PROGETTO "CERNOBYL" CASELLE TORINESE

 

Aprile 2009

La Bielorussia è vicina: diario di un viaggio diverso.

 

di Ernesto Scalco

Moltissimi fra i 187 bambini che abbiamo ospitato in 13 anni, ci avevano invitati ad andarli a trovare in Bielorussia. Noi, si rispondeva con una promessa da marinaio, perché l’impresa ci era sempre sembrata quasi impossibile. Ogni anno loro provenivano da posti diversi, solo negli ultimi 3 dallo stesso Comune: Braghin, profondo sud, ai margini della zona sorvegliata, fortemente compromessa dal noto incidente nucleare del 1986. Venerdì 24 aprile, quando l’aereo, della compagnia di bandiera, Belavia, in piena notte, scende sulla pista dell’aeroporto di Minsk, la capitale del Paese, penso a quante sorprese si presenteranno, durante questo nostro breve viaggio, nella cosiddetta "ultima dittatura" d’Europa. Da 2 mesi lo stavo preparando; già richiedere i visti sul passaporto aveva comportato qualche difficoltà di procedura, ma anche i rapporti con la referente locale, che doveva fissarci gli spostamenti, gli alberghi, gli incontri, non mi avevano molto rassicurato. Non nascondo poi la preoccupazione per una diffusa opinione di carenza d’igiene e di servizi in generale. Ora, ci accingiamo a verificare coi nostri occhi, una grande quantità di cose, lette su internet, libri e riviste, viste nelle foto e nei filmini, sentite da chi c’era già stato. Saliti sul taxi, la prima sorpresa: tutto il percorso, di 40 Km., dall’aeroporto all’albergo in centro città, (4 corsie per senso di marcia senza ombra di centri abitati), è perfettamente illuminato, sono sorpreso perché è nota la loro propensione al risparmio energetico, ma non mi sorprende, che in 40 Km., non incontriamo altri veicoli. E’ la conferma che chi viaggia di notte, se viene fermato, deve giustificarne il motivo. Giunti in periferia, lungo una schiera di edifici, di edilizia popolare, quasi tutti identici, cominciamo a notare molte auto parcheggiate, tutte piuttosto vecchie. Entriamo in città, percorrendo un grande viale imbandierato; sapremo il giorno dopo che questa coreografia è permanente, sul percorso che fa il Presidente, dalla residenza al palazzo del Governo, e che ogni volta che lui passa il traffico viene deviato. Sicurezza o manie di grandezza? Impossibile chiederglielo, anche perché dopo molti anni di isolamento internazionale, in questi giorni lui è a Roma. Sono le 3 ora locale, ci sorprende la presenza di donne sui marciapiedi, che fanno un mestiere diverso da quello che possiamo pensare, puliscono gli ampi percorsi pedonali e raccolgono quel poco con paletta e carrettino manuale. Ci renderemo conto il giorno successivo che in questa città, ma non solo quì, la pulizia degli spazi pubblici è maniacale ed è impossibile trovare un mozzicone o una carta in terra. Disponibilità di personale a basso prezzo o educazione diversa dalla nostra? Il nostro albergo si trova proprio a lato del Palazzo della Presidenza della Repubblica, il taxi non potrebbe percorrere un metro in più, perché il perimetro del palazzo è sorvegliato e vietato al traffico veicolare giorno e notte. Sono sorpreso dal fatto che lo stesso non figura sulla piantina della città, ma non mi sorprende il pronto intervento del poliziotto, il giorno dopo, appena vede le nostre macchine fotografiche. L’accoglienza in albergo si presenta problematica, forse non siamo stati nemmeno prenotati, forse c’è stata incomprensione, fatto sta che perdiamo un’ora in discussioni per avere le camere. Ci accorgeremo presto che l’albergo, gestito dall’apparato della presidenza, è quasi vuoto, inspiegabilmente poco accogliente, non sa offrire al turista una buona colazione, non accetta euro. Il giorno dopo ci dedichiamo a conoscere Minsk e la sua gente. Per chi non lo sa, la città conta 1.634.000 abitanti, è stata fondata nel 1067, è perciò una delle più antiche del centro Europa, testimonianze storiche sulla sua esistenza sono precedenti alla fondazione di Mosca, Berlino, Varsavia. Minsk è il massimo centro culturale del paese, ospita un'università e vari istituti di medicina e pedagogia, un Politecnico e un'Accademia delle Scienze. E’ una di quelle città che la storia ha maltrattato duramente; diverse lotte etniche, politiche e religiose, l'hanno più volte distrutta.. Quasi tutti gli edifici sono stati costruiti dopo la 2° guerra mondiale, che vide la completa distruzione della città; i morti per la guerra furono così tanti che per anni si assistette a un flusso di forza lavoro dalla Russia e dintorni, per rimettere in moto il Paese. Tante distruzioni e ricostruzioni hanno forgiato la Minsk moderna, interessante e viva.

