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S.ANTONIO 2008 DOMENICA 13 GENNAIO S.ANTONIO 2008 SABATO 19 GENNAIO |
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BREVE CRONISTORIA DELLA FESTA DI SANT’ANTONIO ABATE. Antonio nacque in Egitto nel 251 e ancora giovane, applicò la parola del vangelo, "vendi tutto e dallo ai poveri". Quindi si ritirò a pregare e meditare. Dopo che nel 311 ebbe soccorso molti prigionieri delle persecuzioni dell’imperatore Massimino Aria, rischiando la vita, Antonio si ritirò per sempre nel deserto, dove divenne consigliere e maestro dei molti monaci che lo seguirono. Prima di morire Antonio lasciò ancora una volta la comunità di eremiti e si recò ad Alessandria D’Egitto dove era vescovo Attanasio, suo amico. Ad Alessandria tenne discorsi infuocati contro la dottrina ariana. Antonio stimatissimo da tutti, mori poco dopo il suo ritorno nel deserto, all’età di 105 anni, il 17gennaio 356. Il culto di Antonio raggiunse il suo culmine nel periodo tra il XIV e il XVIII secolo, perché giunsero in occidente le sue reliquie. Anche a Caselle risale a quel tempo, 1464, la venerazione di Sant’ Antonio ,l’aveva ricordato don Miniotti nell’omelia nella ricorrenza della festività di, domenica 9gennaio 1983. "La figura quasi compaesana di Sant’Antonio, che invece era nato molto lontano, sulle rive del Nilo in Egitto: Don Miniotti ha ricordato, quale storiografo egli è, le origini della ricorrenza: un gruppo di carrettieri mentre trasportava dal Canavese delle merci verso la città di Torino, venivano sorpresi da un furioso nubifragio, accompagnato da chicchi di grandine grossi come noci. A malapena riuscirono a ricoverarsi con i loro cavalli sotto una grande tettoia, detta ala, che sorgeva tra l’attuale Via Roma e la chiesa dei Battuti. Da queste circostanze nacque come ringraziamento la festa di Sant’Antonio Abate, che ricorre a gennaio, il giorno 17". (da "Cose Nostre" del gennaio 1983). In epoca più recente, vi è un’altra
traccia della ricorrenza di Sant’Antonio Abate: il 17gennaio
1869. Durante le proteste popolari per l’imposizione della
tassa sul macinato, (una tassa che veniva pagata quando i
cittadini portavano a macinare i loro prodotti, per
sfamarsi) "...che avvennero schiamazzi verosimilmente
eccitati da chi con troppo vino, aveva solennizzato il
giorno festivo di Sant’Antonio...", (da Cose Nostre del
gennaio 1999). Le cronache di allora non dicono mai il nome
di questa vittima, però è ricordato ancora oggi, con un
cippo nel cimitero di Caselle. Entrando nel secondo cancello
e svoltando a sinistra, dopo una cinquantina di passi, alla
propria destra vicino ad un cipresso c’è la lapide che dice:
"A perpetuo ricordo di Friolo Lorenzo micidialmente caduto
nel luttuoso fatto del 17gennaio 1869. I conterranei
dolenti". (da Caselle e la sua storia pag. 147). Oltre ai
Padrini e Priori qui elencati, sempre da don Miniotti
avevamo appreso che questa ricorrenza aveva superato gli
anni dell’ultima guerra (1940 - 1945) grazie a tre casellesi
volenterosi che ricordiamo: Rubatto Antonio agricoltore alla
cascina "La Gioia", Silvestro Domenico, meglio conosciuto
come "Briculin", e Giuliano Ernesto commerciante di frutta e
verdura. Grazie a queste tre persone benemerite la
tradizione non si è persa, come purtroppo è successo per San
Defendente e Sant’Isidoro. Sant’Antonio Abate è sempre
raffigurato attorniato da animali domestici. Il cavallo, la
capra, la pecora e il maiale. Esiste anche un’epidemia di
Sant’Antonio, che colpiva prevalentemente i maiali e si dice
che SantAntonio poteva infliggerla come punizione, ma anche
guarirla. (Che il fuoco di SantAntonio, ancora in auge oggi,
non arrivi attraverso i secoli da lì...). SantAntonio
Abate è assurto a protettore degli animali fin dal 1382
quando Alberto di Baviera fondò l’ordine dei Cavalieri di
Sant’Antonio, e Antonio divenne così il patrono e il modello
del ceto cavalleresco. In epoca molto più recente, a nostro
ricordo, quando i Priori portavano il sonetto era abitudine
attaccarlo alle porte delle stalle o dei pollai, per
chiedere l’intercessione del santo a tenere lontane le
malattie degli animali e dell’uomo. Nella canonica di San
Giovanni vi è il quadro che durante la ricorrenza di
Sant’Antonio veniva esposto per l’adorazione. Ora nel salone
dell’oratorio in Via Gibellini vi è un grande dipinto
raffigurante Sant’Antonio in mezzo agli animali realizzato
proprio nei mesi passati da Vittorio Mosca, sulla porta di
una stalla. Come si può vedere dall’elenco dei Padrini e dei
Priori vi sono dei vuoti dal 1971 al 1979 e il 2002 - 2003.
