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DICEMBRE 2005

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pagina 1

Obblighi morali

Oh, e poi dicono che i miracoli non esistono…

Sì d’accordo, adesso magari ci diranno che erano interventi programmati da tempo, però ci piace pensare che "Cose Nostre" abbia contribuito e indotto alla cosa almeno un po’.

L’altro giorno c’era da non credere agli occhi: ruspe al lavoro attorno alla nostra vecchia e amata stazione e, soprattutto, l’apparizione d’una specie che ritenevamo estinta dal ’17, come le linci sulle alpi nostrane: l’òperator ecologicus nel pieno esercizio delle sue funzioni di ripulitura di strade, piazze e parcheggi casellesi.

Il giorno prima avevo quasi maledetto il "Gasolone" (chiamasi così l’automezzo mosso dal gas e approntato per la raccolta della "munnezza" più varia…) che aveva fatto sì il suo bel giro di ricognizione nel parcheggio sotto casa mia, ma, molto gattopardianamente, aveva poi lasciato che tutto tornasse e rimanesse come prima: i due sacchetti di plastica sempre lì nell’angolo a dar continuità a ieri; le bottiglie di birra ai lati, erte e sempre impettite come dioscuri.

Mi ero detto: pazienza, evidentemente, alla Seta – la società che si occupa della raccolta dei nostri rifiuti – "Cose Nostre" non è arrivato e, se lo è, pagina 1 e 2 non le hanno lette.

Ma invece, sempre evidentemente, si trattava di semplice volo di ricognizione.

Dopo meno di ventiquattr’ore ecco… ‘o miracolo! Improvviso e repente, tanto che – e un po’ m’è dispiaciuto visto che ormai eravamo entrati in confidenza – manco sono riuscito a salutare come si doveva le bottiglie di "Moretti" che per tanti mesi avevano fatto da mite sentinella alla mia recinzione.

Altrettanto improvvisamente il cellulare ha preso a squillarmi di filotto e il tenore delle chiamate era sempre lo stesso. Solo gli amici degli aerei – Perinetti e Colombatto – e chi ha letto Snoopy o chi ha pilotato direttamente un Sopwith Camel può capirmi. La voci che venivano dall’etere dicevano stentoree: "Potenza di "Cose Nostre": c’è da non credere, ma operatori ecologici sono avvistati ovunque: posizione "ore 6", "ore 12", "ore 9" e "ore 3". Siamo praticamente accerchiati…".

Era così, se è vero come è vero che grazie ad una manovra a tenaglia, nel giro di poche ore è successo l’incredibile: il centro e i parcheggi di Caselle contemporaneamente puliti!

Le scope degli operatores hanno conosciuto d’un sol colpo, come forse mai gli era capitato nella vita, sangue, sudore e lacrime, ma alla fine ce l’hanno fatta, e la battaglia è stata vinta. Caselle finalmente più pulita.

A Cesare quello che è di Cesare.

Speriamo solo che non si tratti d’un’"una tantum": visto che ci hanno dimostrato che se si vuole si può, tanto vale perseverare. Che questa volontà possa diventare quotidiana ed eterna.

Così, se per caso capita che un giorno la nostra città sia sede di fiera e, si suppone, venga visitata da gente che "ven da foravia", è bene che la fontana di piazza Boschiassi non si presenti piena di fogli di giornale a mollo da tempo, con un bicchiere di plastica galleggiante prossimo alla irrimediabile deriva. Credo si debba e si possa pretendere che il nostro "biglietto da visita" si presenti non lercio.

Ma non è né il sindaco, né un assessore d’una città di più di quindicimila abitanti che deve provvedere materialmente alla bisogna. Ci sarà qualcuno preposto allo scopo, o no? Qualcuno che passi, veda e segnali e qualcun altro che tolga il lerciume.

E provare a pretendere che costoro facciano il loro dovere, pare brutto?

Comunque, se la fontana della piazza viene spesso ridotta così è perché qualcuno di noi cittadini provvede a sporcarla, e non c’è santo che tenga.

Purtroppo, il nostro senso civico è ridotto al lumicino.

Una fontana sozza, il nostro ombelico sporco, la dice lunga.

Così come la dice lunga l’addio, dopo soli 62 giorni, di Don Percivalle alla parrocchia di Mappano. Ed è sbagliato e miope vedere in esso la scarsa integrazione del parroco con una parte della sua comunità. La verità, drammaticamente, pare essere ben diversa.

Don Andrea è stato, fino a poco tempo fa, sacerdote di frontiera: la sua missione era dalle parti di via Artom e spesso è stata una missione impossibile provare a cercare di salvare i suoi ragazzi dal rapimento della droga. Anche a costo di mettersi contro la criminalità organizzata.

Nonostante le intimidazioni, Don Percivalle ha continuato la sua opera ed ha finito col pagare per questo. Due volte l’hanno massacrato e nell’ultima l’hanno ridotto in fin di vita, prostrandolo per sempre nel corpo e nello spirito. Il cardinale Poletto sperava che il nuovo incarico mappanese potesse ridar vita a chi la vita se l’è sentita spegnere, ma per Don Andrea è diventata insormontabile, in certi momenti, la fatica di provare a vivere. E di vivere anche per gli altri.

Ecco perché a malincuore ha gettato una spugna che mai avrebbe voluto vedere sul ring della sua esistenza.

Non merita di lasciare Mappano avvolto nel dubbio.

Dopo che abbiamo speso anni nel difendere i diritti di chi comunque colpe aveva commesso, fondando movimenti come "Nessuno tocchi Caino", vorrei si guardasse un po’ anche in favore di chi, molto meno fascinosamente, incarna Abele.

È un obbligo morale.

Come quello che questa città aveva nei confronti di Silvio Passera. E che ora dedicandogli la Casa delle Associazioni assolve.

Lo so che per molti di noi lui non se n’è mai andato, ma è che il tempo passa e dobbiamo spiegarlo a chi non l’ha conosciuto chi era Silvio Passera e cosa ha fatto per Caselle, se si vuole che la sua opera venga continuata e con lo stesso spirito. Bisogna alimentarla la memoria per provare a perpetuarla.

Chi era e cosa ha fatto Silvio Passera?, qualcuno inizia a chiederlo.

Molti esistono e pochi vivono, e lui ha voluto ostinatamente vivere per il suo paese praticamente ogni giorno dei suoi cinquantadue anni di vita. Ha fondato prima il Club Arte & Cultura, poi la Pro Loco; ha permesso ad un Tennis Club di cominciare ad esistere. Ha creato dal nulla, in una città che sembrava fino ad allora refrattaria anche alle sole idee, un giornale.

Questo giornale.

Ma tutto ciò è persin poca cosa rispetto all’esempio che ha lasciato.

In Spagna uno come lui viene definito "hombre vertical", ed è un privilegio riservato a pochi:

a quelli che riescono ad affrontare i frangenti della vita senza accucciarsi mai, senza modificare la rotta d’un solo grado. E non è facile riuscirci

Occorre sentire il rigore morale come esigenza assoluta. E questa è stata la fonte ispiratrice della vita del dottor Silvio Passera.

Standogli accanto sentivi che dovevi sforzarti e tenere la schiena dritta. E questo è stato forse il suo insegnamento più grande.

Adesso che la Casa delle Associazioni sarà per sempre dedicata a Silvio, so che ci entreremo ancora più volentieri: sentendo ancora più forte il dovere di proseguire il cammino che ci ha tracciato.

A chiudere, gli Auguri. Sentiti e doverosi.

Auguri di Buon Natale e di uno straordinario 2006 a tutti e, in modo particolare, ai nostri fantastici lettori, molti dei quali tra breve entreranno con noi nel 35° anno di fedeltà a "Cose Nostre".

Un anno fa scrissi che diventare direttore di questo giornale era una delle cose più belle che potesse capitarmi. A distanza di dodici mesi confermo, e aggiungo che bene così mi sono sentito poche volte nella vita.

Essere al servizio d’una "famiglia" così è davvero un motivo di orgoglio grande.

Auguri !!!

Elis Calegari

 

Natale è . . .

Natale è un festa che va protetta, custodita, trasmessa per quelli che sono i suoi valori: è patrimonio dell’umanità.

Eppure lo stiamo impoverendo, lo stiamo riducendo a carta argentata, a ricettario di cucina, a candeline..Certo, Natale è festa ed è anche questo. Saremo sempre i primi a ricordare a tutti ciò che diceva S. Francesco:" Nel giorno di Natale anche i muri devono mangiar carne".

Però Natale è ben di più!

-Natale è un messaggio: ci dice che l’uomo è il grande amore, la grande passione di Dio che viene a camminargli accanto e a salvarlo.

-Natale è una scuola, un metodo: scendere dal trono ed accettare di sporcarci di terra. Dopo Natale Dio non è più un nome: è un amico, un parente, un fratello.

-Natale è un invito: l’invito a non cestinare la vita, ma a saperla spendere al meglio, condividendola con gli latri, soprattutto con chi fa più fatica a tenere il passo.

È lo stesso invito che ci viene dalla lettera mensile alle nostre famiglie, giunta nei giorni scorsi; che ci viene dagli incontri della novena, davanti ai presepi delle zone.

Il Signore Gesù è venuto per tenere il nostro passo, ma anche per incoraggiarci e sostenerci. Non ricacciamolo in cielo, ma facciamolo entrare ovunque, facciamolo crescere, mostriamolo a tutti. Come? Mostriamolo con la testimonianza della nostra vita: dalle scelte che compiamo, gli altri possano capire che Dio li ama, si interessa di loro.

Di tutti, senza distinzione: in particolare di quelli che stentano a tenere il passo che la nostra società impone.

Lo spirito natalizio è fatto di tanta poesia, ma anche di altrettanta concretezza.

In questo Natale, perché sia buono non solo nei suoi aspetti esteriori:

-ogni persona in difficoltà si trovi qualcuno di noi accanto per ricevere una risposta concreta. Scriveva don Mazzolari:" Il mio Natale: dar da mangiare senza affamare nessuno, vestire senza denudare nessuno, far vivere senza uccidere nessuno".

- Ogni famiglia non si senta abbandonata a se stessa, in balìa dei problemi che la costringono da ogni parte (casa, lavoro, salute, rapporti...). Ma si senta sostenuta da leggi giuste ed appropriate e dalle altre famiglie che stanno navigando in acque più tranquille. Quanto conta tenere sempre ben aperti gli occhi del cuore!

Allora i grandi valori natalizi (il silenzio, la pace, la condivisione, l’amore, Dio) laveranno, finalmente, la faccia del mondo e lo faranno girare dalla parte giusta.

Dietrich Bonhoffer, il teologo protestante martire nel lager nazista di Flossemburg, compose per il Natale 1943, per i suoi compagni di prigionia, questa "preghiera del mattino":

"È buio dentro di me, ma presso di te c’è la luce;

sono solo, ma tu non mi abbandoni;

sono impaurito, ma presso di te c’è l’aiuto;

sono inquieto, ma presso di te c’è la pace;

in me c’è amarezza, ma presso di te c’è la pazienza;

io non comprendo le tue vie, ma la mia vita tu ben la conosci".

Il destinatario di queste parole è Dio, il "Tu" è "Lui". Ma può essere ogni credente, ogni persona di buona volontà. Posso essere io, senza presunzione, se faccio mio il messaggio del Natale: io posso essere un riflesso di questa luce, posso aiutare a vincere la solitudine e la paura, a superare l’inquietudine, ad addolcire l’amarezza di tante esperienze.

Questo significa "Al passo con te", lo slogan che troviamo anche sulla facciata delle nostre chiese in occasione di questo Natale 2005.

E questo può permetterci di augurare un BUON NATALE a tutti.

Don Claudio

P.S. Per chiudere: ho "rubato" a Don Pino Pellegrino di Fossano questa preghiera natalizia un po’ particolare.

Senza offesa per nessuno…

PREGHIERA dell’ASINO

Signore, ormai stiamo per scomparire…

Mi han detto che in Italia siamo rimasti

In soli centomila…

È vero: siamo semplici asini…

Però il grande Omero ci ha cantati

In versi sublimi;

però tu stesso uno di noi hai cavalcato!

Conservaci, Signore!

Che sarebbe il presepio

Senza asino?

Che sarebbe il mondo?

C’è sempre bisogno di qualche asino

Che tiri avanti in silenzio

Senza mostrarsi in televisione; c’è sempre bisogno di qualche asino

che sappia solo dare

e mai pretendere, mai rubare!

Signore, salva questi asini:

sono essi che salveranno il mondo!

Don Pino Pellegrino di Fossano

 

 

pagina 2

Domenico Musci Casellese dell'anno 2005

È Domenico Musci il "casellese dell’anno", eletto da un’apposita giuria composta dal direttivo della Pro Loco e dalle cariche istituzionali cittadine.

La cerimonia di premiazione avrà luogo domenica 18 dicembre alle ore 10 presso la nuova Sala Madre Teresa di Calcutta, la Casa delle Associazioni che da quel momento sarà ufficialmente dedicata a Silvio Passera.

Giunto alla quinta edizione il premio fu vinto negli anni precedenti da: Giovanni Verderone, Gianni Rigodanza, Filiberto Martinetto ed Enrica Baldi Borsello nel 2004.

È impresa ardua riuscire a definire cosa rappresenti Domenico Musci per Caselle.

Se una definizione la si vuol cercare, direi "un uomo di cultura" nel senso più antico e nobile della parola: chi coltiva con amore la conoscenza e la curiosità per il sapere e la trasmette agli altri attraverso la forza delle proprie emozioni e della propria creatività.

Perché Domenico ha la capacità non comune di guardare al passato recuperando la memoria di oggetti scomparsi dalla nostra quotidianità, e al futuro attraverso le continue innovazioni della sua arte.

Le origini della sua famiglia sono pugliesi, ma Musci nasce nel 1942 a Caselle, figlio di Giuseppe, falegname, e di Nicoletta, operaia presso il lanificio di Bona.

"Mio padre era un bravo artigiano e il profumo del legno è stato compagno fedele della mia infanzia trascorsa come garzoncino tra i trucioli della falegnameria di famiglia.

Ero affascinato dalla cura con cui vedevo nascere una botte, assemblata pezzo per pezzo con precisa meticolosità dalle mani esperte di mio padre o da come sapeva dare forma ad un blocco di marmo per scolpirlo".

La famiglia, seppur di condizioni modeste, sceglie per il figlio una scuola che lo soddisfi e Domenico, dopo aver frequentato le scuole Medie presso i "Fratelli delle Scuole cristiane" a Giaveno, si iscrive a ragioneria, all’istituto "La Salle "di Torino.

"Devo ringraziare i miei genitori per avermi dato una cultura e permesso di frequentare le scuola che mi ha dato una formazione, oltre che tecnica, grazie alla sua ispirazione, anche umanistica: questo taglio è stato fondamentale per capire meglio il mondo esterno e ha affinato quella passione per l’arte che già forte sentivo dentro di me".

Nella sua vita di artista hanno giocato un ruolo prioritario i "maestri" che lo hanno forgiato, dando così sostanza al suo istintivo bisogno di conoscere, di scoprire e reinterpretare la realtà.

"La svolta avvenne quando frequentai il laboratorio di Filippo Scroppo, grande maestro ed innovatore dell’arte, ed iniziai successivamente a partecipare al corso serale di "scuola del nudo".

Non meno fondamentale fu l’incontro con Giacomo Soffiantino, per ciò che concerne la pittura, e con Sandro Cherchi, che alimentò le mie letture, invitandomi ad andare oltre i facili stereotipi. I contatti assidui con gli artisti, il lavorare al loro fianco ma anche il semplice parlare o il discutere di arte o di quant’altro la sera nelle piole, magari di fronte ad un buon bicchiere di vino, ha allargato i miei orizzonti e affinato il mio modo di sentire e di vedere il mondo".

Per capire meglio la sua veste di artista bisogna senz’altro visitare quello straordinario angolo di quiete e di immaginazione che è la sua casa in via Guibert. Anche lì il nuovo e il vecchio si sposano in un’armonia di forme e di suggestioni, lasciando incantato il visitatore.

Il giardino è il fulcro della casa; è una sorta di grande installazione o una mostra personale dove le sue sculture si fondono con gli elementi della natura. Così convivono le grandi strutture in rame, in legno e in terracotta, con i capolavori della natura – salvati da una fine certa – quali le radici contorte o le sezioni di vecchi tronchi d’albero.

Colpisce il gesto di spostare pochi rami per vedere comparire una sua terracotta muschiosa lasciata lì a far sì che il tempo la levighi e la modifichi.

E mentre ci fa visitare le ex stalle, diventate laboratori e magazzini, Domenico Musci ci parla di sé e della sua arte: "Sono figlio di un falegname per cui il legno con il suo calore e la sua varietà da sempre è tra i materiali che prediligo, mi piace cercarne le nervature e sottolineare i particolari nell’atto dello scolpire. Scelgo sempre materiali poveri come il rame, la terra di Castellamonte, il bronzo, che poi tratto e rivisito, magari anche a distanza di anni. Ho iniziato a creare agli inizi degli anni Sessanta, partendo dalla pittura dove il nudo femminile era il mio soggetto preferito, ma sono presto passato da una raffigurazione realistica a una rappresentazione più essenziale e plastica, concentrata sulle forme che hanno segnato il mio passaggio alla scultura".

Le parole fluiscono e ti sostengono, in un mondo omologato, a capire quale sia la funzione odierna dell’artista: ci aiuta a ribaltare la realtà.

È un piacere veder sfilare le sue composizioni in rame, fatte di lastre traforate o di elementi assemblati, dipinte dall’ossidazione naturale o prodotta; o i grandi nudi in terracotta, fatti come tronchi d’albero scavati e piegati a metà, o le infinite variazioni delle forme in legno .

Calza a pennello per Musci una frase che Zola scrisse per Manet: "Ciò che a me,uomo, interessa è l’umanità: ciò che mi commuove e mi rapisce nelle creazioni umane, nelle opere d’arte, è ritrovare un fratello che mi presenta la natura sotto un nuovo aspetto, con tutta la forza o tutta la dolcezza della sua personalità".

La stessa passione instancabile Domenico la profonde nel suo sguardo al passato, nella cura delle tradizioni, dei mestieri, degli strumenti e degli oggetti che stanno scomparendo, rapiti dal progresso o dall’incuria degli uomini. Non è lavoro fine a se stesso, quello del mero collezionista, ma un autentico recupero della memoria legata indissolubilmente ad ogni "pezzo", che viene catalogato e studiato, così da restituirgli vita propria ed autonoma .

"Gli oggetti raccolti negli anni sono per me un patrimonio da preservare e da trasmettere, per questo presto volentieri materiale per l’allestimento di mostre. Ricordo con particolare soddisfazione quelle organizzata dal Lions Club al Castello di Venaria sulla "Civiltà del Legno"e su "Le vecchie insegne, da Torino alle Valli di Lanzo e Canavese", e ancor più, quella recente, svoltasi a Torino su "I piaceri della tavola: cento menu raccontano la storia del Piemonte".