Due linee di metropolitana permettono di spostarsi in tutte le direzioni e numerose linee di filobus e minibus pubblici sono a disposizione a prezzi "politici".

Inviterei gli urbanisti di casa nostra a farsi un giro da quelle parti per imparare qualcosa. Pranzare a Minsk non è stato un problema. Un locale dal nome "Lido" ci ha permesso di scegliere, a self-service, piatti ottimi e saporiti a prezzi, per noi, veramente irrisori. L’inaspettato invito a cena, da parte di un’accompagnatrice, ci ha fatto misurare la grande generosità di questa gente. Al 7° piano di un quartiere periferico ultrapopolare, con scale in cemento, c’è il suo alloggio, lindo e curato, arredato modestamente ma con gusto, e con nostra sorpresa sul tavolo c’è di che sfamare il doppio dei presenti. Ci mette solo un po in difficoltà l’usanza di bere la votka durante il pasto, che dobbiamo accettare, ma riusciamo però a moderare. All’alba seguente, lasciamo la capitale "dell’ultima dittatura d’Europa" della quale conserveremo sicuramente un ricordo tutt’altro che negativo. Ci aspetta un pulmino che ci condurrà a sud, a Braghin, dove potremo finalmente incontrare i "nostri" bambini, portare loro il contenuto delle 2 valigie che ci tiriamo dietro dalla partenza. Il viaggio di 400 Km. dura ca. 5 ore, su rettilinei ed ampi percorsi (il Paese è completamente piano); campi, prati, in parte incolti, e molti boschi di betulle, ogni tanto spunta un villaggio con le tipiche case di legno con tetto in lastre. C’incuriosiscono le pensiline per le fermate d’autobus, tutte in muratura, dipinte all’esterno e all’interno. Poi, ogni tanto, lontano dalle abitazioni, nel folto del bosco, c’è un piccolo cimitero, ove ogni tumulo è circondato da recinzione metallica, all’interno della quale c’è un ‘assicella a scopo di panchina sulla quale il parente in visita può sedersi e anche mangiare in "compagnia" del defunto. La visita ai morti avviene 2 volte all’anno: il 1 novembre, come per noi, ma anche il nono giorno dopo la loro Pasqua, quest’anno cade il 28/4.

