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La storia siamo noi
Ricordare.
Perché bisogna.
Sì d’accordo, quando queste
righe arriveranno, le giornate della memoria e del ricordo saranno
passate.
Il dolore per lager e foibe si
sarà nuovamente stemperato.
Ma credo che qui giovi ribadire
che non ci può essere un tempo definito per ridestare la memoria:
la memoria è per sempre, senza di essa non abbiamo radici.
Semplicemente non apparteniamo.
Non apparteniamo né al passato
né al futuro, senza conoscere.
Questi anni veloci troppo spesso
ricchi di amnesie e troppo poveri per poter serbare ricordi,
rischiano di immettere tutto in una marmellata infinita e
indistinta.
Ecco perché bisogna tornare a
dare voce ad un passato che si cerca di dimenticare mistificando e
confondendo.
Nelle prossime pagine, nell’
interessante intervista scritta da Antonella Ruo Redda, troverete
che abbiamo cercato chi, casellese, a Dachau c’è stato.
Il senso di quanto abbiamo
cercato di fare può star tutto nella richiesta di chi un giorno è
stato spogliato della sua dignità d’uomo:
"Scriva, perché i giovani
possano conoscere."
Sì, si scriva perché i giovani
sappiano, e possano continuare a scegliere e a non essere scelti.
Sta diventando troppo facile
dimenticare in questo Paese.
Giriamo in strade e piazze che
hanno nomi che non dicono ai ragazzi più nulla.
Sanno chi era e per quale causa
ha ceduto la vita Vincenzo Boschiassi ? Chi era Carlo Cravero? E
Andrea Mensa ?
C’è ancora qualcuno disposto e
preposto a dirglielo ?
La storia pare stia diventando
un noioso fardello.
Abbiamo il dovere morale,
l’obbligo di ricordare.
Perché non succeda più.
So che è utopia; so che a
Vukovar, a sette ore di macchina da noi, negli anni ’90 è stata
nuova mattanza; so che nei campi in Bosnia s’è rinverdita la cieca
ferocia nazista. E le donne sgozzate di Orano, uccise in Algeria
dalle bestie oltranziste non sono state forse che il triste
prologo d’un Oriente capace di grondare solo sangue ?
Lo so lo so, ma per capire dove
stiamo andando, quale futuro avremo, occorre non scordare il
nostro passato lontano.
Può servire per provare a tenere
la schiena dritta, evitando di rannicchiarci, di farci
anestetizzare dall’indifferenza; riappropriandoci d’un concetto
splendidamente evocato da una canzone di De Gregori e ripreso il 5
febbraio nell’orazione alta fatta da Gigi Chiappero in occasione
del 60° anniversario dell’eccidio del ’45: "La storia siamo noi,
attenzione, nessuno si senta escluso."
Ho a che fare quotidianamente
con ragazzi spenti, che non hanno più radici, che vivono in una
sorta di vuoto pneumatico figlio dell’istantaneità: niente dietro,
niente davanti: solo la speranza di poter avere. Adesso.
L’omologazione, l’omogeneità
sembrano le sole linee guida in un mondo che pare copia conforme
di un altro verso di Degregori:
– E poi ti dicono: "Tutti sono
uguali, tutti rubano alla stessa maniera", ma è solo un modo per
convincerti, per restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
–
Eppure, io so che i ragazzi non
sono questo. Non possono essere questo.
Ha ragione Ernesto Scalco quando
ricorda, e lo troverete scritto in altre pagine, che è più facile
giudicare che conoscere.
Ecco, allora facciamogliela
conoscere questa storia, prima che sia troppo tardi.
Prima che il tempo abbia tirato
una riga sui testimoni.
Prima che la memoria non possa
più affiorare.
Ricordare stanca, ma è l’unica
strada per cercare di non sbagliare ancora.
Elis Calegari |
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"Decreto flussi"
per gli stranieri
Sono molti gli stranieri che nei giorni scorsi hanno trascorso
diverse ore davanti alle porte chiuse degli uffici postali
aspettando l’apertura e resistendo alle fredde temperature pur di
avere un permesso di soggiorno. Un pezzo di carta che li
restituirebbe al mondo di chi ha almeno diritto di trovare un
lavoro, vale ben di più di una notte al gelo.
Però c’è poco da fare: sono
pochi i posti per gli stranieri che la provincia di Torino può
accogliere secondo il "decreto flussi". In molti sono coloro che
sono scesi in strada alla spicciolata, non appena hanno saputo che
il decreto fosse operativo e alcuni da Caselle sono partiti alla
volta di via Alfieri, la sede centrale delle poste, per essere
sicuri di trovare altri concittadini che si trovavano nella loro
stessa situazione per poter avere tutte le informazioni in
materia.
"Io mi domando – afferma un
muratore casellese-rumeno – per quale ragione noi cittadini romeni
non abbiamo il diritto di venire in Italia e lavorare se in tasca
non abbiamo quel foglio di carta. Spiegatemelo: la Romania non è
entrata nella Comunità Europea? E allora che differenza c’è tra
noi e i francesi o gli spagnoli?"
Ma come sono stati ripartiti i
posti? Alcuni andranno a coloro che hanno un lavoro a tempo
indeterminato, altri per le colf e alle badanti. A questi va
aggiunta la quota riservata alle imprese impegnate nei lavori per
le Olimpiadi 2006 e per le Grandi Opere.
Per don Fredo Ollivero,
direttore della Pastorale Migranti della Diocesi di Torino "questo
sistema ipocrita non può durare: un datore di lavoro non può
regolarizzare uno che non ha mai visto, come vorrebbero le regole
attuali". Olivero auspica il ritorno della sponsorizzazione, come
negli Stati Uniti e in Canada. "Funzionava: se la persona si
inseriva, bene, altrimenti rientrava senza difficoltà. Anche
perché non aveva sostenuto spese pazzesche per arrivare qui
clandestinamente. Per i paesi vicini, perché non lasciare entrare
le persone con visto turistico e permettere loro di cercarsi un
lavoro? Chi lo trova resta, chi non lo trova, tornerà da dove
venuto."
Mara Milanesio
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- In Primo Piano
| 60° anniversario
dell’eccidio del 1° febbraio 1945
Grigia e fredda la mattinata di Sabato 5
Febbraio; quella della commemorazione dei cinque martiri di
Piazza Andrea Mensa. Grigia e fredda come lo era, probabilmente,
il pomeriggio di quel lontano 1° Febbraio di sessanta anni fa;
quella in cui cinque giovani vite caddero sotto le fucilate del
plotone di esecuzione. Trucidati dalla barbarie fascista.
Quel giorno è stato sicuramente,
per Caselle, uno dei giorni più drammatici della "Lotta di
Liberazione".
Cinque partigiani uccisi per
rappresaglia.
Erano infatti stati uccisi due
militari ed il Comando decise di fare una grande rappresaglia e
di scegliere un centro importante per l’esecuzione; per questo
venne scelta Caselle.
I cinque condannati, che erano in
carcere a Ciriè, sono:
ANDREA MENSA, di 36 anni,
artigiano nato a Venaria;
ADOLFO PRAIOTTO, di 29 anni,
Comandante partigiano nato a Torino;
LUIGI CAFIERO, di 22 anni, ex
aviere nato a Cagliari ma domiciliato a San Maurizio;
ANTONIO GARBOLINO, di 18 anni,
nato a San Francesco al Campo;
MARIO TAMIETTI, di 38 anni, nato
a Torino.
(fonte: I quaderni storici "Le
guerre e i caduti di Caselle Torinese).
Alla commemorazione erano
presenti, con i loro gonfaloni, i Sindaci diCaselle, Borgaro,
Ciriè, Levone, Mathi, Nole, San Maurizio, Traves e Venaria.
Erano rappresentate una ventina
di Sezioni A.N.P.I. del circondario e una dozzina di
Associazioni del territorio casellese ed alcuni partiti.Tutti
con labari o gagliardetti.
Numeroso il pubblico come non
mai.
L’introduzione è stata fatta da
Severino Montrucchio, Presidente della Sezione A.N.P.I. di
Caselle Torinese.
Il saluto della Città del Sindaco
Di Caselle Marsaglia Cagnola Geom. Giuseppe.
L’orazione ufficiale del Sindaco
di Ciriè Avv. Luigi Chiappero.
E. Pavanati |
| L'orazione
dell'Avvocato Luigi Chiappero
Vi ho fatto spostare qui al centro non solo perché siete giovani
e siete il nostro futuro, ma anche perché le cose che dirò oggi
cominciarono per me proprio alla vostra età.
Sessant’anni fa infatti insieme
alla maestra Cavanna, ricordata un attimo fa da Montrucchio e da
Suor Vincenza, su questa piazza era presente anche mio nonno che
abitava pochi metri più in là e che mi raccontò di quel
terribile giorno negli stessi termini nei quali la maestra
Cavanna lo ebbe a descrivere come avete appena sentito.
Quanto questo episodio abbia
inciso sulla mia formazione di uomo non lo so, so solo che da
quel racconto è nato l’amore per la libertà, quella vera, nella
speranza di non vedere mai più violenze quale quella che ebbe a
consumarsi in quel 1° febbraio 1945.
Ma quel giorno aveva la sua
origine molto tempo prima perché giorni come quelli vissuti dai
nostri nonni il 1° febbraio 1945 hanno una genesi, un momento in
cui più o meno inconsapevolmente si è consentito che questo
avvenisse e allora per capire quel giorno occorre ritornare a 20
anni prima quando la società civile riempiva le piazze che sono
state piene, per anni, di italiani osannanti.
In sostanza non ci fu un fascismo
senza fascisti, ma al più, un problema di "consensi". Un esempio
emblematico.
A fronte dell’obbligo imposto dal
regime ai professori universitari (anni 1931/32) di prestare
giuramento di fedeltà al fascismo obbedirono 1836 insegnanti su
1848. Solo 12 opposero un rifiuto, disposti a pagare in prima
persona per non piegarsi alla dittatura e difendere la propria
dignità morale. Con questo non credo si possa affermare che
quanti giurarono lo fecero per convinzione. Opportunismo, paura,
conformismo e indifferenza furono le cause scatenanti di quella
che nei fatti si rivelò come un’espressione di consenso
pressoché plebiscitaria e assai rilevante visto l’indubbio
livello culturale delle persone invitate a giurare.
Una dimostrazione di forza che
contribuì a dare vigore alla dittatura grazie a chi, come ha
scritto lucidamente Norberto Bobbio, "accettò, subì, si
uniformò, si conformò, si rannicchiò". Una dimostrazione di
forza che scoraggiò quanti ancora si sforzavano di lottare
contro la dittatura.
Resta il fatto che ancora il 24
giugno 1943 gli iscritti al partito e gli aderenti alle diverse
organizzazioni collaterali erano oltre 24 milioni (oltre la metà
della popolazione), pur tenendo presente la mancanza di
possibilità di dissenso.
Forse non era vero consenso
(parola che significa sentire insieme, ovvero adesione libera,
volontaria e consapevole) quello degli italiani. Forse era
soltanto una accettazione passiva e conformistica della
dittatura e dei suoi meccanismi di propaganda e di coercizione.
Ma ci fu.
E allora siccome la storia non si
ripete mai uguale a sé stessa, ma è "magistra vitae" continua ad
essere vero che la conoscenza dei fatti del passato è e sarà
sempre un utile antidoto per evitare di ripetere gli errori
commessi.
E allora non si può non
sottolineare almeno per un attimo che cosa è stato il fascismo
magari cercando di vedere seppur con le dovute differenze non si
possa intravedere anche in altri tempi i segni di quel metodo.
Il fascismo è stato
personalizzazione del potere politico e dell’accentramento più o
meno autoritario delle leve nelle mani di un capo. Si tratta di
un fenomeno ricorrente nella storia dell’umanità: basti citare
Silla, Cesare, Napoleone, Mussolini, Hitler, Stalin, Mao Tze
Tung. Questa situazione nasce in genere o da una rivoluzione o
da una crisi politica, quando il potere è labile, confuso,
inefficace, debole e genera la paura in alcune classi sociali
che si affidano ad un "salvatore", il cosiddetto uomo della
provvidenza, perché ristabilisca un ordine.
La politica non sopporta il
vuoto: se c’è un posto qualcuno lo occupa cercando il consenso
con la sollecitazione degli interessi in gioco; finchè dura la
paura e la confusione l’elettore preferirà chi gli promette di
avere polso per eliminare le minacce: oggi come nel 1922. Per
tener vivo il senso della propria esistenza politica ogni leader
carismatico o presunto tale deve inventarsi dei nemici facendo
pensare all’elettore di essere l’unico in grado di proteggerlo
dalle minacce che il nemico rappresenta. Così Mussolini esibiva
come nemici da cui aveva protetto gli italiani il comunismo e la
democrazia reazionaria dell’Occidente (USA e Inghilterra).
Il leader carismatico se la
prende con il nemico che potrebbe portare miseria, terrore,
morte e secondo Mussolini ( ma non è l’unico) il nemico è il
comunismo, la sinistra in genere.
Il fascismo fu repressione
politica e delegittimazione degli oppositori. Il fascismo fu
rivoluzione riformatrice come attesta l’emanazione delle
cosiddette leggi fascistissime (1925/1928) nate dall’arrogante
convinzione che una totale rivoluzione riformatrice in ambito
legislativo fosse necessaria per cambiare l’Italia.
Il cambiamento per il cambiamento
come presuntuosa formula risolutrice di ogni male è tipica del
leader carismatico, il desiderio di apparire come un riformatore
dell’Italia anche a costo di riforme frettolose, poco ponderate,
non concordate con le forze sociali e quindi deboli e destinate
a tramontare con il tramonto della maggioranza di governo.
Il fascismo era Mussolini. Il
regime era il partito e il partito era totalmente identificabile
nella figura del suo leader, prova ne è che quando Vittorio
Emanuele III fece arrestare Mussolini e lo sostituì alla guida
del governo con il Maresciallo Pietro Badoglio la struttura, che
per un ventennio aveva guidato il paese, si collassò
repentinamente.
Il fascismo fu "chiesa
vuo-ta"secondo la definizione utilizzata da Mario Isnenghi e
cioè le carriere garantite dall’obbedienza e non dalle qualità,
l’esibizionismo grottesco alla Starace, la retorica vuota,
l’enorme distanza dai proclami roboanti e la realtà.
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Pagina 3 - In Primo Piano
| Onorare quegli
eroi del 1° febbraio 1945
Sessanta anni sono passati dal primo febbraio 1945. Un tragico
giorno, che segnò profondamente la memoria di coloro che,
allora, ebbero la sventura di dover partecipare,
involontariamente, a quello che, forse, nella storia di Caselle
fu uno degli episodi più brutali.Alcuni di questi interpreti,
sabato 5 febbraio erano presenti alla cerimonia, che annualmente
da sessanta anni si ripete, per onorare quegli oscuri eroi che,
con il loro tributo di sangue, riportarono l’Italia alla
libertà, alla democrazia e ne fecero una nazione con ritrovato
onore. Insieme a quei pochi superstiti di un’epopea gloriosa, in
una mattina fredda e brumosa, si sono riuniti tanti altri
semplici cittadini, donne e uomini commossi e poi tanti primi
cittadini di altri Comuni, insieme al nostroSindaco Marsaglia il
quale, facendo eco alle parole di accoglienza rivolte agli
ospiti dal presidente ANPI, Montrucchio, pronunciava una breve
orazione, stigmatizzando con accorate parole la difficile
situazione del mondo odierno che proprio non riesce a concepire
la Pace come cemento indispensabile per unire i popoli.
Seguiva il Sindaco diCiriè, avv. Luigi Chiappero,
che con una magnifica prolusione, sollecitava a lungo
l’attenzione degli astanti, rivolgendosi soprattutto alle
giovani generazioni sui valori di una non abbastanza apprezzata
libertà, sui pericoli di un riemergente qualunquismo e sul
serpeggiante agnosticismo che, appunto tra i giovani, fa
crescere quel disinteresse verso ciò che sessanta anni fa
determinò quel "fenomeno" (sic) chiamato Resistenza. Da queste
colonne l’ANPI di Caselle vuole ringraziare il Comune della
nostra Città, tutti i Sindaci intervenuti dai Comuni del
circondario a rendere più sentita la presenza dei loro
gonfaloni, le innumerevoli sezioni ANPI, il presidente
provinciale ANPI, Signor Cattaneo, il Comandante
partigianoGiardino, il presidente ANPI Valli di Lanzo, Leonardo
Cianci.
Inoltre tutte le associazioni di volontariato,
le Associazioni d’arma, i Carabinieri, i Vigili Urbani, la Pro
Loco diCaselle e soprattutto la nostra Filarmonica "La Novella",
nonché non ultima la scuola di calcio presente con i suoi
giovanissimi atleti e infine un grazie alla signora maestra
Giovanna Cavanna di Leinì, per la testimonianza scritta che ci
ha fatto giungere il suo ricordo di quel giorno infame. Come al
solito, nonostante la commozione, è stato gradito un momento di
ristoro che la nostra Amministrazione comunale ha voluto offrire
per concludere la mattinata.
Per il direttivo ANPI
Il presidente
Severino Montrucchio |
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Segue da pagina 2
Il fascismo fu propaganda, un efficace macchina
di propaganda, di ritualità e di inquadramento studiata per
manipolare i consensi delle masse e avviarle verso una forma
generalizzata di politicità quale gli italiani mai avevano
conosciuto prima.
Il fascismo italiano fu tutte queste cose, ma fu
un progetto politico che nonostante tutto durò e trovò consensi
e accondiscendenza fino a disintegrarsi anche grazie alla
Resistenza. E infatti fu solo l’impatto con la guerra vera e
propria e con le prime grandi sconfitte a far precipitare con
una accelerazione impressionante i consensi al regime.
Peraltro quella società civile che con
atteggiamento di conformistica adesione al fascismo non divenne
immediatamente "resistente" perché la resistenza è storia di
minoranza.
Il dato più rilevante è il delinearsi dopo l’8
settembre di una Italia della rottura che aveva fatto le sue
prime prove con le agitazioni operaie della primavera precedente
e con le manifestazioni di piazza successive al 25 luglio e che
nell’emergenza dell’armistizio iniziava un percorso di impegno
diretto destinato a caratterizzare i venti mesi successivi.