In uno dei suoi magazzini-laboratori sta allestendo l’esposizione di alcuni degli innumerevoli oggetti in legno, anche ad uso delle scuole che lo richiedano. È un percorso tra gli attrezzi artigiani per lavorare il legno, da quelli del falegname, pialle, sponderuole, morse per diversi usi e dalle diverse fogge, seghe a telaio, segacci, saracchi, trivelle, trapani per forare, raschiatoi, raspe, lime per levigare. Ci sono i meno noti attrezzi del bottaio per l’utilizzo del pregiato rovere, del frassino, del castagno; gli attrezzi dello zoccolaio per lavorare i leggeri e dolci legni dell’ ontano, del salice, della betulla.

"Ogni attrezzo, ogni oggetto – precisa Musci – oltre ad essere funzionale, è arricchito da un piccolo tocco personale, è segnato da una vena d’arte, perché opera di un artigiano. Non sono oggetti archeologici riesumati dopo secoli di disuso per puri fini estetici ma "pezzi" del nostro passato più recente."

Esistono molti modi di raccontare la piccola grande storia della nostra quotidianità, senz’altro il rigoroso lavoro di documentazione che Domenico Musci, anche attraverso le sue pubblicazioni, ci offre è prezioso. Si scopre il valore di un’insegna, magari logorata dal tempo, come reperto di un territorio, con la sua vita, le sue abitudini, le sue ambizioni turistiche e commerciali. E un po’ la si rimpiange, ora che il neon l’ha soppiantata di brutto e non sempre con gusto. Altre volte la memoria è lasciata da un minuto cartoncino con appuntato il menu che in realtà nasconde racconti di vita indimenticabili, come testimoniano i libri di Domenico "L’Italia a tavola attraverso i menu" e "I piaceri della tavola (cento menu raccontano la storia del Piemonte) di M. Luisa Tibone, al quale ha collaborato.

"Ho sempre coltivato la passione per l’arte culinaria e possiedo una buona biblioteca, con relativo archivio, oltre che collezioni, retaggio di osterie e di vecchie case di campagna. Scatole di latta colorate di varie forme, vassoi neri litografati, bottiglie colorate da seltz, caffettiere bianche di smalto."

Senz’altro fonte di grande soddisfazione è stata per Domenico la riscoperta del nostrano "salam d’ turgia" a cui molto ha contribuito con la pubblicazione della sua storia e di un ricettario scritto a due mani con la moglie Marinella.

"L’intenzione principale è quella di documentare l’esistente prima che scompaia del tutto, preservare la cultura del passato ma anche valorizzare il nostro territorio così ricco di tradizioni e di gastronomia: dobbiamo conoscerlo per meritarlo".

L’ultimo recupero che Domenico ha fatto sono stati i libri e le bandiere della Società Operaia di Caselle, ma la sua ricerca continua perché la sua voglia di conoscere è davvero inesauribile. Di lui è stato scritto: "Domenico Musci, canavesano: di impegno, di costanza, di impulso, di cuore. Nascosto, occorre insistere per invitarlo ad esporre; generoso, ti indica e ti insegna; abile: tratta il legno, il metallo, la terra, con una sicurezza da sbalordire; bravo: è capace di vincere il premio Pavese, timido, non lo ha detto a nessuno".

Noi vorremmo aggiungere un’appendice: casellese, di merito.

E lo diciamo con riconoscente affetto.

Antonella Ruo Redda

 

 
 

 

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Aree ATA

Il progetto Aree ATA si inquadra in un più vasto ambito di potenziamento e qualificazione strategica della zona aeroportuale, che contempla al suo interno non solo il centro in oggetto, ma anche componenti direzionali, ricettive e logistiche di grande rilevanza, quali la realizzazione del centro di interscambio Movicentro e della nuova sede di Alenia.

Ricordo che lo sviluppo delle zone aeroportuali come ambiti di servizio multifunzionale è una prassi consueta in tutte le aree metropolitane europee ed in fase di rapidissima diffusione in Italia. Penso alla realtà di Orio al Serio, dove in adiacenza dell’Aeroporto opera già quello che è attualmente il maggiore centro commerciale italiano, o di Brescia, dove è stato recentemente presentato un progetto per la realizzazione del nuovo stadio calcistico e di un Centro Commerciale di oltre 80.000 mq di SLP, in adiacenza all’Aeroporto di Montichiari.

L’intervento di Caselle appare ancora più prestigioso. Rappresenta infatti una compiuta sintesi di beni e servizi, il cui alto valore qualitativo presuppone l’attivazione di un concorso di idee a livello mondiale per la realizzazione, impegnando architetti e ingegneri di fama internazionale.

Il programma ATA prevede non solo di affiancare all’Aeroporto un Centro Integrato di Servizi, offrendo all’utenza una gamma completa di prestazioni commerciali, ricettive e direzionali, ma anche di ampliare e consolidare tale area di attrazione, avendo ben chiara l’emergenza occupazione, che richiede interventi e proposte innovative di ampio respiro, a cominciare dalle attività già presenti sul territorio.

L’approvazione definitiva da parte della Regione Piemonte premia la lungimiranza degli Amministratori di Caselle, il cui intuito politico ha segnato, tappa dopo tappa, le diverse fasi propositive dell’opera, che oggi si configura come un’occasione unica per Caselle e per l’intero territorio piemontese.

Dal 1997 ad oggi le diverse Giunte che si sono susseguite alla guida del Paese hanno dato prova di notevole perspicacia, ritenendo che lo sviluppo di Caselle passasse inevitabilmente attraverso le Aree ATA, pianificando un intervento di portata epocale che sfrutta lo Scalo come perno attrattore in grado di catalizzare l’interesse di cittadini provenienti anche da Comuni lontani dal Nostro. Quel progetto ora è divenuto una realtà!

Lo sviluppo del piano saprà disinnescare non solo le posizioni strumentali di quanti gridano al "massacro" del commercio locale, le cui perdite sono ricomprese in un gap che si aggira dallo 0,7% all’1,3%, ma anche le perplessità di taluni Comuni limitrofi, la cui miopia politica impedisce di giudicare il progetto per quello che è: una pianificazione mai attuata in Italia.

Il Polo di servizi che si svilupperà attorno alla piattaforma commerciale farà da volano alla ripresa economica del territorio, gratificando l’attività della Giunta, che ha difeso con caparbietà il raggiungimento dell’obiettivo: un’occupazione finale di circa 6000 addetti suddivisi tra uffici, servizi ed attività ricettiva.

Al di là dei commenti strumentali, che credo si risolveranno al primo scavo, sono convinto che l’incredulità e lo scetticismo si chiariranno non appena tutti avranno chiara la valenza dell’intervento.

Un ringraziamento infine a tutti coloro che hanno creduto nel progetto, nelle diverse sedi istituzionali: locali, provinciali e regionali ed a quanti hanno lavorato con impegno, dai professionisti ai nostri tecnici comunali, ai quali chiederò ulteriori sacrifici nella fase più esecutiva dell’opera.

Il Sindaco

Giuseppe Marsaglia Cagnola

 

Ascom e Confesercenti scettici

I commercianti nei giorni scorsi sono scesi in campo contro il progetto shopville di Caselle, che prevede la costruzione di un mega centro commerciale di circa 120 mila metri quadrati complessivi (oltre 50 mila di superficie di vendita). Ascom e Confesercenti hanno abbandonato per protesta la Conferenza Commerciale dei Servizi mentre era riunita nella sede della Regione Piemonte proprio per pronunciarsi in merito all’attivazione del cosiddetto Parco Commerciale di Caselle. Il progetto prevede la costruzione di un grande ipermercato (circa settemila mq), una molteplicità di medie e grandi strutture di vendita extra alimentari, una galleria commerciale di 100 esercizi, cui si aggiungono bar, ristoranti e servizi vari.

I presidenti dell’Ascom torinese, Giuseppe Bracco, e della Confesercenti di Torino e provincia, Giuseppe Bagnolesi, parlano di "situazione kafkiana". "Da un lato – sottolineano – le istituzioni affermano di voler rivedere l’ulteriore sviluppo di parchi commerciali, mentre dall’altro si predispongono a dare la più grande autorizzazione che sia mai stata rilasciata nella Provincia di Torino".
Secondo i commercianti, l’operazione "andrebbe ad alterare tutti gli equilibri territoriali, incentivando i fenomeni di depolarizzazione esterna su Torino e su tutti i principali centri limitrofi, aggravando ulteriormente i problemi di accessibilità e di collegamento dell’area aeroportuale". La shopville, inoltre, sostengono, "avrebbe un’azione devastante sul territorio e metterebbe in ginocchio migliaia di piccole e medie imprese commerciali e di servizio".

"Per quanto riguarda Caselle, – aggiunge Bagnolesi – l’unica buona notizia riguarda la disponibilità dei proponenti a rinunciare a 10 mila metri di superficie di vendita. Ovviamente, però, ciò non cambia assolutamente il merito della questione, nè la nostra opposizione al progetto. Esso, infatti, non ha alcuna ragion d’essere, nè risponde ad alcuna particolare esigenza di tipo commerciale, mentre metterebbe in ginocchio negozi e mercati non solo di Caselle, ma anche di molti comuni vicini, come Ciriè, San Maurizio, Robassomero. E sono proprio problematiche legate a viabilità e urbanistca a essere ancora irrisolte e ad aver suggerito il rinvio di oggi".

Ma la vicenda Caselle, concludono, "non è che la punta dell’iceberg". Problemi analoghi, rimarcano, esistono per i progetti commerciali dei comuni di Settimo e di Collegno.

Mara Milanesio

 

 

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Aree ATA

Caro Direttore,
per lo sviluppo del nostro Territorio, per il polo aeronautico, per l’aeroporto come opportunità.

Negli scorsi mesi, quando Caselle era nell’occhio del ciclone e si faceva sentire alta la voce dei numerosi e autorevoli contrari ai progetti che riguardano i terreni adiacenti all’aereoporto (aree ATA del PRG); il Partito dei Comunisti Italiani ha difeso con energia le ragioni dello sviluppo di questo territorio, affermando il diritto delle popolazioni che ne sopportano i disagi a far diventare l’aereoporto volano di crescita economica.

I Comunisti Italiani, pur non facendo parte dell’Amministrazione che guida Caselle, hanno sostenuto, con convinzione, i progetti che riguardano le aree ATA per una serie di motivazioni:

- la ragionevolezza. Vicino ad un aeroporto, un grande aeroporto, che attività possiamo collocare? Forse l’agricoltura biologica, immaginando un mercato per i pomodori al kerosene? Oppure, vista l’amenità dei luoghi, possono essere ritenuti ideali per le cliniche per la cura delle malattie nervose?oppure non facciamo niente? Ovviamente vogliamo scherzare perché vicino ad un aeroporto è ragionevole tentare di collocare aree commerciali ed insediamenti industriali che insieme daranno vita ad un forte terziario evoluto.

- La programmazione. Quei progetti sono antichi e rappresentano l’unico caso di seria programmazione compiuta negli ultimi quindici anni in Piemonte: l’individuazione delle aree ATA è frutto di una progettazione dello sviluppo del territorio concertata tra Comuni, Provincia, Regione e SAGAT, l’ente di gestione del "Sandro Pertini" che, come è noto, ha nel suo capitale sociale Regione, Provincia, Comune di Torino.

- L’occasione del potenziamento di ALENIA. La costruzione di un grande polo aeronautico è un sogno antico che oggi, anche grazie all’andamento dei mercati, diventa una necessità di ordine strategico per il nostro Paese; con questa operazione Caselle si candida a divenire, concretamente, il cuore del nascente Polo Aerospaziale Piemontese.

-Le risorse aggiuntive. Dall’operazione sulle aree ATA, nell’immediato si verificherà un forte flusso finanziario verso le casse comunali. Quelle maggiori risorse devono rappresentare l’opportunità per una differente gestione urbanistica della nostra Città ed una riqualificazione e rivitalizzazione del suo centro storico.

Certamente, ad oggi con la delibera della Giunta Regionale dello scorso sette novembre è stato compiuto solo un primo passo. Il percorso è ancora lungo, e forse tortuoso, per far diventare i progetti che riguardano le aree ATA un’occasione di rilancio e di crescita per una parte importante della Provincia di Torino che negli ultimi decenni è stata attraversata da un processo di deindustrializzazione senza precedenti ( ed anche per questo motivo negli scorsi anni si fecero le scelte di programmazione di cui ho detto prima ).

È necessario un impegno corale affinché nella agenda politica regionale, da subito, siano inserite all’ordine del giorno due questioni fondamentali per il nostro territorio e strategiche per l’intera Regione:

- polo aeronautico. Caselle da sola non basta è necessario che la regione Piemonte completi il quadro.

Le aree per il potenziamento di ALENIA oggi sono disponibili tocca alla Regione decidere che il polo aeronautico si fa a Caselle e non da altre parti ( ad esempio Mirafiori come insinua il Piano Strategico), tocca alla Regione concordare con Finmeccanica i canali di finanziamento necessari.

-Ruolo e gestione dell’aereoporto. È necessario, in un’ottica di interesse generale, prendere atto che l’attuale forma di governo della SAGAT non produce ricadute positive sul territorio. Bisogna essere consapevoli che una infrastruttura importante come il Sandro Pertini, non può essere gestita secondo, le pur legittime, logiche del profitto per i privati.

È necessario che il Pubblico si riappropri della gestione della SAGAT e che nel Consiglio di Amministrazione della stessa siano rappresentati i Comuni aeroportuali, per costringere l’Aereoporto a dialogare con il territorio.

In ultimo alcune considerazioni che riguardano la nostra Città e torno sul tema, che proponevo prima, di utilizzare le risorse aggiuntive per una diversa gestione urbanistica e faccio un primo esempio: nella zona dove abito negli ultimi sette/otto anni si è costruito molto, centinaia di persone decine di famiglie, spesso provenienti da fuori sono venute ad abitare.

Niente di male se non fosse che 30 o 40 bambini sono costretti a giocare per strada, con i pericoli che tutti possiamo immaginare; ma è mai possibile che chi costruisce, per massimizzare i suoi guadagni personali, non si pone il problema di dove andranno a giocare i bambini? Dove sono i cortili di una volta? Perchè i costruttori non possono rinunciare a qualche briciola di guadagno e prevedere gli spazi per il nostro futuro: i nostri figli? E poi, il giorno che, Dio non voglia, accadesse una disgrazia di chi sarà la responsabilità? Ecco le maggiori entrate tributarie e gli oneri concessori ci potranno servire a costruire una diversa idea, persino antica, della nostra Città e ci potremmo permettere il lusso di mettere qualche regola di interesse generale ai costruttori.

Sempre su questo tema un’ultima idea sulla riqualificazione del centro storico: collocare gli uffici comunali all’interno del Castello in Piazza Boschiassi e costruire la struttura che ospiterà la Scuola Materna La Famiglia nell’area Tempo.

Si verrebbe a creare, così facendo, una Piazza Boschiassi "da cartolina" da un lato il Municipo di fronte a questo Palazzo Mosca ed i Battuti: si riporterebbe all’onore del mondo un pezzo importante della Storia Piemontese. Per completare la "cartolina" perché non immaginare di riconvertire gli uffici di Piazza Europa, una volta liberati, come museo e galleria d’arte.

Perché bisogna riconoscere che i commercianti di Caselle hanno ragione quando sottolineano il pericolo della marginalizzazione del centro storico cittadino, hanno ragione nel pretendere interventi straordinari per evitare quel pericolo, tra l’altro un centro storico vissuto è interesse della intera collettività.

In questa logica bisogna portare nel centro quante più attività possibili, recuperando al loro splendore immobili di grande prestigio e valore storico.

Endrio Milano

 

 

 

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Facciamo chiarezza sulla tariffa rifiuti

Gentili Cittadini, È doveroso da parte mia fornirvi chiarimenti in merito alla situazione che si è verificata con l’emissione delle fatture per la tariffa rifiuti 2005 relativa alle abitazioni.

Sono venuto a conoscenza della reale portata degli aumenti, rispetto a quanto pagato per l’anno 2004, solo a seguito della stampa e consegna di dette fatture (essendo stato esternalizzato il servizio alla Società Seta). Avevo esaminato precedentemente le proiezioni inerenti gli importi che sarebbero stati a carico delle varie tipologie di abitazioni e che prevedevano aumenti più contenuti. Purtroppo l’applicazione della tariffa rifiuti alle singole abitazioni ha determinato in molti casi aumenti che posso definire sproporzionati.

Altre problematiche, quali l’errata indicazione della superficie tassabile e del numero dei componenti il nucleo familiare o l’emissione di più fatture relative agli stessi locali, sono dovute a inconvenienti tecnici (il sistema informatico comunale non ha dialogato correttamente con quello della ditta Seta).

Sono perfettamente consapevole che il disagio creato a Voi tutti sia stato notevole e comprendo appieno il disappunto e le rimostranze che mi avete fatto pervenire. Ho voluto fornirvi non delle motivazioni ma semplicemente delle informazioni sulle cause che, nel passaggio da tassa a tariffa rifiuti e nell’esternalizzazione alla ditta Seta del servizio di riscossione, hanno portato ad una condizione ben diversa da quella prevista.

È pertanto mia intenzioni assicuravi che ho personalmente operato, in sintonia con l’intera Giunta, per sanare e normalizzare la situazione, con lo scopo principale di evitare danni economici alla Cittadinanza, attuando i seguenti provvedimenti:

Siete stati invitati, come ho comunicato attraverso volantini e manifesti, a pagare solamente la prima rata della fattura ricevuta il mese scorso, in quanto, entro il prossimo febbraio, ad ogni utente sarà recapitata una nuova fattura rivista e eventualmente corretta. Le fatture pervenute a novembre 2005 saranno quindi da ritenersi annullate e sostituite, mentre la rata pagata sarà computata a compensazione della somma a debito.

Saranno verificati, per ogni abitazione, il numero dei componenti la famiglia e la corrispondenza tra superficie denunciata e superficie fatturata, eliminando gli errori esistenti.

Verranno applicati degli ammortizzatori per le situazioni in cui l’aumento ha inciso maggiormente, quali possono essere le abitazioni di grandezza media, tenendo tuttavia presente che per circa il 20% degli utenti l’importo a debito è risultato inferiore all’anno precedente.

La fattura che verrà recapitata a febbraio 2005 potrà essere pagata in quattro rate a cadenza bimestrale.

Il numero telefonico a pagamento relativo al centro di contatto della Società Seta è stato sostituito con un numero verde gratuito.

Vorrei inoltre sottolineare l’importanza di perseverare nella raccolta differenziata dei rifiuti che, anche se non può portare risparmi di costo a breve termine, ci permetterà di evitare sanzioni e rilevanti maggiorazioni dei costi di smaltimento, oltre a salvaguardare l’ambiente. A tale proposito l’Amministrazione Comunale si attiverà per eliminare, entro l’anno 2006, le carenze attualmente presenti nei servizi di raccolta rifiuti e spazzamento strade ed aree pubbliche.