Prima di giungere a Hoiniki, piccola cittadina ove ci aspetta Serghej, il bambino (ormai adulto e papà) ospitato in casa nostra nel 1996, ci fermiamo a fotografare uno dei posti di blocco, dai quali si può accedere solo con permessi riservati alla zona proibita, Oltre non si può andare. E’ out. Le radiazioni qui sono ancora altissime, centinaia di villaggi sono stati sepolti, migliaia di persone costrette ad evacuare non ci torneranno mai più. Anche ad Hoinikj ogni casetta ha il suo piccolo appezzamento di terreno. Sebbene molto umili, alcune di queste case sono curate e vivacemente dipinte, ordinate e pulite. Segnale che già indica il profilo della famiglia che la abita. La strada sterrata d’accesso alla "nostra" è piena di buche, l’aspetto esterno della casa è simile alle altre, ma l’interno è curato, pulito e dotato di riscaldamento con caldaia a gas, servizi igienici interni, (mentre quasi tutte ce l’hanno ancora all’esterno, come si usava qui nell’anteguerra). Una famiglia allargata a sorelle e nonne, ci stava aspettando per una festosa accoglienza. Dopo 13 anni, rivedere quel ragazzo allora così esile, dal quale ogni tanto, con nostra sorpresa, ci giungeva una lettera in cui continuava a ringraziare e allegava la foto del suo sviluppo, è stato veramente emozionante. Sul tavolo imbandito c’era ogni bene, tutto molto buono. Una bottiglia di vino era stata procurata apposta per noi e non mancava la classica votka. Dopo pranzo ci salutiamo con molta commozione e con il rammarico di non poterci fermare di più, per conoscerci meglio. Ci aspetta il vicesindaco di Braghin, (alle 17 della domenica) una donna dall’aspetto molto curato, ma piuttosto fredda ed autoritaria, alla quale portiamo il saluto ed un piccolo omaggio del nostro Sindaco. In questa cittadina ci sorprende non solo l’assenza totale di auto ma anche di persone e ancora, benché cittadina di campagna, il grande edificio scolastico che non ha nulla da invidiare i nostri, con ampio parco giochi annesso, ovunque percorsi pedonali pavimentati ai lati dell’asfalto. Credo ci sia un’altra cultura nella gestione della cosa pubblica, sia da parte delle istituzioni che dei cittadini. Ma temo anche che l’autorità nazionale abbia dato ordine a quelle locali di sistemare al meglio questi centri. C’è appena stata la visita del Presidente per l’anniversario della tragedia. Colorare, pulire, abbellire… l’immagine che dovrà uscire nel tg locali ed esteri e sui media in genere è quello di un paese ordinato, dignitoso. Questa è la facciata che dovrà uscire. Manovre e strategie politiche, qui come in ogni parte del mondo, niente di nuovo. L’amministrazione della cittadina, in cui vivono circa 3000 anime, sovrintende una vasta area (100 Km da nord a sud) con centinaia di villaggi per un totale di 17000 persone residenti (erano 38000 prima del disastro nucleare). Un quarto del territorio irrimediabilmente perso, villaggi abbattuti e sotterrati, conseguenze sanitarie per più generazioni.

Questa è l’eredità di Cernobyl. Abbiamo modo di visitare il museo locale ove c’incuriosiscono, in particolare, le immagini stampate su lunghi teli trasparenti per rappresentare la radioattività che è presente ma non si può vedere. Abbiamo visto anche la scuola del villaggio Mikulici, (dal quale arriva quasi tutto il gruppo 2009), decisamente più trascurata della principale, accessibile solo da strade in terra, che col cattivo tempo diventano paludi. Lasciamo questo villaggio con un certa inquietudine, non un negozio, solo case in legno, allineate lungo la solita ampia strada deserta, tante betulle, diversi nidi di cicogne e poi vecchi, bambini, con gli occhi tristi. Finalmente è il momento degli incontri con i 52 bambini ospiti di Caselle e dintorni: a mezzogiorno abbiamo modo di conoscere le famiglie e i bimbi che verranno da noi in giugno. L’appuntamento è nel salone della scuola di Braghin, ci spiace che non ci siano tutti, ma ci riferiscono che gli assenti sono giustificati perché non ci sono mezzi pubblici, nell’orario previsto per l’incontro e non hanno assolutamente mezzi propri. Le mamme presenti hanno un aspetto che non nasconde la loro modesta condizione economica e sembrano molto preoccupate dal lasciare i loro piccoli (età media 8 anni) per un mese in un Paese straniero. Cerchiamo di rasserenarle, anche dando loro un prospetto in cui ho descritto la nostra città e il programma della vacanza, corredato anche di foto. Tre ore dopo è stato fissato l’incontro con i bimbi degli ultimi tre anni. Con nostra grande sorpresa ed emozione, quando entriamo nel grande salone della scuola ci sono tutti, in religioso silenzio. Siamo ricevuti da un caloroso applauso. Che bello rivederli tutti più cresciuti e conoscere i loro genitori! Dopo la distribuzione dei regali che abbiamo portato, anche da parte delle famiglie ospitanti, tutti ci richiedono gli indirizzi per inviare i ringraziamenti, molti ci lasciano dei regali da recapitare. Addio bambini, addio per la seconda volta. Il nostro viaggio sta giungendo alla conclusione; dopo un altro centinaio di Km. su un camioncino, giungiamo a Gomel, città capoluogo dell’omonima regione, non molto simile a Minsk. Accogliente ma molto più povera, ancora con un marcato aspetto d’impronta sovietica. L’aeroporto è sicuramente il peggiore che ho visto in vita mia, non esistono i banchi del check-in, le valige vengono pesate con la stadera, i pavimenti sono anteguerra ed il controllo di polizia, probabilmente dotato da poco di PC, è estenuante, si consultano e sembrano non sapere quel che debbono fare.