Il più importante significato della Resistenza
fu quello della libertà: non si trattava tanto di disobbedienza
ad un governo legale, perché proprio chi detenesse la legalità
era in discussione, quanto di disobbedienza a chi aveva la forza
di farsi obbedire, era cioè una rivolta del potere dell’uomo
sull’uomo, una riaffermazione dell’antico principio che il
potere non deve averla vinta sulla virtù.
Ed è per questo soprattutto che la Resistenza fu
storia di minoranza perché se già è difficile opporsi ad un
potere legale, difficilissimo è opporsi a chi esercita il potere
solo attraverso la forza di farsi obbedire.
Ma la Resistenza ebbe anche un significato
patriottico contro il nemico occupante. Il tedesco rappresentava
il nemico più ovvio e immediato e almeno per certi aspetti il
più unificante come il movimento partigiano percepiva fin dal
primo momento.
La lotta contro il tedesco assicurava un primo
denominatore comune al movimento partigiano sul quale
convergevano posizioni politicamente distanti: il militante
comunista , l’antifascista di formazione liberal democratica,
l’ufficiale di provata fede monarchica… ma non tutti ebbero il
coraggio di schierarsi, molti nonostante il distacco dal
fascismo, l’ostilità e anche l’odio per il nazista invasore non
fecero subito scattare la scelta alternativa di schierarsi con
il movimento partigiano e si rinchiusero nel proprio guscio.
Fu anche per questo che uno dei problemi che
ebbe il movimento partigiano all’inizio fu sicuramente quello di
una scarsa partecipazione popolare che peraltro crebbe con il
passare del tempo.
Vedete, cari ragazzi, la storia che si studia
nella scuola rifugge dalle mezze tinte e dalle complessità e
predilige ridurre il fiume degli accadimenti umani ai conflitti,
ai duelli fra parti contrapposte, noi e loro, loro ateniesi e
loro spartani, i romani e i cartaginesi: in realtà le
semplificazioni non sono sempre possibili perché per essere di
fronte all’armistizio la maggioranza degli italiani non si
schierava, ma si rifugiava in una zona grigia dove la prima
preoccupazione era la sopravvivenza e la prima aspettativa era
la pace, anche se, così facendo, fornì al movimento partigiano
il contesto favorevole per vivere e svilupparsi. C’era quindi
una Italia che restava a guardare che accettava il movimento
partigiano, ma che non si esponeva più di tanto, la verità è
una: non tutti possiamo o sappiamo essere partigiani.
Se improvvisamente qui dovessimo scegliere come
fecero i nostri nonni non è detto che tutti noi qui presenti
saremmo fra quei dodici professori che con coraggio risposero di
no.
Che cosa emerge dunque da questo discorso?
Emerge il ruolo fondamentale che una cittadinanza attiva,
attenta, critica e consapevole svolge nella storia. Occorre che
ne prendiamo coscienza come cittadini. Per il presente. Per il
futuro. Imparando anche dal passato.
Domandiamoci quanto saremmo disposti a
resistere, a lottare, se necessario a pagare per la nostra
libertà. Saremmo tra le 12 persone che non giurarono pur di
sopravvivere anche senza di essa, o tra i 1836 che si
adeguarono?
Non siamo forse anche noi, spesso, vittime
dell’opportunismo, della paura , del conformismo e
dell’indifferenza, disposti più o meno consapevolmente, come
affermava Bobbio, ad accettare, a subire, a uniformarci, a
conformarci, a rannicchiarci nello spazio che ci viene concesso?
Non siamo forse anche noi, troppo spesso,
l’Italia dell’astensione, dell’attendismo e del disimpegno?
L’Italia dell’obbedienza, dell’acquiescenze, del "chi te lo fa
fare"? L’Italia che sparisce, che si rinchiude nel proprio
guscio, che non si compromette aspettando dall’alto tempi
migliori?
E proprio per questo che dobbiamo ringraziare i
nostri partigiani quella minoranza che fu il sale della
Resistenza e che ci consente oggi di godere di quella libertà
che anche le persone che oggi commemoriamo contribuirono a
trasmetterci.
Proprio pochi giorni fa il popolo iracheno si è
recato alle urne per le prime elezioni libere, col rischio (in
parte concretizzatosi) di morire per esercitare il proprio
diritto di decidere della propria libertà. C’è di che
riflettere.
"La storia siamo noi, attenzione, nessuno di
senta escluso", cantava Francesco De Gregori.
"La libertà non è star sopra un albero, non è
neanche avere un opinione. La libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione", cantava Giorgio Gaber.
Dobbiamo ricordare ogni giorno che ciascuno di
noi è il detentore di una libertà che abbiamo il dovere civile e
morale di difendere, per noi e per quanti ci seguiranno.
È questo il modo migliore per celebrare
degnamente le figure di chi ci ha preceduto sacrificando la
propria vita.
Luigi Chiappero
Sindaco Ciriè
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Gli spari...poi il silenzio
Testimonianza della maestra
Giovanna Cavanna
Avevo 13 anni e abitavo a Caselle come sfollata e quel giorno
arrivavo da scuola a Torino dove frequentavo le "medie".
Erano circa le 15,00 e scendendo alla stazione
ferroviaria di Caselle i viaggiatori vennero subito fermati da
un soldato tedesco che li riunì in gruppo.
Io ero lì, sentii degli spari, poi il
silenzio, quindi il soldato ordinò il lasciapassare: io corsi
verso casa; abitavo alle "case Enrietti" in strada Torino che si
trovava dalla parte opposta alla stazione.
Nell’avvicinarmi a casa, notavo che la strada
era sempre più deserta, finché arrivai nei pressi dell’Ospedale
"Baulino" e lì incontrai mia mamma con suor Vincenza ed alcuni
ricoverati dell’ospedale che trasportavano su carriole i corpi
di uomini giovani.
Erano ragazzi partigiani che, presi di
sorpresa dai soldati tedeschi, erano stati fucilati al "Peso".Ecco
perché sentii quei colpi.
Vennero portati alla camera mortuaria
dell’Ospedale e lì la suora con l’aiuto di altre consorelle e di
mia mamma invitò anche me a ordinare quei corpi.
Con uno straccetto lavai il volto di quei
giovani che erano poco più grandi di me, poi andai in cerca di
coroncine del rosario da riporre tra le loro mani.
Il mattino dopo io ripartii col treno per la
scuola e al mio ritorno non trovai più alcuna traccia di quei
cinque giovani: erano arrivati i parenti e li avevano portati
via.
I giovani trucidati dai nazisti il 1° febbraio
1945 si chiamavano:
Cafiero Luigi
Garbolino Antonio
Mensa Andrea
Praiotto Adolfo
Tamietti Mario |
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Scoprire Auscwitz
Il 27 gennaio, il Giorno della memoria, mi trovavo a Torino,
in Piazza Carlo Felice, in attesa di salire sul bus per Caselle.
Improvvisamente è apparso da Via Roma, un rumoroso corteo di
giovani.
Erano dotati di sacchi a pelo, materassini e
bagagli, e ballando al suono di un apparecchio montato su un
mezzo mobile, sfilavano capeggiati da uno stendardo portato dai
vigili della città di Torino, e da uno striscione recante la
scritta: "Giovani in cerca d’Europa".
Non sono stato certamente il solo a
incuriosirsi sul significato della manifestazione ed ammetto che
non sono riuscito a contenere il mio disappunto soprattutto per
il fumo delle loro fiaccole, in pieno giorno, del tutto
gratuito, in una città già fortemente inquinata.
Un tizio, non più giovane, al mio fianco, ha
espresso parole pesanti nei loro riguardi del tipo "Chissà quale
Europa cercano, forse quella della droga: sicuramente hanno
inventato un altro espediente per marinare la scuola".
Il giudizio mi è parso esagerato e mi è venuto
spontaneo rispondere: "Non possiamo giudicare senza conoscere".
La replica non è arrivata.
La manifestazione si è fermata a Porta Nuova e
il mio autobus è riuscito a partire, con evidente nervosismo
dell’autista con 10 minuti di ritardo.
Qualche giorno dopo, sono venuto in possesso
di un pieghevole del Comitato torinese per le celebrazioni del
sessantennale della Resistenza, sul quale ho letto che
l’Associazione culturale "Terra del Fuoco", in collaborazione
con la città di Torino, la Provincia, la Regione ed altri, aveva
promosso un’iniziativa di un viaggio di 4 giorni, in treno
speciale, diretto a Cracovia.
A più di 600 giovani era stata offerta
l’opportunità di visitare il lager di Auschwitz e di partecipare
coi loro coetanei polacchi ad una manifestazione di carattere
europeo, nelle vie di Cracovia: per non dimenticare.
Ecco a cos’era dovuta quella chiassosa e
fumosa manifestazione: giovani studenti che si recavano in
viaggio nei luoghi dello sterminio nazista.
Ho ripensato a me e a quel giorno: i giovani,
si sa, hanno piacere di stare insieme, di sentirsi liberi di
girare il mondo; possono arrivare persino a divertirsi anche
durante un viaggio nelle zone più buie della nostra storia
recente. Ma dobbiamo ammirare la loro voglia di conoscere meglio
questi fatti e questi luoghi. Sono certo che per molti di loro
rimarrà un ricordo indelebile, questo viaggio.
Ho ripensato anche alla bat tuta
di quel tizio: è un difetto generalizzato emettere giudizi
sbrigativi.
Quasi sempre molto negativi, e su cose o
persone che non conosciamo.
Devo aggiungere che la prima cosa che ho colto
è stata soltanto il fastidio del fumo delle loro fiaccole?
È sicuramente più facile giudicare che
conoscere.
Ernesto Scalco
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Pagina 5 - Cultura
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Nel giorno della memoria
"... Lo dica ai giovani di conservare la pace"
Il ricordo di uno di noi, deportato e sopravvissuto a Dachau
Scorrono ancora nella mente le immagini televisive della
distesa bianca ed irreale di Auschwitz e l’eco delle parole dei
tanti testimoni diventa puntello che sferza l’anima di chi ha
ascoltato.
"Qui sono diventata nessuno. Mi hanno trasformato in nessuno.
Perché? Perché nessuno ha detto niente? Ho conservato il mio
spirito e il mio corpo, ma qui hanno bruciato la mia anima…", ha
urlato una donna.
Parole che sono pugni nel cuore, che macchiano con segni
indelebili.
Ricordare, sempre: questo è il monito che si rinnova ogni
anno, in quel 27 gennaio che da anonimo numero di calendario è
diventato" Il giorno della Memoria".
In questo nostro secolo che tutto ridimensiona e in fretta
metabolizza, dove violenza e dolore sono il pane televisivo
offerto dalla quotidianità, ben venga l’obbligo di prenderci il
tempo di ricordare, di ascoltare, taciti ed attenti, parole
intrise di dolore ma aperte alla speranza. Spetta a noi
tramandarle alle nuove generazioni per gettare ponti migliori
per il futuro. Dachau, Mauthausen, Auschwitz, Chelmno,
Ravensbruck,
Fossoli: campi di lavoro forzato, di tortura, di morte, cosa
rappresenteranno per i giovani di domani?
"E sufficiente un solo secondo per affliggere un secolo"
scriveva Victor Hugo: quanto ne servirà per non dimenticare mai?
Di certo, per la nostra natura di uomini, la pietà per
milioni di vittime dell’ Olocausto non sarà mai pari alla
compassione destata dalla sofferenza di una sola persona che
conosciamo. Abbiamo cercato una storia anche noi a Caselle,
consapevoli che raccogliere frammenti di questo nostro passato
di sofferenza sia oltre che un dovere, un segno di muto rispetto
verso coloro che lo hanno dolorosamente vissuto.
E l’abbiamo trovata.
Qui, nella nostra città, a pochi passi da noi, abbiamo
trovato una goccia di memoria. Di dolore ancora vivo e pieno.
Testimoniare ancora è un dovere. Per non dimenticare.
"Questa è la storia di un ex condannato alla pena capitale,
di un ex internato in un campo di concentramento. Sono uno dei
tanti schiavi di Hitler, scriva semplicemente così. "
Non vuole che si faccia il suo nome, vuole essere ricordato
come uno dei sopravvissuti, custode di un pezzo di vita che va
raccontata e raccolta come si fa con un bene prezioso.
"Nasco a Mazzorno Sinistro, ad Adria nel 1925. Ho 18 anni e
faccio il calzolaio. Quando, dopo l’armistizio dell’ 8
settembre, mi arriva la cartolina di precetto dell’appena
costituita Repubblica Sociale Italiana, che io non riconosco, e
la rifiuto.
All’arresto di mia madre cedo e decido di presentarmi al
distretto di Rovigo e qui vengo mandato ad Udine, aggregato
all’esercito tedesco. Quando mi viene imposto di fare il
giuramento, io mi rifiuto ancora perché sento forte il mio
essere italiano; rischio di essere trasferito sul fronte russo.
"
Sono anni confusi, dove le situazioni si accavallano e si
ribaltano.
"In quegli anni già collaboro con il Comitato di Liberazione
Nazionale che, saputa la mia condizione e quella di altri miei
compagni, ci invita a recarci a Trieste. L’ intento è di
raggiungere l’Aquila per unirci alle truppe alleate che stanno
avanzando verso Nord.
Prendiamo il treno ma, durante un controllo, ci vengono
sequestrati i documenti.
Siamo prossimi a Trieste quando, mi sembra ancora di vederlo
ora, mi si para davanti un tedesco e mi chiede concitato se quei
documenti che ha in mano siano miei. Li apro e dentro ci trovo
scritto in italiano "Tornate indietro, a Trieste è successo il
finimondo." Quando rientriamo ad Udine scopriamo che nella città
giuliana c’è stato un rastrellamento a seguito di un attentato
alla mensa ufficiali tedesca.
È il periodo dell’arrivo degli Americani e il paese è nel
caos, c’è confusione e paura."
Inizia il periodo della clandestinità.
"Ricordo che quando c’erano i rastrellamenti, di notte,
attraversavo a nuoto il Po per arrivare a quella che noi
chiamavamo l’Isola di Ariano, cioè quel pezzo di terra dove il
Po si divide in due tronconi. A volte ci si spostava verso
Adria, a volte verso Ariano. Vengo arrestato dalla Gestapo il 25
luglio del 1944, sono i giorni dell’attentato ad Hitler, e vengo
trasferito, insieme ad altri compagni, a Padova.
Durante il viaggio in treno i ferrovieri cercano di far
rallentare il convoglio per permetterci di scappare, ma il
controllo è troppo stretto e non ci riusciamo. A Padova vengo
interrogato e poi trasferito a Gorizia in attesa del processo.
La sentenza è durissima: pena capitale per diserzione, il che
significa essere fucilati.
Mi viene detto che ho il diritto di fare domanda di grazia e
questa viene accettata, ma non significa libertà, vengo sempre
tenuto sotto controllo perché considerato "pericoloso".
Nell’ottobre del 1944 vengo mandato in Germania come operaio
civile nel campo di smistamento di Ratisbonne; dopo 15 giorni
vengo spedito a Flossenburg: il mio numero è 41304.
Poi c’è il trasferimento a Hersbruck, dove rimango tre mesi.
Il campo viene sgombrato per il diffondersi di malattie
contagiose e il rischio di epidemie. Ci tocca comunque scavare
gallerie nella roccia per ricavare metalli da utilizzare per
costruire materiale bellico per i tedeschi. Un’esperienza
terribile, trattati come bestie…"
Nel 1945 l’arrivo, ormai stremato a Dachau.
"Addosso abbiamo stracci e colera, così veniamo stipati nel
blocco 28, un’anticamera della morte."
"Noi vedevamo le ciminiere dei forni fumare e sapevamo che
quella sarebbe stata la nostra fine. Ho visto morire ad uno ad
uno tanti miei compagni.
Io mi sono salvato, non so perché. Il destino ha voluto
regalarmi ancora un pezzo di vita. Sono stato liberato dagli
americani il 29 aprile del 1945, pesavo 40 chili, avevo 19 anni
ed ero malato di TBC."
Quando si arriva a parlare dell’esperienza del campo le
parole si fanno lente e i ricordi pesanti: "Mi hanno rubato gli
anni migliori, anche se sono stato fortunato perché sono
sopravvissuto. Mi sono aggrappato a quella voglia di vivere che
non mi ha mai abbandonato e alla solidarietà. Ci siamo sempre
aiutati fin quando è stato possibile, ci siamo sorretti a
vicenda."
Parla guardando lontano, come se rivedesse i compagni.
"Dovevamo lavorare e obbedire, cercando di sopravvivere. Una
volta che indossavi quella tunica con il triangolo rosso con su
scritto "Italien", diventavi un numero, non eri più un uomo ma
solo un oggetto, un "pezzo": se funzionavi andavi avanti, se ti
rompevi venivi gettato via."
Ora che ha ottanta anni non prova più odio, ma voglia di
giustizia sì.
Quella sempre.
"Mi ricordo che quando ho saputo della morte di Mussolini mi
sono venute le lacrime agli occhi: avrei voluto che fosse stato
condotto vivo davanti a un tribunale e fosse condannato per i
suoi crimini. Troppi fascisti l’hanno fatta franca, hanno potuto
espatriare e non pagare il loro conto con la giustizia."
Il fisico robusto gli ha permesso di combattere la malattia
ai polmoni incorsa a seguito della prigionia che l’ha reso
invalido, ma la mente è lucida come i ricordi che si susseguono
incalzanti e vivi come raccontassero l’oggi.
"L’offesa peggiore che ho ricevuto sono rimaste le parole di
chi un giorno, dopo aver sentito il mio racconto non ha saputo
dirmi che – Ma chi te l’ha fatto fare? –
Non ho risposto, l’ho solo guardato dritto negli occhi e me
ne sono andato via, ferito dentro."
Tornare a Dachau, è stato un dovere.
"Ho rivisto quel che resta del blocco 28: una distesa d’erba
verde, una lapide con un numero su. Ho fotografato tutto: dai
forni crematori, al monumento eretto alle vittime italiane. Le
immagini cruente che documentano lo scempio umano, cosa ci hanno
fatto."
Si sofferma sulle foto e mi dice "Questo è stato il nostro
destino.
Le tengo con cura. Sono più di un ricordo: sono una parte di
me stesso. Chissà che fine faranno quando io non ci sarò più…
Lo scriva ai giovani di essere vigili, di far crescere la
giustizia e il rispetto per tutti gli esseri umani, di lavorare
per conservare il bene immenso della pace.
