| INCONTRO INTERNAZIONALE DI FOLCLORE |
| SABATO E DOMENICA |
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Domenica 6 maggio 2007 3° CHAPITTRE INTERNAZIONALE PROGRAMMA Ore 9,30 Ritrovo delle
Confraternite in Piazza Merlo Ore 13,00 Convivio |
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Associazione "Confraternita del salam d'la turgia"
DOMENICA 26 MARZO 2006
2° CONCORSO VALLI DI LANZO DEL SALAME DI TURGIA
PROGRAMMA MANIFESTAZIONE:
· Ore 10,00: Sala "Fratelli
Cervi" Via Mazzini 60 - Caselle To · Ore 12,00: Premiazione 1° CONCORSO ENOGASTRONOMICO "LA RICETTA DEL SINDACO"
Concorso culinario su piatti e prodotti
del territorio piemontese tra alcuni sindaci Palatenda Prato Fiera di Caselle To Dalle ore 14,00 alle ore 17,00 Dalle 15,00 alle 18.00 Alle ore 18,00 I Sindaci saranno guidati nelle loro realizzazioni dal
signor Giovanni Grasso del ristorante Presso il palatenda dalle ore 10,30 alle ore 19,00 si svolgerà la GARA MINI 4 WD per categorie Let's & Go - Super Stock
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3° Sagra del SALAM ëd TURGIA 2005
22 maggio
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| Programma Sagra culturale ed
enogastronomica "Conosciamoci attraverso i sapori"
Caselle Torinese punto di partenza Dal 17 maggio al 22 maggio 2005 Amministrazione Comunale di Caselle Torinese -
Patrocinio della Presidenza della Provincia di Da martedì 17 maggio Mostre a tema a cura delle associazioni locali Giovedì 19 e venerdì 20 maggio Degustazioni al pubblico presso i portici Giovedì 19 maggio Alle ore 10,00 presso la Sala F.lli Cervi Interverranno: Dott. Paolo Bertolone Elis Calegari Direttore Responsabile Mensile "Cose Nostre": Prof.ssa Maria Costantino Dirigente Scolastico Circolo Didattico Clivio Leone Fiduciario A.M.I.R.A. Torino Paolo Gremo Assessore ai Progetti di Sviluppo delle Attività Produttive della Città di Caselle Torinese. Party finale con cibi della "buona salute". Sabato 21 e domenica 22 maggio Chiesa dei Battuti: Mostra "I 60 ANNI DALLA RESISTENZA". Sabato 21 maggio Alle ore 17,00 presso la Sala Polifunzionale Elis Calegari Giuseppe Marsaglia Cagnola Dott. Paolo Bertolone Sante Biondi Prof.ssa Maria Costantino Dott.ssa Elena Di Bella Clivio Leone Dott. Safran Mansour Pilar Yenque Paolo Gremo Al convegno seguirà rinfresco a tema. Domenica 22 maggio Nel centro storico, totalmente -stand per la promozione e vendita di prodotti
enogastronomici multietnici, con possibilità -spettacoli e trattenimenti, a cura Piazza Boschiassi: -Punto informativo. -Stand Assessorato all’Agricoltura -Punto di partenza per visita guidata alle cascine locali. -Confraternita del "Salam d’la turgia". -Raduno della Confraternite con stand espositivi. -Punto di partenza per passeggiate Portici Palazzo Mosca: -Mostra "IL FASCINO DELL’INDIA". Palatenda del Prato Fiera: -Mercatino dei produttori degli alimenti -Raduno dei "CASELLE D’ITALIA", -I Piccoli Cuochi con le loro prelibatezze. Area circostante il Palatenda: -Dimostrazioni di mungitura e preliminari -"TUTTI IN SELLA!" – passeggiate a cavallo per bambini e adulti con istruttore. Per ulteriori dettagli e per conoscere orari
degli spettacoli e di inaugurazione
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Sagra del SALAM ëd TURGIA 2004
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Sagra del SALAM ëd TURGIA 2003
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Al centro il gran maestro della confraternita del "salam ed turgia" Mauro Pogliano |
Cosè e come è fatto il "SALAM ëd TURGIA"
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Dott. Andrea Fontana Medico