Ringraziando per la Vostra comprensione, ribadisco di essere a completa disposizione di coloro che vorranno contattarmi personalmente o attraverso il numero verde 800 032 802, al quale risponderò nei giorni lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 9,00 alle ore 13,00, fino al prossimo 19 dicembre.

Il Sindaco

Giuseppe Marsaglia Cagnola

 

Caos bollette

A livello politico il caos bollette ha avuto immediatamente i suoi effetti.

"I cittadini sono giustamente indignati, sia per le bollette così onerose, sia per le modalità di pagamento: l’anno scorso era dilazionato in 6 rate, quest’anno in tre", dice Agostino Macis di Rifondazione Comunista che poco tempo fa, per protestare contro i disagi del Porta a Porta, aveva portato la sua spazzatura direttamente nell’ufficio del sindaco Marsaglia. Rifondazione, inoltre, attacca l’operato dell’assessore all’ambiente, Paolo Odetti, e chiede un immediato riconteggio delle bollette: "Da gennaio 2005 - continua Macis - l’amministrazione di Caselle ha portato a compimento il passaggio dalla tassa alla tariffa, ciò comporta che il costo è completamente a carico dell’utente, mentre prima una quota era carico del bilancio comunale. Col "porta a porta" i costi sono ulteriormente aumentati ma va ribadito che le bollette salate recapitate ai casellesi dipendono in gran parte dall’insipienza degli amministratori: in primo luogo del sindaco, perché è lui che guida la giunta, in secondo luogo, dell’assessore all’ecologia, Paolo Odetti, che ha dimostrato di non essere adeguato a svolgere il proprio ruolo, e questo Rifondazione Comunista lo va denunciando da tempo."

Pesante anche il commento della Lega Nord: "Come avevamo previsto è arrivata la "mazzata" sulla testa dei cittadini – dice il segretario della sezione locale, Gianni Bellini – la Lega vuole chiarezza per capire se il raddoppio della tassa è dovuto ad uno sbaglio o, peggio, alla disastrosa gestione della Seta, azienda che gestisce i servizi."

Bellini ha anche fondato un apposito comitato per unire le forze dei cittadini e cercare di evitare che situazioni di questo tipo possano ripetersi anche prossimamente.

"Un comitato – precisa – aperto a tutte le forze politiche e sociali di Caselle, Borgaro e Mappano".

E non finisce qui: Valter Destino, Giorgio Aghemo e Fabrizio Frassa hanno chiesto esplicitamente le dimissioni dell’assessore all’ambiente Paolo Odetti e dell’assessore al bilancio Giuseppe Musci.

Non solo: in un’interpellanza urgente al presidente del consiglio comunale, Federico Zavatteri, i tre consiglieri d’opposizione chiedono anche maggiore chiarezza sulla Seta, che gestisce la raccolta rifiuti, e sulle retribuzioni dello staff tecnico.

A.P.

 

 

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Gli auguri del Sindaco

Voglio approfittare di questo spazio per tratteggiare un bilancio del quarto anno di mandato elettorale, disegnando un’istantanea di quanto l’Amministrazione ha messo in cantiere.

È stato un anno impegnativo, frenetico e non senza difficoltà. Ma non sono mancate emozioni e grandi soddisfazioni. Credo sia noto ai più l’impegno profuso nei diversi ambiti della vita cittadina: dall’edilizia scolastica ai lavori pubblici, con i numerosi cantieri avviati e conclusi nel Concentrico e nella Frazione Mappano.

Ma come ho detto il 2005 è stato anche un anno difficile. Il disagio creatosi infatti con l’avvio del servizio di raccolta differenziata, per il quale i miei collaboratori ed io ci siamo attivati al meglio per scongiurare ulteriori fastidi ai cittadini, mi ha dato modo, purtroppo, di appurare quanto già conoscevo: molte famiglie casellesi registrano sempre più difficoltà per far quadrare i conti e arrivare alla fine del mese.

In quest’occasione ho verificato quanto sia marcata la distanza tra le Autonomie locali, fortemente radicate con il territorio e le Istituzioni, che spesso sembrano lontane dalla realtà quotidiana, che invece noi Sindaci viviamo giornalmente, ben sapendo che non è sempre facile riuscire a soddisfare ogni richiesta e purtroppo spesso è necessario compiere delle scelte.

Un ringraziamento al mondo dell’associazionismo, che in molteplici occasioni ha dimostrato non solo di coadiuvare l’Amministrazione nella messa in opera di molti progetti, ma anche di promuovere autonomamente iniziative e proposte a favore della collettività.

Ricordo le due Parrocchie di Caselle e di Mappano, augurando a don Claudio e don Andrea, prossimo a lasciare la Frazione, un futuro carico di soddisfazioni per la loro attività pastorale.

Ora un anno nuovo ci attende. L’Amministrazione comunale si impegnerà per garantire al nostro Paese sempre nuove occasioni di sviluppo e di benessere, ingredienti indispensabili per sopperire alla crisi economica, sofferta in particolare dai giovani e dagli anziani, che il tempo ha trasformato in fenomeno globale.

Forse non sempre i risultati attesi sono immediatamente visibili, ma Vi garantisco che questo è l’obiettivo del nostro lavoro.

Un ringraziamento infine a coloro che, insieme a noi, concorrono al benessere del Paese ed al regolare svolgimento dei servizi: gli Insegnanti, i Carabinieri ed i Vigili Urbani, impegnati proficuamente a garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, ed i dipendenti comunali, occupati ogni giorno nella complessa gestione della macchina comunale. Un ringraziamento particolare al Consiglio Comunale.

Concludo ed auguro a tutti Voi un anno pieno di soddisfazioni, di serenità e salute.

Il Sindaco

Giuseppe Marsaglia Cagnola

 

Un Natale buono per tutti

Ancora una volta è Natale: dopo aver cambiato (sarà una frase fatta, ma sembra davvero ieri!) il calendario del 2004 con quello del 2005, ecco che in queste settimane già compaiono in casa gli almanacchi dell’imminente anno nuovo.

Natale: sosteniamo che in tale festività "siamo tutti più buoni", ma poi ci accorgiamo che la cattiveria e l’ostilità continuano ad essere ben presenti nella nostra vita; diciamo che questa è l’occasione per fare dei "buoni propositi", ma poi ci scontriamo duramente con l’imperante indifferenza nostra e degli altri nei confronti di chi ci sta accanto e che magari è più in difficoltà di noi stessi; romanticamente ci riempiamo la bocca sostenendo che il Natale è la "festa della famiglia", ma poi, se ci osserviamo intorno, ci accorgiamo che proprio l’istituzione familiare sta attraversando un grave periodo di crisi in parte dettata da cambiamenti sociali difficili da interpretare e controllare ed in parte (ed è l’aspetto più grave) da una scarsa o, perlomeno, non sufficiente attenzione nei suoi confronti da parte delle varie componenti la nostra società (quelle che, usando paroloni ad effetto, dovrebbero occuparsi di "politiche della famiglia").

Passeggiando per le vie delle nostre città siamo colpiti da vetrine scintillanti, addobbi luminescenti e fragranti profumi di marzapane e dolciumi vari, mentre nelle nostre case campeggiano, tirati giù dalle soffitte, gli alberi di Natale e, purtroppo in minor misura, i presepi: colti da una frenesia di continue ed estenuanti corse dovute a regali e pacchetti, a biglietti d’auguri e decorazioni varie rischiamo di soffermarci solo agli aspetti collaterali (che, intendiamoci, possono essere, comunque, anch’essi importanti se posizionati correttamente in una scala di priorità) e di non andare al centro del "caso-Natale", a ciò che esso è e dovrebbe rappresentare.

Tutto ciò, ovviamente, indipendentemente dalla sensibilità religiosa con la quale ciascuno può avvicinarsi a tale momento dell’anno, a tale evento storico.

Il Natale, proprio per la sua realtà originaria e più intima, è, ancora dopo duemila anni di vicissitudini, un sorprendente e dirompetene richiamo alla responsabilità personale dell’uomo. Il messaggio di amore, di fratellanza e di condivisione che è scaturito dalla culla di Betlemme non può lasciarci indifferenti ed inattivi: non si tratta di voler cambiare il mondo da soli, ma di essere più "amanti" della nostra vita e di quella di coloro che ci circondano, di voler più bene ai luoghi che frequentiamo e nei quali viviamo e di avere più passione per ciò che facciamo. Anche attraverso piccoli gesti di attenzione reciproca e di risveglio dall’intorpidimento culturale dettato dai mass-media sapremo riconquistare quel senso di meraviglia e di stupore che deve caratterizzare il Natale (e, concedetemelo, non solo il Natale). È proprio a partire dalla riscoperta della capacità di stupirsi, di apprezzare le piccole e grandi cose della nostra vita e della capacità di ribellarsi di fronte all’ingiustizia che daremo dignità alla "festa più bella dell’anno". Sembrano temi troppo "alti", lontani dalle nostra possibilità, riservati ai "potenti della Terra", ma in realtà, come ci fu ricordato anche dal grande pontefice Giovanni Paolo II, al quale il nostro pensiero non può che sempre continuare a rivolgersi con commozione ed affetto, che disse che "non vi è pace senza giustizia", anche noi abbiamo la nostra parte da svolgere nel gioco della vita: ecco, allora, che quell’invocazione alla pace fatta dagli angeli sulla grotta del Bambino diviene monito a tutti noi, uomini e donne del Terzo Millennio, per un rinnovato impegno a favore della giustizia, a tutti i livelli e in tutte le vicende umane.

Quello che nasce dal Natale è, pertanto, non solo un messaggio forte (che già è molto, in un’epoca di messaggi "deboli"), ma una vera e propria esortazione all’impegno attivo, concreto e disinteressato. In una sua fortunata canzone di qualche anno fa intitolata "Il Maestro", Renato Zero ci segnala che nel mondo d’oggi vi è "troppa volontà che resta lì dov’è": il Natale ci stimola a non lasciarla lì dov’è, ferma e muta, ma a "darle gambe" per farle fare strada.

Con questi sentimenti possiamo guardare al presepe (realtà ben più forte, impegnativa e provocatoria del seppur bello albero di Natale) con occhi diversi e più veri, più puliti: non cacciamo Babbo Natale, ma nemmeno permettiamo che possa "dare lo sfratto" agli abitanti della Grotta ed a ciò che essi richiamano.

Ecco, allora, che anche i segni esteriori di questa festività, se vissuti nel giusto spirito, possono divenire essi stessi carichi di senso: festa partecipata di una Comunità che si impegna concretamente a vivere insieme dei valori condivisi di solidarietà, nella consapevolezza che più che i valori in sé devono esistere persone che li incarnano e li rendono visibili e non ipocriti. Questo è l’impegno che possiamo assumerci durante le imminenti festività.

Così credo che potremo anche godere maggiormente ed in un modo più vero (come festa e non solo come consumo) di tutto ciò che crea anche esteriormente il cosiddetto "clima natalizio".

Ponendo attenzione ai vari prodotti esposti nelle vetrine, osservando bene coglieremo la visione di un volto riflesso nel vetro: il nostro volto. E scopriremo, grazie al Natale, qualcosa in più di noi stessi, passo fondamentale e propedeutico per conoscere gli altri ed per andare incontro a loro. L’uomo non è una cosa senza un perché.

Sul Natale sarebbe più facile darsi delle risposte fittizie, pre-confezionate, legate ai luoghi comuni: ma la strada dell’approfondimento è sicuramente più stimolante ed arricchente.

In questo modo il celebre canto "pace infondi nei cuor", in un mondo che è, ahimè, ancora drammaticamente in guerra, diverrà non solo un semplice auspicio, ma una speranza viva e senza tramonto.

Lascio umilmente queste poche righe alla lettura e, soprattutto, alle critiche di quanti avranno voglia di leggerle: con la speranza che possano essere utili per meditare sul Natale e, in buona sostanza, sulla nostra vita troppe volte a rischio di cadere risucchiata nel vortice del consumismo e della fretta.

Buon Natale, un Natale buono a tutti!

Luca Baracco

 

 

 

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Gli scarponi delle sorelle Manina

Per chi come noi che siamo nati prima del 1950, vi era Gesù Bambino che portava i doni di Natale. Babbo Natale con le sue renne doveva ancora partire dal freddo nord europeo per arrivare da noi e sostituire Gesù Bambino. La civiltà dei consumi era ancora lontana ed un regalo, uno solo, era già grande gioia.

Un pallottoliere, un piccolo mappamondo, una serie di matite colorate, un paio di calze lunghe di lana, tenute tese da una giarrettiera, sì una giarrettiera, poiché i pantaloni lunghi erano molto al di là da venire ed il freddo per noi in inverno è normale.

Un pallone non era per tutti i palati, così pure un paio di scarpe; sempre abbondanti come numerazione in modo che durassero due o tre stagioni. In epoca poco più recente un paio di scarponi confezionati a mano punto dopo punto, dalle sorelle Manina, in via Mazzini, che, sotto la guida dell’esperto padre, li confezionavano. Che, se non fosse stato perché i piedi crescevano, duravano tutta la vita. Senza marchio, ma vero cuoio!

Era già un bel dono ricevere una confezione di 9 o 12 piccoli cubi di legno che rimescolando le sei facce dei cubi stessi si potevano comporre sei disegni diversi con le fiabe: "La rana ed il bue", "La volpe e l’uva", "La volpe e la cicogna" di Esopo. Erano i precursori dei moderni puzzle: molto più complicati che riordinare 9 o 12 cubi di legno.

Elleci

 

 

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Freddo e pioggia non hanno frenato la gente

La fiera di S. Andrea

L’ultimo appuntamento fieristico dell’anno è stato un successo

Una moltitudine di capi di bestiame, decine di bancarelle, hanno fatto da degna cornice alla fiera di S. Andrea.

 

 

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Un articolo di Antonio Zappia

Nel territorio di Caselle e Mappano si sono sviluppate, negli ultimi anni, tante espressioni d’arte. Una vera e propria esplosione si è manifestata nelle arti figurative di ottimo livello professionale, con tanti appuntamenti che hanno lasciato un segno di riferimento.

Anche per questo mi piace ricordare la mostra d’arte contemporanea con tredici artisti legati all’Associazione "IT-ART" e coordinati dal suo Presidente Franca Battistella. Quella mostra itinerante, innovativa per il territorio, dopo l’esposizione di Mappano raggiunse la rinomata isoletta di Venezia: Albarella.

Un altro momento proficuo è stata la "Mostra dei trenta", che hanno esposto nelle sale del Palazzo Comunale di piazza Europa in Caselle. Un messaggio forte con trenta artisti che si sono legati all’Associazione "Lo scalo", fondata e diretta dal maestro del collage Stefano Rollero.

E ancora "I sei della Valle di Lanzo", come richiamo prestigioso dei "Sei di Torino" che hanno caratterizzato, in gran parte, l’arte del Novecento torinese.

Oggi vorrei parlare di una delle pittrici di prestigio, la torinese Franca Valeria Oliveri. Una insegnante di matematica, ma con una tale dedizione alla pittura da far pensare che sottrae alla sua arte solo il tempo necessario per fare l’insegnante e non viceversa. Desidero scrivere di lei per una maggiore conoscenza della sua ampia produzione artistica in evoluzione: quadri dipinti con uno spirito artistico rassodato, contemplativo e nella dolcezza del colore ben studiato. Infatti nelle sue opere, esposte in numerose mostre d’arte, si avverte il percorso lento della materia che prende forme umane nel ritratto e proprio nel ritratto ogni segno è lavorato con tale dedizione che sorge spontaneo il richiamo di quella rinascita dell’arte com’è stato il XVI secolo italiano, dove l’arte sembra abbia scelto il suo destino migliore, proiettandolo per i secoli a venire.

L’opera della Oliveri, qui raffigurata, è stata esposta nella cornice artistica legata al "Maggio mappanese". Un’opera molto apprezzata, che ormai fa parte delle collezioni private. La figura di quest’uomo senza dimora, è stata dipinta in un atteggiamento signorilmente pensoso, quasi sonnolento e dallo stato d’animo raccontato nella sintesi della poesia. Una bellezza scultorea da far pensare allo studio per una statua che deve assumere sembianze dalle forme umane, vive, con una dovizia di particolari da capogiro: le pieghe dell’impermeabile e dei calzoni con una intonazione dei colori nelle morbide stoffe, le scarpe con tanto tempo dedicato nel dipingerle, i radi capelli dipinti con piccolissimi pennelli come segno del tempo trascorso e corollario per una figura fuori del tempo, rassegnata, seduta su una panchina… in attesa e senza sapere che cosa. Il tutto poggia in una luce radente che avanza e rischiara ogni cosa come la memoria limpida sul passato di chi non ha più futuro. Tutto questo suscita una particolare tenerezza che solo la sensibilità – tipica degli artisti – sa raccontare.

Le opere della Oliveri, come quelle dei suoi colleghi nell’introduzione dello scritto, vanno studiate e guardate con attenzione; solo così si comprende il valore e il prestigio che danno al nostro territorio tutto.

Quando mi è capitato di dover presentare una mostra, a volte ho concluso suggerendo di comprare un quadro, perché un quadro è per sempre e racconta la civiltà e la storia degli uomini nel tempo.

Il giornale Cose Nostre esce nel particolare e festoso mese di dicembre e vorrei rivolgere un sentito augurio di Buon Natale, mio personale e del Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Mappano, alla Redazione del giornale e a tutti i suoi lettori, raccomandando di regalare o di regalarsi il sogno di una cosa, attraverso un quadro dipinto.

Antonio Zappia

 

BALLATA SOLITARIA

La luna è la sola compagna

delle mie silenziose notti,

il mio tetto sono le stelle.

L’alba è come una colazione a lungo aspettata.

Il sole mi sveglia e mi riscalda

e nella luce dorata

riprendo il cammino del giorno svanito.

Se piove faccio la doccia:

mi lavo, mi lavo, mi lavo.

Poi il sole, che è di tutti, non si nega

e mi asciuga come soffice panno.

Pulito e libero aspetto sul muretto

senza sapere che cosa.

Ci sono mozziconi di sigaretta

che rotolano

sotto il mio sguardo attento

e nel meriggio giovani donne

– dai capelli al vento –

accendono sogni impossibili.

A.Z.

 

 

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Gianni Porru, nost poeta

In questo nostro tempo che scappa veloce dalle mani, regalando la fretta quotidiana e l’incapacità di fermarsi a guardare il mondo che ci cresce intorno, è una felice scoperta sentire la voce, "gonfia" di poesia, di chi rema controcorrente, fermandosi ad acchiappare i ricordi, le immagini, le voci del nostro passato e del nostro presente. Gianni Porru è innanzitutto un poeta piemontese, che ama profondamente la sua terra e la sua "lenga" natia. Parlare con lui vuol dire fare un bagno ristoratore in un’acqua cristallina, vivificati dall’ascolto di parole che paiono musica, di detti ed usanze ormai patrimonio di pochi.

