "basta e avanza" per utilizzare una frase fatta. C’è un problema: a noi non basta.

Non basta perché vi sono attività collaterali che devono essere portate avanti, investire tempo e energie per attività a lungo termine. Se vogliamo che portino frutto, le proposte devono essere continuative e coerenti anno dopo anno.

Dopo una pausa di un paio d’anni siamo ritornati nelle scuole medie.

Grazie alla collaborazione fattiva con i consigli d’Istituto di Caselle e Borgaro, si stanno tenendo in questo periodo degli incontri con i giovani amici delle classi seconde, per parlare e insieme a loro trovare quelle fonti di rischio e pericolo sanitario, che si nascondono fra le pareti domestiche o quelle scolastiche; dei possibili danni fisici che questi rischi comportano. Spiegare, del perché, del come e del quando chiamare il 118, a cosa serve, come funziona e soprattutto rendersi conto di cosa fare quando si attende l’arrivo di un’ambulanza.

Ci fischiavano le orecchie... era ora, da anni si mormorava, da tempo se ne faceva richiesta e ora il sogno diventa realtà. Si è deciso di proporre degli incontri informativi sul primo soccorso: questo corso non serve per diventare Volontari del Soccorso, ma permette di conoscere le tecniche di base di primo soccorso, da utilizzare ogni giorno, in casa o per la strada.

Gli incontri in programma (saranno in tutto sei), si terranno presso la sala F.lli Cervi di via Mazzini (messa a disposizione dal Comune) e tutti in orario serale per permettere a coloro che lo desiderano di partecipare. Onestamente non sappiamo quanti vorranno iscriversi, gli incontri sono assolutamente gratuiti, per precauzione vi sarà un tetto massimo di partecipanti ma solo per problemi logistici visto che gli incontri non sono solo teorici.

Ultima cosa i nostri numeri: in tutto il 2004 su richiesta del 118 si sono svolti 2100 interventi di cui 780 nelle ore notturne e nei giorni di sabato e festivi. Un totale di 76 servizi di istituto di cui 8 assistenze a tornei o manifestazioni sportive; 9 assistenze a concerti e 5 a manifestazioni varie.

Come si può notare vi è molto fermento grazie alla disponibilità di tutti i militi volontari della sezione, un surplus di tempo da impiegare per la collettività ma con la speranza di contribuire a cambiare questa società sempre più individualista.

essepi

Emergenze e appelli, cosa fare?

Alcune settimane fa, molti navigatori in internet sono sobbalzati nel ricevere una mail il cui oggetto era la ricerca di donatori di sangue per far fonte ad una urgenza mai verificatasi prima.

Ammetto che come fruitore del servizio di posta elettronica ho quasi subito cestinato tale appello, non perché non interessato, ci mancherebbe, ma perché di catene di sant’Antonio "virtuali" come queste se ne ricevono in abbondanza e sono tutte finalizzate a raccogliere più indirizzi di posta elettronica possibili per poi impiegarli per altri scopi: uno fra tutti, invio di pubblicità.

Leggendo successivamente sul giornale l’accorato appello per la donazione di sangue, ho dovuto ricredermi e di conseguenza seguire l’evolversi della situazione e con mio rammarico anche delle polemiche intercorse successivamente.

Parlandone una sera durante la riunione del direttivo Avis casellese, ci siamo interrogati del perché di tutto questo e, lungi da noi il far polemica, vorremmo, a scanso di equivoci, mettere quei giusti puntini sulle "i" in modo da non lasciare dubbi.

Iniziamo con l’affermare che la legge non prevede più la donazione direttamente da persona a persona: il sangue ad uso trasfusionale deve essere prelevato durante la mattinata, in quanto il donatore deve essere a digiuno (viene tollerato un caffè o un té poco zuccherato); non si perde la giornata di lavoro, essa viene retribuita interamente e questo lo stabilisce una legge dello stato da ormai tanti e tanti anni.

Le sacche per donazione si conservano, ma non in eterno. Perdonate l’esempio, ma è come il latte fresco, tengo il fabbisogno per ogni emergenza, ma in frigo non ne avrò un bidone da 30 litri.

Ultimo punto, il centro Avis ha una banca dati da cui può attingere informazioni in tempo reale su tutti i propri iscritti. Una cosa che poche persone fanno è quella di segnalare la variazione del numero telefonico, questo non serve solo per le emergenze, serve a noi stessi per essere rintracciati, nel maggiore dei casi, quando devono comunicarci con urgenza le nostre personali analisi del sangue.

Di anno in anno tutti quanti siamo impegnati a far fronte ad altre emergenze; per esempio nei mesi estivi, quando il sangue scarseggia e questo lo dimostrano le continue campagne di sensibilizzazione fatte non solo dall’Avis, ma anche dalla Regione Piemonte.

Però non è pensabile raccogliere donazioni senza fare controlli: d’altronde, se non faccio l’analisi del sangue da dieci anni, chi mi dice che il mio sangue sia in perfetta salute?

Se ogni persona donasse una volta all’anno farebbe un gesto di alto valore morale e civico e avrebbe la certezza di essere in buona salute.

Torneremo ancora sull’argomento nei prossimi mesi per parlare della "nostra" realtà, dei risultati ottenuti nell’anno appena trascorso, delle attività intraprese e di altro ancora. Inoltre per la felicità dei "mail muniti" è stata aperta una casella di posta per la nostra Avis comunale, chi volesse comuni-
care e ricevere informazioni
può scrivere a: HYPERLINK
aviscaselle@tiscali.it

Risponderemo sicuramente... provare per credere.

Il direttivo Avis comunale di Caselle.

  Pagina 11 - Almanacco

Il freddo? Tutta colpa di Bora e Burano !

Se avessimo scritto il commento di questo gennaio 2005 domenica 23 avremmo sicuramente scritto di un gennaio non eccessivamente freddo, invece: dal 24 al 31 abbiamo avuto una settimana decisamente fredda, per colpa di Bora e Burano (fratello e sorella o marito e moglie?) comunque venti dal Nord Europa decisamente freddi e secchi.

La prima settimana è passata con cielo sereno, temperature minime tra i –3,5° e –5,5° e le massime attorno ai 6-8°. Per la pressione alta vi è poco movimento di aria e il clima resta mite. L’alta pressione raggiunge il massimo, 1030 bPa, il giorno 7, con una mattinata di nebbia fitta. L’alta pressione tiene fino al giorno 17. Il giorno 15 la nebbia, anche se non fitta, crea difficoltà agli aerei. Il 16 ed il 17 le massime, per la poca insolazione, non raggiunge lo ZERO, si fermano a –0,5°, mentre il 18 la minima si ferma a –1°. Il 15, per la nebbia e la temperatura bassa, –5°, si forma la calaverna, la nebbia gelata sui rami delle piante.

Il 18, dopo una giornata senza sole, a sera inizia a nevicare: 0,5 cm, un poco di bianco in campagna. Dal 7 al 18, per la foschia e l’alta pressione, aumenta l’inquinamento atmosferico, allora targhe alterne nelle città e chiusura parziale del traffico.

Il mattino del 21 in poche ore, dalle ore 1 alle 6, la temperatura minima passa da –2,5° a 16° per il fohn che inizia a soffiare verso le 7 e spira tutto il giorno, anche forte. Sulle prealpi si vedono già degli incendi: verso Vallo- Monasterolo e Cumiana e poi anche sull’accampamento.

Il vento spazza tabelloni pubblicitari e indicazioni stradali. La temperatura massima arriva a 18°.

Il 23, quattro cormorani che si spostano dal Lago Gioia verso la Stura girano su uno stagno d’acqua formatosi nella notte nei pressi della provinciale.

È successo che qualche male intenzionato ha chiuso le paratoie sulla strada Mappano cercando di arrecare danno al cantiere della Bennet in Strada Torino. L’acqua non è entrata nel cantiere, ma è defluita nei campi adiacenti creando uno stagno provvisorio.

Dal 24 le minime, sempre per l’aria fredda da Nord, scendono in picchiata per l’intera settimana, fino a raggiungere i -12° di domenica 30. Era dal 16 dicembre del 2001 che non vedevamo i –12° sul nostro termometro, con i –11° nei giorni 2 e 3 gennaio 2002. Minime con due cifre le abbiamo registrate il 28,29 con i –10°, il 30, come detto, i –12° ed il 31 ancora –10°. Già, ma questi sono i giorni della Merla, che la tradizione rurale vuole i più freddi dell’anno.

Il 26 e 27 i tg ci fanno vedere neve al Centro ed al sud d’Italia. Il blocco della Salerno-Reggio Calabria crea disagi notevoli. Molte persone bloccate per almeno due giorni. Nel giorno della memoria, 60 anni dalla liberazione dei campi di concentramento, a due passi dalla civiltà, vi sono persone ed anche bambini che soffrono per la neve ed il freddo su un’autostrada. Il manto nevoso non era di un metro!

In questa settimana fredda abbiamo visto molti alati avvicinarsi o entrare nella cascina. Sei pavoncelle crogiolarsi al sole, un picchio verde appena fuori dei muri, un merlo maschio, tutto nero col becco giallo, sotto la pianta dei cachi in cerca di qualche buccia di frutto lasciata dalla concorrenza, gazze e storni in particolare, una colonia di fringuelli nel cortile ed il solito pettirosso che svolazza da una rotoballa di fieno all’altra in cerca di semi.

La campagna è tutta "bruciata" per il vento, il gelo ed anche per la siccità. È dal 26 dicembre, ormai, che mancano precipitazioni. Lo 0,5 cm. di neve, uguale a 0,5 mm di pioggia, sono nulla. Anche a Balme la neve è stata poca cosa: 12 cm. totali.