Veterinario Il salame di turgia Ingredienti, tecnica di lavorazione, consumo Nell’abside della chiesa parrocchiale di Groscavallo, un piccolo comune posto quasi alla fine della Val Grande nelle Valli di Lanzo, in provincia di Torino, si può ammirare un affresco ottocentesco opera del pittore Andrea Gastaldi. Esso raffigura la Maddalena ai piedi del Nazareno; in secondo piano, una mensa imbandita e numerose altre figure. Sulla destra si distingue un servitore che reca un vassoio dal contenuto quantomeno insolito: infatti vi è raffigurato un bel pezzo di salame, prodotto tipico delle Valli di Lanzo, ma di certo non comune per un dipinto di questo genere e, soprattutto, per una mensa ebraica come quella rappresentata. In realtà si tratta di un richiamo al mestiere di coloro che finanziarono la realizzazione dell’affresco, ovvero una famiglia di salumai del posto. Questo per far comprendere quanto fosse già allora diffusa ed apprezzata l’arte di produrre insaccati nelle Valli di Lanzo e nel vicino Canavese. Essi erano un tempo alimenti popolari, quasi "cibi della povertà", destinati perciò a tavole di certo non riccamente imbandite. Tuttavia erano anche abbastanza completi, nutrienti e poco costosi e proprio per questo motivo risultavano importanti soprattutto in periodo di carestie, quando non ci si poteva permettere altro che questo tipo di companatico. In tempi più recenti gli insaccati sono passati da un ruolo di alimento principale di un pasto ad un ruolo quasi marginale, relegati alla funzione di semplice antipasto. Vi è stato quindi un passaggio epocale da cibo di necessità a ghiottoneria, in altre parole cibo pregiato da gustare in piccole quantità. È stata quindi l’evoluzione dei gusti e delle abitudini, sommata ad un lento e progressivo spopolarsi delle nostre montagne e campagne a fare in modo che certi insaccati venissero via via dimenticati. Infatti, per secoli la scarsità di comunicazioni e contatti e la sopravvivenza di comunità relativamente chiuse, ha favorito la trasmissione di padre in figlio e di generazione in generazione di abitudini alimentari e quindi anche di tecniche di macellazione, di taglio, di utilizzazione e conservazione delle carni, di arricchimento con spezie, erbe e vino. Ogni zona aveva i propri prodotti caratteristici, vere e proprie specialità di cui oggi si stanno perdendo le tracce. In questo modo quindi si possono spiegare le diverse tipologie di salumi esistenti e le differenti maniere di preparazione degli stessi quando si passa da zona a zona. Ugualmente si può motivare con quanto detto lo scarso apprezzamento di cui gode un certo insaccato anche a pochi chilometri di distanza da un’area in cui quello stesso salame viene considerato una prelibatezza in senso assoluto. Il salume più caratteristico e tradizionale della nostra zona è sicuramente il salam éd turgia. Per turgia in piemontese si intende una vacca anziana, ormai giunta alla fine della sua carriera produttiva oppure, più comunemente, una vacca da latte che non ha partorito vitelli. Sinonimi ne sono giora, che sottolinea però l’anzianità e lo scarso valore del capo piuttosto che l’improduttività, e tiòrgi, termine in uso nella Valle di Viù del tutto simile per assonanza e per significato al più comune turgia. Come si può facilmente dedurre, questo salame è un piatto povero, che fa parte forse più di altri della gastronomia di necessità cui si è in precedenza fatto accenno. Soprattutto sulle montagne infatti erano poche le famiglie che potevano permettersi di consumare carne nei giorni di grande festa, e ancora più rare quelle che potevano mangiarla di domenica. Di solito la mangiavano quando per disgrazia moriva qualche animale della stalla; in questo caso facevano anche salami e quelli di carne bovina erano per l’appunto detti salam éd tiòrgi, da consumarsi freschi, sia crudi che cotti, oppure stagionati. Al giorno d’oggi, come è naturale, questo insaccato non viene più consumato per esigenze puramente nutritive, ma per stuzzicare in maniera oltremodo delicata i palati dei veri intenditori. Esso infatti ha una ricetta ben codificata, molte volte mantenuta gelosamente segreta dai produttori stessi, la quale comprende oltre alla carne bovina, il grasso suino, le spezie, il sale ed il vino; ogni artigiano poi tende ad aggiungere al salame un tocco personale in modo da renderlo inconfondibile. Vediamo ora le tecniche di preparazione del salame di turgia. Si sceglie una vacca improduttiva da almeno due anni adatta per essere macellata. Dopo le normali operazioni di scuoiamento e di eviscerazione, la carcassa viene posta per tre o quattro giorni a refrigerare alla temperatura di 0-2 