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INCONTRO INTERNAZIONALE DI FOLCLORE

 

SABATO E DOMENICA
   

 



 

Domenica 6 maggio 2007

3° CHAPITTRE INTERNAZIONALE

PROGRAMMA

Ore   9,30 Ritrovo delle Confraternite in Piazza Merlo

Ore 10,00 Partenza per visita guidata all'allevamento bovino
                 "La Castellana" in Strada Goretta a Caselle To
                 Colazione contadina con i prodotti del paniere

Ore 12,00 Partenza per il ristorante "Antica Zecca"
                 Via della Zecca 9 Caselle To

Ore 12,30 Intronizzazione nuovi soci
                Chiamata delle Confraternite presenti

Ore 13,00 Convivio  

 

Associazione

"Confraternita del salam d'la turgia"

 

DOMENICA 26 MARZO 2006

 

2° CONCORSO VALLI DI LANZO

DEL SALAME DI TURGIA

 

PROGRAMMA MANIFESTAZIONE:

 

· Ore 10,00: Sala "Fratelli Cervi" Via Mazzini 60 - Caselle To
Presentazione giuria
Degustazione dei salami di Turgia presentati dai produttori
Degustazione dei piatti tradizionali e innovativi presentati da ristoranti, scuole, privati, ecc.

· Ore 12,00: Premiazione
La Scuola di cucina "Piccoli Cuochi" di Caselle parteciperà con le ricette preparate dai suoi allievi

 

1° CONCORSO ENOGASTRONOMICO

"LA RICETTA DEL SINDACO"

 

Concorso culinario su piatti e prodotti del territorio piemontese tra alcuni sindaci
di importanti Comuni della Provincia di Torino

Palatenda Prato Fiera di Caselle To

Dalle ore 14,00 alle ore 17,00
Preparazione piatti con i sindaci che si cimentano ai fornelli

Dalle 15,00 alle 18.00
Degustazione della giuria

Alle ore 18,00
Premiazione

I Sindaci saranno guidati nelle loro realizzazioni dal signor Giovanni Grasso del ristorante
La Credenza di San Maurizio Canavese e dalla sua equipe

Presso il palatenda dalle ore 10,30 alle ore 19,00 si svolgerà la GARA MINI 4 WD per categorie Let's & Go - Super Stock

 

 

Il primo concorso del "salam di turgia"

Che sarebbe stata una grande giornata per Caselle, lo s’è capito subito: un mattino che sapeva di primavera ha fatto da cornice al Primo Concorso Valli di Lanzo del Salame di Turgia.

Il Salame "d’la turgia" è uno dei prodotti inseriti nel "Paniere" della Provincia di Torino, il marchio che tutela le migliori espressioni di enogastronomia del nostro territorio, e merita di essere valutato e rivalutato, proposto e fatto apprezzare: la nostra Caselle, anche se per qualcuno sarà difficile crederlo, può giocarsi una bella fetta del suo futuro nel turismo, attraverso la promozione dei suoi prodotti.

E se oggi si pensa alla gastronomia attraverso i buoni uffici che sa fare il salame di turgia, domani potrà essere il dedicarsi a riscoprire che cos’abbia rappresentato la nostra città per la carta e al stampa: gli incunaboli di Giovanni Fabbri sono al British Museum a testimoniare la nostra grandezza passata.

Ma domenica 13 si doveva parlare soprattutto del salame di turgia e dei suoi prodotti fratelli, fratelli di "Paniere" provinciale.

In mattinata c’è stato un preludio eccellente: merenda-aperitivo davanti al sagrato della chiesa di Sant’Anna, e protagonisti sono diventati i soci della Confraternita del Salame d’la turgia che hanno voluto "soagnare" i confratelli di ben altre 11 associazioni che si adoperano per la salvaguardia e la diffusione di altri prodotti tipici, alcune di queste venute anche da lontano, come la confraternita di Oderzo o quella di Chambery.

S. Anna ci ha messo del suo per rendere il tutto ancora migliore, ispirando nasi e palati in uno scenario che ha fato rivivere la Caselle d’un tempo, ma tanto hanno potuto i prodotti del "Paniere", offerti ai presenti a piene mani. Apprezzatissimo "el Salam d’la turgia", prodotto dalla nostra filiera casellese, ma non hanno certo sfigurato i vini di Caluso e gli straordinari formaggi fatti arrivare dalla Val Pellice, dalla Valle Susa e dalle nostre Vallate di Lanzo.

Ci si è poi trasferiti nella sala dedicata ai Fratelli Cervi, dove s’è tenuto un convegno sul tema "Studio, conservazione e promozione del patrimonio culturale, ambientale e turistico che i prodotti tipici rappresentano nel contesto naturale".

L’intervento del Sindaco Giuseppe Marsaglia ha posto l’accento su quanto la presente amministrazione punti sul recupero del nostre radici e come ci si stia prodigando per far sì che il rilancio socio-economico della nostra città possa passare anche dalla valorizzazione dei prodotti locali. Per rendere completa in loco la filiera del salame di turgia, si sta pensando all’ideazione d’un mattatoio dedicato a capi scelti, atti alla produzione d’un insaccato nostrano d’assoluto e ulteriore eccellenza. Simpatici gli interventi del dottor Michele Sarda e "d’l farmacista" dottor Paolo Bertolone: il primo ha ripercorso i riti e la memoria "d’l masacrin", dell’uccisione del maiale e di come il tutto fosse accompagnato da un che di teatrale e mistico, mentre il secondo ha voluto, attraverso le parole dei grandi – da Monelli a Fenoglio ed altri – raccontare ciò che accompagnava spesso le nostre tavole nel passato: la polenta.

Pregevoli pure i discorsi del fiduciario dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani e di Sandro Balma, presidente dell’Associazione Regionale Allevatori, capaci di far capire come solo un serio impegno nella ricerca della qualità possa elevare e rendere concorrenziali i nostri prodotti, facendo lievitare il consumo e il mercato.

La chiusura è toccata a Paolo Gremo, Assessore al Commercio della nostra città che ha sapientemente delineato cosa s’è fatto, cosa si sta facendo e cosa si farà per incrementare l’indotto turistico legato alla proposta rappresentata dai nostri prodotti tipici, nella fattispecie dal salame d’la turgia.