"Il piemontese ha una dignità particolare perchè non è un dialetto è una lingua – esordisce Porru – come il friulano e il sardo visto che possiede un dizionario a differenza dei dialetti. Ma è una lingua in via d’estinzione, dopo di noi chi lo parlerà? Chi lo insegnerà ancora ai propri figli? " per lui questo è il cruccio maggiore: non riuscire ad avere credito presso le autorità, non riuscire a fermare questo lento declino della nostra parlata.

Gianni è nato e vissuto a Caselle da sempre. In quella casa al fondo del Caldano, costruita mattone su mattone, con le sue mani, c’è da quarant’anni. Le sue poesie sono le sue radici, il suo sguardo malinconico ed attento sulla nostra terra, su squarci del nostro passato, su ricordi del tempo che fu. "Fino a qualche anno fa leggevo le mie poesie in alcune radio e televisioni locali, poi, le vicende familiari, mi hanno impedito di continuare. Mi manca il rapporto con il pubblico ma fondamentalmente ho scritto e continuo a scrivere per me stesso".

Sulla scrivania vigila la fedele Olivetti, il computer, regalo del figlio, sta chiuso in un polveroso scatolone". Batto a macchina le poesie, poi grazie al prezzo speciale della cartoleria Zavatteri, le fotocopio e le rilego, non posso permettermi di pubblicarle. Chi le vuole le riceve direttamente da me in questa veste artigianale" Gianni Porru ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti in Piemonte e non solo e molte delle sue poesie sono state pubblicate in libri che raccolgono le voci dei poeti piemontesi. L’ultima sua raccolta è intitolata "Le cose ch’a passiso". "Ho voluto riportare alla luce le piccole cose sparite, dimenticate, le memorie del passato, di un piccolo mondo antico ormai appassito ma a me molto caro". E così si susseguono lievi e melanconici i "arcord" di una casa con la "lobia" e nel prato due file d’uva con il "rian" che scorre vicino e che si colora di violette e "ginojet"; il desiderio di fermarsi ad ascoltare il battito leggero di un ala di farfalla o le nuvole che corrono nel cielo e poi "s’amugio"; la neve inaspettata che si posa sulla "ciresa" fiorita che profuma di primavera o la Stura che, cantando di pietra in pietra, saluta le sue montagne.

"Quando venivo chiamato in giro per il Piemonte a leggere le mie poesie, alla domanda – Come posso ricambiare il favore?- rispondevo – Mi regali dei proverbi e dei detti piemontesi di questa zona –.

Così ne ho raccolti più di 5000 in un libro, l’ultimo della lista fa così: "A magg an fior tuti j’aso a fan l’amor". Ai tempi della Fiat, quando facevo il controllore, ho raccolto nelle Biblioteche che frequentavo notizie ed avvenimenti "minori" successi in Piemonte nei secoli passati, ho iniziato nel 1978 e ho proseguito fino al 1999, poi li ho raccolti, ordinandoli secondo i mesi dell’anno, in un libro intitolato -Forse non tutti sanno che... – È stata una grande soddisfazione ritrovare anche tra queste righe valori schietti e genuini ora caduti in disuso".

Adesso che l’invalidità della moglie Rita, compagna di una vita e spesso protagonista delle sue poesie, lo costringe spesso in casa a messo a frutto la sua creatività con passatempi più casalinghi". Ho iniziato a produrre navi e animali con i gusci delle noci, ora raccolgo lampadine di varie grandezze e ci costruisco dentro dei presepi in miniatura". Curiosi e originali sono questi presepi messi in lampadine da strada, fari di automobile, lampadine da abitazione, fino alla minuscola lampadina di un frigo tenuta su da un cavalletto con la sua capannina in legno e il suo Gesù Bambino. Lavoro di infinita pazienza e di grande tenacia, pensando ai due mesi necessari prima di vederne la realizzazione completa e alle lampadine che inesorabilmente si frantumano nel momento del montaggio! Ma la poesia resta il suo modo privilegiato di raccontare e raccontarsi, così, in questa atmosfera natalizia ci regala un saluto in versi, in una lingua che pare antica ma che è viva e che ci auguriamo continui a essere ascoltata e parlata anche grazie ai poeti come Gianni Porru, che con le parole segnano tracce del nostro passato e che sanno ancora emozionare i cuori.

Antonella Ruo Redda

 

Chiabotto risponde a Porru

Certo Gianni Porru che abbiamo conosciuto "Maloto e Cichin da Bass"! "Cichin da Bass" non veniva solo alle fiere a Caselle, ma per molti anni la domenica mattina, nello stallaggio della "Caccia Reale" faceva un piccolo mercato personale: due, tre capi di bovini in vendita, si faceva portare da Leinì, ma forse abitava oltre, da una macchina "et piaza" autonoleggio, prima dell’avvento del nome taxi.

Era famoso per una battuta con il doppio senso delle parole: all’allevatore che magari era intenzionato all’acquisto di un capo e si riservava di decidere dopo aver consultato la moglie diceva: "Và a cà... diglielo a tua moglie, ca l’é na bela... vaca".Era sottinteso questa al posto dei puntini.

"Maloto" dal cognome Bertello, arrivato a Caselle da Carignano o lì vicino. Famiglia di negozianti in bestiame la sua, poiché al mercato dei bovini a Moncalieri il venerdì mattina, nostro padre, che sovente abbiamo seguito a questo mercato, ce li aveva indicati:"quelli sono i "Maloto" fratelli di quello di Caselle". "Giuanin" Ferrando, che muovendosi con il Guzzino ha proseguito l’attività del suocero, si è portato dietro per tutta la vita l’appellativo di essere il genero di "Maloto".

Raggiungere Moncalieri subito dopo la guerra era un’impresa. In bici fino alla Madonna di Campagna ove vi era la rimessa delle bici e il capolinea del tram 19, che arrivando dal centro di Torino svoltava a sinistra, davanti alla Superga (Bergugnan era chiamata allora, non abbiamo mai capito il perché di questo nome). Dopo 3/400 m si fermava al far capolinea. Il tram ci portava alla Barriera di Nizza e poi col pullman o filobus (il pullman elettrico) ci portava a Moncalieri.

Entrati nel Borgo Mercato da sotto il ponte della ferrovia e della strada, il primo compito da svolgere era quello di far colazione: un commestibile nei pressi ci forniva un etto di "gianbun" (prosciutto cotto) e due pagnotte di pane. In una "piola" con quattro o cinque scalini da salire, per ripararsi dalle alluvioni che Borgo Mercato ha conosciuto durante gli anni, essendo in una posizione molto bassa, ci sedevamo per la colazione. Personalmente siamo sempre stati un poco restii a mangiare carne il venerdì, allora, sempre giorno di "vigilia". Una bottiglietta di birra e una di gassosa ci dissetavano. Poi iniziavamo il giro a curiosare per sentire i prezzi delle contrattazioni. Quasi sempre, raggiunto o quasi il prezzo richiesto, per arrotondare questo si iniziava la discussione con dei termini che bisognava farsi tradurre! "Aggiungi uno scudo o togli uno scudo (5 lire o 50 lire o 500 lire o 5000 lire), un marengo (20 lire o 200 lire o 2000 lire o 20000 lire), ed il mediatore "sa batti qua la mano" e se l’accordo era raggiunto, con delle forbici particolari veniva tagliato il pelo sulla coscia dell’animale, per incidere le iniziali o un segno particolare dell’acquirente, con i numeri romani più facili da"segnare".

Visto che Gianni Porru ci ha dato l’appiglio continuiamo per poche righe a ricordare ancora qualche casellese, che non sarà mai tra i casellesi celebri, rubrica curata per parecchio tempo, all’inizio delle pubblicazioni di questo giornale da Don Miniotti.

"Carlin"Bruatto, il "Cantuné cit" per la sua statura arrivava con la pala a spalle a mezzogiorno e a sera da fare manutenzione alle strade. Ad Accossato, poco lontano dal Prato della Fiera, risiedeva nonna Carmine, la Carmine, "la lugioira". Con le dita delle mani piegate dai reumatismi faceva sudare anche i "duri" quando li metteva, magari sulla schiena dolorante perché i tendini erano usciti dalle loro sedi. Adagio li recuperava uno ad uno dal fondo della schiena fino al collo o viceversa e li rimetteva a posto.

Poi anche i fratelli Macario: Ronsille, Levante e Rino che con le sorelle Albina e Serena si divertivano cantando in coro e deliziavano chi li ascoltava, e non erano pochi. Caterina Gianotti, Kate, nipote da parte materna di questa famiglia ha ereditato questo dono.

L’ingegner Diatto, proprietario della Carignana, che per fare "quattro passi" veniva a piedi a pranzare alla "Caccia Reale" ed il lunedì si faceva cucinare una "milanese" perché non gli fosse somministrato cibo del giorno precedente.

Savant, il corriere per eccellenza, che con il sacco di iuta a tracolla andava a prendere il treno e ritornava col treno. Nel sacco vi erano tutte le commissioni da eseguire, compresi i libretti di circolazione delle poche auto e moto di quel tempo, per pagare il bollo.

Eugenio Pedante, che con la sorella (tota) Anna hanno gestito per molti anni l’ufficio del"dazio" di Caselle "I Gablè". Pagava il dazio tutta la merce in arrivo a Caselle, anche solo da Borgaro. "Tota Anna" ha accompagnato per molti anni mamma Porru nelle passeggiate quotidiane sotto il viale del Prato della Fiera.

Scrivendo della famigliaPorru ci ricordiamo di aver visto papà Porru uscire dal cancello, in periodo di cacccia, col fucile a spalle ed il cane al guinzaglio ed avviarsi verso la Stura. Cosa che ora sarebbe scandaloso, vedere un fucile a riposo senza custodia! Il cane, forse un bracco italiano, a pelo raso. Ma non vi era anche un fratello di Gianni che ha seguito le orme venatorie del padre e faceva il macellaio da Guido Pagliano in via Mazzini? Questi ultimi sono ricordi non tanto chiari.

Hai ragione Gianni.Sovente prende il groppo in gola e le righe del foglio non si vedono più molto chiare.

Aspettiamo qualcun altro che aggiunga qualche particolare. Così saremo di più a dividere il premio, senza ritenuta d’acconto, al cospetto del quale il "premio" di Paolo Bonolis che ha lasciato la Rai per Mediaset è un’inezia.

Per Gianni Porru: grazie del "carissimo".

Luigi Chiabotto

 

 

 

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Caselle: Città della carta

Sulle pagine di questo giornale, con una certa frequenza, la nostra città è definita: "Città’ della carta". Questa qualifica è stata attribuita a Caselle da Don Ferdinando Miniotti e Clemente Novero in un capitolo del volume "Caselle e i suoi centenari", pubblicato nel 1975 a cura della nostra Pro-Loco, in occasione del 5° centenario dell’attività tipografica di Giovanni Fabri e dell’8° centenario della chiesa di San Giovanni e delle cartiere casellesi. Questo prezioso volume, unitamente allo studio di Giovanni Donna d’Oldenico sulle antiche cartiere di Caselle, (IX volume della Società Storica delle Valli di Lanzo, pubblicato nel 1962), e alla tesi di laurea della dott.ssa Giovanna Vajo "Il Feudo e il Comune di Caselle – Ricerche storico-giuridiche" (Università degli Studi di Torino, Anno Accademico 1962-63), rappresenta, secondo le mie conoscenze, tutto quanto disponiamo oggi per affermare che Caselle può legittimamente definirsi "Città della carta". E’ motivo d’orgoglio, per un casellese, apprendere che in questa città, tra le prime in Italia, nei secoli XII – XIII è iniziata la produzione della carta e che nel 1825, per soddisfare la sempre maggiore richiesta di questo prodotto da parte delle tipografie, in queste cartiere è stato innovato il ciclo tecnologico impiegando come materia prima "legno di pioppo, salice, spiallacciatura di falegnami e steli di canapa" in sostituzione degli stracci. Inoltre sappiamo che nelle cartiere Capucino del Regio Parco di Torino si è prodotta la prima carta bollata postale con il motivo della filigrana realizzata da due casellesi e andiamo fieri del fatto che il Re Sole, Luigi XIV di Francia, privilegiava la carta prodotta sulle sponde della Stura di Lanzo, sia perché d’ottima qualità, sia perché in filigrana era rappresentato un frate cappuccino e questo "portava bene".

A livello personale, mi diverto a raccogliere documenti postali prefilatelici del Regno di Sardegna ed in particolare lettere del XVIII secolo per documentare e classificare i "segni" che erano apposti su queste missive, come la croce di Sant’Andrea per le lettere "franche", le note per le staffette, le tariffe, le rotte di posta, e perché no, da buon casellese anche le filigrane. Un giorno fortunato mi sono imbattuto in tre bellissime lettere dell’anno 1774, spedite da Vercelli, dalla stessa persona e indirizzate alla Marchesa di Parelle a Torino. Dopo un primo esame sulla tariffa, testo, indirizzo, data, mi ha colpito la qualità della carta, gradevole alla vista e al tatto, carta prodotta non meno di duecentotrenta anni fa e probabilmente non conservata sempre in idonei archivi, ma esposta agli agenti atmosferici su bancarelle e mercatini. La sorpresa più grande è stata quando, sollevato quasi istintivamente uno dei fogli in controluce per esaminarne la filigrana, ho visto apparire una bella corona con la scritta "CAPUCINO". Le altre due lettere, ad un esame visivo e tattile rivelano la stessa carta ma mostrano in filigrana la figura di un frate, forse la "famosa" "filigrana parlante", ossia indicativa del cognome, delle cartiere di Caselle. Stessa data, stessa carta, quindi con assoluta certezza posso affermare che si tratta di carta prodotta nelle cartiere Capucino di questa città.

Per un collezionista o uno storico dilettante, nulla è ovvio, e tutto deve essere documentato e certificato. Ho scoperto, infatti, un’altra lettera, di cinque anni posteriore rispetto alle precedenti, spedita da Torino e diretta a Milano, ma la qualità della carta a mio giudizio è leggermente inferiore e in filigrana compare un frate leggermente diverso dalle precedenti. Circa l’interpretazione di questa immagine ho consultato libri ed ho sentito qualche amico, ma non sono pervenuto a nulla di certo: per qualcuno l’immagine in filigrana è un "pellegrino" e non un "cappuccino".

Ho poi rintracciato altri documenti, non postali, con la scritta in filigrana: "Capucini", Capucino, Cappuccino". Don Miniotti e Clemente Novero hanno chiarito, nel volume citato, l’esatta grafia del nome, hanno tracciato un profilo delle famiglie proprietarie di cartiere dislocate lungo i canali che circondavano Caselle, e in particolare della famiglia Capucino, i cui membri occuparono anche cariche nella amministrazione cittadina.

L’enciclopedia italiana, a proposito della fabbricazione a mano della carta ci spiega, che la materia prima era costituita da stracci di canapa o lino che, tagliati in pezzi, erano sistemati in vasche di pietra e battuti da martelli di legno azionati da un albero mosso dall’acqua fino allo sfibramento. La pasta così ottenuta era poi raffinata, diluita, messa in tini e tenuta in agitazione. Un operaio prelevava con un telaio su cui era stesa una sottile rete metallica, una quantità di pasta distribuendola, eventualmente con un apposito attrezzo in uno strato sottile su questa rete. L’acqua scolava e restava un foglio di pasta umida che veniva posto su un feltro di lana e coperto con un altro feltro. La pila di questi fogli di pasta alternata dai feltri, era pressata per eliminare l’acqua. I fogli venivano poi messi ad asciugare all’aria e successivamente trattati con una soluzione di gelatina animale, nuovamente essiccati, spianati e lisciati a mano.

Ho avuto occasione di visitare il Deutsches Museum di Monaco di Baviera, dove sono conservati i macchinari originali e sono allestiti dei diorami che illustrano le varie fasi del processo di fabbricazione della carta. Ho effettuato una ricerca su Internet e mi sono procurato un elenco di testi relativi a filigrane e cartiere. Ho avuto la possibilità di consultare, purtroppo un po’ troppo velocemente, i volumi di Charles Moise Briquet – Les filigranes: dictionnaire historique des marques du papier des leur apparition vers 1282 jusqu’en 1600 – Leipzig 1923, dove sono elencate oltre dodicimila filigrane, ma il limite temporale è purtroppo il 1600 e le filigrane delle ultime cartiere casellesi non sono più contemplate.

Durante questa mia ricerca, nata dalla semplice curiosità di catalogare alcune lettere trovate per caso sulla bancarella di un mercatino, mi sono fatto un’idea, seppur elementare, del processo di fabbricazione della carta nel XVII e XVIII secolo. Mi ha stupito ed impressionato la capacità e l’abilità di questi nostri "imprenditori", di sfruttare la forza motrice dell’acqua per azionare i magli, senza disporre di enormi portate o grandi dislivelli. Non sono però riuscito a classificare con assoluta certezza le filigrane che ritengo di cartiere della nostra città; questo settore è veramente troppo vasto, i documenti sono difficilmente reperibili ed i pochi testi di riferimento scarsamente accessibili al privato cittadino.

La nostra città ha dedicato una via, per ricordare le sue cartiere, proprio nella zona servita dal canale Sinibaldi che alimentava vari opifici tra cui la famosa "Cartiera Carignana" ora sede del Centro di Ricerca della società Kelemata.

Di tutti questi opifici non è rimasto nulla, nessun attrezzo, nessun macchinario, mi chiedo che fine hanno fatto le grandi vasche in pietra, le ruote, gli alberi, i martelli, i telai con le filigrane. Una città che si autodefinisce: "Città della carta" dovrebbe, a mio parere, cercare e custodire le testimonianze di questo suo passato "industriale", dovrebbe acquisire, anche in fotocopia, i volumi e i documenti relativi a questa tecnologia, alle filigrane, alle cartiere, e creare veramente un polo ed un punto di riferimento per studiosi, studenti e appassionati di storia locale.

Antonio Gai

1° febbraio 1774 - Lettera semplice da Vercelli a Torino scritta su carta con filigrana "parlante", ossia indicativa del cognome, prodotta quasi certamente nelle cartiere casellesi Capucino.

Diorama del Deutsches Museum in cui sono visibili le vasche di pietra e i martelli di legno azionati dall’acqua per lo sfibramento degli stracci.

 

 

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Il patrimonio artistico di Caselle

Il mio intervento consiste nel riepilogare brevemente gli aspetti culturalmente più interessanti di Caselle. Forse a qualcuno sembrerà esagerato parlare di patrimonio artistico a Caselle, ma in realtà se siamo qui questa sera è perché crediamo che esistano dei beni culturali nel nostro paese da conoscere, da valorizzare, da restaurare (laddove necessario) e da promuovere.

Tengo a precisare un concetto per me fondamentale: ciascun monumento di una città (una chiesa, un castello, un palazzo) con i suoi arredi (quadri, affreschi o mobili che siano) è un pezzo di storia di quella città, non solo dal punto di vista estetico. Conoscerlo significa recuperarne il passato, ma soprattutto riconoscere che i beni culturali sono una testimonianza indelebile dell’identità civile di un determinato posto e che proprio per questa imprescindibile valenza storica vanno mantenuti per quanto possibile secondo il loro aspetto originario.