La campagna "bruciata" crea difficoltà anche al gregge che è passato e ripassato in cerca di cibo che scarseggia. Gli altri duemila capi che compongono il "mare bianco" hanno difficoltà ad alimentarsi.

Questo gennaio 2005 è stato il secondo, dopo il gennaio 2002, più freddo negli ultimi 11 anni. Nel gennaio 2002 abbiamo avuto una temperatura media mensile di –0,66°, nel 2005 una temperatura media mensile di 0,045°.

Luigi Chiabotto

Un nuovo animale in campagna: la nutria

E' da almeno 4-5 anni che ne sentivamo parlare da amici di Rivarolo, Bosconero, S.Benigno, poi in epoca più recente da amici di Leinì, verso Fornacino. All’inizio di gennaio l’abbiamo vista in un fosso con acqua vicino alla cascina: è la nutria. Mammifero, grosso roditore, capace di tranciare una pianta di mais in pieno vigore per mangiarne la pannocchia, dalla forma di un topo, vive dove vi è acqua ed è un grande nuotatore.

Infatti da noi, appena l’acqua è mancata e i ristagni sono gelati, non l’abbiamo più vista.

Originario del Sud America, è stato importato per l’allevamento in cattività, per la pelle. È detto anche castorino. Poi qualche allevatore ha pensato bene di liberarle e loro si sono trovate bene nei canali dove l’acqua è costante. Scava grosse gallerie e danneggia gli argini dei canali e dei torrenti e manda su tutte le furie i risicoltori perché con le sue gallerie provoca il travaso dell’acqua dalle risaie, così qualche risaia resta a secco.

Abbiamo potuto vedere che è di abitudini mattutine e neanche tanto paurosa. Sul trattore, mentre nuotava, gli siamo arrivati a meno di 3 metri di distanza.

Nella foto di Luigi Vaschetto, un esemplare rinvenuto morto l’estate scorsa, nei pressi della Cascina Fanghi, in strada Mappano.

Elleci

 

meteo 
nostro

Osservazioni effettuate
 a Caselle Torinese
 Cascina Gallo Grosso
(262 m. lm.)

A cura di 
Luigi Chiabotto

GENNAIO 2005

- Temperatura minima –12° il giorno 30

- Temperatura minima più alta ZERO il giorno 22

- Temperatura minima media del mese –5,18°

- Giorni con temperatura minima di zero o meno gradi: 31

- Temperatura massima: 18° il giorno 21

- Temperatura massima più bassa: –1° il giorno 18

- Temperatura massima media del mese: 5,27°

- Giorni con 10 o più gradi: 2

- Temperatura media del mese: 0,045°

- Giorni con pioggia o neve: 1

- Giorno più piovoso: il giorno 29 con 38 mm

- Totale neve: 0,5 cm.

- Totale pioggia e neve fusa: 0,5 mm

- Giorni senza sole: 3

Pioggia e neve fusa di questo mese, media dal 1980: mm 38,65

 

GENNAIO 2004

- Temperatura minima media del mese: –2,59°

- Temperatura massima media del mese 4,27°

- Temperatura media del mese 1,68°

- Giorni con pioggia o neve: 6

- Totale neve: 2,5 cm

- Totale pioggia e neve fusa: 46 mm

 

Pagina 12 - Mappano

Vicenda compost Mappano

Se sei mesi vi sembran pochi…

180 giorni di chiusura per cercare di migliorare l’impianto

Non si risolverà prima di sei mesi la vicenda dell’impianto Amiat di compostaggio sito al confine tra Borgaro e la frazione Mappano. È questo il termine ultimo emerso dall’assemblea pubblica che si è tenuta proprio a Mappano e che ha visto protagonisti trecento cittadini stanchi di subire le puzze incredibili dell’impianto dell’Amiat. Alla serata hanno partecipato il Senatore Giuseppe Vallone, che all’epoca della costruzione dell’impianto era sindaco di Borgaro, l’attuale primo cittadino borgarese, Vincenzo Barrea, il presidente del consorzio di Mappano, Antonio Zappia e, soprattutto, l’Amministratore Delegato dell’Amiat, Ivan Strozzi. Una presenza, la sua, coraggiosa sotto tutti i punti di vista. È stato proprio Strozzi a comunicare la tempistica per la risoluzione del problema: "Il 20 febbraio finiranno i lavori al nuovo depuratore – ha detto Strozzi – poi il Compost resterà chiuso per sei mesi. Amiat investirà oltre 3 miliardi di vecchie lire per migliorare l’impianto ed eliminare le puzze che stanno rovinando la vita di tanti mappanesi". Secondo l’Amiat i problemi relativi alle puzze emanate sono dovuti ad una costruzione frettolosa dell’impianto, anche a causa del fallimento della ditta che, per prima, si era aggiudicata l’appalto per i lavori. Ma le promesse di Strozzi sono state accolte con scetticismo dai cittadini: "Già nel 1999 l’Amiat ci prometteva che le puzze sarebbero state eliminate in pochi mesi – spiega Mario Ferrando in rappresentanza del comitato spontaneo dei cittadini – le parole di questa sera sono le solite false promesse. Spero di essere smentito presto ma non credo che questo avverrà". Lapidario anche il commento del presidente del consorzio Antonio Zappia: "Se tra sei mesi il Compost non funzionerà a dovere siamo pronti a sederci davanti all’impianto e bloccare la produzione". "Prendiamo atto della disponibilità dell’Amiat nel risolvere la questione – ha detto il sindaco di Borgaro, Vincenzo Barrea – c’è oggi la stessa buona fede di quando l’impianto è stato costruito. Tra sei mesi valuteremo il da farsi". L’impianto di compostaggio, aperto nel 2000, raccoglie il materiale organico di Torino e provincia e lo trasforma in un terriccio fertile per le coltivazioni. Amiat e comune di Borgaro, a suo tempo, avevano promesso che non ci sarebbero stati disagi per la popolazione. Disagi puntualmente verificatisi di cui il Senatore Vallone si è assunto le responsabilità: "Mi assumo la paternità di questo impianto ma noi, allora, ci fidammo della buona fede dell’Amiat. Adesso siamo qui con gli stessi problemi di qualche anno fa perché la gestione pubblica dell’Amiat non è stata in grado di gestire questo impianto. Tra sei mesi o tutto funzionerà alla perfezione o anche l’Amiat dovrà rendersi conto, dopo l’enorme spesa di soldi pubblici, che questo impianto non ha futuro e va chiuso".Vallone, nel 2002, era stato anche il protagonista, insieme alla giunta di Borgaro, di un’ordinanza di chiusura dell’impianto a causa delle puzze. Un’ordinanza che, dopo il ricorso dell’Amiat, fu ribaltata dal Tar che ordinò la riapertura immediata dell’impianto di compostaggio. Nel corso della serata, come spesso accade nelle affollate assemblee di questo tipo, gli interventi dei cittadini hanno spaziato anche su altri argomenti, spesso poco inerenti con la vicenda del Compost. Adesso, come sempre del resto, non resta che attendere.

Alessandro Previati

Area Borsetto:
il giallo del liquido giallo

"Stanno scaricando sostanze nocive, presto correte". È arrivata una telefonata di questo tenore, martedì otto febbraio, al comando della Polizia Municipale di Borgaro. Una segnalazione accompagnata, nel pomeriggio, da una formale denuncia presentata da alcuni cittadini e da diversi consiglieri comunali della lista Alternativa in Movimento. Una denuncia precisa: sui cantieri dell’Area Borsetto, in via Galileo nella frazione Mappano, dove si sono appena aperti i cantieri per la realizzazione del parco intercomunale di Borgaro, una betoniera è stata vista scaricare del liquido di colore giallastro. Risultato: sui terreni in questione si è subito formata un’enorme chiazza gialla dall’aspetto tutt’altro che salutare. La denuncia, ovviamente, ha subito fatto scattare le indagini della Polizia Municipale. Gli agenti, coordinati dal comandante Roberto Macchioni, si sono subito presentati sul posto, bloccando i lavori, insieme agli esperti dell’ufficio tecnico del comune di Borgaro. I rilevamenti sono durati ore, il tempo necessario a scavare in profondità il terreno e scoprire la natura dei liquidi scaricati dalla betoniera. Le prove tossicologiche effettuate dai tecnici hanno però ottenuto esito negativo: "La betoniera stava scaricando acqua a seguito di un provvidenziale lavaggio effettuato dagli operai del cantiere – spiegano dal palazzo civico di Borgaro – sul terreno non ci sono tracce di materiali nocivi". Il colore giallastro rimasto ben visibile, secondo le meticolose indagini eseguite dalla Polizia Municipale, sarebbe dovuto alla particolare conformazione argillosa di quel tratto di terreno. "I cittadini possono stare tranquilli, non c’è nessun pericolo" dicono ancora dal comune. Un messaggio chiaro visto che quei cantieri, prima ancora di partire, erano stati oggetto di una dura critica da parte delle opposizioni in consiglio comunale che avevano anche organizzato una manifestazione di protesta contro l’allora sindaco Giuseppe Vallone e contro il suo diretto successore, Vincenzo Barrea. Cantieri sui quali il comune ha investito cinque miliardi di vecchie lire. I cantieri sono stati riaperti ma le indagini, precauzionalmente, proseguiranno ancora per diversi giorni.