Dopo il banchetto e l’intronizzazione dei nuovi soci onorari, tenutasi alla Cascina Argentera di Mappano, nel pomeriggio s’è avuta la parte dedicata al Concorso, riservata ai produttori, a ristoratori e a tutti quelli che volevano mostrare perizia nel preparare piatti che avessero come ingrediente il nostro prelibato insaccato.

Una nobile giuria, nella quale spiccavano il fiduciario A.M.I.R.A. Leone, lo chef Grasso, il somellier Genova, Reviglio, rappresentante Slow Food per Ciriè e le Valli di Lanzo, i signori Barra e Manina in rappresentanza della Confraternita casellese e del circolo "La Forgia", è stata chiamata a giudicare l’operato di ben sette produttori della zona, i quali hanno proposto versioni, stagionate e non del salame di turgia e 11 piatti, cucinati tra gli altri anche dall’eccellente scuola nostrana dei Piccoli Cuochi.

Migliori "sautissé" sono risultati: Bruno Novero di Cereta, che si è piazzato al terzo posto, Stefano Graneri di Ceres classificatosi secondo, mentre primo assoluto è risultato Elio Mosca, casellese e re del primo concorso che ha premiato i migliori salami di turgia delle Valli di Lanzo.

I piatti – peraltro tutti quanti eccellenti – che hanno ricevuto i maggiori consensi sono stati: terzo posto per le "sfogliatelle" di Zaccone e Trucco, secondo posto per i cuochi dell’Hostaria dell’Antico Macello che hanno proposto un "prosciutto di coniglio nostrano arrosto, farcito di salame di turgia al ristretto di Barbera, mentre la palma del migliore è andata a Marco Maggio di Rivarossa, premiato per la sua convincente "crema di patate alla scalogno, cime di rapa e salame di turgia scottato".

Gli echi della premiazione e della giornata non si erano ancora spenti che già si cercava di mettere in moto quanto occorrerà per l’edizione 2005 della grande sagra del "Salam d’la Turgia": si terrà il 22 maggio prossimo e in quell’occasione, come ha lasciato intendere l’Assessore Provinciale all’Agricoltura Marco Bellion Caselle dovrebbe ricevere investitura solenne.

C’è nell’aria concreta ipotesi che Caselle diventi una delle "capitali" dei prodotti del Paniere.

A quell’appuntamento ci dobbiamo arrivare insieme e con la nostra facciata migliore.

 

Un salame dagli occhi languidi

Ci vorrebbe uno come Giovannino Guareschi in questo momento, qui al mio posto, per dare ulteriore e definitiva dignità ad un prodotto che si chiama "ël salam d’la turgia".

No, non è mica che mi vergogni d’essere conterraneo di questo saporito insaccato, ma visto che il mio è anche lavoro di parole, mi trovo sempre un po’ a disagio quando sbatto contro uno dei nostri nomi.

Non so perché, pur "casellesissimo" nell’animo e nel cuore, faccio fatica a scrivere delle cose e dei luoghi della mia terra.

Provo a spiegarmi.

Anche se Nino Costa ha scritto cose sublimi, come il finale meraviglioso di "Nivole", mi pare che il nostro dialetto si pieghi malvolentieri alla musicalità e stenti a regalarti magìe.

Insomma, se ripeto ad alta voce uno dei nostri nomi come faceva Simenon per vedere se davvero funzionava, rimango un po’ così.

Di sicuro gente inarrivabile come Carlo Emilio Gadda o "Giuanbrerafucarlo" se la sono cercata e data una dignità attraverso i dialetti: se li sono e li hanno imposti, offrendoli così com’erano, con le loro piene e rotonde spigolosità.

Gino Veronelli, mutuando dalla sua lingua lombarda, è riuscito a descrivere i vini dipingendoli di e con le parole.

Però, a ben vedere, anche uno come Camilleri ha dovuto inventarsi "un’isola che non c’è" come Vigata, per creare un posto che risultasse più vero del vero e piegare al suo volere il siciliano.

Ci vorrebbero forse questi grandi per parlare del salame di turgia.

Guareschi usava poco più di duecento parole, ma con queste vivificava gente che faceva di cognome Pitaciò e abitava la Bassa, stando alla Bruciata e su al Pianaccio.

Qui dare musicalità a una roba che si chiama Canton Vernon è cosa dura e rimango quasi muto di fronte alla forte mitezza d’un prodotto dalle origini e dalla semplicità che illanguidisce.

Certo che se negli anni ’80 quel genio di Carlin Petrini, mentre troppi cavalcavano anni veloci alla ricerca d’una vita "fast", non fosse andato in controtendenza inventando lo "Slow Food" – il ritorno al piacere del cibo lento, da gustare –, oggi non saremmo qui ad iniziare a celebrare "ël salam d’la turgia". Cucina e vini sono risorti grazie a gente come lui e Giacomo Bologna, uno che ha reinventato il vino Barbera.

Da quegli anni è nata una storia nuova, a volte persino eccessiva, fatta di presidi e saloni del gusto, di panieri e di prodotti da salvare dall’estinzione. Per il cappone di Morozzo o la tinca di Poirino ora ci si muove in massa (bisognava vedere quanta gente c’era alla sagra del cavolo verza di Montalto Dora o al Passito day di Caluso…) e c’è gente che sa tutto del cardo gobbo di Nizza e dell’uva Carcairon della Valle Susa.

A volte pure troppo. Ma si sa come vanno le cose quando della campagna se ne impossessano i cittadini…

Ricordo ancora le straordinarie parole di Bruno Gambarotta all’ennesima richiesta rivoltagli la sera de terzo giorno di un’edizione del Salone del Gusto. Quando Gambarotta si sentì chiedere che retrogusto gli avesse lasciato l’ultimo vino, rispose: "Guardi, ci ho sentito un che di Nini Rosso che suonava il silenzio fuori ordinanza sulla scalinata del sacrario di Redipuglia".

Io nel salame di turgia ci sento e ci voglio sentire la semplicità della mia terra, appena mitigata dal sapore delle spezie.

Appena, perché di "drogant" ne ho già piene le tasche lontano dalla tavola.

Il salame di turgia va consumato e conosciuto in tutta la sua disarmante schiettezza e originalità.

Ha la pastosità generosa e sapida per unirsi in modo grandioso con il pane. Sa essere duttile come noi, offrirsi crudo o cotto. Senza rinunciare però alla personalità spiccata che possiede.

Perché, un salame può avere una personalità ?

Questo nostro prodotto certamente sì.