Vi parlerò quindi di Caselle: dei suoi primati, delle sue "punte di diamante", dei tesori da salvare e di quelli nascosti, della Caselle che non c’è più e di alcuni personaggi illustri che hanno contribuito a migliorarla dal punto di vista culturale, economico, sanitario, etc.

I primati dunque: troppo spesso dimentichiamo che Caselle è stata uno dei primi paesi in Piemonte, direi anche in Italia, a produrre carta e a stampare libri utilizzando la tecnica dei caratteri mobili da poco inventata da Gutenberg. Due volumi conservati presso la Biblioteca Reale di Torino e uno nientemeno che al British Museum di Londra videro la luce proprio qui a Caselle, in una tipografia situata nei pressi dell’attuale via Fabri. Non solo tipografie, ma anche cartiere che stampavano carta con filigrana di produzione propria (come nel caso della famiglia Cappuccino) che venne premiata con il titolo regale. La storia economica e culturale di Caselle è quindi fortemente legata alla carta, aspetto purtroppo oggi perduto che si potrebbe a mio avviso recuperare con l’istituzione di una sorta di eco-museo della carta.

Passiamo ora alle "punte di diamante"della nostra città: in primis la chiesa dei Battuti, a cui è dedicata la serata, edificata nel 1721 grazie all’intervento delle tre confraternite dei Santi Pietro e Paolo, della Santa Croce e del Santo Spirito su progetto – forse – dell’arch. Costanzo Michela di Agliè (ipotesi basata sull’affinità stilistica con la chiesa di Santa Marta di Agliè) e edificata dai mastri Borrione di Graglia. In perfetto stile barocco, conserva ancora oggi gli arredi originali del Settecento tra cui un interessante organo a canne, oltre alle tele in parte restaurate e in parte ancora da restaurare, da cui ci aspettiamo notevoli sorprese.

Altro gioiello tutto casellese è la pala del Defendente Ferrari, splendida opera d’arte di inizio Cinquecento che fu realizzata per il Santuario dei Padri Servi di Maria, attualmente concessa in prestito alla Fondazione Ferrero di Alba per una prestigiosa mostra su Napoleone e i capolavori ritrovati del Piemonte. Un gioiello, per fortuna in ottimo stato di conservazione, che fa bella mostra di sé nell’ufficio del sindaco a Palazzo Mosca.

Altro diamante, purtroppo in cattivo stato di salute, è l’ex Castello Savoia-Carignano, dimora prediletta dal principe Tommaso, raro esempio di doppia facciata esterna dipinta con affreschi monocromi che illustrano le virtù della famiglia sabauda. Per questi affreschi urge un immediato restauro, purtroppo sono già in gran parte rovinati e difficilmente saranno recuperabili del tutto.

Infine, ma non ultima, la cappella della Madonnina, composta da un antichissimo pilone votivo ricoperto da affreschi probabilmente risalenti al Quattrocento che raffigurano una Madonna che allatta il Bambino e una serie di santi. Anche questi affreschi sono in grave pericolo di sopravvivenza, in gran parte devastati da umidità ascendente e da forti cadute di colore, come già ricordava il primo numero di "Cose Nostre" nel lontano 1972.

Oltre a quelle che ho chiamato "punte di diamante", che costituiscono l’aspetto principale del nostro patrimonio culturale, vi sono altri edifici laici o religiosi che per vari motivi storici o culturali vanno inseriti di diritto in questo elenco. Sono per l’appunto: le due chiese di Santa Maria Assunta, costruita su impianto tardo-medievale, e la chiesa di San Giovanni, forse edificata su un precedente tempio pagano, Palazzo Mosca, ora sede di alcuni uffici comunali, che venne realizzato chiedendo insistentemente lo spazio ai proprietari dei negozi esistenti all’epoca sotto i portici. Pochi sanno che Palazzo Mosca è anche chiamato Palazzo dell’Ala proprio perché con i suoi portici forniva e fornisce tutt’ora protezione e riparo dal freddo e dalle intemperie. E non dimentichiamo il Palazzo Comunale, ex convento dei Padri Servi di Maria, adiacente alla chiesa di San Giovanni, che conserva le strutture delle vecchie celle dei frati, oltre alle famose pietre angolari, piccole ma suggestive statuette collocate all’angolo dell’edificio, raffiguranti una testa di Cristo e un busto di una monaca, citate tra l’altro dal Cavallari Murat, nel suo volume "Lungo la Stura di Lanzo".

Un po’ lontana dal centro, sperduta nella campagna casellese, ma nondimeno importante, è la cappella di Sant’Anna, legata alla figura di Don Bosco che qui soggiornò alcuni anni.

Oltre a tutto ciò che ancora possiamo ammirare oggi, nonostante i problemi di conservazione, esiste una Caselle che non c’è più: una serie di piccoli o grandi mutamenti ha trasformato nel corso dei decenni il paesaggio urbanistico e architettonico della città. Ecco che non c’è più il mulino di piazza Boschiassi e la bealera è stata interrata sotto via Cravero, non c’è più la cappella di San Giobbe e il filatoio Motu (rammarico di molti) dove ora sorge piazza Falcone, non c’è più l’alto campanile a punta che svettava dalla chiesa di Santa Maria, abbassato per ragioni aeroportuali, e non c’è più il chiostro intorno all’ex convento dei Padri Servi di Maria. Queste immagini si trovano solo più nella memoria dei vecchi casellesi o nelle cartoline e nei libri locali.

Rimane invece nei nomi delle vie o delle scuole il ricordo dei personaggi illustri che attraverso donazioni, grandi idee, iniziative sociali hanno tracciato una parte di storia di Caselle. Non possiamo non citare Giovanni Fabri, di origine francese, che si stabilì a Caselle fondando una tipografia per conto della famiglia dei Savoia, e ancora Aquilante Demonte, capitano del popolo incaricato da Claudio di Savoia di governare Caselle. Grazie a lui venne fondato il primo Ospedale, primitivo nucleo del futuro ospedale Baulino, oltre ad una scuola per poveri, da lui stesso finanziata. Inoltre, Osvaldo Bona contribuì largamente all’aspetto sanitario di Caselle facendo costruire un padiglione e dotando la struttura di un gabinetto per le radiografie.

Non saremo mai troppo grati al casellese Giovanni Fresia che, in epoca di spoliazioni napoleoniche, ebbe la grande intuizione di comprare a nome del Comune di Caselle la pala del Defendente che altrimenti sarebbe finita forse al Louvre o chissà dove! Molti altri personaggi sarebbero da citare, ma per mancanza di tempo rimandiamo per chi volesse approfondire alle pubblicazioni della nostra penna casellese Gianni Rigodanza.

Questo breve excursus per ricordare che anche una piccola cittadina come Caselle ha una sua storia che affonda le radici ai tempi dei romani e ha soprattutto un patrimonio che appartiene a tutti ed è quindi dovere di ogni cittadino conoscerlo, rispettarlo e contribuire al suo mantenimento. I risultati ottenuti con la Confraternita dei Battuti sono un traguardo significativo a cui guardare come esempio per iniziare una serie di attività congiunte finalizzate ad un unico scopo: la salvaguardia del patrimonio culturale della nostra città.

 

 

 

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Zappia e l'arte

Un mondo senza arte sarebbe come un uomo senza occhi, chiuso nel perimetro delle sue memorie, semplici e utilitariste, dove le regole hanno il "diritto" sulle idee e le fantasie. Per questa semplice ragione, da sempre, i regimi dittatoriali e assolutisti, hanno accuratamente cercato, in ogni epoca, l’omologazione dell’arte, la semplificazione del pensiero dell’uomo.

Così muoiono le idee, i sogni, le espressioni, le differenze. Così inaridisce la terra dell’artista, arsa dalla mancata pioggia vitale.

La capacità introspettiva dell’arte, psicanalitica e medicamentosa, genera nell’uomo nuovi germogli, nuove semenze, che la terra partorirà in futuri beni, sicuramente strumenti ad uso dell’umanità pensante.

Sentite cosa diceva il grande Amedeo Modigliani ad una domanda: "Perché nel ritratto mi hai fatto un occhio solo?". Modigliani: "Perché con uno guardi il mondo; con l’altro guardi dentro di te".

Eppure l’arte figurativa, la poesia, la musica, la danza, il teatro, il cinema, sembrano sempre più manifestazioni marginali; non fraintendetemi, i grandi riti festivalieri continuano ad imperversare, i premi prestigiosi, i fiumi di parole di carta, continuano ad inondarci! Eppure qualcosa ogni giorno muore!

Chi si sente nello stomaco e nella mente il virus della passione artistica, comincia ad avere paura, sente di doversi chiudere, imbavagliare, nascondere, all’occhio attento del vicino, come se amare l’arte fosse peccato. Questo è un malessere che comincia a diffondersi con sempre maggiore intensità nella nostra società, che ci propina tramite il tubo catodico un mondo virtuale, da grande fratello (vedi Orwell – 1984), fictions e reality, pubblicità e dibattiti da cabaret, dove i nostri politici sembrano a loro agio e poi sport in tutte le salse. L’imperituro comando diventa allora: business, affari, soldi, commercio!

Ho incontrato con piacere, all’inaugurazione della personale di pittura del Maestro Salvatore Martinico tenutasi a Villa Tapparelli di Borgaro T.se il 26 novembre, il Presidente del C.I.M. di Mappano, Antonio Zappia, che è stato in passato anche Presidente del Consiglio di Caselle, grande amante e conoscitore dell’arte, uomo d’estrema cultura e sensibilità, artefice dell’ormai conosciuto Maggio Mappanese e con lui ho fatto quattro chiacchiere in libertà sull’arte e l’uomo.

Che cosa rappresenta oggi l’arte per l’uomo moderno?

"L’arte è da sempre un veicolo di bellezza, passione, amore, sentimento e idee! Continua ad essere quello che è sempre stato per l’uomo: espressione del pensiero".

Eppure nei suoi occhi si legge un velo di mestizia, di dispiacere. Cosa la turba, quali pensieri guastano ciò che dovrebbe essere solo gioia?

"Ormai gli appuntamenti artistici sono solo più motivo per rinfreschi e chiacchiere. Non mi riferisco a questa mostra, ma in generale a tutte quelle che normalmente visito per piacere e passione. Si è perso di vista il preciso interesse per cui si partecipa ad una mostra d’arte, o ad un convegno. Le parole che si spendono per gli artisti, cercando di darne un profilo e una connotazione, sono spesso recepite marginalmente, sovente i quadri esposti rimangono appesi alle pareti, insomma quel che conta è esserci, apparire, venire fotografati e poi soprattutto prendere parte al banchetto di rito. Il buffet ormai è parte essenziale di un’inaugurazione, se manca si viene criticati, si omette una parte importante della mostra.

La verità è che la cultura del cibo in eccesso ormai ha sbancato ogni settore della nostra società, con quiz in trasmissioni TV, giochi di società, libri in stile "parole del Vangelo", Chef che diventano famosi come e più di grandi artisti. La fame atavica del nostro passato di guerra dovrebbe essere ormai colma, invece restiamo legati al rito del cibo, colmandoci lo stomaco di ogni assurdità a dispetto dello svuotamento cerebrale, che ormai dilaga tra la popolazione, anche tra chi ha molto studiato".

Quali sono le possibili soluzioni al problema? Insomma come arginare il disinteresse verso l’arte?

"È molto difficile dare una risposta a questa domanda, ma una cosa è certa, l’uomo necessita dell’arte come per l’aria che respira. È fondamentale che questo patrimonio della nostra civiltà non declini, ma anzi che prenda slancio per il futuro che ci aspetta.

Posso solo dare un consiglio, un piccolo consiglio: ascoltiamo di più chi ha cose importanti da raccontarci, non distruggiamo il patrimonio del pensiero umano, fosse quello di un amico, di un insegnante, di un nonno o un padre.

Lasciamo spenta la TV e cominciamo ad uscire dalle nostre case, conosceremo altre persone, apriremo la nostra mente al nuovo, al diverso, alle idee altrui!

Soprattutto attorniamoci d’arte, vera arte. Un bel quadro è una finestra sul mondo che rende di luce il buio, un concerto di musica è un suono che ci penetra irrigando i campi della nostra anima, un balletto ci può proiettare al principio di noi, all’archè (come dicevano i greci), ai primordi del nostro essere, insomma l’arte risponde alle domande eterne dell’io: da dove vengo, chi sono, dove andrò. In tre parole: l’arte è vita".

Salutandolo e ripromettendomi di incontrarlo ancora, penso che non si può che condividere il pensiero di Antonio Zappia; rispecchia quello di molte persone sensibili, che si battono per un ideale, per un amore forte e indiscutibile com’è quello per l’arte creativa che genera e mai distrugge.

Chiudiamo con le parole del grande Charles Baudelaire: "Che cos’è l’arte pura secondo la concezione moderna? È creare una magia suggestiva che contenga contemporaneamente l’oggetto e il soggetto, il mondo esterno all’artista e l’artista stesso".

 

Successo della mostra alla sala d’arte Curcio

Aperta sino all’8 gennaio

 

 

 

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Due menù per le feste

Se il freddo inizia a farsi sentire, se dalla finestra si vede una fine nebbiolina e se il sole tramonta sempre più presto vuol dire che il Natale è vicino ed allora il consiglio di noi Piccoli Cuochi è di provare a preparare i nostri menu delle feste che troverete in questa stessa pagina. Ne abbiamo selezionati due, uno a base di pesce ed uno a base di carne: a Voi la scelta.

E quando sarete riuniti intorno alla tavola imbandita con queste squisitezze ricordate che tutti gli allievi della scuola Piccoli Cuochi, con la loro insegnante Raffaella De Carlo, Vi augurano un felicissimo Natale ed un ancor più felice Anno Nuovo.

 

Menù di pesce

Antipasto

Girelle di Salmone

Ingredienti per 6 persone:

-6 fette di salmone affumicato

-200 g di ricotta

-100 g di crescione

-la scorza grattugiata ed il succo di 1/2 limone

- pepe

Per condire:

- 200 g di insalata verde mista

- 4 cucchiai di olio d’oliva

-1 cucchiaio di aceto al dragoncello

-1/2 cucchiaino di senape in grani

- sale

- pepe

Procedimento

Con un cucchiaio di legno lavorate la ricotta per renderla cremosa.

Tritate il crescione e unitelo al formaggio; aggiungete la scorza ed il succo di limone, insaporite con sale e pepe e mescolate il tutto.

Spalmate la crema ottenuta sulle fette di salmone ed arrotolatele. Chiudetele individualmente con la pellicola trasparente da cucina. Mettete in frigorifero per un’ora circa.

Nel frattempo preparate il condimento: radunate i vari ingredienti in un vasetto a chiusura ermetica ed agitate bene per emulsionare.

Quando gli involtini di salmone sono ben rassodati, togliete la pellicola e tagliateli trasversalmente in fette alte un dito circa.

Lavate l’insalata e mettetela in un’insalatiera. Conditela con l’emulsione preparata e distribuitela su quattro piatti, adagiandovi gli anelli di salmone e servite subito.

Primo

Linguine ai carciofi con astice

Ingredienti per 4 persone:

- 320 g di linguine

- 1 astice di 1,2 kg

- 1 spicchio di aglio

- 400 g di polpa di pomodoro

-1 bicchiere di vino bianco secco

- 6 carciofi

- prezzemolo

- 1 cucchiaio di timo

- 7 cucchiai di olio extra vergine d’oliva

- 40 g di burro

- sale

- pepe

Procedimento

Sgusciate l’astice e tagliate a tronchetti la polpa della coda.

Spezzettate la coda, le chele e le zampe e fatele rosolare per 3-4 minuti in 4 cucchiai d’olio.

Unite il pomodoro, l’aglio e dopo 2 minuti il vino. Lasciate evaporare, pepate e coprite per 10 minuti. Salate alla fine.

Pulite i carciofi, affettateli fini e soffriggeteli con l‘olio rimasto. Togliete dal sugo i gusci spezzatati, unite i tronchetti di polpa e cuocete a fuoco lento per 20 minuti. Aggiungete i carciofi e proseguite la cottura per 7-8 minuti, unendo alla fine il burro morbido.

Cuocete le linguine e scolatele al dente, conditele con il sugo preparato e 2 cucchiai di prezzemolo tritato e servite.

Secondo

Bourguignonne di pesce

Ingredienti per otto persone:

- 200 g di filetti di sogliola

- 300 g di salmone

- 300 g di seppioline

- 300 g di nasello

- 300 g di pesce spada

- 200 g di code di gamberi

- 1 patata

- 6 bicchieri di olio di arachidi

- 200 g di ketchup

- 200 g di salsa tartara

- 200 g di salsa cocktail

Procedimento

Pulite, lavate ed asciugate con carta da cucina le seppioline, sgusciate i gamberi, eliminate la pelle e le lische dal salmone e dal nasello e asciugateli con carta assorbente; tagliateli a cubetti piccoli.

Lavate ed asciugate il pesce spada e dividetelo a dadini; lavate ed asciugate i filetti di sogliola, divideteli a metà e arrotolateli su se stessi. Versate l’olio in un casseruola, aggiungete una patata tagliata a metà.

Scaldate l’olio senza farlo fumare, trasferite la casseruola sul fornellino acceso e posto al centro della tavola.

Fate riprendere calore all’olio ed intanto suddividete i bocconcini di pesce nei piatti, sistemandoli sul tavolo.

Distribuite le salsine in diverse ciotole e sistemate i piatti e le forchette davanti ad ogni commensale; infilate con l’apposita forchettina i bocconcini di pesce uno per volta. Immergeteli nell’olio caldo per qualche minuto ed in seguito nelle varie salse.

Questo piatto potrà essere accompagnato da verdure fresche miste.

Dolce

Panettone casalingo

Ingredienti per 10 persone:

- 500 g di farina

- 80 g di burro

- 50 g di zucchero

- 20 g di lievito di birra

- 3 tuorli

- 125 g di latte

- 125 g di acqua

- 1 pizzico di sale

- 100 g di uvetta

- 100 g di canditi

- 100 g di cioccolato fondente

- 1 tuorlo per spennellare

- 2 cucchiai di latte

Procedimento

Fate una fontanella con la farina, mettete i tuorli, il burro sciolto, lo zucchero, l’acqua, un pizzico di sale ed il lievito sciolto nel latte. Impastate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo.

Fate una palla e lasciatela lievitare per 2 ore.

Reimpastate ed aggiungete l’uvetta già ammorbidita ed asciugata, i pezzetti di cioccolato; amalgamate bene e formate nuovamente una palla.

Mettete la palla nel classico contenitore da panettone, lasciatela lievitare ancora per un’ora, spennellate con l’uovo lavorato con il latte e infornate per 30 minuti a 200° C.