Anche in assenza dei Priori, il direttivo della sezione
Coldiretti, con l’aiuto di alcuni volontari, magari ex
Priori o Padrini, ha sempre organizzato la festività.
Meritano un cenno di gratitudine i presidenti Coldiretti che
si sono succeduti in questi anni: Enrico Vaschetto scomparso
improvvisamente lo scorso agosto, Giovanni Verderone anche
come banditore delle tradizionali aste, e Paolo Odetti
attuale presidente. Un grazie particolare a don Claudio, il
parroco, che ci ha fornito il materiale storico della vita
di SantAntonio Abate, a Daniela Odetti che oltre ad essere
ex Priore, è sempre disponibile a sopperire a qualche
carenza organizzativa. Un grazie sentitissimo ad Aldo Merlo
che oltre ad immortalare con le sue foto alcuni momenti
significativi della ricorrenza, ha lanciato l’idea di
radunare tutti gli ex Padrini e Priori, e ha passato una
sera nella redazione di "Cose Nostre" per vedere, dal 1980
ai nostri giorni, chi si è succeduto ad organizzare la
festa. Aldo Merlo ha avuto il merito di computerizzare nomi, cognomi e indirizzi di tutti coloro che sono presenti in questo foglio. Quando viene letto l’elenco dei Padrini e dei Priori della Società di Sant’Antonio di Caselle Torinese, vengono all’occhio due argomenti: due madrine all’inizio dell’elenco dei Padrini e dei Priori dal 1953. Due madrine. Quando alla fine del 1956 il sottoscritto e Aldo Chiabotto accettarono di. "fare i Priori", come si dice, della festa di Sant’Antonio Abate, il parroco don Miniotti suggerì di fare una bandiera "per la festa". Trovato il laboratorio, presso l’asilo di Piazza Boschiassi, dove si ricamava e si cuciva, si ordinò di preparare la nuova bandiera da benedire nella giornata della ricorrenza della festa, (19gennaio 1958). Per l’inaugurazione di una bandiera è consuetudine che ci sia una Madrina e un Padrino. Il Padrino era Giuseppe Ferrero, sellaio, padrino della festa, e come Madrina accettò con entusiasmo la signorina Lina Giacometti, cugina di primo grado di Aldo Chiabotto. Intanto ai funerali, a tutti i funerali che si svolgevano a Caselle, era sempre presente la bandiera della Società di Sant’Antonio, veniva portata la vecchia bandiera di dimensioni minori e quindi più leggera. Poi anche questa bandiera, ormai vetusta, era da sostituire. Così nel 1965, con Padrino Giacomo Marsaglia e Priori Luigi Fontana e Piero Davito si decise di sostituire la bandiera di uso corrente con una nuova. La benedizione della nuova bandiera si tenne il 17gennaio 1965, ed a fare da Madrina la moglie di Giacomo Marsaglia la signora Felicina Blessent. L’alfiere della bandiera di Sant’Antonio ai funerali era "Nucio" Dusnasco, portatore di handicap per causa della poliomielite, al quale alla fine dell’anno i Priori in carica davano un’offerta per ogni uscita. Tra i ricordi della nostra famiglia è il "sonetto" incorniciato e sotto vetro, della festa di SantAntonio, 18gennaio 1953. E’ scritto nel sonetto: i Priori Ferroglia Giovanni e Chiadò Fiorio Domenico dedicano la Festa al signor Chiabotto Angelo, agricoltore. Era nostro padre deceduto 8 mesi dopo. Se qualche persona è a conoscenza di qualche Padrino o Priore non sulla lista, può telefonare ad Aldo Merlo al num. 339-2540255. Grazie fin da ora. |