Profuma di spezie e di riti; prova a piegarsi per non prevaricare, anche se rivela sempre il suo carattere, tanto da essere capace di restituirci l’immagine di quel po’ di campagna che il cemento a Caselle non è ancora riuscito a stuprare.

È un salame dagli occhi languidi e ha in sé la bontà delle mucche "in pastura".

Pazienza se il suo nome non ha la musicalità che vorrei. Chissà da dove viene, che etimo ha "turgia".

È un nome che sa di campagna profonda, sa dei nostri nonni: di quando, come dice mia zia Ina "Caseli a l’era tuti prà e camp".

Adesso che ci sono sempre meno campi e sempre più cibi precotti, bisogna tenerselo caro un prodotto come il salame di turgia: non per farne né un totem, né, come si abusa dire, un prodotto di nicchia: piuttosto, farne un punto di partenza per provare a crearci un alveo.

Un posto buono dove stare. Dove vivere e non sopravvivere.

Elis Calegari

 

La "Confraternita del salam d'la turgia" dice che. . .

La confraternita, informa Silvio Ala, referendario del sodalizio, è nata un anno fa ed esattamente il 31 marzo 2004 con atto pubblico, rogito notaio Giandomenico Bonito firmato dai soci fondatori.

A tutt’oggi la congregazione conta 55 soci tesserati tutti pieni di buona volontà.

Come è nata
la congregazione e perché

Lungi da noi attribuire a Caselle la paternità del salame d’la turgia. È un prodotto molto ben conosciuto fin dai tempi d’antan in tutto il canavese e nelle valli di Lanzo.Che salame era? I valligiani rispondono: era un buon salame. Ed allora perché non ri-degustarlo? Perché da piatto povero di un tempo non riportarlo sulle nostre tavole come un revival sfizioso?

Ci hanno perciò pensato i macellai, i salumieri, i buongustai casellesi riuniti in confraternita a raccogliere i ricordi rendendolo reale.

Nasce così, come già detto, con rogito notarile e regolare statuto la confraternita del salam d’la turgia.

Salame di turgia

Chi lo preparava erano i macellai, non i salumai, per farne prodotto di basso costo. Cibo quindi povero, per la fame dei poveri usato poi anche nei periodi di carestie allora frequenti.

Sono passati anni, forse secoli, ed il salame d’la turgia da sopravvivenza alimentare viene oggi elevato al rango di raffinato antipasto trasformandosi da povero a pregiato: ghiottoneria quasi voluttuaria.

Turgia

L’etimologia della parola parla di una vacca forse ancora con mammelle turgide, ma non più feconda, condotta al mercato da un villico – chiamato tuca turgie – per sbarazzarsene, in quanto giunta al termine della sua carriere riproduttiva.

Animale non più utile e quindi di scarso valore offerto al mercato a prezzi risibili.

Tecnica di preparazione

Da almeno due secoli viene trasmessa da una generazione all’altra, da macellaio a macellaio. La carne scuoiata e ripulita si mette a refrigerare per alcuni giorni facilitando in tal modo il disossamento. Le parti prescelte: spalla, collo, punta, pancia. Dopodichè vengono passate al tritacarne con lardo suino della vena.Sale, pepe, noce moscata, garofano, cannella, macis e spicchi d’aglio compongono la speciale concia che messa nel vino rosso del Piemonte accoglie i pezzi già triturati per la macerazione.Segue quindi l’insaccamento con budello suino di misura 40.

Da consumare

fresco dopo un giorno di maturazione. Ben s’intende sia crudo che cotto. Si può consumare anche stagionato dopo 15 giorni di cantina fresca e ventilata.

Conclusioni

Non solo a favore del salame d’la turgia, ma a favore di tutti i prodotti locali teniamo presente che quanto viene portato in tavola è: espressione di storia, capacità creativa, civiltà alimentare del territorio.

Ecco perché la congregazione ha anche lo scopo di aiutare i pochi veri genuini artigiani rimasti per offrire alle generazioni future quello che oggi solo più pochi buongustai ricordano.

Il Gran Maestro

Mauro Pogliano

 

Un punto de cui partire

Rivalutare le caratteristiche culturali e storiche della Caselle d’un tempo nel contesto attuale, questo ciò che si propone l’Assessore Paolo Gremo.

Ricerche storiche hanno portato alla luce il ruolo che Caselle ha da sempre avuto nel corso dei secoli: crocevia degli scambi commerciali dei prodotti del territorio tra pianura e Valli di Lanzo.

Proprio qui sono nati i primi mercati e le prime fiere ufficialmente riconosciute e regolarizzate.

"La manifestazione del 13 marzo non è dunque che la logica continuazione delle caratteristiche storiche della gente di Caselle, che affondano le loro radici nell’agricoltura e nel commercio", afferma l’Assessore Paolo Gremo.

Nata da un’idea molto vaga, ha preso sempre più forza, coinvolgendo l’Università di Torino per avere un parere sulla validità del prodotto. Nel frattempo sono nate associazioni di produttori del Canavese e delle Valli di Lanzo, che hanno disciplinato le caratteristiche tecniche dei loro prodotti.

"Caselle possiede la filiera, del salame di turgia: dagli allevatori, che producono la materia prima, ai macellai che la lavorano e poi vendono il prodotto finito.

Il controllo della qualità, dunque, è assolutamente garantito".

Grazie alla collaborazione della Confraternita del salam d’la turgia e dell’Amministrazione comunale, la specialità casellese entra a far parte del paniere di Torino 2006, che ha come sponsor ufficiale la Provincia di Torino.

Quella "vaga idea", dunque ha preso forma e forza.

"Traendo spunto dalla popolarità del prodotto, il nostro intento è quello di riportare alla luce le tradizioni culturali e storiche della Caselle d’un tempo inserita nel contesto attuale, Siamo convinti che queste manifestazioni possono essere un buon veicolo di comunicazione e attrazione per uno scambio culturale e per un rilancio del turismo. Alla manifestazione del 13 marzo sono state invitate molte confraternite di altri paesi, per far conoscere il nostro prodotto senz’altro, ma anche per far conoscere la nostra città e ciò che può offrire ad un futuro turista. Tutto ciò porterebbe movimento nel commercio, nell’ambito del turismo creando nuove prospettive per Caselle e nuovi posti di lavoro". Paolo Gremo è assolutamente convinto a proseguire la strada intrapresa e con lui quanti credono in questa possibilità di uscire dall’anonimato che viene offerta alla nostra città.