 

Menù di carne

Antipasto

Ciammarica

Ingredienti per 8 persone:

- 700 g di farina

- 200 g di Emmentaler

- 100 g di Parmigiano Reggiano

- 60 g di burro

- 2 dl di latte

-1 tuorlo d’uovo

-1 bustina di lievito per torte salate

-1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio

-prezzemolo, rosmarino, salvia, origano

-affettati a piacere

Procedimento

Setacciate in una ciotola la farina con il lievito ed il bicarbonato; aggiungete il burro ammorbidito a tocchetti e incorporatelo.

Aggiungete il latte ed eventualmente qualche cucchiaio di acqua e amalgamate fino ad ottenere un impasto morbido e sodo.

Versate l’impasto sul piano di lavoro leggermente infarinato e lavoratelo fino ad ottenere una palla di pasta liscia ; stendetela con un mattarello in un recipiente rettangolare dalle dimensioni di circa 40 x 30 cm.

Grattugiate l’Emmentaler ed il Parmigiano.

Lavate, asciugate e tritate con una mezzaluna le erbe aromatiche (dovete ottenerne 10- 15 g per tipo); mescolatele nella ciotola con i formaggi grattugiati.

Sciogliete il burro a bagnomaria e spennellate il rettangolo di pasta stesa; spolverizzatelo con il miscuglio di formaggi ed erbe, distribuendolo uniformemente su tutta la superficie.

Arrotolate la pasta partendo dal lato corto e tagliate il rotolo ottenuto con un coltello a lama lunga, inumidita; ricavate 10 fette uguali.

Scaldate il forno a 220° C.

Rivestite con la carta da forno, inumidita e ben strizzata, una teglia circolare a bordi alti di 20 cm di diametro; appoggiatevi 9 fette con il lato arrotolato rivolto verso l’alto, formando un cerchio. Sistemate l’ultima fetta al centro.

Versate il tuorlo in una ciotola con due cucchiaini di acqua e sbattete con una piccola frusta per 30’’; spennellate la superficie delle fette con l’uovo.

Infornate e cuocete per 30-40 minuti circa fino a quando la chiocciola lieviterà ed assumerà un bel colore dorato.

Servite la preparazione calda accompagnata da salumi a piacere.

Antipasto

Spiedini di zucchine e bresaola

Ingredienti:

-3 zucchine

-8 uova

-80 g di panna liquida

-1 ciuffo di prezzemolo tritato

-olio d’oliva

-sale

-pepe

Per gli spiedini:

-80 g di scamorza affumicata tagliata in 6 fette

-6 fette di bresaola

-rucola

Procedimento:

Spuntate le zucchine, lavatele ed affettatele per lungo ricavando 18 fettine in tutto ; conditele con un filo d’olio, un pizzico di sale e di pepe e scottatele sulla griglia ben calda, poi avvolgetele su se stesse formando dei rotolini. Disponeteli in piedi sul piatto da portata.

Sgusciate le uova in una ciotola, salatele e pepatele, aggiungete la panna ed il prezzemolo e sbattete con una forchetta. Strapazzatele tenendo la ciotola immersa in un bagnomaria caldo ma non bollente, sul fuoco basso.

Quando le uova si saranno rapprese, dividetele in 18 porzioni uguali, con le quali farcirete gli spiedini di zucchine ; teneteli da parte.

Disponete su ciascuna fetta di bresaola una fetta di scamorza e qualche fogliolina di rucola ; arrotolate tutto assieme, tenendo la bresaola all’esterno. Tagliate ogni involtino in 4 rocchetti che fisserete con stecchini di legno. Disponeteli vicino agli spiedini di zucchine e servite.

Primo

Lasagne speciali al ragù

Ingredienti per 8 persone:

-12 rettangoli di pasta fresca per lasagne

-450 g di polpa di vitello tagliata a fette spesse

-800 g di polpa di pomodoro a pezzetti

- 1/2 litro di brodo

- 300 g di mozzarella fior di latte

- 200 g di piselli surgelati

- 120 g di Pecorino grattugiato

- 40 g di pancetta

- 20 g di funghi secchi

- 1 costa di sedano

- 1 mazzetto aromatico

- 1 cipolla

- olio extra vergine d’oliva

- sale e pepe

Procedimento:

Tagliate la carne a cubetti. Scaldate 1/2 dl di olio in un tegame e fatevi soffriggere la cipolla, il sedano e la pancetta, tutto tritato.

Aggiungete il mazzetto aromatico e la carne e fate rosolare per alcuni minuti.

Salate, pepate, unite i funghi precedentemente ammorbiditi in acqua tiepida e tritati, quindi versate il pomodoro. Mettete il coperchio e cuocete piano per due ore aggiungendo ogni tanto un po’ di brodo.

Tenete immersi i piselli in acqua fredda per 10 minuti; un quarto d’ora prima di togliere il ragù dal fuoco eliminate il mazzetto aromatico ed unite i piselli.

Lessate le lasagne per circa 2 minuti, passatele sotto l’acqua fredda e stendetele su un telo umido.

In una pirofila unta d’olio, alternate a strati il ragù, i dadini di mozzarella e il pecorino.

Mettete in forno già caldo a 190∞C per 20-25 minuti.

Secondo

Filetto di maiale in crosta

Ingredienti per 4 persone:

-1 filetto di maiale di 500 g circa

- 1 disco di pasta brisée pronta

- 70 g di fegato di vitello o di maiale

- 90 g di funghi champignon

- 30 g di mollica di pane raffermo

- 1/2 bicchiere di latte

- 3 cucchiai di vino Porto

-4-5 cucchiai di vino bianco secco

- 1 scalogno

- 1 uovo

- 1 spicchio d’aglio

- 1 rametto di rosmarino

- olio extra vergine d’oliva

- sale e pepe

Procedimento.

Tritate lo scalogno e lasciatelo appassire in una padella con 3 cucchiai di olio.

Unite il fegato tagliato a strisce e fatelo rosolare.

Aggiungete i funghi, puliti ed affettati sottili, lasciate insaporire per qualche istante, bagnate con il Porto e lasciate evaporare. Salate, pepate, mettete il coperchio e cuocete per circa 7-8 minuti. Lasciate intiepidire e frullate il tutto con il pane ammorbidito nel latte e strizzato, e 2 cucchiai di uovo sbattuto.

Rosolate il filetto in un tegame basso con 3 cucchiai di olio, il rosmarino e l’aglio. Salatelo pepatelo e bagnatelo con il vino e fate evaporare.

Mettete il coperchio e cuocete fuoco basso per 15 minuti, bagnando se necessario, con 3 - 4 cucchiai d’acqua o di brodo bollenti.

Trasferite il filetto su un piatto e lasciatelo intiepidire.

Ritagliate la pasta a forma di rettangolo. Spalmate il filetto con il composto di funghi, mettetetelo al centro del rettangolo e avvolgetelo nella pasta sigillando i bordi. Spennellate la pasta con l’uovo sbattuto rimasto, bucherellatetela con uno stecchino e cuocete in forno già caldo a 190° C per 30-35 minuti.

Dolce Stella di Natale al cioccolato (è un dolce che va preparato il giorno prima!)

Ingredienti per 8 persone:

- 250 g di cioccolato fondente

- 300 g di zucchero a velo

- 200 g di mandorle tritate

- 100 g di gherigli di noce spellati

- 30 g di arancia candita

- 3 albumi

Per la copertura:

- 100 g di cioccolato fondente

- 70 g di zucchero a velo

- 100 g di frutti di bosco

- 1 grappolo di uva bianca

- 1 grappolo di uva nera

Procedimento.

Spezzettate finemente l’arancia candita e tritate le noci.

Spezzettate il cioccolato e versatene 250 g in un pentolino. Mettete il recipiente in uno più grande, contenente acqua bollente. Portate tutto su fuoco basso e fate sciogliere il cioccolato a bagnomaria (10 minuti circa) mescolando continuamente con un cucchiaio di legno.

Versate in una ciotola gli albumi, sbatteteli con una forchetta per 2 minuti ma senza montarli.

Unite nella ciotola l’arancia, le noci, le mandorle e 300 g di zucchero e mescolate.

Unite il cioccolato fuso a filo, mescolando energicamente, ed amalgamate con cura.

Rivestite con la pellicola trasparente da cucina uno stampo a forma di stella e versatevi dentro il composto. Lasciate raffreddare e mettete in frigo a consolidare per 2 ore. In seguito rovesciate lo stampo su un piatto da portata.

Mettete i 100 g di cioccolato rimanente in un padellino e fatelo sciogliere a bagnomaria.

Versate in un altro tegamino 70 g di zucchero a a velo ed 1 cucchiaio e mezzo di acqua e fate sciogliere a fuoco lento.

Togliete il cioccolato dal fuoco e versatevi lo sciroppo di zucchero poco per volta, mescolando continuamente.

Versate la glassa ottenuta sulla stella al cioccolato pareggiandola con la lama di un coltello.

Decorate il tutto con l’uva ed i frutti di bosco.

 

 

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Un ristorante alla volta

"In cucina non si inventa niente, ci sono sempre gli stessi prodotti di base, pollame e carne, ortaggi e via dicendo, e c’è la tradizione, alla quale bisogna naturalmente portare quel tanto di innovazione". Si stenta a credere che siano le parole del grande sperimentatore Paul Bocuse creatore della Nouvelle Cuisine, ma il suo messaggio di innovazione nella tradizione potrebbe meritatemente essere il vessillo di Alfredo Russo, chef-patron del "Dolce Stil Novo", ristorante creato nel 1990 nel centro di Ciriè per approdare nel 2000 all’attuale gioiello di restauro in frazione Devesi.

Un fabbricato ricondotto ad antichi destini e nuovi onori, che dopo una prima sala di accoglienza dispone di due sale contigue con volte di mattoni a vista, adatta ad una quarantina di ospiti, riservando comprensibilmente un vasto spazio per la cucina, termine riduttivo per indicare un elevato luogo di studio, di sperimentazione, di continua elaborazione, per appagare una caparbia perfezione nell’affinamento dei piatti, vagliati nella freschezza, nel gusto, nella salubrità, nella presentazione.

Non potevano tardare riconoscimenti sia nazionali che internazionali che sarebbero lunghi da elencare, mi limito a segnalere il Premio Gianni Zonin Vineyard L’Espresso 2004 "Il Giovane dell’anno" riservato al cuoco che nel corso dell’anno (2003) si è rivelato il più promettente fra quelli delle nuove generazioni, il recentissimo riconoscimento (novembre 2005) "Lo mejor de la Gastronomia" conquistato a S. Sebastian, territorio spagnolo con la più alta concentrazione dei migliori cuochi di tutto il mondo, ciò che volgarmente si citerebbe come la "tana del lupo". Ma solida e brillante è l’assegnazione ininterrotta sino al 1993 della ambita e avara Stella Michelin, riconfermata pochi giorni fa.

È diventato abituale vederlo comparire in rubriche televisive qualificate come nelle riviste e guide specializzate.

Da queste premesse si può intuire quanto sia difficile descrivere e sintetizzare l’esperienza creativa di Alfredo Russo; mi viene in aiuto la descrizione della cena preparata il 30 novembre 2005 per l’"Accademia Italiana della Cucina" delegazione Ciriè Valli di Lanzo, con l’efficace e professionale aiuto della moglie Silvana.

Già l’aperitivo d’inizio rappresenta una sorpresa con la trasformazione di una banale bibita commerciale in una pallina di Granita di crodino con crema di noccioline.

Il solito polipo che siamo abituati a ricevere comunemente bollito, lo chef provvede a insaporirlo con arrostitura e delicata salsa nella proposta Polpo arrostito con polenta cruda e capperi di Pantelleria.

Non aspettatevi che la Frittata di carciofi all’olio di prima spremitura abbia l’aspetto casalingo cui siamo abituati, si tratta invece di una crema d’uovo strapazzato in cui liberamente vagano gli altri componenti con cotture indipendenti, i piccoli carciofi cotti nella cenere, le cipolle cotte nel sale, la pancetta spadellata a parte.

I Ravioli di pasta fresca al limone ripieni di bollito hanno il limone grattugiato nell’impasto e il ripieno ha la qualità della spalla di fassone bollita.

Inutile cercare il basilare insaccato nel Purè con cotechino e lenticchie croccanti, lo si può solamente ritrovare in bocca gustando la crema amalgamata con la patata e profumi, in contrasto con la croccantezza delle minuscole e preziose lenticchie servite arrostite anziché bollite. Il Vitello tonnato di fassone caldo con sedano fritto si presenta come una spessa fetta di vitello risultato di una lunga cottura senza condimenti (circa 6-7 ore) per mantenere tutte le proprietà organolettiche; è abbinata ad una salsa che è il compendio di tre differenti salse, una passata di tonno con verdure bollite a vapore, un olio aromatizzato alle acciughe e una riduzione di aceto.Delicato il contrasto del Sorbetto al mandarino con cioccolato bianco, prima di una artistica e atipica Crostata di mele al contrario con mele cristallizzate e gelato di vaniglia, dove neanche a dirlo la morbida amalgama di mele è sistemata sotto ad una cilindrica composizione con altri ingredienti. Il finale con la Piccola pasticceria del Dolce Stil Novo è un gioco di goloseria per adulti con lecca lecca al cioccolato fondente o con spezie quello al cioccolato bianco, usato anche per sfogliatine alla menta, e il fondente per croccantini, insieme a preziosi brut e bon.

Inutile rimarcare in questa attesa magica la peculiarità della presentazione di ogni portata con un calibrato abbinamento con i vini della ricca cantina, una dimostrazione e una conferma di come la cucina sia "arte e cultura" e Alfredo Russo un interprete all’altezza della situazione. A lui si adattano bene le recenti dichiarazioni di Pierre Troisgros, il mitico "tre stelle" di Roanne che sottolinea come l’andamento della nuova cucina "ha fatto capire che non aveva più senso ripetere all’infinito piatti immutabili. Ha promosso una gara di emulazione fra gli chef-patron per personalizzare la cucina e rendere più bello il ristorante. Ha stimolato l’estro, senza poi dimenticare che in termini di leggerezza, digeribilità e presentazione vi è una notevole differenza con il passato, con un sensibilità nuova per quanto concerne le cotture ed i sapori autentici dei prodotti".

Domenico Musci

 

 

 

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La (mia) prova del cuoco

Finalmente! Il 9 novembre è arrivato. Ben due anni prima infatti avevo inviato la richiesta di partecipazione alla mia trasmissione di cucina preferita "La prova del cuoco"; mi ero sottoposta al provino a luglio e, finalmente, il 9 novembre, sono volata a Roma, per una "vacanza" un po’ speciale: per un giorno sono diventata la protagonista della puntata.

Ero elettrizzata a tal punto da non riuscire quasi a chiudere occhio all’idea di trovarmi per una volta dall’altra parte del teleschermo, vivere il back stage di un vero studio televisivo e convivere con l’onnipresente occhio delle telecamere.

Quando la conduttrice, la sorridente Antonella Clerici, ha annunciato il mio ingresso in studio, la tensione è salita vertiginosamente. Non dimenticheròmai le sue parole: "Direttamente dall’aeroporto di Caselle Torinese, Elena Peruzzo, impiegata grafica, amante dei viaggi e della buona cucina, insieme al "suo" cuoco". Da quel momento le telecamere, che tanto avevo temuto, sono scomparse come per magia: mi sono trovata insieme al mio giovanissimo "collega", lo chef Alberto Franceschet, in una cucina "normale", con un’amica un po’ speciale, la Clerici, che conversava con noi in modo gioviale.

Alberto e io ci siamo messi subito ai fornelli, destreggiandoci come meglio potevamo per "impressionare" la giuria con il menù che avevamo prima concordato fra noi: ravioli ripieni di formaggio di pecora con salsa alle pere e vino bianco, salmone al forno e broccoletti di Bruxelles servito su un letto di piselli e menta passati al setaccio. Devo ammettere: venti minuti sono troppo pochi per preparare un menu completo. Unico rammarico: nonostante il nostro febbrile impegno, consegnare la vittoria (e mille euro!) alla squadra del peperone verde!

È stata un’esperienza davvero indimenticabile! Prima dell’evento non ero riuscita a chiudere occhio per l’aspettativa. Poi, sull’aereo che mi riportava a casa, sono crollata in un profondo sonno ristoratore. Ero proprio "cotta a puntino"!

Elena Peruzzo

 

Nuovi arrivati tra i piccoli cuochi

Con l’inizio della scuola ci ritroviamo pronti ad affrontare un nuovo anno anche con le lezioni della Scuola di Cucina di maestra Raffaella, pieni di buoni propositi e progetti da affrontare con energia e voglia di fare; ho ritrovato i miei vecchi compagni e quattro nuovi arrivati, e con grande sorpresa "ho scoperto" che due di loro sono anche miei compagni di classe.

La ripresa delle lezioni, come in ogni scuola è sempre un po’ difficoltosa ed anche noi Piccoli Cuochi abbiamo dovuto rivedere le ricette preparate lo scorso anno.

Per quelli che come me frequentano questo corso da qualche tempo, è tornato subito tutto in mente, invece per i nuovi arrivati in ogni passaggio delle ricette si può nascondere qualche difficoltà: per esempio quanto sale mettere nel ragù, ma anche molto più semplicemente saperlo trovare nella nostra dispensa.

Ma la cosa più divertente di queste prime lezioni è stata la sorpresa che hanno avuto i miei nuovi compagni quando si sono resi conto che era il loro turno di riordinare la cucina: infatti impariamo anche a pulire ciò che è stato usato durante la lezione.

La nostra maestra ci divide in gruppi così che il lavoro di spazzare, rassettare e lavare non tocca sempre alle stesse persone.

Questo aspetto non era ben chiaro ai nuovi iscritti ed alla notizia che sarebbe toccato a loro svolgere queste mansioni, vi lascio immaginare le loro espressioni!

Fortunatamente visto che a frequentare il corso siamo in molti, a ciascuno di noi tocca solo una piccola parte di lavoro.

Ormai anche con i nuovi arrivati abbiamo formato un gruppo affiatato, ed io che sono tra i più "anziani" del corso, spesso aiuto i nuovi compagni quando sono in difficoltà con pentole e pignatte, con salse e spezie.

Comunque l’importante è stare insieme divertendoci. No, non vi sto dicendo che passiamo il tempo a costruire fortini con gli stuzzicadenti, o che impastiamo le torte al ritmo della "RANA PAZZA". No, con la buona tavola non si scherza.

Ma ci divertiamo lezione dopo lezione ad inventare e a sperimentare in cucina: così le ricette sono usate come occasione e spunto per stare insieme in allegria a pulire, tritare, rosolare e per ridere degli errori fatti e dei disastri mancati.

Ludovico Berta

 

 

 

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Oroscopo in retromarcia

Si sa, fine anno, tempo di previsioni.

Grazie alla posizione di un paio di stelle, di Luna, Giove, Marte e annessi, pagando una modica cifra che varia dai pochi euro di una rivista, al nulla se si trova l’esperto facendo zapping in tv, è il periodo giusto per scoprire che sarà di noi nel 2006.