Alzare la testa e non essere indifferenti verso la sofferenza
e l’ingiustizia serve a non dimenticare il sacrificio di tante
vite."
Possano allora le tante storie di chi è rimasto essere
custodite e tramandate nei cuori di chi le ha ascoltate e lette,
consapevoli di avere il dovere di testimoniarle a chi verrà dopo
di noi, insieme a quei valori eterni di giustizia e fraternità.
Antonella Ruo Redda
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Pagina 6 - Attualità
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Manca solo più un anno alle olimpiadi
Olimpiadi invernali di Torino: febbraio 2006... oddio manca
esattamente un anno!Nessuno ne parla, al di fuori del Piemonte,
c’è un buco di miliardi da coprire nel bilancio, ci sono tanti
buchi in città da farla sembrare una forma di gruviera, ma c’è
anche tanto entusiasmo e tanta attesa per quello che sarà
certamente l’evento più importante e spettacolare di questi
decenni. Un occhio di bue puntato ininterrottamente su Torino
per quindici giorni: tutto il mondo vedrà dagli schermi più o
meno giganteschi il nostro capoluogo sabaudo con la sua
celeberrima Mole, la splendida corona di Alpi che la circonda e
la sua particolare struttura urbanistica che ne fa una delle
città più eleganti d’Italia.
In tutto questo anche noi casellesi avremo la nostra parte di
gloria (o di critiche) quando i primi spettatori scenderanno la
scaletta dell’aereo e si ritroveranno all’aeroporto Sando
Pertini di Caselle. Saremo pronti ad accoglierli? Lo spazio sarà
sufficiente a far atterrare tutti? Ci sarà un collegamento
continuo ed efficiente conTorino? Qualcuno saprà dare
indicazioni in una lingua straniera?
Abbiamo cercato di rispondere a queste domande, a distanza di
un anno dalle Olimpiadi, per sondare il terreno e per vedere se
si respira aria di cambiamento, di innovazione, di adeguamento a
quelle che saranno le esigenze di un evento di portata
internazionale.
Vi anticipiamo già che non siamo rimasti delusi e che abbiamo
fatto scoperte interessanti: nuovi voli, record di passeggeri,
più investimenti commerciali e un buon flusso di turisti.
Innanzitutto dal 15 gennaio al 26 marzo è attivo un nuovo
collegamento con Oslo tramite la compagnia Norwegian su Boeing
737: un’ottima possibilità per conoscere e farci conoscere da
una importante capitale nordica. Proseguono intanto i voli a
basso costo per Londra (da Porta Palazzo a Portobello), Parigi e
Barcellona e saranno operativi tra breve nuovi scali:Parigi Orly
con Easy Jet e Vienna con Austrian Airlines.
Inoltre, è stato da poco toccato un record di presenze: nel
2004 si sono superati i tre milioni di passeggeri, più del 10%
rispetto all’anno precedente e il 2 gennaio di quest’annop si è
segnato un nuovo record storico giornaliero con 19.635
passeggeri.Ricordiamo che gli sportivi inglesi e francesi in
questo periodo non mancano per nulla al mondo l’appuntamento
della settimana bianca sulle nostre montagne. Un aeroporto
sempre più frequentato dunque e viene da chiedersi se in tutti
questi passaggi a qualcuno non venga in mente di fare un giro
per Caselle.Sarebbe bello intervistarlo!
Per quanto riguarda invece le strutture extra-aeroportuali,
anche qui ci sono da segnalare interessanti novità: è stato
infatti aperto da poco il Fly Bar, un punto degustazione
dell’azienda piemontese Bersano che permette ai viaggiatori in
transito di assaggiare prodotti tipici piemontesi abbinati ad un
ottimo bicchiere di vino Barbera o Barolo. Un modo per riempire
piacevolmente le attese facendo marketing nostrano (e solo noi
sappiamo quanto ce n’è bisogno!).
E ancora, molto utile si rivela essere il punto informativo
diTurismo Torino, l’ente metà pubblico e metà privato che da una
decina di anni gestisce il flusso turistico del territorio e si
colloca nei punti strategici come la stazione di Porta Nuova, il
centro storico della città e l’aeroporto per l’appunto.Qui il
forestiero potrà trovare tutta l’ampia offerta museale e ludica
del capoluogo, potrà prenotare un albergo o un ristorante o
semplicemente avere indicazioni su come raggiungere la città.
E qui veniamo all’ultimo punto (dolente): il collegamento con
Torino. A parte i taxi o il treno che ferma solo alla stazione
Dora, il vero mezzo che congiunge l’aeroporto con il centro
città è l’autolinea Sadem che, in quanto autobus, si deve
scontrare con il traffico quotidiano e anche con una certa
difficoltà del personale ad interagire con i turisti stranieri –
lacuna che va colmata in vista delle Olimpiadi magari impartendo
alcune lezioni base d’inglese.
In conclusione possiamo dire che mentre l’orologio di piazza
Castello continua il suo conto alla rovescia e la neve cade
sempre pià fitta a noi sale l’adrenalina e anche un po’ di
ansia, inevitabile per chi potrà raccontare di aver vissuto
molto da vicino l’esperienza di un’Olimpiade, anche solo
affacciandosi alla finestra di casa.
Laura Giordano
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Caselle cambia
Caselle si veste a cinque cerchi per il conto alla rovescia
verso le Olimpiadi del 2006. Gli orologi hanno superato
mercoledì scorso il traguardo dei meno 365 giorni dalla
cerimonia di inaugurazione delle gare. I giochi invernali
saranno nell’aria e soprattutto sotto gli occhi dei piemontesi e
dei turisti che visitano i tesori del nostro territorio. Da ieri
presso il palazzo Civico di Torino è accesa la fiaccola olimpica
progettata da Pininfarina.
La nostra città sarà al centro di tutte le manifestazioni in
quanto l’Aeroporto "Sandro Pertini", che già negli anni scorsi
ha visto atterrare la bandiera olimpica, sarà l’aeroporto
ufficiale dei prossimi giochi e il punto di passaggio di tutti
coloro che gareggeranno e parteciperanno alle olimpiadi
invernali.
Per questo motivo abbiamo intervistato l’assessore
provinciale ai Trasporti e alle grandi infrastrutture Franco
Campia.
"Caselle: una città che vola in tutto il mondo". Questa
affermazione si addice particolarmente al periodo olimpico: come
varrà modificata la viabilità per collegare l’aeroporto a
Torino?
"Le modifiche alla viabilità riguarderanno i tratti più
prossimi all’aeroporto e serviranno ad aumentare la fluidità del
traffico ed a eliminare strozzature come il semaforo
all’incrocio tra la Provinciale per Ciriè e quella per San
Maurizio."
E alle altre città olimpiche?
"I diversi siti Olimpici saranno raggiunti con un forte
ricorso agli autobus, a questo scopo verrà predisposto un "Movicentro"
che consentirà di ospitarne un gran numero ed assicurare un
comodo accesso all’aerostazione."
A che punto si è con i lavori?
"I lavori nell’aerostazione sono in corso, quelli esterni
dovrebbero iniziare entro fine mese inizio del prossimo."
Che trasformazioni, ampliamenti verranno fatti al complesso
aeroportuale?
"Si tratta di un intervento davvero considerevole e
riassumendolo si realizzerà un ampliamento dell’aerostazione
passeggeri allargandola sul lato piazzale aeromobili. Risulterà
ampliata la hall partenze e i gate passeranno da 12 a 21 mentre
i passaggi per i controlli di sicurezza passeranno da 6 a 11.
Si realizzerà inoltre un ampliamento al piano superiore con
collegamento diretto al parcheggio. Interessante anche la
realizzazione di 20 postazioni di checkin in "Remoti" collocati
tra la stazione ferroviaria e il parcheggio multipiano. Ci
saranno anche grosse novità per i bagagli con nuovo fabbricato
dedicato al loro controllo e smistamento."
Verranno costruite delle aree commerciali o degli alberghi?
"Sì, le aree commerciali verranno ampliate; all’interno
dell’aerostazione in particolare verrà ampliato lo spazio
destinato alla ristorazione. In futuro è prevista la
realizzazione di un Hotel presso la stazione ferroviaria; sarà
realizzato però dopo le Olimpiadi ed in seguito all’approvazione
di una strumento urbanistico in itinere."
Bisogna considerare che a un anno dall’inizio del Giochi
invernali, Torino ha già il suo record, infatti, è già pronto il
50% degli impianti che ospiteranno le gare. Questo è un
risultato che non si era mai visto in nessun altra olimpiade!
Mara Milanesio
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Pagina 7 - La Nostra Politica
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La parola all'assessore Paolo Gremo
Assessore Paolo Gremo, qual è la situazione del commercio a
Caselle?
Il commercio ha dei problemi e non solo a Caselle. In realtà,
si è passati da un sistema in cui il comune poteva regolare in
base alla popolazione il numero di licenze per ogni genere
e questo garantiva ad ogni negozio un bacino di utenza. Con la
liberalizzazione, che è seguita alla legge Bersani, ogni
cittadino può aprire un negozio. Questo in prima battuta crea un
posto di lavoro, ma poi crea maggiore concorrenza e quindi è
venuta a crearsi più offerta che domanda. La grande
distribuzione ha, infine, sfasato il sistema distributivo
offrendo superfici, orari e una quantità di merce che il singolo
negoziante non è in grado di offrire. Questo è vero nella realtà
casellese, dove la grande distribuzione non è presente
direttamente, ma lo è nei comuni immediatamente limitrofi. In
questo quadro, l’apertura del Di Meglio ha sicuramente creato un
contraccolpo al commercio locale, ma l’Amministrazione la
rivendica come scelta giusta che va nella direzione di offrire
servizi nell’oltre ferrovia. La prossima apertura di grandi
superfici e di gallerie commerciali pone all’Amministrazione, ma
soprattutto ai commercianti – che devono essere presenti in
questo momento come associazioni – una domanda fondamentale:
cosa vuol dire essere commercianti nel centro storico?
Appunto, cosa vuol dire essere commercianti nel centro
storico?
Proprio in questi momenti, i negozianti dei centri storici
devono guadagnare appetibilità offrendo quello che non offre la
grande distribuzione. Il Comune lavora insieme alla Provincia e
alla Regione al fine di valorizzare i nostri prodotti. La
riscoperta del "salam ed turgia", ad esempio, deve servire da
traino per gli altri prodotti a disposizione dei clienti. A
questo si sono agganciati i ristoratori, le panetterie e le
pasticcerie, perchè in un contesto provinciale ampia il pubblico
a cui rivolgersi.
Ma cosa fa in concreto l’Amministrazione per il centro
storico?
L’impegno specifico dell’Amministrazione è rendere appetibile
e a dimensione dell’uomo il nostro centro storico. Sta partendo
il Piano triennale delle opere pubbliche di riqualificazione
urbana del centro storico che prevede un miglioramento dei
marciapiedi, dell’arredo urbano, della illuminazione pubblica e
un programma di adeguamento delle insegne commerciali. Si vuole
ritornare alla Caselle di un tempo, in cui sia bello passeggiare
e che possieda una propria identità. Tempo un anno e si vedranno
i fatti.
E a Mappano? Come va il commercio?
La realtà mappanese è differente da quella di Caselle. La
nostra frazione si confronta da sempre con Torino. Oltretutto
mentre i negozi casellesi sono composti da un nucleo ormai
consolidato, a Mappano vi è un ricambio maggiore quale
conseguenza della espansione dell’abitato. La crisi, che vi è
ovunque, si sente in modo differente a Mappano perchè è abituata
a confrontarti con la grande distribuzione e ha una clientela
prevalentemente di passaggio.
Vi è una realtà nuova a Caselle: le persone che arrivano ogni
anno in misura di 2/300. Come rendere questi arrivi dei veri
casellese e quindi anche clienti dei nostri negozi?
L’Amministrazione ha interesse che questi nuovi arrivi si
sentano parte di Caselle. Il modo scelto è caratterizzare
Caselle in modo da farli affezionare al nostro comune. Come
ufficio URP diamo ai nuovi residenti materiale contenente le
guide ai servizi ed anche una copia di Cose Nostre. Anche in
questo campo, l’aiuto delle associazioni e, visto l’argomento di
questa intervista, in particolare dei commercianti aiuterà a
migliorare questo dono di benvenuto.
D.G.
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La parola al Presidente dell'associazione dei
commercianti, Ciravolo
Presidente Ciravolo, qual è la situazione del commercio a
Caselle?
Vi è una crisi totale in ogni settore, pertanto il
consumatore è obbligato a porre attenzione alle proprie scelte.
Inoltre la nostra zona è colpita dalla crisi della Fiat e, a
livello nazionale, l’introduzione dell’euro ha contribuito.
Vogliamo dire al consumatore che anche noi commercianti siamo
vittime di questa situazione e dell’atteggiamento di pochi
disonesti che ne hanno approfittato. Purtroppo ci vorrà ancora
del tempo per uscire da questa situazione.
In questa situazione di crisi si inserisce l’apertura di
enormi spazi commerciali alle porte di Caselle.
Proprio in questi giorni abbiamo incontrato un dirigente
della Bennet, insieme al Sindaco e all’Assessore Gremo. Le cifre
di cui parlano sono inattese. Consigli cautela ai commercianti
che intendono entrare nella galleria. Forse la risposta migliore
alla crisi e a questa apertura è mantenere la professionalità e
costanza nel seguire le esigenze del cliente.
Con questa apertura aumenteranno le chiusure dei negozi.
Abbiamo proposto al Bennet di assumere i negozianti che
chiuderanno e ci hanno invitato a far fare loro un curriculum e
a presentarlo all’Assessore.
Come si può rivitalizzare il centro storico?
Una prima cosa da fare è sistemare la viabilità. Alcuni
esempi. Ci sono stati due giorni di nebbia? Bene, non c’era una
striscia stradale ad aiutare.
Non ci sono le indicazioni "Caselle Torinese" alle porte del
comune, questi che sono come dei biglietti da visita, indicano
ai non residenti che esistiamo. Alle volte vengono chiuse strade
all’improvviso, creando confusione ai clienti e a noi, con il
carico e lo scarico. Di queste cose l’Amministrazione se ne
rende conto?
È un problema di lavori quindi?
Anche. Pensiamo ai tempi dei lavori che non sono controllati.
Quindi manca il dialogo con l’Amministrazione?
Non si può arrivare all’ultimo momento. Prendiamo le
luminarie, come si sa, abbiamo letto sui giornali che non ci
sarebbero state. Se avessimo saputo prima, ci saremo
organizzati.
Come il commercio casellese si prepara alle Olimpiadi?
Alcuni negozi sono messi bene: ci sono negozianti
lungimiranti che hanno compreso la ricaduta. Altri, invece, sono
pessimisti che l’evento porti gente da noi. Certo, sarebbe bello
avere nel 2006 un paese presentabile. Di sicuro ci sarà tempo
per adeguarci.
Come vi rivolgete ai nuovi residenti a Caselle?
Anche qui, ci sono le due facce: negozi che portano la spesa
a casa ed altri che nulla fanno. Questo non serve solo per avere
nuovi clienti, ma anche per combattere la grande distribuzione.
Come è la vita dell?Associazione commercianti?
Stiamo programmando il 2005 ed è iniziato il tesseramento,
mentre stiamo stilando il bilancio del 2004. Quest’anno ci
saranno le elezioni del nuovo direttivo. Invitiamo i
commercianti ad essere presenti ed a portare nuove idee, per
avere un programma nuovo. Sono anche allo studio dei corsi di
aggiornamento sulle nuove normative. Infine mi è gradito
ringraziare Cose Nostre ed il suo direttore per questo spazio
alla nostra voce.
Davide Gosti |
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Pagina 8 -
Attualità
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In Consiglio Comunale arrivano
le assenze al C.I.M.
Alla fine il sindaco Giuseppe Marsaglia ha riconfermato la
fiducia nei due consiglieri del consorzio della frazione Mappano.
Ma, in occasione dell’ultimo consiglio comunale di Caselle, i
due consiglieri hanno rischiato di essere i primi politici in
Italia ad essere "licenziati" per le loro assenze. La
discussione è partita da un’apposita interrogazione presentata
dal consigliere dell’Udc Valter Destino che ha lamentato le
continue assenze dei consiglieri, regolarmente retribuiti dal
comune di Caselle, Antonio Destefanis ed Endrio Milano. Il primo
rappresentante di "Mappano per l’Ulivo", il secondo segretario
della sezione casellese dei Comunisti Italiani. "Al consorzio
spesso il presidente va ingiustificatamente oltre le sue
mansioni anche perché parte dei consiglieri non c’è mai" diceva
l’interrogazione di Destino. Durante il consiglio, Endrio Milano
si è difeso a spada tratta: "Sono mancato pochissime volte e i
cittadini lo sanno. Purtroppo quando i consigli di
amministrazione vengono convocati all’una del pomeriggio, il
posto di lavoro personale non può essere sacrificato per un
gettone di presenza". Milano ha anche illustrato l’esiguo
stipendio dei consiglieri del consorzio (circa 360 euro lordi),
circa la metà di quello che percepisce il presidente Antonio
Zappia, che nel suo intervento ha in pratica confermato le
assenze dei due consiglieri dalle attività consortili. Alla fine
la parola è passata al sindaco Marsaglia che ha spento
momentaneamente le polemiche rinnovando la fiducia nell’attuale
consiglio di amministrazione del consorzio ammettendo però,
nello stupore generale, che di questa anomala situazione non era
mai stato informato. "Una situazione che fa rabbrividire –
risponde Valter Destino – è impossibile che il sindaco non sia
informato di una cosa del genere. Questo può significare, cosa
gravissima, che il presidente Zappia non riferisce mai della
situazione in seno al consorzio al sindaco di Caselle oppure che
ci sono intrecci politici che non permettono un regolare
svolgimento dell’attività amministrativa e dell’eventuale
sostituzione di alcuni consiglieri che non lavorano per Mappano.
Milano e Destefanis hanno collezionato assenze in circa il 30%
dei consigli di amministrazione. Se hanno altri impegni,
legittimi come il lavoro, abbiano almeno il buon senso di
dimettersi per evitare di continuare a prendere in giro i
cittadini mappanesi e casellesi". Destino ha anche formalmente
richiesto le dimissioni del presidente Antonio Zappia e una
risposta chiara sul futuro del consorzio intercomunale di
Mappano: "Così com’è non funziona e non ha poteri, per tenerlo
in piedi in questo stato sarebbe maggiormente opportuno
chiuderlo al più presto".