Alessandro Previati

Pagina 13 - Mappano cronaca

Arte e luce a Mappano

Mappano da qualche mese gode di una parete murale arricchita da un’ammirabile opera d’arte grazie all’estro di Dellisanti Malvi Bortolai e di tanti giovani che materialmente l’hanno aiutata, sto parlando del murales di Via Don Murialdo. Raffigura in stile un po’ naif, con tratti precisi e colori vivaci, il cantico di San Francesco "Laudes Creatorum" e penso sia perfetto questo connubio tra l’arte sociale rappresentata dai murales e questa laude che vuole essere un ringraziamento a tutti i doni della terra che noi uomini non dovremmo mai dimenticare di vedere.Dico questo perché i murales, pitture parietali di vaste dimensioni, esplosero e si affermarono con successo in Messico negli anni Venti, riflettendo gli ideali che circolavano allora. I maggiori artisti che si applicarono a questa nuova forma d’arte, che non si esprimeva più negli spazi limitati di una tela, parteciparono in prima persona al clima rivoluzionario di quel periodo e aprirono le porte ad un nuovo tipo di arte detta per l’appunto sociale.

Una nuova forma d’arte collettiva che diversamente dalle altre poteva essere goduta da tutti, indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza. Diego Rivera, il maggiore esponente del realismo pittorico messicano, racconterà nei suoi murales le vicende del suo popolo e delle antiche civiltà avvalendosi di uno stile descrittivo folkloristico che coniuga il vecchio e il nuovo, il moderno e l’antico. Anche nel nostro murales troviamo un nuovo modo per rappresentare e trasmettere il "messaggio" racchiuso nella laude diSan Francesco scritta molti secoli fa, ma da cui ancora oggi dovremmo trarne un esempio ed insegnamento.

Il ciclo delle stagioni che vediamo è delineato da mano di fanciulli che in modo semplice ed innocente ci trasmettono un sole burlone, un vento dispettoso, un inverno freddo e innevato poiché San Francesco scrisse che bisogna ringraziare Dio non solo per la bellezza e l’utilità delle sue creature, ma anche per la sofferenza e la morte anch’esse espressione e prova dell’amore divino.

Viviamo in un mondo dove tutto sembra scontato: la luce del sole, il vento, l’acqua, i prati erbosi, i fiori, e sempre meno ci preoccupiamo che con il nostro stile di vita e la nostra incoscienza finiremo per rovinarlo inquinandolo.Il murales riporta questa frase "Quando l’ultimo albero sarà abbattuto e l’ultimo fiume inquinato ci accorgeremo che il denaro non si può mangiare" e questo dovrebbe farci riflettere sul nostro modo di vivere e ciò che potrà comportare.

I murales devono essere una testimonianza di qualcosa che è avvenuto o di qualcosa che non dobbiamo dimenticare e allora non dimentichiamoci del mondo pieno di meraviglie e bellezze naturali che si intervallano nel susseguirsi delle stagioni e dei giorni. Ricordando le parole di San Francesco rendiamo grazie a fratello sole per la luce e il calore che ogni giorno ci regala e a sorella luna che ci accompagna sempre nelle nostre notti di sogni e speranze.

Alessia Zappia

Le ragazze del Mappano Volley

Quando al termine della scorsa stagione, i dirigenti del "Mappano Volley", con la prospettiva di perdere per svariati motivi, un terzo delle atlete militanti in prima divisione, decisero per l’assorbimento del "Centro Campo", militante in seconda divisione, mai avrebbero pensato di aver creato i presupposti per la realizzazione di una di quelle "favole" sportive per le quali vale ancora la pena entusiasmarsi e dedicare anima e corpo ad un’impresa che a priori si saprà già essere orfana di risvolti economici. Non partivano con i favori del pronostico nel girone G della prima divisione di federazione, ma ora, dopo dodici giornate, hanno messo nel carniere undici vittorie ed una sola sconfitta per 3-2, maturata su un campo al limite del regolamento per l’illuminazione insufficiente, trovandosi malgrado tutto a condurre per 10 a 5 nel quinto set, acquisendo un vantaggio di tre punti sulla seconda e sei punti sulla terza. Le caratteristiche che hanno permesso di trasformare un gruppo di ragazze in una formazione che punta alla vittoria finale nel girone, sono un’eccezionale spirito di spogliatoio ,dove sono bandite dispute ed invidie, ove vige esclusivamente il motto "tutte per tutto", con una compattezza tale che durante la partita tutta la squadra si stringe attorno alla compagna momentaneamente in difficoltà, ed una caparbietà tale da trasformare ogni palla in quella decisiva per il risultato dell’incontro. Tanto entusiasmo ha contagiato tutti coloro che ruotano attorno a questa formazione: genitori, amici, le piccole atlete delle formazioni giovanili con i loro genitori ed amici che, spronate dall’esempio, stanno anch’esse comandando nelle loro categorie.

Sono talmente tanti i tifosi al seguito che non esistono più partite in trasferta , perché un tifo massiccio, assordante ma sempre composto e privo di estremizzazioni di alcun genere, fa sentire le ragazze a casa loro in qualunque situazione. Se la "favola" si trasformerà in realtà, potremo raccontare, tra un paio di mesi, di queste ragazze che impegnate nei play-off cercheranno di raggiungere il traguardo della promozione nella molto più impegnativa categoria superiore, ma se il sogno, per qualunque motivo, dovesse rimanere tale, le ragazze si saranno arricchite ugualmente di tutti quei valori morali che solamente lo sport, privato dal contagio del vile denaro, può regalare.

D.D.V.

Pagina 14 - Arte & Cultura

Un artista tra pittura e critica

Una mostra per Filippo Scroppo

È stato maestro di Ferroglia e Musci

"Animati dalla fede nel progresso, in una nuova generazione di creatori e di spettatori, chiamiamo a raccolta la gioventù e, come giovani che recano in sé il futuro, vogliamo conquistarci libertà d’azione e di vita, di fronte alle vecchie forze così difficili da sradicare. Accogliamo tutti coloro che, direttamente e sinceramente, riproducono il loro impulso creativo".

Sulla soglia del secolo scorso, nasceva una nuova generazione di artisti, che profondamente convinta dei propri mezzi e piena di attese dal futuro, emanava proclami come questo, manifesto di intenti di un gruppo, quello della Brucke (Ponte), formatosi a Dresda nel 1905, in cui militavano Kirchner, Bleyl, Heckel, Schmidt-Rottluff, quattro giovani studenti di architettura.

Poco dopo, nel 1912, Franz Marc e Wassily Kandinsky, pubblicavano quello che diverrà il loro famoso almanacco "Der Blaue Reiter" (Il cavaliere azzurro), da subito il punto di riferimento del nuovo movimento artistico e culturale che precederà la prima guerra mondiale, "l’Espressionismo".

Questi artisti non hanno più come scopo riprodurre il mondo che li circonda, a ciò ormai avrebbe lavorato la nuova arte della fotografia, loro, esplorano il mondo interiore, appunto l’espressione dell’anima in ogni forma e in ogni vita.

In quello stesso periodo, in Italia, nasceva Filippo Scroppo, siciliano valdese, [Riesi (CL) 1910 – Torre Pellice (TO) 1993], uno dei nostri artisti che meglio saprà coniugare, trent’anni dopo, l’espressionismo, nella sua arte, ricca di forza e simbolismo, che approderà infine al sintetismo delle forme, in un caldo informale, in un astrattismo dai forti significati.

Su quest’artista, che tanto ha dato alla nostra regione, è stato presentato nei saloni dell’Accademia Albertina, il catalogo alla mostra, edito da Hopefulmonster Editore dal titolo "Filippo Scroppo, un artista tra pittura e critica", con il contributo della Regione Piemonte e della Città di Torino. Il testo, notevole nelle illustrazioni, si avvale inoltre degli autorevoli scritti di studiosi quali Pino Mantovani, Maria Teresa Roberto e Ivana Mulatero.

Alla presenza del direttore dell’Accademia, Carlo Giuliano e della critica, è stata ricordata la figura dell’artista, il percorso tracciato nel secolo scorso, ricco e contraddittorio, nelle sue innumerevoli sperimentazioni stilistiche.

Artista poliedrico, Scroppo, fu anche critico d’arte dalle pagine dell’Unità, ma soprattutto insegnante d’arte, la passione che lo porterà a crescere innumerevoli artisti futuri. Attento ai movimenti che nascono attorno a sé, il Maestro Scroppo, diventa fine conoscitore e attento critico dell’arte che si rinnova, la testimonianza delle sue opere ne è prova. L’esperienza milanese di "Corrente", ma soprattutto quella torinese con il manifesto dell’arte concreta M.A.C. lo porteranno all’adesione, in maniera totale, al linguaggio non figurativo.

Filosofo dell’arte, in un corso di nudo, negli anni settanta, Scroppo avrà tra i suoi allievi due giovani casellesi, che diverranno in seguito pittori-scultori conosciuti e stimati, Domenico Musci e Piero Ferroglia.

"Le sue lezioni di nudo erano interessanti, ma noi vedevamo in lui soprattutto un punto di riferimento, una fonte del sapere; il disegno, le modelle, erano importanti, ma i suoi insegnamenti culturali e umani ci arricchirono dentro – così lo ricordano ancora oggi a trent’anni di distanza i suoi due allievi, che proseguono – non cercò mai di infondere in noi la sua arte, ma si limitò a far crescere le nostre capacità, offrendoci la sua immensa competenza, la sua grande conoscenza, la sua limpidezza morale e intellettuale, il suo devoto amore per l’arte".

Dirà di lui Sanguinetti, riferito al suo stile e alle sue opere "Un informale fiorito, dove il segno è corposo e ben delineato, con decisi contrasti cromatici di forme che si intersecano le une con le altre".

Insomma un caos, ma solo apparente, lungamente meditato, dove la cancellazione della figura rende il dovuto spazio a forme morbide e levitanti, quasi ideogrammi di un pensiero evolutivo, quello che Filippo Scroppo ha saputo donarci con la sua pittura.