0C, dopodiché viene disossata. Per la produzione del salame vengono generalmente selezionate le parti anteriori, come spalla, collo, punta, pendor (pancia) vista la loro maggiore succosità, ma sono ugualmente valide anche le parti posteriori. Le carni scelte vengono liberate con accuratezza da tendini, connettivo, aponeurosi, insomma da tutte quelle parti che di solito vengono definite come nervetti. Deve essere asportato inoltre tutto il grasso. Una volta eseguite queste operazioni si passa la carne una prima volta al tritacarne con lo stampo a fori di 4 millimetri. Al magro così tritato viene aggiunto il lardo di suino, in quantità che può variare da 35 a 40 chilogrammi ogni 100 chilogrammi di carne bovina. Il grasso è ovviamente quello di suino, perché come è noto il grasso bovino non sarebbe adatto per via del suo sapore e la sua consistenza. Il lardo che è preferibile usare è quello della vena, ma è anche possibile l’utilizzo di pancetta: l’importante infatti èche si usi grasso duro che non si sbricioli durante la lavorazione. Una volta unito il lardo si passa nuovamente il materiale al tritacarne, questa volta con stampo a fori di 8 - 10 millimetri. Si procede quindi con l’impasto vero e proprio, per far sì che il lardo e la carne risultino uniformemente distribuiti. Durante questa operazione viene aggiunta la cosiddetta concia che è costituita, riferendosi a 100 chilogrammi di impasto, da: · 3 chilogrammi di sale marino fino, quantità che può variare anche in rapporto all’esperienza del salumaio che valuterà la carne che sta lavorando, ed in base al suo colore rosso più o meno intenso aggiungerà minori o maggiori quantitativi di sale; · 250 grammi di pepe bianco oppure nero, di cui la metà spaccato e la metà macinato finemente; · 50 grammi di noce moscata in polvere; · 100-120 grammi di droga mista Sublime, in cui sono presenti chiodi di garofano, cannella, macis (la membrana che avvolge il seme della noce moscata) e numerose altre spezie; · 17 grammi di salnitro, che non tutti i produttori però usano. A tutto questo vanno aggiunti 10 spicchi d’aglio, prima pestati al mortaio e poi messi in infusione in un litro di vino rosso, indifferentemente se Barbera, Grignolino oppure Nebbiolo, che viene infine filtrato sull’impasto di modo che permanga soltanto un leggero aroma. Si passa quindi all’insaccamento, tramite insaccatrici manuali o meccaniche, utilizzando budello torto di bovino di misura da 40 a 46+, e di lunghezza di circa 20 centimetri. Il budello è sottoposto a un anno di salagione e prima dell’uso viene dissalato in acqua alla temperatura di 350C, con l’aggiunta di un cucchiaio di aceto ogni 10 litri di acqua. Ultima operazione è la legatura con spago 2/8 effettuata unicamente alle due estremità del salame con un nodo semplice, preceduta dalla foratura dell’involucro con uno speciale strumento detto in gergo foretto. Consumo: Il salame di turgia può essere consumato fresco, vale a dire dopo appena un giorno di maturazione, sia crudo che cotto, oppure stagionato. In tal caso la stagionatura sarà di almeno 15 giorni in cantina, ovvero in luogo fresco e ventilato, a temperatura ambiente, con un calo in peso nell’ordine del 25%. La stagionatura può considerarsi completa quando compare una leggera patina biancastra sulla superficie esterna del salame. In una realtà di allevamenti sempre più moderni ed intensivi anche le vacche sicuramente non vengono lasciate in stalla per un periodo così lungo senza produrre, perciò procurarsi la materia prima ad hoc potrebbe diventare un problema per la sopravvivenza stessa del salame di turgia così come lo conosciamo. Molti produttori utilizzano ormai carni provenienti da bovine da carne normali senza dunque la caratteristica di essere improduttive. Pur cambiando la materia prima si dovrebbero tuttavia mantenere intatte le tecniche di lavorazione ed insaccamento di questo salume che fa parte della storia delle valli di Lanzo: a questo fine sarà importante l’opera appassionata dei pochi veri artigiani rimasti nella zona, depositari di una tradizione che deve continuare a caratterizzare la nostra cultura gastronomica.