Alessandro Previati |
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Dopo oltre un anno riapre
la sede della " Margherita."
Dopo oltre un anno di assenza, riapre la sede di "Democrazia
è Libertà – La Margherita" nella nostra Città.
La chiusura della sede nel corso dell’anno
2004 si era resa necessaria per una serie di lavori, da parte
del proprietario, non più procrastinabili nel tempo da svolgere
al suo interno e per una possibile diversa destinazione d’uso
dei locali stessi.
Ora, dopo la fase congressuale di circa un
anno fa che aveva visto sia la strutturazione organica del
partito della Margherita sia la nascita dello strumento nuovo e
versatile dei circoli, nuovamente a Caselle T.se vi sarà un
luogo dove tutti i moderati di radice cattolica, laica e
riformista interessati all’impegno civico potranno trovare
spazio ed occasione di confronto e di dibattito.
Le due sale al numero 34 di via Gibellini non
sono da intendersi come una semplice sede di partito aperta solo
per l’imminente tornata elettorale di primavera (anche se ciò
rappresenterà indubbiamente un primo banco di prova), bensì come
un luogo aperto a tutti e che desidera organizzarsi in modo da
garantire una presenza costante sul territorio cittadino.
Il Circolo casellese è stato di recente
intitolato alla grande figura di Alcide De Gasperi: uomo la cui
esperienza ed il cui esempio non sono ancora esauriti ed, anzi,
rappresentano una testimonianza di impegno totale e senza
interessi personali nei confronti della "Cosa pubblica". Una
testimonianza che oggi più che mai sentiamo di dover fare nostra
e portare in tutti gli ambienti della società civile.
Per celebrare nel migliore dei modi questa
riapertura dei locali di via Gibellini 34, è stata prevista una
serata apposita venerdì 25 febbraio 2005 alle ore 20,30.
Alla cerimonia di inaugurazione saranno
presenti, oltre a Giuseppe Marsaglia Cagnola, Sindaco della
nostra Città, l’On. Gianfranco Morgando, Presidente Regionale
della Margherita, e Stefano lepri, Assessore al Comune di
Torino. La presenza di tali illustri ospiti è segno
dell’importanza dell’evento e sarà occasione per approfondire
insieme a loro alcune tra le tematiche più importanti del nostro
vivere quotidiano.
Anche altre persone sono state invitate per
rendere importante e "programmatico" questo incontro.
L’invito a partecipare alla serata è rivolto a
tutti, non solo agli iscritti o ai simpatizzanti della
Margherita, ma a tutti coloro che desiderano apportare il
proprio contributo alla vita politico-sociale della Città.
Le organizzazioni partitiche, associative,
civiche, sono tutte espressione della democrazia: come tale è da
intendersi anche questa riapertura della nostra sede.
Come esprimevo poco sopra, l’intento della
dirigenza della Margherita del Circolo casellese "Alcide De
Gasperi" è quello di proporre una sede aperta ai cittadini, alle
associazioni, ai giovani, alle categorie, … con giorni ed orari
stabiliti in modo da permettere un dialogo diretto ed immediato
con gli esponenti locali del partito e con gli amministratori
iscritti o comunque vicini alle posizioni ed ai pensieri della
Margherita. Maggiori informazioni sarà possibile reperirle
direttamente presso la sede stessa.
Riteniamo che quei valori alti e forti dettati
dai "grandi padri" don Sturzo, De Gasperi, Moro, … siano
fondamentali per un impegno politico vero anche oggi: con questi
sentimenti invitiamo tutti all’inaugurazione di venerdì 25
febbraio 2005 alle ore 20,30 presso via Gibellini 24.
Luca Baracco
Portavoce del Circolo
"Alcide De Gasperi"
di Caselle Torinese
"Democrazia è Libertà –
La Margherita" |
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Dal gruppo UDC
Ma i cittadini sanno davvero?
L’ultimo numero del periodico "La città
informa"- dicembre 2004 – edito dall’amministrazione comunale –
si apriva con un articolo a tutta pagina del Sindaco, redatto
sotto forma di lettera aperta recante un titolo concettualmente
ingannevole:
"Le priorità dei cittadini". In realtà, come
scriveva Marsaglia nelle prime quattro righe, si trattava di "…
talune scelte compiute dall’Amministrazione…"che i cittadini
subivano e che il Sindaco si sentiva in dovere di riferire e
giustificare: insomma, quelli che nel titolo erano dati per
sicuri soggetti attivi (i cittadini) ben presto si rivelavano
essere in realtà gli oggetti passivi di scelte altrui e, a
quanto pare, neanche molto condivise.
Anche sui numeri riportati, che dovrebbero
rappresentare dei presupposti granitici,c’è qualcosa da
osservare perché, si sa, nel calcolo globale, per poi arrivare
alla divisione per alunno, è sufficiente, ad esempio, e a
seconda delle convenienze, aggiungere o ignorare l’IVA,
conteggiare o meno la parcella del professionista incaricato del
progetto, anticipare stanziamenti iscritti a bilancio che però
troveranno copertura nell’esercizio successivo; inoltre il
ripianamento del debito dell’ente Baulino non è coperto dal
bilancio 2004 bensì spalmato in tre anni. Proseguendo, per
giustificare la rinuncia alle luminarie natalizie, il Sindaco
scrive testualmente:" Ho deciso di seguire, insieme alla Giunta
e al Consiglio Comunale, il modello del buon padre di famiglia
pronto a sacrificare le spese voluttuarie…".
E no, Sindaco, forse ne avrai parlato in
giunta, ma in consiglio non si è mai discusso, non si è mai
deliberato e tantomeno ti è stato dato mandato di lasciare al
buio Caselle senza le luminarie natalizie. Il contenuto dei
commenti della gente di fronte ai festoni luminosi in tutti gli
altri comuni viciniori non è stato di comprensione e solidarietà
per la tua decisione,ma il dilemma tra ritenere un’orda di
allegri spreconi gli amministratori degli altri comuni
(possibile tutti?) o una congrega di incompetenti spilorci i
nostri, incapaci anche di trovare una qualche forma di
collaborazione con i commercianti locali.
E sempre a proposito di polemiche con i
commercianti stupisce veramente che l’assessorato, retto da un
commerciante,sia fonte di continui diverbi e incomprensioni con
la categoria tanto che su un numero di dicembre 2004 del
Risveglio, settimanale notoriamente non della nostra parte
politica,la giornalista terminava l’articolo
testualmente:"Insomma è davvero un coro di proteste e
l’amministrazione Marsaglia ai minimi storici del consenso
popolare".
Tornando all’argomento di partenza e per
concludere queste riflessioni, crediamo che negli anni sia stato
completamente ribaltato lo spirito con cui era nato "La città
informa" passando da semplice foglio di servizio a bollettino
della maggioranza che crede di giustificare la pluralità di
opinione con due articoli di poche righe delle minoranze. Noi
siamo disponibili a rinunciare al nostro spazio purché la
maggioranza autofinanzi il proprio periodico e non usi più soldi
pubblici interrompendo l’equivoco tra informazione e propaganda.
Il gruppo UDC |
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Pagina 9 - Cronaca
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Gli scavi di via Caldano
Continua la posa del collettore delle acque meteoriche
Arrivi al bocciodromo e proprio non puoi fare a meno di vedere che
si sta attuando un lavoro di proporzioni enormi.
La strada, verso il Caldano, è stata sventrata e di fianco, sul
ciglio, ci sono un sacco di strani "scatoloni" grigi.
L’arcano, se così vogliamo definirlo, è presto svelato: si sta
attuando l’interramento dei tubi del collettore di scarico delle acque
meteoriche dell’area aeroportuale e della nascente nuova zona che
crescerà tra lo scalo e i Grangiotti.
Infatti, basta seguire una sorta di pista per capire che tra breve
gli scavi interesseranno anche un altro pezzo di Strada Caldano, per
poi svoltare in Via Aldo Moro, attraversare Viale Bona e congiungersi
con quanto già scavato o posto a dimora in Via Madonnina.
Mauro Castrale, capo settore del comparto Opere Pubbliche della
nostra città, ci ha detto:
"Senza dubbio, vista l’entità dei lavori, è un’opera lunga che ci
terrà compagnia ancora per un bel pezzo. Entro la fine dell’estate
verrà completato l’interramento tra strada Caldano e via Madonnina ed
è logico che ci saranno ancora forti disagi. Del resto occorre scavare
sino a sei metri di profondità."
Si tratta di un’opera di grande utilità per tutti: il collettore
potrà essere usato anche per lo scarico delle acque bianche e in più
impedirà i periodici allagamenti ben conosciuti dagli abitanti delle
zone vicine allo scalo aeroportuale. |
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Festeggiato S. Antonio
Spirava fredda, da nord, la tramontana in Via Cravero domenica 16
gennaio, ma vi era ugualmente tanta gente sul grato della Chiesa di
Santa Maria e sulla via. Si celebrava la solennità di Sant’Antonio
Abate. Tanti i trattori: belli, lucidi, grandi e per la prima volta
tanti animali domestici: cani al guinzaglio in maggioranza e qualche
gatto nella gabbia. "Pallina" la simpatica cagnolina di Carlin, che
gli anni passati era sola, quest’anno avrebbe avuto molti consimili.
Poi Aldo Chiabotto, con tre animali un poco particolari: un pony,
una capra e l’asino che da alcuni anni partecipa al Presepe che Padre
Vittorio, grande amico degli Alpini Casellesi e cappellano del CTO,
organizza in quell’ospedale.
La partecipazione al pranzo ha superato ogni aspettativa, anche se
domenica 16, giorno appena precedente a Sant’Antonio, in molti comuni
limitrofi si festeggiava la medesima ricorrenza.
In un ambiente familiare come la sede degli Alpini vengono numerose
al pranzo le famiglie intere. Oltre al sindaco Giuseppe Marsaglia,
erano presenti gli assessori Paolo Gremo e Paolo Odetti nella duplice
veste di assessore e presidente della sezione Coldiretti, che con
alcuni volenterosi, in modo particolare Giuseppina e Francesco Vietti,
in assenza dei priori e del padrino, organizzano ogni anno questa
ricorrenza di Sant’Antonio e della giornata del Ringraziamento.
Il ricavato della festa è stato devoluto: Euro 1.000,00 ai Vigili
volontari di Caselle per l’acquisto della nuova autopompa, Euro 300,00
all’Ospedale Baulino ed Euro 300,00 alle Opere Caritatevoli della
Parrochhia.
Pare che per il 2006 qualche giovane si sia offerto per rinnovare
la tradizione dei priori. Chi vivrà vedrà.
L.C. |
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Scuola primaria: scelto il logo
Sabato 5 febbraio u.s. presso l’Auditorium di Viale
Bona è stato premiato l’alunno Vercelli Lorenzo della classe 2a A del
plesso "Collodi" per aver realizzato il logo più rappresentativo della
scuola primaria di Caselle Torinese da utilizzare come simbolo sul
portfolio.
Per riconoscere l’impegno e la partecipazione di
tutte le classi sono stati altresì selezionati i 14 migliori elaborati
dei due plessi (1 per ogni interclasse).
I vincitori sono stati Alessio Belli, Riccardo
Valletti, Federico Siano, Giacomo Ambrosino, Luca Segretario, Andrea
Tripoli, Martina Lonetto, Marica Passarella, Sara Bergonzi, Nicolò
Vario, Simona Baracco, Domenico Motta, Martina Lotito e Alessandro Di
Vincenzo.
Ad ogni alunno è stato assegnato un piccolo
riconoscimento.
Dopo la premiazione si è svolta la vendita delle
torte realizzate dai genitori di tutta la Scuola primaria il cui
ricavato sarà destinato all’acquisto di materiale scolastico. |
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Pagina 10 -
Volontariato
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Croce Verde
Non solo urgenze
Incontri e corsi a vantaggio della
collettività
Anche se nascosti e relegati al
poliambulatorio dove abbiamo la sede, ciò non toglie che
cerchiamo di essere presenti in ogni manifestazione sia essa di
carattere sportiva, musicale, ricreativa o di rappresentanza.
Qualcuno potrebbe dire: "basta e avanza" per
utilizzare una frase fatta. C’è un problema: a noi non basta.
Non basta perché vi sono attività collaterali
che devono essere portate avanti, investire tempo e energie per
attività a lungo termine. Se vogliamo che portino frutto, le
proposte devono essere continuative e coerenti anno dopo anno.
Dopo una pausa di un paio d’anni siamo
ritornati nelle scuole medie.
Grazie alla collaborazione fattiva con i
consigli d’Istituto di Caselle e Borgaro, si stanno tenendo in
questo periodo degli incontri con i giovani amici delle classi
seconde, per parlare e insieme a loro trovare quelle fonti di
rischio e pericolo sanitario, che si nascondono fra le pareti
domestiche o quelle scolastiche; dei possibili danni fisici che
questi rischi comportano. Spiegare, del perché, del come e del
quando chiamare il 118, a cosa serve, come funziona e
soprattutto rendersi conto di cosa fare quando si attende
l’arrivo di un’ambulanza.
Ci fischiavano le orecchie... era ora, da anni
si mormorava, da tempo se ne faceva richiesta e ora il sogno
diventa realtà. Si è deciso di proporre degli incontri
informativi sul primo soccorso: questo corso non serve per
diventare Volontari del Soccorso, ma permette di conoscere le
tecniche di base di primo soccorso, da utilizzare ogni giorno,
in casa o per la strada.
Gli incontri in programma (saranno in tutto
sei), si terranno presso la sala F.lli Cervi di via Mazzini
(messa a disposizione dal Comune) e tutti in orario serale per
permettere a coloro che lo desiderano di partecipare.
Onestamente non sappiamo quanti vorranno iscriversi, gli
incontri sono assolutamente gratuiti, per precauzione vi sarà un
tetto massimo di partecipanti ma solo per problemi logistici
visto che gli incontri non sono solo teorici.
Ultima cosa i nostri numeri: in tutto il 2004
su richiesta del 118 si sono svolti 2100 interventi di cui 780
nelle ore notturne e nei giorni di sabato e festivi. Un totale
di 76 servizi di istituto di cui 8 assistenze a tornei o
manifestazioni sportive; 9 assistenze a concerti e 5 a
manifestazioni varie.
Come si può notare vi è molto fermento grazie
alla disponibilità di tutti i militi volontari della sezione, un
surplus di tempo da impiegare per la collettività ma con la
speranza di contribuire a cambiare questa società sempre più
individualista.
essepi |
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Emergenze e appelli, cosa fare?
Alcune settimane fa, molti navigatori in internet sono
sobbalzati nel ricevere una mail il cui oggetto era la ricerca
di donatori di sangue per far fonte ad una urgenza mai
verificatasi prima.
Ammetto che come fruitore del servizio di
posta elettronica ho quasi subito cestinato tale appello, non
perché non interessato, ci mancherebbe, ma perché di catene di
sant’Antonio "virtuali" come queste se ne ricevono in abbondanza
e sono tutte finalizzate a raccogliere più indirizzi di posta
elettronica possibili per poi impiegarli per altri scopi: uno
fra tutti, invio di pubblicità.
Leggendo successivamente sul giornale
l’accorato appello per la donazione di sangue, ho dovuto
ricredermi e di conseguenza seguire l’evolversi della situazione
e con mio rammarico anche delle polemiche intercorse
successivamente.
Parlandone una sera durante la riunione del
direttivo Avis casellese, ci siamo interrogati del perché di
tutto questo e, lungi da noi il far polemica, vorremmo, a scanso
di equivoci, mettere quei giusti puntini sulle "i" in modo da
non lasciare dubbi.
Iniziamo con l’affermare che la legge non
prevede più la donazione direttamente da persona a persona: il
sangue ad uso trasfusionale deve essere prelevato durante la
mattinata, in quanto il donatore deve essere a digiuno (viene
tollerato un caffè o un té poco zuccherato); non si perde la
giornata di lavoro, essa viene retribuita interamente e questo
lo stabilisce una legge dello stato da ormai tanti e tanti anni.
Le sacche per donazione si conservano, ma non
in eterno. Perdonate l’esempio, ma è come il latte fresco, tengo
il fabbisogno per ogni emergenza, ma in frigo non ne avrò un
bidone da 30 litri.
Ultimo punto, il centro Avis ha una banca dati
da cui può attingere informazioni in tempo reale su tutti i
propri iscritti. Una cosa che poche persone fanno è quella di
segnalare la variazione del numero telefonico, questo non serve
solo per le emergenze, serve a noi stessi per essere
rintracciati, nel maggiore dei casi, quando devono comunicarci
con urgenza le nostre personali analisi del sangue.
Di anno in anno tutti quanti siamo impegnati a
far fronte ad altre emergenze; per esempio nei mesi estivi,
quando il sangue scarseggia e questo lo dimostrano le continue
campagne di sensibilizzazione fatte non solo dall’Avis, ma anche
dalla Regione Piemonte.
Però non è pensabile raccogliere donazioni
senza fare controlli: d’altronde, se non faccio l’analisi del
sangue da dieci anni, chi mi dice che il mio sangue sia in
perfetta salute?
Se ogni persona donasse una volta all’anno
farebbe un gesto di alto valore morale e civico e avrebbe la
certezza di essere in buona salute.
Torneremo ancora sull’argomento nei prossimi
mesi per parlare della "nostra" realtà, dei risultati ottenuti
nell’anno appena trascorso, delle attività intraprese e di altro
ancora. Inoltre per la felicità dei "mail muniti" è stata aperta
una casella di posta per la nostra Avis comunale, chi volesse
comuni-
care e ricevere informazioni
può scrivere a: HYPERLINK
aviscaselle@tiscali.it
Risponderemo sicuramente... provare per
credere.
Il direttivo Avis comunale di
Caselle. |
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Pagina 11 - Almanacco
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Il freddo? Tutta colpa di
Bora e Burano !
Se avessimo scritto il commento di questo gennaio 2005
domenica 23 avremmo sicuramente scritto di un gennaio non
eccessivamente freddo, invece: dal 24 al 31 abbiamo avuto una
settimana decisamente fredda, per colpa di Bora e Burano
(fratello e sorella o marito e moglie?) comunque venti dal
Nord Europa decisamente freddi e secchi.