Franco Campora

"Gli Impressionisti e la neve":
tanta neve, ma pochi Impressionisti

Il parere di Laura Giordano su una delle mostre più gettonate della stagione

La mostra de "Gli Impressionisti e la neve" sta attirando folle numerose alla Promotrice delle Belle Arti di Torino e si candida ad essere tra gli eventi più importanti ed economicamente più rilevanti della stagione culturale piemontese 2005. L’indiscusso successo della mostra, tuttavia, va analizzato alla luce di alcuni fattori che, scandagliati ad uno ad uno, la ridimensionano alquanto e anzi la riducono ad una delle tante mostre commerciali, molto care ai musei europei e americani, che non possono permettersi il lusso di avere un museo a cielo aperto come accade qui in Italia.

Innanzitutto il nome: gli Impressionisti e la neve. Titolo fuorviante che attira le masse puntando sulla corrente artistica più conosciuta e tralasciando il fatto che di veri Impressionisti ve ne sono ben pochi (forse neanche un quarto del totale). Potrebbe quasi definirsi una truffa legalizzata?

Seconda questione: l’ente organizzatore, cioè la società "Linea d’Ombra di Treviso, presieduta dal prof. Marco Golden", nome a garanzia di successo economico delle mostre. Perché mai affidare l’intera gestione di una mostra in uno spazio "iper-torinese" come la Promotrice delle Belle Arti ad una società veneta, sorpassando completamente gli organizzatori e i critici che da anni operano sul territorio? Per il solito discorso che non appena arriva qualcuno da fuori a dire quanto è bella la Promotrice ci si rende conto del suo valore e la si dà a mani forestiere?

Terzo punto: pur essendo esteticamente una bella mostra con bei quadri, preziose cornici e didascalie ben fatte, le opere sono per la maggior parte di artisti totalmente sconosciuti al grande pubblico (e in parte anche agli esperti), prestate da musei lontanissimi dell’Europa del Nord e della Russia. Da un titolo del genere ci aspettavamo di vedere più Monet, Renoir, Degas, Pissarro, Sisley e via dicendo. E invece, a parte la serie dei disgeli di Monet e un Munch finale il nucleo consistente è composto da artisti minori che hanno dipinto paesaggi innevati, seppure molto belli e di forte impatto scenico.

In conclusione, vorrei dire che mostre simili hanno sicuramente una forte ricaduta economica sul territorio e sono molto utili dal punto di vista turistico, ma si presentano in maniera falsa e fuorviante. Un vero amante della storia dell’arte non può che uscire deluso da questa mostra dal pacchetto invitante e promettente, ma dal contenuto scarso e ridotto rispetto alle aspettative iniziali.

Saremo in grado per le prossime Olimpiadi invernali di valorizzare il nostro patrimonio non solo storico e artistico, ma anche di risorse umane?

Laura Giordano

Pagina 15 - Arte & Cultura

La mia ricetta
a cura di Marinella Musci

Ho ricevuto in regalo una zucca. Non sono riuscita a trasformarla in una carrozza trainata da quattro cavalli bianchi, in compenso mi è servita per preparare ai miei amici una buona zuppa calda e corroborante.

CREMA DI ZUCCA
con funghi porcini, fagioli borlotti e crostini di pane.

Ingredienti:

1200 g polpa di zucca
300 g borlotti lessati
250 g funghi porcini (anche surgelati)
250 g panna
olio, aglio, cipolla, rosmarino, sale, pepe, peperoncino a piacere, brodo vegetale, crostini di pane.

Procedimento:

pulite la zucca, tagliatela a dadini e mettetela in una teglia da forno con rosmarino, aglio, cipolla tritata.Fate cuocere a 180° per 30/40 minuti, fino ad ammorbidire la zucca. Lasciate reffreddare e frullate il tutto fino a raggiungere una crema liscia. Aggiungete la panna, sale e pepe.Saltare in padella con aglio, olio e peperoncino i funghi fino a renderli dorati, aggiungete i borlotti lessati e lasciate insaporire a fuoco basso per 5 minuti.Versate il tutto nella crema di zucca.

Aggiungete brodo vegetale per raggiungere la densità desiderata.Servite la zuppa calda, con una spruzzata di prezzemolo tritato e i crostini di pane.

N.B. Se volete potete utilizzare come zuppiera la zucca svuotata con un cucchiaio.

Un ristorante alla volta
Hostaria Vecchio Macello

La ristorazione sta vivendo un momento di grande fermento, a dispetto della sorda crisi economica che colpisce vari settori commerciali e industriali.

Il segnale della vivacità nel settore gastronomico è evidenziato dal fiorire di vinerie, locande, ristoranti anche nel nostro territorio. Un esempio è il confinante Comune diS. Maurizio con la sua frazione di Ceretta, a ridosso della trafficata statale che ci congiunge a Ciriè, con la nascita dell’Hostaria Vecchio Macello nel settembre dello scorso anno. L’Hostaria di vecchio ha soltanto il riferimento al contiguo macello di Bruno Novero che ha storicizzato il luogo con il suo tenace lavoro creativo.

L’ambiente è totalmente nuovo nelle strutture e negli impianti, consono a una gestione efficiente e moderna, smorzato opportunamente da attrezzi e oggetti della memoria alimentare, come la splendida affettatrice a mano o il vecchio imbottigliatore a panca.

Un ritorno alla memoria delle proprie Vali e anche la gestione del giovane chef patron Antonio Furolo coadiuvato in cucina da Hassan e in sala dalla moglie Faisa.

Non a caso ho espresso la parola "ritorno", poiché la carriera di Furolo è iniziata con la frequentazione dell’Istituto Alberghiero diCeres, e la basilare esperienza della tradizione nostrana nella genuina cucina del noto Albergo Pialpetta, fucina di esperienza del giovanissimo cuoco per le indimenticabili paste fatte in casa, fin alla confezione di marmellate casalinghe e la conoscenza approfondita dei prodotti locali, formaggi innanzitutto.

Il percorso formativo per chi ha voglia di apprendere è fatto di tanti tasselli, tutti importanti come i quattro anni dell’innovativo "Lallo e Virginia" di Corio.

Ma l’impronta tecnica indimenticabile avviene con il lavoro al mitico "Due Lampioni" di Torino, con Carlo Bagatin, l’equivalente di una scuola di alta cucina.

Una migrazione di sette anni all’Enoteca di Milano aggiunge una grande esperienza di vini con attenzione particolare all’abbinamento al cibo e un contatto culturale con i molti frequentatori stranieri.

L’entusiasmo di avere un proprio locale da gestire, fa presto a trasformare le capacità acquisite in realizzazioni pratiche riscontrabile nelle proposte di cucina con un’impostazione aristocratica piemontese non estranea alla tradizione popolare, che per il vitello tonnato caldo non usa la maionese semplificata, ma l’antica salsa delle verdure di cottura del vitello, amalgamata con capperi, acciughe e tuorlo d’uovo sodo; rimandendo negli antipasti l’insalata di carne cruda è rigorosamente tagliata a coltello, in stagione opportuna si arricchisce di lamellatura di funghi o tartufi riscontrabile in tutti i testi di cucina piemontese. Nei primi piatti, affiora l’esperienza giovanile indimenticabile della pasta fatta in casa, siano tajarin all’uovo, o agnolotti conditi con sugo d’arrosto, o gnocchi di castagne arricchiti da una fonduta di toma d’alpeggio.

Nelle carni si spazia dai brasati agli stufati al tapulon, ma anche ai complessi saltimbocca di animelle al marsala stravecchio, o al carrè di coniglio che è disossato, farcito di lardo di montagna con erbette e salsa di arneis, senza dimenticare la difficoltosa e quasi dimenticata finanziera.

La cucina povera fa capolino al venerdì con il suo tocco mediterraneo di baccalà o alici, ma non aspettatevi di trovare un menù stampato, perché la creazione dei piatti è giornaliera in base alla spesa, al mercato, alla stagionalità. È questo il miglior indicatore di genuinità e freschezza che fregia il locale insieme a un servizio gradevole che invoglia a ritornare, stimolati anche dalle cene a tema e al costante rinnovo e di vini qualificati di tutta Italia, con un’attenzione particolare al sorprendente Piemonte.

Domenico Musci

Pagina 16 - Aerei e dintorni

Nuovo Direttore all'UTT di Caselle

Come anticipato nel numero scorso del nostro giornale, il 18 gennaio è avvenuto il passaggio di consegne dal Brig. Gen. Massimo Rigattieri, che ha lasciato il servizio attivo, al Col. Roberto Garbi, che subentra al vertice dell’Ufficio Tecnico Territoriale di Torino-Caselle.

Alla cerimonia erano presenti numerose personalità e rappresentanti sia della Direzione Generale Armamenti Aeronautici (D.G.A.A.) che del mondo industriale aeronautico, tra cui il Gen. Isp. Giovanni Perrone Compagni (Direttore Generale di Armaereo), il Gen. Isp. Giancarlo Realacci (Capo UGCT Armaereo).

Presenti anche il Brig. Gen. Enzo Lops (Capo 3° Rep. Armaereo) ed il Col. Pilota Dino Fabbri, Comandante della Base di Cameri.

Nel discorso di apertura il Brig. Gen. Rigattieri ha ricordato i vari momenti della sua carriera e rivolgendosi ai presenti ha detto che: "rispettando un inarrestabile meccanismo ciclico lascio l’incarico di Direttore dopo quattro anni e quattro mesi. La mia cessione di comando però non è un semplice passaggio di consegne al mio successore, ma per quanto mi riguarda è il termine di un periodo in Aeronautica iniziato il 5 novembre 1964".