"La manifestazione che si è aperta a Sant’Anna con un aperitivo a base di tutti i prodotti del paniere, dando così un senso di completezza alla manifestazione, ha avuto un momento molto serio, con il convegno sullo "Studio, conservazione e promozione del patrimonio culturale, ambientale, turistico che i prodotti tipici rappresentano nel contesto naturale", a cui sono intervenuti notevoli oratori; un momento più pittoresco con il tocco di colore portato dalle Confraternite che hanno indossato i loro tipici costumi, un momento ludico, durante il pranzo, con l’introduzione di nuovi soci e il gemellaggio delle Confraternite e uno che ha visto coinvolti tutti i cittadini che hanno voluto partecipare, con una gara di "piccoli cuochi" che si sono cimentati nella preparazione di piatti a base del protagonista della sagra: il salam d’la turgia".

Tutto ciò, però, non è che un assaggio di ciò che avverrà il 22 maggio prossimo con la grande sagra che avrà ancora come sponsor la Provincia di Torino, a cui saranno invitate tutte le Confraternite del territorio e di altre province, che saranno invitate a creare uno stand con gli usi del loro paese, i prodotti tipici, eventuali pubblicazioni in perfetta sintonia con le Pro Loco.

Patrizia Bertolo

 

PARTECIPANTI  AL CONVEGNO

Moderatore: Elis Calegari, direttore di Cose Nostre

Oratori:

– Dott. Michele Sarda, ex- medico condotto e Ufficiale Sanitario di Caselle

– Prof. Fabio Verona, fiduciario per Torino e provincia dell’ Associazione Professionale Cuochi Italiani

– Sig. Sandro Balma, presidente A.S.A

– Dott. Paolo Bertolone, storico enogastronomico A.S.A

– Giuseppe Marsaglia Cagnola, Sindaco di Caselle

Giuria:

– Sig. Leone, fiduciario di Torino e Provincia A.M.I.R.A

– Sig. Grasso, ristoratore

– Sig. Reviglio, rappresentante slow-food di Ciriè e Valli di Lanzo

– Sig. Genova, sommellier della F.I.S.A

– Sig. Barra, rappresentante della Confraternita del salam dla turgia

– Sig. Manina, rappresentante dell’Associazione La Forgia di Caselle

– Sig. Paolo Gremo, Assessore alle attività produttive della città di Caselle


Altre foto della manifestazione

 

3° Sagra del SALAM ëd TURGIA 2005

22 maggio

 

Programma Sagra culturale ed enogastronomica "Conosciamoci attraverso i sapori"

Caselle Torinese punto di partenza
per la scoperta dei sapori locali e mondiali

Dal 17 maggio al 22 maggio 2005

Amministrazione Comunale di Caselle Torinese - Patrocinio della Presidenza della Provincia di
Torino e della Presidenza della Regione Piemonte

Da martedì 17 maggio
a domenica 22 maggio

Mostre a tema a cura delle associazioni locali
e multietniche.

Giovedì 19 e venerdì 20 maggio

Degustazioni al pubblico presso i portici
di Palazzo Mosca e cene con menù a tema
anche etnico presso i ristoratori locali.

Giovedì 19 maggio

Alle ore 10,00 presso la Sala F.lli Cervi
via Mazzini n. 60 convegno rivolto ai bambini delle classi quinte delle scuole elementari
di Caselle T.se con la loro partecipazione
attraverso elaborati sul tema:
"SOCIETÀ MULTIETNICA:
CIBO VEICOLO DI UNIONE NEL MONDO".

Interverranno:

Dott. Paolo Bertolone
Storico Enogastromico A.S.A.;

Elis Calegari

Direttore Responsabile Mensile "Cose Nostre":

Prof.ssa Maria Costantino

Dirigente Scolastico Circolo Didattico
di Caselle Torinese;

Clivio Leone

Fiduciario A.M.I.R.A. Torino
e Consigliere Nazionale

Paolo Gremo

Assessore ai Progetti di Sviluppo delle Attività Produttive della Città di Caselle Torinese.

Party finale con cibi della "buona salute".

Sabato 21 e domenica 22 maggio

Chiesa dei Battuti:

Mostra "I 60 ANNI DALLA RESISTENZA".

Sabato 21 maggio

Alle ore 17,00 presso la Sala Polifunzionale
"Fratelli Cervi" di via Mazzini 60 meeting
di notevole interesse avente come tema
"SOCIETÀ MULTIETNICA:
ENOGASTRONOMIA VEICOLO
DI UNIONE TRA I POPOLI"
con la partecipazione di:

Elis Calegari
Direttore Responsabile Mensile "Cose Nostre"
Moderatore;

Giuseppe Marsaglia Cagnola
Sindaco della Città di Caselle Torinese:

Dott. Paolo Bertolone
Storico Enogastromico A.S.A.;

Sante Biondi
Vice Fiduciario A.M.I.R.A. Torino

Prof.ssa Maria Costantino
Dirigente Scolastico Circolo Didattico di Caselle Torinese;

Dott.ssa Elena Di Bella
Dirigente Servizio Attività Produttive della Provincia di Torino;

Clivio Leone
Fiduciario A.M.I.R.A. Torino e Consigliere Nazionale;

Dott. Safran Mansour
Referente Associazione Italo-Araba Petra;

Pilar Yenque
Responsabile Associazione America Latina;

Paolo Gremo
Assessore ai Progetti di Sviluppo delle Attività Produttive della Città di Caselle Torinese.

Al convegno seguirà rinfresco a tema.

Domenica 22 maggio

Nel centro storico, totalmente
chiuso al traffico, saranno dislocate:
isole di promozione enogastronomica locale
e di prodotti tipici inseriti nel "Paniere"
della Provincia di Torino;

-stand per la promozione e vendita di prodotti enogastronomici multietnici, con possibilità
di somministrazione dei cibi;

-spettacoli e trattenimenti, a cura
delle Associazioni Multietniche che potranno contemporaneamente esporre e vendere
produzioni tipiche alimentari e non.

Piazza Boschiassi:

-Punto informativo.

-Stand Assessorato all’Agricoltura
della Provincia di Torino.

-Punto di partenza per visita guidata  alle cascine locali.

-Confraternita del "Salam d’la turgia".

-Raduno della Confraternite con stand espositivi.

-Punto di partenza per passeggiate
nel centro storico per i bambini su asinelli.