E di oroscopi ce n’è davvero per tutti e per tutti i gusti, per Lui, per Lei, per la coppia, specializzati nel lavoro, negli affari, nell’amore, nella fortuna, ci sono quelli di gossip e delle star, e, non ci crederete, anche quelli un po’ piccanti.

Ce n’è sarà uno in ogni dove da qui fino a metà gennaio, e ovviamente non solo.

E noi non vogliamo essere da meno.

Anche noi divideremo il mondo in dodici categorie di persone che si innamorano, si lasciano, trovano e perdono lavoro, nello stesso momento, tutto per colpa della Luna che è in Giove mentre Giove è in Saturno, e si sa non è mai carino, o di una qualche posizione strana di Venere.

Anche noi avremo il nostro oroscopo.

Però uno un po’ differente.

Preparatevi al gioco cari torelli, arieti, capricorni pesci e quant’altro.

Faremo un esperimento, una prova.

Per la prima volta cari figli delle stelle leggerete l’oroscopo, si, ma al contrario.

Siamo alla fine del 2005 giusto? Ebbene, è tutto andato proprio come doveva andare? Cosa avevano in serbo per noi stelle e compagnia bella? Lo scopriremo solo leggendo.

ARIETE: stando alle previsioni, i nati sotto questo segno dovrebbero averci messo un po’ a carburare, a causa di grattacapi un po’ da parte di partner, un po’ di persone care, tutte scalpitanti e non più disposte ad aspettare una importante decisione. Grazie ai prodi Giove e Saturno però, da maggio la strada si è probabilmente fatta in discesa, con avanzamenti di carriera e soddisfazioni, soprattutto a livello professionale. Una fortuna che a quanto pare durerà fino a febbraio prossimo.

TORO: è stato un inizio straordinario per voi, con un principio d’anno all’insegna di una positività durata fino a metà estate. A luglio infatti per colpa di un saturno dispettoso, ecco riemergere gelosie e incomprensioni che hanno rischiato di incrinare i rapporti personali. Mica poteva andarvi tutto bene…

GEMELLI: grazie a sagge decisioni, per questo segno l’anno è stato positivo a livello finanziario. Beati voi, vista l’aria che tira. La primavera e l’estate sono state vissute all’insegna del cambiamento e della spensieratezza, ma dall’autunno, per colpa di Giove (è un po’ come il prezzemolo…) e Urano, una parabola discendente si è impossessata di voi, portandovi tristezza e disincanto.

CANCRO: la vostra è stata una partenza in sordina, ma mese dopo mese, grazie allo spostamento degli astri, avete recuperato, fino ad arrivare al secondo semestre dell’anno, che vi ha portato fortuna, svolte in amore e nel lavoro e che non vi lasceranno fino a febbraio del 2006.

LEONE: la prima parte dell’anno è stata per voi molto positiva, il che vi ha permesso di sfruttare al meglio ogni situazione in qualsiasi ambito. Però… c’è sempre un però. Da giugno infatti, per uno spostamento planetario (si spostano sempre sul più bello, sti fetenti!), il percorso ha incominciato a riempirsi di imprevisti che si sono ulteriormente movimentati da ottobre e vi terranno compagnia fino a febbraio.

VERGINE: dovrebbe essere stato un anno decisamente buono per i nati sotto questo segno, grazie allo spostamento lento dei pianeti che per la vergine, va poi a capire perché, è sempre positivo (chiedete ai leoncini invece cosa ne pensano...). Fino ad ottobre tutto, specialmente in campo finanziario dovrebbe essere andato per il verso giusto, per non parlare della tranquillità e della serenità vissuti nella vita quotidiana. Avete ancora tempo fino a febbraio per sfruttare uno spostamento di pianeti raro, che vi potrebbe portare ancora molte sorprese.

BILANCIA: il vostro è stato sicuramente un anno impegnativo (qualcuno deve pur lavorare…), ma ricco di soddisfazioni soprattutto in campo lavorativo, grazie all’appoggio delle stelle che vi hanno dato la forza per non mollare. In campo sentimentale è stato un anno piccantuccio e ricco di inaspettate sorprese.

SCORPIONE: quest’anno non avete avuto certo modo di annoiarvi, sempre a dare il massimo in ogni circostanza, per non parlare del dispettoso Marte che a marzo e ad aprile vi ha proprio messo in crisi. Ma si facesse gli affari suoi ogni tanto! Per fortuna in vostro soccorso, ad ottobre, è arrivato Giove (e te pareva!) a portarvi buone opportunità che dureranno ancora per qualche mese nell’anno avvenire.

SAGITTARIO: per voi è stato un anno di novità e cambiamenti, nonché di gratificazioni sul lavoro e di maggior sicurezza in voi stessi, il tutto coronato da una vera e propria estate caliente, sentimentalmente parlando.

CAPRICORNO: il 2005 è iniziato in maniera un po’ dura per voi, senza i giusti riconoscimenti che invece meritavate. Fortunatamente, lo spostamento dei pianeti in luglio, vi ha portato un periodo positivo e di estrema energia, regalandovi i primi successi e miglioramenti sia nella vita professionale che in quella sentimentale.

ACQUARIO: un anno, quello che sta per finire, dalle mille opportunità non sempre facili da cogliere, ma nel complesso positivo fino ad ottobre, non calcolando la parentesi negativa di luglio, dove a causa di una cospirazione di pianeti molto antipatici avete avuto non pochi problemi sia in amore che sul lavoro.

PESCI: partenza pigra (siete stati in buona compagnia, non vi colpevolizzate, tanto più che i bilancia si sono fatti il mazzo anche per voi), ma con una ripresa che è stata decisamente sorprendente sul lavoro, e che ha regalato molte svolte in campo affettivo, nonché viaggi e nuove conoscenze. Uno spostamento dei pianeti a luglio, vi ha poi portato un periodo ancora più positivo che si protrae tutt’ora.

Questo è un quadro di quello che più o meno avrebbe dovuto essere di noi quest’anno. Fedele o non fedele potete dirlo solo voi. Per qualcuno le previsioni ci avranno preso, per altri manco a parlarne, ma alla fine dei conti se l’oroscopo fosse infallibile che fine avrebbe fatto il buon vecchio libero arbitrio? Che senso avrebbe affannarsi quotidianamente nel tentativo di dare un senso alla nostra vita se tanto è già tutto prestabilito, scritto in anticipo, senza possibilità di variazioni sul tema? E poi, come già detto sopra, non vi sembra un po’ improbabile che ogni giorno debba trascorre identico per voi e per i vostri colleghi di segno? Eppure, nonostante questa sana dose di scetticismo, come resistere alla tentazione di sbirciare il nostro ipotetico futuro, che si tratti di un anno o solo di domani?

E mentre le stelle ci stanno a guardare, non mi resta che augurarvi una buona congiunzione astrale, che possa portavi svolte, successo, e tanto, tanto amore.

Claudia Zangarini

 

 

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POSTA NOSTRA IN PDF

 

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La voce dalla Pro Loco

Domenica 18 dicembre sarà senz’altro una grande giornata di festa per la Pro Loco, per il Giornale "Cose Nostre", per il casellese dell’anno 2005, ma anche per tutti i cittadini che vorranno unirsi a noi. Tre motivi per festeggiare: l’inaugurazione della nuova Casa delle Associazioni intitolata al compianto dott. Silvio Passera; la cerimonia di consegna del premio "Il casellese dell’anno" e la festa annuale della nostra associazione. Tutti sapete che la nuova Casa delle Associazioni avrebbe dovuto essere inaugurata domenica 18 settembre nell’ambito della festa delle Associazioni, ma le avverse condizioni meteo ci hanno obbligato a rimandare tale cerimonia. Abbiamo optato per la 3ª domenica di dicembre che tradizionalmente, dal 1988, è la giornata della festa annuale della Pro Loco e da cinque anni è anche il giorno della cerimonia di consegna del premio "Il casellese dell’anno". Il programma dettagliato della manifestazione a cui tutti siete invitati lo trovate nella colonna in grigio qui a fianco.

Ma andiamo con ordine e cominciamo a parlare della Casa delle Associazioni (nella foto vedete la struttura e il dott. Silvio Passera a cui sarà intitolata): è situata all’incrocio di via Madre Teresa di Calcutta con via Vernone; si sviluppa su un piano solo di 300 mq; dispone di 4 sale di oltre 35 mq ciascuna, di un salone di 120 mq, 4 bagni e 1 ripostiglio. Una sala è riservata alle attività giovanili così il salone per alcune ore settimanali. La gestione è affidata all’Associazione Turistica Pro Loco in convenzione per 19 anni; a carico della Pro Loco sono le spese di gestione: luce, gas, acqua, manutenzione ordinaria e pulizia. Attualmente oltre alla Pro Loco e al Giornale Cose Nostre hanno la loro sede in questa struttura: l’Apa (Associazione Provinciale Allevatori), il Circolo Fotografico, la Società Pescatori Sportivi Casellesi, Vivere il Verde, l’Associazione Culturale Babemalà, la Compagnia Teatrale I Fuoriscena, il Caselle Volley, l’Asa 2000 (Associazione Storia Aeronautica), il Bonsai Club Caselle, la Gilda del Grifone, il Comitato Cernobyl, la Federazione Italiana della caccia sez. di Caselle, l’Unitre con alcuni suoi laboratori, il Roller Skates (pattinaggio su rotelle) e il C.A.G. (Centro Aggregazione Giovanile).

Un grazie all’Amministrazione Comunale per aver accettato la nostra richiesta affinché questa struttura, sede di molte associazioni e del Centro di Aggregazione Giovanile, venga intitolata a Lui, il padre dell’associazionismo casellese: il dott. Silvio Passera. L’Dôtôr così l’ho sempre chiamato io fin dal dicembre 1974, quando ancora ragazzino sono entrato a far parte della redazione del Giornale e della Pro Loco. Nell’editoriale di questo numero, il nostro Direttore con semplici parole lo ricorda. Proprio così era l’Dôtôr, così lo vogliamo ricordare, per quello che ha fatto per Caselle, per quello che è stato per noi e per quello che di Lui resterà per sempre in noi.

Parliamo ora della cerimonia di consegna del premio "Il casellese dell’anno" giunto alla 5ª edizione; come tutti sapete la giuria composta dal direttivo della Pro Loco, dalle cariche istituzionali della nostra città e dai casellesi vincitori del premio nelle precedenti edizioni, nella riunione di giovedì 1 dicembre 2005 ha assegnato all’artista Domenico Musci l’ambito riconoscimento. Con l’amico Domenico, da sempre nostro redattore, la Pro Loco e Cose Nostre non possono che congratularsi per il premio ricevuto a coronamento di una carriera che lo ha visto protagonista nella pittura, nella scultura, nella lavorazione del legno, dei metalli e della ceramica. Domenico non è solo questo, è scrittore, ricercatore e collezionista e come noi ama profondamente la sua città e cerca di farci conoscere sempre più come eravamo e cosa avevamo.

Carissimi soci Pro Loco e lettori di Cose Nostre, l’appuntamento con tutti voi, dopo la giornata di festa di domenica 18 dicembre, è per la notte di Natale; il 24 sera, come sempre, ci troverete sotto i portici di Palazzo Mosca al termine delle SS. Messe delle ore 22,30 a San Giovanni e delle 24 a Santa Maria. Vi offriremo la cioccolata calda e il vin brulè, sarà l’occasione più bella per scambiarci gli auguri di Natale che fin d’ora, da queste colonne, voglio estendere a tutti Voi e alle vostre famiglie. Permettetemi un augurio in più al nostro Direttore, che con questo numero, festeggia un anno al timone del Giornale: buon proseguimento Elis.

Gianni Frand Genisot

 

Programma della giornata

•ore 10,30 ritrovo in via Madre Teresa di Calcutta, 55 davanti alla "Casa delle Associazioni – Silvio Passera";

•ore 10,45 scoprimento targa, taglio del nastro e benedizione;

•ore 11,00 foto ricordo;

•ore 11,15 nel salone delle feste interventi del Presidente della Pro Loco, del Sindaco e della famiglia Passera;

•ore 11,30 cerimonia di consegna del premio "Il casellese dell’anno 2005" a cui seguirà un rinfresco per tutti gli intervenuti;

•ore 13,00 pranzo in sede libero a tutti.

Il prezzo del pranzo è di 20,00. È obbligatoria la prenotazione da effettuarsi telefonando al n° 011/991.37.51 (Ennio Pavanati) o al n° 011/996.11.56 (Aldo Merlo).

 

 

 

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Un bel regalo di Natale per il Circolo Fotografico

Un altro anno è passato, ed è quindi d’obbligo ripercorrerlo ed analizzarlo, per poter stendere un bilancio e trarne tutte le indicazioni necessarie per il prosieguo delle attività. Iniziando a considerare il numero degli iscritti, linfa vitale e necessaria per l’esistenza di un circolo, mentre possiamo notare che quantitativamente, anche se con un piccolo incremento, è rimasto praticamente costante, estremamente positivo è risultato l’abbassamento anagrafico dei soci, fattore determinante per un fisiologico ricambio generazionale. Il Circolo Fotografico si avvicina al mitico traguardo del cinquantenario dalla fondazione e occorre dedicare un plauso a tutti i consigli direttivi che si sono susseguiti nel corso di questi lunghi anni per aver operato costantemente in questa direzione. Avvenimento importante del 2005 è stato sicuramente il trasferimento della sede sociale presso la nuova casa delle associazioni gestita dalla Proloco. I problemi logistici sono stati superati con una partecipazione globale in cui ogni socio ha messo a disposizione senza riserve il proprio tempo e le sue competenze, cementando ancor più l’appartenenza al gruppo. La diversa ubicazione, dopo aver causato un primo periodo di difficoltà agli amici degli altri circoli nel venirci a fare visita, non ha portato, come era logico attendersi, conseguenze negative, ed anzi, grazie alle caratteristiche del salone, che valorizza le mostre in esposizione ed alla sua capacità ricettiva, ha fatto sì che in quasi tutte le serate il numero di ospiti si sia incrementato. Ora che pure i nostri concittadini hanno scoperto il piacere di passare con noi parte del loro tempo libero, possiamo affermare con sicurezza che l’operazione trasferimento si è conclusa positivamente. Per poter ripercorrere tutte le iniziative in modo esaudiente non è sicuramente sufficiente lo spazio che gentilmente ci mette a disposizione la redazione. Ricorderemo quindi velocemente gli appuntamenti dedicati ai casellesi : le tre mostre fotografiche tematiche con le rispettive serate di proiezione nei mesi di maggio e settembre e le novità, della serata di proiezione in "Piazze d’estate"e le mostre fotografiche realizzate per "Caselle, porte aperte". All’interno del circolo, oltre alle ormai consuete serate di proiezione degli ospiti e dei soci, abbiamo accolto per la prima volta tre serate del Diapoincontri, giunto alla sesta edizione, che vede coinvolti alcuni circoli della provincia, il nuovissimo Photomatch destinato a sensibilizzare la critica e la lettura fotografica in special modo dei nuovi soci e le mostre fotografiche che valorizzano in modo continuativo la sede sociale. Ma i soci del circolo sono stati anche presenti costantemente in modo collettivo o singolarmente, negli appuntamenti fotografici pubblicati sui quotidiani ed i mensili specializzati, nelle aree espositive della nostra regione, come ospiti presso altri circoli con proiezioni e stampe ed in alcuni casi con mostre itineranti sul territorio nazionale. Si sono raccolte all’interno del circolo, prestigiose onorificenze nazionali ed internazionali e la responsabilità di rappresentare la Federazione Nazionale delle Arti Fotografiche in Torino e tutta la sua provincia. Sicuramente positivo quindi l’andamento dell’anno appena trascorso che renderà più spossante ma contemporaneamente stimolante l’impegno nel ricercare nuove forme di comunicazione. Ma come se non bastasse molti soci allargano l’impegno ed il confronto partecipando a moltissimi concorsi nazionali ed internazionali portando il nome del Circolo Casellese ad essere presente su moltissimi cataloghi perché ovviamente, a noi del Casellese, non ci basta solamente partecipare e le vittorie ed i piazzamenti ai primi posti fanno ormai parete del nostro DNA. Poteva tanta attività passare inosservata agli organi d’informazione? Sicuramente no!Ed ecco quindi il più bel regalo di Natale che sia mai stato fatto al nostro Circolo. Una delle riviste più importanti nel campo fotografico nazionale ci dedicherà nel mese di febbraio ben quattro pagine, complete di immagini, per far conoscere a tutti i suoi lettori la nostra lunga storia, e gli autori che contribuiscono costantemente a far sì che il nostro circolo continui ad essere seguito con interesse e simpatia. Buon Natale quindi a tutti i soci, ma anche a tutti coloro che con il loro appoggio diretto od indiretto, hanno collaborato, collaborano e collaboreranno nel continuare a mantener viva questa realtà culturalmente importante nel panorama delle associazioni presenti nella nostra città.

Dino De Vecchi

Programma delle attività

Lunedì 12 dicembre: Sarà nostra ospite Gemma Giusta che ci presenterà una proiezione dal titolo: "Isole della Sonda – un viaggio in Indonesia"

Lunedì 9 gennaio: Inaugurazione della mostra collettiva dei soci dal titolo "Pubblicità e commercio" che rimarrà esposta tutti i lunedì sera fino al 13/03; nel corso della serata il socio Giovanni Coizza ci presenterà una proiezione in dissolvenza dal titolo "Mosca e l’antica via della seta"

Lunedì 16 gennaio: Photomatch - 3° Game - i giocatori devono portare 3 diapositive sul tema "Atmosfere Natalizie".