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LES DISCIPLES DE AUGUSTE ESCOFFIER Pubbliche relazioni per l’Italia Paolo Bertolone RICORDI…………RICORDI DEL GRANDE GIORNO DELL’UCCISIONE DEL MAIALE IN CASCINA
È il ricordo di quando, bambino, vivevo la vita dei contadini come un ragazzo di campagna: un grande animale morente visto il giorno prima nella solennità del suo porcile e dei suoi duecento e più chili. Avevo sentito nella nebbia ovattata di un gelido mattino uno strillo acuto, lamentoso. In quel momento il maiale moriva dissanguato appeso a testa in giù, la gola trafitta dal coltello aguzzo del norcino. Il maiale amorevolmente nutrito di mille cose buone (ghiande, mele, erba fresca e buona crusca, barbabietole e poi polenta) moriva così quel giorno come centinaia di anni prima con rito crudele. L’opulento bestione spirava così lentamente cedendo l’ultima goccia di sangue per la bianchezza e squisitezza delle sue carni. Iniziava il travolgente lavoro del "masa-crin" che poi integrava quello della cuoca, del gastronomo, del gourmet. Dal sangue ne provenivano i sanguinacci al latte con cipolla, cervella, noce moscata, uva passa e il resto: cibo rustico e antico. I budin erano la prima fase del giocondo pranzo che celebrava e festeggiava l’uccisione del maiale in cascina. A questo punto: guai seri se veniva dimenticata l’ultima fetta dell’ultimo salame dell’anno prima: si infrangeva il rito! Seguivano i cotechini: carne e cotica pazientemente macinata a mano con l’aggiunta di aglio, droghe e vino nero. Ai più anziani una cucchiaiata di cavoli brasati, per tutti lenticchie a volontà. Ed ecco nella fumosa cucina un agitarsi frenetico di tante donne e di tante padelle. Era il magico momento del gran fritto misto atteso da un intero anno: frittura nera, frittura bianca, il cuore tagliato a striscioline, le dorate piccatine dei lombi, tocchetti di salsiccia, cervella ed animelle passate nel pan grattato ed infine d’obbligo: le "GRIVE" ed i sublimi BATSOA (bas de soie per i più raffinati). Non c’era un attimo di sosta perché già stava arrivando in tavola il grand peirol della minestra: ceci, fagioli di Spagna, cotenna, testina, musetto, orecchie e codino. I nonni aggiungevano una lacrima di olio verde, una torchiata di pepe nero, un pizzicone di formaggi grattugiato. Tutto bisognava mangiare. Chi saltava qualcosa non sarebbe passato alla storia; avrà la nevrosi si sussurrava: A 1‘avrà la picundria sentenziavano i più saggi. Ed ecco che venivano tirate fuori le fascine delle viti ormai potate e, al calore della loro brace, sgocciolato il grasso via via durante la controllata cottura arrivavano in tavola le costine del porco e, per i più intransigenti, il lombo arrostito nel latte appena munto ed il capocollo stufato con vino, aceto e zucchero. I bambini che, testa appoggiata al braccio sul tavolo, aveva no già sognato tanti rosei porcellini, si svegliavano tutti assieme perché stava per sopraggiungere il loro piatto preferito: le mele intere al forno con tanto di zucchero caramellato. I grandi con fare sornione e mano lesta pescavano dalle grandi arbarelle , pesche, prugne e "graffioni" messi l’estate scorsa sotto spirito dalla padrona di casa; cose sfiziose da gustarsi lentamente, molto lentamente così... .tanto per" disnausiese". Terminava qui la battaglia che aveva occupato l’intera