Portici Palazzo Mosca:

-Mostra "IL FASCINO DELL’INDIA".

Palatenda del Prato Fiera:

-Mercatino dei produttori degli alimenti
facenti parte del "Paniere dei Prodotti Tipici  della Provincia di Torino".

-Raduno dei "CASELLE D’ITALIA",
Comuni e Frazioni denominati "CASELLE"
provenienti da tutta l’Italia, con esposizione di
documenti informativi e prodotti delle loro terre.

-I Piccoli Cuochi con le loro prelibatezze.

Area circostante il Palatenda:

-Dimostrazioni di mungitura e preliminari
di produzione del formaggio.

-"TUTTI IN SELLA!" – passeggiate a cavallo per bambini e adulti con istruttore.

Per ulteriori dettagli e per conoscere orari  degli spettacoli e di inaugurazione
delle mostre consultare il sito
www.comune.caselle-torinese.to.it oppure
chiamare l’Ufficio Relazioni con il Pubblico della Città di Caselle T.se al n. 011.9964102

 

 



Sagra del SALAM ëd TURGIA 2004

 



Sagra del SALAM ëd TURGIA 2003

 

Al centro il gran maestro della confraternita del "salam ed turgia" Mauro Pogliano

 

Intronizzazione di soci fondatori


 

Panoramica della serata

 

 

La torta della "Baita" con lo stemma dell'associazione

 



Cosè e come è fatto il "SALAM ëd TURGIA"

Dott. Andrea Fontana   Medico Veterinario
Via Bianco di Barbania 30 - 10072 Caselle Tor.se (TO)   tel. 011 9913666

Il salame di turgia

Ingredienti, tecnica di lavorazione, consumo

Nell’abside della chiesa parrocchiale di Groscavallo, un piccolo comune posto quasi alla fine della Val Grande nelle Valli di Lanzo, in provincia di Torino, si può ammirare un affresco ottocentesco opera del pittore Andrea Gastaldi. Esso raffigura la Maddalena ai piedi del Nazareno; in secondo piano, una mensa imbandita e numerose altre figure. Sulla destra si distingue un servitore che reca un vassoio dal contenuto quantomeno insolito: infatti vi è raffigurato un bel pezzo di salame, prodotto tipico delle Valli di Lanzo, ma di certo non comune per un dipinto di questo genere e, soprattutto, per una mensa ebraica come quella rappresentata. In realtà si tratta di un richiamo al mestiere di coloro che finanziarono la realizzazione dell’affresco, ovvero una famiglia di salumai del posto.

Questo per far comprendere quanto fosse già allora diffusa ed apprezzata l’arte di produrre insaccati nelle Valli di Lanzo e nel vicino Canavese.

Essi erano un tempo alimenti popolari, quasi "cibi della povertà", destinati perciò a tavole di certo non riccamente imbandite. Tuttavia erano anche abbastanza completi, nutrienti e poco costosi e proprio per questo motivo risultavano importanti soprattutto in periodo di carestie, quando non ci si poteva permettere altro che questo tipo di companatico.

In tempi più recenti gli insaccati sono passati da un ruolo di alimento principale di un pasto ad un ruolo quasi marginale, relegati alla funzione di semplice antipasto. Vi è stato quindi un passaggio epocale da cibo di necessità a ghiottoneria, in altre parole cibo pregiato da gustare in piccole quantità.

È stata quindi l’evoluzione dei gusti e delle abitudini, sommata ad un lento e progressivo spopolarsi delle nostre montagne e campagne a fare in modo che certi insaccati venissero via via dimenticati.

Infatti, per secoli la scarsità di comunicazioni e contatti e la sopravvivenza di comunità relativamente chiuse, ha favorito la trasmissione di padre in figlio e di generazione in generazione di abitudini alimentari e quindi anche di tecniche di macellazione, di taglio, di utilizzazione e conservazione delle carni, di arricchimento con spezie, erbe e vino.

Ogni zona aveva i propri prodotti caratteristici, vere e proprie specialità di cui oggi si stanno perdendo le tracce. In questo modo quindi si possono spiegare le diverse tipologie di salumi esistenti e le differenti maniere di preparazione degli stessi quando si passa da zona a zona. Ugualmente si può motivare con quanto detto lo scarso apprezzamento di cui gode un certo insaccato anche a pochi chilometri di distanza da un’area in cui quello stesso salame viene considerato una prelibatezza in senso assoluto.

Il salume più caratteristico e tradizionale della nostra zona è sicuramente il salam éd turgia.

Per turgia in piemontese si intende una vacca anziana, ormai giunta alla fine della sua carriera produttiva oppure, più comunemente, una vacca da latte che non ha partorito vitelli. Sinonimi ne sono giora, che sottolinea però l’anzianità e lo scarso valore del capo piuttosto che l’improduttività, e tiòrgi, termine in uso nella Valle di Viù del tutto simile per assonanza e per significato al più comune turgia.

Come si può facilmente dedurre, questo salame è un piatto povero, che fa parte forse più di altri della gastronomia di necessità cui si è in precedenza fatto accenno. Soprattutto sulle montagne infatti erano poche le famiglie che potevano permettersi di consumare carne nei giorni di grande festa, e ancora più rare quelle che potevano mangiarla di domenica. Di solito la mangiavano quando per disgrazia moriva qualche animale della stalla; in questo caso facevano anche salami e quelli di carne bovina erano per l’appunto detti salam éd tiòrgi, da consumarsi freschi, sia crudi che cotti, oppure stagionati.

Al giorno d’oggi, come è naturale, questo insaccato non viene più consumato per esigenze puramente nutritive, ma per stuzzicare in maniera oltremodo delicata i palati dei veri intenditori. Esso infatti ha una ricetta ben codificata, molte volte mantenuta gelosamente segreta dai produttori stessi, la quale comprende oltre alla carne bovina, il grasso suino, le spezie, il sale ed il vino; ogni artigiano poi tende ad aggiungere al salame un tocco personale in modo da renderlo inconfondibile.

Vediamo ora le tecniche di preparazione del salame di turgia.

Si sceglie una vacca improduttiva da almeno due anni adatta per essere macellata. Dopo le normali operazioni di scuoiamento e di eviscerazione, la carcassa viene posta per tre o quattro giorni a refrigerare alla temperatura di 0-2 0C, dopodiché viene disossata.

Per la produzione del salame vengono generalmente selezionate le parti anteriori, come spalla, collo, punta, pendor (pancia) vista la loro maggiore succosità, ma sono ugualmente valide anche le parti posteriori.