A conclusione dei vari passaggi del discorso, rivolgendosi in modo particolare a tutto il personale di Caselle, ha concluso: "Lo stesso impegno che sono sicuro profonderete affinché il Col. Garbi, mio successore che saluto con affetto, possa operare con tranquillità consapevole che l’U.T.T. di Torino può camminare spedito con le proprie forze. Grazie a tutti".

Il nuovo Direttore, il Col. Roberto Garbi, affermando che "È sempre difficile iniziare a parlare e pronunciare un discorso all’atto della assunzione di un nuovo incarico. Lo è ancora di più se, come oggi, tale circostanza coincide con il saluto ad una figura di così alta rilevanza quale è il Gen. Rigattieri che con questo atto lascia formalmente il servizio attivo".

Il Col. Garbi ha poi ricordato tutto il lavoro svolto in questi anni da parte sia del Direttore uscente sia da parte di tutto il personale dell’U.T.T. di Torino per l’alto grado di professionalità raggiunto, anche in momenti non sempre facili a causa dei molteplici fattori inerenti le varie sfaccettature che il settore aeronautico comporta.

Alla termine del discorso si esprime affermando che: "ritengo anche doveroso rivolgere un ringraziamento al comandante dell’Aeroporto di Cameri, Col. Pil. Dino Fabbri, per il prezioso supporto che nonostante le indubbie difficoltà riesce a garantire all’U.T.T. di Torino. In questo delicato momento per i due U.T.T. (Caselle e Linate) ho infine la certezza di poter contare anche sul costante supporto dell’intera Direzione Generale alla quale attraverso Lei, Sig. Direttore Giovanni Perrone Compagni, nel sottolineare l’estrema importanza di un giusto riconoscimento e della valorizzazione ad ogni livello della professionalità e delle capacità del nostro personale, invio un ringraziamento per quanto finora ha saputo garantire".

Infine l’intervento conclusivo da parte del Gen. Isp. Giovanni Perrone Compagni nel suo discorso ha detto: "È un evento che avrei voluto il più lontano possibile perché ci priva di una grande personalità, con spiccate doti umane e un eccezionale bagaglio professionale. Al Generale Rigattieri al quale peraltro sono legato da sentimenti di profondo affetto, stima e gratitudine. Nella lunga permanenza al vertice delle importanti quanto delicate istituzioni, devo dare atto al Gen. Rigattieri di avere sempre operato con la massima sincerità, lealtà e trasparenza dando prova in ogni circostanza di spiccate qualità manageriali e di gestione mirate ad ottimizzare al meglio le risorse disponibili. Al Gen. Rigattieri, nel momento di lasciare il servizio attivo, desidero esprimere il più vivo compiacimento ed apprezzamento per l’intelligente e leale collaborazione sempre fornita e l’opera svolta. Al Col. Garbi, che con spirito di servizio assume oggi anche l’incarico di Direttore dell’U.T.T. di Torino in aggiunta all’incarico di Direttore dell’U.T.T. di Milano che già ricopre, un ‘In bocca al lupo’".

Al termine della cerimonia, prima dei saluti finali, sono stati consegnati alcuni doni di benemerenza tra cui un bellissimo "attestato di stima" impresso su pergamena con le firme dei "ragazzi del Gruppo EFA" e una targa ricordo alla brillante carriera.

Il Col. Garbi è entrato all’Accademia Aeronautica il 24 ottobre 1971 come allievo del "Corso Marte III" ha poi frequentato i corsi regolari per Ufficiali G.A.r.i. ed ha conseguito la laurea in Ingegneria Aeronautica nel 1977.

Dal 1978 al 1993 presta servizio presso il 6° Stormo a Ghedi, rivestendo svariati incarichi nell’ambito del Centro Manutenzione sia sul velivolo F-I04G che, successivamente, sul velivolo Tornado.

In particolare dal 1982 ha svolto l’incarico di Capo Centro manutenzione.

Trasferitosi alla Base aerea di Cameri (No), dal 1993 al 1996 ha svolto l’incarico di Vice Direttore del l° R.M.V. Tornado.

Nello stesso anno e sino al 1998 ha operato presso la Direzione Generale di Costarmaereo a Roma interessandosi di contratti nazionali con le varie ditte del settore aeronautico.

Trasferitosi sulla Base di Treviso, dal 1998 al 2000 ha ricoperto l’incarico di Direttore del 3° R.M.V. (AMX).

Infine dal 12/10/2000 è Direttore dell’U.T.T. di Armaereo presso l’Aeroporto di Linate a cui dal l° gennaio di quest’anno si aggiunge l’analogo incarico anche per l’U.T.T. di Torino-Caselle.

Non ci rimane che formulare i nostri migliori auguri di "buon lavoro" al neo Direttore.

Luigi Perinetti

Giancarlo Colombatto

Pagina 17 - Aerei e dintorni

Nuovo volo per Oslo della
compagnia norvegese Norwegian

Dal 15 gennaio è iniziato il collegamento di linea settimanale tra Torino-Caselle e lo scalo di Oslo.

L’aeromobile un Boeing 737-300 della Norwegian decolla dalla capitale scandinava alle 13,45 ed atterra a Caselle alle 16,30 per ripartire per Oslo alle 17,15 ed arrivo previsto per le ore 20,00.

Il collegamento, in concomitanza del periodo invernale dei "charter della neve", è praticamente un vero e proprio volo di linea, infatti si possono acquistare i biglietti cliccando il sito www.norwegian.no

Il collegamento attualmente è schedulato sino al prossimo 26 marzo.

La Norwegian è una compagnia aerea abbastanza recente che però trae le sue origini al 1967, quando in quell’anno venne fondata la Busy Bee Airservice.

Dal 1972 al 1980 ha operato come Air Excecutive Norway e nel gennaio del 1993 dopo i cambiamenti societari ribattezzata Norwegian Air Shuttle continuando ad utilizzare i Fokker 50 presi in prestito ed usati prevalentemente in voli charter.

Nel settembre 2002 la compagnia cambia la strategia di mercato e adotta la nuova denominazione di Norwegian (Norwegian Air Shuttle) divenendo anch’essa una aerolinea "low-cost/no frills".

Oltre ai Fokker 50 (in seguito resi ai "lessors") la nuova compagnia inizia ad operare con i bireattori Boeing 737-300 che vengono usati sia sulle rotte interne sia su quelle internazionali.

La particolarità dei velivoli della Norwegian è l’accattivante colorazione rossa con banda nera della fusoliera anteriore, mentre le derive sono illustrate con i volti di personaggi norvegesi di fama mondiale tra cui Roald Amundsen, il famoso esploratore polare scomparso durante la ricerca dei naufraghi del dirigibile "Italia" di Umberto Nobile, o come Thor Heyerdahl etnologo e navigatore ricordato per la traversata dell’Atlantico sulla zattera di legno "Kon-Tiki".

Raffigurate anche alcune donne come Henie Sonja, pattinatrice di fama mondiale e campionessa olimpica, la soprano Kirsten Flagstad ma anche scrittori come Henrik Ibsen ed altri.

La compagnia, molto attiva, è diretta concorrente della aerolinea multinazionale SAS (Scandinavian Airline Sistems) e della connazionale Braathens ed ha trasportato lo scorso anno oltre 2,1 milioni di passeggeri sia sulle rotte interne sia su quelle internazionali collegando al momento 29 scali europei.

Trattandosi di una "low-cost" sarebbe auspicabile il prosieguo dei voli con Caselle anche dopo il 26 marzo dando così la possibilità ai passeggeri della nostra regione di raggiungere direttamente una nazione scandinava evitando di partire da altri aeroporti.

La SAGAT è "official
supplier" della Juventus

Nella conferenza stampa del 25 gennaio la Sagat ha ufficializzato l’accordo con la Juventus come "official supplier" della squadra.

Questo accordo consente alla Sagat di promuovere le offerte commerciali dei vettori aerei ai tifosi e appassionati di calcio, usando oltre ai soliti spazi del circuito pubblicitario anche i "rotor" collocati a bordo campo allo stadio Delle Alpi.

La Juventus è inoltre presente presso lo scalo torinese con il nuovo Juventus Store (collocato dopo i controlli di sicurezza) ed è il primo punto vendita ufficiale che una squadra di calcio apre in un aeroporto europeo.

Nella foto, da sinistra a destra: Marco Morriale (Direttore Generale Sagat), Roberto Bettega (Vicepresidente Juventus), Fabio Battaggia (Amministratore Delegato Sagat) e Romy Gai (Direttore Commerciale Juventus).

Pagina 18 - Associazioni

Straordinaria inaugurazione del nuovo anno sociale del
Circolo Fotografico Casellese

La fitta nebbia, calata nel fine settimana, non è riuscita a compromettere, sabato 15 gennaio, la festa dell’inaugurazione della nuova sede del Circolo Fotografico Casellese, presso i nuovi locali comunali dati in gestione alla Pro loco, in Via Madre Teresa di Calcutta 55.