La prima settimana è passata con cielo
sereno, temperature minime tra i –3,5° e –5,5° e le massime
attorno ai 6-8°. Per la pressione alta vi è poco movimento di
aria e il clima resta mite. L’alta pressione raggiunge il
massimo, 1030 bPa, il giorno 7, con una mattinata di nebbia
fitta. L’alta pressione tiene fino al giorno 17. Il giorno 15
la nebbia, anche se non fitta, crea difficoltà agli aerei. Il
16 ed il 17 le massime, per la poca insolazione, non raggiunge
lo ZERO, si fermano a –0,5°, mentre il 18 la minima si ferma a
–1°. Il 15, per la nebbia e la temperatura bassa, –5°, si
forma la calaverna, la nebbia gelata sui rami delle piante.
Il 18, dopo una giornata senza sole, a sera
inizia a nevicare: 0,5 cm, un poco di bianco in campagna. Dal
7 al 18, per la foschia e l’alta pressione, aumenta
l’inquinamento atmosferico, allora targhe alterne nelle città
e chiusura parziale del traffico.
Il mattino del 21 in poche ore, dalle ore 1
alle 6, la temperatura minima passa da –2,5° a 16° per il fohn
che inizia a soffiare verso le 7 e spira tutto il giorno,
anche forte. Sulle prealpi si vedono già degli incendi: verso
Vallo- Monasterolo e Cumiana e poi anche sull’accampamento.
Il vento spazza tabelloni pubblicitari e
indicazioni stradali. La temperatura massima arriva a 18°.
Il 23, quattro cormorani che si spostano dal
Lago Gioia verso la Stura girano su uno stagno d’acqua
formatosi nella notte nei pressi della provinciale.
È successo che qualche male intenzionato ha
chiuso le paratoie sulla strada Mappano cercando di arrecare
danno al cantiere della Bennet in Strada Torino. L’acqua non è
entrata nel cantiere, ma è defluita nei campi adiacenti
creando uno stagno provvisorio.
Dal 24 le minime, sempre per l’aria fredda
da Nord, scendono in picchiata per l’intera settimana, fino a
raggiungere i -12° di domenica 30. Era dal 16 dicembre del
2001 che non vedevamo i –12° sul nostro termometro, con i –11°
nei giorni 2 e 3 gennaio 2002. Minime con due cifre le abbiamo
registrate il 28,29 con i –10°, il 30, come detto, i –12° ed
il 31 ancora –10°. Già, ma questi sono i giorni della Merla,
che la tradizione rurale vuole i più freddi dell’anno.
Il 26 e 27 i tg ci fanno vedere neve al
Centro ed al sud d’Italia. Il blocco della Salerno-Reggio
Calabria crea disagi notevoli. Molte persone bloccate per
almeno due giorni. Nel giorno della memoria, 60 anni dalla
liberazione dei campi di concentramento, a due passi dalla
civiltà, vi sono persone ed anche bambini che soffrono per la
neve ed il freddo su un’autostrada. Il manto nevoso non era di
un metro!
In questa settimana fredda abbiamo visto
molti alati avvicinarsi o entrare nella cascina. Sei
pavoncelle crogiolarsi al sole, un picchio verde appena fuori
dei muri, un merlo maschio, tutto nero col becco giallo, sotto
la pianta dei cachi in cerca di qualche buccia di frutto
lasciata dalla concorrenza, gazze e storni in particolare, una
colonia di fringuelli nel cortile ed il solito pettirosso che
svolazza da una rotoballa di fieno all’altra in cerca di semi.
La campagna è tutta "bruciata" per il vento,
il gelo ed anche per la siccità. È dal 26 dicembre, ormai, che
mancano precipitazioni. Lo 0,5 cm. di neve, uguale a 0,5 mm di
pioggia, sono nulla. Anche a Balme la neve è stata poca cosa:
12 cm. totali.
La campagna "bruciata" crea difficoltà anche
al gregge che è passato e ripassato in cerca di cibo che
scarseggia. Gli altri duemila capi che compongono il "mare
bianco" hanno difficoltà ad alimentarsi.
Questo gennaio 2005 è stato il secondo, dopo
il gennaio 2002, più freddo negli ultimi 11 anni. Nel gennaio
2002 abbiamo avuto una temperatura media mensile di –0,66°,
nel 2005 una temperatura media mensile di 0,045°.
Luigi Chiabotto |
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Un nuovo animale in campagna:
la nutria
E' da almeno 4-5 anni che ne sentivamo parlare da amici di
Rivarolo, Bosconero, S.Benigno, poi in epoca più recente da
amici di Leinì, verso Fornacino. All’inizio di gennaio
l’abbiamo vista in un fosso con acqua vicino alla cascina: è
la nutria. Mammifero, grosso roditore, capace di tranciare una
pianta di mais in pieno vigore per mangiarne la pannocchia,
dalla forma di un topo, vive dove vi è acqua ed è un grande
nuotatore.
Infatti da noi, appena l’acqua è mancata e i
ristagni sono gelati, non l’abbiamo più vista.
Originario del Sud America, è stato
importato per l’allevamento in cattività, per la pelle. È
detto anche castorino. Poi qualche allevatore ha pensato bene
di liberarle e loro si sono trovate bene nei canali dove
l’acqua è costante. Scava grosse gallerie e danneggia gli
argini dei canali e dei torrenti e manda su tutte le furie i
risicoltori perché con le sue gallerie provoca il travaso
dell’acqua dalle risaie, così qualche risaia resta a secco.
Abbiamo potuto vedere che è di abitudini
mattutine e neanche tanto paurosa. Sul trattore, mentre
nuotava, gli siamo arrivati a meno di 3 metri di distanza.
Nella foto di Luigi Vaschetto, un esemplare
rinvenuto morto l’estate scorsa, nei pressi della Cascina
Fanghi, in strada Mappano.
Elleci |
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meteo
nostro
Osservazioni effettuate
a Caselle Torinese
Cascina Gallo Grosso
(262 m. lm.)
A cura di
Luigi Chiabotto |
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GENNAIO 2005
- Temperatura minima –12° il giorno 30
- Temperatura minima più alta ZERO il
giorno 22
- Temperatura minima media del mese
–5,18°
- Giorni con temperatura minima di
zero o meno gradi: 31
- Temperatura massima: 18° il giorno
21
- Temperatura massima più bassa: –1°
il giorno 18
- Temperatura massima media del mese:
5,27°
- Giorni con 10 o più gradi: 2
- Temperatura media del mese: 0,045°
- Giorni con pioggia o neve: 1
- Giorno più piovoso: il giorno 29 con
38 mm
- Totale neve: 0,5 cm.
- Totale pioggia e neve fusa: 0,5 mm
- Giorni senza sole: 3
•
Pioggia e neve fusa di questo mese,
media dal 1980: mm 38,65
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GENNAIO 2004
- Temperatura minima media del mese:
–2,59°
- Temperatura massima media del mese
4,27°
- Temperatura media del mese 1,68°
- Giorni con pioggia o neve: 6
- Totale neve: 2,5 cm
- Totale pioggia e neve fusa: 46
mm
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Pagina 12 - Mappano
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Vicenda compost Mappano
Se sei mesi vi sembran pochi…
180 giorni di chiusura per cercare di migliorare l’impianto
Non si risolverà prima di sei mesi la vicenda dell’impianto
Amiat di compostaggio sito al confine tra Borgaro e la frazione
Mappano. È questo il termine ultimo emerso dall’assemblea
pubblica che si è tenuta proprio a Mappano e che ha visto
protagonisti trecento cittadini stanchi di subire le puzze
incredibili dell’impianto dell’Amiat. Alla serata hanno
partecipato il Senatore Giuseppe Vallone, che all’epoca della
costruzione dell’impianto era sindaco di Borgaro, l’attuale
primo cittadino borgarese, Vincenzo Barrea, il presidente del
consorzio di Mappano, Antonio Zappia e, soprattutto,
l’Amministratore Delegato dell’Amiat, Ivan Strozzi. Una
presenza, la sua, coraggiosa sotto tutti i punti di vista. È
stato proprio Strozzi a comunicare la tempistica per la
risoluzione del problema: "Il 20 febbraio finiranno i lavori al
nuovo depuratore – ha detto Strozzi – poi il Compost resterà
chiuso per sei mesi. Amiat investirà oltre 3 miliardi di vecchie
lire per migliorare l’impianto ed eliminare le puzze che stanno
rovinando la vita di tanti mappanesi". Secondo l’Amiat i
problemi relativi alle puzze emanate sono dovuti ad una
costruzione frettolosa dell’impianto, anche a causa del
fallimento della ditta che, per prima, si era aggiudicata
l’appalto per i lavori. Ma le promesse di Strozzi sono state
accolte con scetticismo dai cittadini: "Già nel 1999 l’Amiat ci
prometteva che le puzze sarebbero state eliminate in pochi mesi
– spiega Mario Ferrando in rappresentanza del comitato spontaneo
dei cittadini – le parole di questa sera sono le solite false
promesse. Spero di essere smentito presto ma non credo che
questo avverrà". Lapidario anche il commento del presidente del
consorzio Antonio Zappia: "Se tra sei mesi il Compost non
funzionerà a dovere siamo pronti a sederci davanti all’impianto
e bloccare la produzione". "Prendiamo atto della disponibilità
dell’Amiat nel risolvere la questione – ha detto il sindaco di
Borgaro, Vincenzo Barrea – c’è oggi la stessa buona fede di
quando l’impianto è stato costruito. Tra sei mesi valuteremo il
da farsi". L’impianto di compostaggio, aperto nel 2000,
raccoglie il materiale organico di Torino e provincia e lo
trasforma in un terriccio fertile per le coltivazioni. Amiat e
comune di Borgaro, a suo tempo, avevano promesso che non ci
sarebbero stati disagi per la popolazione. Disagi puntualmente
verificatisi di cui il Senatore Vallone si è assunto le
responsabilità: "Mi assumo la paternità di questo impianto ma
noi, allora, ci fidammo della buona fede dell’Amiat. Adesso
siamo qui con gli stessi problemi di qualche anno fa perché la
gestione pubblica dell’Amiat non è stata in grado di gestire
questo impianto. Tra sei mesi o tutto funzionerà alla perfezione
o anche l’Amiat dovrà rendersi conto, dopo l’enorme spesa di
soldi pubblici, che questo impianto non ha futuro e va chiuso".Vallone,
nel 2002, era stato anche il protagonista, insieme alla giunta
di Borgaro, di un’ordinanza di chiusura dell’impianto a causa
delle puzze. Un’ordinanza che, dopo il ricorso dell’Amiat, fu
ribaltata dal Tar che ordinò la riapertura immediata
dell’impianto di compostaggio. Nel corso della serata, come
spesso accade nelle affollate assemblee di questo tipo, gli
interventi dei cittadini hanno spaziato anche su altri
argomenti, spesso poco inerenti con la vicenda del Compost.
Adesso, come sempre del resto, non resta che attendere.
Alessandro Previati |
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Area Borsetto:
il giallo del liquido giallo
"Stanno scaricando sostanze nocive, presto correte". È
arrivata una telefonata di questo tenore, martedì otto febbraio,
al comando della Polizia Municipale di Borgaro. Una segnalazione
accompagnata, nel pomeriggio, da una formale denuncia presentata
da alcuni cittadini e da diversi consiglieri comunali della
lista Alternativa in Movimento. Una denuncia precisa: sui
cantieri dell’Area Borsetto, in via Galileo nella frazione
Mappano, dove si sono appena aperti i cantieri per la
realizzazione del parco intercomunale di Borgaro, una betoniera
è stata vista scaricare del liquido di colore giallastro.
Risultato: sui terreni in questione si è subito formata
un’enorme chiazza gialla dall’aspetto tutt’altro che salutare.
La denuncia, ovviamente, ha subito fatto scattare le indagini
della Polizia Municipale. Gli agenti, coordinati dal comandante
Roberto Macchioni, si sono subito presentati sul posto,
bloccando i lavori, insieme agli esperti dell’ufficio tecnico
del comune di Borgaro. I rilevamenti sono durati ore, il tempo
necessario a scavare in profondità il terreno e scoprire la
natura dei liquidi scaricati dalla betoniera. Le prove
tossicologiche effettuate dai tecnici hanno però ottenuto esito
negativo: "La betoniera stava scaricando acqua a seguito di un
provvidenziale lavaggio effettuato dagli operai del cantiere –
spiegano dal palazzo civico di Borgaro – sul terreno non ci sono
tracce di materiali nocivi". Il colore giallastro rimasto ben
visibile, secondo le meticolose indagini eseguite dalla Polizia
Municipale, sarebbe dovuto alla particolare conformazione
argillosa di quel tratto di terreno. "I cittadini possono stare
tranquilli, non c’è nessun pericolo" dicono ancora dal comune.
Un messaggio chiaro visto che quei cantieri, prima ancora di
partire, erano stati oggetto di una dura critica da parte delle
opposizioni in consiglio comunale che avevano anche organizzato
una manifestazione di protesta contro l’allora sindaco Giuseppe
Vallone e contro il suo diretto successore, Vincenzo Barrea.
Cantieri sui quali il comune ha investito cinque miliardi di
vecchie lire. I cantieri sono stati riaperti ma le indagini,
precauzionalmente, proseguiranno ancora per diversi giorni.
Alessandro Previati |
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Pagina 13 - Mappano cronaca
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Arte e luce a Mappano
Mappano da qualche mese gode di una parete murale arricchita
da un’ammirabile opera d’arte grazie all’estro di Dellisanti
Malvi Bortolai e di tanti giovani che materialmente l’hanno
aiutata, sto parlando del murales di Via Don Murialdo. Raffigura
in stile un po’ naif, con tratti precisi e colori vivaci, il
cantico di San Francesco "Laudes Creatorum" e penso sia perfetto
questo connubio tra l’arte sociale rappresentata dai murales e
questa laude che vuole essere un ringraziamento a tutti i doni
della terra che noi uomini non dovremmo mai dimenticare di
vedere.Dico questo perché i murales, pitture parietali di vaste
dimensioni, esplosero e si affermarono con successo in Messico
negli anni Venti, riflettendo gli ideali che circolavano allora.
I maggiori artisti che si applicarono a questa nuova forma
d’arte, che non si esprimeva più negli spazi limitati di una
tela, parteciparono in prima persona al clima rivoluzionario di
quel periodo e aprirono le porte ad un nuovo tipo di arte detta
per l’appunto sociale.
Una nuova forma d’arte collettiva che diversamente dalle
altre poteva essere goduta da tutti, indipendentemente dal ceto
sociale di appartenenza. Diego Rivera, il maggiore esponente del
realismo pittorico messicano, racconterà nei suoi murales le
vicende del suo popolo e delle antiche civiltà avvalendosi di
uno stile descrittivo folkloristico che coniuga il vecchio e il
nuovo, il moderno e l’antico. Anche nel nostro murales troviamo
un nuovo modo per rappresentare e trasmettere il "messaggio"
racchiuso nella laude diSan Francesco scritta molti secoli fa,
ma da cui ancora oggi dovremmo trarne un esempio ed
insegnamento.
Il ciclo delle stagioni che vediamo è delineato da mano di
fanciulli che in modo semplice ed innocente ci trasmettono un
sole burlone, un vento dispettoso, un inverno freddo e innevato
poiché San Francesco scrisse che bisogna ringraziare Dio non
solo per la bellezza e l’utilità delle sue creature, ma anche
per la sofferenza e la morte anch’esse espressione e prova
dell’amore divino.
Viviamo in un mondo dove tutto sembra scontato: la luce del
sole, il vento, l’acqua, i prati erbosi, i fiori, e sempre meno
ci preoccupiamo che con il nostro stile di vita e la nostra
incoscienza finiremo per rovinarlo inquinandolo.Il murales
riporta questa frase "Quando l’ultimo albero sarà abbattuto e
l’ultimo fiume inquinato ci accorgeremo che il denaro non si può
mangiare" e questo dovrebbe farci riflettere sul nostro modo di
vivere e ciò che potrà comportare.
I murales devono essere una testimonianza di qualcosa che è
avvenuto o di qualcosa che non dobbiamo dimenticare e allora non
dimentichiamoci del mondo pieno di meraviglie e bellezze
naturali che si intervallano nel susseguirsi delle stagioni e
dei giorni. Ricordando le parole di San Francesco rendiamo
grazie a fratello sole per la luce e il calore che ogni giorno
ci regala e a sorella luna che ci accompagna sempre nelle nostre
notti di sogni e speranze.
Alessia Zappia |
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Le ragazze del Mappano Volley
Quando al termine della scorsa stagione, i dirigenti del "Mappano
Volley", con la prospettiva di perdere per svariati motivi, un
terzo delle atlete militanti in prima divisione, decisero per
l’assorbimento del "Centro Campo", militante in seconda
divisione, mai avrebbero pensato di aver creato i presupposti
per la realizzazione di una di quelle "favole" sportive per le
quali vale ancora la pena entusiasmarsi e dedicare anima e corpo
ad un’impresa che a priori si saprà già essere orfana di
risvolti economici. Non partivano con i favori del pronostico
nel girone G della prima divisione di federazione, ma ora, dopo
dodici giornate, hanno messo nel carniere undici vittorie ed una
sola sconfitta per 3-2, maturata su un campo al limite del
regolamento per l’illuminazione insufficiente, trovandosi
malgrado tutto a condurre per 10 a 5 nel quinto set, acquisendo
un vantaggio di tre punti sulla seconda e sei punti sulla terza.
Le caratteristiche che hanno permesso di trasformare un gruppo
di ragazze in una formazione che punta alla vittoria finale nel
girone, sono un’eccezionale spirito di spogliatoio ,dove sono
bandite dispute ed invidie, ove vige esclusivamente il motto
"tutte per tutto", con una compattezza tale che durante la
partita tutta la squadra si stringe attorno alla compagna
momentaneamente in difficoltà, ed una caparbietà tale da
trasformare ogni palla in quella decisiva per il risultato
dell’incontro. Tanto entusiasmo ha contagiato tutti coloro che
ruotano attorno a questa formazione: genitori, amici, le piccole
atlete delle formazioni giovanili con i loro genitori ed amici
che, spronate dall’esempio, stanno anch’esse comandando nelle
loro categorie.