Le carni scelte vengono liberate con accuratezza da tendini, connettivo, aponeurosi, insomma da tutte quelle parti che di solito vengono definite come nervetti. Deve essere asportato inoltre tutto il grasso. Una volta eseguite queste operazioni si passa la carne una prima volta al tritacarne con lo stampo a fori di 4 millimetri.

Al magro così tritato viene aggiunto il lardo di suino, in quantità che può variare da 35 a 40 chilogrammi ogni 100 chilogrammi di carne bovina. Il grasso è ovviamente quello di suino, perché come è noto il grasso bovino non sarebbe adatto per via del suo sapore e la sua consistenza. Il lardo che è preferibile usare è quello della vena, ma è anche possibile l’utilizzo di pancetta: l’importante infatti èche si usi grasso duro che non si sbricioli durante la lavorazione.

Una volta unito il lardo si passa nuovamente il materiale al tritacarne, questa volta con stampo a fori di 8 - 10 millimetri.

Si procede quindi con l’impasto vero e proprio, per far sì che il lardo e la carne risultino uniformemente distribuiti.

Durante questa operazione viene aggiunta la cosiddetta concia che è costituita, riferendosi a 100 chilogrammi di impasto, da:

· 3 chilogrammi di sale marino fino, quantità che può variare anche in rapporto all’esperienza del salumaio che valuterà la carne che sta lavorando, ed in base al suo colore rosso più o meno intenso aggiungerà minori o maggiori quantitativi di sale; · 250 grammi di pepe bianco oppure nero, di cui la metà spaccato e la metà macinato finemente;

· 50 grammi di noce moscata in polvere;

· 100-120 grammi di droga mista Sublime, in cui sono presenti chiodi di garofano, cannella, macis (la membrana che avvolge il seme della noce moscata) e numerose altre spezie;

· 17 grammi di salnitro, che non tutti i produttori però usano.

A tutto questo vanno aggiunti 10 spicchi d’aglio, prima pestati al mortaio e poi messi in infusione in un litro di vino rosso, indifferentemente se Barbera, Grignolino oppure Nebbiolo, che viene infine filtrato sull’impasto di modo che permanga soltanto un leggero aroma.

Si passa quindi all’insaccamento, tramite insaccatrici manuali o meccaniche, utilizzando budello torto di bovino di misura da 40 a 46+, e di lunghezza di circa 20 centimetri. Il budello è sottoposto a un anno di salagione e prima dell’uso viene dissalato in acqua alla temperatura di 350C, con l’aggiunta di un cucchiaio di aceto ogni 10 litri di acqua.

Ultima operazione è la legatura con spago 2/8 effettuata unicamente alle due estremità del salame con un nodo semplice, preceduta dalla foratura dell’involucro con uno speciale strumento detto in gergo foretto.

Consumo:

Il salame di turgia può essere consumato fresco, vale a dire dopo appena un giorno di maturazione, sia crudo che cotto, oppure stagionato. In tal caso la stagionatura sarà di almeno 15 giorni in cantina, ovvero in luogo fresco e ventilato, a temperatura ambiente, con un calo in peso nell’ordine del 25%. La stagionatura può considerarsi completa quando compare una leggera patina biancastra sulla superficie esterna del salame.

In una realtà di allevamenti sempre più moderni ed intensivi anche le vacche sicuramente non vengono lasciate in stalla per un periodo così lungo senza produrre, perciò procurarsi la materia prima ad hoc potrebbe diventare un problema per la sopravvivenza stessa del salame di turgia così come lo conosciamo.

Molti produttori utilizzano ormai carni provenienti da bovine da carne normali senza dunque la caratteristica di essere improduttive.

Pur cambiando la materia prima si dovrebbero tuttavia mantenere intatte le tecniche di lavorazione ed insaccamento di questo salume che fa parte della storia delle valli di Lanzo: a questo fine sarà importante l’opera appassionata dei pochi veri artigiani rimasti nella zona, depositari di una tradizione che deve continuare a caratterizzare la nostra cultura gastronomica.

 

 

LES DISCIPLES DE

AUGUSTE ESCOFFIER

Pubbliche relazioni per l’Italia

Paolo Bertolone
via Torino,2 - 10072 Caselle To

RICORDI…………RICORDI DEL GRANDE GIORNO DELL’UCCISIONE

DEL MAIALE IN CASCINA

 

È il ricordo di quando, bambino, vivevo la vita dei contadini come un ragazzo di campagna: un grande animale morente visto il giorno prima nella solennità del suo porcile e dei suoi duecento e più chili.

Avevo sentito nella nebbia ovattata di un gelido mattino uno strillo acuto, lamentoso. In quel momento il maiale moriva dissanguato appeso a testa in giù, la gola trafitta dal coltello aguzzo del norcino.

Il maiale amorevolmente nutrito di mille cose buone (ghiande, mele, erba fresca e buona crusca, barbabietole e poi polenta) moriva così quel giorno come centinaia di anni prima con rito crudele.

L’opulento bestione spirava così lentamente cedendo l’ultima goccia di sangue per la bianchezza e squisitezza delle sue carni.

Iniziava il travolgente lavoro del "masa-crin" che poi integrava quello della cuoca, del gastronomo, del gourmet.

Dal sangue ne provenivano i sanguinacci al latte con cipolla, cervella, noce moscata, uva passa e il resto: cibo rustico e antico.

I budin erano la prima fase del giocondo pranzo che celebrava e festeggiava l’uccisione del maiale in cascina.

A questo punto: guai seri se veniva dimenticata l’ultima fetta dell’ultimo salame dell’anno prima: si infrangeva il rito!

Seguivano i cotechini: carne e cotica pazientemente macinata a mano con l’aggiunta di aglio, droghe e vino nero. Ai più anziani una cucchiaiata di cavoli brasati, per tutti lenticchie a volontà.

Ed ecco nella fumosa cucina un agitarsi frenetico di tante donne e di tante padelle. Era il magico momento del gran fritto misto atteso da un intero anno: frittura nera, frittura bianca, il cuore tagliato a striscioline, le dorate piccatine dei lombi, tocchetti di salsiccia, cervella ed animelle passate nel pan grattato ed infine d’obbligo: le "GRIVE" ed i sublimi BATSOA (bas de soie per i più raffinati). Non c’era un attimo di sosta perché già stava arrivando in tavola il grand peirol della minestra: ceci, fagioli di Spagna, cotenna, testina, musetto, orecchie e codino.