giornata. Consumato con gioia e saggezza, gustato in tutti i suoi particolari, il porco in tavola non c’era più. Erano però rimasti in dispensa per ricordarlo durante un intero anno i grossi cacciatorini, i salami crudi, e da fare cotti, il lardo della vena e tanti graziosi cotechini. Meditiamo su questo Grande Pranzo del Maiale e riconosciamo che oggi è un’autentica avventura concessa da rivivere a pochi privilegiati. Da rivivere perché si tratta di un momento di cultura passata, di civiltà contadina, di un lontano ricordo di pantagruelico banchetto del tutto isolato neI nostro quotidiano vivere non sempre povero e parco. Inorridiranno gli amici pieni di idee moderne: del semplice, del leggero, del dietetico, del magro in cucina. Sarà così, ma io preferisco il mio primo pranzo del maiale tra le nebbie dei campi mappanesi nell’anno del Signore 1930. Si stracceranno i camici bianchi i dietologi, i medici di famiglia, ma sono sicuro che mi perdoneranno. Si fa solo una volta all’anno e poi dicono i cinesi: "se vuoi essere felice un’ora ubriacati, se vuoi essere felice un giorno sposati ma se vuoi essere felice una vita siediti ad una tavola imbandita, sarai felice tu e farai felici gli altri". Da una conversazione con Giovanni Goria su: L’INFORMATORE ALIMENTARE anno 1982
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Il salame di turgia E’ l’insaccato preparato con carne di vacca da latte improduttiva e grasso di maiale. Tipico delle valli di Lanzo Torinese, Chialamberto, Fiano e Pessinetto. La sua preparazione differisce dunque dai tradizionali insaccati di solo suino per la presenza di muscolo di bovino e per la contemporanea presenza di grasso suino ed altre parti, semigrasse o magre, del maiale. Ciò conferisce a questo tipico prodotto piemontese caratteristiche nutrizionali ed organolettiche particolari. E’ dunque utile ricordare che il grasso del suino, rispetto al bovino, contiene il 9% di acidi grassi poliinsaturi, gli stessi presenti nell’olio di pesce e utile alla prevenzione e alla cura di talune alterazioni del metabolismo dei grassi nell’uomo. Purtuttavia resta molto ricco di acidi grassi saturi, dunque aterogeni, sia pur in minor misura di quanto non sia, appunto, il grasso da bovino. Il "lardo" fornisce 890 calorie per 100 gr e ben 86 gr di colesterolo. La contemporanea presenza, nel salame della turgia, di carne bovina, conferisce al prodotto finito un apporto di calorie e di colesterolo inferiore agli analoghi preparati di solo suino. Ricordiamo infatti che 100 gr di carne bovina forniscono 90 calorie se derivanti da vitello; nella bestia adulta, 130 calorie dalle parti magre, 215 da quelle semigrasse e 335 da quelle grasse. Il contenuto di colesterolo varia da 60 a 65 gr Cento grammi di carne di maiale forniscono invece 145 calorie dalle parti magre, 270 da quelle semigrasse e 400 da quelle grasse; mentre la bistecca magra ne fornisce solo 100, cosi come il prosciutto completamente privato del grasso. Il contenuto in colesterolo ammonta a circa 70 gr. Il contenuto proteico della carne bovina varia da 14.5 gr ogni 100 gr delle parti grasse per giungere ai 20.1 gr delle parti più magre. Le proteine contenute in 100 gr di suino, variano dai 14.5 gr per cento delle parti grasse ai 18.3 gr della bistecca di maiale magra. Proteine e grassi (lipidi) rappresentano dunque, ovviamente, la