Sono talmente tanti i tifosi al seguito che non esistono più
partite in trasferta , perché un tifo massiccio, assordante ma
sempre composto e privo di estremizzazioni di alcun genere, fa
sentire le ragazze a casa loro in qualunque situazione. Se la
"favola" si trasformerà in realtà, potremo raccontare, tra un
paio di mesi, di queste ragazze che impegnate nei play-off
cercheranno di raggiungere il traguardo della promozione nella
molto più impegnativa categoria superiore, ma se il sogno, per
qualunque motivo, dovesse rimanere tale, le ragazze si saranno
arricchite ugualmente di tutti quei valori morali che solamente
lo sport, privato dal contagio del vile denaro, può regalare.
D.D.V. |
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Pagina 14 - Arte & Cultura
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Un artista tra pittura e critica
Una mostra per Filippo Scroppo
È stato maestro di Ferroglia e Musci
"Animati dalla fede nel progresso, in una nuova generazione
di creatori e di spettatori, chiamiamo a raccolta la gioventù e,
come giovani che recano in sé il futuro, vogliamo conquistarci
libertà d’azione e di vita, di fronte alle vecchie forze così
difficili da sradicare. Accogliamo tutti coloro che,
direttamente e sinceramente, riproducono il loro impulso
creativo".
Sulla soglia del secolo scorso, nasceva una nuova generazione
di artisti, che profondamente convinta dei propri mezzi e piena
di attese dal futuro, emanava proclami come questo, manifesto di
intenti di un gruppo, quello della Brucke (Ponte), formatosi a
Dresda nel 1905, in cui militavano Kirchner, Bleyl, Heckel,
Schmidt-Rottluff, quattro giovani studenti di architettura.
Poco dopo, nel 1912, Franz Marc e Wassily Kandinsky,
pubblicavano quello che diverrà il loro famoso almanacco "Der
Blaue Reiter" (Il cavaliere azzurro), da subito il punto di
riferimento del nuovo movimento artistico e culturale che
precederà la prima guerra mondiale, "l’Espressionismo".
Questi artisti non hanno più come scopo riprodurre il mondo
che li circonda, a ciò ormai avrebbe lavorato la nuova arte
della fotografia, loro, esplorano il mondo interiore, appunto
l’espressione dell’anima in ogni forma e in ogni vita.
In quello stesso periodo, in Italia, nasceva Filippo Scroppo,
siciliano valdese, [Riesi (CL) 1910 – Torre Pellice (TO) 1993],
uno dei nostri artisti che meglio saprà coniugare, trent’anni
dopo, l’espressionismo, nella sua arte, ricca di forza e
simbolismo, che approderà infine al sintetismo delle forme, in
un caldo informale, in un astrattismo dai forti significati.
Su quest’artista, che tanto ha dato alla nostra regione, è
stato presentato nei saloni dell’Accademia Albertina, il
catalogo alla mostra, edito da Hopefulmonster Editore dal titolo
"Filippo Scroppo, un artista tra pittura e critica", con il
contributo della Regione Piemonte e della Città di Torino. Il
testo, notevole nelle illustrazioni, si avvale inoltre degli
autorevoli scritti di studiosi quali Pino Mantovani, Maria
Teresa Roberto e Ivana Mulatero.
Alla presenza del direttore dell’Accademia, Carlo Giuliano e
della critica, è stata ricordata la figura dell’artista, il
percorso tracciato nel secolo scorso, ricco e contraddittorio,
nelle sue innumerevoli sperimentazioni stilistiche.
Artista poliedrico, Scroppo, fu anche critico d’arte dalle
pagine dell’Unità, ma soprattutto insegnante d’arte, la passione
che lo porterà a crescere innumerevoli artisti futuri. Attento
ai movimenti che nascono attorno a sé, il Maestro Scroppo,
diventa fine conoscitore e attento critico dell’arte che si
rinnova, la testimonianza delle sue opere ne è prova.
L’esperienza milanese di "Corrente", ma soprattutto quella
torinese con il manifesto dell’arte concreta M.A.C. lo
porteranno all’adesione, in maniera totale, al linguaggio non
figurativo.
Filosofo dell’arte, in un corso di nudo, negli anni settanta,
Scroppo avrà tra i suoi allievi due giovani casellesi, che
diverranno in seguito pittori-scultori conosciuti e stimati,
Domenico Musci e Piero Ferroglia.
"Le sue lezioni di nudo erano interessanti, ma noi vedevamo
in lui soprattutto un punto di riferimento, una fonte del
sapere; il disegno, le modelle, erano importanti, ma i suoi
insegnamenti culturali e umani ci arricchirono dentro – così lo
ricordano ancora oggi a trent’anni di distanza i suoi due
allievi, che proseguono – non cercò mai di infondere in noi la
sua arte, ma si limitò a far crescere le nostre capacità,
offrendoci la sua immensa competenza, la sua grande conoscenza,
la sua limpidezza morale e intellettuale, il suo devoto amore
per l’arte".
Dirà di lui Sanguinetti, riferito al suo stile e alle sue
opere "Un informale fiorito, dove il segno è corposo e ben
delineato, con decisi contrasti cromatici di forme che si
intersecano le une con le altre".
Insomma un caos, ma solo apparente, lungamente meditato, dove
la cancellazione della figura rende il dovuto spazio a forme
morbide e levitanti, quasi ideogrammi di un pensiero evolutivo,
quello che Filippo Scroppo ha saputo donarci con la sua pittura.
Franco Campora |
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"Gli Impressionisti e la neve":
tanta neve, ma pochi Impressionisti
Il parere di Laura Giordano su una delle mostre più gettonate
della stagione
La mostra de "Gli Impressionisti e la neve" sta attirando
folle numerose alla Promotrice delle Belle Arti di Torino e si
candida ad essere tra gli eventi più importanti ed
economicamente più rilevanti della stagione culturale piemontese
2005. L’indiscusso successo della mostra, tuttavia, va
analizzato alla luce di alcuni fattori che, scandagliati ad uno
ad uno, la ridimensionano alquanto e anzi la riducono ad una
delle tante mostre commerciali, molto care ai musei europei e
americani, che non possono permettersi il lusso di avere un
museo a cielo aperto come accade qui in Italia.
Innanzitutto il nome: gli Impressionisti e la neve. Titolo
fuorviante che attira le masse puntando sulla corrente artistica
più conosciuta e tralasciando il fatto che di veri
Impressionisti ve ne sono ben pochi (forse neanche un quarto del
totale). Potrebbe quasi definirsi una truffa legalizzata?
Seconda questione: l’ente organizzatore, cioè la società
"Linea d’Ombra di Treviso, presieduta dal prof. Marco Golden",
nome a garanzia di successo economico delle mostre. Perché mai
affidare l’intera gestione di una mostra in uno spazio "iper-torinese"
come la Promotrice delle Belle Arti ad una società veneta,
sorpassando completamente gli organizzatori e i critici che da
anni operano sul territorio? Per il solito discorso che non
appena arriva qualcuno da fuori a dire quanto è bella la
Promotrice ci si rende conto del suo valore e la si dà a mani
forestiere?
Terzo punto: pur essendo esteticamente una bella mostra con
bei quadri, preziose cornici e didascalie ben fatte, le opere
sono per la maggior parte di artisti totalmente sconosciuti al
grande pubblico (e in parte anche agli esperti), prestate da
musei lontanissimi dell’Europa del Nord e della Russia. Da un
titolo del genere ci aspettavamo di vedere più Monet, Renoir,
Degas, Pissarro, Sisley e via dicendo. E invece, a parte la
serie dei disgeli di Monet e un Munch finale il nucleo
consistente è composto da artisti minori che hanno dipinto
paesaggi innevati, seppure molto belli e di forte impatto
scenico.
In conclusione, vorrei dire che mostre simili hanno
sicuramente una forte ricaduta economica sul territorio e sono
molto utili dal punto di vista turistico, ma si presentano in
maniera falsa e fuorviante. Un vero amante della storia
dell’arte non può che uscire deluso da questa mostra dal
pacchetto invitante e promettente, ma dal contenuto scarso e
ridotto rispetto alle aspettative iniziali.
Saremo in grado per le prossime Olimpiadi invernali di
valorizzare il nostro patrimonio non solo storico e artistico,
ma anche di risorse umane?
Laura Giordano |
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Pagina 15 - Arte & Cultura
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La mia ricetta
a cura di Marinella Musci
Ho ricevuto in regalo una zucca. Non sono
riuscita a trasformarla in una carrozza trainata da quattro
cavalli bianchi, in compenso mi è servita per preparare ai miei
amici una buona zuppa calda e corroborante.
CREMA DI ZUCCA
con funghi porcini, fagioli borlotti e crostini di pane.
Ingredienti:
1200 g polpa di zucca
300 g borlotti lessati
250 g funghi porcini (anche surgelati)
250 g panna
olio, aglio, cipolla, rosmarino, sale, pepe, peperoncino a
piacere, brodo vegetale, crostini di pane.
Procedimento:
pulite la zucca, tagliatela a dadini e mettetela
in una teglia da forno con rosmarino, aglio, cipolla tritata.Fate
cuocere a 180° per 30/40 minuti, fino ad ammorbidire la zucca.
Lasciate reffreddare e frullate il tutto fino a raggiungere una
crema liscia. Aggiungete la panna, sale e pepe.Saltare in
padella con aglio, olio e peperoncino i funghi fino a renderli
dorati, aggiungete i borlotti lessati e lasciate insaporire a
fuoco basso per 5 minuti.Versate il tutto nella crema di zucca.
Aggiungete brodo vegetale per raggiungere la
densità desiderata.Servite la zuppa calda, con una spruzzata di
prezzemolo tritato e i crostini di pane.
N.B. Se volete potete utilizzare come zuppiera
la zucca svuotata con un cucchiaio. |
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Un ristorante alla volta
Hostaria Vecchio Macello
La ristorazione sta vivendo un momento di grande fermento, a
dispetto della sorda crisi economica che colpisce vari settori
commerciali e industriali.
Il segnale della vivacità nel settore gastronomico è
evidenziato dal fiorire di vinerie, locande, ristoranti anche
nel nostro territorio. Un esempio è il confinante Comune diS.
Maurizio con la sua frazione di Ceretta, a ridosso della
trafficata statale che ci congiunge a Ciriè, con la nascita
dell’Hostaria Vecchio Macello nel settembre dello scorso anno.
L’Hostaria di vecchio ha soltanto il riferimento al contiguo
macello di Bruno Novero che ha storicizzato il luogo con il suo
tenace lavoro creativo.
L’ambiente è totalmente nuovo nelle strutture e negli
impianti, consono a una gestione efficiente e moderna, smorzato
opportunamente da attrezzi e oggetti della memoria alimentare,
come la splendida affettatrice a mano o il vecchio
imbottigliatore a panca.
Un ritorno alla memoria delle proprie Vali e anche la
gestione del giovane chef patron Antonio Furolo coadiuvato in
cucina da Hassan e in sala dalla moglie Faisa.
Non a caso ho espresso la parola "ritorno", poiché la
carriera di Furolo è iniziata con la frequentazione
dell’Istituto Alberghiero diCeres, e la basilare esperienza
della tradizione nostrana nella genuina cucina del noto Albergo
Pialpetta, fucina di esperienza del giovanissimo cuoco per le
indimenticabili paste fatte in casa, fin alla confezione di
marmellate casalinghe e la conoscenza approfondita dei prodotti
locali, formaggi innanzitutto.
Il percorso formativo per chi ha voglia di apprendere è fatto
di tanti tasselli, tutti importanti come i quattro anni
dell’innovativo "Lallo e Virginia" di Corio.
Ma l’impronta tecnica indimenticabile avviene con il lavoro
al mitico "Due Lampioni" di Torino, con Carlo Bagatin,
l’equivalente di una scuola di alta cucina.
Una migrazione di sette anni all’Enoteca di Milano aggiunge
una grande esperienza di vini con attenzione particolare
all’abbinamento al cibo e un contatto culturale con i molti
frequentatori stranieri.
L’entusiasmo di avere un proprio locale da gestire, fa presto
a trasformare le capacità acquisite in realizzazioni pratiche
riscontrabile nelle proposte di cucina con un’impostazione
aristocratica piemontese non estranea alla tradizione popolare,
che per il vitello tonnato caldo non usa la maionese
semplificata, ma l’antica salsa delle verdure di cottura del
vitello, amalgamata con capperi, acciughe e tuorlo d’uovo sodo;
rimandendo negli antipasti l’insalata di carne cruda è
rigorosamente tagliata a coltello, in stagione opportuna si
arricchisce di lamellatura di funghi o tartufi riscontrabile in
tutti i testi di cucina piemontese. Nei primi piatti, affiora
l’esperienza giovanile indimenticabile della pasta fatta in
casa, siano tajarin all’uovo, o agnolotti conditi con sugo
d’arrosto, o gnocchi di castagne arricchiti da una fonduta di
toma d’alpeggio.
Nelle carni si spazia dai brasati agli stufati al tapulon, ma
anche ai complessi saltimbocca di animelle al marsala
stravecchio, o al carrè di coniglio che è disossato, farcito di
lardo di montagna con erbette e salsa di arneis, senza
dimenticare la difficoltosa e quasi dimenticata finanziera.
La cucina povera fa capolino al venerdì con il suo tocco
mediterraneo di baccalà o alici, ma non aspettatevi di trovare
un menù stampato, perché la creazione dei piatti è giornaliera
in base alla spesa, al mercato, alla stagionalità. È questo il
miglior indicatore di genuinità e freschezza che fregia il
locale insieme a un servizio gradevole che invoglia a ritornare,
stimolati anche dalle cene a tema e al costante rinnovo e di
vini qualificati di tutta Italia, con un’attenzione particolare
al sorprendente Piemonte.
Domenico Musci |
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Pagina 16 - Aerei e dintorni
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Nuovo Direttore all'UTT di
Caselle
Come anticipato nel numero scorso del nostro giornale, il 18
gennaio è avvenuto il passaggio di consegne dal Brig. Gen.
Massimo Rigattieri, che ha lasciato il servizio attivo, al Col.
Roberto Garbi, che subentra al vertice dell’Ufficio Tecnico
Territoriale di Torino-Caselle.
Alla cerimonia erano presenti numerose
personalità e rappresentanti sia della Direzione Generale
Armamenti Aeronautici (D.G.A.A.) che del mondo industriale
aeronautico, tra cui il Gen. Isp. Giovanni Perrone Compagni
(Direttore Generale di Armaereo), il Gen. Isp. Giancarlo
Realacci (Capo UGCT Armaereo).
Presenti anche il Brig. Gen. Enzo Lops (Capo
3° Rep. Armaereo) ed il Col. Pilota Dino Fabbri, Comandante
della Base di Cameri.
Nel discorso di apertura il Brig. Gen.
Rigattieri ha ricordato i vari momenti della sua carriera e
rivolgendosi ai presenti ha detto che: "rispettando un
inarrestabile meccanismo ciclico lascio l’incarico di Direttore
dopo quattro anni e quattro mesi. La mia cessione di comando
però non è un semplice passaggio di consegne al mio successore,
ma per quanto mi riguarda è il termine di un periodo in
Aeronautica iniziato il 5 novembre 1964".
A conclusione dei vari passaggi del discorso,
rivolgendosi in modo particolare a tutto il personale di
Caselle, ha concluso: "Lo stesso impegno che sono sicuro
profonderete affinché il Col. Garbi, mio successore che saluto
con affetto, possa operare con tranquillità consapevole che l’U.T.T.
di Torino può camminare spedito con le proprie forze. Grazie a
tutti".
Il nuovo Direttore, il Col. Roberto Garbi,
affermando che "È sempre difficile iniziare a parlare e
pronunciare un discorso all’atto della assunzione di un nuovo
incarico. Lo è ancora di più se, come oggi, tale circostanza
coincide con il saluto ad una figura di così alta rilevanza
quale è il Gen. Rigattieri che con questo atto lascia
formalmente il servizio attivo".
Il Col. Garbi ha poi ricordato tutto il lavoro
svolto in questi anni da parte sia del Direttore uscente sia da
parte di tutto il personale dell’U.T.T. di Torino per l’alto
grado di professionalità raggiunto, anche in momenti non sempre
facili a causa dei molteplici fattori inerenti le varie
sfaccettature che il settore aeronautico comporta.
Alla termine del discorso si esprime
affermando che: "ritengo anche doveroso rivolgere un
ringraziamento al comandante dell’Aeroporto di Cameri, Col. Pil.
Dino Fabbri, per il prezioso supporto che nonostante le indubbie
difficoltà riesce a garantire all’U.T.T. di Torino. In questo
delicato momento per i due U.T.T. (Caselle e Linate) ho infine
la certezza di poter contare anche sul costante supporto
dell’intera Direzione Generale alla quale attraverso Lei, Sig.
Direttore Giovanni Perrone Compagni, nel sottolineare l’estrema
importanza di un giusto riconoscimento e della valorizzazione ad
ogni livello della professionalità e delle capacità del nostro
personale, invio un ringraziamento per quanto finora ha saputo
garantire".
Infine l’intervento conclusivo da parte del
Gen. Isp. Giovanni Perrone Compagni nel suo discorso ha detto: "È
un evento che avrei voluto il più lontano possibile perché ci
priva di una grande personalità, con spiccate doti umane e un
eccezionale bagaglio professionale. Al Generale Rigattieri al
quale peraltro sono legato da sentimenti di profondo affetto,
stima e gratitudine. Nella lunga permanenza al vertice delle
importanti quanto delicate istituzioni, devo dare atto al Gen.
Rigattieri di avere sempre operato con la massima sincerità,
lealtà e trasparenza dando prova in ogni circostanza di spiccate
qualità manageriali e di gestione mirate ad ottimizzare al
meglio le risorse disponibili. Al Gen. Rigattieri, nel momento
di lasciare il servizio attivo, desidero esprimere il più vivo
compiacimento ed apprezzamento per l’intelligente e leale
collaborazione sempre fornita e l’opera svolta. Al Col. Garbi,
che con spirito di servizio assume oggi anche l’incarico di
Direttore dell’U.T.T. di Torino in aggiunta all’incarico di
Direttore dell’U.T.T. di Milano che già ricopre, un ‘In bocca al
lupo’".