Gli amici della fotografia che hanno voluto esprimere la loro stima e la simpatia per il nostro Circolo, intervenendo alla manifestazione, sono stati ben oltre il centinaio, e sono giunti da tutta la Provincia di Torino, Asti ed Alessandria. Insieme alle delegazioni dei vari circoli, hanno condiviso questo magico momento ed hanno potuto apprezzare la mostra collettiva esposta ad abbellimento del salone, artisti di fama internazionale presenti nelle maggiori gallerie d’arte moderna, il Delegato Regionale della Federazione Italiana della fotografia, i giornalisti della Stampa di Torino e delle Testate locali, gli Assessori alla Cultura della Città di Caselle e tantissimi altri amici e simpatizzanti. Ancora una volta il Circolo Fotografico è stato l’alfiere di questa nostra amata Città che dimostra di essere conosciuta ed apprezzata non solo perché sul suo territorio è presente l’aeroporto internazionale. Non si erano ancora spenti i clamori dell’inaugurazione, che il Circolo era nuovamente assorbito nella sua intensissima attività: le mostre fotografiche a Torino e a Ciriè, le serate nel corso delle quali sono state presentate proiezioni di viaggi, naturalistiche e digitali e le uscite di gruppo richieste con grande vigore dai nuovi e giovanissimi soci che sono entrati a far parte della nostra famiglia. Il programma futuro offrirà sicuramente occasioni interessanti a chi vorrà venirci a trovare, ma ci permettiamo di consigliare di non perdere la serata del 7 marzo, dedicata alla "Festa della donna", dove il connubio tra fotografia e musica creerà un’atmosfera particolare. Adele Vazon, interessante fotografa sarà accompagnata da due maestri della Scala di Milano che all’arpa celtica ed alla chitarra eseguiranno brani della tradizione medioevale. Terminiamo ringraziando i nostri concittadini per il caloroso apprezzamento che hanno sempre dedicano alle nostre iniziative e ricordando che la fotografia di corollario è stata realizzata da Giovanni Coizza e fa parte della mostra collettiva esposta a Torino.

Dino De Vecchi

rritorna a merlo.org

Pagina 19 - Associazioni

La voce della Pro loco

Il nostro direttore ha terminato l’editoriale del mese scorso con questo augurio: "L’agenda del 2005 vi sia lieve: possano le restanti 345 pagine ospitare solo cose lente e belle". Grazie direttore!! Però non ci hai dato la ricetta (se la conosci) per far sì che queste pagine non solo ospitino cose lente, ma scorrano lente. Siamo al 18 febbraio con 45 giorni del nuovo anno già trascorsi, volati. Sembravano di ieri i mille ragionamenti su come trasferire tutti i mobili e le attrezzature dalla vecchia alla nuova sede, su come sistemare tutte le nostre cose e invece oggi, grazie a tanti amici della Pro Loco e a una ditta specializzata, tutto è fatto, tutto o quasi tutto è sistemato, a distanza di un mese possiamo affermare che la nuova sede è proprio bella, accogliente e funzionale. Non vi nascondo la mia soddisfazione per tutto questo; oggi leggo sul volto di tutti i componenti il consiglio direttivo (anche quelli più scettici), che con me hanno intrapreso e sostenuto questa strada, grande soddisfazione per la scelta compiuta.

Dopo il trasferimento nella nuova struttura sono iniziate le attività della nostra associazione per il 2005. L’uscita, venerdì 21 gennaio, del primo numero di Cose Nostre del nuovo anno e la gita a Sant’Orso di lunedì 31 gennaio, sono stati i primi due appuntamenti della Pro Loco con i casellesi. Cose Nostre è entrato nel 34° anno di vita, dei mille abbonati a fine gennaio ben 500 avevano rinnovato l’abbonamento, dimostrando così di gradire sempre il giornale di Caselle da noi edito, che dal dicembre scorso ha, in Elis Calegari, un nuovo, brillante, entusiasta direttore.

Alla gita di Sant’Orso di lunedì 31 gennaio, tra prenotazioni dell’ultima ora e disdette dell’ultima ora, alla partenza ci dovevano essere 47 persone: eravamo 52! Ultimi ad arrivare (però prenotati) il vostro presidente e la sua signora, ma si sa che Caselle è divisa in due dalla ferrovia e il passaggio a livello di via Vernone quando passa il treno rimane chiuso per ben 15 minuti!! (ecco il perché del ritardo). Gran bella giornata quella di lunedì 31 ad Aosta; per questo un plauso agli organizzatori della gita: Adriana Orla, Giuseppe Periolatto ed Ennio Pavanati. Al prossimo anno dunque con ancora più partecipanti e con un presidente Pro Loco non solo puntuale, ma in anticipo.

Sicuramente avrete notato in prima pagina la locandina del carnevale casellese 2005. Da 5 anni il carnevale è organizzato da noi con il patrocinio e il rimborso di tutte le spese da parte dell’amministrazione comunale. Anche quest’anno saranno una quindicina i carri allegorici e i gruppi a piedi che domenica 6 marzo, a partire dalle 14,30, sfileranno in Caselle con un percorso più corto rispetto alle passate edizioni; la richiesta è giunta da più parti, ne abbiamo tenuto conto riducendolo da 2,5 a 1,8 km.

Dopo il carnevale e l’uscita del giornale di marzo, l’appuntamento sarà con i soci Pro Loco venerdì 1 aprile alle ore 21 in sede, per l’assemblea annuale. Un’assemblea straordinaria in quanto come primo punto all’ordine del giorno prevede 2 modifiche statutarie: il cambio di indirizzo della sede e l’adeguamento dello statuto alle nuove norme dettate dalla legge 383/2000, che ci permetteranno di iscrivere la Pro Loco nel registro delle associazioni di promozione sociale.

Il prossimo mese ritorneremo a parlare dell’assemblea annuale e di attività future.

G. Frand Genisot

Pagina 20 - Notizie

Gruppo alpini: bilancio di un anno

Alpini, attenti ai numeri della lotteria di Tarzo

Il gruppo Alpini di Caselle nella prima riunione del 2005 ha fatto il bilancio delle manifestazioni e dei servizi che i soci del gruppo hanno effettuato nel 2004.

Abbiamo iniziato con la Befana alpina per i figli e nipoti dei soci. Nel mese di marzo il grande raduno della Brigata Alpina Julia con participanti arrivati anche dal Veneto con i muli, dal Friuli e dall’Emilia Romagna, oltre che naturalmente dalla Valle d’Aosta, Lombardia e Liguria.

In aprile una rappresentanza è stata a Biella per la presentazione del libro verde della solidarietà alpina.

Maggio come tutti gli anni è il mese del raduno nazionale, che nel 2004 si è tenuto a Trieste, e per noi diCaselle è stata una settimana di grande festa.

In luglio la gita con il pullman a  Canelli  per il pranzo nella cantina del nostro fornitore di vino, e luglio è anche il mese della Festa del Piemont al Colle dell’Assietta dove eravamo presenti sempre con il gagliardetto.

A settembre la festa in sede per il compleanno della fondazione del gruppo, e 81 anni sono tanti. La settimana dopo la festa patronale, con gli amici carabinieri in congedo a portare a spalle la statua della Madonna Addolorata per la Processione.

A ottobre la trasferta è stata una settimana in Sardegna per il raduno, e a seguire la gita con due pullman nel Veneto e precisamente a Tarzo in provincia di Treviso, in compagnia delle famiglie Merlo per il nostro raduno annuale.

A novembre siamo stati presenti alla commemorazione dei 10 anni dell’alluvione di Canelli (AT) dove appunto 10 anni fa gli alpini diCaselle erano sul posto a spalare fango.

Dicembre è il mese della bagna cauda dove sono stati battuti tutti i record di presenze perché si è dovuto ricorrere a due turni, sabato 4 e martedì 7, un pullman è arrivato anche da Codognè (TV) con il gruppo alpini con noi gemellato e con gli alpini friulani di Latisana (UD).

Offerte in denaro:Parrocchia di Caselle, ospedale Baulino, progetto Cernobyl, vigili del fuoco volontari di Caselle.

Vendita delle mele in piazza Boschiassi per l’associazione per la prevenzione e la cura del cancro. Servizio di viabilità per il carnevale e per la manifestazione nazionale "corri col treno".

Alpino Aldo Merlo

Numeri estratti il 2 febbraio 2005 alla lotteria di Tarzo. Per informazioni 339.2540255.

524 - 539 -1259 -2134 -2330 -2394 -2446 - 2646 -2703 -3007 -3087 -3091 -3151 -3503 -5621

5909 -6467 -6975 -7109 -7131 -7272 -7309 -7869 -8728 -9047 -9259 -9729 -10003 -10275

11386 - 11577 - 12419 - 13455 - 14409 - 14715 - 14804 - 15187 - 15467 -  15788 - 15821

  10300 - 15879 - 16058 -  16247 - 16456 - 16584 - 16773 -  17150 - 17525 - 17738 -  18920

 19208 -  19776 - 20168 -  20399 -  20543 -  20891 -  21203  -  21833

 Ritorna  alpini di caselle

Pagina 21 - Notizie

E' mancata "Maddalena dle cà neuve"

All’alba del 16 gennaio è mancata all’Ospedale di Lanzo, all’età di 70 anni, Giacoletto Maddalena in Baietto.

Ex commerciante, aveva gestito con la famiglia per oltre 30 anni la trattoria "Porta Nuova" in via Torino 105, fino al raggiungimento dell’età pensionistica.

La famiglia Baietto ringrazia commossa tutti coloro che hanno partecipato al loro dolore, ed in particolar modo agli amici e vicini di casa, l’Amministrazione e dipendenti comunali e il Gruppo Alpini di Caselle per la raccolta delle offerte devolute all’A.I.R.C. di Candiolo in memoria diMaddalena.

Messa diTrigesima domenica 20 febbraio ore 11.00, Chiesa di S. Maria Assunta,Caselle.

Pagina 22 - Sport

Continua l’attività agonistica al "C’entro"

Carlo Polidori ospite del T.C. Caselle

Il coach di Jesi, allenatore della Schiavone e della Garbin ha tenuto una stage

Il Tennis Club Caselle, in collaborazione con il Junior Tennis Team e la casa francese Babolat, ha ospitato recentemente un stage di uno dei più affermati tecnici italiani, Carlo Polidori.

Carlo Polidori, per chi non segue troppo d’appresso le vicende del tennis nostrano, è forse un nome poco noto, ma è il coach di Jesi che ha permesso, prima a Gloria Pizzichini, poi a Francesca Schiavone e Tathiana Garbin di scalare le classifiche mondiali.