parte più rilevante di ciò che introdurremo con l’alimentazione apprestandoci a gustare un insaccato come il salame e, in particolare, quello della "turgia". Esse fanno comunque parte (rilevantissima) degli ormai noti "7 gruppi" alimentari (tabella) alla base dell’alimentazione umana. Potranno essere utili, a questo punto, alcuni appunti di fisiologia dell’alimentazione riguardanti proteine e lipidi. BREVI APPUNTI DI FISIOLOGIA DELLE PROTEINE E DEI LIPIDI Le proteine Le proteine sono molecole complesse costituite da carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto. Ogni grammo di proteine fornisce 4 calorie. Poiché è necessario un continuo ricambio e rinnovo del patrimonio cellulare del nostro organismo, le proteine costituiscono un principio nutritivo insostituibile e indispensabile. Non possono essere accumulate all’interno del corpo umano come accade per gli zuccheri e per i grassi, ma subiscono una quasi immediata utilizzazione: devono dunque essere introdotte con l’alimentazione in modo continuativo per non incorrere in carenze. Esse fanno parte della composizione cellulare, sono indispensabili all’uomo per fabbricare i propri tessuti, partecipano alla formazione degli enzimi, degli ormoni e degli anticorpi. Al contrario delle piante, gli animali e l’uomo devono trovare le proteine all’esterno di sé stessi, questo è il motivo per cui devono mangiare altri animali o vegetali. Le proteine presenti nei cibi vengono ridotte, all’interno dell’apparato digerente, nei 23 costituenti elementari chiamati "aminoacidi". Tra questi, 8 sono detti essenziali", questo perché l’organismo non può farne a meno, non riuscendo a sintetizzarli da altre sostanze: deve dunque assumerli consumando alimenti di origine animale. Quando tutti gli aminoacidi essenziali sono presenti, la proteina è completa. I tessuti animali destinati alla alimentazione forniscono proteine complete, simili a quelle dell’uomo, mentre le proteine vegetali sono incomplete: infatti richiedono l’introduzione alimentare contemporanea di proteine animali, che servono a completare la carenza degli aminoacidi Secondo l’OMS, il fabbisogno giornaliero di proteine derivate da una dieta mista di proteine animali e vegetali (con prevalenza delle prime) è di 0.7-1 grammo circa pro chilo di peso corporeo. Ma il fabbisogno di proteine varia nelle diverse fasi della vita: nel bambino e nell’adolescente è di circa 2 gr circa per kg mentre nell’anziano è di 1,2-1,4 gr. Eccedere nella assunzione di proteine è superfluo e può essere dannoso.
I lipidi (grassi) I lipidi alimentari sono costituiti da una molecola di glicerolo associata ad acidi grassi. 1 gr di qualsiasi grasso fornisce circa 9 calorie. La differenza fra i vari tipi di grasso riguarda i diversi tipi di acidi grassi che compongono la molecola, per esempio nel burro c’è in prevalenza acido butirrico mentre nell’olio di oliva prevale l’acido oleico. Il glicerolo, invece, non cambia. Gli acidi grassi (fig. 1) si dividono in: Saturi (gli atomi di carbonio sono legati fra loro da un solo legame), per esempio l’acido butirrico del burro. Monoinsaturi (due atomi di carbonio sono legati da un doppio legame), per esempio l’acido oleico dell’olio di oliva. Poliinsaturi: (due o più atomi di carbonio sono legati fra loro da più doppi legami), per esempio l’acido linoleico dell’olio di semi.