I rovesci della medaglia di un Paese che era una grande potenza, temuta in tutto il mondo, si sono rivelati anche solo in pochi giorni. A fine giugno saluteremo, forse per sempre, anche quest’ultimo gruppo, sappiamo di aver dato loro, tutto quello che si poteva dare, ma anche che, purtroppo, vedranno il loro futuro solo attraverso dei filari di betulle.

Il gruppo accolto nel giugno 2009.

 

 

L'Associazione Progetto Cernobyl di Caselle ha deciso di continuare l'attività che la distingue,
accogliendo nel prossimo mese di Giugno altri 12 bimbi dalla città di Braghin, reg. di Gomel, a soli 40 Km da Cernobyl. (Tot. 199)
I bimbi del 2009 sono 6 femmine e 6 maschi di età media 8 anni; saranno con noi da Domenica 31 maggio e ripartiranno martedì 30 giugno.
 
Sin da quando è iniziata la nostra attività , cioè dal 1996, il COMUNE DI CASELLE e diverse associazioni locali hanno contribuito o collaborato a questa iniziativa.
Ancora una volta, conteremo sull'aiuto sincero e disinteressato degli ex Alpini, ex carabinieri, volontari Vigili del fuoco, Aquilone e Pro-loco di Caselle; "I Lavandè",  Amis e Centro Anziani Mappano; Idea Solidale e Arca Enel di Torino.
Un grazie anche alle aziende Autoingros, Seven, Ferbor, De Simone.
Gli Alpini, sono in primo piano, perchè tutti i gruppi di zona, ogni anno, si sono sempre mobilitati a nostro favore.
   
L'arrivo dei bimbi è previsto il mattino di domenica 31/5, ma la sera stessa, dalle ore 18, in Pza. Boschiassi a Caselle,
siete tutti invitati alla Festa di Benvenuto.
Sono inoltre già in programma due serate con relativa ottima cena per raccolta fondi.
Chiediamo a tutti di partecipare venerdì 22/05, h 20, a Leinì, presso la sede locale degli Alpini, in Via Lombardore 18 e successivamente venerdì 05/06, h 20, a Caselle, presso la sede locale degli Alpini, in via B. Bona 25. 
In particolare quest'ultima serata sarà allietata dalla presenza degli ospiti bielorussi. 
Gli Alpini della sezione di Borgaro, inoltre, da sempre, offrono il pranzo a bimbi e accompagnatori per la 1a settimana di permanenza.

 

 

Uno spazio dentro al cuore

Arriveranno nelle nostre case, vivranno insieme a noi un mese della loro e della nostra vita.

Ogni famiglia che accoglierà un bambino sta preparando con gioia un letto, sta adeguato la casa e l’organizzazione della vita della famiglia a quelli che potranno essere i bisogni del piccolo ospite…

Ma soprattutto ogni famiglia, ogni persona, ha fatto spazio dentro di sé per accogliere una nuova persona.

Ha liberato dagli impegni e dagli affanni un pezzettino del proprio cuore, per lasciare che possa entrarvi un bambino di Cernobyl.

Questi bambini sono la testimonianza concreta della catastrofe nucleare; ricordano a noi ed al mondo intero che esistono valori, quali la Salute e L’Ambiente, più importanti di ogni progetto, pur necessario, di sviluppo economico.

E’ un piacere prendersi cura di questi bambini, pensare alla felicità che si porta alle loro famiglie col semplice dono di un mese di vacanza.