 

 

 

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Regaliamoci la pace

Ci avviciniamo al Natale, la festa religiosa più importante dell’anno. Molti vanno in chiesa per testimoniare la loro fede; tutti indistintamente vanno al "tempio commerciale" (come ha scritto Andrea Borla), ove, alla faccia dell’austerity, acquistano un mucchio di cose, molte assolutamente superflue, cercando le ultime novità da regalare. Probabilmente nessuno dei beneficiati ha necessità di quella cosa e tutti hanno comunque mezzi per procurarsela. La maggioranza dei regali, perciò, vengono subito accantonati, dopo false espressioni di gratitudine. Scambiarsi un pensiero per dimostrare un sentimento d’amore o d’affetto è sicuramente piacevole; ma soprattutto la pubblicità, lo stile di vita, la stupidità umana, "costringono" ad eccedere in un comportamento che non è più spontaneo ma dovuto. Da qualche anno io ho scelto di darci un taglio netto. Il troppo storpia con la realtà di tutti i giorni. Ogni due secondi un bimbo muore di fame, altrettanti per il colera o l’aids: 11 milioni all’anno per malattie meno gravi di un raffreddore, centinaia di milioni non raggiungono l’età della prima elementare; tutto ciò mentre noi facciamo la coda per acquistare l’ultimo modello di telefono cellulare e facciamo 72 rate per il televisore a cristalli liquidi. Falsi valori! Cosa se ne farebbero di quel televisore milioni di persone che non hanno neanche la corrente elettrica? Due mondi, due Natali. Il nostro è il Natale dell’opulenza, delle luci, dei regali, del consumismo e degli affari senza ritegno. È un business senza fine. Questo sfavillio di luci natalizie sembra un meraviglioso "acquario" in cui guizzano costosissimi pesciolini esotici. Per assicurarci che la parete di vetro sia davvero infrangibile e protegga i visi sognanti di bimbi affascinati, noi, o meglio i nostri governi, investono somme astronomiche in armi. Che strano mondo quello che si definisce civile e democratico: non riuscendo a risolvere il problema della povertà, ha deciso di fare la guerra ai poveri. (Edoardo Galeano). La guerra è in corso, ha ucciso e uccide ogni giorno; ci sono in media nel mondo 30 focolai di guerra attivi, milioni di disperati in centinaia di campi profughi. La guerra durerà anche dopo che stolti politicanti, militari e strateghi avranno stabilito di considerarla, dal loro punto di vista, finita. Durerà nei lutti dei sopravvissuti, nei corpi mutilati di molti di loro, colpiti dalle esplosioni degli ordigni rimasti attivi sul terreno per decine d’anni. Nessuno fra quelli che conosco, si dice favorevole alla guerra, ma non tutti sanno che soltanto se saremo capaci di limitare i nostri consumi possiamo pensare ad un mondo migliore. Questo sistema perverso obbliga una parte della popolazione mondiale a lavorare come schiavi, per produrre cose assolutamente inutili per l’altra parte del mondo, con dispendio di risorse ambientali; distruggendo ogni cosa, inquinando la terra, il cielo ed il mare. I "grandi" del pianeta sono accecati dal potere, dal dominio politico ed economico e non vedono quello che è evidente per qualsiasi persona di buon senso; mia nonna l’avrebbe capito, ma loro no. Le persone ragionevoli cercano di adattarsi al mondo. Le persone irragionevoli cercano di adattare il mondo a se stesse. Quindi, il progresso dipende dalle persone irragionevoli. (Bertrand Russell). Viviamo in un’epoca in cui tutti quelli che cercano di emergere dovrebbero essere fermati, sanno solo fare danni. Oggi, per rispondere alla "minaccia del terrorismo" non c’è altro strumento che portaerei, razzi, bombe, truppe, elicotteri, carri armati; la tragedia delle torri gemelle rischia di essere moltiplicata per mille. Abbiamo delegato il nostro destino a dei pazzi senza scrupoli. Chi è informato sui fatti venuti alla luce in questi giorni, su Falluja, non può darmi torto. Il pentagono prima l’ha negato e poi è stato costretto ad ammettere l’uso del fosforo bianco, sugli esseri umani che hanno o avevano la disgrazia di risiedere in quel luogo. Il responsabile poi va in giro per il mondo, ad esempio in Cina e si permette di dire loro che dovrebbero rispettare i diritti umani. Da che pulpito! La pernacchia che ha ricevuto in risposta deve aver scosso le fondamenta della Casa Bianca. Diciamo no a lui e ai suoi "compagni di merende", alla violenza e alla guerra e diciamo con fierezza sì alla pace e alla nonviolenza. Un altro Natale è possibile: ci debbono essere ancora infinite occasioni per augurarci Buon Natale!

Ernesto Scalco

 

 

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La Don Bosco Caselle torna nella "Noi Torino"

2006, ritorno a casa. È questo il significato della riaffiliazione alla "Noi Torino", l’organizzazione che riunisce gli oratori piemontesi, decisa dal Consiglio Direttivo della Don Bosco Caselle il 20 novembre scorso. L’Associazione presieduta da Luca Baracco, infatti, aveva partecipato alla sua fondazione nel 2002, ma negli ultimi anni non aveva rinnovato la propria adesione. Nell’intento, quindi, di stabilire un collegamento più stretto con la realtà giovanile diocesana, rientrare nella "Noi" rappresentava un passaggio fondamentale dai molteplici effetti positivi: il riconoscimento della Don Bosco Caselle come "Associazione di Promozione Sportiva"; la possibilità di usufruire di una qualificata consulenza normativa; la concessione di sgravi fiscali sulle donazioni liberali di chiunque voglia sostenere in futuro l’Associazione.

In parallelo è stato portato avanti un cammino di rafforzamento interno con l’elezione di due nuovi membri del Consiglio Direttivo nell’Assemblea straordinaria tenutasi domenica 4 dicembre, mentre il richiamo alle radici cristiane e all’insegnamento di don Bosco si è concretato nella partecipazione di una delegazione casellese all’incontro dell’8 dicembre al PalaRuffini "La Diocesi di Torino e le Olimpiadi invernali", concluso dalla Santa Messa celebrata dal Cardinale Arcivescovo Severino Poletto per tutti gli sportivi, e all’inizio delle celebrazioni per il 150° anniversario della morte di Mamma Margherita, la quale ebbe un ruolo fondamentale nella crescita umana e spirituale del santo astigiano.

È indubbio che la presenza di un sodalizio forte alle spalle recherà notevoli vantaggi anche alle sue squadre, impegnate nei vari campionati. Nella categoria Libera di calcio a 5, la Don Bosco A di Renato Clerici è passata per 3-2 in casa dell’Auxilium Martinetto e ha regolato per 5-3 il Kiss A all’oratorio "Giovanni XXIII"; è stato rinviato al 7 dicembre per impraticabilità di campo, invece, il match che la vedeva ospite del Ss. Pietro e Paolo. La formazione B di Manuel Desiderio e Alessio Vasca intanto prosegue spedita grazie ai successi per 11-3 sul Grosso, per 4-1 sul Don Bosco Lanzo e per 6-2 sul Don Banche a Borgaro.

La selezione di Under 19 ha liquidato per 7-3 il Sant’Antonio Abate, ma poi i giovani guidati da Luca Innocenti hanno dovuto arrendersi per 8 reti a 5 al Ss. Pietro e Paolo. Non disputato, e vinto a tavolino per 0-3 per assenza della squadra avversaria, il match del 24 novembre ad Orbassano. Nel campionato Uisp femminile, dopo un periodo di carburazione, la squadra di Daniele Maselli e Luca Innocenti ha ingranato la quarta: eloquenti i successi al "C’Entro" di via alle Fabbriche per 3-1 sul Borgonuovo A e per 11-0 sul Borgonuovo Junior, ai quali si aggiunge il 6-1 centrato in casa della San Germanese.

Il gruppo di volley ha invece sfiorato la prima vittoria nella categoria Mista cedendo al tie-break davanti al Frassati dopo aver condotto per 2-0. La scarsità di atleti a disposizione di Elvis Uva e Stefano Tubia ha influito negativamente sul risultato, ma a Testona si sono visti dei notevoli progressi rispetto alle precedenti gare perse per mano del Cpg Orbassano in tre set e del Kiss Grugliasco per 3-1.

L’Associazione Don Bosco Caselle augura a tutti i concittadini un Buon Natale e un felice Anno Nuovo.

Stefano Tubia

 

C'entro

Siamo ormai agli sgoccioli delle feste natalizie, il freddo comincia a farsi sentire e i nostri campionati stanno ormai giungendo alla fine del girone d’andata che decreterà le squadre campioni d’inverno.

Nel campionato di calcetto, troviamo due squadre in vetta alla classifica, Lampalex e Megadyne. La prima ha nel gruppo e nel bel gioco la sua principale arma, i secondi sono micidiali nelle ripartenze e devastanti sotto porta, vedi Picat Re capocannoniere. Diretta inseguitrice Studiò Parrucchieri, staccata di sole tre lunghezze e con in calendario una gara da recuperare. La formazione di Gianotti sembra davvero poter impensierire le due capolista potendo contare su una difesa impenetrabile e sul gran momento di forma di Tomasi, bomber della squadra. La quarta forza del campionato è Cool Running, organizzata e grintosa in ogni incontro, pecca forse di un pizzico di inesperienza e a volte di troppo nervosismo, ma comunque Pecchio e company possono giocarsela per il titolo. Al centro della classifica troviamo Dream Office, New Carpo e Night Club, squadre con buone qualità tecniche individuali, ma spesso le individualità non bastano. Restano leggermente staccate in fondo alla classifica Carrozzeria Caselle, Caffé Rossetti di capitan Tento, Fasolada, Flinstones e Le Ratavoloire.

Nel campionato di calciotto La Fornarina sembra aver preso il largo, tre punti di vantaggio però non sono molti e Unicable Service può sicuramente rientrare nella corsa per il titolo di campione d’inverno. Staccate di qualche punto troviamo la Longobarda, squadra capitanata e trascinata magistralmente da Vaira, difensore di ben note doti tecniche e tattiche. Longobarda divide la poltrona del terzo posto con Stella, ritrovata dopo qualche giornata di crisi, tornata a lottare trascinata da "gladiatori" come Tanara, Durello e Brancaccio, per citarne qualcuno. Sapore di Pane, quarta forza del torneo, ha subito notevoli cambiamenti dopo la lunga sfilza di infortuni subiti in questo girone d’andata, ora sembra aver smaltito le assenze tornando alla vittoria e raggiungendo così il quinto posto. Caffé Garibaldi di Raffa Delle Donne alterna ottime prestazioni a sconfitte spesso rocambolesche dovute a qualche distrazione di troppo in fase difensiva. Altamura e Sbrazzato si confermano coppia ben affiatata e promettono con i loro gol di portare i compagni in ben altre posizioni. Mai Tai Bar e Votozero sembrano aver definitivamente superato il periodo nero e hanno trovato la giusta organizzazione di gioco per scalare qualche posizione. Non se la passano tanto bene invece la Filmar, a corto di uomini e giocatori e Elimar.tex, brutta copia della squadra campione dello scorso campionato. Fanalino di coda resta D.B., sfortunata formazione ancora alla ricerca del primo successo in campionato.

Non mi resta che salutare, rinnovare l’appuntamento al prossimo numero e augurare a tutti i lettori un felice periodo natalizio. Tanti auguri a TUTTI.

Manuel Desiderio

 

 

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Caselle Calcio: 6 a 1

Dopo un mese di assoluta difficoltà per i rossoneri è forse giunto il momento di dare un calcio alla crisi. Il mese di novembre, infatti, è stato particolarmente negativo per la prima squadra del Caselle Calcio, segnato da sconfitte e pareggi davvero inutili che hanno permesso a Leinì e San Maurizio di prendere il largo in classifica. La distanza tra le prime della classe e il Caselle non è comunque abissale e la formazione rossonera ha già dimostrato di avere tutte le carte in regola per recuperare il divario. Peccato, come detto, per un mese di novembre davvero negativo. Iniziato con il pareggio, 1-1, sul campo dell’ostico Filadelfia, a Torino.

I rossoneri si sono trovati sotto di un gol dopo appena dieci minuti (gol di Tarasco) riuscendo ad agguantare il pareggio soltanto allo scadere con un calcio di rigore trasformato dal solito Fiderio. Un risultato stretto per il Caselle che ha sprecato diverse palle gol e non è riuscito a riagguantare il pari se non poco prima del triplice fischio finale, troppo tardi per portare a casa il risultato pieno. È in casa che i rossoneri trovano nuovamente delle difficoltà nel fare punti: lo dimostra l’inutile pareggio ottenuto tra le mura amiche con il Barcanova Salus. Finisce 0-0: la macchina da gol casellese si è bloccata. Il Barca resiste agli assalti dei padroni di casa e rischia persino di fare il colpaccio ai danni di una squadra, quella di Virardi, che proprio non riesce ad ottenere nemmeno un pizzico di fortuna per vincere il match. Ben peggio è andata la trasferta di sette giorni dopo sul campo del Vanchiglia. I granata, infatti, hanno approfittato del momento negativo del Caselle per infliggere ai rossoneri una pesante sconfitta. Pesante non dal punto di vista del punteggio, la formazione casellese infatti è stata sconfitta solo di misura, ma pesante dal punto di vista della classifica: mentre la formazione di Roberto Virardi perde a Torino, infatti, le prime della classe inanellano tutte risultati positivi, aumentando il divario in graduatoria. Un divario che aumenterà ulteriormente la settimana successiva a causa del pareggio ottenuto dal Caselle sul campo dell’Eureka Settimo. È l’ennesima dimostrazione della sterilità dell’attacco rossonero. Una sterilità inusuale, durata per tutto il mese di novembre. Preoccupante, oltretutto, perché se non si segna non si vince e le prime della classe sono destinate a scappare via definitivamente. Anche con l’Eureka Settimo il rossoneri hanno avuto diverse palle gol per portare a casa la partita poi, alla fine dei conti, è andata bene che il match si sia concluso senza reti: allo scadere, infatti, l’Eureka ha usufruito anche di un calcio di rigore che il portiere casellese ha, per fortuna, parato. Il periodo nero è terminato, si spera, con il bel successo interno ai danni dell’Italia 1861. Un successo netto, di quelli "da Caselle" che ha portato la firma di un attacco finalmente ritrovato con i gol di Zingariello, Bianco, Facco e Grivet. Un successo "umile", come aveva chiesto il tecnico del Caselle sette giorni prima di ritornare finalmente al successo. La classifica non è proibitiva: ci sono diversi punti da recuperare ma non è detto che le prime della classe non possano attraversare, soprattutto in primavera, dei periodi negativi. A quel punto il Caselle si dovrà far trovare pronto per assaltare nuovamente le parti alte della classifica, quelle che contano per tornare immediatamente in Promozione.

Alessandro Previati

 

Calcio giovanile

Siamo quasi giunti al giro di boa per quanto riguarda la stagione in corso e, a grandi linee, il settore giovanile del Caselle Calcio si sta comportando in modo più che dignitoso in tutte le categorie.

Ed è per questo che alcuni ragazzi sono stati convocati nella rappresentativa provinciale dando così soddisfazione ai Mister, ripagandoli degli sforzi affrontati in questa prima parte della stagione.

Finalmente anche i nostri ragazzi potranno mettersi in evidenza e confrontarsi con i pari età di altre Società.

A rigor di cronaca (e di vanto!!!) elenchiamo i giocatori convocati in Rappresentativa Provinciale:

Cat. Giovanissimissi fascia B:

Fabio Fernicola

Daniel Lauria

Francesco Mura

Cat. Allievi fascia B:

Umberto Suppo

Antony Casagrande

Cat. Juniores:

Alessandro Pertosa

Fabio Lamendola

Davide Ossati

Ario Di Rienzo

Roberto Rega

Siamo certi che durante il corso dell’ anno, altri "casellesi" verranno convocati, dando così lustro alla Società calcistica di Caselle.

Ricordiamo inoltre che sono sempre aperte le iscrizioni per la scuola calcio per i nati dal 1993 al 1996. Potrete effettuare l’iscrizione presso la segreteria aperta dal lunedì al venerdì dalle 17,30 alle 19,30 in via alle Fabbriche, 127.

 

 

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CAI si riparte

Il clima di questo inizio di novembre ci ha riservato giornate soleggiate e non particolarmente fredde che hanno ancora consentito ai nostri soci più volenterosi di effettuare escursioni sulle nostre montagne. Non di meno le immagini di abbondanti nevicate proposteci dalla televisione e le prime spruzzate di neve, sollecitano i nostri amici a preparare l’attrezzatura ed anche "il fisico" alla prossima stagione che ci auguriamo benigna.

L’11 dicembre ci sarà un primo assaggio dell’attività su pista con la gita a Puy Saint Vincent, con prezzi stracciati per gli abbonamenti agli impianti, proposti da una giornata promozionale.

Dopo la pausa natalizia e cioè dal 15 gennaio del prossimo anno cominceranno le uscite verso le migliori stazioni invernali della Maurienne in concomitanza con le lezioni di sci e snowboard, impartite da maestri FISI, al seguito. La cadenza delle gite ed il relativo calendario, pur condizionato dalle manifestazioni olimpiche verrà comunque tempestivamente reso disponibile presso la sede.

I corsi sono rivolti a sportivi di qualsiasi livello, raccomandando comunque per i minori la presenza di un adulto.

È nostra intenzione organizzare pure alcune facili uscite di sci alpinismo, concordandone di volta in volta data e località.

Augurandoci una favorevole stagione invernale, siamo a disposizione per ogni necessità, nelle serate del giovedì a partire dalle ore 21,30 presso la sede di via Leinì.

B&B

 

Boccenotizie

Come avevo già scritto lo scorso mese sembra proprio che l’autunno sia la stagione migliore per la nostra Bocciofila.

Dopo i bei successi che avevo ricordato il mese scorso, ne devo ricordare ora un altro importante e di notevole levatura tecnica.

Sto parlando del successo ottenuto dalla coppia formata da V.Gallo e G. Martini sui campi della Bocciofila "Certosa" di Collegno, organizzata da quella società per domenica 20 novembre, e di cui hanno dato notizia i grandi quotidiani nazionali sportivi e non.

I nostri eroi sono andati a vincere una gara regionale riservata a coppie A/C oppure B/B ed alla quale erano iscritte ben 32 agguerrite formazioni.

Ma non è tutto qui; perché a completare la bella giornata, dei giocatori della Casellese, è arrivato anche il terzo posto dell’altra coppia rosso/nera formata da G. Campion e F.Salvaia.

Le nostre due coppie hanno messo in riga formazioni di notevole caratura tecnico/sportiva quali quelle del Pianezza e della Brb Olivetti. Non male; anzi molto bene.

Com’è ormai evidente l’Associazione Bocciofila Casellese si è sistemata tra le società (anche se della seconda fascia) che contano e che si fanno rispettare su tutti i campi del Piemonte e, speriamo, d’Italia.

Devo ora dare notizie dei due tornei serali che si stanno disputando sui nostri campi nelle sere di lunedì e mercoledì.

Nel primo (dedicato alla memoria diEzio Quaranta) le cose non sono ancora così chiare perché, dopo sei giornate, ci sono tre formazioni che si contendono il comando della classifica e sono: la terna del Coiffeur Salvatore, la terna dell’Idraulica fratelli Bergonzi e quella della Macelleria Zaccone.

Nel secondo (dedicato alla memoria di GiovanniGaida) sembra che si stia invece delineando la supremazia della terna dell’A.B. Casellese composta da Graziano Marchino (il nostro Direttore Sportivo), Carrera e Sibona che alla sesta giornata hanno collezionato quattro vittorie e hanno ripostato due turni.

Molto probabilmente soltanto alla ripresa, dopo le feste natalizie, le cose cominceranno a delinearsi più chiaramente e si potrà così capire chi può aspirare alla vittoria finale e ad alzare il trofeo riservato ai vincitori.

Il Presidente della Bocciofila Casellese, Gigi Fiorio, e il Direttivo al completo colgono l’occasione (attraverso il nostro giornale) di porgere ai soci della Bocciofila e a tutti i casellesi i più fervidi auguri per unfelice Natale e un Buon Anno nuovo.

E. Pavanati

 

 

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