Al termine della cerimonia, prima dei saluti
finali, sono stati consegnati alcuni doni di benemerenza tra cui
un bellissimo "attestato di stima" impresso su pergamena con le
firme dei "ragazzi del Gruppo EFA" e una targa ricordo alla
brillante carriera.
Il Col. Garbi è entrato all’Accademia
Aeronautica il 24 ottobre 1971 come allievo del "Corso Marte III"
ha poi frequentato i corsi regolari per Ufficiali G.A.r.i. ed ha
conseguito la laurea in Ingegneria Aeronautica nel 1977.
Dal 1978 al 1993 presta servizio presso il 6°
Stormo a Ghedi, rivestendo svariati incarichi nell’ambito del
Centro Manutenzione sia sul velivolo F-I04G che,
successivamente, sul velivolo Tornado.
In particolare dal 1982 ha svolto l’incarico
di Capo Centro manutenzione.
Trasferitosi alla Base aerea di Cameri (No),
dal 1993 al 1996 ha svolto l’incarico di Vice Direttore del l°
R.M.V. Tornado.
Nello stesso anno e sino al 1998 ha operato
presso la Direzione Generale di Costarmaereo a Roma
interessandosi di contratti nazionali con le varie ditte del
settore aeronautico.
Trasferitosi sulla Base di Treviso, dal 1998
al 2000 ha ricoperto l’incarico di Direttore del 3° R.M.V. (AMX).
Infine dal 12/10/2000 è Direttore dell’U.T.T.
di Armaereo presso l’Aeroporto di Linate a cui dal l° gennaio di
quest’anno si aggiunge l’analogo incarico anche per l’U.T.T. di
Torino-Caselle.
Non ci rimane che formulare i nostri migliori
auguri di "buon lavoro" al neo Direttore.
Luigi Perinetti
Giancarlo Colombatto |
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Pagina 17 - Aerei e dintorni
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Nuovo volo per Oslo della
compagnia norvegese Norwegian
Dal 15 gennaio è iniziato il collegamento di linea
settimanale tra Torino-Caselle e lo scalo di Oslo.
L’aeromobile un Boeing 737-300 della Norwegian decolla dalla
capitale scandinava alle 13,45 ed atterra a Caselle alle 16,30
per ripartire per Oslo alle 17,15 ed arrivo previsto per le ore
20,00.
Il collegamento, in concomitanza del periodo invernale dei
"charter della neve", è praticamente un vero e proprio volo di
linea, infatti si possono acquistare i biglietti cliccando il
sito www.norwegian.no
Il collegamento attualmente è schedulato sino al prossimo 26
marzo.
La Norwegian è una compagnia aerea abbastanza recente che
però trae le sue origini al 1967, quando in quell’anno venne
fondata la Busy Bee Airservice.
Dal 1972 al 1980 ha operato come Air Excecutive Norway e nel
gennaio del 1993 dopo i cambiamenti societari ribattezzata
Norwegian Air Shuttle continuando ad utilizzare i Fokker 50
presi in prestito ed usati prevalentemente in voli charter.
Nel settembre 2002 la compagnia cambia la strategia di
mercato e adotta la nuova denominazione di Norwegian (Norwegian
Air Shuttle) divenendo anch’essa una aerolinea "low-cost/no
frills".
Oltre ai Fokker 50 (in seguito resi ai "lessors") la nuova
compagnia inizia ad operare con i bireattori Boeing 737-300 che
vengono usati sia sulle rotte interne sia su quelle
internazionali.
La particolarità dei velivoli della Norwegian è
l’accattivante colorazione rossa con banda nera della fusoliera
anteriore, mentre le derive sono illustrate con i volti di
personaggi norvegesi di fama mondiale tra cui Roald Amundsen, il
famoso esploratore polare scomparso durante la ricerca dei
naufraghi del dirigibile "Italia" di Umberto Nobile, o come Thor
Heyerdahl etnologo e navigatore ricordato per la traversata
dell’Atlantico sulla zattera di legno "Kon-Tiki".
Raffigurate anche alcune donne come Henie Sonja, pattinatrice
di fama mondiale e campionessa olimpica, la soprano Kirsten
Flagstad ma anche scrittori come Henrik Ibsen ed altri.
La compagnia, molto attiva, è diretta concorrente della
aerolinea multinazionale SAS (Scandinavian Airline Sistems) e
della connazionale Braathens ed ha trasportato lo scorso anno
oltre 2,1 milioni di passeggeri sia sulle rotte interne sia su
quelle internazionali collegando al momento 29 scali europei.
Trattandosi di una "low-cost" sarebbe auspicabile il
prosieguo dei voli con Caselle anche dopo il 26 marzo dando così
la possibilità ai passeggeri della nostra regione di raggiungere
direttamente una nazione scandinava evitando di partire da altri
aeroporti. |
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La SAGAT è "official
supplier" della Juventus
Nella conferenza stampa del 25 gennaio la Sagat ha
ufficializzato l’accordo con la Juventus come "official supplier"
della squadra.
Questo accordo consente alla Sagat di promuovere le offerte
commerciali dei vettori aerei ai tifosi e appassionati di
calcio, usando oltre ai soliti spazi del circuito pubblicitario
anche i "rotor" collocati a bordo campo allo stadio Delle Alpi.
La Juventus è inoltre presente presso lo scalo torinese con
il nuovo Juventus Store (collocato dopo i controlli di
sicurezza) ed è il primo punto vendita ufficiale che una squadra
di calcio apre in un aeroporto europeo.
Nella foto, da sinistra a destra: Marco Morriale (Direttore
Generale Sagat), Roberto Bettega (Vicepresidente Juventus),
Fabio Battaggia (Amministratore Delegato Sagat) e Romy Gai
(Direttore Commerciale Juventus). |
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Pagina 18 - Associazioni
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Straordinaria inaugurazione del nuovo anno
sociale del
Circolo Fotografico Casellese
La fitta nebbia, calata nel fine settimana, non è riuscita a
compromettere, sabato 15 gennaio, la festa dell’inaugurazione
della nuova sede del Circolo Fotografico Casellese, presso i
nuovi locali comunali dati in gestione alla Pro loco, in Via
Madre Teresa di Calcutta 55.
Gli amici della fotografia che hanno voluto esprimere la loro
stima e la simpatia per il nostro Circolo, intervenendo alla
manifestazione, sono stati ben oltre il centinaio, e sono giunti
da tutta la Provincia di Torino, Asti ed Alessandria. Insieme
alle delegazioni dei vari circoli, hanno condiviso questo magico
momento ed hanno potuto apprezzare la mostra collettiva esposta
ad abbellimento del salone, artisti di fama internazionale
presenti nelle maggiori gallerie d’arte moderna, il Delegato
Regionale della Federazione Italiana della fotografia, i
giornalisti della Stampa di Torino e delle Testate locali, gli
Assessori alla Cultura della Città di Caselle e tantissimi altri
amici e simpatizzanti. Ancora una volta il Circolo Fotografico è
stato l’alfiere di questa nostra amata Città che dimostra di
essere conosciuta ed apprezzata non solo perché sul suo
territorio è presente l’aeroporto internazionale. Non si erano
ancora spenti i clamori dell’inaugurazione, che il Circolo era
nuovamente assorbito nella sua intensissima attività: le mostre
fotografiche a Torino e a Ciriè, le serate nel corso delle quali
sono state presentate proiezioni di viaggi, naturalistiche e
digitali e le uscite di gruppo richieste con grande vigore dai
nuovi e giovanissimi soci che sono entrati a far parte della
nostra famiglia. Il programma futuro offrirà sicuramente
occasioni interessanti a chi vorrà venirci a trovare, ma ci
permettiamo di consigliare di non perdere la serata del 7 marzo,
dedicata alla "Festa della donna", dove il connubio tra
fotografia e musica creerà un’atmosfera particolare. Adele Vazon,
interessante fotografa sarà accompagnata da due maestri della
Scala di Milano che all’arpa celtica ed alla chitarra
eseguiranno brani della tradizione medioevale. Terminiamo
ringraziando i nostri concittadini per il caloroso apprezzamento
che hanno sempre dedicano alle nostre iniziative e ricordando
che la fotografia di corollario è stata realizzata da Giovanni
Coizza e fa parte della mostra collettiva esposta a Torino.
Dino De Vecchi |
rritorna
a merlo.org |
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Pagina 19 - Associazioni
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La voce della Pro loco
Il nostro direttore ha terminato l’editoriale del mese scorso
con questo augurio: "L’agenda del 2005 vi sia lieve: possano
le restanti 345 pagine ospitare solo cose lente e belle".
Grazie direttore!! Però non ci hai dato la ricetta (se la
conosci) per far sì che queste pagine non solo ospitino cose
lente, ma scorrano lente. Siamo al 18 febbraio con 45 giorni del
nuovo anno già trascorsi, volati. Sembravano di ieri i mille
ragionamenti su come trasferire tutti i mobili e le attrezzature
dalla vecchia alla nuova sede, su come sistemare tutte le nostre
cose e invece oggi, grazie a tanti amici della Pro Loco e a una
ditta specializzata, tutto è fatto, tutto o quasi tutto è
sistemato, a distanza di un mese possiamo affermare che la nuova
sede è proprio bella, accogliente e funzionale. Non vi nascondo
la mia soddisfazione per tutto questo; oggi leggo sul volto di
tutti i componenti il consiglio direttivo (anche quelli più
scettici), che con me hanno intrapreso e sostenuto questa
strada, grande soddisfazione per la scelta compiuta.
Dopo il trasferimento nella nuova struttura sono iniziate le
attività della nostra associazione per il 2005. L’uscita,
venerdì 21 gennaio, del primo numero di Cose Nostre del nuovo
anno e la gita a Sant’Orso di lunedì 31 gennaio, sono stati i
primi due appuntamenti della Pro Loco con i casellesi. Cose
Nostre è entrato nel 34° anno di vita, dei mille abbonati a fine
gennaio ben 500 avevano rinnovato l’abbonamento, dimostrando
così di gradire sempre il giornale di Caselle da noi edito, che
dal dicembre scorso ha, in Elis Calegari, un nuovo, brillante,
entusiasta direttore.
Alla gita di Sant’Orso di lunedì 31 gennaio, tra prenotazioni
dell’ultima ora e disdette dell’ultima ora, alla partenza ci
dovevano essere 47 persone: eravamo 52! Ultimi ad arrivare (però
prenotati) il vostro presidente e la sua signora, ma si sa che
Caselle è divisa in due dalla ferrovia e il passaggio a livello
di via Vernone quando passa il treno rimane chiuso per ben 15
minuti!! (ecco il perché del ritardo). Gran bella giornata
quella di lunedì 31 ad Aosta; per questo un plauso agli
organizzatori della gita: Adriana Orla, Giuseppe Periolatto ed
Ennio Pavanati. Al prossimo anno dunque con ancora più
partecipanti e con un presidente Pro Loco non solo puntuale, ma
in anticipo.
Sicuramente avrete notato in prima pagina la locandina del
carnevale casellese 2005. Da 5 anni il carnevale è organizzato
da noi con il patrocinio e il rimborso di tutte le spese da
parte dell’amministrazione comunale. Anche quest’anno saranno
una quindicina i carri allegorici e i gruppi a piedi che
domenica 6 marzo, a partire dalle 14,30, sfileranno in Caselle
con un percorso più corto rispetto alle passate edizioni; la
richiesta è giunta da più parti, ne abbiamo tenuto conto
riducendolo da 2,5 a 1,8 km.
Dopo il carnevale e l’uscita del giornale di marzo,
l’appuntamento sarà con i soci Pro Loco venerdì 1 aprile alle
ore 21 in sede, per l’assemblea annuale. Un’assemblea
straordinaria in quanto come primo punto all’ordine del giorno
prevede 2 modifiche statutarie: il cambio di indirizzo della
sede e l’adeguamento dello statuto alle nuove norme dettate
dalla legge 383/2000, che ci permetteranno di iscrivere la Pro
Loco nel registro delle associazioni di promozione sociale.
Il prossimo mese ritorneremo a parlare dell’assemblea annuale
e di attività future.
G. Frand Genisot |
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Pagina 20 - Notizie
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Gruppo alpini: bilancio di un anno
Alpini, attenti ai numeri della lotteria di
Tarzo
Il gruppo Alpini di Caselle nella prima riunione del 2005 ha
fatto il bilancio delle manifestazioni e dei servizi che i soci
del gruppo hanno effettuato nel 2004.
Abbiamo iniziato con la Befana alpina per i figli e nipoti
dei soci. Nel mese di marzo il grande raduno della Brigata
Alpina Julia con participanti arrivati anche dal Veneto con i
muli, dal Friuli e dall’Emilia Romagna, oltre che naturalmente
dalla Valle d’Aosta, Lombardia e Liguria.
In aprile una rappresentanza è stata a Biella per la
presentazione del libro verde della solidarietà alpina.
Maggio come tutti gli anni è il mese del raduno nazionale,
che nel 2004 si è tenuto a Trieste, e per noi diCaselle è stata
una settimana di grande festa.
In luglio la gita con il pullman a Canelli per il
pranzo nella cantina del nostro fornitore di vino, e luglio è
anche il mese della Festa del Piemont al Colle dell’Assietta
dove eravamo presenti sempre con il gagliardetto.
A settembre la festa in sede per il compleanno della
fondazione del gruppo, e 81 anni sono tanti. La settimana dopo
la festa patronale, con gli amici carabinieri in congedo a
portare a spalle la statua della Madonna Addolorata per la
Processione.
A ottobre la trasferta è stata una settimana in Sardegna per
il raduno, e a seguire la gita con due pullman nel Veneto e
precisamente a Tarzo in provincia di Treviso, in compagnia delle
famiglie Merlo per il nostro raduno annuale.
A novembre siamo stati presenti alla commemorazione dei 10
anni dell’alluvione di Canelli (AT) dove appunto 10 anni fa gli
alpini diCaselle erano sul posto a spalare fango.
Dicembre è il mese della bagna cauda dove sono stati battuti
tutti i record di presenze perché si è dovuto ricorrere a due
turni, sabato 4 e martedì 7, un pullman è arrivato anche da
Codognè (TV) con il gruppo alpini con noi gemellato e con gli
alpini friulani di Latisana (UD).
Offerte in denaro:Parrocchia di Caselle, ospedale Baulino,
progetto Cernobyl, vigili del fuoco volontari di Caselle.
Vendita delle mele in piazza Boschiassi per l’associazione
per la prevenzione e la cura del cancro. Servizio di viabilità
per il carnevale e per la manifestazione nazionale "corri col
treno".
Alpino Aldo Merlo |
| Numeri
estratti il 2 febbraio 2005 alla lotteria di Tarzo. Per
informazioni 339.2540255. 524 - 539 -1259 -2134 -2330
-2394 -2446 - 2646 -2703 -3007 -3087 -3091 -3151 -3503 -5621
5909 -6467 -6975 -7109 -7131 -7272 -7309 -7869 -8728 -9047
-9259 -9729 -10003 -10275
11386 - 11577 - 12419 - 13455 - 14409 - 14715 - 14804 - 15187
- 15467 - 15788 - 15821
10300 - 15879 - 16058 - 16247 - 16456 - 16584 -
16773 - 17150 - 17525 - 17738 - 18920
19208 - 19776 - 20168 - 20399 - 20543
- 20891 - 21203 - 21833
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alpini di
caselle |
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Pagina 21 - Notizie
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E' mancata "Maddalena dle cà neuve"
All’alba del 16 gennaio è mancata all’Ospedale di Lanzo,
all’età di 70 anni, Giacoletto Maddalena in Baietto.
Ex commerciante, aveva gestito con la famiglia per oltre 30
anni la trattoria "Porta Nuova" in via Torino 105, fino al
raggiungimento dell’età pensionistica.
La famiglia Baietto ringrazia commossa tutti coloro che hanno
partecipato al loro dolore, ed in particolar modo agli amici e
vicini di casa, l’Amministrazione e dipendenti comunali e il
Gruppo Alpini di Caselle per la raccolta delle offerte devolute
all’A.I.R.C. di Candiolo in memoria diMaddalena.
Messa diTrigesima domenica 20 febbraio ore 11.00, Chiesa di
S. Maria Assunta,Caselle. |
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Pagina 22 - Sport
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Continua l’attività agonistica al "C’entro"
Carlo Polidori ospite del T.C. Caselle
Il coach di Jesi, allenatore della Schiavone e della Garbin
ha tenuto una stage
Il Tennis Club Caselle, in collaborazione con il Junior
Tennis Team e la casa francese Babolat, ha ospitato recentemente
un stage di uno dei più affermati tecnici italiani, Carlo
Polidori.
Carlo Polidori, per chi non segue troppo d’appresso le
vicende del tennis nostrano, è forse un nome poco noto, ma è il
coach di Jesi che ha permesso, prima a Gloria Pizzichini, poi a
Francesca Schiavone e Tathiana Garbin di scalare le classifiche
mondiali.
Polidori ha tenuto un "clinic" volto a maestri e giocatori
provenienti da varie parti del Piemonte.
Ha avuto parole d’elogio per le ragazze casellesi e per
l’ottimo lavoro che si sta facendo al "C’entro" da parte dello
staff tecnico del T.C. Caselle.
Per quanto concerne l’attività agonistica, tanto per
smentirsi, Cristina Dolce ha centrato un altro risultato di
prestigio raggiungendo i quarti nel torneo professionistico
milanese di Giussano.
La Dolce, in coppia con Valentina Nepote Fus, sta giocando
inoltre e assai bene il campionato invernale di seconda
categoria. Con loro, dopo quattro turni, il T.C Caselle guida il
girone a punteggio pieno, forte delle affermazioni ottenute ai
danni dello Sporting di Torino, della Pro Vercelli, della
Canottieri Casale e del T.C. Chatillon.
Buono, ma più altalenante il comportamento delle due squadre
maschili impegnate nel campionato di quarta categoria. La
formazione A, composta da Giandomenico Bianchi, Andrea Alberto,
Domenico Serra e dal capitano Franco Ossola, ha sconfitto il
Bosso A, il Mombarone di Acqui, perdendo in casa del Cus Torino;
mentre la formazione B, che in squadra ha Aldo Maronero, Davide
Catalano, Fabio Garbolino e il capitano Paolo Passera, ha perso
dapprima col Fioccardo, poi nettamente col Laghi Valperga, per
poi risorgere e infliggere un netto 3-0 ai malcapitati torinesi
della Stone Age.