Il gesto di solidarietà che compiamo è rivolto anche ai loro genitori, con la nostra stessa aspirazione di vita serena.

Non dimentichiamo che hanno vissuto l’esperienza devastante dell’esplosione della centrale e la lacerante necessità di continuare a vivere su un territorio contaminato dalla radioattività, un veleno subdolo perché invisibile.

Il loro grande problema, il problema che vogliamo condividere con loro è il futuro dei loro figli, su cui grava l’ipoteca dell’avvelenamento nucleare.

E il mese di “risanamento” dona spazio alla speranza. Al termine del mese i bambini tornano alle loro famiglie, pian piano lo spazio che avevamo creato dentro il nostro cuore si chiude. Ma non del tutto.

 

BAMBINI DI CERNOBYL A CASELLE TORINESE NEL 2008

 

PROGETTO CERNOBYL – Comitato di Caselle Torinese

Le domande più frequenti

In che cosa consiste il progetto di accoglienza? Il progetto Accoglienza consiste nell’ospitare, per un mese di risanamento, un gruppo di bambini bielorussi, provenienti dalle zone contaminate dall’incidente di Cernobyl. Ogni bambino viene ospitato in casa della famiglia, che dà la sua disponibilità all’Associazione per l’accoglienza.

In quale periodo dell’anno avviene l’accoglienza? Solitamente nel mese di giugno.

Quali sono le caratteristiche ideali del nucleo famigliare per poter partecipare al progetto di accoglienza? Non ci sono caratteristiche particolari del nucleo famigliare richieste per poter ospitare i bambini. E’ però facilmente comprensibile che un bambino si senta a proprio agio inserito in un ambiente in cui ci sono bimbi della sua età. Ma anche chi non ha figli, o le persone single, possono fare quest’esperienza. Le disponibilità saranno valutate dai Responsabili dell’Associazione previo un colloquio informativo. Il numero di bimbi componenti il gruppo viene stabilito con largo anticipo; le disponibilità potrebbero anche essere superiori al necessario. Le ultime famiglie resasi disponibili verranno inserite nel progetto successivo.

Mi piacerebbe partecipare al progetto ma non ho possibilità di assentarmi dal lavoro. Come posso fare? L’Associazione è organizzata per permettere, anche a chi lavora, di poter partecipare al progetto. La permanenza è programmata in modo che durante i giorni feriali, dal lunedì al venerdì, i bambini stiano assieme tutto il giorno, con l’accompagnatrice bielorussa e con i volontari dell’Associazione. Durante queste giornate vengono organizzate varie attività e escursioni. Una settimana del mese viene trascorsa dai bambini, tutti assieme, con i volontari dell’Associazione, al mare, in una località della riviera ligure. 

Non vivo nel Comune dove opera l’associazione. Posso comunque partecipare al progetto di accoglienza? Anche chi non abita nel Comune di Caselle, può partecipare al progetto Accoglienza; fatta salva la disponibilità di portare i bambini alla mattina e venire a prenderli al termine delle giornate, e la disponibilità a partecipare alle attività del gruppo durante il mese di accoglienza.

Non posso partecipare al progetto di accoglienza ospitando un bambino ma vi vorrei aiutare. Come posso fare? Chi non può partecipare ospitando un bambino, ma vuole partecipare al progetto, può dare la propria disponibilità all’Associazione per la gestione di tutte le attività del mese di accoglienza.

Raccogliete giochi ed indumenti- calzature in buono stato? L’associazione raccoglie volentieri indumenti - calzature o giochi in buono stato.

Vorrei fare un’offerta. Come posso fare? Chi vuole contribuire con un’offerta può fare un versamento con i riferimenti del conto corrente postale intestato all’Associazione.

Che età hanno i bambini che ospitate? La fascia di età dei bambini che vengono ospitati dalla nostra Associazione vanno dai 7 ai 10 anni.

Da dove provengono i bambini che ospitate? I bambini provengono tutti da cittadine e villaggi di campagna della regione di Gomel, situata a sud della Bielorussia; l’area più contaminata dall’incidente nucleare di Chernobyl. 