I lipidi sono costituenti principali degli oli e dei grassi "solidi", come il burro, ma si trovano anche in alimenti quali le carni, i pesci, i formaggi ed alcuni vegetali fra i quali le olive. La maggior parte dei grassi finge da riserva energetica sotto forma di "trigliceridi". Gli "acidi grassi" sono loro componenti fondamentali: essi si dividono in "saturi" ed "insaturi", come sopra descritto, a seconda delle loro caratteristiche chimiche. I primi prevalgono nel mondo animale e sono rappresentati soprattutto dall’acido palmitico e dallo stearico oltre che dal butirrico. Gli insaturi sono invece più rappresentati nei vegetali e negli animali che vivono a basse temperature; essi sono ulteriormente suddivisibili in mono- e poli-insaturi e i più importanti sono l’oleico fra i primi (nell’olio di oliva) ed il linoleico e linolenico tra i secondi (nell’olio di oliva e nei pesci). I lipidi sono parte importante della costituzione delle cellule (sono i costituenti fondamentali della membrana cellulare) e hanno la caratteristica di conferire appetibilità ai cibi sotto forma di "condimenti". I lipidi partecipano in modo importante all’assorbimento intestinale di importanti vitamine (A, D, E, K) dette per l’appunto vitamine liposolubili. I grassi sono anche precursori di composti indispensabili come gli ormoni e le prostaglandine. Fra gli acidi grassi poliinsaturi ci sono quelli definiti "essenziali" (linoleico, linolenico, arachidonico), poichè non possono essere sintetizzati dall’organismo ed è dunque indispensabile introdurli con l’alimentazione. Studi degli ultimi anni hanno valorizzato altri acidi grassi poliinsaturi (acido eicosapentaenoico, EPA, e acido docosapentaenoico, DHA) presenti nei pesci, specie quelli dei mari freddi, utilissimi nella regolazione del metabolismo dei grassi ematici (ipercolesterolemie e ipertrigliceridemie). Non è dunque possibile un’alimentazione equilibrata senza grassi animali e vegetali. Dal punto di vista nutrizionale, è auspicabile che il 30% delle calorie giornaliere provenga dai grassi (fig. 1). Bisogna però favorire e consigliare il consumo di grassi di origine vegetale perché gli acidi grassi poliinsaturi e monoinsaturi (presenti soprattutto negli olii di oliva e di semi) posseggono proprietà preventive nei riguardi dell’aterosclerosi (fig.2), situazione patologica legata fondamentalmente ad accumulo di colesterolo a livello delle pareti interne di importanti e vitali arterie (cuore e cervello). Gli insaccati sono dunque, come detto, alimenti ricchi di grassi a prevalente componente di acidi grassi saturi. Il salame della turgia., composto da grasso suino in associazione alla carne bovina, è sostanzialmente meno apportatore di grassi dannosi rispetto ad altri insaccati , contenendo una parte di "insaturi" derivanti dal grasso di maiale e una minor quota di colesterolo e calorie legata alla presenza di carne bovina.Rimane purtuttavia alimento, alla pari degli altri insaccati, da consumare con moderazione e occasionalmente. Raccomandazione rivolta soprattutto a chi èaffetto da alterazioni del metabolismo lipidico (colesterolo e trigliceridi elevati), a chi soffre di ipertensione arteriosa (per la notevole presenza di sale, NaCì), a chi è affetto da diabete e obesità (per l’elevato apporto calorico).
Date queste doverose raccomandazioni, non ci stancheremo mai di invitare tutti a nutrirsi con intelligenza, ricordando la nostra entità di esseri "onnivori", dotati di denti per tagliare, macinare, strappare e di un apparato digerente giunto ad un grado di perfezione, nella sua funzione di assorbimento, tale da permetterci di godere di tutto ciò che la natura ci mette a disposizione. Al bando dunque le diete "monoalimentari", le invenzioni dell’ultimo "guru", i regimi squilibrati. Per chi gode di buona salute tutto è permesso nei limiti del buon senso, anche il salame della turgia e gli altri prodotti a prevalente componente "satura", se consumati occasionalmente e se è in noi radicata l’abitudine di consumare larghe quantità di ortaggi freschi e pesce, moderate quantità di frutta fresca, olio di oliva extravergine e una buona quantità di fibre alimentari. Vittorio Gallo
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produttori del "salame di turgia"