I nonni aggiungevano una lacrima di olio verde, una torchiata di pepe nero, un pizzicone di formaggi grattugiato.

Tutto bisognava mangiare. Chi saltava qualcosa non sarebbe passato alla storia; avrà la nevrosi si sussurrava:

A 1‘avrà la picundria sentenziavano i più saggi.

Ed ecco che venivano tirate fuori le fascine delle viti ormai potate e, al calore della loro brace, sgocciolato il grasso via via durante la controllata cottura arrivavano in tavola le costine del porco e, per i più intransigenti, il lombo arrostito nel latte appena munto ed il capocollo stufato con vino, aceto e zucchero. I bambini che, testa appoggiata al braccio sul tavolo, aveva no già sognato tanti rosei porcellini, si svegliavano tutti assieme perché stava per sopraggiungere il loro piatto preferito: le mele intere al forno con tanto di zucchero caramellato. I grandi con fare sornione e mano lesta pescavano dalle grandi arbarelle , pesche, prugne e "graffioni" messi l’estate scorsa sotto spirito dalla padrona di casa; cose sfiziose da gustarsi lentamente, molto lentamente così... .tanto per" disnausiese". Terminava qui la battaglia che aveva occupato l’intera giornata. Consumato con gioia e saggezza, gustato in tutti i suoi particolari, il porco in tavola non c’era più.

Erano però rimasti in dispensa per ricordarlo durante un intero anno i grossi cacciatorini, i salami crudi, e da fare cotti, il lardo della vena e tanti graziosi

cotechini.

Meditiamo su questo Grande Pranzo del Maiale e riconosciamo che oggi è un’autentica avventura concessa da rivivere a pochi privilegiati. Da rivivere perché si tratta di un momento di cultura passata, di civiltà contadina, di un lontano ricordo di pantagruelico banchetto del tutto isolato neI nostro quotidiano vivere non sempre povero e parco.

Inorridiranno gli amici pieni di idee moderne: del semplice, del leggero, del dietetico, del magro in cucina.

Sarà così, ma io preferisco il mio primo pranzo del maiale tra le nebbie dei campi mappanesi nell’anno del Signore 1930.

Si stracceranno i camici bianchi i dietologi, i medici di famiglia, ma sono sicuro che mi perdoneranno.

Si fa solo una volta all’anno e poi dicono i cinesi:

"se vuoi essere felice un’ora ubriacati, se vuoi essere felice un giorno sposati

ma se vuoi essere felice una vita siediti ad una tavola imbandita, sarai felice tu e farai felici gli altri".

Da una conversazione con Giovanni Goria su:

L’INFORMATORE ALIMENTARE anno 1982

 

 

Il salame di turgia

E’ l’insaccato preparato con carne di vacca da latte improduttiva e grasso di maiale.

Tipico delle valli di Lanzo Torinese, Chialamberto, Fiano e Pessinetto.

La sua preparazione differisce dunque dai tradizionali insaccati di solo suino per la presenza di muscolo di bovino e per la contemporanea presenza di grasso suino ed altre parti, semigrasse o magre, del maiale.

Ciò conferisce a questo tipico prodotto piemontese caratteristiche nutrizionali ed organolettiche particolari.

E’ dunque utile ricordare che il grasso del suino, rispetto al bovino, contiene il 9% di acidi grassi poliinsaturi, gli stessi presenti nell’olio di pesce e utile alla prevenzione e alla cura di talune alterazioni del metabolismo dei grassi nell’uomo. Purtuttavia resta molto ricco di acidi grassi saturi, dunque aterogeni, sia pur in minor misura di quanto non sia, appunto, il grasso da bovino.

Il "lardo" fornisce 890 calorie per 100 gr e ben 86 gr di colesterolo. La contemporanea presenza, nel salame della turgia, di carne bovina, conferisce al prodotto finito un apporto di calorie e di colesterolo inferiore agli analoghi preparati di solo suino.

Ricordiamo infatti che 100 gr di carne bovina forniscono 90 calorie se derivanti da vitello; nella bestia adulta, 130 calorie dalle parti magre, 215 da quelle semigrasse e 335 da quelle grasse. Il contenuto di colesterolo varia da 60 a 65 gr

Cento grammi di carne di maiale forniscono invece 145 calorie dalle parti magre, 270 da quelle semigrasse e 400 da quelle grasse; mentre la bistecca magra ne fornisce solo 100, cosi come il prosciutto completamente privato del grasso. Il contenuto in colesterolo ammonta a circa 70 gr.

Il contenuto proteico della carne bovina varia da 14.5 gr ogni 100 gr delle parti grasse per giungere ai 20.1 gr delle parti più magre.

Le proteine contenute in 100 gr di suino, variano dai 14.5 gr per cento delle parti grasse ai 18.3 gr della bistecca di maiale magra.

Proteine e grassi (lipidi) rappresentano dunque, ovviamente, la parte più rilevante di ciò che introdurremo con l’alimentazione apprestandoci a gustare un insaccato come il salame e, in particolare, quello della "turgia".

Esse fanno comunque parte (rilevantissima) degli ormai noti "7 gruppi" alimentari (tabella) alla base dell’alimentazione umana.

Potranno essere utili, a questo punto, alcuni appunti di fisiologia dell’alimentazione riguardanti proteine e lipidi.

BREVI APPUNTI DI FISIOLOGIA DELLE PROTEINE E DEI LIPIDI

Le proteine

Le proteine sono molecole complesse costituite da carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto.

Ogni grammo di proteine fornisce 4 calorie.

Poiché è necessario un continuo ricambio e rinnovo del patrimonio cellulare del nostro organismo, le proteine costituiscono un principio nutritivo insostituibile e indispensabile. Non possono essere accumulate all’interno del corpo umano come accade per gli zuccheri e per i grassi, ma subiscono una quasi immediata utilizzazione: devono dunque essere introdotte con l’alimentazione in modo continuativo per non incorrere in carenze.

Esse fanno parte della composizione cellulare, sono indispensabili all’uomo per fabbricare i propri tessuti, partecipano alla formazione degli enzimi, degli ormoni e degli anticorpi.

Al contrario delle piante, gli animali e l’uomo devono trovare le proteine all’esterno di sé stessi, questo è il motivo per cui devono mangiare altri animali o vegetali.