Ho un figlio/ figlia piccoli. E’ possibile chiedere di ospitare di preferenza un maschio / femmina? E’ possibile esprimere una preferenza sul sesso del bambino ospitato. Si cerca di esaudite le richieste, compatibilmente con la composizione del gruppo di bambini ospitati.

E’ possibile ospitare più di una volta lo stesso bambino? Non è possibile ospitare più volte lo stesso bambino con la nostra Associazione; infatti, uno dei principi che sono alla base del nostro progetto e che abbiamo sempre rispettato è la non ripetitività dell’ospitalità. Le motivazioni di questa scelta sono molteplici: dare la possibilità a più bambini di fare un periodo di risanamento in Italia ed evitare un rapporto esageratamente affettuoso con la famiglia ospitante. Nei colloqui con le famiglie che danno disponibilità, vengono anche affrontati bene i motivi di questa scelta. Chi volesse ospitare per più anni lo stesso bambino può rivolgersi ad altre Associazioni che consentono questa scelta.

E’ possibile visitare i luoghi di provenienza dei bambini o le famiglie dei bambini? E’ possibile anche questo, ma si consiglia un attento esame sull’utilità del viaggio stesso. L’associazione può fornire informazioni utili per conoscere il Paese ed affrontare il viaggio.

Posso avere più informazioni in merito a ciò che comporta l’accoglienza, dalle persone che hanno già provato questa esperienza, per capirne meglio alcuni aspetti? Negli incontri che l’Associazione organizza prima dell’accoglienza si confrontano le esperienze delle famiglie che hanno già ospitato con quelle che si apprestano a farlo per la prima volta. In questo modo vengono affrontati tutti gli aspetti dell’ospitalità, i piccoli problemi legati all’alimentazione, all’impatto psicologico che i bambini hanno in una realtà tanto diversa dalla loro, ecc.

Partecipare al progetto di accoglienza è gratuito? La partecipazione al progetto è assolutamente gratuito. E’ sufficiente fornire vitto e alloggio al piccolo ospite. Tutte le spese relative al viaggio dei bambini e a tutte le varie attività legate al mese di permanenza dei bambini sono sostenute dall’Associazione, che organizza durante tutto l’anno diverse iniziative di raccolta fondi, proprio per finanziare l’ospitalità.

Come ci si iscrive all’associazione? E’ possibile iscriversi all’Associazione chiedendo di diventarne soci; per fare questo basta semplicemente prendere contatto con i responsabili dell’Associazione.

Il disastro di Chernobyl è avvenuto nel lontano 1986 e ormai televisione e giornali non ne parlano più. Pensavo che ormai la situazione fosse risolta. Qual è la necessità di continuare i progetti di accoglienza sanitaria dei bambini? Sono passati più di vent’anni dal disastro nucleare di Chernobyl e solamente nell’anniversario, che ricorre il 26 aprile di ogni anno, ne parlano i giornali e le televisioni. Purtroppo, però, un incidente nucleare è un evento che fa sentire le sue conseguenze disastrose per moltissimi anni, segnando diverse generazioni, perché la radioattività rimane sul terreno per molto tempo. Basti pensare che ci sono isotopi radioattivi che hanno tempi di decadenza di centinaia di anni e in alcuni casi, come il plutonio, di migliaia di anni; il cesio 137, uno dei più pericolosi ha un tempo di dimezzamento di 30 anni, questo fa capire come una grande parte di popolazione bielorussa dovrà convivere ancora per molto tempo con un rischio per la salute molto alto; rischio particolarmente alto nei soggetti più deboli come i bambini, che essendo nella fase evolutiva possono più di altri avere problemi legati all’esposizione ogni giorno di piccole dosi di radioattività. Per questo è importante che possano usufruire di periodi di distacco da questa realtà, permettendo loro di avere un beneficio per la loro salute, ed è per questo che ancora adesso 40.000 bambini bielorussi ogni anno vengono ospitati in vari Paesi europei e del mondo.     

Per eventuali altre informazioni telefonare a: 0119961451 – 3343180841 – 3495149649.

Per dare un contributo : versare sul C/C postale 49200132 o fare un bonifico a IT34 I076 0101 0000 0004 9200 132

 

 

Grazie a tutti.