Polidori ha tenuto un "clinic" volto a maestri e giocatori provenienti da varie parti del Piemonte.

Ha avuto parole d’elogio per le ragazze casellesi e per l’ottimo lavoro che si sta facendo al "C’entro" da parte dello staff tecnico del T.C. Caselle.

Per quanto concerne l’attività agonistica, tanto per smentirsi, Cristina Dolce ha centrato un altro risultato di prestigio raggiungendo i quarti nel torneo professionistico milanese di Giussano.

La Dolce, in coppia con Valentina Nepote Fus, sta giocando inoltre e assai bene il campionato invernale di seconda categoria. Con loro, dopo quattro turni, il T.C Caselle guida il girone a punteggio pieno, forte delle affermazioni ottenute ai danni dello Sporting di Torino, della Pro Vercelli, della Canottieri Casale e del T.C. Chatillon.

Buono, ma più altalenante il comportamento delle due squadre maschili impegnate nel campionato di quarta categoria. La formazione A, composta da Giandomenico Bianchi, Andrea Alberto, Domenico Serra e dal capitano Franco Ossola, ha sconfitto il Bosso A, il Mombarone di Acqui, perdendo in casa del Cus Torino; mentre la formazione B, che in squadra ha Aldo Maronero, Davide Catalano, Fabio Garbolino e il capitano Paolo Passera, ha perso dapprima col Fioccardo, poi nettamente col Laghi Valperga, per poi risorgere e infliggere un netto 3-0 ai malcapitati torinesi della Stone Age.

P.B.

In gita sulle Alpi Biellesi: il Monte Roux

Forse è un angolo del Piemonte a cui non si pensa molto spesso quando si progetta una gita in montagna.

Ed è un peccato, perché vale assolutamente il giro.

Dunque da Caselle andiamo verso Ivrea, giunti a Banchette svoltiamo per Quassolo, proseguiamo per Tavagnasco e Settimo Vittone. Qui risaliamo la ripida strada in direzione Quartiere, Trovinasse, Fornazzo. Giunti a Quartiere, quota 1300 m circa, parcheggiamo l’auto. Iniziamo l’escursione imboccando lo sterrato dal quale quasi subito deviamo a sinistra sul sentiero 854A per Agnerezzo, Bivio e Maletto. A dieci minuti troviamo un bivio dove è presente segnaletica lignea riportante l’indicazione per il colle Lace. Seguiamo l’indicazione e superiamo la quota di 1326 m all’alpe Agnerezzo, in cinquantacinque minuti giungiamo ad Alpette 1689 m. I segnavia che seguiamo sono di colore bianco/rosso. Sapelle della Brenga a quota 1758 m, è raggiunta in venti minuti. Proseguiamo oltre per circa quaranta minuti, alla quota di 1975 m incontriamo un alpeggio in buon stato d’uso, la fontana qui presente ci fornisce un frizzante ristoro. Cinque minuti ancora per giungere al Colle di Giassit 2026 m ed in altri venti minuti raggiungiamo il Colle della Lace a metri 2121 s.l.m.

Dal colle, proveniente da Quincinetto, transita il percorso della "Grande traversata delle Alpi" che entrato in territorio Biellese raggiunge il rifugio Coda, poi Oropa, Piedicavallo, il colle Maccagno e quindi la Valsesia. Svoltiamo a sinistra per percorrere la cresta sino a raggiungere i 2318 m del monte Roux. Dal colle Lace alla meta sono necessari circa trentacinque minuti dei quali gli ultimi trenta asserviti da corda fissa, utilissima in condizioni normali, indispensabile in caso di pioggia. Lo scenario è spettacolare, monti che si stagliano nell’azzurro cielo, la valle del Lys, il versante dell’Elvo, l’alto Canavese. Rientriamo per la stessa via.

Cartografia: I.G.C. 1:50.000 n°9 Ivrea – Biella.

Francesco Reymond

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Pagina 23 - Sport

Mister Furlano ha i giorni contati ?

Nessuna sterzata in casa Caselle dove, per quanto riguarda la prima squadra, sembravano contati i giorni di Gianni Furlano dalla carica di allenatore. La società rossonera, nel frattempo, ha perfezionato anche il ritorno con la maglia del Caselle, del bomber di tutti i tempi, Franco Battista, e in questo modo spera di ottenere una scossa in un gruppo che, nel 2005, ha iniziato la stagione davvero con il piede sbagliato. Solo sconfitte, con la ripartenza dopo le vacanze natalizie, e una classifica davvero drammatica con il Caselle che ha assaporato anche l’amarissimo gusto dell’ultimo posto in graduatoria. Il nuovo anno è infatti iniziato all’insegna delle sconfitte con nessun gol all’attivo e troppi gol subiti. Insomma, anno nuovo vita vecchia per i rossoneri che, evidentemente, durante le vacanze non sono riusciti a ricaricare le batterie. Anzi, l’avvio così difficoltoso ha come detto peggiorato ulteriormente la condizione di classifica dei rossoneri che, in fondo, sono stati superati anche da squadre sicuramente meno attrezzate come Mathi e La Chivasso. Nel primo turno del nuovo anno la squadra di Furlano ha dovuto arrendersi nettamente al CastelFavria, realtà di alta classifica di questo campionato di Promozione, che non ha lasciato molto scampo visto lo 0-3 finale, ai padroni di casa. Una sconfitta pesante più nel punteggio che in quello che si è realmente visto in campo anche se, va detto, quando una partita di chiude con un punteggio simile i commenti in favore di chi perde sono spesso superflui e non veritieri. Il Caselle ha fatto il possibile e per lunghi tratti della gara è rimasto tranquillamente in classifica nonostante di fronte ci fossero i blasonati avversari che puntano al salto in Eccellenza. Una bella prova macchiata dai soliti errori che alla fine hanno condannato i rossoneri a una sconfitta pesantissima. Non da meno la batosta rimediata sul campo del Quincitava. In realtà il Caselle ha perso soltanto di misura ma il gol vittoria dei canavesani, segnato dal solito Vigna Ton, è arrivato clamorosamente allo scadere, nei secondi di recupero, quando ormai si preannunciava un pareggio e il Caselle vedeva muoversi, seppur di poco, la sua già scarna classifica. Invece, l’ennesimo errore di copertura ha permesso all’esperto giocatore nerostellato di fare un sol boccone della difesa casellese regalando ai suoi tre punti ormai insperati e condannando Gianni Furlano. La nuova sconfitta contro la Nolese (3-2 in casa) ha messo ulteriormente in evidenza i limiti di questa squadra anche se non mancano le speranze di una rimonta storica. Evitando se possibile anche gli spareggi per non retrocedere. In questo momento, però, vista anche la classifica e il calendario che si prospetta ai rossoneri, sarebbe un buon risultato riuscire ad abbandonare l’ultimo posto in classifica il più presto possibile. È il primo obiettivo di un Caselle che ha sicuramente i mezzi per riprendersi e per evitare una cocente retrocessione dopo appena due anni di Promozione.

Alessandro Previati

La "Don Bosco Caselle" nacque il 28 febbraio 2000

Cinque anni di vita

Si appresta a festeggiare il suo primo lustro di vita l’associazione oratoriale "Don Bosco Caselle", composta oggi da 74 tesserati, tutti volontari. Il sodalizio nacque il 28 febbraio 2000: alle ore 21,00 otto persone si riunirono presso l’oratorio "Giovanni XXIII" per far sorgere un’associazione vera e propria, riconosciuta anche davanti alla società civile, che rappresentasse l’Oratorio nella nostra Comunità e anche al di fuori di essa.

Dopo un primo triennio di affiliazione all’Anspi (Associazione Nazionale San Paolo Italia), all’inizio del 2003 la "Don Bosco Caselle" modificò il proprio statuto per il parziale scioglimento di questo riferimento e per adeguarsi alle modifiche delle normative vigenti, salvaguardando scopo ed oggetto sociale ma slegandosi dall’obbligo di affiliazione ad un’associazione specifica. Ha così aderito successivamente ad associazioni ispirate da principi similari: la Noi Torino (associazione degli oratori della Diocesi torinese), le Pgs (Polisportive Giovanili Salesiane) e la Uisp (Unione Italiana Sport per tutti).

Il cammino di questo gruppo, dopo questo primo quinquennio di vita, è appena iniziato: infatti, leggendo dallo statuto associativo, risulta che la "Don Bosco Caselle" promuove in particolare la diffusione dell’ideale dello sport, del turismo, della musica, del teatro, dei linguaggi mass mediali, del volontariato e della formazione professionale rivolgendosi a tutte le fasce di età, in una visione cristiana che pone dette attività come momento di crescita educativa e culturale, e di maturazione della persona". Come si vede, gli ambiti di lavoro sono vastissimi e daranno la possibilità di impegno a tutti coloro che desidereranno fare un qualcosa a favore dei ragazzi e delle ragazze della nostra comunità. Fedele ai propri principi di base (sempre nello Statuto si legge che l’associazione "... si prefigge di sostenere le istanze degli aderenti per cui lo sport è vissuto come importante momento di incontro e di aggregazione all’interno del più ampio progetto educativo") ed a numerosi documenti ecclesiali (tra i quali vera pietra miliare è "Sport e vita cristiana" del quale si celebra proprio in questo 2005 il decennale della pubblicazione).

Quella sportiva è stata la prima attività nella quale la "Don Bosco Caselle" si è cimentata: una proposta umile, ma seria, perché lo sport non è "nè fine, nè mezzo, ma un valore in sé", come afferma don Domenico Sigalini, già Responsabile della Pastorale Giovanile Nazionale.