Le proteine presenti nei cibi vengono ridotte, all’interno dell’apparato digerente, nei 23 costituenti elementari chiamati "aminoacidi". Tra questi, 8 sono detti essenziali", questo perché l’organismo non può farne a meno, non riuscendo a sintetizzarli da altre sostanze: deve dunque assumerli consumando alimenti di origine animale. Quando tutti gli aminoacidi essenziali sono presenti, la proteina è completa. I tessuti animali destinati alla alimentazione forniscono proteine complete, simili a quelle dell’uomo, mentre le proteine vegetali sono incomplete: infatti richiedono l’introduzione alimentare contemporanea di proteine animali, che servono a completare la carenza degli aminoacidi

Secondo l’OMS, il fabbisogno giornaliero di proteine derivate da una dieta mista di proteine animali e vegetali (con prevalenza delle prime) è di 0.7-1 grammo circa pro chilo di peso corporeo. Ma il fabbisogno di proteine varia nelle diverse fasi della vita: nel bambino e nell’adolescente è di circa 2 gr circa per kg mentre nell’anziano è di 1,2-1,4 gr. Eccedere nella assunzione di proteine è superfluo e può essere dannoso.

 

I lipidi (grassi)

I lipidi alimentari sono costituiti da una molecola di glicerolo associata ad acidi grassi.

1 gr di qualsiasi grasso fornisce circa 9 calorie.

La differenza fra i vari tipi di grasso riguarda i diversi tipi di acidi grassi che compongono la molecola, per esempio nel burro c’è in prevalenza acido

butirrico mentre nell’olio di oliva prevale l’acido oleico. Il glicerolo, invece, non cambia.

Gli acidi grassi (fig. 1) si dividono in:

Saturi (gli atomi di carbonio sono legati fra loro da un solo legame), per esempio l’acido butirrico del burro.

Monoinsaturi (due atomi di carbonio sono legati da un doppio legame), per esempio l’acido oleico dell’olio di oliva.

Poliinsaturi: (due o più atomi di carbonio sono legati fra loro da più doppi legami), per esempio l’acido linoleico dell’olio di semi.

 

I lipidi sono costituenti principali degli oli e dei grassi "solidi", come il burro, ma si trovano anche in alimenti quali le carni, i pesci, i formaggi ed alcuni vegetali fra i quali le olive. La maggior parte dei grassi finge da riserva energetica sotto forma di "trigliceridi". Gli "acidi grassi" sono loro componenti fondamentali: essi si dividono in "saturi" ed "insaturi", come sopra descritto, a seconda delle loro caratteristiche chimiche. I primi prevalgono nel mondo animale e sono rappresentati soprattutto dall’acido palmitico e dallo stearico oltre che dal butirrico. Gli insaturi sono invece più rappresentati nei vegetali e negli animali che vivono a basse temperature; essi sono ulteriormente suddivisibili in mono- e poli-insaturi e i più importanti sono l’oleico fra i primi (nell’olio di oliva) ed il linoleico e linolenico tra i secondi (nell’olio di oliva e nei pesci).

I lipidi sono parte importante della costituzione delle cellule (sono i costituenti fondamentali della membrana cellulare) e hanno la caratteristica di conferire appetibilità ai cibi sotto forma di "condimenti".

I lipidi partecipano in modo importante all’assorbimento intestinale di importanti vitamine (A, D, E, K) dette per l’appunto vitamine liposolubili. I grassi sono anche precursori di composti indispensabili come gli ormoni e le prostaglandine.

Fra gli acidi grassi poliinsaturi ci sono quelli definiti "essenziali" (linoleico, linolenico, arachidonico), poichè non possono essere sintetizzati dall’organismo ed è dunque indispensabile introdurli con l’alimentazione.

Studi degli ultimi anni hanno valorizzato altri acidi grassi poliinsaturi (acido eicosapentaenoico, EPA, e acido docosapentaenoico, DHA) presenti nei pesci, specie quelli dei mari freddi, utilissimi nella regolazione del metabolismo dei grassi ematici (ipercolesterolemie e ipertrigliceridemie).

Non è dunque possibile un’alimentazione equilibrata senza grassi animali e vegetali.

Dal punto di vista nutrizionale, è auspicabile che il 30% delle calorie giornaliere provenga dai grassi (fig. 1). Bisogna però favorire e consigliare il consumo di grassi di origine vegetale perché gli acidi grassi poliinsaturi e monoinsaturi (presenti soprattutto negli olii di oliva e di semi) posseggono proprietà preventive nei riguardi dell’aterosclerosi (fig.2), situazione patologica legata fondamentalmente ad accumulo di colesterolo a livello delle pareti interne di importanti e vitali arterie (cuore e cervello).

Gli insaccati sono dunque, come detto, alimenti ricchi di grassi a prevalente componente di acidi grassi saturi.

Il salame della turgia., composto da grasso suino in associazione alla carne bovina, è sostanzialmente meno apportatore di grassi dannosi rispetto ad altri insaccati , contenendo una parte di "insaturi" derivanti dal grasso di maiale e una minor quota di colesterolo e calorie legata alla presenza di carne bovina.

Rimane purtuttavia alimento, alla pari degli altri insaccati, da consumare con moderazione e occasionalmente. Raccomandazione rivolta soprattutto a chi èaffetto da alterazioni del metabolismo lipidico (colesterolo e trigliceridi elevati), a chi soffre di ipertensione arteriosa (per la notevole presenza di sale, NaCì), a chi è affetto da diabete e obesità (per l’elevato apporto calorico).

 

Date queste doverose raccomandazioni, non ci stancheremo mai di invitare tutti a nutrirsi con intelligenza, ricordando la nostra entità di esseri "onnivori", dotati di denti per tagliare, macinare, strappare e di un apparato digerente giunto ad un grado di perfezione, nella sua funzione di assorbimento, tale da permetterci di godere di tutto ciò che la natura ci mette a disposizione. Al bando dunque le diete "monoalimentari", le invenzioni dell’ultimo "guru", i regimi squilibrati.

Per chi gode di buona salute tutto è permesso nei limiti del buon senso, anche il salame della turgia e gli altri prodotti a prevalente componente "satura", se consumati occasionalmente e se è in noi radicata l’abitudine di consumare larghe quantità di ortaggi freschi e pesce, moderate quantità di frutta fresca, olio di oliva extravergine e una buona quantità di fibre alimentari.

Vittorio Gallo

 

produttori del "salame di turgia"