A nome dell’Associazione di volontariato “Progetto Cernobyl” ringrazio tutti coloro che a vario titolo ci hanno permesso, anche quest’anno, di concludere il mese di Giugno con il ritorno in Patria di 14 piccoli ospiti bielorussi. Porteranno nel cuore il ricordo di una splendida e intensa vacanza, il calore del nostro sole e della nostra solidarietà. Ancora grazie all’Amministrazione per aver coperto le spese di viaggio.

Ernesto Scalco

 

 

Questa scienza, che grandi vantaggi ha portato e porterà all’uomo,
se non servirà all’uomo per migliorare se stesso,
finirà per rigirarsi contro di lui.

Giordano Bruno

Cernobyl

Quando si parla di Cernobyl, non si può che ricordare, al mondo intero, un vasto territorio disabitato, un ambiente irrimediabilmente compromesso, pericoloso, improduttivo; un’economia povera, al limite della sopravvivenza.

Gli effetti negativi di questo disastro, sono miseria, malattie, alcolismo e disperazione, e si ripercuotono principalmente sulle nuove generazioni.

La carenza di beni di prima necessità, la mancanza di certezze, di prospettive per il futuro, lasceranno un segno indelebile sul loro sviluppo.

Dal 1996 noi ci siamo presi l’impegno di aiutare i bambini che vivono in quelle zone .

Crediamo in quello che facciamo perché serve per la loro salute fisica e psicologica.

Siamo convinti che, tutti abbiamo il dovere di aiutarli a crescere, più sani e più sereni.

 

Chi siamo?

La nostra è una libera associazione umanitaria, fondata in Caselle nel 1995, su iniziativa di un ristretto numero di volontari.

Cosa facciamo?

Dal 1996 progettiamo, organizziamo e gestiamo l’accoglienza temporanea, per un mese all’anno, di un gruppo di bimbi, provenienti dalle zone colpite dal noto incidente nucleare.

Abbiamo inoltre preso l’impegno di sensibilizzare la popolazione, sugli effetti della catastrofe nucleare di Cernobyl.

Perché?

Perché i terreni di un’area di 150.000 Kmq, intorno alla centrale nucleare di Cernobyl, sono ancora fortemente inquinati dalle radiazioni, uscite dal reattore n.°4, il 26 aprile 1986.

Perché i bambini nati intorno a quella data e negli anni seguenti fino al…….??, sono cresciuti, e cresceranno ancora, cibandosi di alimenti coltivati in quelle zone contaminate.

Perché 11.000 bambini, nella sola Bielorussia, sono stati colpiti dal tumore alla tiroide.

Perché è stato scientificamente provato, che anche solo un mese di permanenza all’estero, è sufficiente per perdere il 60% della radioattività assorbita dal loro organismo.

Perché tutti i bambini del mondo sono innocenti.

Cosa vi chiediamo?

1) Ospitare un bimbo.

Se siete residenti in Caselle o dintorni, e siete disponibili ad ospitare, per tutto il mese di giugno, un bimbo in casa vostra, dovreste segnalarcelo, entro dicembre.

Saremo ben lieti d’incontrarvi per spiegarvi dettagliatamente le modalità dell’accoglienza.

Nessun onere è a carico della famiglia ospitante salvo vitto e alloggio.

———oppure———

2) Dare un contributo.

I costi per coprire il programma di accoglienza, si aggirano intorno ai 1000 Euro per bambino.

Un vostro contributo piccolo o grande è ovviamente gradito.

Potrete constatare coi vostri occhi il beneficio arrecato dal vostro piccolo sacrificio.

Eventuali offerte si possono effettuare mediante versamento sul C/C postale n.° 49200132

Intestato Progetto Cernobyl — Comitato di Caselle

 

PROGETTO CERNOBYL - Comitato di Caselle (TO)

Patrocinato dal Comune di Caselle

Sede: Str. Salga 2 — 10072 Caselle Torinese - 0119961451

Responsabile: Ida Brachet Contul - 3495149649

Segretario e portavoce: Ernesto Scalco – 3343180841

email: maipiucernobyl@libero.it

 

 

ritorna a merlo.org

 

Hit Counter