Nel settore del calcio a 5, tradizionalmente fruttuoso per la "Don Bosco", purtroppo l’avvio del 2005 non è stato generoso di punti. L’Under 17 di Lifone e La Fauci è stata sconfitta dal Real Toti (3-11), dal Don Banche per due volte (4-7 e 1-7) e dal S. Antonio Abate (2-4); l’Under 19 di Luca Innocenti ha avuto la peggio contro il Ss. Pietro e Paolo per 5-6 e l’Auxilium Martinetto per 1-4, ma si è ripresa battendo per 5-3 il Don Banche. Tempi difficili anche la squadra A della categoria Libera: un solo successo interno sul San Francesco per 6-3 e due rovesci con Oratorio S. Martino (3-4) e Don Banche (1-8). Nessun problema invece per i cugini della formazione B, guidati da Daniele Maselli, che hanno liquidato il Kiss per 7-4 e il Ss. Pietro e Paolo per 5-2; va aggiunto poi il successo a tavolino sull’Istituto Agnelli, che non si è presentato in via Gibellini. Sta poi assumendo il ritmo di una marcia trionfale il campionato della selezione femminile nel girone B dei Dilettanti Uisp. Contro le ragazze di Fabio Sella nulla da fare per il Borgonuovo Junior (8-1), la Vallanzese (2-1) e l’Atletica Girls (5-3).

Dalla prossima primavera sarà pronta un’iniziativa dedicata ai bambini ed alle bambine della quale daremo maggiori informazioni il mese prossimo; intanto, in questo periodo l’associazione si è inserita anche nella pallavolo e cerca di muovere i primi passi nel tennis tavolo. Il gruppo di volley misto, guidato da Cristina Alberti, Antonino Lo Bianco ed Elvis Uva, ha purtroppo iniziato il campionato con una sconfitta al quarto set sul campo del Sant’Agostino, ma dimostra già di essere unito da una grande voglia di stare insieme. Chi fosse interessato all’attività di tennis tavolo può mettersi in contatto direttamente con i membri del Consiglio Direttivo durante le gare disputate in oratorio. Lo stesso entusiasmo era alla base degli incontri del 29 e del 31 gennaio, quando i membri dell’associazione si sono riuniti rispettivamente per una cena presso l’oratorio "Giovanni XXIII" e per la Santa Messa presso la Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino nel nome del santo di Castelnuovo.

Luca Baracco

Stefano Tubia

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Pagina 24 - Sport

Campioni e vice campioni d'Italia

lo scorso mese avevo intitolato il mio articolino "Bocce: 35 anni ben portati"; questo mese vorrei aggiungerci "ed onorati".

Sì perché durante il suo discorso di saluto, nella serata della cena sociale, il Presidente della Bocciofila Casellese, Gigi Fiorio, ha ribadito alcuni miei personali concetti.
Ha, infatti, affermato che la presenza nel Direttivo di alcuni personaggi della caratura di Renato Gaida (come Direttore Sportivo) o di Ettore Salvino (come munifico sponsor della Bocciofila) ha permesso di spiccare il salto di qualità.

Gigi ha detto:
«Non è quindi casuale che la nostra Bocciofila abbia quest’anno totalizzato circa 450 punti nelle varie categorie e che sia ora, a livello regionale e non solo, ai vertici delle classifiche.
Sono arrivati, infatti: un titolo italiano per la cat. "B"; un secondo posto per la cat. "C" (sempre ai campionati italiani); il secondo posto ai campionati regionali di "B" ed un secondo posto, in Coppa Italia, per terne sempre di "B".
Il tutto in un contesto che annovera complessivamente ben 12 qualificazioni ai campionati nazionali.
Un’altra importante novità è stata la composizione di una formazione di categoria "A" (Briano, Campion, Gallo e Vottero) grazie alla disponibilità del signor Ettore Salvino
».
Alla cena erano presenti numerosi tesserati e simpatizzanti ed a molti sono stati consegnati riconoscimenti e/o rimborso spese.

Nelle tre foto vediamo infatti "Gino" Campion (campione d’Italia); la terna formata da F. Bagetto, L. Macario e da G: Salvino (vice campioni d’Italia) e "Viller" Ciani (campione Sociale 2004).

Al Cassiere Salvatore Letizia ed al D.S. Renato Gaida ("uomini indispensabili per la loro collaborazione") il Presidente ha consegnato la tessera onoraria.
La serata si è protratta sino a tarda ora in un clima di vera allegria e con spirito goliardico
Doverosamente devo dare conto anche dei risultati che i nostri portacolori hanno ottenuto in quest’ultimo mese.

C’è stata la bella vittoria, ottenuta da Alberto Ciani e Gabriele Ferrero, nella gara del.23 Gennaio preparata dalla Bocciofila di Ferriera (To) riservata a coppie di cat. "B" ed alla quale erano iscritte 32 coppie.
D’importanza notevole anche la vittoria ottenuta dalla quadretta formata da G. Caveglia, F. Marchino, E. Salvino ed E. Schiavon a Leinì nel torneo, serale, commerciale organizzato dalla Bocciofila Leinicese per formazioni di categoria "C.C.C.D." .
Sono diversi anni che le formazioni casellesi si aggiudicano questo torneo ed ormai circola la voce (scherzosa) che il prossimo anno la nostra eventuale formazione, che volesse iscriversi, sarà premiata purché non partecipi.

Inizio d’anno scoppiettante per la Bocciofila Casellese!

Parliamo ora dei due tornei, serali, commerciali organizzati dalla nostra Bocciofila.
Quello del Lunedì (intitolato alla memoria di Ezio Quaranta) è ormai giunto alla dodicesima giornata ed i valori, come ho già detto il mese scorso, sono già abbastanza ben definiti.
La formazione della "Cabodi Autotrasporti" è attualmente in testa con 7 partite vinte e 2 perse ( 3 riposi ) precedendo la formazione della "Idraulica Bergonzi" con 6 vittorie e 2 sconfitte ( 4 riposi ). Lo scontro diretto fra le prime due lo ha vinto la terna della "Cabodi".
Al terzo posto la "Ferbor" con 5 vittorie, 3 sconfitte e 4 riposi.

Il torneo del Mercoledì (intitolato alla memoria di Giovanni Gaida) è invece alla sua undicesima giornata e anche qui le idee sembravano abbastanza chiare; però?
Le terne della "Geraci Serramenti" e della "Bocciofila Ciriacese" sono al comando del torneo con gli stessi risultati: 6 vittorie, 2 sconfitte e 3 riposi ciascuna (lo scontro diretto lo ha vinto la "Ciriacese").
I giochi sono ancora aperti e la terna della "Origlia Pneumatici" di Alpignano è li con 5 vittorie, 3 sconfitte e 3 riposi a 3 settimane dalla fine.

Il prossimo mese Vi darò i risultati finali di questi due tornei e spero altre belle notizie dal Bocciodromo di Strada Caldano.
Penso di interpretare i sentimenti e le speranze di quanti (sportivi e non) augurano all’Associazione Bocciofila Casellese di ripetere, se non di migliorare, i già grandi risultati ottenuti nell’anno appena trascorso.

E. Pavanati

Il Caselle Volley c'é

L’anno è iniziato molto bene per il Caselle Volley. L’amministrazione comunale ha fatto un grosso regalo a noi e tutti i cittadini: l’interno della palestra di viale Bona è stato verniciato di un bel bianco che ha sostituito la pittura originale che era di colore blu.

È stato per noi un onore inaugurare la "nuova" palestra, Domenica 6 Febbraio, durante la manifestazione provinciale di minivolley, svoltasi a Caselle.
Le ragazze della seconda media, Under 13, hanno iniziato il loro campionato: vincendo 2-1 mercoledì 2 febbraio contro il Balamunt B e domenica 6, in trasferta a Caluso, hanno vinto 2-1sia con il Calton Volley che con La Forgore Blu di San Mauro. Il prossimo incontro è domenica 20 febbraio a Forno Canavese dove, oltre alle padrone di casa, incontreranno anche il Rivarolo.
Le Under 12 della prima media, hanno già disputato due incontri: contro il Leinì vincendo 2-1 e con il Mappano vincendo 3-1. Questo numeroso gruppo al primo anno di attività agonistica, convalida ancora una volta la necessità di praticare almeno un paio di anni di minivolley prima di iniziare l’attività agonistica.
La Under 14 maschile, nata solo questo anno, ha oramai la preparazione per poter affrontare degli incontri nel campo 9x9. Per questo si inizierà da marzo un torneo con alcune classi delle scuole medie di Caselle allenate dalla prof. Cristina Grassotti. Questa iniziativa sportiva ha già avuto un notevole successo lo scorso anno e siamo sicuri che anche questa edizione darà vita a dei movimentati sabato mattina.
La under 15 femminile ha superato il primo girone di qualificazione ed ora si prepara ad incontrare le altre vincitrici dei vari raggruppamenti provinciali.

Grande sorpresa agonistica per la seconda divisione femminile: è in testa al campionato e non sembra volere lasciare spazio alle altre pretendenti per una eventuale promozione. Questo gruppo, nato solo da questa stagione, è formato da giocatrici di Caselle che avevano smesso di giocare qualche anno fa e che ora hanno deciso di divertirsi di nuovo insieme e sembra ci stiano riuscendo.
Il team che milita in prima divisione femminile non è in un periodo fortunato: al penultimo posto ha iniziato il girone di ritorno con voglia di riscatto e di tenere a tutti i costi la categoria. Purtroppo qui a Caselle abbiamo sempre dovuto patire la partenza di talenti verso i club del circondario, dotati di compagini militanti in serie regionali e nazionali. Purtroppo, la mancanza di fondi e sponsor ci vieta la possibilità di avere qui da noi delle squadre di categorie superiori. Questo porterà sempre all’impoverimento del volley casellese.

Sabry&Vale