P.B. |
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In gita sulle Alpi Biellesi: il Monte Roux
Forse è un angolo del Piemonte a cui non si pensa molto
spesso quando si progetta una gita in montagna.
Ed è un peccato, perché vale assolutamente il giro.
Dunque da Caselle andiamo verso Ivrea, giunti a Banchette
svoltiamo per Quassolo, proseguiamo per Tavagnasco e Settimo
Vittone. Qui risaliamo la ripida strada in direzione Quartiere,
Trovinasse, Fornazzo. Giunti a Quartiere, quota 1300 m circa,
parcheggiamo l’auto. Iniziamo l’escursione imboccando lo
sterrato dal quale quasi subito deviamo a sinistra sul sentiero
854A per Agnerezzo, Bivio e Maletto. A dieci minuti troviamo un
bivio dove è presente segnaletica lignea riportante
l’indicazione per il colle Lace. Seguiamo l’indicazione e
superiamo la quota di 1326 m all’alpe Agnerezzo, in
cinquantacinque minuti giungiamo ad Alpette 1689 m. I segnavia
che seguiamo sono di colore bianco/rosso. Sapelle della Brenga a
quota 1758 m, è raggiunta in venti minuti. Proseguiamo oltre per
circa quaranta minuti, alla quota di 1975 m incontriamo un
alpeggio in buon stato d’uso, la fontana qui presente ci
fornisce un frizzante ristoro. Cinque minuti ancora per giungere
al Colle di Giassit 2026 m ed in altri venti minuti raggiungiamo
il Colle della Lace a metri 2121 s.l.m.
Dal colle, proveniente da Quincinetto, transita il percorso
della "Grande traversata delle Alpi" che entrato in territorio
Biellese raggiunge il rifugio Coda, poi Oropa, Piedicavallo, il
colle Maccagno e quindi la Valsesia. Svoltiamo a sinistra per
percorrere la cresta sino a raggiungere i 2318 m del monte Roux.
Dal colle Lace alla meta sono necessari circa trentacinque
minuti dei quali gli ultimi trenta asserviti da corda fissa,
utilissima in condizioni normali, indispensabile in caso di
pioggia. Lo scenario è spettacolare, monti che si stagliano
nell’azzurro cielo, la valle del Lys, il versante dell’Elvo,
l’alto Canavese. Rientriamo per la stessa via.
Cartografia: I.G.C. 1:50.000 n°9 Ivrea – Biella.
Francesco Reymond |
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Pagina 23 - Sport
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Mister Furlano ha i giorni contati ?
Nessuna sterzata in casa Caselle dove, per quanto riguarda la
prima squadra, sembravano contati i giorni di Gianni Furlano
dalla carica di allenatore. La società rossonera, nel frattempo,
ha perfezionato anche il ritorno con la maglia del Caselle, del
bomber di tutti i tempi, Franco Battista, e in questo modo spera
di ottenere una scossa in un gruppo che, nel 2005, ha iniziato
la stagione davvero con il piede sbagliato. Solo sconfitte, con
la ripartenza dopo le vacanze natalizie, e una classifica
davvero drammatica con il Caselle che ha assaporato anche
l’amarissimo gusto dell’ultimo posto in graduatoria. Il nuovo
anno è infatti iniziato all’insegna delle sconfitte con nessun
gol all’attivo e troppi gol subiti. Insomma, anno nuovo vita
vecchia per i rossoneri che, evidentemente, durante le vacanze
non sono riusciti a ricaricare le batterie. Anzi, l’avvio così
difficoltoso ha come detto peggiorato ulteriormente la
condizione di classifica dei rossoneri che, in fondo, sono stati
superati anche da squadre sicuramente meno attrezzate come Mathi
e La Chivasso. Nel primo turno del nuovo anno la squadra di
Furlano ha dovuto arrendersi nettamente al CastelFavria, realtà
di alta classifica di questo campionato di Promozione, che non
ha lasciato molto scampo visto lo 0-3 finale, ai padroni di
casa. Una sconfitta pesante più nel punteggio che in quello che
si è realmente visto in campo anche se, va detto, quando una
partita di chiude con un punteggio simile i commenti in favore
di chi perde sono spesso superflui e non veritieri. Il Caselle
ha fatto il possibile e per lunghi tratti della gara è rimasto
tranquillamente in classifica nonostante di fronte ci fossero i
blasonati avversari che puntano al salto in Eccellenza. Una
bella prova macchiata dai soliti errori che alla fine hanno
condannato i rossoneri a una sconfitta pesantissima. Non da meno
la batosta rimediata sul campo del Quincitava. In realtà il
Caselle ha perso soltanto di misura ma il gol vittoria dei
canavesani, segnato dal solito Vigna Ton, è arrivato
clamorosamente allo scadere, nei secondi di recupero, quando
ormai si preannunciava un pareggio e il Caselle vedeva muoversi,
seppur di poco, la sua già scarna classifica. Invece, l’ennesimo
errore di copertura ha permesso all’esperto giocatore
nerostellato di fare un sol boccone della difesa casellese
regalando ai suoi tre punti ormai insperati e condannando Gianni
Furlano. La nuova sconfitta contro la Nolese (3-2 in casa) ha
messo ulteriormente in evidenza i limiti di questa squadra anche
se non mancano le speranze di una rimonta storica. Evitando se
possibile anche gli spareggi per non retrocedere. In questo
momento, però, vista anche la classifica e il calendario che si
prospetta ai rossoneri, sarebbe un buon risultato riuscire ad
abbandonare l’ultimo posto in classifica il più presto
possibile. È il primo obiettivo di un Caselle che ha sicuramente
i mezzi per riprendersi e per evitare una cocente retrocessione
dopo appena due anni di Promozione.
Alessandro Previati |
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La "Don Bosco Caselle" nacque il 28 febbraio
2000
Cinque anni di vita
Si appresta a festeggiare il suo primo lustro di vita
l’associazione oratoriale "Don Bosco Caselle", composta oggi da
74 tesserati, tutti volontari. Il sodalizio nacque il 28
febbraio 2000: alle ore 21,00 otto persone si riunirono presso
l’oratorio "Giovanni XXIII" per far sorgere un’associazione vera
e propria, riconosciuta anche davanti alla società civile, che
rappresentasse l’Oratorio nella nostra Comunità e anche al di
fuori di essa.
Dopo un primo triennio di affiliazione all’Anspi
(Associazione Nazionale San Paolo Italia), all’inizio del 2003
la "Don Bosco Caselle" modificò il proprio statuto per il
parziale scioglimento di questo riferimento e per adeguarsi alle
modifiche delle normative vigenti, salvaguardando scopo ed
oggetto sociale ma slegandosi dall’obbligo di affiliazione ad
un’associazione specifica. Ha così aderito successivamente ad
associazioni ispirate da principi similari: la Noi Torino
(associazione degli oratori della Diocesi torinese), le Pgs
(Polisportive Giovanili Salesiane) e la Uisp (Unione Italiana
Sport per tutti).
Il cammino di questo gruppo, dopo questo primo quinquennio di
vita, è appena iniziato: infatti, leggendo dallo statuto
associativo, risulta che la "Don Bosco Caselle" promuove in
particolare la diffusione dell’ideale dello sport, del turismo,
della musica, del teatro, dei linguaggi mass mediali, del
volontariato e della formazione professionale rivolgendosi a
tutte le fasce di età, in una visione cristiana che pone dette
attività come momento di crescita educativa e culturale, e di
maturazione della persona". Come si vede, gli ambiti di lavoro
sono vastissimi e daranno la possibilità di impegno a tutti
coloro che desidereranno fare un qualcosa a favore dei ragazzi e
delle ragazze della nostra comunità. Fedele ai propri principi
di base (sempre nello Statuto si legge che l’associazione "...
si prefigge di sostenere le istanze degli aderenti per cui lo
sport è vissuto come importante momento di incontro e di
aggregazione all’interno del più ampio progetto educativo") ed
a numerosi documenti ecclesiali (tra i quali vera pietra miliare
è "Sport e vita cristiana" del quale si celebra proprio in
questo 2005 il decennale della pubblicazione).
Quella sportiva è stata la prima attività nella quale la "Don
Bosco Caselle" si è cimentata: una proposta umile, ma seria,
perché lo sport non è "nè fine, nè mezzo, ma un valore in sé",
come afferma don Domenico Sigalini, già Responsabile della
Pastorale Giovanile Nazionale.
Nel settore del calcio a 5, tradizionalmente fruttuoso per la
"Don Bosco", purtroppo l’avvio del 2005 non è stato generoso di
punti. L’Under 17 di Lifone e La Fauci è stata sconfitta dal
Real Toti (3-11), dal Don Banche per due volte (4-7 e 1-7) e dal
S. Antonio Abate (2-4); l’Under 19 di Luca Innocenti ha avuto la
peggio contro il Ss. Pietro e Paolo per 5-6 e l’Auxilium
Martinetto per 1-4, ma si è ripresa battendo per 5-3 il Don
Banche. Tempi difficili anche la squadra A della categoria
Libera: un solo successo interno sul San Francesco per 6-3 e due
rovesci con Oratorio S. Martino (3-4) e Don Banche (1-8). Nessun
problema invece per i cugini della formazione B, guidati da
Daniele Maselli, che hanno liquidato il Kiss per 7-4 e il Ss.
Pietro e Paolo per 5-2; va aggiunto poi il successo a tavolino
sull’Istituto Agnelli, che non si è presentato in via Gibellini.
Sta poi assumendo il ritmo di una marcia trionfale il campionato
della selezione femminile nel girone B dei Dilettanti Uisp.
Contro le ragazze di Fabio Sella nulla da fare per il Borgonuovo
Junior (8-1), la Vallanzese (2-1) e l’Atletica Girls (5-3).
Dalla prossima primavera sarà pronta un’iniziativa dedicata
ai bambini ed alle bambine della quale daremo maggiori
informazioni il mese prossimo; intanto, in questo periodo
l’associazione si è inserita anche nella pallavolo e cerca di
muovere i primi passi nel tennis tavolo. Il gruppo di volley
misto, guidato da Cristina Alberti, Antonino Lo Bianco ed Elvis
Uva, ha purtroppo iniziato il campionato con una sconfitta al
quarto set sul campo del Sant’Agostino, ma dimostra già di
essere unito da una grande voglia di stare insieme. Chi fosse
interessato all’attività di tennis tavolo può mettersi in
contatto direttamente con i membri del Consiglio Direttivo
durante le gare disputate in oratorio. Lo stesso entusiasmo era
alla base degli incontri del 29 e del 31 gennaio, quando i
membri dell’associazione si sono riuniti rispettivamente per una
cena presso l’oratorio "Giovanni XXIII" e per la Santa Messa
presso la Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino nel nome del
santo di Castelnuovo.
Luca Baracco
Stefano Tubia |
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Pagina 24 - Sport
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Campioni e vice campioni d'Italia
lo scorso mese avevo intitolato il mio articolino "Bocce: 35
anni ben portati"; questo mese vorrei aggiungerci "ed onorati".
Sì perché durante il suo discorso di saluto, nella serata
della cena sociale, il Presidente della Bocciofila Casellese,
Gigi Fiorio, ha ribadito alcuni miei personali concetti.
Ha, infatti, affermato che la presenza nel Direttivo di alcuni
personaggi della caratura di Renato Gaida (come Direttore
Sportivo) o di Ettore Salvino (come munifico sponsor della
Bocciofila) ha permesso di spiccare il salto di qualità.
Gigi ha detto:
«Non è quindi casuale che la nostra Bocciofila abbia quest’anno
totalizzato circa 450 punti nelle varie categorie e che sia ora,
a livello regionale e non solo, ai vertici delle classifiche.
Sono arrivati, infatti: un titolo italiano per la cat. "B"; un
secondo posto per la cat. "C" (sempre ai campionati italiani);
il secondo posto ai campionati regionali di "B" ed un secondo
posto, in Coppa Italia, per terne sempre di "B".
Il tutto in un contesto che annovera complessivamente ben 12
qualificazioni ai campionati nazionali.
Un’altra importante novità è stata la composizione di una
formazione di categoria "A" (Briano, Campion, Gallo e Vottero)
grazie alla disponibilità del signor Ettore Salvino».
Alla cena erano presenti numerosi tesserati e simpatizzanti ed a
molti sono stati consegnati riconoscimenti e/o rimborso spese.
Nelle tre foto vediamo infatti "Gino" Campion (campione
d’Italia); la terna formata da F. Bagetto, L. Macario e da G:
Salvino (vice campioni d’Italia) e "Viller" Ciani (campione
Sociale 2004).
Al Cassiere Salvatore Letizia ed al D.S. Renato Gaida ("uomini
indispensabili per la loro collaborazione") il Presidente ha
consegnato la tessera onoraria.
La serata si è protratta sino a tarda ora in un clima di vera
allegria e con spirito goliardico
Doverosamente devo dare conto anche dei risultati che i nostri
portacolori hanno ottenuto in quest’ultimo mese.
C’è stata la bella vittoria, ottenuta da Alberto Ciani e
Gabriele Ferrero, nella gara del.23 Gennaio preparata dalla
Bocciofila di Ferriera (To) riservata a coppie di cat. "B" ed
alla quale erano iscritte 32 coppie.
D’importanza notevole anche la vittoria ottenuta dalla quadretta
formata da G. Caveglia, F. Marchino, E. Salvino ed E. Schiavon a
Leinì nel torneo, serale, commerciale organizzato dalla
Bocciofila Leinicese per formazioni di categoria "C.C.C.D." .
Sono diversi anni che le formazioni casellesi si aggiudicano
questo torneo ed ormai circola la voce (scherzosa) che il
prossimo anno la nostra eventuale formazione, che volesse
iscriversi, sarà premiata purché non partecipi.
Inizio d’anno scoppiettante per la Bocciofila Casellese!
Parliamo ora dei due tornei, serali, commerciali organizzati
dalla nostra Bocciofila.
Quello del Lunedì (intitolato alla memoria di Ezio Quaranta) è
ormai giunto alla dodicesima giornata ed i valori, come ho già
detto il mese scorso, sono già abbastanza ben definiti.
La formazione della "Cabodi Autotrasporti" è attualmente in
testa con 7 partite vinte e 2 perse ( 3 riposi ) precedendo la
formazione della "Idraulica Bergonzi" con 6 vittorie e 2
sconfitte ( 4 riposi ). Lo scontro diretto fra le prime due lo
ha vinto la terna della "Cabodi".
Al terzo posto la "Ferbor" con 5 vittorie, 3 sconfitte e 4
riposi.
Il torneo del Mercoledì (intitolato alla memoria di Giovanni
Gaida) è invece alla sua undicesima giornata e anche qui le idee
sembravano abbastanza chiare; però?
Le terne della "Geraci Serramenti" e della "Bocciofila Ciriacese"
sono al comando del torneo con gli stessi risultati: 6 vittorie,
2 sconfitte e 3 riposi ciascuna (lo scontro diretto lo ha vinto
la "Ciriacese").
I giochi sono ancora aperti e la terna della "Origlia
Pneumatici" di Alpignano è li con 5 vittorie, 3 sconfitte e 3
riposi a 3 settimane dalla fine.
Il prossimo mese Vi darò i risultati finali di questi due
tornei e spero altre belle notizie dal Bocciodromo di Strada
Caldano.
Penso di interpretare i sentimenti e le speranze di quanti
(sportivi e non) augurano all’Associazione Bocciofila Casellese
di ripetere, se non di migliorare, i già grandi risultati
ottenuti nell’anno appena trascorso.
E. Pavanati |
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Il Caselle Volley c'é
L’anno è iniziato molto bene per il Caselle Volley.
L’amministrazione comunale ha fatto un grosso regalo a noi e
tutti i cittadini: l’interno della palestra di viale Bona è
stato verniciato di un bel bianco che ha sostituito la pittura
originale che era di colore blu.
È stato per noi un onore inaugurare la "nuova" palestra,
Domenica 6 Febbraio, durante la manifestazione provinciale di
minivolley, svoltasi a Caselle.
Le ragazze della seconda media, Under 13, hanno iniziato il loro
campionato: vincendo 2-1 mercoledì 2 febbraio contro il Balamunt
B e domenica 6, in trasferta a Caluso, hanno vinto 2-1sia con il
Calton Volley che con La Forgore Blu di San Mauro. Il prossimo
incontro è domenica 20 febbraio a Forno Canavese dove, oltre
alle padrone di casa, incontreranno anche il Rivarolo.
Le Under 12 della prima media, hanno già disputato due incontri:
contro il Leinì vincendo 2-1 e con il Mappano vincendo 3-1.
Questo numeroso gruppo al primo anno di attività agonistica,
convalida ancora una volta la necessità di praticare almeno un
paio di anni di minivolley prima di iniziare l’attività
agonistica.
La Under 14 maschile, nata solo questo anno, ha oramai la
preparazione per poter affrontare degli incontri nel campo 9x9.
Per questo si inizierà da marzo un torneo con alcune classi
delle scuole medie di Caselle allenate dalla prof. Cristina
Grassotti. Questa iniziativa sportiva ha già avuto un notevole
successo lo scorso anno e siamo sicuri che anche questa edizione
darà vita a dei movimentati sabato mattina.
La under 15 femminile ha superato il primo girone di
qualificazione ed ora si prepara ad incontrare le altre
vincitrici dei vari raggruppamenti provinciali.
Grande sorpresa agonistica per la seconda divisione
femminile: è in testa al campionato e non sembra volere lasciare
spazio alle altre pretendenti per una eventuale promozione.
Questo gruppo, nato solo da questa stagione, è formato da
giocatrici di Caselle che avevano smesso di giocare qualche anno
fa e che ora hanno deciso di divertirsi di nuovo insieme e
sembra ci stiano riuscendo.
Il team che milita in prima divisione femminile non è in un
periodo fortunato: al penultimo posto ha iniziato il girone di
ritorno con voglia di riscatto e di tenere a tutti i costi la
categoria. Purtroppo qui a Caselle abbiamo sempre dovuto patire
la partenza di talenti verso i club del circondario, dotati di
compagini militanti in serie regionali e nazionali. Purtroppo,
la mancanza di fondi e sponsor ci vieta la possibilità di avere
qui da noi delle squadre di categorie superiori. Questo porterà
sempre all’impoverimento del volley casellese.
Sabry&Vale |
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